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Sequestro Oleodotto Civitavecchia-Fiumicino, ora si faccia chiarezza e si metta in sicurezza il territorio

Sequestro Oleodotto Civitavecchia-Fiumicino, Legambiente: ora si faccia chiarezza e si metta in sicurezza il territorio
Il gip del Tribunale di Civitavecchia, Massimo Marasca, ha disposto il sequestro dell’oleodotto Civitavecchia-Fiumicino. A novembre scorso fu oggetto di alcuni furti che hanno procurato danni ambientali per lo sversamento di cherosene.
“Buono il provvedimento giudiziario su una infrastruttura delicata e pericolosa che ha scatenato un vero disastro ambientale lo scorso novembre – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio –  ora si istallino sistemi di controllo adeguati, preservando la sicurezza del territorio e della natura di Fiumicino”.
Lo sversamento dello scorso novembre aveva provocato la morte immediata della fauna ittica nei canali interessati e il disastro non è arrivato al mare solo grazie alle condizioni meteo-climatiche che ne hanno impedito la diffusione.
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Legambiente: sversamento Maccarese. Un disastro ambientale annunciato

Sversamento Maccarese: per Legambiente un disastro ambientale annunciato
“Un oleodotto senza controlli seri dell’azienda, e dopo tanti furti è arrivato il disastro ambientale”

Anche Legambiente oggi all’unità di crisi convocata dal Comune di Fiumicino a seguito dei furti di cherosene dall’oleodotto “Civitavecchia-Aeroporto di Fiumicino” del 6 e 7 novembre scorsi; gli ultimi di una lunga serie che dopo oltre venti episodi, hanno portato al disastro ambientale di Maccarese. L’impegno profuso in questi giorni per bonificare i torrenti Arrone e Rio Palidoro da parte di tanti volontari, dell’amministrazione locale e di quanti questo territorio hanno vissuto e riempito di importanti attività zootecniche, rischia ora di essere vanificato dalle quantità di liquami sversati e dalle correnti che possono spingere in mare gli oli. Oltre 30 tonnellate di cherosene sversato, più di 50 Germani reali e decine di nutrie morte oltre a quintali di pesce, queste le prime drammatiche e non definitive stime del disastro alla fauna.

“Un oleodotto più volte interessato in passato da furti di cherosene, non può rimanere mal custodito come è accaduto; questo disastro ambientale si poteva e doveva evitare anche attraverso un monitoraggio serio dei punti di maggior delicatezza, corrispondenti con l’attraversamento dei fossi stessi – dichiarano Roberto Sacchi presidente di Legambiente Lazio e Daniele Rauso responsabile del circolo Legambiente Fiumicino – chiediamo che sia fatta estrema chiarezza e che le indagini, oltre a ricercare i colpevoli materiali dello sversamento, riguardino anche procedure di monitoraggio interno dell’oleodotto a dir poco negligenti; un passaggio sporadico di guardiania non può garantire la sicurezza di una conduttura tanto delicata quanto devastante in caso di rottura come è accaduto. Siamo nella splendida Riserva del Litorale Romano, in un’area di enorme pregio per la produzione zootecnica laziale e con una costa che se fosse raggiunta dal cherosene vedrebbe crollare la qualità già non eccelsa degli ecosistemi marini, e dopo la strage della fauna ittica interna si rischia il disastro su tutto il litorale”.

Gli attivisti di Legambiente si sono messi a disposizione dell’amministrazione di Fiumicino ad operare attraverso le procedure di Protezione Civile nella bonifica della coste in caso di spiaggiamento di idrocarburi, da anni infatti l’associazione ambientalista forma i propri volontari per essere preparati ad intervenire sviluppando percorsi di alta formazione sulla “Marine Pollution”.

 

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Mercati illegali, Legambiente: 21 indagini per traffici illeciti e merci contraffatte tra Civitavecchia per mare e Ciampino e Fiumicino per via aerea.

Mercati illegali, Legambiente: 21 indagini per traffici illeciti e merci contraffatte tra Civitavecchia per mare e Ciampino e Fiumicino per via aerea.
Dodici inchieste per traffici illeciti e merci contraffatte riguardano il porto di Civitavecchia e nove altre riguardano gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, su 163 indagini internazionali in Italia una su dieci riguarda il Lazio, 21 in totale, il 12,9%. E’ questo uno dei dati più importanti della nuova
ricerca presentata da Legambiente e Consorzio Polieco sui flussi illeciti tra l’Italia, l’Europa e il resto del mondo.

“I numeri dei traffici illeciti tra il porto di Civitavecchia e gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino sono molto preoccupanti, richiedono una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, nascondono un mercato a terra che coinvolge la criminalità organizzata -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Servono anche maggiori controlli per andare a fondo e sgominare il fenomeno, attraverso sanzioni specifiche per i reati ambientali secondo la direttiva già introdotta in Europa.”

Il porto di Civitavecchia si presta bene ad essere  usato dai trafficanti, in Italia è al secondo posto come porto di destinazione con Venezia e Bari
dopo Ancona per numero di inchieste, mentre si piazza al terzo posto come porto di partenza: lontano dai riflettori delle indagine per mafia e situato a due  passi dalla Capitale e dal suo immenso mercato (e in genere al centro dello Stivale), è  quello dove entrano illegalmente soprattutto merci contraffatte, compresi i prodotti  enogastronomici, e specie animali protetti dalla Convenzione Cites, o semplicemente  in violazione delle norme italiane ed europee.

A settembre, proprio nel porto di Civitavecchia, i funzionari dell’Ufficio delle Dogane hanno sequestrato, ad esempio, 11 mila cartoni di olio di oliva fatto passare per olio extra vergine ed in partenza per Canada e Stati Uniti per un valore complessivo di circa 226.000 euro. Via aerea viaggia l’alta tecnologia contraffatta, pregiata e poco ingombrante:  la scorsa estate, allo scalo di Ciampino i funzionari hanno sequestrato 1.766  articoli contraffatti provenienti dalla Cina, fra accessori e componenti per telefonia . In quegli stessi giorni, gli inquirenti hanno scoperto migliaia di prodotti contraffatti negli scali di Fiumicino e Ciampino.

Dalle numerose indagine condotte dai forestali e dalle altre forze di polizia, il nostro  paese appare come nodo strategico per l’ingresso fuori legge in Europa dei pesci: arrivano da noi prevalentemente dai mari dello Sri Lanka, di Bali, del Mali  nell’aeroporto di Fiumicino in scatoloni, in sacchetti di plastica con poca acqua, per  poi commercializzarli dove c’è mercato, anche all’interno dei confine Ue.  Uno dei mercati che si è più consolidato negli ultimi anni è quello legato alla  cosiddetta medicina tradizionale cinese, che utilizza parti di animali a rischio di  estinzione.

Per merci di dimensioni minori e purtroppo per animali di piccole dimensioni si scelgono i corrieri e sono 9 le inchieste che riguardano gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino nel Lazio. A Fiumicino arrivano specie protette, pelli, avorio ed altre parti di animali che arrivando in Italia, ripartono per i mercati europei, americani ed asiatici.

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Aeroporto Fiumicino, Legambiente: aderiamo a manifestazione contro speculazione, raddoppio inutile e devastante

Aeroporto Fiumicino, Legambiente: aderiamo a manifestazione contro speculazione, raddoppio inutile e devastante
“Il raddoppio dell’aeroporto di Roma Fiumicino è una speculazione inutile e devastante, stop all’aumento delle tariffe aeroportuali e all’approvazione del Contratto di programma, non si possono usare i soldi degli utenti per una iniziativa che non è di alcun interesse pubblico –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Potenziare quello scalo, non significa raddoppiarne il sedime speculando su aree agricole vincolate, sui 1.300 ettari della Riserva del Litorale quelle trasformazioni sono vietate dalla legge e dunque non realizzabili, le aree interessati hanno grande valenza ambientale e sono assolutamente vincolate.”

Legambiente aderisce alla manifestazione indetta dal Comitato Fuoripista per domani sabato 15 dicembre alle ore 15, con partenza da Piazza G. B. Grassi a Fiumicino. Da tempo Legambiente e i Comitati hanno chiesto di essere ascoltati sul piano presentato da ADR nel quale figurano l’irrobustimento delle infrastrutture di Fiumicino Sud, lo sviluppo di Fiumicino Nord, la cosiddetta riqualifica di Ciampino a City Airport e lo sviluppo del nuovo scalo di Viterbo. Secondo Legambiente Ciampino andrebbe almeno fortemente ridimensionato come prevede la zonizzazione acustica approvata per poi essere chiuso e non trasformato in city airport e per il terzo scalo qualcuno dovrebbe spiegare se nel quadro attuale sia effettivamente necessario e quale sarebbe l’impatto.

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Legambiente scrive a Censis: rammarico per mancato coinvolgimento nella discussione su ricerca aeroporto Fiumicino dei comitati, delle associazioni e di Legambiente

“Le scrivo per sottolinearle il rammarico per il mancato coinvolgimento nella discussione dei comitati, delle associazioni e di Legambiente”. Si apre così la lettera che Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, ha scritto a Giuseppe Roma, Direttore del Censis, in merito alla presentazione della ricerca “Crescere per far crescere. I distretti aeroportuali per il rilancio del paese. Il caso dell’Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino”, che si terrà domani 16 dicembre.

“Conoscendo l’autorevolezza del vostro istituto, abbiamo partecipato molto volentieri alle audizioni che il CENSIS ha svolto nell’ambito della ricerca stessa e siamo perfettamente d’accordo con le vostre affermazioni -continua il testo della lettera-, il futuro dell’aeroporto dipende dalla responsabilizzazione delle istituzioni e dei soggetti sociali, e dalla capacità di coinvolgere positivamente le comunità locali che attualmente subiscono gran parte dei costi sociali della sua attività.”

“Proprio per questo sarebbe stata utile e necessaria, a nostro avviso, la partecipazione delle comunità territoriali sin da questa prima discussione della ricerca, per giocare quel ruolo di attori protagonisti in un processo che li deve vedere necessariamente coinvolti.” “In questi giorni siamo forse particolarmente sensibili al tema, vista l’apertura da parte di Enac della consultazione per il contratto di programma con Adr, che nel pieno rispetto delle norme di legge vedono però ancora una volta non coinvolte le ‘organizzazioni sociali’, nonostante nello scorso febbraio lo stesso Ministro dei trasporti avesse auspicato per la redazione di un più ampio strumento di pianificazione aeroportuale nazionale, che lo stesso Enac aprisse questi confronti.”

“Non so se lo strumento del ‘distretto aeroportuale’, che il CENSIS propone possa essere l’organismo di ‘condivisione istituzionale e sociale del territorio, per ‘fare convergenza tra le opportunità legate allo sviluppo dell’aeroporto e le aspettative di crescita delle comunità locali’, quel che è certo è che l’incontro e la condivisione sono fondamentali per la tutela, lo sviluppo, il futuro del nostro territorio.”

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Rifiuti, Legambiente Lazio: “Ha ragione Franca Valeri”

“Ha ragione Franca Valeri, la Regione Lazio non può scegliere di scavare nuove buche senza confrontarsi con nessuno, senza un piano rifiuti, a Corcolle in un luogo così ricco di storia come a Fiumicino in un’area agricola di valore piuttosto che a Riano affianco alle case -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, in relazione alla lettera aperta di Franca Valeri pubblicata ieri su diversi quotidiani romani-. Per anni abbiamo lottato per la chiusura di Malagrotta che significa rompere un monopolio sulla gestione dei rifiuti che non fa bene al Lazio, ora vorremmo poter convividere le scelte della Regione in questa direzione, ma è impensabile fare un’operazione del genere nel chiuso delle stanze dell’istituzione, senza confronto con i cittadini, le parti sociali, semplicemente facendo una croce sopra una mappa, andando a consumare nuovo territorio. È scandaloso, bisogna interrompere questa procedura che porta il Lazio verso il baratro, discutere e approvare il piano rifiuti prima di procedere con la scelta di nuovi siti, capire i quantitativi in gioco, le modalità e i tempi degli interventi per la riduzione, il riuso e la differenziata. Oggi nel Lazio l’80% almeno dei rifiuti vanno a finire in discarica, non si può chiudere Malagrotta creando un’atra Malagrotta, ma solo e unicamente attraverso una moderna gestione dei rifiuti che faccia perno sul porta a porta.”

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