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Processo veleni Borgo Montello, Legambiente: “Preoccupa rinvio, ora andare avanti con determinazione e tempi certi per far luce sulla verità”

“Preoccupa l’ulteriore rinvio del processo per i veleni di Borgo Montello nel quale Legambiente è costituita parte civile, serve fare chiarezza e chiudere finalmente questa fase del giudizio che si protrae ormai da un anno –dichiara Valentina Romoli, vice presidente e responsabile ambiente e legalità di Legambiente Lazio-. Quello di oggi è comunque un passaggio utile, ma bisogna andare avanti con determinazione e in tempi rapidi e certi per far luce sulla verità, perché i reati contestati nella richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura parlano di fatti gravissimi con ripercussioni dirette sulla salute dei cittadini di Borgo Montello e su tutto il territorio. Pesante l’impatto ambientale determinato sulle falde acquifere, sul fiume Astura e di conseguenza sulla salute dei residenti e rispetto al valore economico delle loro proprietà agricole. Dagli studi effettuati per accertare la corretta impermeabilizzazione degli invasi, è emerso che almeno uno dei quattro, quello denominato s0, nonché il primo ad essere stato costituito, è collocato proprio sulla sponda del fiume Astura, i cui elevatissimi livelli di inquinamento sono fonte di gravi danni alla salute dei cittadini residenti ed al complesso di imprese agricole diffuse intorno alla discarica.”

Stamattina nell’udienza contro i veleni della discarica di Borgo Montello tenutasi presso il Tribunale di Latina, il gup dott. Marcelli ha negato al perito la proroga di ulteriori 6 mesi ed ha nominato due ausiliari del perito stesso, il dott. Martinelli ed il dott. Massaro, rinviando all’udienza del prossimo 26 maggio. I reati contestati sono quelli di “omesso controllo circa la sicurezza degli invasi S1, S2, S3 ed S0 e la mancata esecuzione di opere di impermeabilizzazione dei citati impianti benché le stesse carenze strutturali fossero note agli imputati attraverso plurimi atti e documenti comunicati”.

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Pallini di piombo e inquinamento acustico: Legambiente presenta esposto a Procura su attività tiro a volo a Guidonia

Pallini di piombo e inquinamento acustico: Legambiente presenta esposto a Procura su attività tiro a volo a Guidonia

Legambiente Lazio e il Circolo Legambiente di Guidonia Montecelio hanno presentato nelle scorse settimane un circostanziato esposto alla Procura di Tivoli sulla situazione del Tiro a Volo
di Guidonia, rimettendo agli organi della giustizia le questioni che si protraggono da alcuni anni e chiedendo di vagliare i fatti esposti anche alla luce del reato di omessa bonifica dei siti contaminati, previsto dal testo unico in materia ambientale. Nonostante numerosi tentativi esperiti in ogni sede, con generoso spirito di collaborazione e formulazioni propositive, è questa la scelta degli ambientalisti in considerazione della mancanza di qualsivoglia cenno di risposta o intervento tecnico-amministrativo finalizzato ad impedire un ulteriore inquinamento del sito di Colle Largo.

L’attività di “tiro a volo” si svolge da circa un trentennio ai margini dell’ex cava bonificata di Colle Largo, su un promontorio di circa 3.000 metri quadri nel territorio del Comune di Guidonia
Montecelio, con ricadute di piombo e residui di piattelli su una superficie di circa 5/8 ettari del circostante terreno comunale, quindi ben oltre l’area concessa, soprattutto a causa della posizione
sopraelevata del poligono. Negli ultimi anni Legambiente ha instancabilmente denunciato il degrado ambientale prodotto dalla attività del Tiro a Volo e la mancata attuazione, da parte dei settore
amministrativi competenti dell’Amministrazione comunale, delle misure idonee a preservare l’ambiente da fattori inquinanti.

La raccolta firme del 2009 e le numerose segnalazioni puntuali e sostanziali inoltrate all’Amministrazione Comunale e al Sindaco di Guidonia Montecelio non sono bastate per raccogliere gli appelli della comunità, nonostante l’evidenza di implicazioni potenzialmente pericolose, come quella della possibile contaminazione da piombo della falda acquifera sottostante. Per questo Legambiente torna ancora una volta a chiedere la verifica del livello di emissioni sonore prodotte dal poligono, il corretto svolgimento del processo di raccolta e smaltimento del piombo quale residuo dell’attività di tiro tuttora deposto in misura considerevole dal poligono anche in relazione all’attività di pascolo che ivi si svolge e alla vicinissima falda acquifera posto sotto Collelargo ed impiegata per usi civili; il corretto svolgimento del processo di raccolta e smaltimento dei residui di piattelli considerarsi rifiuti pericolosi in quanto contenenti idrocarburi policiclici aromatici; l’attuazione di tutte le normale che disciplinano l’attività di tiro al piattello (distanza dalle abitazioni, parabole balistiche delle munizioni, strutture di sicurezza, strutture fonoassorbenti); la verifica delle concessioni edilizie necessarie all’installazione dell’impianto.

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Rifiuti, Legambiente: differenziata è scomparsa dall’agenda del Comune.

Rifiuti, Legambiente: differenziata è scomparsa dall’agenda del Comune.

“Se non parte in tutta Roma il porta a porta, trattare e biostabilizzare 4 mila tonnellate di rifiuti è impossibile, altro che erba secca, il Comune facesse partire subito la differenziata che è di nuovo scomparsa dall’agenda, piuttosto che scaricare le proprie responsabilità sul Ministro Clini, accanirsi sul toto discarica e continuare a mandare rifiuti indifferenziati in discarica -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Alemanno ha comunque voluto rinviare al 2016 l’obiettivo di legge del 65% per la differenziata, mentre 1.290 piccoli e grandi Comuni italiani quel risultato lo hanno già raggiunto con un anno di anticipo, e ora se la prende comoda bloccando l’avvio del porta a porta, non facendo partire l’ampliamento dell’impianto di compost di Maccarese, tenendo fermo un giorno sì e l’altro pure l’impianto di selezione del multimateriale a Rocca Cencia, danneggiando la raccolta della carta con frequenze troppo ridotte per lo svuotamento dei cassonetti bianchi. Basta, tutto ciò è inaccettabile, da mesi e mesi assistiamo al balletto istituzionale, tutta colpa del Comune che non si dà una mossa.”

Legambiente, come di consueto, articola con dati le affermazioni. Nel 2011 la produzione di rifiuti nella Capitale è stata di 1.866.000 tonnellate, delle quali 466.500 differenziate e 1.399.500
indifferenziate. Di queste ultime ben 1.154.970 tonnellate sono comunque finite in discarica, secondo le nostre stime, ossia circa 3.164 tonnellate al giorno. Del totale indifferenziato (1.399.500), infatti, 432.750 tonnellate sono state avviate direttamente in discarica senza trattamento (30,9% dell’indifferenziato), 225.750 tonnellate avviate in discarica previa tritovagliatura (16,1%) e 741.000 trattate presso impianti (il 52,9%, con 387.000 trattate presso impianti AMA e 354.000 presso impianti di altri). Di tutto ciò che è stato trattato, secondo una nostra stima, 496.470 tonnellate sono comunque finite poi in discarica e 244.530 tonnellate sono CDR (poi incenerito, il 33% del totale come definito nel piano regionale rifiuti). “Sul toto siti per la discarica la verità è che in queste condizioni non c’è nessun sito idoneo, ci sarà pure un motivo se la norma europea fissa un ordine di priorità, ossia riduzione, riuso e riciclaggio prima del recupero e dello smaltimento -dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. E’ inutile che si spendano soldi per un commissario, strutture tecniche, sopralluoghi e studi, per soluzioni costose che rinviano il problema come il conferimento dei rifiuti all’estero, se non si capisce questa cosa banale. Certo, poi, sarebbe bene anche leggersi le relazioni, come lo studio epidemiologico su Malagrotta depositato in Procura, che evidenzia nell’area morti e ricoveri legati all’inquinamento e mette la parola fine allo smaltimento dei rifiuti nell’area. Oppure studiare i criteri di legge sulle localizzazioni degli impianti, così avremmo evitato di gettare nella disperazione i cittadini di Corcolle e Riano. E’ uno scandalo solo continuare a parlare di questa vicenda in questi termini, mentre i mesi passano inutilmente, e nel 2012 i romani pagheranno all’AMA ben 719 milioni di Euro con le bollette della tariffa rifiuti, 1.400 miliardi di vecchie lire con i quali gestire in ben altro modo i rifiuti.”

Legambiente torna anche sui criteri per la localizzazione degli impianti. E’ cristallino ciò che prevede la legge, di recente approvata nel piano regionale rifiuti: le discariche, di norma, non si devono collocare in aree a rischio idrogeologico (individuate nei piani di bacino, art. 17 L. 183/89), nelle Zone di Protezione Speciale (art 2 e 3 DPR 357/97), aree tutelate dal Testo unico in materia di beni culturali e ambientali (D. Lgs. 490/99), aree naturali protette (art. 3 L. 394/91), aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano (art. 21 D. Lgs. 152/99); aree a rischio sismico di 1a categoria o interessate da attività vulcanica; aree interessate da fenomeni di carsismo superficiale, aree a rischio frana, aree soggette ad attività idrotermale; aree esondabili, instabili e alluvionabili (con tempo di ritorno minimo pari a 200 anni). E ancora: “Con provvedimento motivato, le Regioni possono autorizzare la realizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi nei siti appena elencati. La discarica può essere autorizzata solo se le caratteristiche del luogo, per quanto riguarda le caratteristiche di cui sopra, o le misure correttive da adottare, indichino che la discarica non costituisce un grave rischio ecologico. Per ciascun sito di ubicazione devono essere esaminate le condizioni locali di accettabilità dell’impianto, in relazione a: distanza dai centri abitati, collocazione in aree a rischio sismico di 2a categoria, collocazione in zone di produzione di prodotti agricoli e alimentari definiti a indicazione geografica o a denominazione protetta e (…) con tecniche dell’agricoltura biologica, presenza di rilevanti beni storici, artistici e archeologici.

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Sgurgola (Fr), No a installazione antenna alla stazione, sito sensibile vicino ad asilo

Grazie alle lotte dei cittadini, in particolare del comitato La Cascata che guida la protesta popolare, è ferma per ora l’installazione di un’antenna nel piazzale della stazione di Sgurgola (Fr), in un’area sensibile vicino ad un asilo. Sabato scorso l’amministrazione comunale sulla spinta della mobilitazione spontanea dei residenti ha infatti emesso un’ordinanza di sospensione dei lavori per 30 giorni.
Legambiente Lazio e il Circolo di Sgurgola, dopo una riunione tenuta con i comitati e i cittadini, riaffermano il fatto che l’antenna non può essere collocata in quel sito sensibile, abitato e frequentato da bambini. Nella riunione fissata per giovedì 2 dicembre dal Comune per aprire un tavolo di confronto con il gestore, Legambiente chiederà che sia individuata una idonea alternativa, con un sito che rispetti il principio di precauzione e non crei allarme tra i cittadini, avviando subito anche l’iter che porti il Comune a dotarsi di un regolamento per l’installazione di questo tipo di impianti.

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