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Trasformare Roma in una città a 30 kmh è una scelta giusta

Marino vada avanti, Parigi è già così Legambiente: “Subito velocità ridotta in prossimità delle scuole e il PGTU che è davvero poco incisivo, sia volano di scelte più coraggiose per ridurre il traffico” A Parigi è già così e sabato c’è VeloLove, la festa dei ciclisti che pedala per città 30 e lode “Passare da una città dove i 50 chilometri orari sono la regola e i 30 l’eccezione, all’esatto contrario, introducendo il limite di 30 nei centri abitati e l’eccezione a 50 sulle principali arterie di scorrimento.

Così facendo si ridurrebbe significativamente il numero di vittime della strada e si trasmetterebbe con forza l’dea di una nuova gerarchia delle strade urbane che considera le persone (pedoni, cicliti, utenti del trasporto pubblico) più importanti delle macchine”. Così Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente, commenta l’annuncio del sindaco di Roma, Ignazio Marino, che ha dichiarato che “la velocità di 30kmh nelle zone urbane dovrebbe essere la velocità a cui aspirare e noi lo stiamo facendo. Nel piano del traffico abbiamo inserito moltissime isole ambientali non solo nel centro storico ma in tutti i quartieri di Roma”.

Un’altra metropoli europea, Parigi, ha già imboccato con forza questa direzione e presto estenderà il limite di velocità a 30 km/h, attualmente in vigore su un terzo delle strade, a tutto il contesto urbano. A Parigi per altro c’è un limite ancora più basso, 20 km/h, davanti alle scuole e in aree particolarmente critiche per i pedoni. “Passiamo dalle parole ai fatti – ha sottolineato Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio –e cominciamo da subito a ridurre la velocità almeno intorno alle scuole di Roma, incentivando i servizi di pedibus e bicibus e creando così una nuova cultura della mobilità. Limitare la velocità a 30 all’ora non è una penalizzazione per gli automobilisti i cui tempi di percorrenza urbana resterebbero praticamente invariati, è invece un modo per far sì che tutti gli utenti della strada possano fruire al meglio dello spazio pubblico. Gli annunci sui 30 km/h siano comunque parte di una nuova politica per fermare le troppe auto private e

rilanciare i mezzi pubblici, in questo senso gli obiettivi del nuovo PGTU di Roma sono poco ambiziosi, il 6% di spostamenti in più su mezzo pubblico sono un’inezia così come 40 chilometri di nuove preferenziali, mentre il 2% in più sulla ciclabilità è davvero ridicolo a fronte di una crescita esponenziale dei ciclisti di Roma.” Sabato prossimo a Roma si terrà la manifestazione “30 e lode” organizzata da #Salvaiciclisti e Rete Mobilità Nuova e alla quale Legambiente aderisce, che chiederà con forza l’introduzione dei 30 orari sulle strade urbane e rimarcherà la necessità di azioni che favoriscano un nuovo stile di mobilità. Tutta la giornata di sabato, infine, sarà dedicata alla mobilità nuova grazie a #VeloLove, la festa nazionale dei ciclisti urbani .

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Legambiente e il dipartimento della Protezione Civile realizzano l’indagine “Ecosistema rischio industrie” per verificare lo stato dell’arte rispetto alla prevenzione dei rischi

Impianti a rischio di incidente rilevante, Legambiente: nel Lazio sono 69 in 32 Comuni, ma solo il 22% delle Amministrazioni risponde al questionario per verificare situazione prevenzione rischi.

Nel Lazio sono ben 69 gli impianti a rischio di incidente rilevante in 32 Comuni, ma solo 7 amministrazioni (22%) hanno risposto all’indagine “Ecosistema rischio industrie” realizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile per verificare lo stato dell’arte rispetto alla prevenzione dei rischi stessi. Tra coloro che rispondono solo 3 Comuni su 7 (43%) hanno realizzato la planimetria delle zone interessate dalla presenza di impianti a rischio e solo il 57% ha individuato le strutture vulnerabili o esposte al pericolo.

Il Lazio non brilla nemmeno per il coinvolgimento della popolazione, visto che solo un risicato 14% dei Comuni effettua esercitazioni per prepararsi all’emergenza e solo il 57% effettua campagne
di informazione sull’emergenza e collabora con le associazioni di volontariato. “C’è una certa sottovalutazione da parte dei Comuni rispetto al rischio di incidente rilevante, segno da un lato che si va perdendo la memoria di disastri come quelli di Seveso dall’altro della necessità di sostegno alle amministrazioni che a volte mancano di competenze su temi così complessi -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Per affrontare le emergenze è necessario avere ben chiari i rischi, informare e preparare la popolazione per poter agire in maniera tempestiva in caso di pericolo. A partire, innanzitutto, da una corretta identificazione delle aree a rischio e dei pericoli ai quali sono soggetti i cittadini in caso di dispersione di sostanze chimiche volatili o liquide.”

In Italia sono presenti 1.152 impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantità tali da rientrare nei parametri previsti negli artt. 6/7 e 6/7/8 del D.Lgs. 334/99, situati nei territori di 739 Comuni. Impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantitativi tali da essere ritenuti suscettibili di causare incidenti rilevanti in base alle direttive Seveso e ai decreti legislativi che le recepiscono. Impianti chimici, petrolchimici, depositi di gpl, raffinerie e depositi di esplosivi o composti tossici che, in caso di incidente o di malfunzionamento, possono provocare incendi,
contaminazione dei suoli e delle acque, nubi tossiche, e che sono censiti dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare in un inventario nazionale aggiornato semestralmente.

La Protezione Civile della Capitale è tra quelle che rispondono in modo positivo ai parametri richiesti, con l’individuazione di strutture sensibili, attività d’informazione e sensibilizzazione della
cittadinanza, collaborazioni con le associazioni di volontariato ed esercitazioni, anche se ad esempio nell’area di Malagrotta è evidente una forte carenze proprio rispetto all’informazione e al
coinvolgimento della popolazione, come denunciano i comitati da molto tempo. A Pomezia non risultano, invece, individuate aree di rischio né pianificate esercitazioni che coinvolgano la popolazione in caso di emergenza. Viterbo dichiara di aver realizzato piani e iniziative per rispondere in maniera efficace in caso di pericolo ma non effettua esercitazioni con i cittadini. Rieti
non ha progetti di collaborazione con associazioni di volontariato ed esercitazioni che coinvolgano la popolazione. A Cisterna di Latina (Lt) non vengono segnalate strutture potenzialmente pericolose e mancano progetti di collaborazione o piani di emergenza in caso di necessità. Latina dichiara di aver individuato le strutture a rischio e informata la cittadinanza ma manca un network con associazioni o altri enti per le esercitazioni. Non sono pervenuti dati per Frosinone e provincia. “Sugli impianti a rischio di incidente rilevante serve più chiarezza per i cittadini, per evitare tragedie può essere molto utile un lavoro da parte della Regione a sostegno dei Comuni per affrontare il rischio, come è stato fatto anni fa per gli incendi -dichiara Cristiana Avenali,
direttrice di Legambiente Lazio-. I dati sugli impianti a rischio di incidente rilevante sono molto  frammentari e parziali nel Lazio, non permettono di rassicurare la popolazione sulle iniziative in
caso di emergenza, soprattutto nelle province di Roma, Latina e Frosinone. Una maggiore sensibilizzazione di coloro che abitano in quei contesti a rischio e la collaborazione tra associazioni,
Protezione Civile e amministrazioni è la risposta necessaria per salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente.”
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