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Goletta Verde riparte a difesa dei mari italiani: tappa ad Ostia dal 13 al 16 ottobre

Goletta Verde riparte a difesa dei mari italiani

Dieci tappe nelle aree marine protette per parlare di Marine Strategy e tutela della biodiversità

 Nei mari italiani si stimano 700 rifiuti per km quadrato, ma il 70 per cento è ancora nascosto nei fondali

Oltre mille specie aliene trasferite nel Mediterraneo dai mari esotici per colpa delle attività umane 

Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente, riparte per difendere i mari italiani dai rifiuti e dalla perdita di biodiversità. Un viaggio che prenderà il via oggi, 28 settembre, da Portovenere nella Cinque Terre reso possibile grazie alla collaborazione del Parco dell’Arcipelago Toscano e al sostegno del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Nel corso del tour sarà affrontato il tema della Marine Strategy, la direttiva 2008/56 sull’ambiente marino che prevede il raggiungimento del buono stato ecologico, per le acque marine di ogni stato membro, entro il 2020, sulla base di 11 descrittori che considerano tutti gli aspetti legati all’impatto delle attività umane sull’ambiente marino come la pesca insostenibile, l’introduzione di sostanze inquinanti, rifiuti e specie aliene, ma anche l’inquinamento acustico sottomarino.

Tra questi il problema dei rifiuti, nei mari e sulle spiagge, sta assumendo proporzioni davvero preoccupanti: stando alle stime del Consiglio Generale della Pesca nel Mediterraneo (FAO) sono oltre sei milioni di tonnellate i materiali solidi e pericolosi di origine umana che vengono scaricati ogni anno nei mari del mondo. I rifiuti galleggianti che vediamo in superficie, nel mare e in spiaggia, costituiscono però solo una minima parte del problema: almeno il 70% dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino affondano: uno studio Ispra, realizzato nell’autunno 2014 tra il delta del Po e Caorle, evidenzia una densità media di più di 700 rifiuti per km2, con una densità in peso per km2 di circa 100 kg. Anche sul fondo del mare la plastica rappresenta la stragrande maggioranza dei rifiuti ritrovati sui fondali (ben il 92%), che è anche tra quelli più pericolosi: viene ingerita da cetacei, tartarughe e uccelli marini causando danni spesso letali e la sua frammentazione genera micro-particelle che, ingoiate dai pesci, posso arrivare fino alle nostre tavole. Goletta Verde affronterà anche il tema dell’invasione delle specie aliene, cioè di specie che sono originarie di altre aree geografiche, ma sono state introdotte accidentalmente dall’uomo nel Mar Mediterraneo.

I due temi principali di quest’edizione speciale di Goletta Verde – che si avvale del sostegno anche delle Aree marine protette Isole Egadi, Tavolara, Secche di Tor Paterno, Cinque Terre e Parco nazionale del Cilento – saranno affrontati durante incontri pubblici, workshop dedicati alla marine strategy, visite guidate a bordo e giornate dedicate agli alunni degli istituti scolastici italiani con laboratori didattici e lezioni di educazione ambientale.

 “Le specie aliene e i rifiuti marini rappresentano una minaccia per la biodiversità e un pericolo per la tutela del mare da qui agli anni futuri. L’attuazione della Marine Strategy e il raggiungimento degli obiettivi al 2020 rappresentano quindi una grande opportunità per i nostri mari – dichiara Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente. Per questo è necessario lavorare per assicurare la chiusura delle attività di studio entro l’anno, così come previsto dalla direttiva europea, e passare il prima possibile alla fase successiva, quella di attuazione di interventi per il raggiungimento del buono stato ecologico dei nostri mari entro il 2020”.

“Gli obiettivi che ci impone di raggiungere la Marine Strategy – spiega Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi – sono raggiungibili più facilmente utilizzando le idee, le azioni e il know-how anche attraverso la moltiplicazione e la promozione         delle aree marine protette, territori che possono giocare un ruolo fondamentale nella custodia e nella cura della biodiversità marina e costiera, ma possono anche essere da stimolo per la crescita e lo sviluppo di un’economia locale responsabile e sostenibile”.

 A riprova dei livelli di criticità raggiunti basta citare i dati dell’indagine svolta da Goletta Verde nell’estate 2014 con 87 ore di osservazione di rifiuti galleggianti nei mari italiani e 1.700 km di mare monitorati, calcolando fino a 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato: rifiuti per lo più plastici appunto con una percentuale di quasi il 90%. Il mare più “denso” di rifiuti risultò l’Adriatico con 27 rifiuti galleggianti ogni km2 di mare; un bacino che si distingue anche per la quantità di rifiuti plastici derivanti dalla pesca: il 20%, considerando reti e polistirolo galleggiante, frammenti o intere cassette che si usano per contenere il pescato, percentuale che viene superata solo dalle buste pari al 41% e dai frammenti di plastica al 22%.  Il Mar Tirreno con una densità di rifiuti pari a 26 ogni kmq conta invece la più alta percentuale di rifiuti di plastica: il 91%. Da notare che di questa ben il 34% è costituito da bottiglie (bevande e detergenti) che superano la percentuale di buste di plastica (29%) che, invece, fino all’anno scorso avevano il sopravvento. Meglio il Mar Ionio che grazie alla sua posizione geografica conta “solo” 7 rifiuti ogni kmq di mare. Indagine che è stata ripetuta anche quest’anno da Goletta Verde durante i due mesi di navigazione estiva per i mari italiani e i cui risultati saranno resi noti nei prossimi mesi.

Rifiuti che non si trovano soltanto nei mari e nei fondali ma anche sulle spiagge. L’indagine “Beach litter”– eseguita dai volontari di Legambiente da aprile a maggio 2015 su un’area di 136.330 mq, pari a quasi 20 campi da calci – ha permesso di individuare e smaltire 22.114 rifiuti spiaggiati. In particolare sono stati trovati 17 rifiuti ogni 100 mq, 5 rifiuti in più ogni 100 mq rispetto all’indagine dell’anno precedente.

Non da meno il problema della specie aliene nei nostri mari che rappresenta a livello globale la seconda causa di perdita di biodiversità. Secondo uno studio del Centro comune di ricerca dell’Ue, che ha esaminato i dati di oltre 986 specie esotiche, stiamo assistendo alla più grande invasione in corso sulla Terra: quasi 1.000 specie aliene si sono “trasferite” nel Mediterraneo da mari esotici per colpa delle attività umane. I risultati suscitano preoccupazione soprattutto perché queste acque sono l’habitat di oltre 17.000 specie di cui il 20% non si trova in nessun altro luogo. Tra le specie aliene troviamo 60 specie di alghe introdotte accidentalmente a causa dell’acquacoltura al largo della costa di Venezia e della Francia sudoccidentale, oltre a circa 400 specie di pesci vertebrati alieni che sono approdati nei nostri mari passando proprio dal Canale di Suez. Tra questi, il barracuda del Mar Rosso, cresciuto nel corso degli anni sia di numero che di taglia che ha creato scompiglio soprattutto nei luoghi dove convive con la spigola, che essendo predatore solitario è incapace di competere nell’attività di caccia con i branchi di barracuda. Introdotte accidentalmente dall’uomo, a causa dell’aumento e della globalizzazione del traffico marittimo; migrate tramite i canali naturali o artificiali, importate per fini commerciali, per esempio per l’acquacultura: tutti questi fattori hanno portato a una sempre maggiore diffusione di specie alloctone nel Mediterraneo. Il rischio è quello di modificare il delicato equilibrio biologico, frutto di migliaia di anni di evoluzione, e di introdurre specie che entrino in competizione per cibo e habitat con le specie autoctone, che introducano agenti patogeni e che creino delle specie ibride, provocando così mutamenti radicali all’ambiente. Inoltre vi è un danno economico causato dalle specie aliene, le quali possono essere causa di una diminuzione della produttività agricola, forestale e ittica, della riduzione delle risorse idriche e del degrado del suolo e dei sistemi infrastrutturali.

Itinerario Goletta Verde per la Marine Strategy:

Portovenere Cinque Terre ► 28 settembre -1 ottobre

Olbia ► 2-6 ottobre

Acciaroli ► 8-12 ottobre

Ostia ► 13-16 ottobre

Isola del Giglio ► 16-20 ottobre

Isola d’Elba ► 20-23 ottobre

 

EVENTI PARALLELI

Favignana ► ottobre (data in corso di definizione)

Lampedusa ► 17-18/10

Palermo ► 23-24/10

Milazzo ► 24/10

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Lazio da bollino rosso, “fuorilegge” il 75% dei prelievi effettuati da Goletta Verde

Su 24 campionamenti eseguiti lungo la costa, ben 18 presentavano cariche batteriche oltre i limiti di legge. La situazione più critica lungo il litorale romano. Ancora assenti le informazioni in spiaggia sulla qualità delle acque. Sei agglomerati laziali finiti sott’accusa anche dall’Ue per la carenza depurativa

Legambiente: “Gli appelli dello scorso anno non sono bastati, quest’anno c’è però la possibilità di intervenire prima di compromettere del tutto la stagione balneare e salvare i nostri corsi d’acqua. Serve lo sforzo congiunto di Regione, comuni e enti preposti, subito investimenti regionali sul Piano di Tutela delle Acque e istituzione del Parco del Tevere. Purtroppo ancora una volta rischiamo di pagare multe salatissime invece di investire questi soldi sull’adeguamento dei depuratori”.

È senza appello l’esito dei monitoraggi di Goletta Verde: sui 24 campionamenti effettuati lungo i 329 chilometri del litorale laziale, ben 18 – cioè il 75% – presenta un’altissima concentrazione di inquinamento microbiologico. Le acque analizzate dal laboratorio mobile di Legambiente hanno evidenziato la presenza di scarichi non depurati adeguatamente con presenze di valori di escherichia coli e enterococchi intestinali ben al di sopra dei valori consentiti dalla normativa vigente, in particolare per i prelievi effettuati in prossimità di foci di fiumi, torrenti e canali. Per 13 dei 18 punti critici riscontrati, il giudizio è addirittura di “fortemente inquinato”. Insomma, non solo non è stato fatto alcun passo avanti rispetto allo scorso anno, ma la situazione, se possibile, è addirittura peggiorata. Legambiente chiede quindi che Regione e amministrazioni comunali si attivino immediatamente per risolvere questo grave deficit depurativo e non compromettere ulteriormente la stagione estiva che è appena iniziata.

È questa la fotografia scattata dalla celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che in questi giorni ha fatto tappa nel Lazio. L’istantanea regionale sulle analisi dell’equipe tecnica della Goletta Verde è stata presentata questa mattina, in conferenza stampa – presso la sede di Legambiente Lazio – da Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente e Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio e alla presenza di Antonio Mastrostefano, direttore della Comunicazione del Coou.

L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è quello di individuare i punti critici di una regione, analizzando il carico batterico che arriva in mare. Anche nel caso del Lazio, dunque, l’attenzione è stata focalizzata soprattutto alle foci e in tratti “sospetti” segnalati dai cittadini, attraverso il servizio SOS Goletta (www.legambiente.it/sosgoletta). Legambiente, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali. È evidente, però, che i tanti punti critici evidenziati dai nostri monitoraggi nel Lazio meritano un approfondimento da parte degli enti competenti.

Acque contaminate da scarichi non depurati adeguatamente che evidentemente provengono anche dalle aree interne e attraverso i fiumi si immettono a mare. A dimostrazione di ciò l’Unione Europea ha nuovamente avviato a fine marzo di quest’anno una procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane – dopo già due condanne a carico del nostro Paese – che coinvolge anche sei agglomerati urbani laziali: quello di Roma (con 2milioni 768mila abitanti equivalenti); di Anagni (20.267 a.e.), di Fontana Liri – Arce (9mila a.e.), di Monte San Giovanni Campano (9.100 a.e.), Orte (7.500 a.e.) e Piglio (4.800 a.e). Questi agglomerati risultano non

conformi all’art.4 in quanto non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceve un adeguato trattamento secondario.

“Non si tratta più soltanto di danneggiare ambiente e salute, perché oltre il danno rischiamo di subire per l’ennesima volta la beffa di pagare multe salatissime all’Unione Europea che graveranno su tutti i cittadini. Soldi che potrebbero essere, invece, investiti sull’adeguamento dei depuratori – dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente -. Il nostro Paese, dove gli scarichi del 22% della popolazione non vengono adeguatamente trattati, vive un vero deficit depurativo e il Lazio rispecchia in pieno questa emergenza. Non possiamo proseguire in questo modo uccidendo i nostri corsi d’acqua e il nostro mare. Non va meglio neanche sul fronte dell’informazione ai cittadini. La vigente direttiva sulle acque di balneazione impone, infatti, ai Comuni di divulgare l’informazione sulla qualità dei singoli tratti di mare, secondo la media degli ultimi quattro anni di prelievi (qualità scarsa, sufficiente, buona, eccellente). Eppure in nessuno dei punti campionati, né nelle immediate prossimità, i nostri tecnici hanno trovato traccia della cartellonistica informativa. Regione e Comuni, sia costieri che dell’entroterra, si attivino per colmare finalmente questo gap, perché investire sulla tutela dell’ambiente è condizione indispensabile alla stessa economia della regione”.

“Lo scorso anno avevamo chiesto di affrontare con urgenza il problema della depurazione con l’obiettivo di cambiare rotta già da questa stagione balneare – aggiunge Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio. – Ciò non è ancora avvenuto e oggi riscontriamo addirittura un aumento dei punti critici, alle foci dei fiumi e dei torrenti, ma anche in alcune spiagge, su canali che passano nel bel mezzo degli ombrelloni. I prelievi sono stati effettuati nella prima metà di giugno e non a fine luglio come lo scorso anno, quando il carico antropico delle aree costiere è di certo molto più elevato. È un dato questo che deve preoccupare, ma che ci pone nelle condizioni di poter agire fin da subito per salvare l’estate dei cittadini del Lazio e del nostro mare. Abbiamo già inviato ai comuni interessati dai nostri prelievi, nonché a Regione e enti preposti, il dettaglio delle analisi effettuate da Goletta Verde, proprio a dimostrazione dello spirito costruttivo che anima la nostra azione. Per salvare i nostri fiumi, il nostro mare e le nostre coste, la Regione investa seriamente sul Piano di Tutela delle Acque e per realizzare gli interventi necessari, convochi insieme ai comuni costieri, quelli interni che si insistono sugli assi di fiumi e torrenti. Oltre al carico antropico sulla costa, sono infatti da affrontare tutte le situazioni di mancata depurazione dell’entroterra che, immancabilmente arrivano in mare. Si devono attivare le politiche che guardano al futuro nell’ottica della sostenibilità: una su tutte l’istituzione finalmente, del Parco Fluviale del Tevere, vera svolta per il rilancio territoriale complessivo del Lazio”.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente nei giorni 13 e 14 giugno. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e vengono determinati inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e fortemente inquinati quelli che superano di più del doppio tali valori.

Addirittura 12 dei 13 prelievi effettuati nella provincia di Roma hanno evidenziato cariche di inquinanti ben al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. Per 10 di questi punti il giudizio è di “fortemente inquinato”. Il primo è quello nel comune di Santa Marinella (alla foce del canale sul Lungomare Pirgy in località Santa Severa), dove nei giorni scorsi gli attivisti di Legambiente hanno messo in atto un’azione di protesta proprio per chiedere alle autorità di risolvere la palese immissione nelle acque del mare di reflui urbani non depurati da alcuni tubi presenti sulla spiaggia. “Fortemente inquinanti” – così come lo scorso anno – i prelievi effettuati a Marina di Cerveteri (alla foce del fosso Zambra); a Ladispoli (foce Rio Vaccina); a Fiumicino (foce Canale dei Pescatori); a Roma-Ostia (foce del fiume Tevere); nei due punti analizzati a Pomezia, entrambi a Torvajanica (alla foce canale altezza via Filadelfia e alla foce canale all’altezza di via Siviglia); a Ardea (foce del fosso Grande). Rispetto allo scorso anno i tecnici hanno analizzato anche due nuovi punti, anche questi giudicati “fortemente inquinati”: ad Anzio (Lido dei Gigli alla foce del fosso Cavallo Morto – Lungomare delle Sterlizie) e a Nettuno (nella affollatissima spiaggia a destra della foce del fosso Loricina). Giudicati “inquinati” invece gli altri due punti di prelievo effettuati a Roma-Ostia (Foce canale spiaggia presso cancello n.1) e a Ladispoli (foce fiume Statua). Unico punto risultato con valori di inquinanti

nella norma, nella provincia di Roma, è stato quello alla spiaggia a sinistra della foce del Rio Torto a Pomezia.

Due, invece, i prelievi effettuati in provincia di Viterbo, uno dei quali fortemente inquinato (quello alla foce del fiume Marta in località Lido di Tarquinia) e uno nella norma (a Montalto Marina, alla foce del fiume Fiora). Anche in provincia di Latina sui 9 campioni prelevati dai tecnici di Goletta Verde ben 5 sono risultati con una carica batterica elevata. A San Felice a Circeo e a Gaeta sono stati effettuati due prelievi: in entrambi i casi è risultata fortemente inquinata l’acqua prelevata alla foce di due torrenti (per il primo comune è stata analizzata la foce del torrente Vittoria e per il secondo quella del torrente Longato), mentre nella norma quella prelevata nelle spiagge limitrofe, grazie alla capacità di diluizione del mare, ma per azzerare il rischio di inquinamento è urgente risolvere anche il problema dell’apporto inquinante dei corsi d’acqua vicini risultati invece con elevate cariche batteriche. “Inquinate”, inoltre, le acque prelevate nella spiaggia di Gianola a Formia (spiaggia presso Rio Santacroce) e a Marina di Minturno (alla foce del fiume Garigliano). Entro i limiti di legge, infine, gli inquinanti riscontrati a Terracina (foce del canale Sisto, in località San Vito) e a Fondi (foce canale Sant’Anastasia).

Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che da 30 anni si occupa della raccolta e del riciclo dell’olio lubrificante usato su tutto il territorio nazionale, è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, ha spiegato in conferenza stampa Antonio Mastrostefano, direttore della Comunicazione del COOU. L’olio usato si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno nel Lazio il COOU ha raccolto 10.252 tonnellate di olio usato – 6.548 in provincia di Roma, 1.533 a Frosinone, 1.373 a Latina, 593 a Viterbo e 205 a Rieti – evitandone così lo sversamento nell’ambiente.

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Spiaggia di Santa Severa, blitz di Goletta Verde contro gli scarichi abusivi

Esposto lo striscione “Che vergogna” e un cartello di avviso ai bagnanti.

Negli ultimi quattro anni per ben tre volte lo sbocco del canale di Lungomare Pirgy è risultato con presenza di cariche batteriche fortemente inquinanti

Legambiente: “le Autorità competenti e l’amministrazione comunale intervengano per fermare questo scempio. È ora di scoprire chi sta avvelenando il nostro mare”

Almeno tre canali, parzialmente nascosti dalla sabbia, che riversano a mare acque con una carica batterica fortemente inquinata. Così com’era capitato nel 2010, 2011 e nel 2012, anche quest’anno i prelievi realizzati dal laboratorio mobile di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a difesa del mare e delle coste italiane, alla spiaggia di Santa Severa – allo sbocco del canale sul Lungomare Pirgy all’altezza di Viale dell’Olimpo – hanno evidenziato la presenza di inquinamento molto al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. Canali che, presumibilmente, raccolgono scarichi abusivi di abitazioni e attività commerciali. Questo, nonostante, l’area risulti con un profilo “Eccellente” nel Portale delle Acque realizzato dal Ministero della Salute, secondo i campionamenti ufficiali eseguiti da Arpa Lazio negli ultimi quattro anni.

Per denunciare la criticità che Legambiente ormai segnala da tempo (negli ultimi quattro anni solo nel 2013 il punto campionato presentava valori entro i limiti di legge), questa mattina gli attivisti della Goletta Verde si sono recati sulla spiaggia di Santa Severa per un blitz. E’ stato esposto uno striscione con la scritta “Che vergogna” e un cartello di “avviso” ai bagnanti, per sensibilizzare anche la popolazione sulla necessità di richiedere un approfondimento di indagine da parte degli enti preposti.

“Per quanto il monitoraggio di Goletta Verde sia un’istantanea che non vuole sostituirsi ai controlli degli enti competenti, le criticità riscontrate dalle nostre analisi allo sbocco del canale del lungomare Pirgy si ripetono da anni e sono imbarazzanti – afferma Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde -. Non ci stancheremo di denunciare questo problema perché non è più plausibile che le istituzioni ignorino il fenomeno illegale degli scarichi abusivi né tanto meno la tutela della salute dei bagnanti che popolano la spiaggia di Santa Severa”.

“Chiediamo alle Autorità competenti e all’amministrazione comunale di intervenire immediatamente per capire chi scarica acque reflue senza un opportuno o, come sembra in questo caso, nessun trattamento depurativo – aggiunge Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio -. Quest’anno abbiamo voluto nuovamente analizzare, grazie all’ausilio dei tecnici di Goletta Verde, un punto che negli anni ci è stato sempre segnalato dai cittadini come “sospetto”. È evidente che le anomalie ci sono, quello che sorprende è che ancora una volta appare enormemente critica la qualità del mare su una spiaggia di straordinaria bellezza naturale, all’ombra dello splendido castello di Santa Severa che aggiunge un valore storico paesaggistico di eccellenza a questo luogo. Non basta nascondere alla vista i canali con della sabbia, serve mostrare coraggio ed evitare che la qualità delle nostre acque di balneazione, a Santa Marinella così come in tutto il Lazio, continui a peggiorare”.

Legambiente, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali. È evidente, però, che i punti critici evidenziati dai nostri monitoraggi meritano un approfondimento da parte degli enti competenti. Il prelievo è stato effettuato in data 13 giugno 2014. Nello specifico, i parametri indagati dai tecnici di Goletta Verde sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e vengono determinati inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e fortemente inquinati quelli che superano di più del doppio tali valori.

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Goletta Verde di Legambiente nel Lazio Depurazione ancora in forte crisi:

Goletta Verde di Legambiente nel Lazio
Depurazione ancora in forte crisi: 17 campionamenti su 24 risultati fuorilegge.
Le situazioni più critiche nella provincia di Roma e Viterbo, specie alle foci di fiumi e canali. Deficit depurativo ancora troppo elevato con reflui che finiscono direttamente in mare senza essere adeguatamente trattati

Tre bandiere nere: all’Immobiliare Gualandri per la vendita di una porzione del “Parco del Circeo”; alle Amministrazioni e al gestore Acea ATO2 per la pessima condizione del Fosso Zambra; a Minturno (Lt), per la cementificazione selvaggia della fascia costiera.

Legambiente: “Affrontare con urgenza il problema della depurazione con l’obiettivo di
cambiare rotta già dalla prossima stagione balneare. Dalla nuova giunta regionale ci
aspettiamo decisi sforzi anche per abbattimenti degli abusi edilizi e tutela della costa.”

Depurazione ancora in forte crisi: su 24 punti monitorati nel Lazio, ben 17 sono risultati “fuorilegge”. Le acque campionate dai biologi di Legambiente evidenziano la presenza di scarichi non depurati adeguatamente con presenze di valori di escherichia coli e enterococchi intestinali al di sopra dei valori consentiti dalla normativa vigente, in particolare per i campionamenti effettuati in prossimità di foci di fiumi, torrenti e canali. Ma anche le acque prelevate nei pressi di alcune spiagge -dov’era notevole la presenza di bagnanti- hanno raggiunto preoccupanti livelli di carica batterica. Le maggiori criticità sono state riscontrate lungo il litorale romano e in provincia di
Viterbo. Criticità che mettono ancora una volta in luce l’urgenza di tutelare l’ecosistema marino e fluviale di questa regione, messo a dura prova da scarichi non depurati adeguatamente ma anche dall’aggressione del cemento. Legambiente chiede a Regione e enti territoriali, sia costieri che dell’entroterra, di affrontare immediatamente questa sfida.

È questa la fotografia scattata da Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che ha fatto tappa nel Lazio oltre che per verificare lo stato di salute del mare, anche per puntare l’attenzione sulla cementificazione delle coste, l’erosione costiera e il consumo di suolo e sul mare “negato” ai bagnanti. L’istantanea regionale sulle analisi dell’equipe di biologi di Legambiente è stata presentata questa mattina, in conferenza stampa a Roma, presso la sede di Legambiente Lazio, da Stefano Ciafani, vicepresidente Legambiente; Lorenzo Parlati, presidente Legambiente Lazio; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio, alla presenza di Cristiana Avenali, consigliere Regione Lazio.

L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è quello di individuare i punti critici di una regione, analizzando il carico batterico che arriva in mare. Anche nel caso del Lazio, dunque, l’attenzione è stata focalizzata soprattutto alle foci, senza però tralasciare tratti di spiaggia “sospetti” segnalati dai cittadini, attraverso il servizio SOS Goletta, o dai circoli locali di Legambiente. Goletta Verde, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali. È evidente, però, che i punti criticievidenziati dai nostri monitoraggi meritano un approfondimento da parte delle amministrazioni competenti, alle quali oggi stesso saranno inviati i risultati, per individuarne le cause e risolvere il problema.

“È passato un anno, Goletta Verde è tornata nel Lazio ma il problema delle carenze della depurazione è sempre lì. Si tratta di una sfida da affrontare senza più tentennamenti – afferma Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente – che di certo non è nuova, visto che anche secondo l’Istat nel 2008 la performance depurativa del Lazio era tra le peggiori tra quelle delle regioni costiere del centro Italia, con appena il 65% del carico prodotto trattato. È evidente, dunque, che non si può continuare a compromettere la salute dei nostri corsi d’acqua e del nostro mare. Anche perché le carenze del sistema di depurazione non solo danneggiano ambiente e salute ma rischiano di farci spendere inutilmente soldi pubblici per pagare le sanzioni europee che potrebbero essere utilizzati per dare il via a cantieri per il trattamento dei reflui fognari. Regione e Comuni, sia costieri che dell’entroterra, si attivino per colmare finalmente questo gap, perché investire sulla tutela dell’ambiente è condizione indispensabile alla stessa economia della regione”.

Ma è l’intero “sistema mare” a dover essere tutelato in questa regione, visto che anche il recente rapporto “Mare monstrum 2013” di Legambiente, evidenzia un aumento delle infrazioni legate all’inquinamento del mare in questa regione. Nello scorso anno, infatti, sono state accertate 111 illegalità, che hanno fatto salire il Lazio dall’undicesima alla settima posizione, il 4,3% del totale nazionale. Proprio per denunciare i fenomeni di mancata depurazione e di cementificazione del territorio Legambiente assegna oggi tre bandiere nere, i vessilli attribuiti a chi si macchia di abusi e mancanze ai danni del mare e delle coste, come forte stimolo a fermare scelte sbagliate e cercare soluzioni diverse e nuove ai problemi. La prima all’Immobiliare Gualandri, che sta gestendo con trattative riservate la vendita di una porzione del “Parco del Circeo”, 2 milioni di metri quadri, che includono anche il “Picco di Circe”, il punto più alto di tutto il promontorio. La seconda, alle Amministrazioni del comprensorio (Cerveteri e Ladispoli) e al gestore del servizio idrico Acea ATO2,
per la pessima condizione del Fosso Zambra, fortemente compromesso dallo stato di inquinamento nel quale versa ormai da troppo tempo, come il vicino Rio Vaccina, a causa dell’insufficienza degli impianti di depurazione del territorio e di scarichi incontrollati. La terza, all’Amministrazione Comunale di Minturno (Lt), per lo stato di cementificazione selvaggia in cui versa la sua fascia costiera di alto
valore paesaggistico, stretta nella morsa del cemento tra stabilimenti balneari e abitazioni private costruite a ridosso del mare in molti casi abusivamente, a destra della foce del fiume Garigliano.

“Al mare servono finalmente politiche per la depurazione e la tutela delle coste, bisogna smettere subito di pensare che la costa sia una risorsa da sfruttare allo stremo –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio– Per questo con la Goletta Verde, Legambiente torna a sollecitare le istituzioni e gli enti preposti, serve un impegno immediato e risolutivo per l’adeguamento delle condotte fognarie e della depurazione. Servono, però, soprattutto nuove politiche regionali per tutelare una delle risorse più importanti, sul fronte ambientale ma anche su quello economico. Dalla nuova amministrazione della Regione Lazio ci aspettiamo un rilancio degli interventi del piano di tutela delle acque con nuovi investimenti anche di fondi europei, l’approvazione del piano paesistico con una fascia di inedificabilità su tutta la costa e subito nuovi sforzi per gli abbattimenti degli abusi edilizi, con un deciso cambio di rotta anche nei numeri sovrabbondanti del piano porti. Sono queste le sfide che questa Regione deve affrontare e, visto lo stato di attenzione nel quale versano i nostri fiumi, il nostro mare e le nostre coste, si tratta di sfide che non sono più rinviabili, vanno vinte al più presto”.Nel Lazio, il viaggio di Goletta Verde non ha riguardato solo la qualità delle acque, ma anche la qualità complessiva del litorale. A partire da Sabaudia (Lt),
dove Legambiente ha presentato i dati sul consumo di suolo sulle coste: dal 1988 nel Lazio sono stati cancellati quarantuno chilometri di costa, su un totale di 329 km oggi, da Minturno a Montalto di Castro, ben 208 risultano essere trasformati ad usi urbani e infrastrutturali, ossia oltre il 63%, un boom del cemento che non accenna a diminuire. A  Fiumicino (Rm), il cigno verde ha rilanciato un secco no al vecchio piano porti della Regione Lazio che prevede numeri da capogiro: ben 4.551 nuovi posti barca fra ampliamenti ed opere ex novo, da aggiungere ai 9.402 esistenti, un business di nuovi porti che corre a ritmi forsennati. A Ostia (Rm), nuovo blitz contro il “lungomuro” fatto di stabilimenti che bloccano l’accesso e impediscono persino la visuale, un mare sempre più “privato” con 77 strutture in 9 chilometri di costa, delle quali ben 57 completamente inaccessibili, l’87% del totale.

“Le coste del Lazio hanno bisogno di qualità, idee e progetti innovativi piuttosto che di nuovo cemento –dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio–. Il viaggio della Goletta Verde ha toccato luoghi bellissimi, fragili, dove si percepisce la necessità di scelte e di politiche nuove. Bisogna fermare definitivamente gli appetiti cementificatori che emergono dalle centinaia di osservazioni
“ammazza paesaggio” presentate dai Comuni al piano paesistico regionale, invertire la rotta bloccando una nuova inutile colata di cemento sui porti, restituire ai cittadini il diritto a fruire del mare e delle spiagge eliminando barriere, muri e cancelli. Sono queste
alcune delle priorità che la Regione con i Comuni, le parti sociali e le imprese deve affrontare subito, per dare un futuro diverso al mare del Lazio.” Ecco nel dettaglio i risultati del monitoraggio scientifico di Goletta Verde. I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dalla squadra di biologi di Legambiente che anticipa il viaggio dell’imbarcazione. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e vengono determinati inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e fortemente inquinati quelli che superano di più del doppio tali valori. Sui quattordici campionamenti effettuati in provincia di Roma solo in tre punti le analisi hanno evidenziato livelli di carica batterica entro i limiti di legge. Le acque degli altri prelievi, invece, sono risultate tutti “fortemente inquinati”. A partire dalla Capitale, dove sono “fuorilegge” due dei tre campionamenti eseguiti a Ostia (alla foce del fiume Tevere e alla foce del canale nei pressi della spiaggia situata all’altezza del cancello numero uno). Nella norma, invece, il prelievo effettuato alla
spiaggia sulla destra del canale dei Pescatori, sempre a Ostia. Cariche batteriche elevate anche a Marina di Cerveteri, alla foce del fosso Zambra; a Ladispoli, alla foce del rio Vaccina; a Fiumicino, alla foce del canale dei Pescatori; a Ardea, alla foce del fosso Grande; a Nettuno, nei pressi della spiaggia a sinistra del porto canale in via Matteotti.

Tre su tre “fortemente inquinati” i prelievi effettuati a Pomezia, uno alla spiaggia alla foce del rio Torto e due a Torvajanica (alle foci dei canali all’altezza di via Filadelfia e via Siviglia). Dei due prelievi effettuati a Anzio, uno è risultato “fortemente inquinato”: quello prelevato alla foce del fosso Cavallo Morto, lungomare delle Sterlizie, in località Lido dei Gigli. Entro i limiti di legge la carica batterica riscontrata, invece, alla spiaggia all’incrocio tra via Genova e via Venezia, sempre ad Anzio e nel comune di Santa Marinella, località Santa Severa, al lungomare Pyrgi (angolo viale  Olimpia). Sette i prelievi effettuati dai tecnici della Goletta Verde, invece, in provincia di Latina, tre dei quali “fuorilegge”. L’unico campionamento risultato “fortemente inquinato” è quello effettuato a Formia, in località Gianola, alla foce del rio Santacroce,al lungomare città di Ferrara. “Inquinate”,  invece, le acque prelevate a Latina (Foce Verde, incrocio tra strada Valmontorio e Strada dell’Argine) e quello a Marina di Minturno (alla foce del fiume Garigliano). Entro i limiti di legge, invece, i campionamenti a San Felice Circeo (spiaggia a 400 m alla sinistra idrografica del torrente Vittoria, presso viale Europa), a Terracina (foce canale Sisto, località San Vito), a Fondi (foce canale Sant’Anastasia, nell’omonima località) e a Gaeta (spiaggia in corrispondenza del torrente Longato – fronte via Sant’Agostino). Tre, infine, i campionamenti in provincia di Viterbo, tutti con cariche  batteriche oltre i limiti di legge. Fortemente inquinati i prelievi a Tarquinia (foce del fiume Marta, località Voltone) e a Montalto di Castro (foce fiume Fiora, località Marina). In quest’ultimo comune è risultato “inquinato” anche il prelievo alla foce del fosso Chiarone in località Pescia Romana. Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente.

“La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega Antonio Mastrostefano, responsabile Comunicazione del COOU. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – continua – questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Nel 2012 nel Lazio, il Consorzio ha raccolto 10.518 tonnellate di oli lubrificanti usati, 6.696 delle quali in provincia di Roma.

Il Monitoraggio scientifico
I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dalla squadra di biologi di Legambiente che anticipa
il viaggio dell’imbarcazione a bordo di un laboratorio mobile attrezzato. I campioni per le analisi
microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che
avviene nel laboratorio mobile lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I
parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici
(temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità). Le analisi chimiche vengono
effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo.
Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai chilometri di costa di ogni regione.
LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:

INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 500UFC/100ml

FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml

LE BANDIERE NERE 2013
All’Immobiliare Gualandri, che sta gestendo con trattative riservate la vendita di una porzione del “Parco del Circeo”, 2 milioni di metri quadri, in pieno Parco Nazionale che includono anche il “Picco di Circe”, ovvero il punto più alto di tutto il promontorio. Nell’annuncio si legge tra l’altro ‘il parco ha una eccezionale ubicazione (…), una proprietà di immenso prestigio, di valore -per certi versi  inestimabile”, simbolo delle vestigia mitologiche di Ulisse e della Maga Circe.’ Come se non bastasse, sempre al Circeo nel vicino Comune di Sabaudia, si rischia di perdere circa un ettaro di duna sita tra l’Hotel Oasi di Kufra e la Terrazza Beach, oltre 8mila metri
quadrati di patrimonio naturale protetto, in questo caso oggetto di un’asta fallimentare, venduti con base d’asta di 230mila euro.

Alle Amministrazioni del comprensorio (Cerveteri e Ladispoli) e al gestore del servizio idrico Acea ATO2, per la pessima condizione del Fosso Zambra, fortemente compromesso dallo stato di inquinamento nel quale versa ormai da troppo tempo, come il vicino Rio Vaccina, acausa dell’insufficienza degli impianti di depurazione del territorio e di scarichi incontrollati. Episodi di inquinamento del mare, morie di pesci, acqua sporca vanno battuti realizzando subito il potenziamento dei depuratori nelle frazioni di Ceri e Sasso, Cerenova,  Valcanneto.

All’Amministrazione Comunale di Minturno, per lo stato di cementificazione selvaggia in cui versa la sua fascia costiera di alto valore paesaggistico, stretta nella morsa del cemento tra stabilimenti balneari e abitazioni private costruite a ridosso del mare in molti casi abusivamente, a destra dalla foce del fiume Garigliano. L’area è classificata nel PTPR (piano paesistico regionale) quale area TI/Tutela Integrale –fascia costiera ad alto valore paesaggistico- e il Comune ha presentato osservazioni per chiedere che tale fascia sia “ridotta dagli attuali 300 metri a 160 metri, fino a coincidere con la via Pantano Arenile”. Alla Regione chiediamo di respingere la richiesta e di intervenire con l’Ufficio di Vigilanza anti-abusivismo per realizzare subito gli abbattimenti degli edifici abusivi.

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Goletta Verde di Legambiente Mare negato: viaggio nei nove chilometri off-limits del litorale romano

Goletta Verde di Legambiente
Mare negato: viaggio nei nove chilometri off-limits
del litorale romano

I numeri del dossier: l’87 per cento degli stabilimenti non rispetta la normativa
e impedisce l’accesso alla battigia da parte dei bagnanti. A Ostia la situazione
più critica con il “lungomuro” a impedire addirittura la visione del mare

Legambiente: “La Giunta della Capitale riveda subito l’ormai vecchio Piano
degli arenili e fermi l’avanzata illegale verso il mare, eliminando ogni cancello,
tornello, barriera o ingressi esclusivi”

Prezzi alle stelle rispetto ai canoni irrisori concessi dallo Stato: nelle casse
italiane arrivano dagli stabilimenti appena 100 milioni di euro a fronte di
oltre 2 miliardi di incassi ogni estate

Un mare sempre più “privato”. Il litorale romano, che si estende per circa nove chilometri, sta diventando un caso limite di accesso alla battigia, come può facilmente appurare chi durante la stagione estiva decide di fare un tuffo da queste parti. Ci hanno provato i volontari di Legambiente durante la giornata di mercoledì 24 luglio: con asciugamano in spalla hanno verificato la possibilità di accesso alla battigia nelle 77 strutture, di cui 12 chioschi e 65 stabilimenti. I risultati sono a dir poco scandalosi: 57 strutture sono completamente inaccessibili, l’87% del totale. Una situazione intollerabile, che viola palesemente la normativa vigente che obbliga i concessionari a garantire almeno una fascia di cinque metri destinati al libero transito per l’accesso alla battigia (legge finanziaria del 2006, art. 1, comma 25). Legambiente chiede, quindi, al sindaco Marino e alla Giunta capitolina innanzitutto di aggiornare il piano degli arenili  arginando così l’aggressione illegale e continua verso il litorale romano, a partire dal “lungomuro” di Ostia, e promuovendo l’eliminazione immediata di ogni cancello, tornello, barriera amovibile o ingressi esclusivi che possano essere di intralcio alla libera fruizione di un’area demaniale.

I numeri dell’inaccessibilità del litorale romano sono stati illustrati nel corso dell’appuntamento di questa mattina a Ostia, in occasione del passaggio della Goletta Verde di Legambiente, la storica campagna di monitoraggio e informazione per tutelare e salvaguardare i mari e le coste italiane. Per l’occasione Legambiente Lazio ha presentato il dossier “Ostia. Basta Lungomuro”, alla presenza di Lorenzo
Parlati, presidente Legambiente Lazio; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio, Elisabetta Studer presidente del circolo  Legambiente Ostia Mediterranea e Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde.

Sono diverse le situazioni di disagio per ciò che concerne la possibilità di accesso in spiaggia su tutto il litorale laziale: se infatti è vero che alcune spiagge non hanno assolutamente problemi di accessibilità, in diversi casi si trovano vere e proprie barriere sia di accesso che di visuale dell’arenile che viene nascosto spesso da veri e propri muri di cabine, aiuole e strutture di ogni genere. La peggiore è senza dubbio quella di Ostia dove da troppo tempo si nega l’accesso alle spiagge per gran parte del “Lungomuro”: per lunghi tratti il mare è addirittura invisibile per le eccessive strutture
costruite negli stabilimenti. Tra il confine a nord con Fiumicino e le dune di Capocotta a Ostia c’è un totale di 9 Km di spiaggia  inaccessibile con soli pochi metri di spiagge libere.
“Al mare di Roma servono regole nuove e certe, anche per rispondere all’aggressione della criminalità sul litorale, stuzzicata anche dagli appetiti nelle concessioni – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il Piano di utilizzazione degli arenili, approvato dal Comune di Roma nel 2004, avrebbe dovuto e potuto arginare l’aggressione illegale e continua verso il litorale romano, invece è “sparito”, mentre al tempo stesso venivano rinnovate con disinvoltura le concessioni. Giunto oltre la scadenza naturale di 5 anni, non ha raggiunto quasi nessun risultato di riqualificazione e regolamentazione di utilizzo degli arenili. Ricucire il rapporto tra paesaggio marino e urbano è ormai un sogno lontano dal divenire perché la giusta misura di 60% di visibilità spaziale libera e 40% occupata che lo stesso Pua indicava, giace, insieme al documento che la contiene, in qualche cassetto polveroso”.

“I diritti dei cittadini sulla fruibilità di un bene comune come la spiaggia, ad Ostia sono completamente calpestati – dice Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – Chiediamo al sindaco Ignazio Marino e all’assessore alle politiche per lo sviluppo del litorale, Giovanni Caudo, di intervenire per invertire una rotta compromessa da troppi anni con azioni concrete che riportino il mare a Ostia. Innanzitutto con l’eliminazione immediata di ogni cancello, tornello, barriera amovibile o ingressi esclusivi che possano essere di intralcio alla libera fruizione di un’area demaniale. Un primo segnale potrebbe arrivare dagli stabilimenti delle forze armate ai quali chiediamo di farsi loro per primi sponsor di una rinnovata legalità, abbattendo i muri che separano i “loro stabilimenti”. Infine auspichiamo maggiori controlli nei confronti degli stabilimenti e l’avvio di un tavolo di lavoro tra istituzioni, imprenditori e associazioni di categoria sulla spiaggia di Ostia per indicare i nuovi percorsi da avviare per la sua “liberazione” e riqualificazione”.
I numeri del dossier. I volontari di Legambiente, mercoledì 24 luglio, hanno verificato, asciugamano in spalla, la possibilità di accesso stabilimento per stabilimento. Tre i tratti monitorati. Il primo da “Porto di Roma” al pontile di Piazza dei Ravennati, per circa 2 km, dove sono presenti 17 strutture di cui 9 chioschi tutti con libero accesso e 8 stabilimenti di cui 1 solo che ha permesso il “solo transito” ai  nostri volontari, “l’Arcobaleno” dotato addirittura di tornelli tipo metropolitana. Nel secondo tratto monitorato, invece, da Pontile Piazza Ravennati e rotonda Piazzale Cristoforo Colombo (3,8 km) sono presenti 24 strutture (3 chioschi e 21 stabilimenti). I chioschi sono accessibili, degli stabilimenti solo 3 permettono il solo transito e 18 niente; in un caso (Il Mami) i nostri volontari si sono visti  rispondere che l’accesso è consentito solo se si è dipendenti statali, in un altro (Hibiscus) solo se si è dipendenti Cotral. Infine, il
terzo tratto, da Piazzale Colombo a tutto lungomare Vespucci (2,8 km) dove sono presenti 36 strutture, tutti stabilimenti e solo 4 permetto il solo transito, gli altri 32 sono vietati con accessi a pagamento o per dipendenti di ministeri della difesa, dell’interno, delle forze armate o altro. Oltre a non riuscire a raggiungere quasi mai la spiaggia i nostri volontari si sono trovati dinanzi a strani cartelli e assurde, compresi inoltre il divieto di entrata per cani, divieto di utilizzare i racchettoni, divieto di pallonee bici, divieto di consumare cibi propri, divieto di accesso con attrezzature private (spiaggine, ombrelloni ecc..).
Anche i prezzi sono sintomatici di una situazione al limite che va assolutamente rivista. Per il solo accesso giornaliero il prezzo medio è di circa 8 euro con una arco tra i 3 e i 15 euro; ci sono poi stabilimenti, come per esempio il Kursaal che addirittura divide la “sua” porzione di demanio pubblico in tre aree inaccessibili una con l’altra: la zona piscine, l’area abbonati e l’area giornalieri, quest’ultima è una striscia stretta di sabbia che accoglie e relega i non abbonati comunque paganti.

“In Italia una delle criticità maggiori è data proprio dalla forte sproporzione tra l’ammontare degli introiti che lo Stato percepisce da queste attività e i guadagni dei privati – dichiara Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde – Si stima infatti che le concessioni demaniali in questo settore fruttino all’erario circa 100 milioni di euro, a fronte di un incasso da parte dei privati pari a circa 2 miliardi di euro, secondo le stime più basse, addirittura oltre 16 miliardi di euro all’anno secondo altri studi. Secondo un rapporto del 2009 dell’Università Roma Tre, purtroppo non aggiornato, la
media dei canoni annui supera di poco un euro al mq di concessione e in valori assoluti. L’innalzamento dei canoni, cosi come avviene in altre realtà europee, potrebbe invece essere rinvestito in un opere di riqualificazione e tutela del territorio costiero. In Europa, la situazione delle spiagge è decisamente diversa anche per quel che riguarda la porzione di spiagge libere. In Francia, ad esempio, le  concessioni, che non superano i 12 anni, prevedono l’80% della lunghezza e l’80% della superficie di spiaggia libera da costruzioni per sei mesi l’anno. Qui il principio del demanio pubblico è sacro e le concessioni per gli stabilimenti balneari sono rilasciate per un massimo del 20% della superficie del litorale. È chiaro che è necessaria una regolamentazione al più presto, che prenda magari spunto proprio dagli esempi che possiamo registrati in altri Paesi Europei”.

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Goletta Verde di Legambiente Il business dei nuovi porti: fermare un’inutile e dannosa colata di cemento sul litorale laziale

Goletta Verde di Legambiente
Il business dei nuovi porti: fermare un’inutile e
dannosa colata di cemento sul litorale laziale

Piano Porti della Regione Lazio: previsto un assurdo raddoppio dei posti
barca che segnerebbe un + 5.000 tra ampliamenti delle strutture
esistenti e nuove infrastrutture

Legambiente: “La nuova giunta riveda subito il piano portualità deciso dalla Polverini tenendo conto delle reali esigenze e caratteristiche dei territori. Stop ai faraonici progetti, e di quelli realizzati in zone a rischio erosione e di frane” Navi e cemento. Il business dei nuovi porti corre a ritmi forsennati sulla costa laziale. Uno sviluppo insensato che non tiene conto né dei reali traffici, né delle distanze tra un’infrastruttura e un’altra e che molto spesso, vedi il caso di Fiumicino, è frutto di una mera speculazione finanziaria. I
numeri della portualità laziale sono da capogiro: 9402 gli attuali posti barca stimati, cioè 26 posti barca per ogni chilometro di costa, di cui 4.597 disponibili nella rete delle grandi infrastrutturazioni portuali ed i restanti 4805 disponibili in canali, darsene e ormeggi. Per la Regione Lazio, però, non bastano: a questi, secondo i piani regionali, andrebbero aggiunti infatti altri 4551 nuovi posti barca, nella rete delle grandi infrastrutture portuali, fra ampliamenti ed opere ex novo. Una scellerata politica che non tiene conto del grande problema dell’erosione costiera e dei territori a forte rischio idrogeologico in cui molto opere andrebbero ad insistere. Per questo Legambiente chiede un chiaro cambio di rotta alla nuova giunta Regionale, fermando i piani faraonici immaginati dalla Polverini, inutili e dannosi, e
dando il via ad un ripensamento urgente del piano della portualità che metta un freno alle nuove opere e si attivi piuttosto per adeguare e sistemare le infrastrutture già esistenti, più che sufficienti per le reali esigenze del Lazio.

Numeri e storie della “portualità laziale” raccontati da un dossier di Legambiente che saranno presentati oggi pomeriggio a Fiumicino (ingresso imbarchi Sardegna) alle ore 16, nell’ambito degli appuntamenti laziali del tour di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a difesa dei mari e delle coste italiane. Saranno presenti Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio; Serena Carpentieri,
responsabile Goletta Verde; Valentina Romoli, vice presidente Legambiente Lazio e i volontari del nuovo circolo di Legambiente “Volontari per la tutela del territorio di Fiumicino”.

“Sull’intera costa italiana si assiste ormai ad un situazione caotica, con un crescendo di smaniosi progetti di nuovi inutili porti e approdi, magari a pochichilometri di distanza l’uno dall’altro, porti che, se arrivano a un completamento, restano spesso deserti e provocano danni al territorio – dichiara Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde. Il dossier sulla portualità del Lazio mette in risalto anche su questa costa la stessa identica situazione. Si parla di pianificazione dello sviluppo della nautica delle esigenze di posti barca, ma la sensazione è che in realtà più che ai metri lineari delle imbarcazioni si guardi ai metri cubi degli immobili da realizzare sulle banchine dei porti, magari non previsti dai piani regolatori, ben camuffati dietro la scusa di realizzare nuovi posti barca. Nuovi posti barca che
innanzitutto non servono. Non servono nuove colate di cemento, basterebbe razionalizzare e riqualificare i bacini già esistenti, quelli utilizzati poco e male. Da uno studio di Ucina e Legambiente nascerebbero cosi 39mila nuovi posti barca a disposizione del nostro Paese, senza consumare suolo, sottrarre ingenti risorse economiche inutilmente e cedere il passo alla speculazione”. Non parliamo di numeri di poco conto. Secondo le linee guida approvate dalla Regione Lazio nella passata legislatura, il cui scopo dovrebbe essere quello di mirare ad una pianificazione integrata e sostenibile delle aree costiere, andrebbero aggiunti 4551 nuovi posti barca, nella rete delle grandi infrastrutture portuali della Regione, fra ampliamenti ed opere ex novo. In sostanza, quasi il doppio di quelli esistenti, numeri che se confermati porterebbero la disponibilità totale di posti barca nelle sole grandi infrastrutture a 9148.

Ed in questo scenario è necessario che le Linee guida pongano l’attenzione sulla gravità del fenomeno dell’erosione costiera generato proprio da fenomeni di origine antropica. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio dei Litorali Laziali, infatti, nel 2008 il fenomeno dell’erosione interessa un quarto delle coste laziali e complessivamente sono circa 76 i km di costa laziale colpiti dal fenomeno su 361 totali. I Comuni più colpiti sono quelli di Montalto di Castro e Tarquinia per quanto riguarda il viterbese, con circa il 50% delle coste in erosione, quelli di Sabaudia, Fondi e Sperlonga con una percentuale che si attesta fra il 47% e il 50% per il litorale
pontino e Fiumicino, Fregene e Ladispoli per quanto concerne il litorale romano con una percentuale che raggiunge addirittura il 67%.

“Le linee guida sui porti varate dalla giunta polverini ci consegnano uno scenario fortemente preoccupante per le coste della nostra regione ,con inutili e pericolose gettate di cemento da nord a sud del litorale,fra nuovi faraonici porti,ampliamenti di quelli esistenti ed approdi – dichiarano Valentina Romoli e Roberto Scacchi, rispettivamente, vice presidente e direttore di Legambiente Lazio -. È fondamentale quindi invertire la rotta bloccando questa inutile e pericolosa nova colata di cemento, rivedendo radicalmente il piano  presentato dalla precedente giunta della Regione Lazio, per investire, piuttosto, nell’unica vera grande opera che serve alla nostra regione, quella della messa in sicurezza del territorio, attuando politiche volte a perseguire con determinazione la piaga dell’urbanizzazione selvaggia e dell’abusivismo edilizio sulle nostre coste, portando avanti acquisizioni al pubblico patrimonio e abbattimento dei manufatti abusivi”.

Tra i maggiori scempi che si è cercato di portare avanti lungo le coste laziali, c’è da citare certamente l’ampliamento del porto nuovo porto di Fiumicino: un vero e proprio gigante di cemento con una capacità ricettiva di 1.500 posti barca, alla foce del fiume Tevere, ricadente tra l’altro in un’area soggetta a tutela orientata alla sistemazione paesaggistica e funzionale di una delle aree potenzialmente più interessanti e attualmente più depresse e degradate di tutto il litorale laziale, oltre ad
essere un’area a rischio idrogeologico r4, ovvero ad altissimo rischio. A bloccare la mega struttura per ora ci ha pensato la magistratura, che contesta all’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone una maxi frode del valore di 35 milioni di euro. Lavori realizzati in modo non appropriato.

Ma sono numerosi in tutta la regione i casi da segnalare per opere di ampliamento di infrastrutture esistenti e progetti di nuovi porti. Sempre alla Foce del Tevere, è in programma l’ampliamento del porto turistico di Ostia. Un progetto faraonico, che sostanzialmente triplica la superficie dello specchio acqua del porto che passerà da 206.000 metri quadrati a 733.000. I posti barca passeranno da 808 a 1.419.

Buone nuove, invece, da Anzio: Lo scorso 9 marzo, infatti, la gara per l’affidamento delle opere per la realizzazione del nuovo Porto Turistico di Anzio è andata deserta e l’amministrazione comunale si è vista costretta a rinunciare al progetto. Tramonta così, finalmente, un’opera che nelle intenzioni dei concessionari si presentava con numeri decisamente eco-insostenibili. Il progetto, infatti, prevedeva l’occupazione di 136.000 mq di specchio acqueo, 38.000 metri quadri per la nautica da diporto, 44.000 mq per il cosiddetto waterfront ovvero gli usi cittadini. Inoltre sarebbe  disposto ad accogliere 791 barche con lunghezza compresa fra 8 e 50 mt, 475 parcheggi a servizio della nautica da diporto (60% dei posti barca) e 215 parcheggi pubblici. Per Gaeta, invece, i progetti prevedono lo scavo dei fondali per portarli ad una profondità di 12 metri, per consentire ai giganti del mare di attraccare in sicurezza a Piazzale Nord. Il materiale dragato verrà utilizzato come precarica nella vasca di colmata già in essere, accelerando il processo di consolidamento necessario alla creazione dei futuri piazzali da 80mila metri quadrati accanto la nuova banchina. Verrà poi realizzata la nuova rotonda di accesso all’area portuale.

Ed è arrivato anche lo stop definitivo del Consiglio di Stato per il progetto del raddoppio del porto di San felice Circeo, che con 5000 nuovi posti barca, a fronte dei 250 già esistenti, se portato a termine avrebbe comportato una gravissima compromissione allo splendido ecosistema del Parco Nazionale del Circeo. Lo scorso 18 marzo, i lavori di ampliamento del Porto Turistico di Gaeta, sono invece finiti sotto la lente di ingrandimento dei Carabinieri. Gli inquirenti stanno scandagliando i passaggi amministrativi relativi alle procedure di richiesta e installazione delle nuove strutture, un progetto di ampliamento dell’ approdo turistico Base Nautica Flavio Gioia, che prevedrebbe la realizzazione di 215 posti barca, da realizzarsi nella parte interna Ovest di porto S. Antonio, in corrispondenza della torre municipale. Un nuovo diluvio di cemento è in programma a Formia, per il nuovo porto turistico che dovrebbe ospitare circa 628 imbarcazioni, per lo più di grandi dimensioni. Una speculazione immobiliare pari 38.000 metri. Il costo dell’operazione si aggira sui 75 milioni di euro.

E colate di cemento sarebbero previste anche ai danni del già fragile equilibrio delle coste delle isole Pontine. Nell’Isola di Ventotene, sarebbe previsto un aumento di 150 unità nautiche, passando così da 30 a 180 posti barca con un incremento pari al 500% in più dell’attuale. Una cifra sconsiderata tenendo presente la già enorme pressione antropica alla quale è soggetta l’isola in estate e tenendo conto del delicatissimo equilibrio ambientale a cui è legata. Nell’Isola di Ponza, infine, sarebbe addirittura prevista la realizzazione di un nuovo porto turistico a Cala dell’Acqua per 500 imbarcazione, in un’area classificata ad alto rischio ambientale. A questo si andrebbe a sommare l’ampliamento dell’attuale porto turistico (450 posti).

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