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Goletta Verde, Legambiente Lazio: “Nuovo cemento dei porti minaccia le coste”

Anzio, Fiumicino, Civitavecchia, ma anche Ladispoli, San Felice Circeo e le isole pontine a rischio: una riorganizzazione dei porti esistenti eviterebbe lavori inutili e dannosi per l’ambiente.

Ben 10mila nuovi posti barca in porti e approdi turistici vecchi e nuovi rischiano di piombare nei prossimi anni nel Lazio, raddoppiando gli attuali 8mila. Porti praticamente ovunque, senza porsi il problema della cementificazione del litorale, del peggioramento della qualità delle acque del mare, della profonda modificazione delle correnti marine e quindi del peggioramento dei fenomeni di erosione costiera.

E’ questo l’allarme lanciato questa mattina da Legambiente Lazio, in anteprima durante la trasmissione Buongiorno Regione del TGR Lazio, collegata con la Goletta Verde ad Anzio. Proprio ad Anzio (Rm), è stato di recente approvato il progetto del nuovo porto da 791 posti barca; a Fiumicino (Rm) sono per ora fermi i lavori del nuovo Porto della Concordia realizzato in piena zona di esondazione a rischio R4 della foce del Tevere con ben 1.445 posti barca; sempre a Fiumicino, il 10 ottobre, è scaduto il bando che prevede anche un nuovo Porto Commerciale; a Ostia sono pronti a partire i lavori per portare i posti barca a 1.400; pericolo anche a Rio Martino (Lt), dove il porto sarà realizzato addirittura con risorse pubbliche della Regione (6,4 milioni di euro) e della Provincia di Latina (2,5 milioni); a Formia (Lt), si attende un nuovo diluvio di cemento del nuovo porto turistico “Marina di Cicerone” da 628 posti barca; a San Felice Circeo (Lt), grazie ai Tribunali sembrava essere scritta la parola fine sul raddoppio del Porto Turistico, ma con la scusa del “completamento funzionale del porto”, sono diversi i nuovi progetti che amplierebbero gli attuali 250 posti barca aggiungendone 100, 243 o 328 nel peggiore dei casi. “Siamo molto preoccupati, un diluvio di nuovo cemento minaccia le coste del Lazio, serve più equilibrio e attenzione, si rischia di peggiorare la qualità delle acque e di ridurre le aree balneabili compromettendo il futuro del mare e del turismo -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-.

Ciò che preoccupa di più è la cieca volontà di andare avanti con progetti inutili, in nome di un guadagno tutt’altro che certo: basta pensare che uno degli studio degli industriali della nautica affermava già diverso tempo fa che, senza aggiunger un metro cubo di cemento in più sulle coste italiane, si sarebbero potuti realizzare ben 39mila nuovi posti barca semplicemente riorganizzando, ristrutturando e adeguando i bacini esistenti.” E’ infinito l’elenco dei porti che si vorrebbero costruire. A Ladispoli (Rm) il 24 ottobre si analizzeranno i progetti presentati in conferenza dei servizi per un nuovo porto turistico (con annesse residenze probabilmente). Problemi anche sulle isole pontine: a Ventotene da diverso tempo è previsto un aumento di 150 unità nautiche, passando così da 30 a 180 posti, mentre a Ponza, sembra fermo il progetto di nuovo porto turistico a Cala dell’Acqua da 500 imbarcazioni, che si aggiungerebbe all’ampliamento dell’attuale porto turistico (450 posti). E dulcis in fundo, a Civitavecchia dal 2006 un progetto di massima, ipotizza un nuovo “Terminal Cina”, con una cassa di colmata di 3.000.000 di metri cubi per una banchina lunga 1,7 km e larga tra i 400 e i 600 m, per una superficie di 1.000.000 di m², coronata in mare aperto da un nuovo antemurale di quasi 2 km.

Opere faraoniche che aggraverebbero il rischio idrogeologico e aumenterebbero l’effetto erosivo già fortemente presente sulle coste del Lazio. “Ottomila posti barca rischiano di diventare in pochi anni quasi 18mila, cementificando pezzi  importanti delle coste del Lazio e minacciando le correnti marine e quindi peggiorando l’erosione -commenta Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Porti costruiti in situazioni ambientali delicate, che troppo spesso si accompagneranno a case e centri commerciali. Ben 63 chilometri di coste laziali sono interessate da fenomeni di erosione, il 23% del totale, come confermano anche ricerche internazionali, nuove impattanti cementificazioni le metterebbero ancora più a rischio.”

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Smog a Roma, monumenti a rischio: vietare la circolazione delle auto intorno a siti principali ed estendere Ztl

E negli ultimi due giorni polveri sottili fuorilegge a Preneste, Francia, Magna Grecia, Cinecittà e Tiburtina

“Dopo il Colosseo tocca alle Chiese, oltre ai danni provocati dallo smog alla nostra salute, anche i monumenti sono fortemente a rischio a causa dell’inquinamento atmosferico, bisogna limitare il traffico attorno a questi siti -afferma preoccupato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. 

Per fermare il processo di erosione occorre subito vietare il transito a tutte le automobili intorno ai siti monumentali più importanti della città, istituendo nuove immediate pedonalizzazioni, ma anche allargare gli orari della Ztl fino alle 21 tutti i giorni e fino alle 3, senza interruzione, nel fine settimana. Il Colosseo ha già perso un pezzo e ben vengano gli importanti lavori di restauro, ma quello è il più lampante esempio del deterioramento causato dallo smog e da là bisogna partire per liberare dalle auto lo spartitraffico più famoso del mondo, a cominciare da subito con l’estensione della Ztl a via Cavour, per arrivare alla pedonalizzazione completa con l’apertura della Metro C. E’ passato più di un altro anno dal crollo al Colosseo, non si può più tollerare il lento processo di deterioramento di beni culturali così preziosi per la nostra città.”

Così Legambiente commenta il nuovo studio condotto da Ispra e Iscr (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro) che ha analizzato ben 77 monumenti, lanciando un nuovo allarme sugli effetti nocivi di azoto e polveri sottili al patrimonio culturale e artistico di Roma. San Marco, San Martino ai Monti, San Tommaso in Parione, San Filippo Neri e Santa Cecilia in Trastevere: dopo l’allarme del Colosseo, sono queste le Chiese che corrono i maggiori rischi a causa dello smog prodotto dalle automobili nella Capitale. I monumenti del centro storico analizzati presentano una media di erosione compresa tra i 6 e i 6,2 micron all’anno, valore preoccupante se confrontato con quello cosiddetto “accettabile di erosione” fissato per convenzione in 8 micron all’anno.

E negli ultimi due giorni la qualità dell’aria della Capitale era tutt’altro che buona, secondo gli ultimi rilevamenti di Arpa Lazio: il 28 settembre i valori delle polveri sottili PM10 erano oltre il limite di legge di 50 microgrammi per metrocubo a Preneste (54 microgrammi per metro cubo), Francia (64), Magna Grecia (51), Cinecittà (51) e Tiburtina (52); il 29 settembre la situazione era in sostanza la stessa con superamenti nelle centraline di Francia (56), Tiburtina (51), Magna Grecia  (53) mentre tutte le altre registravano valori molto vicini al limite di legge.

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