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2014/03/22 – Legambiente partecipa alla XIX Giornata dell’Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti della mafia |FOTO|

Oggi a Latina l’associazione ambientalista prenderà parte alla manifestazione promossa da Libera e Avviso Pubblico.

Nel pomeriggio il seminario “Veleni in campo. Ecomafia, agromafia caporalato” “Fondamentale introdurre i reati ambientali nel codice penale e istituire una direzione distrettuale antimafia anche a Latina ”

Dalla Terra dei Fuochi all’Agro Pontino per dire basta all’ecomafia e a quelle forme di criminalità ambientale che in tutti questi anni hanno sfregiato questi splendidi e ricchi territori,  danneggiando l’ambiente, mettendo a rischio la salute dei cittadini e uccidendo persone “scomode” come Don Cesare Boschin. Il parroco di Borgo Montello (Lt) è stato barbaramente ucciso nel 1995, nella sua parrocchia, per aver denunciato il traffico illegale di rifiuti e di droga che interessava la discarica di Borgo Montello. La sua morte e quella di tante altre persone che hanno perso la vita per mano della mafia saranno ricordate questa mattina sabato 22 marzo, in occasione della XIX Giornata dell’Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti della mafia promossa dall’associazione Libera e Avviso Pubblico, alla quale parteciperà anche Legambiente. L’associazione ambientalista prenderà parte al corteo che si snoderà per le vie principali della città pontina con arrivo in Piazza del Popolo, dove verranno letti oltre 900 nomi di cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali uccisi barbaramente perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.

Ma la giornata di oggi sarà anche l’occasione per discutere insieme a Legambiente ed esperti del settore su “Veleni in campo. Ecomafia, agromafia e caporalato”, il seminario organizzato dall’associazione ambientalista in programma questo pomeriggio, ore 15.00, presso l’Aula 1 della Facoltà  di Economia, viale XXIV Maggio 7. Durante l’incontro si parlerà di come la criminalità organizzata si sia consolidata nell’Agro Pontino facendo del settore ortofrutticolo e agroalimentare il suo core business  principale. Un settore dove nel 2012 le forze dell’ordine hanno accertato a livello nazionale ben 4.173 reati penali, più di 11 al giorno, con 2.901 denunce, 42 arresti e un valore di beni finiti sotto sequestro pari a 78 milioni e 467.000 euro (e sanzioni penali e amministrative pari a più di 42,5 milioni di euro). Se si aggiungono anche il valore delle strutture sequestrate, dei conti correnti e dei contributi illeciti percepiti  la cifra supera i 672 milioni di euro. Da Latina Legambiente lancerà infine le sue proposte:

1) il Senato approvi in tempi brevi il disegno di legge che prevede l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale;

2) aprire una direzione distrettuale antimafia anche a Latina;

3) fare degli abbattimenti di abusi edilizi una prima strategia di contrasto alle illegalità;

4) investire in termini di uomini e mezzi in favore delle
Procure e delle forze dell’ordine;

5) investire su azioni investigative soprattutto di carattere patrimoniale;

6) promuovere progetti di educazione ambientale e alla legalità per costruire, rafforzare e diffondere la
cultura della legalità soprattutto tra lee giovani generazioni.

Al seminario, coordinato da Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, interverranno: Mariano Di Palma (Libera), Fabio Refrigeri (Assessore alle Infrastrutture, politiche abitative e ambiente della Regione Lazio), Roberto Iovino (Flai Cgil nazionale), Giuseppe Vadalà (responsabile della divisione di sicurezza agroalimentare del Corpo forestale dello Stato), Maurizio Delli Santi (Comandante Carabinieri Politiche Agricole), Maria Cristina Ribera (DDA Napoli), Giovanni Auriemma (geologo e consulente Dda Napoli), Antonio Pergolizzi (Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente) Raniero Madonna (#Fiume in piena), Lucio Iavarone (Coord. Terra dei fuochi) e Alessandro Mastrocinque (vice presidente nazionale CIA).

“Serve un impegno e una determinazione costante per fermare l’ecomafia affinché la morte di tante persone innocenti non sia stata un sacrificio vano. – dichiara Rosella Muroni, direttrice generale di Legambiente – Davanti ai morti e ai disastri ambientali causati dalla criminalità organizzata, e non, lo Stato deve tornare a dare risposte ferme, ad essere presente, credibile, garantendo in primis la  sicurezza e la salute dei cittadini. La vicenda della Terra Fuochi ha mostrato l’enorme danno ambientale- sanitario prodotto dall’ecomafia, ora vogliamo che questa triste stagione venga archiviata e che vengano messi in campo strumenti efficaci per contrastare l’illegalità ambientale e colpire gli interessi degli inquinatori di professione. Per questo ci auguriamo che venga approvato a breve il disegno di legge che introduce quattro delitti ambientali nel codice penale, una riforma coraggiosa e di civiltà che attendiamo da vent’anni e di cui l’Italia ha fortemente bisogno”.

Dati ecomafie – Le ecomafie in provincia di Latina sono ormai un fenomeno radicato. Qui, tra Latina, Sabaudia e San Felice Circeo, le cosche mafiose sono ormai ben strutturate sul territorio e da anni concentrano i loro affari d’oro nel ciclo illegale del cemento, dei rifiuti e delle agromafie, causando  gravi conseguenze all’ambiente e alla salute dei cittadini. Una situazione allarmante confermata anche dall’ultimo Rapporto Ecomafia 2013 di Legambiente, secondo il quale la provincia di Latina si  colloca al 9° posto nella classifica delle province italiane per reati ambientali. Le infrazioni accertate nel capoluogo pontino nel 2012 sono state 744, il 2,2% del totale nazionale. Nel Lazio, invece, nel 2012 sono state accertate 2.800 infrazioni, ossia l’8,2% del totale nazionale, pari a 7,7 illegalità al giorno,  con un aumento di 463 infrazioni accertate rispetto al 2011. Aumentano le persone denunciate che passano a 2.045 (rispetto alle 1.982 dello scorso anno), mentre calano seppure di poco le persone  arrestate che sono 6 nel 2012 (rispetto ai 10 dello scorso anno).

“A tutto ciò si somma – aggiunge Roberto Scacchi, direttore regionale di Legambiente Lazio – la pesante vicenda della discarica di Borgo Montello di Latina anche alla luce delle dichiarazioni desecretate dal boss Carmine Schiavone sui veleni e le scorie del Clan dei Casalesi. Stando alle parole del collaboratore di giustizia in quell’area sarebbero stati interrati anche rifiuti tossici con gravissime  conseguenze sulle falde acquifere e su tutto il territorio. Per Legambiente è necessario fare luce al più presto sull’intera vicenda e riaffermare la legalità. L’associazione ambientalista si è anche costituita parte civile nel processo aperto dalla Procura di Latina che vede imputata una delle due società che gestiscono la relativa discarica di Borgo Montello. I vertici della società devono rispondere di reati ambientali, tra i quali l’adulterazione di sostanze alimentari legati “all’omesso controllo – si legge nel capo d’imputazione – circa la sicurezza degli invasi S1, S2, S3 ed S0 e mediante la mancata esecuzione di opere di impermeabilizzazione dei citati impianti benché le stesse carenze strutturali fossero note agli imputati”.
Infine Legambiente si è unita alla richiesta avanzata tempo fa da Don Ciotti, presidente di Libera, affinché vengano riaperte le indagini relative all’uccisione di Don Cesare Boschin, un parroco che ha avuto il coraggio di denunciare le illegalità.

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Discariche, Legambiente: Lazio tra le peggiori regioni italiane

Discariche, Legambiente: Lazio tra le peggiori regioni italiane per l’abnorme quantitativo di rifiuti interrati tra il 2011 e il 2012. Regione aumenti ecotassa per penalizzare utilizzo discariche.

Continua la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, con Legambiente tante buone pratiche anche nel Lazio

Il Lazio è tra le peggiori regioni italiane per l’abnorme quantitativo di rifiuti conferiti in discarica tra il 2011 e il 2012. Nel 2011 ben il 71% dei rifiuti urbani prodotti sono finiti  seppelliti nelle dieci discariche della regione, una moltitudine di quasi 2,1 milioni di tonnellate, la regione peggiore d’Italia con la Sicilia per quantitativi in valore assoluto di rifiuti urbani smaltiti sotto terra, la bellezza di 428 kg per abitante  all’anno, quasi il doppio della media nazionale di 222 kg/abitante. E nel 2012 poco è cambiato: nel Lazio, su 3,202 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti, ben 2,085 sono sono finiti seppelliti, il 65% del totale, ben 379 kg per abitante  all’anno, contro il 7% del Friuli Venezia Giulia che è risultato il migliore nel Paese, che ha comunque avuto una media nazionale di 196 kg pro-capite finiti in discarica. Sono questi i risultati impietosi emersi dal dossier “Ridurre e riciclare  prima di tutto”, presentato oggi da Legambiente sulla base di una attenta rielaborazione dei numeri tratti dal Rapporto rifiuti di Ispra.

Nel corso degli anni, le dieci discariche nel Lazio si sono mangiate quantità enormi di rifiuti, dai 2.682.450 di tonnellate del 2009, ai 2.535.684 di tonnellate del 2010, ai 2.356.758 di tonnellate del 2011, fino ai 2.085.435 di tonnellate del 2012. E un motivo c’è di sicuro: nel Lazio seppellire rifiuti è costato e costa davvero troppo poco, tra i 40 e i 70 Euro a tonnellata, un prezzo ridicolo (al netto dell’ecotassa, del benefit ambientale e dei costi di post gestione). Per questo è particolarmente grave che la Regione negli anni passati non abbia elevato al massimo possibile la cosiddetta ‘ecotassa’, lo speciale tributo istituito sin dal 1995 per penalizzare economicamente l’interramento dei rifiuti. Nel Lazio, a norma della legge 42/98, si applica oggi un’ecotassa di 15,44 €/t per i rifiuti urbani tal quali e di 10,33 €/t per quelli  trattati, mentre non è previsto che il tributo possa essere modulato in base ad un criterio di premialità/penalità.

“I numeri confermano quanto i cittadini sanno bene, nel Lazio i rifiuti sono finiti negli scorsi anni ancora per larga parte in  discarica, con la differenziata ferma al 22% alla fine del 2012 -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Per questo serve uno sforzo importante da parte della Regione Lazio, che ha già confermato gli stanziamenti per la  raccolta differenziata e sta elaborando il nuovo piano rifiuti, e soprattutto dei Comuni che hanno in mano la gestione dei rifiuti. Alla Regione abbiamo anche già proposto di aumentare fino a 25 euro a tonnellata l’entità dell’ecotassa per  smaltire in discarica, definendo criteri di premialità e penalità per il pagamento del tributo e utilizzando quei soldi per sostenere le buone pratiche e il porta a porta. In questo contesto, a Roma AMA e Comune per portare fino in fondo  l’enorme risultato della chiusura di Malagrotta e superare la gestione con la discarica, devono cambiare il modello della raccolta col cassonetto, bisogna smettere subito di sperperare soldi per estenderlo, così come è del tutto folle pensare di  smaltire i rifiuti della Capitale a Bracciano o in altri siti fuori dal territorio comunale, in altre regioni o chissà dove.”

La gestione con le discariche rischia di costare moltissimo al paese se non si interverrà in tempi rapidi. La Commissione  europea ha infatti avviato diverse procedure d’infrazione sulle discariche e se l’Italia non intraprenderà le bonifica spenderà in multe più di quanto spenderebbe per concludere le operazioni di risanamento ambientale delle aree in cui  insistono gli impianti. Tra queste una procedura d’infrazione aperta riguarda il ciclo dei rifiuti del Lazio, dove a far scattare il procedimento sono state la discarica di Malagrotta, impianto chiuso finalmente dallo scorso 1 ottobre, dove i rifiuti  per anni sono stati smaltiti senza pretrattamento, e la mancanza a livello regionale di una rete integrata e adeguata di impianti per lo smaltimento e per il recupero dei rifiuti urbani non differenziati.

Legambiente avanza anche un’articolata  proposta per affrontare la sfida di una diversa gestione dei rifiuti, basata su prevenzione e riciclo. Una sfida che 1.293 Comuni italiani hanno già raggiunto, superando l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio  stabilito dalla legge. Serve, secondo Legambiente, un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per fare in modo che prevenzione e riciclo risultino più convenienti, anche economicamente, rispetto al recupero energetico e allo smaltimento in  discarica. Tartassando lo smaltimento in discarica, eliminando gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti, incentivando il riciclaggio perché diventi più conveniente del recupero energetico, promuovendo serie politiche di prevenzione  con il principio “chi inquina paga”.

Nel frattempo, in questi giorni e fino al 24 novembre continua la “Settimana per la Riduzione dei Rifiuti”, con decine di iniziative anche nel Lazio, in contemporanea con tutta Europa: tra il 18e il 24  laboratorio del riuso per realizzare semplici giocattoli al Parco della Cellulosa a Roma; sempre nella Capitale, mercoledì 20 presentazione del libro ‘Il Cassonello’ di Antonio Acclavio, e laboratori sulla raccolta differenziata; venerdì 22  Legambiente parteciperà ad un incontro sul riuso organizzato da Officine Zero a Roma, mentre gli studenti dell’ITIS Giorgi presenteranno il progetto “Energie rinnovabili” e nel pomeriggio si svolgerà, invece, un convegno a Latina. Sabato 23  sarà realizzata un’installazione tridimensionale all’aperto recuperando materiali di scarto che avranno nuova vita attraverso la tessitura di intrecci sostenibili, mentre altri laboratori si svolgeranno presso la biblioteca Rodari. Domenica 24 –  Eco-Net, un evento dedicato al riuso dei materiali che prevederà anche l’inaugurazione del primo ‘Repair Cafè’ della Capitale e la presentazione di un innovativo sistema di scambio oggetti con Yourec. Per concludere, la settimana si protrarrà  fino a Giovedì 28 con ‘Re-School’, un’azione concreta di riduzione dei rifiuti a scuola con Legambiente e ReWare presso la scuola I.I.S.S. Sibilla Aleramo di Roma. Tutte le iniziative di Legambiente nel Lazio per la Settimana Europea della  Riduzione dei Rifiuti sono sul www.legambientelazio.it mentre tutte le informazioni in generale si possono trovare al link www.ecodallecitta.it/menorifiuti/

L’Ufficio stampa Legambiente Lazio 06.85358051 – stampa@legambientelazio.it
www.legambientelazio

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Pennelli abusivi a Fondi, Legambiente: atto gravissimo, vengano immediatamente rimossi i bracci per ristabilire legalità e ambiente naturale

Pennelli abusivi a Fondi, Legambiente: atto gravissimo, vengano immediatamente rimossi i bracci per ristabilire legalità e ambiente naturale

 
Legambiente denuncia la situazione di abusivismo sul litorale di Fondi e chiede che vengano ripristinati gli assetti ambientali precedenti per salvaguardare l’ecosistema e ristabilire il regime di legalità sul tratto di costa. Via subito i pennelli abusivi dalle spiagge di Fondi.
La Capitaneria di porto di Gaeta ha sequestrato nei giorni scorsi a Fondi sei pennelli, in massi e breccia, di 40 metri di lunghezza e ad una distanza di 50 metri l’uno dall’altro. Le strutture, perpendicolari alla linea di costa, che  paradossalmente dovrebbero difendere la spiaggia da eventuali insabbiamenti e mareggiate, in realtà sono stati costruiti senza alcuna autorizzazione amministrativa, ambientale o paesaggistica. Legambiente chiede che queste strutture siano totalemte rimosse dagli apici delle battige affinchè possa essere garantita la conservazione naturale dell’ambiente biodinamicio e per evitare che si verifichino ristagni idrici.

“E’ un fatto assurdo e gravissimo, strutture così invasive per l’ecosistema mare non possono essere costruite nella più completa illegalità, senza autorizzazioni di nessun genere, ancor più perchè queste danneggiano il biosistema dei fondali – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio -. Si pensi piuttosto alla salvaguardia degli ambienti dunali e dei fondali, nonchè a mettere un freno alla cementificazione degli argini fluviali e della costa con la costruzione di
nuovi porti per mantenere l’apporto sabbioso primario. Chiediamo che vengano nuovamente ristabiliti gli equilibri preesistenti nel tratto litoraneo di Fondi e che sia fatta chiarezza al più presto sulla faccenda. La realizzazione dei pennelli deve essere parsimoniosa e in condizioni di legalità.”

Legambiente Lazio già nel 2011 aveva denunciato il forte impatto ambientale dei pennelli ad Anzio e Ostia durante il passaggio della Goletta Verde, chiedendo alla Regione Lazio il blocco della costruzione dei bracci di pietra che si estendono sul mare. Quella dei pennelli costruiti adiacentemente alle spiagge è una situazione che è ormai diffusa su tutto il litorale laziale e sta aggravando l’erosione delle coste già presente per motivi naturali e antropologici. In particolar
modo ad Anzio era prevista la costruzione di una serie di frangiflutti, in parte bloccata, che se realizzata per intero avrebbe provocato lo scempio di questo bellissimo e delicatissimo tratto del litorale laziale distruggendo quasi 4 km di costa.

“Questa vicenda aggrava ulteriormente la già preoccupante situazione di abusivismo sul litorale di Fondi, non possiamo più permettere cemento illegale sulle nostre coste – ha dichiarato Federica Prota, presidente del Circolo Legambiente Fondi-. Basta a illegalità e devastazione del paesaggio fondano.”

La denuncia per abusiva occupazione demaniale, danneggiamento ambientale, violazione di norme sulla sicurezza della navigazione e violazione di norme paesaggistiche è arrivata per due responsabili e la procura sta indagando per accertare altre responsabilità. Si proceda con controlli mirati e a tappeto su tutta la linea di costa laziale per evitare che altri pennelli vengano costruiti abusivamente durante il periodo invernale, approfittando dello scarso controllo e della bassa frequentazione delle spiagge in questo periodo dell’anno.

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Dichiarazioni Schiavone, Legambiente: “Trasparenza amministrativa ed efficiente gestione dei rifiuti per fermare l’illegalità”

Dichiarazioni Schiavone, Legambiente: “Trasparenza amministrativa ed efficiente gestione dei rifiuti per fermare l’illegalità”
Le recenti dichiarazioni del pentito del clan dei casalesi Carmine Schiavone sono la drammatica conferma del livello di compromissione ambientale e istituzionale operata da decenni di dominio della malavita anche nella provincia pontina. Occorre un’opera di trasparenza nelle amministrazioni per fermare la commistione fra criminalità organizzata e pezzi deviati dello Stato e ristabilire una situazione di legalità a beneficio dei cittadini e dell’ambiente, ormai al centro nelle mire del sistema criminale delle mafie.

Già nel 1996 l’ex esponente del clan dei casalesi dichiarò in via ufficiale che la discarica di Borgo Montello sarebbe stata utilizzata per interrare rifiuti tossico-nocivi provenienti probabilmente dalle note “navi dei veleni” in maniera illegale. La proprietà degli stessi terreni adiacenti la discarica di Montello e relativi fabbricati, riconducibili ad esponenti del clan dei casalesi sono l’ennesima dimostrazione
dell’interessamento delle mafie per il business dei rifiuti e del loro capillare controllo del territorio. Tali proprietà terriere e fabbricati, peraltro, sono oggetto di sospetti giri di compravendite immobiliari sui quali è urgente indagare, nonostante risultino ancora oggi  registrati al Catasto come semplici terreni e fabbricati agricoli.

“Il ciclo dei rifiuti è da tempo uno dei più importanti business della malavita organizzata, bisogna ripartire da una gestione efficiente basata su riduzione, riutilizzo e riciclo per ristabilire il giusto regime di legalità- ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di  Legambiente Lazio-. Torniamo a chiedere provvedimenti urgenti a partire da adeguati investimenti in termini di mezzi e uomini alle
Forze dell’Ordine anche per poter svolgere indagini patrimoniali sempre più penetranti su tutto il territorio provinciale, il sostegno alla Magistratura e l’apertura degli uffici giudiziari della Dia e Dda.”

Legambiente si unisce alla richiesta già avanzata da Don Ciotti, presidente di Libera, e chiede la riapertura delle indagini relative all’uccisione di Don Cesare Boschin, che aveva più volte denunciato un traffico notturno di rifiuti tossici e freddato in modo barbaro e chiaramente mafioso.

“Le ormai numerose inchieste giudiziarie, i processi e le condanne emanate da Procure e tribunali dimostrano senza dubbio la drammatica pervasività delle mafie in provincia di Latina su cui le istituzioni devono intervenire ponendo fine alla strategica ignavia che ha dominato finora – ha dichiarato Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente Latina-. In provincia di Latina il ciclo illegale del cemento, dei rifiuti e le agromafie sono da decenni la via preferenziale attraverso la quale tutte le mafie si sono insediate e  radicate, spesso con conseguenze drammatiche per l’ambiente e la salute di migliaia di cittadini. Occorre un’assunzione di responsabilità comune ed atti conseguenti da parte di tutte le istituzioni interessate, a partire dalla Regione Lazio sino al Comune di Latina.”

20130905schiavone

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Pignatone su mafie, Legambiente: “Confische importantissime, ora istituire DDA nel basso Lazio per fermare illegalità”

Pignatone su mafie, Legambiente: “Confische importantissime, ora istituire DDA nel basso Lazio per fermare illegalità”
“Le confische operate dalle Forze dell’Ordine in queste ore sono importantissime, ci portano a tornare a chiedere che venga istituita una Direzione Distrettuale Antimafia nel basso Lazio dove ormai è evidente una grave infiltrazione mafiosa, come dimostrano proprio questi ultimi sequestri riconducibili al clan Mallardo –ha dichiarato Valentina Romoli, vice presidente e responsabile Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, commentando le parole del procuratore capo della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone-. La Direzione di Napoli compie un lavoro straordinario, che va valorizzato, approfondito e seguito ancora più da vicino. Il valore complessivo dei beni confiscati dalla guardia di finanza nell’ultima operazione è di oltre 65 mila euro e proprio la provincia di Latina ha rappresentato la base di questi investimenti illeciti. Lo abbiamo denunciato anche nell’ultimo rapporto Ecomafie, nel territorio della città di Sabaudia è stato sequestrato un lotto di 14 appartamenti e di quattro terreni per operazioni di compravendita immobiliare condotte direttamente da un imprenditore campano e dal genero, riconducibili al clan, e che hanno interessato un importante lotto all’interno del complesso
Consorzio Bella Farnia Mare. Su Roma è evidente che data l’alta concentrazione di cariche pubbliche, si radichi in modo molto preoccupante il problema della corruzione. Accanto a questo, preoccupa la crescita dei delitti di estorsione commessi nella Capitale, passati secondo i dati della Prefettura dai 291 del 2008 ai 231 del 2011, essendo una tipica attività illecita alla quale la criminalità  ricorre per attingere a capitali ingenti.”

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Rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente: nel Lazio 2.463 infrazioni

Rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente: nel Lazio 2.463 infrazioni, 6,7 illegalità al giorno, il 7,3% del totale nazionale. Lieve calo dei reati legati al ciclo del cemento e ai rifiuti, per i quali rimaniamo però al primo posto fra le regioni dell’Italia centrale, mentre crescono pericolosamente gli incendi, ma non le infrazioni in campo faunistico e per l’arte rubata.

Legambiente Lazio: a Roma e nel Lazio prevalgono reati ambientali compiuti da gruppi criminali organizzati, troppo spesso in combutta con pezzi corrotti delle
amministrazioni. Serve reazione della politica, rinnovata azione amministrativa per la legalità e le buone politiche. Chiudere con fermezza grandi processi che si stanno
celebrando nel Lazio, da quello per traffico illecito di rifiuti nel viterbese a quello per i reati della Valle del Sacco.

Nel Lazio nel 2011 sono state accertate 2.463 infrazioni, il 7,3% del totale nazionale, 6,7 illeciti al giorno, con un lieve calo dei reati legati al ciclo del cemento e ai rifiuti, per i quali rimaniamo però al primo posto fra le regioni dell’Italia centrale, mentre crescono pericolosamente gli incendi, ma non le infrazioni in campo faunistico e per l’arte rubata. Questa è la fotografia che emerge dal Rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente, che vede il Lazio piazzarsi stabile in quinta posizione nel Paese per numero assoluto di illegalità ambientali, appena sotto al podio nella triste classifica nazionale delle ecomafie, elaborata sulla base dei dati delle Forze dell’Ordine. Nel 2011 nel panorama nazionale continuano invece a crescere i reati accertati dalle forze dell’Ordine , pari a 33.817 illeciti ambientali , con un aumento del 9,7 % rispetto al 2010 che aveva già fatto registrare un incremento del 7,8 % rispetto al 2009. In assoluto, calano le infrazioni rispetto al 2010 quando erano 3.124 (-661), così come i sequestri effettuati che arrivano da 751 a 597, raddoppia invece da 5 a 10 il piccolo numero di persone arrestate,  in sostanza stabili le persone denunciate, da 1997 a 1982. Seppure in calo, colpiscono le 190 infrazioni accertate tra la Capitale e la provincia per reati che riguardano i rifiuti, che portano questo territorio al quarto posto della classifica in Italia per questi fenomeni, mentre sono seriamente preoccupanti le 204 infrazioni nel ciclo del cemento in provincia di Latina, che la portano al settimo posto in Italia, e le 218 nella provincia di Roma che la fanno piazzare sesta in Italia.

“A Roma e nel Lazio prevalgono i reati ambientali compiuti da gruppi criminali organizzati, troppo spesso in combutta con pezzi corrotti delle amministrazioni, lo testimoniano le preziose operazioni di polizia compiute dalle forze dell’ordine e dalla Magistratura. Il problema però è Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio sul fronte della politica, serve una reazione forte, un cambiamento, una rinnovata azione amministrativa per la legalità e le buone politiche -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Le organizzazioni criminali si vanno radicando ben oltre i livelli di guardia, a Roma come nel Sud Pontino. Nella Capitale le cosche fanno shopping, investono soldi sporchi in attività pulite, come hanno dimostrato i sequestri del Cafè de Paris di altri noti locali e attività romane. Da un lato, servono norme più severe per potenziare gli strumenti a disposizione delle Procure, ma dall’altro è l’attenzione delle istituzioni che deve crescere, prima fra tutte la Regione Lazio che, in particolare su cemento e rifiuti deve dare un forte impulso alle Amministrazioni locali nei settori a basso livello di illegalità e infiltrazione, puntando su raccolta differenziata e riciclaggio piuttosto che su discariche e inceneritori, riavviando i poteri sostitutivi fermati dalla nuova Giunta per le attività di demolizione sul fronte del cemento abusivo.”

I dati disaggregati per area geografica evidenziano il Lazio è al primo posto per reati legati al ciclo dei rifiuti fra le regioni dell’Italia centrale con 326 infrazioni, 1 arresto, 163 sequestri, 354 persone denunciate. Il numero delle infrazioni scende del 13,2% dalle 376 dello scorso anno, stabili i sequestri (erano 169 del 2010 e sono stati 163 nel 2011), mentre cresce il numero delle persone denunciate (da 341 a 354). E non si tratta solo degli smaltimenti illeciti di ecofurbi ed ecocriminali, ma spesso anche di traffici illegale organizzati dietro i quali c’è spesso la presenza delle cosche. Due boss campani, arrestati dal NOE, in provincia di Frosinone cambiavano certificazioni dei rifiuti da “pericolosi” in “non pericolosi”, in provincia di Latina, come ha raccontato Carmine Schiavone collaboratore di giustizia del processo Spartacus, sarebbero finiti “anche rifiuti radioattivi” presso la discarica di Borgo Montello, in una cava nel viterbese a Graffignano sarebbero state smaltite 1.179 tonnellate di fanghi e oltre 2.000 di rifiuti da demolizione, nella Capitale è stata sequestrata la discarica di Testa di cane, a ridosso di quella di Malagrotta, che sarebbe stata costruita con opere senza autorizzazione.

Nel ciclo del cemento, il Lazio scende ad un comunque preoccupante quinto posto subito dopo le tradizionali Regioni ad insediamento mafioso. 634 le infrazioni accertate, ovvero 1,7 al giorno, 2
arresti, 206 sequestri, 883 persone denunciate. Con questi numeri la nostra Regione incide sul totale nazionale dei reati edificatori con il 9,5%. Anche sul cemento c’è l’ombra delle cosche, come
confermato dalla relazione 2011 della Direzione nazionale antimafia sul rischio concreto della presenza delle organizzazioni mafiose in tutto il territorio: “Il Lazio, e in particolar modo Roma, già
da tempo sono stati scelti dalle organizzazioni criminali mafiose per costituirvi articolazioni logistiche per il riciclaggio di capitali illecitamente accumulati e per l’investimento in attività imprenditoriali”.

Sequestrati 33 ettari di terreno nell’area protetta della pineta di Castelfusano, per opere abusive nel campeggio, sequestrata una presunta lottizzazione abusiva in località Acquatraversa a Formia, censiti 1,5 milioni di metri cubi fuori legge nel parco nazionale del Circeo, persino le aree verdi della Capitale sono finite sotto inchiesta, visto che in alcuni “punti verdi qualità” secondo gli inquirenti sarebbero stati gonfiati i budget, ottenendo garanzie dal Comune di Roma, per lavori in realtà mai compiuti.
“Continuano a preoccupare molto i numeri delle Ecomafie nel Lazio, soprattutto va stroncata subito una certa commistione di interessi che appare troppo florida, anche chiudendo con le giuste condanne i processi già avviati –ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Sui rifiuti la nostra regione rimane prima tra quelle del centro Italia e si moltiplicano traffici e giro bolla illeciti, l’abusivismo conquista sempre più il volto di una pericolosa apparente legalità, persino la lotta ai roghi boschivi vede un arretramento dopo il buon lavoro svolto col catasto degli incendi. Sul fronte dei controlli e della repressione è sempre più articolato ed efficacie il lavoro delle forze dell’ordine e delle procure, nonostante la scarsità di mezzi in campo che vanno incrementati invece, ma bisogna anche agire di più sul piano della prevenzione, sull’educazione alla legalità ad esempio. Anche in questo senso continuano le attività dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, che danno anche la possibilità ai cittadini di segnalare direttamente tutto ciò che sembra fuori dalle norme. Chiediamo a tutte le istituzioni grande fermezza per permettere di chiudere i grandi processi che si stanno celebrando nel Lazio, da quello per traffico illecito di rifiuti nel viterbese a quello per i reati della Valle del Sacco, le comunità non si possono permettere che siano prescritti buttando anni di lavoro.”

Nel Lazio va male anche sul fronte incendi, dove da qualche tempo si è interrotto il trend positivo: dal 6° saliamo quest’anno al 4° posto della classifica nazionale per le infrazioni legate ad incendi –dolosi, colposi, generici–, con 715 infrazioni e un aumento di ben 223 illeciti rispetto all’anno precedente, 37 persone denunciate e 4 sequestri effettuati. Spiccano tra le prime dieci province per infrazioni Latina al quarto posto con 301 infrazioni e Frosinone al nono con 198. A diminuire sono invece i reati faunistici: il Lazio passa dal primo posto del 2010 ad un più confortante sesto posto nel 2011, con 412 le infrazioni accertate, il 5,5% del totale nazionale, con un aumento però del numero delle persone denunciate da 201 a 379 e 87 sequestri. Sostanzialmente invariata rispetto al 2010 la situazione dei furti d’arte: il Lazio rimane al secondo posto nazionale con 150 furti, pari al 13,5 % del totale nazionale. Per tutte le segnalazioni che riguardano illegalità ambientali si può contattare il Numero Verde dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio 800-926248.

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