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Ecosistema Scuola 2014: Nel Lazio pochi interventi di manutenzione ma le scuole in aree a rischio sismico sono il 92%

Ecosistema Scuola 2014: nella classifica dei capoluoghi italiani Frosinone al 22° posto, Roma al 65° e Latina al 73°.
Dopo 4 anni la capitale torna a fornire i dati sulle sue 1194 scuole, solo il 60% è dotato di certificazioni di collaudo statico.

Nel Lazio pochi gli interventi di manutenzione in un regione dove le scuole sono in aree a rischio sismico per il 92% e nel 6% in zone a rischio idrogeologico, nel 2013 appena 630 euro per la manutenzione straordinaria di ogni edificio scolastico. Viterbo e Rieti non hanno fornito i dati.

Secondo il XV rapporto di Legambiente Ecosistema Scuola, negli ultimi 5 anni solo il 14,2% degli edifici scolastici del Lazio ha usufruito di interventi di manutenzione a fronte di una media nazionale pari a 47,6%.  Bassa è la percentuale relativa alle certificazioni, molto al di sotto della media nazionale: 3,7% su 53% gli edifici che possiedono il certificato di agibilità, 3,6% quelli con certificato di prevenzione incendi sul 31,2%. Intnato i comuni puntano a migliorare la sicurezza degli edifici con porte antipanico (100%), impianti elettrici a norma (89,9%) e interventi per eliminare le barriere architettoniche (10,1%). Solo il 10,6% degli edifici è dotato di impianti da fonti rinnovabili, più basso di 3 punti rispetto alla media nazionale.

Rientra finalmente Roma in graduatoria dopo 4 anni con i suoi 1194 edifici scolastici, il 60% sono dotati di certificazioni di collaudo statico, tutti hanno porte di sicurezza e quasi tutti hanno impianti elettrici adeguati. Pochi però interventi di manutenzione negli ultimi 5 anni: solo il 15% delle scuole ne usufruisce, nonostante una necessità che riguarda il il 20% di esse, e nonostante i recenti e importanti investimenti compiuti in tal senso dal comune. Sempre nella capitale l’uso del neon per illuminare le scuole mentre solo l’11% utilizza fonti rinnovabili e di queste un esiguo 6% solare termico e fotovoltaico. Sono a disposizione dei ragazzi le biblioteche nel 54,5% degli istituti, mentre rispetto agli strumenti per una mobilità più sicura ci sono aree di sosta per le auto nel 72,7% delle scuole e nonni vigili nel 31,8%.

“La situazione nella nostra regione non è di certo confortante – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – non solo infatti né Viterbo né Rieti hanno risposto al nostro questionario ma anche gli altri capoluoghi non brillano nella classifica generale. La media laziale è al di sotto di quella nazionale in molti campi. Non è possibile che nelle nostre scuole sia così basso il numero degli edifici che hanno goduto di interventi di manutenzione negli ultimi 5 anni (14,2% contro il 47,6% nazionale) in un territorio dove la quasi totalità degli edifici sono in aree a rischio sismico e il 6% in aree a rischio idrogeologico. A Roma torniamo finalmente a conoscere e poter valutare le condizioni delle scuole, dopo 4 anni che non non venivano indicate le condizioni delle scuole romane, una conoscenza indispensabile alla realizzazione delle opere necessarie e ad avviare le buone pratiche ancora assenti”.

Discreta la situazione delle scuole di Frosinone, prima nella classifica tra i capoluoghi del Lazio, mentre è bassissimo il punteggio complessivo raggiunto da Latina. Sul fronte dei rifiuti nel Lazio va per la maggiore la raccolta differenziata di carta e plastica al 76,3% ma ovunque non vengono intercettati i toner delle stampanti che invece in Italia vengono in gran parte raccolti. Da sottolineare positivamente il lavoro che si sta svolgendo nelle mense scolastiche dove la media percentuale dei prodotti bio utilizzati è del 63,3% ed è utilizzato materiale alternativo per servire i pasti come il “materbi” nel 30,8% contro una media nazionale di 10,4%. Grave infine, per gli attivisti del cigno verde, che il monitoraggio sulla presenza di materiali inquinanti come l’amianto negli edifici riguardi solo il 66,7% degli istituti, e che non esistano monitoraggi sul radon e su altre fonti di inquinamento come elettrodotti e antenne radio-tv. “Va messa in sicurezza la popolazione scolastica dalla presenza di materiali nocivi – aggiunge Scacchi – che devono essere rimossi velocemente anche grazie all’approvazione di leggi importanti come quelle per l’eliminazione dell’amianto”.

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Ecosistema Urbano 2014: Roma e le altre province laziali non migliorano nelle classifiche, male la raccolta dei rifiuti, poche le piste ciclabili, enorme dispersione idrica.

Ecosistema Urbano 2014: Roma e le altre province laziali non migliorano nelle  classifiche, male la raccolta dei rifiuti, poche le piste ciclabili, enorme dispersione idrica.

Roma solo al 82° posto della classifica nazionale, fanno addirittura peggio Viterbo 84°, Latina 89° e Frosinone 92°. Si salva solo Rieti al 28° posto. La situazione che delinea Ecosistema Urbano sulla salute generale delle principali città italiane evidenzia enormi elementi di criticità per quanto riguarda le città del Lazio. 

L’indice di valutazione, costruito da Legambiente insieme ad Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, studia dati e parametri nell’ottica di fornire una rappresentazione del livello di vivibilità dei nostri centri abitati. L’aggregazione dei dati forniti dai comuni, dall’Istat e da altri enti ha portato a stilare una classifica che indica quale città riesce ad avvicinarsi ad un modello ideale ricavato su 18 parametri di tipo ambientale, suddivisi in cinque macro aree che riguardano: la situazione dei trasporti (pubblici e privati), la gestione dei rifiuti, la qualità dell’aria, la condizione del sistema idrico ed i consumi energetici.

L’analisi condotta non fa emergere alcun capoluogo del Lazio come particolarmente virtuoso in nessuno degli aspetti della ricerca e neanche il confronto con l’anno passato suggerisce importanti passi in avanti, non ci sono neanche passi indietro e la situazione dei centri laziali continua ad essere pessima.

La classifica secondo il punteggio finale, sintesi dei 18 valori considerati, vede la sola città di Rieti sopra la media nazionale sulla vivibilità, al ventiseiesimo posto, mentre sono relegati nel fondo gli altri capoluoghi.

Una regione che continua ad essere ricoperta dai rifiuti, questo quanto emerge dai numeri relativi alle tonnellate di RSU raccolti e alle percentuali di differenziata per l’anno 2013. Lievissimo miglioramento a Roma che arriva al 30% di raccolta differenziata (rispetto al 25% dell’anno precedente) ma ancora eccessiva la produzione di rifiuti pro-capite pari a 638,2 kg. Bel salto in avanti a Viterbo dove si va dal 14% del 2012 al 58,8% nel 2013. Il capoluogo della Tuscia ha intrapreso la raccolta porta a porta che sembra andare nella direzione giusta, registrando diminuzioni di rifiuti per abitante (da 499 a 457,4 kg per abitante) e facendo aumentare la quota di raccolta differenziata. A Latina e Frosinone ancora troppi i rifiuti pro-capite (rispettivamente 567,3 e 581) e basse le percentuali di differenziata (30% e 15%).

Sono poi valori importanti nella realizzazione della classifica, quelli sulla qualità dell’aria: Rieti presenta dati sotto questo punto di vista confortanti, soprattutto se confrontati con le altre realtà che mostrano situazioni preoccupanti. Roma e Latina presentano elevate concentrazioni di biossido di azoto nell’aria; la capitale oltretutto vede superati di quasi un terzo i limiti di legge di questa sostanza altamente tossica. Frosinone rileva invece la sua situazione critica sui livelli di particolato (PM 10), unica città italiana che, insieme a Benevento, registra un valore medio superiore a quello considerato pericoloso per la salute umana (40 µ/mc).

Le condizioni dell’aria scaturiscono principalmente da uno dei grandi problemi delle province laziali: la mobilità. Il numero di automobili circolanti nelle città del Lazio è alto e provoca i già menzionati problemi alla salute e le note ripercussioni su traffico, privato e pubblico. Una media di 70 veicoli ogni 100 abitanti sono un numero eccessivo per centri che in gran parte non sono adatti al traffico privato e che vedono piazze e altri spazi pubblici diventare soltanto grandi parcheggi e scomode arterie di scorrimento, e che, oltretutto, portano a tassi di incidentalità spaventosi. Latina e Rieti nello scorso anno risultano avere il più alto numero di vittime ogni 10.000 abitanti sulle proprie strade (rispettivamente 1,55 e 1,89) rispetto a tutti gli altri capoluoghi italiani.

“Anche quest’anno i dati emersi dal rapporto Ecosistema Urbano non sono confortanti – Ha dichiarato Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio –, sui rifiuti non vediamo nessun salto di qualità, ormai indispensabile soprattutto a Roma, e continuiamo a chiedere che si dia inizio e si apra al più presto il percorso partecipato per la realizzazione del nuovo piano dei rifiuti regionale. Sulla mobilità la risposta delle amministrazioni non è soddisfacente con dati su ciclabilità e isole pedonali che non mostrano alcun vero cambiamento di rotta rispetto agli anni precedenti. Nella capitale e in tutta la regione bisogna accelerare su una mobilità nuova, dove i processi di pedonalizzazioni avviate, a Roma dai Fori al Tridente, possano liberare il centro storico dal traffico e creare aree pedonali in ogni quartiere; preoccupa il dato generale sul trasporto pubblico con 130 viaggi in meno che ogni abitante ha fatto su  mezzi pubblici nel 2013. ”

Ambiti poco rassicuranti vengono poi dalla gestione di un bene prezioso come l’acqua: ad eccezione di Frosinone, i consumi quotidiani di acqua per abitante sono molto alti e nel caso di Roma arrivano a picchi notevoli (circa 213,5 litri). Sistema idrico che inoltre vede perdere una rilevante parte della quantità d’acqua immessa: da Roma che perde il 35% di quanto immesso in rete, gli altri centri urbani perdono nella rete più del 50% di acqua (Rieti il 57%, Latina 70%, Frosinone 76%) e con percentuali peggiorate nell’ultimo anno.

“Allarmanti anche i numeri sulla dispersione idrica dei nostri acquedotti – prosegue Scacchi -, nell’era dei cambiamenti climatici e del dissesto idrogeologico, non è più possibile avere tubature “colabrodo” e in via di peggioramento come vediamo nel Lazio”.

 

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Ufficio stampa Legambiente Lazio
06.85358051-77 – stampa@legambientelazio.it
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Ecosistema scuole di Legambiente: Frosinone la prima città del Lazio per buone pratiche

Ecosistema Scuole di Legambiente: Frosinone la prima città del Lazio per
buone pratiche, male Latina e Rieti. Roma e Viterbo presentano meno della
metà dei dati richiesti “Monitoraggio indispensabile per buone politiche sulle scuole, si investa per”
Frosinone è la prima città del Centro Italia a comparire nella classifica nazionale di Ecosistema Scuole di Legambiente, l’annuale indagine sulla qualità dell’edilizia scolastica. Con un notevole miglioramento si piazza quest’anno all’11° posto su 86. Ancora male Latina che scende al 64° posto e Rieti poco sotto, al 70°. Ancora una volta Roma comunica dati parziali sulla situazione delle scuole nel suo territorio così come Viterbo, su entrambe quindi non abbiamo un quadro completo della situazione e nessuna delle due può essere inserita in graduatoria. Ecco in breve il quadro che emerge dalla ricerca annuale di Legambiente che restituisce una fotografia di quanto gli enti locali
investano su buone politiche di sicurezza e sostenibilità degli edifici scolastici.

Nel Lazio gli edifici scolastici sono più giovani rispetto alla media nazionale e mediamente più giovani di quelli del Centro Italia: sono il 13% quelli costruiti tra il 1991 e il 2012,  contro il 9,5% del dato nazionale, e il 55,6% sono stati edificati tra il 1975 e il 1990 (appena 29,2% a livello nazionale).

Estremamente parziale il dato sugli interventi di manutenzione ordinaria richiesti dagli istituti scolastici: a Frosinone il 4,7% degli istituti ha bisogni di interventi urgenti, di Latina sappiamo solo che ce n’è bisogno ma non in che misura perché non dichiarato in quanti edifici; Rieti invece dichiara di non averne.

Gli edifici costruiti secondo criteri antisismici sono appena il 23,7%, un dato molto superiore rispetto alla media nazionale (8,8%) e anche sopra quella del Centro Italia (20,0%), ma comunque molto grave se si considera il dato preso singolarmente, che vede più di 7 edifici su 10 non sicuri in caso di terremoto. Gli edifici su cui è stata effettuata la verifica di vulnerabilità sismica, sono il 30% del totale. Ancora nessun edificio nel Lazio è costruito secondo i criteri della bioedilizia, nulla si è mosso in tal senso rispetto allo scorso anno.

Parziali ma buoni, dove forniti, i dati sulle certificazioni degli edifici scolastici: il 98,2% possiede impianti elettrici a norma, il 100% degli edifici possiede il certificato di agibilità e la certificazione igienico sanitaria, ma ancora una volta i dati disponibili sono quelli dei soli comuni di Frosinone e Rieti. Il comune di Frosinone è l’unico in cui tutti gli edifici scolastici hanno il certificato di prevenzione incendi. A Latina i certificati di collaudo statico e di prevenzione incendi sono in fase di rinnovo.
“La carenza dei dati forniti quest’anno dai comuni evidenzia una gravissima assenza di controllo su una situazione la cui gravità è sotto gli occhi di tutti- ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente diLegambiente Lazio-. Per programmare gli interventi necessari alle scuole occorre avere un quadro chiaro della situazione, anche quest’anno dalla Capitale non riusciamo ad avere un quadro complessivo della situazione, e in alcuni casi ci rispondono di non avere proprio i dati, fatto gravissimo se vero, che significherebbe mancanza di monitoraggio e impossibilità di pianificazione. Non possiamo occuparci delle scuole solo in occasione dell’ennesimo crollo, l’ennesima emergenza.”
Più ombre che luci rispetto ai servizi messi a disposizione delle scuole e alle buone  pratiche. Sotto la media nazionale i dati relativi al servizio di scuolabus (21,9%) e pedibus (4,7%), scarsa l’attenzione rispetto alla sicurezza delle aree antistanti le scuole: solo il 22,8% degli edifici sono provvisti di attraversamenti pedonali, il 14% di aree di sosta per le auto, il 6% vede la presenza di nonni vigili, solo nello 0,9% dei casi sono presenti semafori pedonali, nessun edificio ha piste piste ciclabili nelle aree antistanti. Frosinone la prima città laziale presente nella classifica delle buone pratiche, al 33° posto su 86. Latina e Rieti in posizione 77 e 81.
Buono il dato sulla media di prodotti biologici nei pasti delle mense (67,5%), ma ancora più della metà delle mense utilizzano piatti in plastica/carta (54,4%). Raccolta differenziata con dati contrastanti a seconda dei materiali considerati: a fronte di plastica e carta rispettivamente raccolte nell’80,9% e 85,1% degli edifici scolastici, abbiamo il vetro fermo al 3,2%, l’alluminio e l’organico al 4,3%, le pile al 5,3%, i toner e le cartucce al 9,6%.

Sono il 14%, dato di poco sopra la media, gli edifici con impianti di energia rinnovabile. Il solare fotovoltaico l’unica fonte utilizzata. Carenti il monitoraggio dell’amianto, realizzato nel 66,7% degli edifici, ma soprattutto del radon, non effettuato. Destano qualche dubbio i dati sull’esposizione degli edifici scolastici a fonti d’inquinamento ambientale esterno che i Comuni dichiarano essere pari o prossimi allo 0%, soprattutto nel momento in cui non vengono effettuati monitoraggi.

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Pennelli abusivi a Fondi, Legambiente: atto gravissimo, vengano immediatamente rimossi i bracci per ristabilire legalità e ambiente naturale

Pennelli abusivi a Fondi, Legambiente: atto gravissimo, vengano immediatamente rimossi i bracci per ristabilire legalità e ambiente naturale

 
Legambiente denuncia la situazione di abusivismo sul litorale di Fondi e chiede che vengano ripristinati gli assetti ambientali precedenti per salvaguardare l’ecosistema e ristabilire il regime di legalità sul tratto di costa. Via subito i pennelli abusivi dalle spiagge di Fondi.
La Capitaneria di porto di Gaeta ha sequestrato nei giorni scorsi a Fondi sei pennelli, in massi e breccia, di 40 metri di lunghezza e ad una distanza di 50 metri l’uno dall’altro. Le strutture, perpendicolari alla linea di costa, che  paradossalmente dovrebbero difendere la spiaggia da eventuali insabbiamenti e mareggiate, in realtà sono stati costruiti senza alcuna autorizzazione amministrativa, ambientale o paesaggistica. Legambiente chiede che queste strutture siano totalemte rimosse dagli apici delle battige affinchè possa essere garantita la conservazione naturale dell’ambiente biodinamicio e per evitare che si verifichino ristagni idrici.

“E’ un fatto assurdo e gravissimo, strutture così invasive per l’ecosistema mare non possono essere costruite nella più completa illegalità, senza autorizzazioni di nessun genere, ancor più perchè queste danneggiano il biosistema dei fondali – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio -. Si pensi piuttosto alla salvaguardia degli ambienti dunali e dei fondali, nonchè a mettere un freno alla cementificazione degli argini fluviali e della costa con la costruzione di
nuovi porti per mantenere l’apporto sabbioso primario. Chiediamo che vengano nuovamente ristabiliti gli equilibri preesistenti nel tratto litoraneo di Fondi e che sia fatta chiarezza al più presto sulla faccenda. La realizzazione dei pennelli deve essere parsimoniosa e in condizioni di legalità.”

Legambiente Lazio già nel 2011 aveva denunciato il forte impatto ambientale dei pennelli ad Anzio e Ostia durante il passaggio della Goletta Verde, chiedendo alla Regione Lazio il blocco della costruzione dei bracci di pietra che si estendono sul mare. Quella dei pennelli costruiti adiacentemente alle spiagge è una situazione che è ormai diffusa su tutto il litorale laziale e sta aggravando l’erosione delle coste già presente per motivi naturali e antropologici. In particolar
modo ad Anzio era prevista la costruzione di una serie di frangiflutti, in parte bloccata, che se realizzata per intero avrebbe provocato lo scempio di questo bellissimo e delicatissimo tratto del litorale laziale distruggendo quasi 4 km di costa.

“Questa vicenda aggrava ulteriormente la già preoccupante situazione di abusivismo sul litorale di Fondi, non possiamo più permettere cemento illegale sulle nostre coste – ha dichiarato Federica Prota, presidente del Circolo Legambiente Fondi-. Basta a illegalità e devastazione del paesaggio fondano.”

La denuncia per abusiva occupazione demaniale, danneggiamento ambientale, violazione di norme sulla sicurezza della navigazione e violazione di norme paesaggistiche è arrivata per due responsabili e la procura sta indagando per accertare altre responsabilità. Si proceda con controlli mirati e a tappeto su tutta la linea di costa laziale per evitare che altri pennelli vengano costruiti abusivamente durante il periodo invernale, approfittando dello scarso controllo e della bassa frequentazione delle spiagge in questo periodo dell’anno.

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ECOSISTEMA INCENDI 2011: nel Lazio preoccupante aumento incendi boschivi ed ettari andati in fumo. Provincie più virtuose Rieti, Roma e Viterbo, peggiore performance a Latina.

Sale di due posizioni e ottiene un preoccupante quinto posto il Lazio nella graduatoria delle Regioni italiane per ettari distrutti dagli incendi nel 2010. Con 354 incendi totali (29 in più rispetto all’anno scorso) e 3.149 ettari andati in fumo (2.528 quelli del 2009), il 2010 segna per il Lazio un anno nero nella lotta contro gli incendi. Incendi in preoccupante aumento nelle provincie di Frosinone e di Latina, mentre risultati incoraggianti arrivano dalle provincie di Rieti, Roma e Viterbo. Dati negativi anche sul fronte catasto aggiornato delle aree percorse dal fuoco, strumento indispensabile per l’applicazione dei vincoli previsti dalla Legge 353/2000, che passa dal 77% del 2010 al 63% del 2011.

La peggiore performance nella nostra regione si registra in provincia di Latina dove sono divampati ben 203 roghi in 19 Comuni per un totale di 2.021 ettari bruciati dalle fiamme. Segue in negativo la provincia di Frosinone, con 84 incendi, 743 ettari bruciati e 15 Comuni interessati dalle fiamme. Rieti si conferma invece la provincia più virtuosa con 16 incendi divampati durante l’anno scorso e 162 ettari bruciati, seguita da Viterbo con 18 roghi, che hanno consumato 111 ettari di terreno. Dati molto positivi per la provincia di Roma, dove gli incendi sono dimezzati (da 66 del 2009 a 33 del 2010) e gli ettari andati in fumo sono stati 111 contro i 574 dell’anno precedente. Sono questi i risultati di Ecosistema Incendi 2011, l’annuale monitoraggio di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile effettuato in occasione di “Non scherzate col fuoco 2011”, campagna nazionale di informazione e prevenzione del rischio incendi
boschivi, realizzata nell’ambito del progetto Ecosistema Rischio 2011.

“È preoccupante questo nuovo aumento dei roghi nella nostra Regione dopo un andamento positivo registrato negli ultimi due anni. Nel solo 2010 abbiamo perso ben 3000 ettari del nostro patrimonio ambientale, che è messo sempre più seriamente a dura prova dagli incendi – ha detto Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – L’ottimo lavoro svolto in questi anni sul catasto antincendi dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Protezione civile regionale deve proseguire con decisione per fermare chi vuole speculare sugli incendi boschivi” La classifica Ecosistema Incendi 2011 si è concentrata su tutti i Comuni che nel quadriennio 2007- 2010 hanno subito incendi di estensione pari o superiore a dieci ettari. Le infrazioni accertate nel Lazio sono state 492, pari al 10% del totale, con 15 denunce e 10 arresti.

“Quella degli incendi è una piaga che nel Lazio sta tornando a farsi più profonda, spesso e volentieri alimentata da mano criminali che incuranti dei danni al patrimonio, distruggono ettari di territorio per fare i loro sporchi interessi. – ha commentato il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati. – È degli ultimi giorni la notizia del forte incendio di natura dolosa divampato al Circeo che ha provocato la perdita di oltre 80 ettari di vegetazione, ma anche al Parco regionale del Pineto di Roma in venti giorni si sono verificati ben 9 roghi, per un totale di 5 ettari di macchia mediterranea distrutta. Una situazione sempre più difficile da affrontare anche a causa dell’assurdo taglio governativo alle risorse destinate al corpo dei Vigili del Fuoco che porta a carenze di organico e mezzi di soccorso guasti, rendendo a volte impossibile il lavoro delle squadre antincendio.”

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Sequestro depuratore Roma, Legambiente: preoccupano danni ad ecosistema Tevere. Basta furberie per risparmiare sulla pelle dei cittadini, gestione torni sotto il controllo pubblico

“Preoccupano molto i danni ambientali all’ecosistema che può aver causato lo sversamento dei liquami nel Tevere, bisogna smetterla con le furberie per risparmiare sulla pelle dei cittadini, hanno ragione i romani che con i referendum hanno detto chiaramente che anche la gestione dell’acqua deve tornare sotto il controllo pubblico – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. – Pochi giorni fa con il Rapporto Ecomafie avevamo denunciato una situazione molto preoccupante proprio sugli illeciti legati ai rifiuti, che nel 2010 sono cresciuti in modo eclatante con un incremento del 30% dei reati accertati che arrivano ad essere 376, pari al 6,3% del totale nazionale, con 341 persone denunciate, 169 sequestri, portando il Lazio ad essere quinta regione in Italia per ecomafie nei rifiuti, dopo le quattro regioni storicamente caratterizzate da infiltrazioni mafiose.”

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