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Acqua non potabile Roma Nord, Legambiente: “Assurdo privare migliaia di cittadini di un bene fondamentale, chiediamo informazioni chiare alla popolazione e che sia reso noto programma di interventi”

È assurdo e gravissimo che migliaia di cittadini romani rimangano senza acqua potabile fino al prossimo dicembre. Legambiente chiede che venga reso noto il piano di interventi per affrontare l’emergenza nelle aree interessate, con un’adeguata comunicazione ai cittadini e il loro coinvolgimento nelle decisioni.

“È vergognoso che si sia giunti a questo intollerabile stato di emergenza quando la questione è nota da anni, servono piani chiari ed immediati per intervenire anche in questa area così come si è fatto, anche se in ritardo, per le altre aree nel corso degli anni – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Si provveda con celerità ai lavori di risistemazione delle condutture di approvvigionamento idrico della Capitale, come già sta avvenendo per l’acquedotto Marcio. Vogliamo conoscere nel dettaglio il programma, come e quando si intende intervenire in questa zona di Roma, vengano fornite chiare informazioni ai cittadini che saranno costretti a subire gli innumerevoli disservizi. Venga chiarita la situazione per gli abitanti di Tragliata che risiedono nel Comune di Fiumicino, che sarebbero al momento del tutto ignari. Chiediamo inoltre che venga istituito un tavolo con le associazioni che si occupano del tema per valutare la gestione della situazione emergenziale.”

Il divieto di utilizzo dell’acqua riguarda non solo l’utilizzo alimentare, ma anche l’igiene personale e per il lavaggio di indumenti e stoviglie. L’ordinanza del 21 febbraio scorso parla di oltre 500 utenze nei municipi XIV (ex XIX) e XV (ex XX). che rimarrebbero senza acqua fino a dicembre 2014 .

“I cittadini hanno diritto ad una buona acqua pubblica così come più di un milione di romani ha chiaramente affermato con il referendum, per questo tutte le decisioni in merito devono essere prese con la massima trasparenza e attraverso il coinvolgimento dei cittadini stessi – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio-. I punti di rifornimento che dovranno essere predisposti per assicurare la fornitura di acqua, divengano punti acqua utili per la distribuzione anche passata l’emergenza, così da contribuire all’abbattimento dei consumi di acqua in bottiglie di plastica.”

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Roma allagata: basta aspettare, sui rischi idrogeologici a Roma e nel Lazio bisogna agire e in fretta

Le immagini ormai tristemente familiari delle strade allagate nella Capitale sono tornate in primo piano dopo una ennesima “bomba d’acqua” caduta su Roma; siamo troppo abituati a preoccuparci in questi casi perché ormai la pioggia fa paura e non si può più aspettare un minuto ad affrontare con interventi decisi i rischi idrogeologici. I comuni rendano operativi  piani di bacino approvati, una grande utile opera pubblica da realizzare per evitare drammi e sciagure che aumentano con i cambiamenti climatici e le stagioni dove si inaspriscono aridità e piovosità, fermando invece opere dannose come nuove colate di cemento. Sul fronte poi della prevenzione, gestione e informazione nell’emergenza il disastro è lampante, non è possibile che i piani di allertamento preventivo studiati spariscono sott’acqua, che si dissolva qualsiasi protocollo e che su mezzi pubblici in tilt, dove si rischia di rimanere per ore, salti ogni tipo di informazione.

Le motivazioni di quanto accade sono chiare: un incessante consumo di suolo che ha impermeabilizzato il terreno, lo stato in cui versano i sistemi idrici di raccordo delle acque, la condizione dei fiumi e dei fossi stretti dal cemento e senza zone di espansione naturale, in una città come Roma dove ci sono 552,66 ettari considerati R4 (rischio idrogeologico molto elevato) dal PAI – Piano di Assetto Idrogeologico, in una regione dove sono il 98,4% i comuni con aree a rischio frane e alluvioni.

Considerando poi il piano degli investimenti siamo di fronte ad una sproporzionata mancanza di fondi per sostenere le spese previste dallo stesso PAI, ne sono stati reperiti solo il 4% del totale e
cioè 60 milioni su 1,7 miliardi di Euro per la messa in sicurezza di aree a rischio frana e alluvioni, a fronte di una contemporanea crescita delle spese straordinarie per i danni che invece si moltiplicano per gravità e per frequenza.

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Legambiente e il dipartimento della Protezione Civile realizzano l’indagine “Ecosistema rischio industrie” per verificare lo stato dell’arte rispetto alla prevenzione dei rischi

Impianti a rischio di incidente rilevante, Legambiente: nel Lazio sono 69 in 32 Comuni, ma solo il 22% delle Amministrazioni risponde al questionario per verificare situazione prevenzione rischi.

Nel Lazio sono ben 69 gli impianti a rischio di incidente rilevante in 32 Comuni, ma solo 7 amministrazioni (22%) hanno risposto all’indagine “Ecosistema rischio industrie” realizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile per verificare lo stato dell’arte rispetto alla prevenzione dei rischi stessi. Tra coloro che rispondono solo 3 Comuni su 7 (43%) hanno realizzato la planimetria delle zone interessate dalla presenza di impianti a rischio e solo il 57% ha individuato le strutture vulnerabili o esposte al pericolo.

Il Lazio non brilla nemmeno per il coinvolgimento della popolazione, visto che solo un risicato 14% dei Comuni effettua esercitazioni per prepararsi all’emergenza e solo il 57% effettua campagne
di informazione sull’emergenza e collabora con le associazioni di volontariato. “C’è una certa sottovalutazione da parte dei Comuni rispetto al rischio di incidente rilevante, segno da un lato che si va perdendo la memoria di disastri come quelli di Seveso dall’altro della necessità di sostegno alle amministrazioni che a volte mancano di competenze su temi così complessi -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Per affrontare le emergenze è necessario avere ben chiari i rischi, informare e preparare la popolazione per poter agire in maniera tempestiva in caso di pericolo. A partire, innanzitutto, da una corretta identificazione delle aree a rischio e dei pericoli ai quali sono soggetti i cittadini in caso di dispersione di sostanze chimiche volatili o liquide.”

In Italia sono presenti 1.152 impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantità tali da rientrare nei parametri previsti negli artt. 6/7 e 6/7/8 del D.Lgs. 334/99, situati nei territori di 739 Comuni. Impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantitativi tali da essere ritenuti suscettibili di causare incidenti rilevanti in base alle direttive Seveso e ai decreti legislativi che le recepiscono. Impianti chimici, petrolchimici, depositi di gpl, raffinerie e depositi di esplosivi o composti tossici che, in caso di incidente o di malfunzionamento, possono provocare incendi,
contaminazione dei suoli e delle acque, nubi tossiche, e che sono censiti dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare in un inventario nazionale aggiornato semestralmente.

La Protezione Civile della Capitale è tra quelle che rispondono in modo positivo ai parametri richiesti, con l’individuazione di strutture sensibili, attività d’informazione e sensibilizzazione della
cittadinanza, collaborazioni con le associazioni di volontariato ed esercitazioni, anche se ad esempio nell’area di Malagrotta è evidente una forte carenze proprio rispetto all’informazione e al
coinvolgimento della popolazione, come denunciano i comitati da molto tempo. A Pomezia non risultano, invece, individuate aree di rischio né pianificate esercitazioni che coinvolgano la popolazione in caso di emergenza. Viterbo dichiara di aver realizzato piani e iniziative per rispondere in maniera efficace in caso di pericolo ma non effettua esercitazioni con i cittadini. Rieti
non ha progetti di collaborazione con associazioni di volontariato ed esercitazioni che coinvolgano la popolazione. A Cisterna di Latina (Lt) non vengono segnalate strutture potenzialmente pericolose e mancano progetti di collaborazione o piani di emergenza in caso di necessità. Latina dichiara di aver individuato le strutture a rischio e informata la cittadinanza ma manca un network con associazioni o altri enti per le esercitazioni. Non sono pervenuti dati per Frosinone e provincia. “Sugli impianti a rischio di incidente rilevante serve più chiarezza per i cittadini, per evitare tragedie può essere molto utile un lavoro da parte della Regione a sostegno dei Comuni per affrontare il rischio, come è stato fatto anni fa per gli incendi -dichiara Cristiana Avenali,
direttrice di Legambiente Lazio-. I dati sugli impianti a rischio di incidente rilevante sono molto  frammentari e parziali nel Lazio, non permettono di rassicurare la popolazione sulle iniziative in
caso di emergenza, soprattutto nelle province di Roma, Latina e Frosinone. Una maggiore sensibilizzazione di coloro che abitano in quei contesti a rischio e la collaborazione tra associazioni,
Protezione Civile e amministrazioni è la risposta necessaria per salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente.”
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Targhe alterne, Legambiente: bene per contrastare l’emergenza, ma da affiancare a provvedimenti strutturali.

 Targhe alterne, Legambiente: bene per contrastare l’emergenza, ma da affiancare a provvedimenti strutturali.

“Torna un po’ di sole e torna lo smog, bene le targhe alterne, vanno fatte per contrastare l’emergenza, ma se non sono affiancate da provvedimenti strutturali è come svuotare il mare col secchiello -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Alemanno in questi cinque anni ha eliminato o ridotto molti dei provvedimenti di limitazione del traffico nella Capitale, dalle 17mila strisce blu cancellate alla tariffa dimezzata per otto ore di sosta, dal piano pullman che permette ai torpedoni di scorrazzare ovunque, alla riduzione di orario della ZTL notturna in centro, senza che sia stato aggiunto un metro di corsia preferenziale per gli autobus e col Colosseo che rimane ancora oggi uno spartitraffico d’eccellenza. E’ ovvio allora che non ci si può attendere che nuovi superamenti per lo smog, con serie ripercussioni per la salute dei cittadini. Siamo sempre stati a favore delle targhe alterne, perché tenere ferme le auto è l’unica soluzione per ridurre le emissioni inquinanti, ma serve una politica complessiva altrimenti alla necessaria risposta all’emergenza non segue mai nulla.”

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Emergenza acqua arsenico, Legambiente: subito piano di emergenza per garantire diritto all’acqua ai cittadini

Emergenza acqua arsenico, Legambiente: subito piano di emergenza per garantire diritto all’acqua ai cittadini

Legambiente chiede un immediato piano di emergenza per garantire ai cittadini il diritto all’acqua potabile nelle decine di Comuni, soprattutto nel viterbese, dove non potranno più bere e usare acqua potabile dal 1 gennaio 2013.

“Decine di migliaia di utenze specialmente nella provincia di Viterbo tra pochi giorni non avranno più accesso all’acqua potabile – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Occorre un piano di emergenza immediato che coinvolga Sindaci, Istituzioni Locali e Protezione Civile per mettere in campo mezzi e risorse e garantire l’acqua ai cittadini fornendo autobotti, fontane con dearsenificatori o comunque soluzioni idonee e a breve termine”.

“Bisogna garantire un approvvigionamento giornaliero di 5-6 litri d’acqua a persona come indicato dall’Istituto Superiore di Sanità – dichiara Pieranna Falasca, coordinatrice provinciale
Legambiente Viterbo-. Questa è una vera e propria emergenza sanitaria che coinvolgerà quasi 300.000 abitanti. Ci risulta che esista un piano di emergenza ma non ci sarebbero i soldi per
realizzarlo. La Regione deve istituire un’unità di Crisi per fornire dearsenificatori alla popolazione del viterbese.”

Queste zone particolarmente colpite dall’emergenza arsenico vedranno l’arrivo dei primi dearsenificatori alla fine del 2012 mentre altri 13 arriveranno alla fine di marzo 2013. Purtroppo la
realizzazione dei restanti 49 potabilizzatori si vedrà soltanto nel 2014 non avendone ancora approvato i progetti. Ciò significa che l’epopea dei cittadini sembra essere solo all’inizio per un
diritto che dovrebbe essere garantito ad ogni essere umano.

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Emergenza incendi: gli incendi quasi mai sono semplici fatalità,

Emergenza incendi, Legambiente: gli incendi quasi mai sono semplici fatalità, applicare Legge anti speculatori e preservare di più parchi e aree boscate.

“In questi ultimi giorni, sono decine gli incendi nel Lazio, solo il 30 luglio se ne sono contati 50, molte sterpaglie, ma anche 12 incendi boschivi. Gli incendi non sono quasi mai semplici fatalità, nella Capitale è sconcertante come in poche ore si siano sviluppati così tanti focolai, quasi tutti in zona nord, a Monte Mario, La Storta, Borghesiana, Colle Aurelio, Cassia e Ostia -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. La collina di Monte Mario, in particolare, è andata a fuoco purtroppo tante, troppe volte e le precedenti indagini hanno sempre poi rivelato più punti di innesco, mai mozziconi ai quali bisogna certo comunque stare attenti. C’è chi vorrebbe speculare sull’area, ma quella zona è inserita nella Riserva di Monte Mario, è la porta del parco, se ne facciano una ragione.”

Dopo gli incendi delle ultime ore, che hanno gettato Roma nord nel caos del fumo, Legambiente torna a mettere al centro i numeri dell’allarme roghi. Nel Lazio, dopo la torrida e drammatica  state
del 2007, durante la quale andarono in fumo ben 13.567 ettari, secondo i dati elaborati dal Corpo Forestale dello Stato, gli incendi nel 2008 bruciarono 2.750 ettari, nel 2009 furono percorsi dal fuoco 2.528 ettari e nel 2010 ci fu una preoccupante risalita fino a 3.149 ettari inceneriti. In Italia l’estate 2012 si è aperta con un numero preoccupante di roghi: 2.500 gli incendi segnalati
prima del 10 giugno, poi saliti a 3.900 a metà luglio, ossia circa il 165% in più rispetto allo scorso anno.

La maggior parte degli incendi che interessano aree boschive è di origine dolosa, ben il 64,3% dei casi, mentre sono colposi il 22,7%, hanno cause dubbie il 12,7% e sono accidentali solo lo 0,3% e naturali lo 0,2% (dati Corpo Forestale dello Stato). Una conferma viene dai dati 2011 del Rapporto Ecomafie di Legambiente: il Lazio è salito dal sesto al quarto posto della classifica nazionale per le infrazioni legate ad incendi –dolosi, colposi, generici– con 715 infrazioni e un aumento di ben 223 illeciti rispetto all’anno precedente.

“Nel Lazio la situazione è critica, occorre lavorare per preservare soprattutto i parchi e le aree boscate dalle conseguenze di veri e propri atti criminali -conclude Avenali-. Negli scorsi anni avevamo assistito a una riduzione del grave fenomeno, in particolare, grazie all’applicazione della legge quadro 353 del 2000 che attraverso il catasto comunale delle aree percorse dal fuoco, impedisce di speculare sulle aree, ma anche grazie a campagne informative e di sensibilizzazione. Certo, la riduzione ai minimi termini dei parchi da parte della Regione non aiuta: le ultime due maggioranze hanno commissariato gli enti per tempi lunghissimi, ora lo sono da due anni nel silenzio generale, e sono di volta in volta stati ridotti i trasferimenti di risorse, costringendo a salti mortali anche per mettere la benzina nelle automobili dei guardiaparco e limitando moltissimo le attività di fruizione delle aree protette, che sono la vera risposta al rischio incuria e degrado. Anche in tempi di revisione della spesa pubblica bisogna stare attenti a dove tagliare. Lo abbiamo detto sui Comuni più piccoli, come sulla scuola e sui tribunali, ma vale anche sui parchi che rappresentano una ricchezza ambientale di enorme valore anche turistico, specie nella Capitale.”

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