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Legambiente e Rete Onu contro l’abbandono dei riufiuti per una città più sostenibile e pulita

Piazza Vittorio Emanuele – Incontro con i media a partire dalle 12.30

L’Italia, grazie al coordinamento del Ministero dell’Ambiente, aderisce al primo ECUD (European Clean Up Day) e alla campagna Let’s Clean up Europe lanciata dalla Commissione Europea.

L’edizione italiana si terrà sabato 10 maggio con evento conclusivo previsto a Roma, in Piazza Vittorio Emanuele II, a partire dalle ore 12:30.

I volontari di Legambiente e gli operatori della Rete Nazionale Operatori dell’Usato saranno impegnati per tutta la mattinata di Sabato 10 Maggio nella pulizia della Piazza e nella raccolta di rifiuti abbandonati nelle adiacenze della Stazione Termini, in sinergia con l’AMA spa, l’azienda d’igiene ambientale della Capitale.

I rifiuti raccolti verranno classificati e consegnati in maniera differenziata agli operatori dell’AMA spa.

Nel corso della mattinata verranno allestiti stand informativi sulle best practices in tema di riduzione dei rifiuti, esposizioni di pezzi di artigianato artistico realizzati rigorosamente con materiali recuperati e consigli su come restituire a seconda vita vecchi pc e computer portatili.

Intorno alle ore 13 è prevista l’accoglienza di una delegazione composta da una rappresentanza del CONAI e dei Consorzi di Filiera, da operatori del settore ambientale, dei media e giovani giornalisti guidata dal Sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani.

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Rifiuti, Legambiente: stop a nuovo modello gestione immondizia, è già fallito.

Rifiuti, Legambiente: stop a nuovo modello gestione immondizia, è già fallito. Monitoraggio Legambiente: IV Municipio è una discarica a cielo aperto, cassonetti strapieni, sporcizia ovunque e nessuna informazione per i cittadini. Esposto di Legambiente alla Corte dei Conti per danno erariale, contro spreco soldi cittadini, Ministero e Regione.
Mentre Malagrotta viene prorogata per l’ennesima volta da un inutile commissario, a Roma è già fallito il nuovo modello per la gestione dei rifiuti avviato dall’AMA e dal Comune poche settimane fa. La triste realtà è evidenziata dal dossier fotografico dei volontari del circolo Legambiente Aniene che in questi giorni hanno passato al setaccio il IV Municipio: la raccolta, che differenziata non è, è diventata simbolo dell’inciviltà e della vergogna di vivere in una sorta di discarica nella quale i cittadini non sanno dove gettare i rifiuti e gli addetti dell’AMA non passano a raccoglierli, mentre la differenziata porta a porta è un sogno lontano.

In Val Maria, buste cariche di rifiuti di natura imprecisata sono abbandonate in mezzo alla strada. Il cassonetto che dovrebbe contenere carta è strapieno e malridotto dopo un incendio, mentre buste spinte a forza escono dal cassonetto che dovrebbe contenere la plastica. Anche i cassonetti svuotati continuano ad avere come cornice a terra rifiuti in carta, plastica, un cartone di spumante, c’è persino una valigia abbandonta. I cassonetti sono stracolmi e così i cittadini gettano tutto a terra. In via Val Padana la situazione non cambia e tra una campana per la raccolta del vetro ed i cassonetti si notano con sgomento grandi buste di rifiuti lasciate per strada. Da un cassonetto per la carta spunta cartone e tutto intorno vi è una collina di rifiuti che impedirebbe il passaggio anche dei più volenterosi. Anche in via Val Pellice i rifiuti non si trovano dentro ai cassonetti, ma sono stati lasciati lì vicino: buste di plastica sono state incastrate nel cassonetto della plastica tentando invano di infilarle. A Via Conca d’Oro siamo all’emergenza sanitaria con sacchetti riversi su pozze d’acqua lasciate dalla pioggia dei giorni scorsi sempre di fronte ai cassonetti.

“Il nuovo modello per la gestione dei rifiuti proposto dall’AMA è già fallito, le strade sono invase di rifiuti da settimane, come comitati e associazioni avevano denunciato sarebbe successo. Altro che chiudere Malagrotta, piuttosto che investire per passare davvero in modo esteso al porta a porta, AMA e Comune hanno preferito una nuova sperimentazione folle con i cassonetti -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Questa situazione è inaccettabile, le proteste dei cittadini sono enormi, solo 26mila cittadini su oltre 200mila sono passati al porta a porta vedendo facilitata la possibilità di conferire i rifiuti differenziati, mentre tutti gli altri continuano a mantenere una vetusta raccolta stradale, o peggio sono tornati indietro anche dove il folle “sistema duale” aveva almeno ottenuto di rimuovere il cassonetto per l’indifferenziato. Il Comune deve rivedere il modello, allargare subito i quartieri serviti col porta a porta, progettando per bene gli interventi, eliminando i cassonetti, mentre contestualmente servono tavoli quartiere per quartiere per affrontare i numerosi problemi del nuovo sistema, tornando indietro rispetto al modello messo in campo.”

Il monitoraggio dei volontari di Legambiente ha preso sotto esame anche Via Val Cenischia dove uno stendino in plastica e ferro è stato gettato con disinteresse davanti ai cassonetti su un monte di
rifiuti di ogni foggia e colore, con buste contenenti non si sa bene cosa e scatoloni mezzi aperti e mezzi chiusi gettati di fronte al cassonetto per la plastica. Lunga Via Val Maggia, i cassonetti per la raccolta non differenziata sono strapieni, buste, scatole di cartone, contenitori per giocattoli, cassette di plastica per la frutta, cassettine di cartone, polistirolo, cappelli per lampade, un ombrello rotto fanno bella mostra davanti a molti dei cassonetti lungo la strada.

“E’ evidente ormai che AMA e Comune non vogliono far funzionare la raccolta differenziata e stanno sprecando i soldi dei cittadini e quelli del Ministero e della Regione, faremo quindi un esposto per danno erariale alla Corte dei Conti, non si può continuare in questo modo -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. I romani hanno visto la tariffa rifiuti aumentare del 45% negli ultimi cinque anni mentre la differenziata era quasi ferma e la discarica di Malagrotta ha continuato a fagocitare l’80% della monnezza della Capitale. E’ chiaro che la direzione di prendere è tutt’altra rispetto a quella che AMA e Comune hanno voluto caparbiamente mettere in campo, la soluzione è a portata di mano con il passaggio alla raccolta domiciliare porta a porta in modo esteso su tutto il territorio come si fa già in 1400 Comuni ricicloni in Italia. Uno scandalo tutto romano, che va fermato subito, se davvero si vuole sventare una nuova Malagrotta a Monti dell’Ortaccio, come il commissario ai rifiuti vorrebbe.”

A Via Val di Sangro stessa musica, ben quattro cassonetti circondano in maniera discutibile la campana per il vetro e anche in questo caso i rifiuti sono fuori e non dentro ai cassonetti. Via Val di Non purtroppo non ricorda la bellezza alpestre ma una discarica piuttosto, con grandi buste dei rifiuti contenenti materiali facilmente differenziabili, cartoni dei pannolini, involucri di polistiroli, il cartone di una TV e tante tante buste piene oltre l’orlo del marciapiede. L’ultimo dettaglio che  aggiunge colore al quadro generale è un contenitore per la raccolta dell’umido quasi vuoto, che ad un attento esame mostra varie buste di plastica con contenuto non differenziato. Non ci sono, peraltro, né informazioni né controlli di alcun genere da partedagli addetti dell’ MA o dei Vigili, i cittadini spesso non sanno dove buttare i materiali, visto  che le informazioni sono assolutamente carenti. La frequenza di raccolta non risponde a nessun tipo di esigenza dei residenti che devono fare interminabili e pericolosi slalom per gettare i rifiuti.

“Il monitoraggio del nuovo modello di gestione dei rifiuti realizzato da Legambiente e dai comitati nel Municipio IV mostra chiaramente l’insuccesso di una politica sciatta, con soldi dei cittadini gettati dalla finestra per un risultato assolutamente prevedibile e negativo -afferma Annamaria Romani, presidente del Circolo Legambiente Aniene-. Non ha senso un modello di differenziata a cassonetto, non funziona, non semplifica la vita dei cittadini anzi la complica. Allo stesso tempo, non ha alcun senso la raccolta dell’organico con un normale enorme cassonetto stradale da 2.400 litri, senza alcuna protezione e nessuna possibilità di verifica dei conferimenti errati, è un sistema che non si pratica in questo modo in nessuna altra città. Bisogna che Comune e AMA rimettano subito mano al modello, non si può andare avanti con l’immondizia gettata ovunque per le strade.”

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Comuni Ricicloni 2011: nel Lazio solo in 7 superano la soglia del 60% nella raccolta differenziata

ROMA BOCCIATA, CON IL SISTEMA MISTO NON FA PROGRESSI, ASSENTI ANCHE GLI ALTRI CAPOLUOGHI DI PROVINCIA LAZIALI

ACQUAPENDENTE MIGLIOR COMUNE DEL CENTRO ITALIA PER RACCOLTA RIFIUTI ELETTRONICI, CIAMPINO PER RICICLO DEL LEGNO, CISTERNA DI LATINA PER RICICLO ALLUMINIO

Ciampino (Rm), Oriolo Romano (Vt), Castelnuovo di Porto (Rm), Sermoneta (Lt), Roccagorga (Lt), Lenola (Lt) e Campodimele (Lt): sono solo 7 su 378 (un misero 1,9% del totale) i “Comuni Ricicloni” del Lazio secondo Legambiente, quelli che già nel 2010 hanno superato il 60% di raccolta differenziata, anticipando di un anno l’obiettivo stabilito per tutti i comuni italiani secondo la legge. Bocciata Roma, dove la raccolta domiciliare col sistema misto continua a non funzionare, con gli altri capoluoghi di Provincia che continuano a restare indietro.

Tra i Comuni del Lazio con più di 10.000 abitanti, Ciampino (Rm) ha conquistato una buona posizione, attestandosi al 7° posto della classifica relativa all’area Centro Italia, con una percentuale di raccolta differenziata pari al 62,4% per i suoi 38.000 abitanti ed un indice di buona gestione -non legato solo alla differenziata, ma l’azione a tutto campo nella gestione dei rifiuti, dalla produzione, a riduzione e riciclo- del 59,70, che hanno permesso di risparmiare 100,58 kg procapite di CO2. Anche quest’anno sono i Comuni laziali con meno 10.000 abitanti a dare prova di una migliore gestione dei rifiuti: Oriolo Romano (Vt) conquista il 2° posto in classifica con il 74% di raccolta differenziata e un indice di buona gestione del 71,64; ma va bene anche Castelnuovo di Porto (Rm) che si posiziona al 3° posto della classifica con 71,1% di raccolta differenziata e un indice di buona gestione del 68,53; Sermoneta (Lt) si attesta al 4° posto con il 67,6% di differenziata e un indice del 68,36; seguono Roccagorga (Lt) al 61,9% e un indice del 61,7 (10° posto), Lenola (Lt) al 13° posto con il 60,9% di raccolta differenziata e un indice del 57,99, Campodimele (Lt) al 17° posto con il 64,4% di raccolta differenziata e un indice del 56,51. Complessivamente, le buone pratiche di gestione dei rifiuti dei Comuni ricicloni laziali hanno permesso di non immettere in atmosfera ben 2.257.464,57 kg di anidride carbonica in un anno.

“I Comuni ricicloni fanno ben sperare, ma nel Lazio il problema sta a Roma e nei capoluoghi, dove bisogna smetterla con le scuse e seguire l’esempio delle decine di altri grandi centri italiani che raggiungono risultati seri con il porta a porta – ha commentato il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati – Nella Capitale il sistema della differenziata misto è un fallimento assoluto, siamo stufi e sconcertati di vedere mucchi di rifiuti attorno ai cassonetti e cittadini costretti a inseguire i camioncini, ed è scandaloso che dopo aver adottato questo metodo il Comune e l’AMA vadano a chiedere deroghe alle norme di legge al Ministero dell’Ambiente. Per  portare Roma al 45% di raccolta differenziata entro il 2011 sarebbe stato necessario far passare almeno 1,2 milioni di romani al vero sistema porta a porta, che nei quartieri dove è in funzione sta dando ottimi risultati. E’ sconcertante che non si riesca a fare questa semplice scelta, con 630 milioni di Euro che i cittadini pagano con la tariffa ogni anno, Roma dovrebbe essere un gioiello sul fronte dei rifiuti. Stessa storia per gli altri capoluoghi del Lazio, devono svegliarsi e fare la loro parte, recuperando un ritardo nella raccolta differenziata davvero inammissibile. Chiederemo un urgente incontro agli amministratori per affrontare queste vergognose situazioni”.

Altri riconoscimenti, nell’ambito dell’edizione 2011 di Comuni Ricicloni, hanno riguardato il Comune di Cisterna di Latina (Lt), premiato dal CiAl (Consorzio Imballaggi Alluminio) come miglior Comune dell’area Centro Italia nella raccolta e trattamento dell’alluminio (le fasi di raccolta vengono effettuate principalmente con un sistema di bidoncini condominiali); il Comune di Acquapendente (Vt), campione di raccolta nel Centro Italia per la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), con 16,7 kg per abitante; e di nuovo Ciampino (Rm), miglior Comune Riciclone 2011 per il centro Italia secondo Rilegno, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi in legno, con 12,69 kg di legno avviato al recupero pro-capite.

“Nel Lazio serve un programma per la riduzione, il riuso e la raccolta differenziata domiciliare dei rifiuti, non un nuovo piano di discariche e inceneritori come quello che propone la Regione. L’emergenza è dietro l’angolo servono la volontà e gli investimenti iniziali, le buone pratiche dei Comuni ricicloni vanno estese per una gestione moderna dei rifiuti – conclude Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio –. Si vanno diffondendo buoni esempi, ma sono troppo pochi, bisogna avviare un processo partecipato e virtuoso, serve il coinvolgimento delle amministrazioni, delle parti sociali, degli imprenditori per vincere, non certo la iattura di un commissariamento che toglierebbe responsabilità al territorio. È tempo di muoversi, le discariche sono sempre più piene e l’unica soluzione moderna per gestire i rifiuti è quella di
riciclarli, bisogna fare leva sui Comuni virtuosi per estendere di più le buone pratiche.”

Tabella Comuni Ricicloni 2010 Lazio – Categoria Comuni sopra i 10.000 abitanti – Area Centro Italia Posizione Comune Provincia Abitanti Indice % RD Kg Co2 pro capiTe  risparmiati

Altri Comuni virtuosi nel Lazio che, pur non raggiungendo il 60% di RD necessario per essere Comune Riciclone, hanno soddisfatto l’obbligo di legge fissato per il 2010, ovvero il 50% di RD: Acquapendente (53,3%), Fumone (58,3%), Monte San Biagio (54%), Nepi (58,6%) e Trevignano Romano (54%).
Comuni Ricicloni 2011 è stato realizzato da Ecosportello Rifiuti, lo sportello informativo di Legambiente per le pubbliche amministrazioni sulle raccolte differenziate, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare. In collaborazione con: Conai, Federambiente, Fise Assoambiente, Anci, Cial, Comieco, CoRePla,  CoReVe, Cna, Rilegno, Consrzio Italiano Compostatori, Centro di Coordinamento RAEE, Novamont, Achab Group, Lab23, Tritech, Scuola Agraria del Parco di Monza e la rivista Rifiuti Oggi. Il dossier completo “Comuni Ricicloni 2011” è disponibile sul sito www.ecosportello.org.

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Malagrotta, Legambiente: ennesimo schiaffo a gestione rifiuti. Domani audizione presso Commissione Ambiente della Regione Lazio: commissariamento ma e poi mai

Basta, la procedura d’infrazione su Malagrotta è l’ennesimo schiaffo alla gestione dei rifiuti nel Lazio, d’altronde i continui ricorsi di chi gestisce la discarica e le continue proroghe da parte della Regione non possono produrre che questo. E mai e poi mai si pensi a un nuovo commissariamento sui rifiuti, sarebbe una vera iattura, decida chi amministra – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Per dieci anni la Regione Lazio è già stata inutilmente commissariata, portando solo ad allargamenti di tutte le discariche, poi appena è finita la deresponsabilizzazione delle amministrazioni locali sono iniziati i primi frutti, gli importanti investimenti sulla differenziata, i primi impianti di compostaggio, i Comuni ricicloni in costante aumento. Questa è l’unica strada, in audizione alla Commissione Ambiente della Regione Lazio lo diremo con chiarezza.”

L’analisi di Legambiente Lazio è basata sui pezzi di carta, in particolare sull’ultima ordinanza firmata dalla Presidente Polverini, n. Z0012 del 31/12/2010, e su quella precedente n. Z0007 del 5 luglio 2010.

In sostanza, tra il 1999 e il 2002, la Società Giovi s.r.l. è stata autorizzata alla realizzazione e messa in esercizio di due impianti di preselezione e riduzione volumetrica dei RSU (TMB), denominati “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2”, e la società A.M.A. S.p.a. alla realizzazione e messa in esercizio di altri due impianti di selezione e trattamento RSU (TMB), siti a Roma, in via Salaria n. 981 ed in via Rocca Cencia n. 301. I suddetti impianti, seppur realizzati, al dicembre 2010 non risultavano funzionare al pieno delle loro potenzialità. Nel 2009 il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha disposto che la trito vagliatura dei rifiuti possa essere considerata “forma di pretrattamento del rifiuto indifferenziato ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di cui all’art. 7, comma 1 del D.lgs. 36/2003”, quale trattamento fisico, “finalizzato a ridurre il volume dei rifiuti e a separare alcune frazioni merceologiche, quali i metalli, può rispondere ai requisiti della norma comunitaria.”

Per questo nel luglio 2010 è stato imposto al gestore di “installare delle unità di tritovagliatura, presso la discarica sita in località Malagrotta e, nelle more, di proseguire nello smaltimento”. La società E.Giovi s.r.l. ha presentato ricorso al TAR, impugnando parzialmente l’Ordinanza n. Z0007 del 5 luglio 2010 di cui sopra, e con una successiva nota alla Regione Lazio il CO.LA.RI. (Consorzio Laziale Rifiuti, consorziata con la Società E. Giovi s.r.l.) ha rappresentato “che l’intervento imposto con l’Ordinanza suddetta risulta imponente per organizzazione tecnico-operativa ed economica e che lo stesso richiede tempi di realizzazione e investimenti notevoli”, e con una nota successiva ha trasmesso “una relazione tecnica per la lavorazione “accelerata” dei rifiuti urbani differenziati negli impianti TMB di Malagrotta”. Con l’ordinanza n. Z0012 del 31/12/2010 la Presidente Polverini, prende atto del percorso svolto in una lunga e articolata premessa affermando che: la Regione ha “tenuto conto delle risultanze assunte (…) in merito all’individuazione di una soluzione che, medio tempore, possa scongiurare criticità ambientali che deriverebbero dall’interruzione delle attività di smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati provenienti dai Comuni di Roma, di Ciampino e di Fiumicino e dalla Città del Vaticano”, ha “considerato che l’installazione delle unità di trito-vagliatura, anche mobili, (…) consentirebbe di trattare le quantità di rifiuti urbani raccolti in modo indifferenziato non avviati agli impianti di T.M.B. tale da ottemperare pienamente a quanto previsto dall’art. 7, comma 1, del D.Lgs 36/2003 e s.m.i. in attesa che il complesso degli interventi previsti dalla programmazione regionale venga attuato”, “considerato che comunque è necessario assicurare quanto prima la piena messa in funzione degli impianti di TMB presenti nel comune di Roma”, e ancora “considerato che,  allo stato attuale, non è possibile provvedere altrimenti e che la prosecuzione delle operazioni di smaltimento presso la discarica in oggetto, secondo modalità che comunque garantiscano un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente, rappresenta una soluzione necessaria ed urgente a tutela della salute pubblica e dell’ambiente”, ha “ritenuto di dover consentire il proseguimento del servizio pubblico di smaltimento dei rifiuti urbani prodotti dal bacino di riferimento presso la citata discarica, in attesa dell’avvio a regime degli impianti di trattamento meccanico biologico e di quelli di termovalorizzazione, esistenti ed in fase di realizzazione”.

Dopo la lunga premessa, la Regione Lazio ha ordinato “per le motivazioni di cui in premessa”: alla Società E. Giovi S.r.l. di installare tempestivamente e quindi nel minor tempo possibile e, comunque, entro e non oltre sei mesi (…) delle unità di trito-vagliatura, con  recupero della frazione merceologica dei metalli ferrosi, presso l’impianto di discarica sito in località Malagrotta, nel Comune di Roma, in numero tale da consentire il trattamento di tutti i rifiuti urbani indifferenziati (…) in ingresso alla medesima discarica non sottoposti al preventivo idoneo trattamento; (…) assicurare entro sessanta giorni (…), la piena operatività degli impianti di preselezione e riduzione volumetrica dei RSU (TMB), denominati Malagrotta 1 e Malagrotta 2; all’A.M.A. S.p.a. di assicurare, entro sessanta giorni (…), la piena operatività degli impianti di selezione e trattamento RSU (TMB), siti a Roma in via Salaria n. 981 ed in via Rocca Cencia n. 301.

“Sono attive le unità di trito vagliatura che dal luglio 2010 dovevano essere messe in funzione a Malagrotta? E gli impianti di trattamento meccanico biologico autorizzati tra il 1999 e il 2002 alle due società stanno finalmente funzionando? – si domanda ancora Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Non c’è da stupirsi se la Commissione Europea interviene, anzi. Il Comitato Malagrotta da molti anni sta chiedendo verifiche su tutte le procedure. Il Comune di Roma e la Regione Lazio dovrebbero finalmente convincersi che riduzione, riuso e riciclaggio sono l’unica via per risolvere il problema rifiuti, smettendola con assurde raccolte differenziate miste o con bizzarri piani rifiuti che prevedono tutto e il contrario di tutto. Servono specifiche strategie e azioni attuabili e risorse finanziarie per l’attuazione, non si può compilare un libro dei sogni e prevedere pure un “piano B” fatto di discariche e inceneritori, se non si raggiungessero gli obiettivi fissati.”

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Rapporto Ecomafie 2011 di Legambiente: nel Lazio 8,5 illegalità al giorno, 3.124 infrazioni nel 2010, il 10,1% del totale nazionale

Crescono reati legati su rifiuti, stabilmente elevati reati cemento illegale e aumentano incendi, calano infrazioni in campo faunistico e per arte rubata.

Legambiente Lazio: conferma illegalità troppo diffusa e pericolosa ascesa criminalità organizzata. Stroncare preoccupante commistione interessi, serve forte risposta
istituzionale Regione Lazio, a sostegno prezioso lavoro forze ordine e magistratura.

8,5 illegalità al giorno, 3.124 infrazioni nel 2010, il 10,1% del totale nazionale. Crescono in modo preoccupante i reati legati al ciclo dei rifiuti, rimangono stabilmente elevati i numeri dei reati per il ciclo del cemento e aumentano quelli degli incendi boschivi, mentre calano le infrazioni legate alle illegalità in campo faunistico e all’arte rubata. E’ questa la fotografia che emerge dal Rapporto Ecomafie 2011 di Legambiente, che quest’anno vede il Lazio scendere di tre posizioni rispetto all’anno precedente, tornando al quinto posto che già aveva nel 2008 dal secondo posto dello scorso anno, appena sotto al podio nella triste classifica nazionale delle ecomafie, elaborata sulla base dei dati delle Forze dell’Ordine.

Si dimezzano le persone denunciate da 2.248 a 1.197, diminuiscono i sequestri che quest’anno sono stati 751 a fronte dei 919 del 2009 e vedono un drastico crollo anche le persone arrestate, 5  ontro le 30 dell’anno prima, mentre diminuiscono di poco i reati (da 3.469 a 3.124, meno 345). Colpiscono le 231 infrazioni accertate in provincia di Roma per reati che riguardano i rifiuti, che portano questo territorio al terzo posto della classifica delle province in Italia per questi fenomeni, mentre sono seriamente preoccupanti le 264 infrazioni nella provincia di Latina nel ciclo del
cemento che la portano al quarto posto in Italia e le 246 nella provincia di Roma che la fanno piazzare quinta in Italia.

“Nel Lazio crescono i reati legati allo smaltimento illecito dei rifiuti e sono saldamente elevati quelli per il cemento illegale, una triste conferma di una illegalità troppo diffusa e di una pericolosa ascesa della criminalità organizzata che richiede una risposta determinata da parte della Regione, per sostenere il prezioso lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Da un lato continuano gli illeciti diffusi, ma dall’altro si radicano organizzazioni criminali con troppi casi nei quali ci sono legami con amministrazioni locali ben oltre i livelli di guardia, soprattutto nel Sud Pontino. Da un lato, servono norme più severe, ed è molto positivo che si stia lavorando per il recepimento nel codice penale delle norme europee, quella deve essere l’occasione per potenziare gli strumenti a disposizione delle Procure. Dall’altro, chiediamo più attenzione da parte delle istituzioni, prima su tutte la Regione Lazio che deve prendere sul serio questo allarme. Su cemento e rifiuti, la Regione deve dare un forte impulso alle Amministrazioni locali con il nuovo piano rifiuti che deve puntare su una nuova stagione per la gestione dei rifiuti, che incrementi riduzione e raccolta differenziata, settori a basso livello di illegalità e infiltrazione, facilitando sul fronte del cemento abusivo il riavvio delle ruspe per gli abbattimenti.”

Risulta davvero preoccupante nel Lazio l’andamento dei reati legati al ciclo dei rifiuti, al cemento illegale. Il Lazio quest’anno scala una posizione e passa da sesta a quinta regione in Italia per ecomafie nei rifiuti (dopo le quattro regioni storicamente caratterizzate da infiltrazioni mafiose), con un incremento del 30% dei reati accertati che arrivano ad essere 376, pari al 6,3% del totale nazionale, con 341 persone denunciate, 169 sequestri e nessun arresto. Una situazione critica, tanto da far affermare alla Direzione nazionale antimafia (Dna) nell’ultima relazione annuale che la “dispersione dell’attività investigativa nelle varie procure ordinarie (…), in funzione di un coordinamento utile a evidenziare segnali di presenza di sodalizi mafiosi dietro le organizzazioni o i traffici individuati, ha di fatto reso impossibile o estremamente difficoltoso comprendere quali siano le dimensioni degli interessi delle altre mafie verso questo fenomeno criminale, interessi che non possono certamente escludersi.” Mafie o no, la cronaca recente è zeppa di storie riguardanti provvedimenti giudiziari legati al ciclo dei rifiuti, con imprenditori e funzionari pubblici solleticati dalla prospettiva di guadagni facili: da Minturno (Lt), a Villa Latina (Fr), da Anagni (Fr) a Ceprano (Fr) e fin nelle isole pontine e a Roccasecca (Fr). Stabilmente elevati i numeri nel ciclo del cemento: i 721 i reati accertati (il 10,4% del totale nazionale) confermano il Lazio in terza posizione, dopo Calabria e Campania, con 913 persone denunciate, 269 sequestri effettuati e un arresto. Possono servire per fotografare il fenomeno del cemento illegale nella nostra Regione anche gli ultimi dati ufficiali forniti dalla Regione Lazio: dal 2004 al 2009 sono stati perpetrati 41.588 abusi edilizi, con una media di 20 al giorno. Il 22% di questi si concentra i numeri e le storie del ciclo del cemento nei 23 comuni costieri della regione, in aree vincolate paesaggisticamente, dove un immobile vale sul mercato in media il 30% in più rispetto a edifici costruiti in aree di minor pregio ambientale. Casi diffusi un po’ ovunque, dalla Capitale con vicende assurde come quella dell’ufficio condono edilizio più volte sotto inchiesta della procura alle vicende dei Mondiali di nuoto, alla provincia di Latina che è la più colpita dall’illegalità nel settore edilizio e subisce anche una forte pressione della criminalità organizzata mafiosa dove risultano particolarmente esposti i comuni all’interno del Parco nazionale del Circeo, con un milione e 200.000 metri cubi fuori legge -2 abusi edili per ogni ettaro-, ma anche qualche buona notizia come gli abbattimenti lungo le sponde del lago di Paola. Preoccupanti casi anche a Tor San Lorenzo, frazione di Ardea (Rm) dove non mancano però importanti segnali positivi legati ai recenti abbattimenti voluti dall’amministrazione comunale, ma anche nel Parco dei Castelli romani.

“I numeri delle Ecomafie rimangono davvero inquietanti, c’è una preoccupante commistione di interessi che va stroncata immediatamente con una forte risposta istituzionale, ma anche portando a termine i processi già avviati –ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. L’abusivismo si esprime nelle pieghe dell’urbanistica ufficiale, con grandi sequestri che riguardano troppo spesso lottizzazioni nate legali e divenute nella loro attuazione abusive, ma anche nella lotta agli incendi boschivi si vede un arretramento dopo il positivo lavoro svolto col catasto. Leggendo i dati sembra poi probabile che la gravità dei reati stia aumentando, la diminuzione degli arresti fa pensare a pene detentive più gravi come la reclusione, mentre l’elevato numero dei sequestri evidenzia la necessità di importanti misure cautelari. Servono allora più controlli da parte dei Comuni, ma bisogna anche agire sul piano educativo, sulla cultura della legalità, e speriamo che la Regione Lazio voglia presto rinnovare il sostegno all’attività dell’Osservatorio Ambiente e Legalità che la nostra associazione da tempo porta avanti, anche col numero verde 800- 911856. Alla Regione chiediamo anche fermezza nei confronti dei grandi processi che si stanno celebrando nel Lazio, da quello per traffico illecito di rifiuti nel viterbese a quello per i reati della Valle del Sacco, le comunità non si possono permettere che siano prescritti per decorrenza dei termini buttando anni di lavoro.”

Nel Lazio va male anche sul fronte incendi, dove da qualche tempo si registravano trend positivi: con 492 incendi (erano stati 394 l’anno scorso), pari al 10% del totale dove invece risultano in calo i numeri complessivi, si passa dal settimo al sesto posto a livello nazionale, con 15 persone denunciate e 10 sequestri effettuati. Non cambiano i dati relativi alle archeomafie e ai reati contro la fauna: anche per il 2010 il Lazio conferma il triste primo posto tra le regioni italiane in entrambi gli ambiti. Contribuendo al 18,7% del totale nazionale, i reati contro la fauna registrati nel Lazio sono stati 1.091 nel 2010, per un totale di 201 persone denunciate e 146 sequestri effettuati. Per le Archeomafie il Lazio registra la peggior performance italiana, dovuta però anche al patrimonio esistente nel territorio regionale: sono state 161 le opere d’arte rubate nel Lazio, il 16,4% del totale nazionale.

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