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Rifiuti, Legambiente: no assunzioni Ama con scusa differenziata.

Rifiuti, Legambiente: no assunzioni Ama con scusa differenziata. Su Monti Ortaccio sconcerta commissario Sottile.
No a nuove assunzioni in AMA con la scusa della differenziata. Legambiente è nettamente contraria all’ipotesi prospettata dal direttore generale di Ama al primo consiglio di amministrazione circa l’assunzione di ben 1.527 dipendenti con contratti che passerebbero da part-time a full-time, con un aumento di spesa per le casse dell’azienda di 25 milioni di euro l’anno.

“Il direttore generale di AMA metta giù le mani dai contratti, siamo nel pieno di scandali devastanti, c’è una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura per otto persone proprio sulle parentopoli nel Comune di Roma e le ultime infornate di lavoratori all’AMA, cosa altro deve succedere, vogliono essere cacciati con i forconi? -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il bilancio della municipalizzata ha richiesto continui aumenti delle tariffe per i cittadini, fino ad arrivare a oltre 700 milioni di Euro che i romani pagano per il servizio, ora è indecente pensare di utilizzare in questo modo quasi tutti i 30 milioni stanziati dal ministro all’Ambiente per la differenziata. Non permetteremo a nessuno di usare la scusa della differenziata per giustificare l’indifendibile, in azienda prima di tutto va scoperchiata la pentola degli scandali per tutelare chi lavora seriamente e affrontare così il tema dell’efficientamento, della gestione del personale, per riallineare AMA alle altre società del settore.”

Legambiente ricorda che nel maggio scorso era giunta la richiesta di rinvio a giudizio da parte del procuratore aggiunto e del pubblico ministero per otto indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla parentopoli di AMA: abuso d’ufficio continuato e in concorso, la pesante accusa. Nel frattempo, sconcertano le affermazioni del commissario Sottile circa la nuova discarica
che vorrebbe realizzare a Monti dell’Ortaccio, affianco a Malagrotta.

“Ormai è evidente che gli uffici del commissario Sottile non sanno o non vogliono leggere. Di pareri tecnici contro la discarica di Monti dell’Ortaccio ce ne sono un’infinità, è impensabile poter andare avanti se non paventando motivazioni di ordine pubblico che sarebbe però davvero grave usare -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Si va dalle falde acquifere di superficie, alla vicinanza dell’abitato, ai motivi ambientali e sanitari. Eppure la ricetta è così semplice ed è proprio la differenziata, per avviare la quale serve un progetto serio che permetterebbe anche di ovviare al problema delle 1.200 tonnellate da trattare, evitando di coltivare fantasiose e costose ipotesi di portare quei rifiuti all’estero.”

I pareri tecnici evidenziano un’infinità di problematiche che vanno dall’impatto su un ambiente già devastato come evidenziano le indagini Ispra e Arpa, l’incompatibilità urbanistica, la non idoneità tecnica del sito sotto il profilo idrogeologico e la non conformità del progetto alla distanza dalla falda, l’incoerenza dei numeri con quelli della programmazione del cosiddetto “Patto per Roma”. A queste si affiancano carenze informative come la qualità della geomembrana, un deficit di caratterizzazione quali-quantitativa del rifiuto, l’insufficiente stima del quantitativo di percolato e l’incongruità sui volumi di stoccaggio, la verifica dei dimensionamenti dei canali di scolo e delle acclività dei versanti, il “bacino di ossidazione” non pertinente alla discarica, la sovrapposizione dell’invaso con un’attività estrattiva autorizzata, i problemi sui monitoraggi, le emissioni odorigene e di polveri, il mancato studio di traffico e le carenze sull’impatto impatto acustico, oltre perplessità di tipo gestionale (modalità scarico rifiuti, modalità di copertura del rifiuto abbancato) e lacune nel Piano Finanziario e nella conseguente determinazione della Tariffa di conferimento.

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Calendario venatorio, Legambiente: ma quale tutela dell’ambiente? Valuteremo se agire per vie legali

“Ma quale tutela e rispetto dell’ambiente, con il nuovo calendario venatorio la Regione ha tenuto solo conto delle eccessive richieste dei cacciatori con un’infinità di assurde deroghe -ha affermato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, a proposito del calendario venatorio diffuso questa mattina dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio-. Va bene che è un organo consultivo, ma nelle riunioni del comitato tecnico faunistico abbiamo solo perso tempo altro che concertato, il dialogo è stato sempre su un livello molto basso e poi l’Assessore ha deciso accogliendo in tutto e per tutto le richieste del mondo venatorio.”

Nel calendario il periodo di caccia, rispetto all’anno scorso, è stato prolungato: nel 2011/2012 si potrà cacciare dal 18 settembre al 30 gennaio, con ben 10 giorni in più rispetto all’anno scorso. Ciò significa che specie come i tordi, la beccaccia e la starna -quest’ultima tra l’altro praticamente estinta nella nostra regione- potranno essere cacciate fino al 30 gennaio, anziché fino al 20 gennaio come consigliato dall’ISPRA e chiesto da Legambiente, e come inizialmente previsto dal calendario venatorio dello scorso anno. Il parere dell’ISPRA poi è stato totalmente bypassato anche a proposito dell’addestramento dei cani: laddove si definiva “prematura” l’apertura al 28 agosto, è stato deciso di aprire il periodo di addestramento proprio dal 28 agosto.

“Viene messo a serio rischio il naturale ciclo di riproduzione di specie come i tordi, che arrivano nel nostro paese proprio a fine gennaio -ha concluso Avenali-. Il calendario approvato mette assieme le numerose deroghe decise in corsa lo scorso anno, in barba alle osservazioni e  richieste della Legambiente, ai pareri dell’ISPRA e pure, politicamente ancor più grave, al lavoro svolto nel tavolo nazionale della Conferenza Stato-Regioni che aveva visto la partecipazione di diversi soggetti che erano riusciti ad arrivare ad un punto di condivisione. È difficile dialogare in questo modo, dalla Regione ci saremmo attesi maggiore attenzione ed equilibrio, piuttosto che prestare solo “la massima attenzione alle esigenze del mondo venatorio”. A questo punto, valuteremo se ci sono gli estremi per agire per vie legali.”

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