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Lo sfascio della raccolta rifiuti nel IV Municipio

Lo sfascio della raccolta rifiuti nel IV Municipio : Un disastro annunciato…
Le immagini del fallimento del nuovo modello per la gestione dei rifiuti avviato dall’AMA e dal Comune nel dossier fotografico dei volontari del circolo Legambiente Aniene e del Comitato di Quartiere Serpentara che in questi giorni hanno passato al setaccio il IV Municipio. In Val Maria, buste cariche di rifiuti di natura imprecisata sono abbandonate in mezzo alla
strada. In via Val Padana la situazione non cambia e tra una campana per la raccolta del vetro ed i cassonetti si notano con sgomento grandi buste di rifiuti lasciate per strada.

Anche in via Val Pellice i rifiuti non si trovano dentro ai cassonetti, ma sono stati lasciati lì vicino. A Via Conca d’Oro siamo all’emergenza sanitaria con sacchetti riversi su pozze d’acqua. Il monitoraggio dei volontari di Legambiente ha preso sotto esame anche Via Val Cenischia dove uno stendino in plastica e ferro è stato gettato con disinteresse davanti ai cassonetti su un monte di rifiuti di ogni foggia e colore. Lunga Via Val Maggia, i cassonetti per la raccolta non differenziata sono strapieni e circondati da montagne di rifiuti. A Via Val di Sangro stessa musica, ben quattro cassonetti circondano in maniera discutibile la campana per il vetro e anche in questo caso i rifiuti sono fuori e non dentro ai cassonetti. Via Val di Non è invasa da grandi buste dei rifiuti contenenti materiali facilmente differenziabili e tante tante buste piene oltre l’orlo del marciapiede. Lo stesso scenario nelle altre zone del Municipio IV abbracciando anche aree come Bel Poggio – Cinquina, Cinquina – Bufalotta, l’abbandono e la discarica a cielo aperto del Mercato Serpentara, via Chiusi, via Guasti, via Monte Acero e via Monte Casa Bel Poggio dove la situazione peggiora a vista d’occhio.

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Rifiuti, Legambiente: stop a nuovo modello gestione immondizia, è già fallito.

Rifiuti, Legambiente: stop a nuovo modello gestione immondizia, è già fallito. Monitoraggio Legambiente: IV Municipio è una discarica a cielo aperto, cassonetti strapieni, sporcizia ovunque e nessuna informazione per i cittadini. Esposto di Legambiente alla Corte dei Conti per danno erariale, contro spreco soldi cittadini, Ministero e Regione.
Mentre Malagrotta viene prorogata per l’ennesima volta da un inutile commissario, a Roma è già fallito il nuovo modello per la gestione dei rifiuti avviato dall’AMA e dal Comune poche settimane fa. La triste realtà è evidenziata dal dossier fotografico dei volontari del circolo Legambiente Aniene che in questi giorni hanno passato al setaccio il IV Municipio: la raccolta, che differenziata non è, è diventata simbolo dell’inciviltà e della vergogna di vivere in una sorta di discarica nella quale i cittadini non sanno dove gettare i rifiuti e gli addetti dell’AMA non passano a raccoglierli, mentre la differenziata porta a porta è un sogno lontano.

In Val Maria, buste cariche di rifiuti di natura imprecisata sono abbandonate in mezzo alla strada. Il cassonetto che dovrebbe contenere carta è strapieno e malridotto dopo un incendio, mentre buste spinte a forza escono dal cassonetto che dovrebbe contenere la plastica. Anche i cassonetti svuotati continuano ad avere come cornice a terra rifiuti in carta, plastica, un cartone di spumante, c’è persino una valigia abbandonta. I cassonetti sono stracolmi e così i cittadini gettano tutto a terra. In via Val Padana la situazione non cambia e tra una campana per la raccolta del vetro ed i cassonetti si notano con sgomento grandi buste di rifiuti lasciate per strada. Da un cassonetto per la carta spunta cartone e tutto intorno vi è una collina di rifiuti che impedirebbe il passaggio anche dei più volenterosi. Anche in via Val Pellice i rifiuti non si trovano dentro ai cassonetti, ma sono stati lasciati lì vicino: buste di plastica sono state incastrate nel cassonetto della plastica tentando invano di infilarle. A Via Conca d’Oro siamo all’emergenza sanitaria con sacchetti riversi su pozze d’acqua lasciate dalla pioggia dei giorni scorsi sempre di fronte ai cassonetti.

“Il nuovo modello per la gestione dei rifiuti proposto dall’AMA è già fallito, le strade sono invase di rifiuti da settimane, come comitati e associazioni avevano denunciato sarebbe successo. Altro che chiudere Malagrotta, piuttosto che investire per passare davvero in modo esteso al porta a porta, AMA e Comune hanno preferito una nuova sperimentazione folle con i cassonetti -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Questa situazione è inaccettabile, le proteste dei cittadini sono enormi, solo 26mila cittadini su oltre 200mila sono passati al porta a porta vedendo facilitata la possibilità di conferire i rifiuti differenziati, mentre tutti gli altri continuano a mantenere una vetusta raccolta stradale, o peggio sono tornati indietro anche dove il folle “sistema duale” aveva almeno ottenuto di rimuovere il cassonetto per l’indifferenziato. Il Comune deve rivedere il modello, allargare subito i quartieri serviti col porta a porta, progettando per bene gli interventi, eliminando i cassonetti, mentre contestualmente servono tavoli quartiere per quartiere per affrontare i numerosi problemi del nuovo sistema, tornando indietro rispetto al modello messo in campo.”

Il monitoraggio dei volontari di Legambiente ha preso sotto esame anche Via Val Cenischia dove uno stendino in plastica e ferro è stato gettato con disinteresse davanti ai cassonetti su un monte di
rifiuti di ogni foggia e colore, con buste contenenti non si sa bene cosa e scatoloni mezzi aperti e mezzi chiusi gettati di fronte al cassonetto per la plastica. Lunga Via Val Maggia, i cassonetti per la raccolta non differenziata sono strapieni, buste, scatole di cartone, contenitori per giocattoli, cassette di plastica per la frutta, cassettine di cartone, polistirolo, cappelli per lampade, un ombrello rotto fanno bella mostra davanti a molti dei cassonetti lungo la strada.

“E’ evidente ormai che AMA e Comune non vogliono far funzionare la raccolta differenziata e stanno sprecando i soldi dei cittadini e quelli del Ministero e della Regione, faremo quindi un esposto per danno erariale alla Corte dei Conti, non si può continuare in questo modo -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. I romani hanno visto la tariffa rifiuti aumentare del 45% negli ultimi cinque anni mentre la differenziata era quasi ferma e la discarica di Malagrotta ha continuato a fagocitare l’80% della monnezza della Capitale. E’ chiaro che la direzione di prendere è tutt’altra rispetto a quella che AMA e Comune hanno voluto caparbiamente mettere in campo, la soluzione è a portata di mano con il passaggio alla raccolta domiciliare porta a porta in modo esteso su tutto il territorio come si fa già in 1400 Comuni ricicloni in Italia. Uno scandalo tutto romano, che va fermato subito, se davvero si vuole sventare una nuova Malagrotta a Monti dell’Ortaccio, come il commissario ai rifiuti vorrebbe.”

A Via Val di Sangro stessa musica, ben quattro cassonetti circondano in maniera discutibile la campana per il vetro e anche in questo caso i rifiuti sono fuori e non dentro ai cassonetti. Via Val di Non purtroppo non ricorda la bellezza alpestre ma una discarica piuttosto, con grandi buste dei rifiuti contenenti materiali facilmente differenziabili, cartoni dei pannolini, involucri di polistiroli, il cartone di una TV e tante tante buste piene oltre l’orlo del marciapiede. L’ultimo dettaglio che  aggiunge colore al quadro generale è un contenitore per la raccolta dell’umido quasi vuoto, che ad un attento esame mostra varie buste di plastica con contenuto non differenziato. Non ci sono, peraltro, né informazioni né controlli di alcun genere da partedagli addetti dell’ MA o dei Vigili, i cittadini spesso non sanno dove buttare i materiali, visto  che le informazioni sono assolutamente carenti. La frequenza di raccolta non risponde a nessun tipo di esigenza dei residenti che devono fare interminabili e pericolosi slalom per gettare i rifiuti.

“Il monitoraggio del nuovo modello di gestione dei rifiuti realizzato da Legambiente e dai comitati nel Municipio IV mostra chiaramente l’insuccesso di una politica sciatta, con soldi dei cittadini gettati dalla finestra per un risultato assolutamente prevedibile e negativo -afferma Annamaria Romani, presidente del Circolo Legambiente Aniene-. Non ha senso un modello di differenziata a cassonetto, non funziona, non semplifica la vita dei cittadini anzi la complica. Allo stesso tempo, non ha alcun senso la raccolta dell’organico con un normale enorme cassonetto stradale da 2.400 litri, senza alcuna protezione e nessuna possibilità di verifica dei conferimenti errati, è un sistema che non si pratica in questo modo in nessuna altra città. Bisogna che Comune e AMA rimettano subito mano al modello, non si può andare avanti con l’immondizia gettata ovunque per le strade.”

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113 ettari di campagna romana cementificati con 770mila metri cubi

113 ettari di campagna romana cementificati con 770mila metri cubi: ecco le ricadute Municipio 4, del bando housing sociale di Alemanno.
Parte la campagna salva agro di Legambiente Lazio

Adesioni su www.legambientelazio.it e 06/85358051

Oltre 113 ettari di campagna romana mangiati dal cemento in nove diverse aree, oltre 770 mila metri cubi di nuovo costruito e altri 6.400 nuovi residenti: per il quarto Municipio è questo il bilancio dei danni delle proposte, già valutate positivamente dalla commissione del Comune di Roma e in attesa della discussione in Giunta, per il Bando dell’Housing sociale di Alemanno. Legambiente Lazio torna a snocciolare i numeri dello sconcertante dossier “Vita Agra per l’Agro Romano” e lancia una vera e propria campagna salva agro. “Parte la campagna salva agro romano di Legambiente. Municipio per Municipio, territorio per territorio, coinvolgeremo cittadini, comitati, circoli, associazioni, istituzioni locali per sventare la sciagura del bando ammazza paesaggio di Alemanno -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Per rabbrividire, basta pensare che la devastazione programmata nel quarto Municipio rappresenta solamente il 3,3% del totale di poco meno di 23 milioni di metri cubi di nuovo cemento che potrebbero arrivare in città. Uno scempio che il Sindaco Alemanno non si può permettere, va fermato.”

Nel Municipio 4, sono già numerosi gli interventi cementificatori da disciplinare: un milione di metri cubi rimane da disciplinare nella Centralità di Bufalotta, dove di cemento né è già stato calato molto e senza alcuna linea di ferro, anzi per finanziare il prolungamento della Metro B altre aree ancora andrebbero sacrificate al cemento, usate come “moneta urbanistica” in cambio di cubature private per i costruttori, fino ad altri 2 milioni di metri cubi, secondo le stime.

Tra le proposte c’è di tutto: un’area dentro al futuro Parco delle Sabine, promesso su carta e ancora da realizzare, già si vede scippare quasi venti ettari per fare 151 nuovi alloggi; tre proposte
a Fidene, oltre il GRA, per poco più di 337 mila metri cubi, condannando peraltro i residenti all’uso del mezzo privato o ad un massacrante pendolarismo; sempre oltre il GRA, a Cinquina quattro proposte raddoppierebbero quasi i 6.000 residenti del quartiere, con standard urbanistici come verde pubblico e servizi ricavati nel Parco Regionale della Marcigliana. A Casal Boccone 288 mila metri cubi ricadrebbero in un’area di 80 ettari di “paesaggio agrario di rilevante valore”, secondo il piano territoriale paesistico della Regione Lazio, che Legambiente Lazio e altre Associazioni del IV Municipio hanno da tempo chiesto sia inserita nel perimetro del Parco Regionale, nell’ambito di un “tavolo consultivo” promosso dall’Assessorato all’Ambiente di Roma Capitale.

“L’attacco all’agro romano è un vero e proprio delitto del Sindaco Alemanno che va impedito -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. La delibera non va portata nemmeno
in Giunta, sarebbe indecente discutere di rendita, metri cubi, valorizzazione di aree, in piena campagna elettorale. Nel caso del Municipio 4 come in altri, poi, tutto è ancora più assurdo visto che da un lato si continuano a costruire le nuove inutili case sfavillanti e costosissime previste dal piano regolatore, che nessuno si può permettere nemmeno di affittare, e dall’altro si cercano nuove
aree per fare altre case per chi ne ha bisogno. E’ ridicolo.”
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