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Settimana della Legalità – Il premio “Amico della legalità” di Legambiente

Dal 26 al 29 novembre la Regione Lazio promuove l’iniziativa “Lazio Senza Mafie”, un evento in cui confluiranno tutte le realtà del territorio che si dedicano assiduamente alla lotta all’illegalità.

Anche Legambiente parteciperà organizzando l’incontro di apertura previsto per il 26 Novembre alle ore 11.00 presso il Liceo Scientifico Plinio Seniore. In questa occasione verrà consegnato il premio “Amico della legalità”.

All’evento parteciperanno:

Luca Ramacci – Magistrato III Sez. Penale della Corte di Cassazione
Ermete Realacci – Presidente Commissione Ambiente Camera dei Deputati
Fabio Refrigeri – Assessore Infrastrutture e Ambiente Regione Lazio
Cristiana Avenali  – Commissione Ambiente Consiglio Regionale del Lazio
Stefano Ciafani – Vicepresidente Nazionale Legambiente
Roberto Scacchi – Presidente Legambiente Lazio

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2014/03/22 – Legambiente partecipa alla XIX Giornata dell’Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti della mafia |FOTO|

Oggi a Latina l’associazione ambientalista prenderà parte alla manifestazione promossa da Libera e Avviso Pubblico.

Nel pomeriggio il seminario “Veleni in campo. Ecomafia, agromafia caporalato” “Fondamentale introdurre i reati ambientali nel codice penale e istituire una direzione distrettuale antimafia anche a Latina ”

Dalla Terra dei Fuochi all’Agro Pontino per dire basta all’ecomafia e a quelle forme di criminalità ambientale che in tutti questi anni hanno sfregiato questi splendidi e ricchi territori,  danneggiando l’ambiente, mettendo a rischio la salute dei cittadini e uccidendo persone “scomode” come Don Cesare Boschin. Il parroco di Borgo Montello (Lt) è stato barbaramente ucciso nel 1995, nella sua parrocchia, per aver denunciato il traffico illegale di rifiuti e di droga che interessava la discarica di Borgo Montello. La sua morte e quella di tante altre persone che hanno perso la vita per mano della mafia saranno ricordate questa mattina sabato 22 marzo, in occasione della XIX Giornata dell’Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti della mafia promossa dall’associazione Libera e Avviso Pubblico, alla quale parteciperà anche Legambiente. L’associazione ambientalista prenderà parte al corteo che si snoderà per le vie principali della città pontina con arrivo in Piazza del Popolo, dove verranno letti oltre 900 nomi di cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali uccisi barbaramente perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.

Ma la giornata di oggi sarà anche l’occasione per discutere insieme a Legambiente ed esperti del settore su “Veleni in campo. Ecomafia, agromafia e caporalato”, il seminario organizzato dall’associazione ambientalista in programma questo pomeriggio, ore 15.00, presso l’Aula 1 della Facoltà  di Economia, viale XXIV Maggio 7. Durante l’incontro si parlerà di come la criminalità organizzata si sia consolidata nell’Agro Pontino facendo del settore ortofrutticolo e agroalimentare il suo core business  principale. Un settore dove nel 2012 le forze dell’ordine hanno accertato a livello nazionale ben 4.173 reati penali, più di 11 al giorno, con 2.901 denunce, 42 arresti e un valore di beni finiti sotto sequestro pari a 78 milioni e 467.000 euro (e sanzioni penali e amministrative pari a più di 42,5 milioni di euro). Se si aggiungono anche il valore delle strutture sequestrate, dei conti correnti e dei contributi illeciti percepiti  la cifra supera i 672 milioni di euro. Da Latina Legambiente lancerà infine le sue proposte:

1) il Senato approvi in tempi brevi il disegno di legge che prevede l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale;

2) aprire una direzione distrettuale antimafia anche a Latina;

3) fare degli abbattimenti di abusi edilizi una prima strategia di contrasto alle illegalità;

4) investire in termini di uomini e mezzi in favore delle
Procure e delle forze dell’ordine;

5) investire su azioni investigative soprattutto di carattere patrimoniale;

6) promuovere progetti di educazione ambientale e alla legalità per costruire, rafforzare e diffondere la
cultura della legalità soprattutto tra lee giovani generazioni.

Al seminario, coordinato da Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, interverranno: Mariano Di Palma (Libera), Fabio Refrigeri (Assessore alle Infrastrutture, politiche abitative e ambiente della Regione Lazio), Roberto Iovino (Flai Cgil nazionale), Giuseppe Vadalà (responsabile della divisione di sicurezza agroalimentare del Corpo forestale dello Stato), Maurizio Delli Santi (Comandante Carabinieri Politiche Agricole), Maria Cristina Ribera (DDA Napoli), Giovanni Auriemma (geologo e consulente Dda Napoli), Antonio Pergolizzi (Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente) Raniero Madonna (#Fiume in piena), Lucio Iavarone (Coord. Terra dei fuochi) e Alessandro Mastrocinque (vice presidente nazionale CIA).

“Serve un impegno e una determinazione costante per fermare l’ecomafia affinché la morte di tante persone innocenti non sia stata un sacrificio vano. – dichiara Rosella Muroni, direttrice generale di Legambiente – Davanti ai morti e ai disastri ambientali causati dalla criminalità organizzata, e non, lo Stato deve tornare a dare risposte ferme, ad essere presente, credibile, garantendo in primis la  sicurezza e la salute dei cittadini. La vicenda della Terra Fuochi ha mostrato l’enorme danno ambientale- sanitario prodotto dall’ecomafia, ora vogliamo che questa triste stagione venga archiviata e che vengano messi in campo strumenti efficaci per contrastare l’illegalità ambientale e colpire gli interessi degli inquinatori di professione. Per questo ci auguriamo che venga approvato a breve il disegno di legge che introduce quattro delitti ambientali nel codice penale, una riforma coraggiosa e di civiltà che attendiamo da vent’anni e di cui l’Italia ha fortemente bisogno”.

Dati ecomafie – Le ecomafie in provincia di Latina sono ormai un fenomeno radicato. Qui, tra Latina, Sabaudia e San Felice Circeo, le cosche mafiose sono ormai ben strutturate sul territorio e da anni concentrano i loro affari d’oro nel ciclo illegale del cemento, dei rifiuti e delle agromafie, causando  gravi conseguenze all’ambiente e alla salute dei cittadini. Una situazione allarmante confermata anche dall’ultimo Rapporto Ecomafia 2013 di Legambiente, secondo il quale la provincia di Latina si  colloca al 9° posto nella classifica delle province italiane per reati ambientali. Le infrazioni accertate nel capoluogo pontino nel 2012 sono state 744, il 2,2% del totale nazionale. Nel Lazio, invece, nel 2012 sono state accertate 2.800 infrazioni, ossia l’8,2% del totale nazionale, pari a 7,7 illegalità al giorno,  con un aumento di 463 infrazioni accertate rispetto al 2011. Aumentano le persone denunciate che passano a 2.045 (rispetto alle 1.982 dello scorso anno), mentre calano seppure di poco le persone  arrestate che sono 6 nel 2012 (rispetto ai 10 dello scorso anno).

“A tutto ciò si somma – aggiunge Roberto Scacchi, direttore regionale di Legambiente Lazio – la pesante vicenda della discarica di Borgo Montello di Latina anche alla luce delle dichiarazioni desecretate dal boss Carmine Schiavone sui veleni e le scorie del Clan dei Casalesi. Stando alle parole del collaboratore di giustizia in quell’area sarebbero stati interrati anche rifiuti tossici con gravissime  conseguenze sulle falde acquifere e su tutto il territorio. Per Legambiente è necessario fare luce al più presto sull’intera vicenda e riaffermare la legalità. L’associazione ambientalista si è anche costituita parte civile nel processo aperto dalla Procura di Latina che vede imputata una delle due società che gestiscono la relativa discarica di Borgo Montello. I vertici della società devono rispondere di reati ambientali, tra i quali l’adulterazione di sostanze alimentari legati “all’omesso controllo – si legge nel capo d’imputazione – circa la sicurezza degli invasi S1, S2, S3 ed S0 e mediante la mancata esecuzione di opere di impermeabilizzazione dei citati impianti benché le stesse carenze strutturali fossero note agli imputati”.
Infine Legambiente si è unita alla richiesta avanzata tempo fa da Don Ciotti, presidente di Libera, affinché vengano riaperte le indagini relative all’uccisione di Don Cesare Boschin, un parroco che ha avuto il coraggio di denunciare le illegalità.

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Condanna clan ‘ndrangheta, Legambiente: “Ottimo lavoro di Magistratura.”

Prima condanna per 416 bis nei confronti di un clan della ‘ndrangheta a Roma, Legambiente: “Ottimo lavoro di Magistratura. Osservatori regionali su sicurezza e legalità strumenti preziosi di prevenzione e contrasto”

Ieri è stata portata a casa la prima condanna per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso nella provincia di Roma. Legambiente plaude al buon risultato del lavoro della Divisione Distrettuale Antimafia di Roma e dei Giudici del Tribunale di Velletri. Bene anche l’istituzione da parte della Regione Lazio dell’Osservatorio su Sicurezza e Legalità e l’impegno a continuare la collaborazione con l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, entrambi preziosi strumenti di prevenzione e contrasto alle mafie.

“Una sentenza di condanna importantissima che mette drammaticamente in evidenza il livello di radicamento delle cosche nel tessuto economico e sociale della nostra Regione -ha dichiarato Valentina Romoli, vice presidente e responsabile ambiente e legalità di Legambiente Lazio-. Il clan Gallace, come si legge nel nostro rapporto ecomafia, è attivo nelle zone di Anzio e Nettuno ed opera nel ciclo dei rifiuti oltre che nel settore del traffico degli stupefacenti. L’incessante lavoro della DDA di Roma e dei giudici di Velletri ha portato a questo importante risultato, ora serve uno sforzo da parte delle istituzioni per azioni di presidio e controllo costante sul territorio. In questo contesto, facciamo i nostri migliori auguri a Giampiero Cioffredi, neo presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, dichiarando fin da subito la nostra disponibilità a collaborare e dare il nostro contributo sui temi della lotta al crimine ecomafioso. Su questo risulta altrettanto importante la decisione del Presidente Zingaretti di proseguire la collaborazione con il nostro Osservatorio Ambiente e Legalità per monitorare le diverse forme di illegalità ambientali commesse sul territorio, diffondere una più ampia cultura della legalità, raccogliere le segnalazioni dei cittadini ed elevare il sistema di prevenzione degli illeciti ambientali.”

 

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Criminalità litorale, Legambiente: l’allarme è preoccupante

Criminalità litorale, Legambiente: preoccupante allarme, convocare seduta Comitato provinciale aperta a parti sociali.

“Sul litorale romano e laziale c’è un preoccupante allarme criminalità, condividiamo la richiesta del presidente della Provincia di Roma di convocazione del Comitato per l’Ordine Pubblico e la Sicurezza, che speriamo sia aperto alle parti sociali -ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. I più recenti episodi sconcertano, confermano purtroppo che le organizzazioni criminali si vanno radicando a Roma come nel Sud Pontino. Secondo le analisi del Rapporto Ecomafie, nella Capitale le cosche investono soldi sporchi in attività pulite, prevalgono reati compiuti da gruppi criminali organizzati, troppo spesso in combutta con pezzi corrotti delle amministrazioni, come testimoniano le preziose operazioni di polizia compiute dalle forze dell’ordine e dalla Magistratura e i sequestri effettuati. Il problema però è sul fronte della politica, serve una reazione forte, un cambiamento, una rinnovata azione amministrativa per la legalità e le buone politiche.”

Legambiente ricorda i dati recentemente resi noti del Rapporto Ecomafia. Nel Lazio nel 2011 sono state accertate 2.463 infrazioni, il 7,3% del totale nazionale, 6,7 illeciti al giorno, facendo piazzare la nostra regione stabile in quinta posizione nel Paese per numero assoluto di illegalità ambientali, appena sotto al podio nella triste classifica nazionale delle ecomafie, elaborata sulla base dei dati delle Forze dell’Ordine. Fondamentale per sventare i reati ambientali e colpire gli ecomafiosi, le segnalazioni dei cittadini alle Forse dell’ordine o anche al Numero Verde dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio 800-926248.

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Legambiente, sconfiggere le Ecomafie per rilanciare il Lazio

Legambiente: ecoreati nel Lazio preoccupano, sia per aggressione al territorio con cemento e rifiuti, sia per radicamento criminalità. Sostenere enorme lavoro forze ordine e procure, creare capitolo vincolato per bonifiche con fondi sequestrati agli ecomafiosi.

11.274 infrazioni in campo ambientale nel quadriennio 2007-2010, una media di 7,7 infrazioni al giorno, 9.274 le persone denunciate -più di un terzo delle denunce nel 2007-, 3.299 sequestri e 75 arresti. Sono questi i dati che scaturiscono dal confronto degli ultimi quattro anni del “Rapporto Ecomafia” realizzato da Legambiente grazie alla preziosa e fondamentale collaborazione delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, presentato nell’ambito del convegno organizzato dal titolo “Sconfiggere le Ecomafie per rilanciare il Lazio” tenutosi presso la sede della Provincia di Frosinone alla presenza di numerose autorità della Regione Lazio.

Dopo il 2009, anno in cui si è consumato il maggior numero di illeciti ambientali con ben 3.469 infrazioni di vario tipo, è stato il 2010 l’anno con il numero più alto di infrazioni, 3.124, ovvero 8,5 al giorno; segue il 2007 con 2.595 infrazioni e una media di 7,1 reati al giorno ed infine il 2008 con 2.086 illeciti, ovvero 5,7 al giorno. Numeri che ci consegnano il quadro di una regione stretta nella morsa delle piccole e grandi illegalità ambientali, diffuse trasversalmente nei settori più diversi, dal ciclo dei rifiuti a quello del cemento, dall’abusivismo edilizio agli incendi boschivi.

Dagli scarichi industriali della Valle del Sacco alle cave di Viterbo, dai pacchi di eternit ritrovati lungo le sponde del Lago del Salto ai rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi di Lisciano, la nostra regione è aggredita in primo luogo dallo smaltimento illegale dei rifiuti, che conta 1.243 infrazioni accertate tra il 2007 e il 2010, con 1.372 denunce, 45 arresti e 658 sequestri. Ma è altrettanto fosco anche il quadro dei reati legati al ciclo del cemento: 2.664 infrazioni accertate tra il 2007 e il 2010, 4.334 le denunce, 1.382 sequestri e un arresto. È la provincia di Latina la più colpita dall’illegalità nel settore edilizio, aggravata anche dalla forte pressione esercitata dalla criminalità organizzata mafiosa. Particolarmente esposti i comuni all’interno del Parco nazionale del Circeo, dove si contano 1,2 milioni di metri cubi fuori legge, 2 abusi edilizi per ettaro.

“Gli ecoreati nel Lazio sono davvero preoccupanti, sia per l’aggressione al territorio con cemento e rifiuti soprattutto, sia per il radicamento della criminalità -hanno dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, e Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Va sostenuto l’enorme lavoro delle forze dell’ordine e delle procure, ha ragione il Questore di Frosinone quando dice che vanno attaccati i patrimoni della criminalità che ricicla nel Lazio denaro sporco, allo stesso tempo si devono dare strumenti per chiudere gli importanti processi che si aprono e che rischiano in più di un caso la prescrizione, come a Viterbo sulle cave invase da rifiuti e nella Valle del Sacco per il disastro ambientale. I cittadini vanno coinvolti, come è avvenuto con l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente in questi anni, e speriamo perciò che la Regione Lazio voglia presto rinnovare il sostegno a questa iniziativa. I criminali devono pagare però con reati penali, mentre i territori più colpiti dalle ecomafie nella nostra regione vanno bonificati, per questo chiediamo che i fondi sequestrati agli ecomafiosi vengano conferiti in parte in un capitolo vincolato a questi obiettivi di risanamento ambientale.”

In Provincia di Frosinone, sono numerosi i casi di aree sequestrate per inquinamento: a Patrica, dove sono stati rilevati nel sottosuolo di fusti, materiale metallico e plastico, come a Ceprano nei pressi del fiume Cosa, oppure nella zona del Rio Santa Maria. La provincia di Latina è, invece, la più colpita dall’illegalità nel settore edilizio, dove sono particolarmente esposti i comuni all’interno del Parco nazionale del Circeo, Sabaudia e San Felice Circeo in primis, nei quali esistono ben un milione e duecentomila i metri cubi fuori legge. Colpiscono le infrazioni accertate nell’ultimo anno in provincia di Roma per reati che riguardano i rifiuti, che portano questo territorio al terzo posto della classifica delle province in Italia per questi fenomeni, ma Roma e la provincia, secondo la Direzione Nazionale Antimafia, interessano le organizzazioni di stampo mafioso soprattutto per le opportunità economiche, tramite ad esempio l’acquisizione di rilevanti attività commerciali e imprenditoriali, e una “violenza eccessiva ed incontrollata” come ha affermato il Procuratore Capo della Capitale. Rieti nell’ultimo anno arriva al 47° posto nella classifica delle illegalità ambientali con 216 illegalità, mentre Viterbo si piazza al 66° posto con 154 illeciti.

Anche sul fronte dell’abusivismo si evidenzia nel Lazio un problema davvero serio: dal 2004 al 2009 sono stati perpetrati 41.588 abusi edilizi secondo dati della stessa Regione, con una media di 20 al giorno, il 22% di questi si concentra nei 23 comuni costieri della regione, in aree vincolate paesaggisticamente, dove un immobile vale sul mercato in media il 30% in più rispetto a edifici costruiti in aree di minor pregio ambientale. Arrivano però anche segnali fortemente positivi, raggiunti anche grazie all’impegno di Legambiente: ormai nel dicembre di quattro anni fa, veniva abbattuto l’ecomostro dell’Isola dei Ciurli, il più grande del Lazio, una grande vittoria per la legalità, per Legambiente e per tutti i cittadini della nostra Regione.

“Inquinamenti, abusivismo, infiltrazioni nell’economia, danno il segno di quanto sia preoccupante la commistione di interessi che si va consolidando e che va stroncata immediatamente con una forte risposta istituzionale –hanno affermato Valentina Romoli, coordinatrice del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Lazio, e Francesco Raffa, coordinatore provinciale di Legambiente a Frosinone-. I dati confermano nel tempo un probabile aumento della gravità dei reati, con la diminuzione degli arresti che fa pensare a pene detentive più gravi come la reclusione, e un elevato numero di sequestri che evidenzia la necessità di importanti misure cautelari. Per punire davvero fino in fondo chi compie delitti ambientali, vanno inseriti nel codice penali fattispecie specifiche, per battere gli scempi che danneggiano il nostro patrimonio ambientale.”

Serve una nuova cultura della legalità, per questo è fondamentale l’impegno nell’ascoltare e dare risposte ai cittadini con strumenti come l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, che ha compiuto un enorme sforzo nel triennio 2008-2011: sono giunte al numero verde 800- 911856 ben 452 segnalazioni, di cui 352 provenienti da Roma e Provincia, 43 dalla Provincia di Latina, 21 dal frusinate, 16 dal reatino e altrettante dal viterbese. Inoltre, solo nel corso dell’ultima campagna di educazione alla legalità ambientale tenutasi nel 2010, sono stati coinvolte 44 scuole, 82 classi e 1.141 studenti, per un totale di 41 incontri.

Hanno partecipato, tra gli altri, Antonio Menga, Roberto Piccinini, Ing. Giorgio Morelli, Luciano Perotto, Roberto Della Seta, Marco Galli, Arturo Gniesi, Michele Marini, Anna Natalia, Fabio Magliocchetti, Giovanni Pizzuti.

Il Convegno “Sconfiggere le Ecomafie per rilanciare il Lazio” è un appuntamento verso il IX Congresso di Legambiente

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