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Ecosistema Urbano 2017, Roma verso il fondo della classifica nella sostenibilità ambientale, scende al 88° pos to, perse 33 posizioni in 10 anni

Ecosistema Urbano 2017, Roma verso il fondo della classifica nella sostenibilità ambientale, scende al 88° posto, perse 33 posizioni in 10 anni

Nella Capitale crolla la fiducia e l’uso dei mezzi pubblici, appena 328 viaggi all’anno per abitante nel 2016 (da 512 nel 2015)

“A Roma nessun passo in avanti nella mobilità sostenibile e gestione dei rifiuti, mentre l’amministrazione pensa ad assurde gare di auto la città sprofonda nelle classifiche di sostenibilità ambientale”

Nel resto del Lazio scende Latina al 89° posto, Frosinone appena 99°. Il miglior capoluogo Rieti, 61°, Viterbo 102° perché non fornisce i dati utili.

Legambiente ha presentato oggi a Milano l’edizione 2017 di Ecosistema Urbano, il dossier sulle perfomance ambientali dei capoluoghi di provincia giunto alla XXIV edizione, e realizzato in collaborazione con “Ambiente Italia” e “Il Sole 24 Ore”. Lo studio guarda alle politiche di sostenibilità ambientale messe in campo tramite l’analisi di 16 diversi indicatori che valutano insieme la qualità dell’aria, la salubrità del ciclo delle acque, i risultati che provengono dai modelli di gestione di rifiuti, lo sviluppo di mezzi pubblici, ciclabilità e aree pedonali a discapito del mezzo privato, la diffusione delle rinnovabili.
I volontari di Legambiente Lazio hanno presentato i numeri della capitale e delle città capoluogo del Lazio esponendo, con un blitz a pochi metri dal Campidoglio, lo striscione IN NOME DEL POPOLO INQUINATO, perchè la capitale peggiora di anno in anno per performance ambientali.
Roma scivola impietosamente, verso il fondo nella classifica della sostenibilità ambientale, cadendo ormai al 88° posto (85° nel dossier 2016) e impressionano le ben 33 posizioni perse in 10 anni (Roma 55° nel dossier 2007). Analizzando i vari parametri sono i rifiuti e soprattutto la mobilità sostenibile a causare il crollo: sul fronte dei rifiuti, sale di percentuali irrisorie la differenziata al 43% nel 2016 (41% nel 2015) per la quale la capitale è al 67° posto tra le città e non si riduce la produzione pro-capite ferma a 588 kg a persona ogni anno, erano 594 lo scorso anno e ora Roma 75° per il parametro; il porta a porta è completamente fermo nella diffusione al 32,8% degli abitanti, peggior dato in assoluto tra le prime 4 città italiane (Milano 100%, Napoli 42,8%, Torino 47,3%). Ma è la mobilità “immobile” che manda Roma sempre più in fondo alla graduatoria per performance ambientali, crolla la fiducia e l’uso conseguente dei mezzi pubblici con appena 328 viaggi all’anno per abitante nel 2016 (erano 512 nel 2015 – a Milano sono ben 486 e a Venezia addirittura 664); diminuisce anche l’offerta di trasporto pubblico, cioè i chilometri percorsi annualmente dalle vetture per ogni abitante residente, calando dai 60 dello scorso anno ai 57 Km-vettura/abitante/anno (a Milano sono ben 93); di contro sono più di 61 le auto ogni 100 abitanti. Ferme a appena 0,17 metri quadri per abitante le quantità di isole pedonali, l’equivalente di un quadrato con lato 41 cm a testa, e a 1,27 i metri per abitante di corsie ciclabili.

“Nessun passo in avanti nella mobilità sostenibile e nella corretta gestione del ciclo dei rifiuti, stanno trascinando Roma nel fondo della classifica per scarse performance ambientali – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – ed è allarmante il calo del numero di cittadini in viaggio sui mezzi pubblici, che racconta da solo quanto “immobile” sia la mobilità pubblica della capitale. È passato un 2016 dove non è accaduto veramente nulla di positivo in tal senso, e nel 2017 non si vede alcuna opera in grado di invertire la tendenza. Non sono di certo sufficienti gli annunci di strane funivie su rotaie, senza peraltro alcun piano di sostenibilità economica, o ciclovie e corsie preferenziali che sono solo strisce in terra calpestate da veicoli privati, mentre le Metro e le ferrovie urbane funzionano sempre meno e non c’è un centimetro di tram o filobus in più, anzi cala il servizio. Intanto non si pedonalizza niente, è ferma a metà la ciclopedonalizzazione di Via dei Fori Imperiali e il Colosseo continua ad essere un enorme pregiatissimo spartitraffico recluso dalle auto. Dall’elaborazione del Grab, unica opera finanziata realmente, vengono poi allontanati tutti quelli che lo hanno pensato e progettato gratuitamente per la città, e invece della grande opera di rigenerazione urbana stra conosciuta e premiata, rischia di diventare l’ennesima, pericolosa striscia gialla in terra”.

Sempre secondo il dossier di Legambiente, nell’aria cresce a 50,72 ug/mc la concentrazione media di No2 (Biossido d’azoto in microgrammi per metro cubo di aria), migliora scendendo a 10,78 giorni di superamento la presenza di Ozono (limite giornaliero a 120 ug/mc) e rimane stabile il PM10 con una concentrazione media di 28,75 ug/mc al giorno.

“Prolungamenti delle Metropolitane fuori il Gra, diffusione della rete tranviaria e del TPL, blocco dei diesel e ampliamento delle ztl, a questo dovrebbe puntare l’amministrazione capitolina invece dell’assurda realizzazione di una gara automobilistica completamente inutile – conclude Scacchi –. Anche sul ciclo dei rifiuti ritroviamo una percentuale di differenziata ferma dov’era e un’immobile diffusione del porta a porta sul quale si torna indietro in alcuni quartieri ripassando a vecchie sperimentazioni di raccolte mobili; non si vede neanche alcuna opera concreta di miglioramento del ciclo: sempre centinaia di autoarticolati al giorno mandano fuori dal Gra la “monnezza” romana e Roma continua a non dotarsi di alcun nuovo impianto di gestione delle frazioni differenziate”.

Nel resto del Lazio, sempre molto grave la posizione di Frosinone (99°) nel fondo della classifica generale, peggiorano Latina che scende al 89° posto (71° nel dossier 2016) e Rieti 61° (era 54° nel 2016). Viterbo in fondo alla classifica (102°) perché continua a non fornire con completezza i dati.
Nei capoluoghi fuori Roma, i dati sulla gestione dei rifiuti sono molto bassi a Latina che scende addirittura al 30% di RD (era al 32 nel dossier 2016), sale a Viterbo al 49% e sale anche a Rieti al 24%. La percentuale di differenziata è invece ferma ad un irrisorio 18% a Frosinone, dato che ferma in basso nella classifica il capoluogo ciociaro insieme ai pessimi numeri della qualità dell’aria: PM10 in concentrazione media di 35ug/mc, 20 giorni di superamento dei limiti di ozono e 33,5ug/mc di No2 medio nell’aria.
Capitolo a parte sul ciclo dell’acqua, dove il gestore del servizio idrico di Roma e Frosinone, non fornisce dati aggiornati per cui si conferma il 44% di dispersione in provincia di Roma e il terribile 75,4% in provincia di Frosinone e consumi di 165 l/ab/anno nella capitale e 175 nel capoluogo ciociaro. A Rieti la dispersione idrica sale al 55% (dal 53,8%) ma si abbassano i consumi a 150 l/ab/anno (da 155). Migliora anche se di poco la situazione a Latina col 65% di dispersione (dal 67%) e 131 l/ab/anno di consumi.

I 16 indicatori di Ecosistema Urbano: Polveri sottili (Pm10); Ozono (O3); Biossido di azoto (NO2); Consumi idrici domestici; Dispersione della rete; Capacità di depurazione; Produzione di rifiuti urbani; Raccolta differenziata; Passeggeri Trasporto Pubblico; Offerta Trasporto pubblico; Tasso motorizzazione; auto; Incidentalità stradale; Piste ciclabili; Isole pedonali; Alberi in area urbana; Energie rinnovabili; Solare fotovoltaico e termico pubblico

LE TABELLE




Al link il dossier nazionale completo

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Goletta Verde riparte a difesa dei mari italiani: tappa ad Ostia dal 13 al 16 ottobre

Goletta Verde riparte a difesa dei mari italiani

Dieci tappe nelle aree marine protette per parlare di Marine Strategy e tutela della biodiversità

 Nei mari italiani si stimano 700 rifiuti per km quadrato, ma il 70 per cento è ancora nascosto nei fondali

Oltre mille specie aliene trasferite nel Mediterraneo dai mari esotici per colpa delle attività umane 

Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente, riparte per difendere i mari italiani dai rifiuti e dalla perdita di biodiversità. Un viaggio che prenderà il via oggi, 28 settembre, da Portovenere nella Cinque Terre reso possibile grazie alla collaborazione del Parco dell’Arcipelago Toscano e al sostegno del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Nel corso del tour sarà affrontato il tema della Marine Strategy, la direttiva 2008/56 sull’ambiente marino che prevede il raggiungimento del buono stato ecologico, per le acque marine di ogni stato membro, entro il 2020, sulla base di 11 descrittori che considerano tutti gli aspetti legati all’impatto delle attività umane sull’ambiente marino come la pesca insostenibile, l’introduzione di sostanze inquinanti, rifiuti e specie aliene, ma anche l’inquinamento acustico sottomarino.

Tra questi il problema dei rifiuti, nei mari e sulle spiagge, sta assumendo proporzioni davvero preoccupanti: stando alle stime del Consiglio Generale della Pesca nel Mediterraneo (FAO) sono oltre sei milioni di tonnellate i materiali solidi e pericolosi di origine umana che vengono scaricati ogni anno nei mari del mondo. I rifiuti galleggianti che vediamo in superficie, nel mare e in spiaggia, costituiscono però solo una minima parte del problema: almeno il 70% dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino affondano: uno studio Ispra, realizzato nell’autunno 2014 tra il delta del Po e Caorle, evidenzia una densità media di più di 700 rifiuti per km2, con una densità in peso per km2 di circa 100 kg. Anche sul fondo del mare la plastica rappresenta la stragrande maggioranza dei rifiuti ritrovati sui fondali (ben il 92%), che è anche tra quelli più pericolosi: viene ingerita da cetacei, tartarughe e uccelli marini causando danni spesso letali e la sua frammentazione genera micro-particelle che, ingoiate dai pesci, posso arrivare fino alle nostre tavole. Goletta Verde affronterà anche il tema dell’invasione delle specie aliene, cioè di specie che sono originarie di altre aree geografiche, ma sono state introdotte accidentalmente dall’uomo nel Mar Mediterraneo.

I due temi principali di quest’edizione speciale di Goletta Verde – che si avvale del sostegno anche delle Aree marine protette Isole Egadi, Tavolara, Secche di Tor Paterno, Cinque Terre e Parco nazionale del Cilento – saranno affrontati durante incontri pubblici, workshop dedicati alla marine strategy, visite guidate a bordo e giornate dedicate agli alunni degli istituti scolastici italiani con laboratori didattici e lezioni di educazione ambientale.

 “Le specie aliene e i rifiuti marini rappresentano una minaccia per la biodiversità e un pericolo per la tutela del mare da qui agli anni futuri. L’attuazione della Marine Strategy e il raggiungimento degli obiettivi al 2020 rappresentano quindi una grande opportunità per i nostri mari – dichiara Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente. Per questo è necessario lavorare per assicurare la chiusura delle attività di studio entro l’anno, così come previsto dalla direttiva europea, e passare il prima possibile alla fase successiva, quella di attuazione di interventi per il raggiungimento del buono stato ecologico dei nostri mari entro il 2020”.

“Gli obiettivi che ci impone di raggiungere la Marine Strategy – spiega Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi – sono raggiungibili più facilmente utilizzando le idee, le azioni e il know-how anche attraverso la moltiplicazione e la promozione         delle aree marine protette, territori che possono giocare un ruolo fondamentale nella custodia e nella cura della biodiversità marina e costiera, ma possono anche essere da stimolo per la crescita e lo sviluppo di un’economia locale responsabile e sostenibile”.

 A riprova dei livelli di criticità raggiunti basta citare i dati dell’indagine svolta da Goletta Verde nell’estate 2014 con 87 ore di osservazione di rifiuti galleggianti nei mari italiani e 1.700 km di mare monitorati, calcolando fino a 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato: rifiuti per lo più plastici appunto con una percentuale di quasi il 90%. Il mare più “denso” di rifiuti risultò l’Adriatico con 27 rifiuti galleggianti ogni km2 di mare; un bacino che si distingue anche per la quantità di rifiuti plastici derivanti dalla pesca: il 20%, considerando reti e polistirolo galleggiante, frammenti o intere cassette che si usano per contenere il pescato, percentuale che viene superata solo dalle buste pari al 41% e dai frammenti di plastica al 22%.  Il Mar Tirreno con una densità di rifiuti pari a 26 ogni kmq conta invece la più alta percentuale di rifiuti di plastica: il 91%. Da notare che di questa ben il 34% è costituito da bottiglie (bevande e detergenti) che superano la percentuale di buste di plastica (29%) che, invece, fino all’anno scorso avevano il sopravvento. Meglio il Mar Ionio che grazie alla sua posizione geografica conta “solo” 7 rifiuti ogni kmq di mare. Indagine che è stata ripetuta anche quest’anno da Goletta Verde durante i due mesi di navigazione estiva per i mari italiani e i cui risultati saranno resi noti nei prossimi mesi.

Rifiuti che non si trovano soltanto nei mari e nei fondali ma anche sulle spiagge. L’indagine “Beach litter”– eseguita dai volontari di Legambiente da aprile a maggio 2015 su un’area di 136.330 mq, pari a quasi 20 campi da calci – ha permesso di individuare e smaltire 22.114 rifiuti spiaggiati. In particolare sono stati trovati 17 rifiuti ogni 100 mq, 5 rifiuti in più ogni 100 mq rispetto all’indagine dell’anno precedente.

Non da meno il problema della specie aliene nei nostri mari che rappresenta a livello globale la seconda causa di perdita di biodiversità. Secondo uno studio del Centro comune di ricerca dell’Ue, che ha esaminato i dati di oltre 986 specie esotiche, stiamo assistendo alla più grande invasione in corso sulla Terra: quasi 1.000 specie aliene si sono “trasferite” nel Mediterraneo da mari esotici per colpa delle attività umane. I risultati suscitano preoccupazione soprattutto perché queste acque sono l’habitat di oltre 17.000 specie di cui il 20% non si trova in nessun altro luogo. Tra le specie aliene troviamo 60 specie di alghe introdotte accidentalmente a causa dell’acquacoltura al largo della costa di Venezia e della Francia sudoccidentale, oltre a circa 400 specie di pesci vertebrati alieni che sono approdati nei nostri mari passando proprio dal Canale di Suez. Tra questi, il barracuda del Mar Rosso, cresciuto nel corso degli anni sia di numero che di taglia che ha creato scompiglio soprattutto nei luoghi dove convive con la spigola, che essendo predatore solitario è incapace di competere nell’attività di caccia con i branchi di barracuda. Introdotte accidentalmente dall’uomo, a causa dell’aumento e della globalizzazione del traffico marittimo; migrate tramite i canali naturali o artificiali, importate per fini commerciali, per esempio per l’acquacultura: tutti questi fattori hanno portato a una sempre maggiore diffusione di specie alloctone nel Mediterraneo. Il rischio è quello di modificare il delicato equilibrio biologico, frutto di migliaia di anni di evoluzione, e di introdurre specie che entrino in competizione per cibo e habitat con le specie autoctone, che introducano agenti patogeni e che creino delle specie ibride, provocando così mutamenti radicali all’ambiente. Inoltre vi è un danno economico causato dalle specie aliene, le quali possono essere causa di una diminuzione della produttività agricola, forestale e ittica, della riduzione delle risorse idriche e del degrado del suolo e dei sistemi infrastrutturali.

Itinerario Goletta Verde per la Marine Strategy:

Portovenere Cinque Terre ► 28 settembre -1 ottobre

Olbia ► 2-6 ottobre

Acciaroli ► 8-12 ottobre

Ostia ► 13-16 ottobre

Isola del Giglio ► 16-20 ottobre

Isola d’Elba ► 20-23 ottobre

 

EVENTI PARALLELI

Favignana ► ottobre (data in corso di definizione)

Lampedusa ► 17-18/10

Palermo ► 23-24/10

Milazzo ► 24/10

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|FOTO| Domenica Ecologica, Legambiente: “Straordinario successo per Roma e per i Parchi del Lazio”

Domenica ecologica, parchi in festa con prodotti tipici musica e allegria. Legambiente “Straordinario successo di iniziative e feste in tutta la città. Chiediamo nuove domeniche ecologiche e rilancio delle aree protette”
Ancora una volta migliaia di turisti e romani hanno affollato via dei Fori Imperiali per la domenica ecologica della capitale, giunta alla terza edizione del 2015. I volontari dell’associazione hanno animato la strada, con il sostegno dell’assessorato alla Cultura di Roma Capitale e con la partecipazione dell’Ente Regionale RomaNatura e di Federparchi Lazio, dando la possibilità a migliaia di persone di partecipare ai laboratori per tutte le età e noleggiare gratuitamente biciclette per godere le bellezze del centro storico, senza dover ricorrere all’automobile. 
“Ancora una volta la domenica ecologica si dimostra un momento bello e fondamentale per tutta la città – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – Giornate come questa dovrebbero essere calendarizzate sistematicamente per far scoprire a romani e turisti il piacere di vivere la bellezza della città eterna in un modo diverso, sostenibile e senza la morsa del traffico. Dopo le 4 edizioni invernali chiediamo al comune di individuare nuove date per la prossima primavera.” 
La giornata si è poi arricchita grazie alla festa dei parchi di Roma e del Lazio che con stand gastronomici ed informativi hanno raccontato le bellezze naturali del nostro territorio ai romani e ai turisti di passaggio. Tante realtà provenienti dalla rete delle aree protette di RomaNatura ma anche buone pratiche da parchi del Lazio presenti, come il Parco dei Monti Simbruini, quello dei Lucretili, quello della Riserva Naturale del Lago di Vico e quello di Nazzano Tevere Farfa. 
“I Parchi della nostra regione sono un bene inestimabile che dobbiamo preservare ed incentivare – prosegue Scacchi – Un parco significa biodiversità, ma anche meno cemento e al contempo più occupazione, turismo e sviluppo economico sostenibile”.
Ai Fori Imperiali la giornata è stata animata dai volontari di Legambiente Lazio e dei circoli Ecoidea e Cellulosa, dagli stand dei parchi ma anche dall’associazione Gropius e Faramelli con la giocoleria per i piu piccoli. Hanno raccontato le tradizioni musicali e culturali del Lazio gli spettacoli degli Sbandieratori dei 7 Rioni Storici di Carpineto Romano e la splendida musica della Banda Musicale “Ponte sull’Aniene” di Roviano e Anticoli Corrado. Nel resto della città il circolo Legambiente Mondi Possibili ha animato la giornata in Piazza dell’Immacolata e Piazza Grecia, il circolo Città Futura ha realizzato una biciclettata da Villa Gordiani al Parco di Centocelle ed il circolo Monteverde Ilaria Alpi ha infine animato Piazza Ottavilla.
Hanno partecipato, tra gli altri: Estella Marino (assessore all’Ambiente di Roma Capitale), Maurizio Gubbiotti (commissario Ente Regionale RomaNatura), Enrico Panzini (commissario Parco Regionale dei Monti Simbruini), Cristiana Avenali (consigliere regionale del Lazio).
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Presentato dossier Mal’Aria. Cigno Nero a Frosinone e blitz di Legambiente

Dossier Mal’Aria di Legambiente. Cigno Nero a Frosinone come peggiore città d’Italia per il Pm10 con 110 giorni di superamento del limite di emissioni massimo consentito. 

Tutta la ciociaria e Roma con smog alle stelle nel 2014, il 2015 comincia sullo stesso segno. Legambiente “Siano subito prese contromisure decise per salvaguardare l’aria e la salute dei cittadini”

Se il 2015 si apre con dati davvero poco rassicuranti, il 2014 ha visto il Lazio sempre sotto la lente di osservazione per la concentrazione di polveri sottili nelle aree urbane grandi e meno grandi. La capitale e Frosinone anche nell’anno trascorso hanno messo a dura prova le vie respiratorie dei propri cittadini, con un inquinamento dell’aria che per troppi giorni ha superato le soglie di tolleranza poste dalla legislazione. Il capoluogo ciociaro presenta la peggiore condizione a livello nazionale, con 110 giorni di superamento dei limiti di legge, ovvero per quasi tre mesi e mezzo gli abitanti della città hanno respirato un’aria insalubre. Lo sfortunato primato non stupisce, dato che la tendenza degli ultimi anni vedeva il capoluogo ciociaro avere un numero di sforamenti annuali sempre abbondantemente oltre quelli limite: nel 2012 erano 120, nel 2013 112.

“Frosinone non può continuare ad essere la capitale italiana dell’inquinamento, – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – devono subito essere messe in campo contromisure serie ed efficaci per ridurre l’inquinamento atmosferico e consentire ai cittadini di respirare nuovamente aria pulita. Va prontamente ripreso il piano regionale di risanamento dell’aria, più targhe alterne, più blocchi del traffico ed una rete di piste pedonali sicure permetterebbero di abbattere l’inquinamento derivato dalle emissioni di polveri sottili. Oggi consegniamo a Frosinone il nostro cigno nero, ma non dobbiamo dimenticarci della capitale dove lo scorso anno centraline come quella in via Tiburtina hanno superato ben 43 volte il limite consentito”.

 Secondo i monitoraggi effettuati quotidianamente attraverso le centraline Arpa nel Lazio i casi più a rischio sono rappresentati quindi da Frosinone, ma anche da alcune aree della stessa provincia e da alcune zone della capitale. Già nel primo mese del 2015 la situazione rilevata dalle stazioni dalle centraline dell’ARPA Lazio ci racconta una regione con un importante problema di inquinamento.

“La situazione di Frosinone, fortemente compromessa l’anno scorso, non mostra alcun miglioramento quest’anno e anzi sembra poter raggiungere gli infelici record del 2014 – dichiara Francesco Raffa coordinatore Legambiente per la Provincia di Frosinone –  Al 28 gennaio le fonti dell’agenzia regionale facevano rilevare che il particolato aveva superato i livelli consentiti dalla normativa nazionale già 23 giorni nel nucleo urbano e addirittura 26 nel territorio della provincia, a Ceccano”.

A Roma la situazione nel 2015 vede emergere già 12 giorni di sforamento a largo Preneste, 11 a Cinecittà e 9 in via Magna Grecia e via Tiburtina, tutte zone trafficate abbondantemente dalle auto private. Per quanto riguarda il 2014 la situazione è stata critica anche nella capitale, dove ben quattro stazioni di rilevamento hanno riportato un’esposizione al particolato per i cittadini oltre i limiti di legge. Lo scorso anno sulla via Tiburtina i giorni durante i quali l’aria aveva una concentrazione di polveri superiore a 50 µg/m³ sono stati 43 e pochi di meno in altre congestionate zone della città: 40 giorni a Cinecittà e a largo Preneste, 36 a corso Francia.

Oltre all’inquinamento più tipico delle aree urbane (da veicoli e da riscaldamento) in certe zone della valle del Sacco si vanno ad aggiungere gli inquinanti degli impianti produttivi che sono installati lungo la valle. Su questa arteria industriale alcuni centri minori fanno registrare una qualità dell’aria simile a quella di capoluoghi italiani di medie dimensioni, mostrando nel solo 2014 un eccesso di polveri PM10 per 110 giorni a Ceccano, 57 a Cassino e 49 a Colleferro, quest’ultima nella provincia di Roma.

Stazioni di Monitoraggio ARPA

Numero di giorni di superamento annuo 2014

Frosinone Scalo

110

Ceccano

110

Cassino 

57

Colleferro

49

Roma Tiburtina

43

Roma Cinecittà

40

Roma Largo Preneste

40

Roma Corso Francia

36

Tabella 1: Anno 2014. Numero di giorni di superamento del livello di PM10 stabilito dal d.lgs 13/08/10 n. 155 (Fonte Arpa, elaborazione Legambiente Lazio)

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DOSSIER MAL’ARIA 2015

“Mal’aria” è la storica campagna di Legambiente contro l’inquinamento atmosferico e a favore del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile ed anche quest’anno abbiamo fatto un bilancio per le polveri sottili PM10.

La presenza di inquinamento atmosferico nelle città del Lazio non sembra essere in diminuzione e anzi resta in molti casi ben oltre i livelli di attenzione. I valori che vengono registrati periodicamente mostrano andamenti poco rassicuranti e soprattutto in linea con le serie storiche, senza sensibili cambiamenti di rotta. La qualità dell’aria è un elemento fondamentale per garantire la salute umana ed è per questo che è necessario un monitoraggio continuo in grado di tenere sotto controllo le sostanze che possono interferire e danneggiare l’organismo. L’elevata esposizione agli agenti inquinanti, frutto soprattutto della combustione, possono causare diverse disfunzioni e malattie, in particolare legate al sistema respiratorio, che oltretutto vanno ad incidere sulla spesa sanitaria. Secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione Europea l’inquinamento atmosferico ha causato oltre 400mila morti premature con costi ingentissimi per i vari sistemi sanitari che oscillano tra i 330 e i 940 miliardi di euro all’anno nella sola Europa.

Nel rapporto redatto dall’ISPRA “X Rapporto Aree Urbane, anno 2014” viene analizzata infatti anche “l’esposizione della popolazione di città e aree metropolitane agli inquinanti atmosferici”, in cui emerge con chiarezza come milioni di persone sono esposte a concentrazioni medie annuali di PM10, PM2,5, NO2 ed O3 superiori, e di molto, ai valori di riferimento forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; l’analisi si basa sui dati di concentrazione rilevati nel 2013 nelle aree urbane e metropolitane rispetto al numero di cittadini presenti in quelle stesse aree e mostra come per il PM10 la quasi totalità delle città abbia registrato concentrazioni superiori a quelle indicate dall’OMS.

Non solo, gli elevati livelli di inquinamento atmosferico in Italia sono alla base di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea a causa della “Cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente – Superamento dei valori limite di PM10 in Italia” . Queste violazioni, che riguardano anche la regione Lazio, porteranno, se l’Italia non riuscirà a porre rimedio, ad una condanna con conseguenti sanzioni, come già avvenuto nel 2012. L’Italia infatti era stata già stata condannata tre anni fa relativamente ai superamenti di PM10 per il periodo 2006-2007 in 55 diverse zone ed agglomerati italiani. Il dato più scoraggiante e preoccupante in merito alla nuova procedura di infrazione è che 13 delle 55 aree già condannate hanno continuato a superare costantemente i limiti per il PM10 anche nel periodo 2008-2012 e si ritrovano per questo di nuovo sotto indagine, insieme ad altre 6 nuove zone.

In città la fonte principali di inquinamento atmosferico è il trasporto su strada, dove i passi avanti fatti sull’efficienza dei motori non ha consentito di ottenere risultati evidenti nel miglioramento della qualità dell’aria, visto l’elevato numero di veicoli in circolazione e l’incremento dei diesel; segue il riscaldamento domestico, prevalentemente derivante dall’uso di legna o combustibili fossili particolarmente inquinanti come l’olio combustibile o il gasolio.

Ma non è solamente l’ambiente urbano delle grandi città a destare preoccupazioni. Significative sono anche le emissioni in atmosfera derivanti dalle fonti industriali, che spesso vanno a sommarsi con quelle urbane, e specialmente nell’aerea meridionale della regione fanno riportare considerevoli concentrazioni di polveri e altre sostanze ritenute pericolose.[…]

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Sequestro Oleodotto Civitavecchia-Fiumicino, ora si faccia chiarezza e si metta in sicurezza il territorio

Sequestro Oleodotto Civitavecchia-Fiumicino, Legambiente: ora si faccia chiarezza e si metta in sicurezza il territorio
Il gip del Tribunale di Civitavecchia, Massimo Marasca, ha disposto il sequestro dell’oleodotto Civitavecchia-Fiumicino. A novembre scorso fu oggetto di alcuni furti che hanno procurato danni ambientali per lo sversamento di cherosene.
“Buono il provvedimento giudiziario su una infrastruttura delicata e pericolosa che ha scatenato un vero disastro ambientale lo scorso novembre – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio –  ora si istallino sistemi di controllo adeguati, preservando la sicurezza del territorio e della natura di Fiumicino”.
Lo sversamento dello scorso novembre aveva provocato la morte immediata della fauna ittica nei canali interessati e il disastro non è arrivato al mare solo grazie alle condizioni meteo-climatiche che ne hanno impedito la diffusione.
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