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Edilizia sostenibile, Rapporto Fillea Cgil-Legambiente

Edilizia sostenibile, Rapporto Fillea Cgil-Legambiente: nel Lazio bene obbligo su rinnovabili ma manca normativa regionale prescrittiva su rendimento ed efficienza energetica da approvare al più presto per rilanciare settore edilizio su nuove prospettive.
Nel Lazio da diversi anni esiste un obbligo di produzione minima del 50% di acqua calda sanitaria e di 1 kW per energia elettrica da rinnovabili per le nuove costruzioni o se viene rinnovato l’impianto termico e nel caso di ristrutturazioni che riguardino almeno il 20% del volume complessivo dell’edificio. Manca una normativa prescrittiva sull’edilizia sostenibile, a partire da rendimento ed efficienza energetica, che stabilisca anche limiti e sanzioni in caso di inadempienza. Questo il quadro che emerge sulla situazione laziale dal secondo Rapporto dell’Osservatorio congiunto Fillea Cgil – Legambiente “Innovazione e sostenibilità nel settore edilizio”, presentato oggi presso il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano.
“Alla nuova Amministrazione della Regione Lazio chiediamo di lavorare subito per una normativa che punti sull’edilizia sostenibile, su risparmio ed efficienza energetica, visto l’impegno già assunto di 235 milioni di Euro per bandi destinati per larga parte alla green economy, e anche in vista del nuovo piano energetico che dovrà essere approvato –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Servono strumenti normativi e finanziari per l’edilizia sostenibile, un programma concreto per il risparmio e l’efficienza energetica, il risparmio idrico e l’uso di materiali innovativi, linee guida per i regolamenti edilizi comunali, criteri regionali per la certificazione energetica degli edifici. Innovazione e sostenibilità nel settore edilizio, la strada su cui puntare per aprire una fase di profondo cambiamento del settore delle costruzioni. Solo ripensando gli edifici e riqualificando gli spazi urbani, si potrà uscire dalla crisi del settore, creare nuove opportunità di lavoro, soddisfare la domanda di abitazioni e quella di qualità delle abitazioni azzerando il consumo di suolo, abbattendo le emissioni di CO2 , arginando così lavoro sommerso ed abusivismo edilizio. Una via da imboccare  subito, anche per sfruttare i fondi europei della nuova programmazione 2014-2020, che sulla base della Direttiva europea 2012/27 prevedono impegni chiari e vincolanti per fare dell’efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa e ambiziosa del patrimonio edilizio.”
Nel Lazio si deve puntare su una legislazione regionale ben impostata per favorire l’innovazione nel settore edilizio. E’ debole la normativa su rendimento ed efficienza energetica degli edifici, mancano obblighi e limiti, così lo strumento di certificazione energetica degli edifici, non può decollare se non prevede anche controlli e sanzioni. Serve una strategia regionale per gli interventi di efficienza energetica, la riqualificazione urbana e l’individuazione di interventi del  patrimonio pubblico e privato da finanziare e realizzare.
Nel Lazio, allo stesso tempo, esistono alcuni esempi concreti già avanzati, secondo il Rapporto Fillea Cgil-Legambiente. Un esempio concreto è la riqualificazione di un edificio esistente in via Arno a Roma, in un’area con vincoli storico- artistici, dove si è ottenuto un elevato livello di sostenibilità energetico-ambientale grazie alla scelta dei migliori materiali e componenti disponibili sul mercato e all’attenta selezione delle stesse imprese che realizzano l’opera. Anche a
Monterotondo è stata messa in campo una sperimentazione progettuale con particolare attenzione agli aspetti relativi all’efficienza energetica ed ecologica: il progetto ha riguardato un edificio di housing sociale pubblico per 18 alloggi, dove grazie al controllo della ventilazione naturale, del raffrescamento passivo, dell’illuminazione naturale e del riscaldamento passivo si è potuto raggiungere una notevole efficienza mantenendo basso il costo di costruzione dell’edificio.
Su queste materie, dal gennaio 2014 scatteranno obblighi importanti derivanti dalla Direttiva 2012/27: ogni anno dovranno essere realizzati interventi di ristrutturazione in almeno il 3% delle superfici coperte utili totali degli edifici riscaldati e/o raffreddati di proprietà pubblica per rispettare almeno i requisiti minimi di prestazione energetica della precedente Direttiva 2010/31 con l’obiettivo di svolgere “un ruolo esemplare degli edifici degli Enti pubblici”.

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Urbanistica, Legambiente: con Alemanno rischio nuovo cemento fino a 100 milioni di metri cubi.

Urbanistica, Legambiente: con Alemanno rischio nuovo cemento fino a 100 milioni di metri cubi. Stop a pacchetto urbanistico in assemblea capitolina.
Nuovo dossier, i casi più eclatanti, i numeri più significativi in materia di urbanistica e di gestione del piano regolatore al tempo del Sindaco Alemanno, con le storie dei nuovi metri cubi della Capitale.

Il nuovo anno si aprirà con un serio rischio cemento in Assemblea Capitolina. Sono decine e decine, infatti, le proposte urbanistiche del Sindaco Alemanno, che il massimo organo del Comune rischia di trovarsi a discutere, un “pacchetto” che farebbe crescere i numeri del già enorme piano regolatore da 65,8 a oltre 100 milioni di metri cubi. E’ questo il dato principale del nuovo dossier di Legambiente Lazio “Roma al Metro cubo”, tutto dedicato alle più recenti vicende dell’urbanistica romana al tempo del Sindaco Alemanno, con tutti i casi più eclatanti, i numeri più significativi in materia di gestione del piano  regolatore, le storie dei nuovi metri cubi della Capitale. Scelte contro le quali Legambiente rilancia una “mobilitazione generale”, che vedrà iniziative contro il “pacchetto urbanistico” di Alemanno, da condividere e allargare a comitati e associazioni mobilitati sulle diverse questioni.

Più 33 mila metri cubi per i 4 grattacieli di 16 piani e le 11 palazzine a Casal Boccone in IV Municipio, con una evoluzione della rendita fondiaria in rendita bancaria, visto che l’area sarebbe stata ceduta da un costruttore a un noto gruppo bancario a copertura di posizioni debitorie; più 790 mila metri cubi per il raddoppio della centralità Anagnina Romanina in X Municipio; più 1,5 milioni di metri cubi per la  valorizzazione immobiliare delle Caserme nei Municipi I, V, XI, XV, XVII, XVIII, XIX. E ancora, più 48 mila metri cubi per il cambio di destinazione d’uso dell’area dell’Ex Velodromo nel Municipio XII, da Cittadella dell’Acqua a tutto residenziale; più 84 mila metri cubi per i 270 appartamenti per il personale dell’Aeronautica Militare tra la centralità Bufalotta e il Parco delle Sabine, nel IV Municipio; più 50 mila metri cubi per un palazzo di 6 piani con funzioni residenziali, commerciali e terziarie al posto dell’ex Deposito Atac Piazza Bainsizza/Prati/Delle Vittorie, nel XVII Municipio; più 96 mila metri cubi per la “riqualificazione” della Vecchia Fiera di Roma, Via Cristoforo Colombo, XI Municipio.

“Il diluvio di cemento del pacchetto urbanistico di Alemanno è indecente, l’Assemblea capitolina fermi la discussione di qualsiasi variante in campagna elettorale, basta costruttori Re di Roma, a pagare non possono essere ancora una volta i cittadini, i quartieri -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Altro che “Roma cambia” come aveva promesso Alemanno, altro che revisione del PRG, solo le delibere più note porterebbero i numeri del piano regolatore ad un secco incremento del 50% delle cubature rispetto a quanto approvato nel 2008, passando dagli esagerati 65,8 milioni di metri cubi già previsti, a oltre 100 milioni, tutti con varianti francobollo in assenza di una qualsiasi valutazione generale che richiederebbe ovviamente una variante generale dello strumento urbanistico. Questa discussione rischia di lasciare una pesantissima eredità alla prossima Assemblea capitolina, di questo passo si tornerà presto ai 120 milioni di metri cubi che tutti riconoscevano come lo scandaloso residuo del piano regolatore del 1965, riportando l’urbanistica romana a 50 anni fa. Legambiente rilancia la mobilitazione, scriveremo oggi stesso ai capigruppo in Campidoglio per fermare lo scempio e nelle prossime settimane metteremo in campo nuove azioni contro il diluvio di cemento di Alemanno.”

Soltanto le delibere analizzate in maniera specifica presentano un dimensionamento “fuori dal Prg” pari a 24.644.031 metri cubi, per un nuovo consumo di suolo pari a 7.701.259 metri quadri ossia 770 ettari: una nuova città –altro che “manovra urbanistica il linea con il Prg– con un numero di residenti pari a  205.366, ossia una nuova città grande come Padova. Tra le delibere, altri casi eclatanti riguardano la manovra attuativa di 20 Piani di Zona/167: più 614 mila metri cubi per una enorme dimensionamento totale di oltre 7,2 milioni di metri cubi, ben 80 mila nuovi residenti ossia una nuova città grande come Grosseto, realizzata occupando aree inizialmente previste per gli standard urbanistici, a Monte  Stallonara, ancora Romanina, Torraccia. Ma non basta. Tra le pieghe delle delibere, arrivano anche nuove e vecchie compensazioni, occupando ancora una volta aree di agro romano: più 468 mila metri cubi su 14 ettari di nuovo che si aggiungono a 948 mila metri cubi già previsti su 27 ettari, per compensare aree nelle Riserve dell’Acquafredda e della Valle dell’Aniene, dove non si sarebbe potuto edificare un bel nulla essendo parchi, e per un M2 Santa Fumia, non previsto nel PRG per quanto noto. Delibere molto preoccupanti, visto che iniziare le attuazioni in agro vuol dire dare l’inizio al processo di formazione del diritto urbanistico sull’insieme delle aree dell’Housing, ossia la totalità dei 1.925 ettari risultati dallo sciagurato Bando per l’Housing sociale.

“Alemanno vorrebbe fare la campagna elettorale nel modo peggiore, più metri cubi per tutti, più deroghe per tutti. Alla conclusione del mandato del Sindaco, il bilancio in materia urbanistica è fallimentare, uno dei principali impegni della campagna elettorale di cinque anni fa si è tradotto in una opaca gestione ordinaria, con un disinvolto aumento delle cubature e una svendita del territorio -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. A Roma ci sono 250 mila case vuote, il cemento dello strabordante piano regolatore ha occupato centinaia di ettari costruendo troppe case destinate al mercato in proprietà e poche case da riservare all’emergenza abitativa e all’affitto. Mentre nel Paese si ragiona di norme contro il consumo di suolo, di salvaguardia del paesaggio nell’incoraggiante Disegno di Legge del Governo, di demolizione e ricostruzione e manutenzione urbana, nella Capitale di Alemanno si vorrebbe proseguire la strada di sempre della rendita fondiaria e del consumo di suolo attaccando l’agro romano. E’ ora di smetterla, facciamo appello ai consiglieri di maggioranza e di opposizione perché questo scempio si fermi, queste trasformazioni nascondono alla fine i soliti vantaggi ai costruttori, accontentando le richieste di pochi a danno dei cittadini che vedono consumare il territorio senza alcun beneficio e interesse  pubblico.”

Restano, inoltre, diverse “mine vaganti” che non fanno parte –almeno per ora…– del “pacchetto urbanistico”, ma potrebbero esplodere anche da subito: la sciagurata demolizione ricostruzione delle Torri di Tor Bella Monaca nel VIII Municipio da 1,9 milioni di metri cubi in più, la muraglia cementizia del Water Front sul Lungomare di Ostia nel XIII Municipio da un milione di metri cubi, la lottizzazione inerente Parco Somaini nel VI Municipio col raddoppio degli indici edificatori del
Piano Particolareggiato Casilino da un altro milione di metri cubi. Varrebbe, invece, quasi 4,4 milioni di metri cubi la proposta avanzata dall’Assessore Corsini di raddoppiare il dimensionamento previsto per le Centralità Urbane ancora da pianificare; ben 2,58 milioni di metri cubi deriverebbe, invece, dai project financing dei prolungamenti delle Metropolitane B2 (Ponte Mammolo/Casal Monastero) e B1 (revisione del tracciato della tratta Conca d’Oro/Bufalotta). La ciliegina sulla torta sarebbe, in ultimo, il progetto dei nuovi stadi di proprietà dell’AS Roma e della SS Lazio, che pesa ben 4.000.000 di metri cubi. In questo contesto si inseriscono numerosi altri progetti, che stravolgono le regole del piano sulla città storica. E’ il caso dei mercati e parcheggi sotterranei, con gli esempi di via Chiana nel quartiere Pinciano, via Antonelli ai Parioli, via Magna Grecia a San Giovanni, e dei diversi interventi previsti nel quartiere San Lorenzo, a partire da quello dell’ex fonderia Bastinelli a via dei Sabelli oggi sospeso grazie agli sforzi del Comitato locale e del circolo di Legambiente, che richiedono uno stop ai vari progetti e il riavvio della discussione più ampia e generale sul “Progetto Urbano San Lorenzo”.

Numeri enormi, con altrettanto enormi rendite, che non servirebbero affatto a risolvere il problema del disagio abitativo, mentre spesso i metri cubi servirebbero a “fare cassa” per finanziare le operazioni volute dal Campidoglio. Roma negli ultimi dieci anni è cresciuta meno della sua area metropolitana nei numeri dei residenti (+8,4% contro +13,3%) e fino al 2020 in sostanza non crescerà più, complice anche la crisi economica che cambierà i paradigmi stessi della crescita: secondo le previsioni della Cna e del Cresme la Capitale perderà circa 180 mila residenti italiani e ne vedrà arrivare un numero di poco superiore di immigrati. E’ inutile quindi, costruire una strabordande quantità di residenze che non risponde alla domanda di casa a basso prezzo dei cittadini, e che continua a incrementare lo stock già esistente di 116 case per 100 famiglie, ben superiore alle necessità.

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Ecosistema Scuola di Legambiente: quasi una scuola su tre (28%) necessita di interventi di manutenzione urgenti tra Frosinone, Latina e Viterbo.

Ecosistema Scuola di Legambiente: quasi una scuola su tre (28%) necessita di interventi di manutenzione urgenti tra Frosinone, Latina e Viterbo. 

In classifica scendono i tre capoluoghi, Frosinone al 25° posto, Latina al 44° e Viterbo in coda al 72°. Il Comune di Roma presenta meno della metà dei dati richiesti mentre Rieti non risponde.

Una scuola su tre (28%) necessita di interventi di manutenzione urgenti, mentre il 50,4% ne ha avuti negli ultimi 5 anni, con una spesa media di circa 13.400 euro per gli interventi di manutenzione straordinaria e di circa 4.100 euro per quelli di manutenzione ordinaria. Nessun edificio scolastico è stato costruito secondo criteri di bioedilizia xxx. Ecco, in sintesi i risultati della XIII edizione di Ecosistema scuola di Legambiente, l’indagine sulla qualità dell’edilizia scolastica, riferita nel Lazio ai soli capoluoghi di Frosinone, Latina e Viterbo, visto che Roma ha fornito dati talmente incompleti da non entrare in classifica (meno del 50%) e Rieti non ha risposto affatto. Tutti i capoluoghi perdono ancora posizioni quest’anno nella speciale classifica: Frosinone si piazza al 25° posto (dal 16°), Latina scende di due posti attestandosi al 44°, mentre Viterbo si colloca quest’anno al 72° posto della graduatoria (dal 54°). Nei tre capoluoghi si rileva una popolazione di 256.812 studenti suddivisi in 1.313 edifici, di cui solo l’1,14% è stato realizzato tra il 1991 e il 2011, mentre la stragrande maggioranza (48%) è comunque mediamente giovane avendo visto la luce tra il 1975 e il 1990 ma un buon 39% risale addirittura al periodo tra il 1941 e il 1974. Ben il 99,54% degli edifici sono posti in strutture nate per ospitare scuola, su nessun edificio è stata effettuata la verifica di vulnerabilità sismica.

Buoni i dati sulle certificazioni degli edifici scolastici: il 100% possiede quello di collaudo statico, l’80,80% quello di agibilità, il 100% l’igienico-sanitario, il 60,80% di prevenzione incendi, il 96% impianti elettrici a norma. Nei tre capoluoghi poco più della metà degli edifici scolastici (53%) ha una palestra, mentre un terzo (30%) hanno un giardino. E’ poca l’attenzione e sensibilità, invece, rispetto alla sicurezza e accessibilità delle aree antistanti le scuole: solo il 40,80% degli edifici sono provvisti di attraversamenti pedonali, il 12% vede la presenza di nonni vigili, in nessun edificio sono presenti semafori pedonali, piste ciclabili, transenne parapedonali, mentre solo uno scarso 20% ha effettuato interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

“La situazione degli edifici scola stici preoccupa, negli anni è cresciuta l’attenzione ma non la spesa per la manutenzione, mentre le strutture ovviamente invecchiano. Questa è una grande opera necessaria e utile sulla quale investire piuttosto che su cose inutili, porterebbe benessere a studenti e insegnanti e anche tanto buon lavoro -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il Comune di Roma presenta meno della metà dei dati e neppure Rieti invia le risposte necessarie, dimostrando una gravissima assenza di controllo su un tema tanto importante quanto delicato. A Frosinone, Latina e Viterbo, un edificio su tre continua ad aver bisogno di interventi urgenti di manutenzione. Il futuro della scuola passa anche dalla qualità delle strutture, , non ci si può ricordare delle scuole solo quando succedono disastri e crolli, per questo preoccupa la diminuzione degli investimenti in manutenzione ordinaria, segno di mancata attenzione delle istituzioni sugli interventi programmati nel tempo. Bisogna puntare sullo svecchiamento degli edifici, sulla messa in sicurezza, nonché su pratiche di sostenibilità, raccolta differenziata, risparmio energetico e fonti rinnovabili.” Rispetto a servizi messi a disposizione delle scuole e buone pratiche vi sono luci e ombre. Assolutamente trascurabile il dato sul servizio di scuolabus a disposizione solo del 3,88% degli edifici, così come quello di pedibus che coinvolge solo l’1,60% delle scuole. Buoni, invece, i dati sulle mense scolastiche: del 63,50% la media dei prodotti biologici nei pasti, 73,31% le mense che utilizzano piatti in ceramica o riutilizzabili, 17,19% quelli in mater_bi. Raccolta differenziata con qualche luce e tantissime ombre: a fronte di plastica e carta rispettivamente raccolte nel 60% e 84,8% degli edifici scolastici, sono davvero scarsi i numeri per vetro (3,20%), alluminio (4%), organico (3,20%), pile (4%), toner e cartucce (7,20%). Tutti gli edifici utilizzano fonti d’illuminazione a basso consumo, mentre l’11,88% usa fonti rinnovabili. Carenti il monitoraggio dell’amianto, realizzato nel 66,67% di edifici, ma soprattutto del radon, non effettuato. Destano qualche dubbio i dati sull’esposizione degli edifici scolastici a fonti d’inquinamento ambientale che i Comuni dichiarano essere pari allo 0%, soprattutto nel momento in cui non vengono effettuati monitoraggi.

Va un po’ meglio per le scuole superiori gestite dalle Province: Latina nel complesso si piazza al 9° posto, mentre Roma arriva al 54° posto della classifica nazionale per le scuole di secondo grado. “La manutenzione degli edifici scolastici è sempre più necessaria, per la sicurezza stessa delle strutture, ma quanto emerge dai dati di Frosinone, Latina e Viterbo rimane molto preoccupante, in un contesto nel quale si parla di scuola solo per nuovi tagli del personale e delle risorse. -dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Occorre agire subito per rendere gli edifici scolastici più sicuri, oltre a continuare a favorire le pratiche eco-compatibili e la diffusione di fonti di energia rinnovabile. Sull’inquinamento, dopo il monitoraggio sui rischi derivanti da amianto, va verificata la presenza di radon e ad altri fattori di rischio ambientale quali elettrodotti, emittenti radiotelevisive ed antenne.”

La XIII edizione di Ecosistema Scuola è ancora la fotografia più veritiera dello stato dell’edilizia scolastica in Italia, in attesa da decenni ormai della pubblicazione dell’anagrafe scolastica; un importante lavoro che Legambiente svolge grazie alla collaborazione degli EE.LL. proprietari degli edifici scolastici che forniscono i dati utili a costruire un quadro complessivo della qualità dell’edilizia e dei servizi scolastici nel nostro Paese. Dal XIII Rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente il comune più virtuoso risulta essere Trento (1°), seguito da Piacenza (2°) e Verbania (3°).

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l’Housing sociale di Alemanno si abbatte nei territori più pregiati

120 ettari ai bordi del Parco dell’Appia Antica: la scure di cemento del bando per l’Housing sociale di Alemanno si abbatte nei territori più pregiati.

Oltre 120 ettari ai bordi e all’interno della Tenuta Cornacchiole, dove far calare un milione e centosessantamila metri cubi di cemento. E’ uno degli ambiti agricoli più scandalosi, tra quelli scelti dal bando per l’housing sociale di Alemanno, nonostante sia appena fuori dal Parco Regionale dell’Appia Antica. Anzi assunto, in parte, quale “area contigua” dal Piano d’assetto del Parco stesso, adottato dal Consiglio Direttivo dell’Ente sin dal 2002, trasmesso alla Regione Lazio nel marzo del 2003 e dopo oltre nove anni mai approvato in via definitiva. Continua la campagna salva agro romano di Legambiente e arriva nel Municipio XI -con un dettagliato dossier pubblicato sulle pagine della cronaca romana di Repubblica-. Le cinque aree scelte sono tutte nello stesso contesto, non toccano la perimetrazione stabilita dalla legge istitutiva del Parco, ma sono sovrapponibili con la proposta di area contigua, ossia un’area che –secondo l’articolo 10 della Legge Regionale 29/97 sui parchi- può essere istituita “per assicurare la conservazione dei valori di un’area naturale protetta”.

Nel complesso sarebbero oltre 9.600 nuovi residenti ad essere insediati, tra le diverse aree che misurano 3 ettari circa le due più piccole, 7,6 ettari una intermedia, fino ai 22 e 84 ettari delle più grandi. Progetti e ipotesi strampalate, che si andrebbero ad aggiungere nello stesso Municipio ai 310 mila metri cubi stimati per le cubature del progetto all’Ex Fiera di Roma e i 400 mila dell’attuazione dell’Ambito a Trasformazione Ordinaria di Grottaperfetta.

“Mentre la Regione Lazio aspetta da quasi dieci anni di approvare in via definitiva il piano d’assetto dell’Appia Antica, il “Parco dei Parchi” della Capitale, molto meno tempo è bastato, grazie allo sciagurato bando per l’housing di Alemanno, per trovare aree da cementificare in maniera indiscriminata in un ambito così importante e bello -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Con un semplice bando, si rischia di stracciare la pianificazione ambientale, la scure di cemento di Alemanno si abbatte sui territori più pregiati, persino in aree contigue al perimetro di un futuro parco, negando quindi l’utilizzo di quei terreni per costituire una Rete Ecologica cittadina, per realizzare la quale sono fondamentali proprio le aree dell’Agro
Romano.”

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Legambiente, sconfiggere le Ecomafie per rilanciare il Lazio

Legambiente: ecoreati nel Lazio preoccupano, sia per aggressione al territorio con cemento e rifiuti, sia per radicamento criminalità. Sostenere enorme lavoro forze ordine e procure, creare capitolo vincolato per bonifiche con fondi sequestrati agli ecomafiosi.

11.274 infrazioni in campo ambientale nel quadriennio 2007-2010, una media di 7,7 infrazioni al giorno, 9.274 le persone denunciate -più di un terzo delle denunce nel 2007-, 3.299 sequestri e 75 arresti. Sono questi i dati che scaturiscono dal confronto degli ultimi quattro anni del “Rapporto Ecomafia” realizzato da Legambiente grazie alla preziosa e fondamentale collaborazione delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, presentato nell’ambito del convegno organizzato dal titolo “Sconfiggere le Ecomafie per rilanciare il Lazio” tenutosi presso la sede della Provincia di Frosinone alla presenza di numerose autorità della Regione Lazio.

Dopo il 2009, anno in cui si è consumato il maggior numero di illeciti ambientali con ben 3.469 infrazioni di vario tipo, è stato il 2010 l’anno con il numero più alto di infrazioni, 3.124, ovvero 8,5 al giorno; segue il 2007 con 2.595 infrazioni e una media di 7,1 reati al giorno ed infine il 2008 con 2.086 illeciti, ovvero 5,7 al giorno. Numeri che ci consegnano il quadro di una regione stretta nella morsa delle piccole e grandi illegalità ambientali, diffuse trasversalmente nei settori più diversi, dal ciclo dei rifiuti a quello del cemento, dall’abusivismo edilizio agli incendi boschivi.

Dagli scarichi industriali della Valle del Sacco alle cave di Viterbo, dai pacchi di eternit ritrovati lungo le sponde del Lago del Salto ai rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi di Lisciano, la nostra regione è aggredita in primo luogo dallo smaltimento illegale dei rifiuti, che conta 1.243 infrazioni accertate tra il 2007 e il 2010, con 1.372 denunce, 45 arresti e 658 sequestri. Ma è altrettanto fosco anche il quadro dei reati legati al ciclo del cemento: 2.664 infrazioni accertate tra il 2007 e il 2010, 4.334 le denunce, 1.382 sequestri e un arresto. È la provincia di Latina la più colpita dall’illegalità nel settore edilizio, aggravata anche dalla forte pressione esercitata dalla criminalità organizzata mafiosa. Particolarmente esposti i comuni all’interno del Parco nazionale del Circeo, dove si contano 1,2 milioni di metri cubi fuori legge, 2 abusi edilizi per ettaro.

“Gli ecoreati nel Lazio sono davvero preoccupanti, sia per l’aggressione al territorio con cemento e rifiuti soprattutto, sia per il radicamento della criminalità -hanno dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, e Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Va sostenuto l’enorme lavoro delle forze dell’ordine e delle procure, ha ragione il Questore di Frosinone quando dice che vanno attaccati i patrimoni della criminalità che ricicla nel Lazio denaro sporco, allo stesso tempo si devono dare strumenti per chiudere gli importanti processi che si aprono e che rischiano in più di un caso la prescrizione, come a Viterbo sulle cave invase da rifiuti e nella Valle del Sacco per il disastro ambientale. I cittadini vanno coinvolti, come è avvenuto con l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente in questi anni, e speriamo perciò che la Regione Lazio voglia presto rinnovare il sostegno a questa iniziativa. I criminali devono pagare però con reati penali, mentre i territori più colpiti dalle ecomafie nella nostra regione vanno bonificati, per questo chiediamo che i fondi sequestrati agli ecomafiosi vengano conferiti in parte in un capitolo vincolato a questi obiettivi di risanamento ambientale.”

In Provincia di Frosinone, sono numerosi i casi di aree sequestrate per inquinamento: a Patrica, dove sono stati rilevati nel sottosuolo di fusti, materiale metallico e plastico, come a Ceprano nei pressi del fiume Cosa, oppure nella zona del Rio Santa Maria. La provincia di Latina è, invece, la più colpita dall’illegalità nel settore edilizio, dove sono particolarmente esposti i comuni all’interno del Parco nazionale del Circeo, Sabaudia e San Felice Circeo in primis, nei quali esistono ben un milione e duecentomila i metri cubi fuori legge. Colpiscono le infrazioni accertate nell’ultimo anno in provincia di Roma per reati che riguardano i rifiuti, che portano questo territorio al terzo posto della classifica delle province in Italia per questi fenomeni, ma Roma e la provincia, secondo la Direzione Nazionale Antimafia, interessano le organizzazioni di stampo mafioso soprattutto per le opportunità economiche, tramite ad esempio l’acquisizione di rilevanti attività commerciali e imprenditoriali, e una “violenza eccessiva ed incontrollata” come ha affermato il Procuratore Capo della Capitale. Rieti nell’ultimo anno arriva al 47° posto nella classifica delle illegalità ambientali con 216 illegalità, mentre Viterbo si piazza al 66° posto con 154 illeciti.

Anche sul fronte dell’abusivismo si evidenzia nel Lazio un problema davvero serio: dal 2004 al 2009 sono stati perpetrati 41.588 abusi edilizi secondo dati della stessa Regione, con una media di 20 al giorno, il 22% di questi si concentra nei 23 comuni costieri della regione, in aree vincolate paesaggisticamente, dove un immobile vale sul mercato in media il 30% in più rispetto a edifici costruiti in aree di minor pregio ambientale. Arrivano però anche segnali fortemente positivi, raggiunti anche grazie all’impegno di Legambiente: ormai nel dicembre di quattro anni fa, veniva abbattuto l’ecomostro dell’Isola dei Ciurli, il più grande del Lazio, una grande vittoria per la legalità, per Legambiente e per tutti i cittadini della nostra Regione.

“Inquinamenti, abusivismo, infiltrazioni nell’economia, danno il segno di quanto sia preoccupante la commistione di interessi che si va consolidando e che va stroncata immediatamente con una forte risposta istituzionale –hanno affermato Valentina Romoli, coordinatrice del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Lazio, e Francesco Raffa, coordinatore provinciale di Legambiente a Frosinone-. I dati confermano nel tempo un probabile aumento della gravità dei reati, con la diminuzione degli arresti che fa pensare a pene detentive più gravi come la reclusione, e un elevato numero di sequestri che evidenzia la necessità di importanti misure cautelari. Per punire davvero fino in fondo chi compie delitti ambientali, vanno inseriti nel codice penali fattispecie specifiche, per battere gli scempi che danneggiano il nostro patrimonio ambientale.”

Serve una nuova cultura della legalità, per questo è fondamentale l’impegno nell’ascoltare e dare risposte ai cittadini con strumenti come l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, che ha compiuto un enorme sforzo nel triennio 2008-2011: sono giunte al numero verde 800- 911856 ben 452 segnalazioni, di cui 352 provenienti da Roma e Provincia, 43 dalla Provincia di Latina, 21 dal frusinate, 16 dal reatino e altrettante dal viterbese. Inoltre, solo nel corso dell’ultima campagna di educazione alla legalità ambientale tenutasi nel 2010, sono stati coinvolte 44 scuole, 82 classi e 1.141 studenti, per un totale di 41 incontri.

Hanno partecipato, tra gli altri, Antonio Menga, Roberto Piccinini, Ing. Giorgio Morelli, Luciano Perotto, Roberto Della Seta, Marco Galli, Arturo Gniesi, Michele Marini, Anna Natalia, Fabio Magliocchetti, Giovanni Pizzuti.

Il Convegno “Sconfiggere le Ecomafie per rilanciare il Lazio” è un appuntamento verso il IX Congresso di Legambiente

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Ecosistema Scuola di Legambiente: quasi una scuola su tre (31%) necessita di interventi di manutenzione urgenti tra Frosinone, Latina e Viterbo.

In classifica Frosinone scende al 16° posto, Latina al 42° e Viterbo in coda (54°); il Comune di Roma presenta dati incompleti mentre Rieti non invia le schede.

Una scuola su tre (31%) necessita di interventi di manutenzione urgenti, quasi il 48% ne ha avuti negli ultimi 5 anni, con una spesa media di circa 13.500 euro per gli interventi di manutenzione straordinaria e di circa 3.800 euro per quelli di manutenzione ordinaria. Nessun edificio scolastico è stato costruito secondo criteri di bioedilizia e soltanto uno su quattro (il 26%) secondo criteri antisismici. Ecco, in sintesi i risultati della XII edizione di Ecosistema scuola di Legambiente, l’indagine sulla qualità dell’edilizia scolastica, riferita nel Lazio ai soli capoluoghi di Frosinone, Latina e Viterbo, visto che Roma e Rieti hanno fornito dati talmente incompleti da non entrare in classifica.

Perde otto posizioni Frosinone piazzandosi al 16° posto, Latina scende di una attestandosi al 42° posto mentre Viterbo, che l’anno scorso aveva presentato dati incompleti, si colloca quest’anno al 54° posto della graduatoria. Nei tre capoluoghi si rileva una popolazione di 19.650 studenti suddivisi in 124 edifici, di cui solo l’11% è stato realizzato tra il 1990 e il 2009, mentre la stragrande maggioranza (47%) tra il 1974 e il 1990 ed un buon 34% addirittura tra il 1940 e il 1974. E’ ancora lontana dalla totalità la percentuale di edifici che possiede il certificato di prevenzione degli incendi (60%) e quella
relativa ai casi certificati di presenza di amianto (solo lo 0,81% a fronte di una copertura totale di monitoraggi realizzati). Tuttavia, nei tre capoluoghi poco più della metà degli edifici scolastici (53%) ha una palestra, mentre quasi tutti (93%) hanno un giardino. Non va male, invece, il fronte delle certificazioni: la totalità degli edifici scolastici presenti a Frosinone, Viterbo e Latina possiede il collaudo statico, la certificazione igienico-sanitaria e le porte anti-panico e quasi il 96% è dotato di impianti elettrici a norma, ma solo l’86% ha il certificato di idoneità statica e l’80% quello di agibilità e uno scarso 20% ha effettuato interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

“Continua ad esserci troppa disattenzione per le scuole del Lazio, il Comune di Roma non riesce nemmeno a presentare i dati completi e neppure Rieti invia le schede necessarie, dimostrando una gravissima assenza di controllo su un tema tanto importante quanto delicato -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Un edificio su tre continua ad aver bisogno di interventi urgenti di manutenzione, non ci si può ricordare delle scuole solo quando succedono disastri e crolli. Il futuro della scuola passa anche dalla qualità delle strutture, per questo preoccupa la diminuzione degli investimenti in manutenzione ordinaria, segno di mancata attenzione delle istituzioni sugli interventi programmati nel tempo. Bisogna puntare sullo svecchiamento degli edifici, sulla messa in sicurezza, nonché su pratiche di sostenibilità, raccolta differenziata, risparmio energetico e fonti rinnovabili, incrementando anche in questo settore l’occupazione verde.”

Passando ad analizzare le pratiche eco-compatibili adottate negli edifici scolastici, l’85% delle scuole fa la raccolta differenziata della carta, mentre la plastica resta ferma al 64%, il vetro ottiene uno scarso 8% e l’alluminio addirittura solo il 3%; anche la raccolta dell’organico si attesta a un misero 8%; migliora, invece, il riciclo di toner e cartucce per stampanti (quasi al 30%) e, pur timidamente, quello delle pile. Cala, infine, il dato relativo alle fonti di illuminazione a basso consumo, che vengono utilizzate soltanto nel 55% degli edifici, ma anche la diffusione di fonti di energia rinnovabile resta ferma al 10%. Per quanto riguarda, invece, servizi messi a disposizione delle istituzioni scolastiche, il 40% di esse usufruisce di scuolabus e in quasi il 70% delle mense scolastiche vengono serviti pasti biologici (solo nel 21% dei casi, invece, i pasti sono interamente biologici); purtroppo, però, la maggioranza (58%) delle mense continua ad utilizzare piatti in carta o plastica, a fronte di uno scarso 16% che preferisce quelli in Mater-BI, e solo una scuola su tre (31%) preferisce l’acqua del rubinetto a quella imbottigliata. Entrano per la prima volta in classifica le scuole superiori gestite dalla Provincia di Roma, con un piazzamento al 30° posto della classifica nazionale per le scuole di secondo grado.

“La situazione nelle scuole nel Lazio che emerge dai dati di Frosinone, Latina e Viterbo, rimane molto preoccupante, tra tagli del personale e delle risorse. Le strutture sono ormai datate e gli interventi di manutenzione sempre più necessari, per la sicurezza stessa degli edifici -dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Occorre agire subito per rendere gli edifici scolastici più sicuri, oltre a continuare a favorire le pratiche eco-compatibili e la diffusione di fonti di energia rinnovabile. Per fortuna, nella totalità degli edifici scolastici censiti quest’anno da Legambiente è stato effettuato un monitoraggio sui rischi derivanti da amianto, ma il lavoro svolto deve essere esteso anche alla presenza di radon e ad altri fattori di rischio ambientale quali elettrodotti, emittenti radiotelevisive ed antenne.”

La XII edizione di Ecosistema Scuola è ancora la fotografia più veritiera dello stato dell’edilizia scolastica in Italia, in attesa da decenni ormai della pubblicazione dell’anagrafe scolastica; un importante lavoro che Legambiente svolge grazie alla collaborazione degli EE.LL. proprietari degli edifici scolastici che forniscono i dati utili a costruire un quadro complessivo della qualità dell’edilizia e dei servizi scolastici nel nostro Paese. Dal XII Rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente il comune più virtuoso risulta essere Trento (1°), seguito da Verbania (2°), Prato (3°), Reggio Emilia (4°) e Pordenone (5°).

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