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Voler Bene all’Italia, al via anche nel Lazio le iniziative di Legambiente per i piccoli Comuni

Premiati due progetti del Bando delle Idee: un nuovo sentiero attrezzato e punto di osservazione astronomica ad Arcinazzo Romano e il percorso del “Museo del tempo” a Saracinesco.
Continua domani “Voler Bene all’Italia”, nel Lazio iniziativa speciale a Gorga (Rm).

 

Ha preso il via ieri il week end di “Voler Bene all’Italia”, la campagna nazionale di Legambiente dedicata ai piccoli Comuni, realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Nel Lazio la prima giornata è stata dedicata alle scuole, con la premiazione di due progetti realizzati nei Comuni di Arcinazzo romano e Saracinesco, grazie alla collaborazione della coop. “Il Betilo”, nell’ambito del Bando delle Idee di Legambiente Lazio e Provincia di Roma, che proprio l’1 giugno ha visto partire i termini per la presentazione delle domande di partecipazione per la nuova edizione. Ad Arcinazzo romano, grazie al lavoro degli studenti della scuola elementare e media, coadiuvati dall’amministrazione comunale e dal museo civico “Villa di Traiano”, sono stati realizzati un nuovo sentiero attrezzato e un punto di osservazione astronomica sulla vetta del Monte Altuino, dove si erge una torre di vedetta medioevale denominata la Rocca di Ildemondo. A Saracinesco, i ragazzi sono stati impegnati, con il Comune e il museo civico del tempo, nella riqualificazione e promozione del percorso del “Museo del tempo”, costituito da sei preziose istallazioni, dislocate negli angoli più suggestivi del centro storico, che rappresentano diversi metodi di misurazione del tempo nel corso dei secoli: ripristinata la cartellonistica, inserite essenze floristiche e istallato un georadar nell’area della Rocca Benedettina.

“Le scuole danno un grande contributo nelle comunità dei piccoli comuni, ben oltre il loro compito formativo, vanno rafforzate piuttosto che subissate di continui tagli –ha dichiarato
Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Spesso i progetti realizzati, anche grazie al Bando delle Idee, vedono al centro gli studenti e gli insegnanti, in questo caso con realizzazioni concrete che legano il patrimonio storico ed archeologico e quello naturalistico dei territori coinvolti. E’ la strada giusta sulla quale continuare, è questa la risposta alla crisi economica, sociale e ambientale che stiamo attraversando.”

Dopo le iniziative con le scuole, la campagna continuerà domenica 3 giugno: “Piccoli Comuni in piazza per un futuro costruito con cura e amore per il territorio”, il titolo di questa edizione della
campagna, segnata dal grave lutto per il terremoto in Emilia Romagna, che vedrà le iniziative aperte da un minuto di silenzio e la proposta di gemellaggi e speciali raccolte fondi per le popolazioni colpite. Domenica 3 giugno, si svolgeranno iniziative in 39 comuni del Lazio, visite a mostre, escursioni, passeggiate nei centri storici e degustazioni di prodotti tipici. Per l’occasione, Legambiente Lazio ha organizzato, una visita guidata del piccolo Comune di Gorga, in provincia di Roma, per scoprire il borgo, assistere ad esibizioni di canti e tradizioni locali e visitare la mostra sull’olio.
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Al via nuovo “Bando delle Idee per i Piccoli Comuni”, promosso da Provincia di Roma e Legambiente Lazio

Al via nuovo “Bando delle Idee per i Piccoli Comuni”, promosso da Provincia di Roma e Legambiente Lazio:
nelle sei edizioni oltre un milione di Euro per progetti concreti e sostenibili Nel week end 1/3 giugno torna “Voler Bene all’Italia”, nel Lazio tanti appuntamenti. Iniziativa speciale a Gorga (Rm).

Dall’1 giugno sarà pubblicato dalla Provincia di Roma l’avviso pubblico per la sesta edizione del “Bando delle Idee”, il concorso realizzato con Legambiente Lazio, che permette ai 59 piccoli Comuni (con meno di 5.000 abitanti) di presentare e vedere finanziati progetti per la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale presente sul proprio territorio.

Nelle cinque precedenti edizioni, grazie ad un lavoro sinergico, è stato raccolto un patrimonio di ben 412 progetti, tra i quali 84 sono stati premiati e realizzati, grazie ad un finanziamento complessivo stanziato dalla Provincia di Roma di 855 mila Euro, che, una volta aggiunti i 220 mila Euro della VI edizione, supera il milione di euro per i piccoli comuni della Provincia di Roma. Risultati concreti su più fronti: spazi museali per valorizzare la civiltà contadina e il patrimonio naturalistico, parchi didattici e sentieri escursionistici anche con pannelli in braille, riduttori di flusso per il risparmio idrico, raccolta differenziata porta a porta, laboratori sugli antichi mestieri, iniziative per la sostenibilità nelle mense scolastiche, pali fotovoltaici, ripristino di edicole sacre o di abitazioni nei borghi ma anche utilizzo di moderne tecnologie multimediali, fattorie didattiche, persino un parco urbano floristico per un’infiorata.

“Siamo orgogliosi dei risultati concreti che abbiamo messo a segno nei nostri piccoli Comuni in questi anni di collaborazione con la Provincia di Roma –ha affermato la direttrice di Legambiente
Lazio, Cristiana Avenali, partecipando alla presentazione del Bando–. Concretezza, riproducibilità, capacità di fare rete contraddistinguono l’eccezionale partecipazione delle amministrazioni,  delle associazioni e di tanti altri soggetti, con progetti di qualità sempre maggiore. La risposta alle crisi economica e occupazionale, alla disgregazione sociale, è nel nostro territorio, così ricco di bellezze naturali e architettoniche ma anche di tradizioni culturali e di saperi, di solidarietà e accoglienza. E i maggiori custodi di tutto ciò nel nostro Paese e nel Lazio sono proprio i piccoli comuni, da qui dobbiamo ripartire, valorizzandoli, promuovendoli e scommettendo su di loro e sulle loro comunità, raccogliendo la voglia di crescere e di non cedere alla crisi dei territori più piccoli.”

I progetti per la nuova edizione del “Bando delle Idee” vanno presentati entro il 10 luglio 2012 e possono essere avanzati non solo dalle Amministrazioni comunali, ma anche da Unioni di Comuni,
Associazioni Pro-loco, società cooperative, associazioni culturali, sportive, fondazioni, comitati, Imprese locali, Comunità Montane e scuole. Le iniziative possono riguardare la valorizzazione dei  beni Ambientali e Culturali, la raccolta differenziata, la valorizzazione e promozione dei prodotti tipici e locali, il recupero di cultivar e il mantenimento di razze autoctone, la riduzione del Digital Divide, la fruizione delle aree naturali protette, l’uso di fonti rinnovabili, il turismo, l’artigianato e le strategie di intervento nel campo sociale. Modulo di partecipazione ed informazioni possono essere scaricati da www.legambientelazio.it o www.provincia.roma.it

Il “Bando delle Idee” dà il via nel Lazio al lungo week end di “Voler Bene all’Italia”, la campagna nazionale di Legambiente, realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ricca come sempre di tanti appuntamenti. “Piccoli Comuni in piazza per un futuro costruito con cura e amore per il territorio” il titolo di questa edizione della campagna, segnata dal grave lutto per il terremoto in Emilia Romagna, che vedrà le iniziative aperte da un minuto di silenzio e la proposta di gemellaggi e speciali raccolte fondi per le popolazioni colpite.

“Investire sul territorio, sulla qualità, sulla sostenibilità è la scelta giusta, iniziative come il Bando delle Idee sono fondamentali per uscire dalle crisi economica e ambientale -ha affermato Maurizio Gubbiotti, Coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente-. La difesa della cultura e dell’ambiente nel nostro Paese trovano preziosa linfa nelle comunità di questi piccoli borghi, questo è evidente per il patrimonio culturale, artistico, paesaggistico che essi racchiudono, così come, ad esempio, sul fronte dell’agricoltura di qualità, dove ben il 75% dei Comuni con prodotti DOP sono piccoli. Ancora una volta, però, piuttosto che un concreto sostegno, i tagli si vanno abbattendo proprio su questi territori rischiando di far venir meno i servizi pubblici essenziali. E ora il quadro è ancora più drammatico dopo gli eventi catastrofici verificatisi, come le inondazioni e il terremoto, che colpiscono maggiormente i territori più fragili. Sembra evidente infatti che quello che non ha funzionato in questi anni è stata la salvaguradia del territorio, è stato costruito troppo e male, mentre oggi, proprio a pochi giorni dall’appuntamento di Rio +20, c’è la necessità di rilanciare politiche di sostenibilità ambientale e sociale. Anche per questo, – conclude Gubbiotti – Legambiente torna a porre al centro dell’attenzione i piccoli Comuni, con una nuova iniziativa nel prossimo week end.”

Nel Lazio, Voler Bene all’Italia parte Venerdì 1 giugno, con una giornata dedicata alle scuole: un incontro con gli studenti di Arcinazzo Romano, Saracinesco e Gerano concluderà i progetti avviati proprio grazie al Bando delle Idee. Domenica 3 giugno, gran finale, con iniziative in 39 comuni del Lazio, visite a mostre, escursioni, passeggiate nei centri storici e degustazioni di prodotti tipici. Per l’occasione, Legambiente Lazio ha organizzato, tra le altre iniziative, una visita guidata del piccolo Comune di Gorga, in provincia di Roma: un pullman partirà da Viale Castro Pretorio
per scoprire il borgo, assistere ad esibizioni di canti e tradizioni locali e visitare la mostra sull’olio. Contributo di 10 Euro (sconto per tesserati) e prenotazione obbligatoria al numero
06/85358051/77.
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Armi chimiche: bonifiche necessarie anche nel Lazio

Dossier “Armi chimiche: Un’eredità ancora pericolosa” di Legambiente e Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche Anche due siti nel Lazio entrano nella mappatura dei siti inquinati dagli ordigni della seconda guerra mondiale, secondo Legambiente e Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, nel dossier “Armi chimiche: Un’eredità ancora pericolosa” presentato questa mattina a Roma: sono la Chemical City sul Lago di Vico in provincia di Viterbo e l’industria bellica nella Valle del Sacco a Colleferro (Rm).

Secondo il dossier, nel viterbese le cisterne cariche di fosgene degli impianti di produzione delle armi chimiche sono state scoperte, nel 1996, per l’intossicazione di un ciclista causato da una fuga
del gas asfissiante durante operazioni segrete di svuotamento delle cisterne stesse. Nel 2000 la bonifica delle cisterne si è conclusa e ora si sta lavorando per rimuovere gli ordigni e gli altri
residuati bellici che ancora giacciono nel sito minacciando la salute dei cittadini e del bellissimo lago di Vico. A Colleferro, invece, in provincia di Roma, quest’anno ricorre il centesimo anno dell’industrializzazione dell’area che ospita già dal 1912 produzioni belliche, in particolare dedicate alla fornitura di tecnologie atte a trasformare armi convenzionali in armi chimiche. Una produzione che continuò anche negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, tanto che alcuni documenti riportano una correlazione con tecnologie fornite all’Iraq di Saddam Hussein negli anni ottanta. Ancora oggi nell’area sono attive produzioni belliche ma sull’inquinamento ci sono ancora poche informazioni pubbliche, a causa del segreto militare e di una contaminazione
molto complessa che deriva da tantissime attività che si sono succedute negli anni in tutta la Valle del Sacco, diventata recentemente Sito di interesse nazionale da bonificare. “Piuttosto che un silenzio opaco chiediamo trasparenza, su questioni delicate ed esplosive che vanno affrontate e risolte con le bonifiche, per non mettere a rischio le eccellenze dei nostri splendidi territori -afferma Fabrizio Giometti, presidente del circolo di Legambiente Lago di Vico, e vice presidente del Coordinamento Nazionale Armi Chimiche-. Per questo siamo soddisfatti del lavoro di questi mesi, le autorità militari hanno annunciato 1,2 milioni di Euro da stanziare per la bonifica del sito di Vico ed entro l’estate l’inizio della bonifica stessa, mentre l’Arpa Lazio proseguirà la campagna di caratterizzazione”. Dal canto suo, invece, Alberto Valleriani, per la Rete Tutela Valle Sacco, che aderisce al Coordinamento, afferma: “sembra che il mondo politico abbia preso un impegno per una seria indagine nel distretto industriale di Colleferro, fino ad oggi frenata da imposizioni legislative derivanti da un decreto regio.” In Italia sono oltre 30mila gli ordigni inabissati nel sud del mare adriatico, di cui 10mila solo nel porto di Molfetta e di fronte a Torre Gavetone, a nord di Bari; 13mila i proiettili e 438 i barili contenenti pericolose sostanze tossiche inabissati invece nel meraviglioso golfo di Napoli; 4300 le bombe all’iprite e 84 tonnellate di testate all’arsenico nel mare antistante Pesaro. Per questo, Legambiente e il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche chiedono alle Istituzioni competenti di fornire una documentazione completa e ufficiale dei diversi siti inquinati, insieme all’istituzione di una commissione straordinaria che vigili sulle azioni di monitoraggio e bonifica dei siti contaminati da armi chimiche e offra informazioni chiare ed esaustive ai cittadini che vivono nei luoghi interessati dal problema.

“Bisogna mettere fine alla pericolosa eredità delle armi chimiche che ancora oggi minaccia l’ambiente e i cittadini anche nel Lazio -conclude Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente
Lazio-. Non si tratta di fare allarmismi ma nemmeno di sottovalutare il problema, serve concretezza, per arrivare finalmente al risultato, come Legambiente con numerose iniziative e
campagne e ora anche il Coordinamento nazionale Bonifica Armi Chimiche stanno facendo. Basta Segreti di Stato, a Vico e Colleferro servono finalmente chiarezza e interventi risolutivi.”

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Mafie Roma e Lazio, Legambiente: servono azioni concrete e nuova cultura della legalità

“Sulle mafie e sulla criminalità a mancare fino ad oggi è stata spesso l’attenzione delle Istituzioni locali, mentre le forze dell’ordine e le procure hanno sempre compiuto un lavoro importantissimo, oggi con l’operazione nel sud pontino, pur con mezzi e strumenti troppe volte inadeguati -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. C’è una criminalità tradizionale che ha messo radici spesso proprio sui temi ambientali come i rifiuti, il cemento illegale e l’abusivismo edilizio, gli incendi boschivi, ma c’è anche una pericolosa presenza di colletti bianchi che lavorano con pezzi delle amministrazioni, sostenendo interessi particolari e criminali. Nel Lazio pochi anni fa per la prima volta nella storia della Repubblica il Comune di Nettuno è stato sciolto per mafia, mentre quello di Fondi è stato a lungo sotto inchiesta come quello di Ardea. Per battere la criminalità organizzata e le illegalità diffuse serve un rinnovato senso dell’interesse pubblico e generale, un lavoro congiunto di istituzioni, forze dell’ordine e associazioni, ognuno nel rispetto del proprio ruolo. Servono anche azioni concrete, una forte azione di controllo degli appalti, come segnalava pochi giorni fa il procuratore Capaldo, ma anche un’azione di prevenzione che non spetta a procure e forze dell’ordine nonostante spesso la compiano lo stesso, oltre che attività di educazione alla legalità e supporto ai cittadini che continuamente inviano segnalazioni.”

Legambiente ricorda come poche settimane fa, nel corso dell’audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, il Procuratore Aggiunto della DIA di Roma
Dott. Giancarlo Capaldo sottolineava “un certo allarme per una infiltrazione sempre più ampia in alcune zone, soprattutto con riferimento a progettualità che provengono dalla politica, per quanto riguarda, ad esempio, la riorganizzazione delle aree portuali e interventi e appalti di particolare importanza.” Nel Lazio, analizzando il Rapporto Ecomafie realizzato da Legambiente grazie alla collaborazione delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, si evidenzia che nel quadriennio 2007-2010, si sono verificate 11.274 infrazioni in campo ambientale nel, una media di 7,7 infrazioni al giorno, 9.274 le persone denunciate -più di un terzo delle denunce nel 2007-, 3.299 sequestri e 75 arresti. Numeri che ci consegnano il quadro di una regione stretta nella morsa delle piccole e grandi illegalità ambientali, diffuse trasversalmente nei settori più diversi.

“Inquinamenti, abusivismo, infiltrazioni nell’economia, danno il segno di quanto sia preoccupante la commistione di interessi che si va consolidando e che va stroncata immediatamente con una forte risposta istituzionale -ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Ha ragione il Questore di Frosinone quando dice che vanno attaccati i patrimoni della criminalità che ricicla nel Lazio denaro sporco, allo stesso tempo si devono dare strumenti per chiudere gli importanti processi che si aprono e che rischiano in più di un caso la prescrizione, come a Viterbo sulle cave invase da rifiuti e nella Valle del Sacco per il disastro ambientale. I cittadini vanno coinvolti, come è avvenuto con l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente in questi anni, e speriamo perciò che la Regione Lazio voglia presto rinnovare il
sostegno a questa iniziativa. Da un lato continuano gli illeciti diffusi, ma dall’altro si radicano organizzazioni criminali con troppi casi nei quali ci sono legami con amministrazioni locali ben oltre i livelli di guardia, soprattutto nel Sud Pontino. Per questo chiediamo al nuovo ministro dell’Interno di valutare l’apertura di una sede Dia a Latina.”

Serve una nuova cultura della legalità, per questo è fondamentale l’impegno nell’ascoltare e dare risposte ai cittadini con strumenti come l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, che ha compiuto un enorme sforzo nel triennio 2008-2011: sono giunte al numero verde 800-911856 ben 452 segnalazioni, di cui 352 provenienti da Roma e Provincia, 43 dalla Provincia di Latina, 21 dal frusinate, 16 dal reatino e altrettante dal viterbese. Inoltre, solo nel corso dell’ultima campagna di educazione alla legalità ambientale tenutasi nel 2010, sono stati coinvolte 44 scuole, 82 classi e 1.141 studenti, per un totale di 41 incontri.

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Italia a Tavola 2011: nel Lazio diversi casi di prodotti sequestrati e ritirati dal commercio perché fuori legge.

Legambiente: puntare su agricoltura biologica e prevedere strumenti di controllo dell’origine.

Lazio, tanto buona cucina, con prodotti di fama mondiale, ma anche ancora troppe falsificazioni e finte certificazioni di prodotti garantiti e di qualità. A dirlo è “Italia a Tavola 2011”, il rapporto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente giunto all’ottava edizione, che quest’anno denuncia proprio il problema della contraffazione alimentare che è in espansione nel nostro paese, Lazio incluso.

Pecorino romano recante l’etichetta D.O.P. indebitamente esposta, 900 confezioni di colombe e torte pasquali sequestrate in un panificio della capitale perché fatte illegalmente apparire come produzione artigianale all’interno dell’Operazione Pasqua Sicura, 1030 ettolitri di vino ritirati dal commercio a Cerveteri (Rm), per un valore di 300.000 euro, perché conservate in violazione delle norme sulla denominazione di qualità, 7 tonnellate di derrate alimentarie messe sotto sequestro in un parco divertimenti che vendeva alimenti congelati facendoli passare per freschi, altrettante tonnellate di alimenti carnei ed ittici tenuti in cattivo stato di conservazione ed invasi da feci sequestrati in un supermercato etnico di Roma all’interno dell’operazione Ethnic Food. E ancora 200 tonnellate di alimenti privi di rintracciabilità e scaduti trovati in un supermercato della Capitale che è stato immediatamente chiuso, 9.300 litri di olio etichettato extravergine di oliva, ma risultato all’analisi di categoria inferiore e persino presenza di antiparassitari nel propoli superiore di 34 volte ai limiti stabiliti dalla legge e di cui uno era stato ritirato dal commercio alla fine del 2003. E poi ci sono le piantagioni dei kiwi contaminate nell’agro pontino romano, scoperte nell’ambito dell’Operazione Super Kiwi del maggio 2010 in cui i N.A.S. di Latina hanno eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti agricoltori ritenuti responsabili di aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata all’importazione illegale dalla Cina di principi attivi ed alla fabbricazione clandestina di agrofarmaci contraffatti destinati ai trattamenti delle piantagioni di kiwi ubicate nell’agro-pontino romano e in altre regioni d’Italia. Le indagini hanno consentito di denunciare altri 47 agricoltori e sequestrare un laboratorio clandestino con tutte le rudimentali attrezzature; 9 kg di residuo di principio attivo importato dalla Cina sotto falsa denominazione; 250 etichette contraffatte; 1500 bottiglie in plastica vuote.

Sono questi i numeri e le storie di falsi alimentari che si sono consumati nel Lazio durante il 2010 e messi in luce dal rapporto “Italia a tavola”.

“Quello della sicurezza alimentare è un tema importantissimo, serve ancora maggiore attenzione e tutela per i nostri prodotti e i nostri produttori -ha detto Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Nel Lazio, regione anche a vocazione agricola, è necessaria una seria tutela in campo alimentare, perché è anche su questo piano che si giocherà la sfida del futuro. I controlli all’origine dei prodotti devono essere rigorosi e puntigliosi, le forze dell’ordine già svolgono un immenso lavoro, che va aiutato con strumenti e leggi ad hoc che permettano la prevenzione del reato, come ad esempio l’etichettatura completa dei prodotti.”

A scovare le falsificazioni alimentari sono stati i controlli documentali e fisici dell’Agenzia delle Dogane, le ispezioni del Comando dei Carabinieri per la tutela della Salute (NAS), i Nuclei Antifrodi Carabinieri, i controlli lungo tutta la filiera ittica della Guardia Costiera, il Corpo Forestale dello Stato, l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi, l’attività ispettiva svolta dai Servizi Igiene degli Alimenti e Nutrizione (S.I.A.N.) e dai Servizi Veterinari (S.V.), l’attività analitica svolta dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (A.R.P.A.), dai Laboratori di Sanità Pubblica (L.S.P.), dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (II.ZZ.SS.), il sistema di controlli disposti dai Posti di Ispezione Frontaliera sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano, dagli UVAC (uffici veterinari per gli adempimenti comunitari) e dagli USMAF, che controllano l’importazione degli alimenti di origine non animale e materiali a contatto con alimenti.

“Il made in Italy è messo sempre più seriamente alla prova da casi complessi di adulterazione, alterazione, sofisticazione e di contraffazione dei prodotti che si muovono in un mercato globale, spesso difficile da controllare -ha detto la direttrice di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali- È per questo che la differenza si può fare solo ricorrendo a pratiche agricole che siano davvero rispettose delle colture e dell’ambiente, che abbiano al centro la salute dei cittadini e dei prodotti e che puntino sulla tipicità e sul localismo degli stessi.”

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Legambiente denuncia allarme smog: a Roma e nel Lazio tornano le polveri sottili

Al via “Mal’aria di Città”: lenzuola, mascherine biciclette contro l’inquinamento.

137,9 microgrammi per metro cubo di polveri sottili PM10 lungo la Via Colombo a Roma al piazzale Eur Fermi, 129,9 a Piazza Belli a Trastevere, 75,7 in pieno centro al Colosseo su Via dei Fori Imperiali, 67,9 al Ponte di Ferro, 63,7 a Viale Marconi e 60,3 a Viale Ostiense. Si dovrà purtroppo ricredere chi aveva pensato che le polveri sottili nella Capitale fossero “sparite”. Il nuovo monitoraggio effettuato da Legambiente il 21 gennaio scorso, in una giornata piuttosto ventosa con piogge nei giorni precedenti, evidenzia comunque valori ben al di sopra del limite medio giornaliero stabilito dalla normativa di 50 microgrammi di PM10 per metro cubo, con una media complessiva addirittura di 78,9.

Riparte con un nuovo monitoraggio e nuove iniziative “Mal’aria”, l’ormai storica campagna di Legambiente contro l’inquinamento atmosferico e a favore del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, con un appuntamento nella Capitale, dove sono tornate a sventolare le lenzuola bianche “No allo smog” di Legambiente, quest’anno anche per dire no al progetto di parcheggio interrato previsto dal PUP Fermi, grazie alla collaborazione dei comitati No PUP e del comitato di quartiere Marconi. Lungo il percorso di circa 10 chilometri, dall’Eur verso il Colosseo e fino a Trastevere, i volontari ambientalisti, grazie all’unità portatile di misura delle polveri Personal Dustmonit fornita dalla Con.tec Engineering Srl, hanno messo in luce come zone molto differenti tra loro siano accomunate da un unico nemico, traffico e polveri fini.

“L’allarme smog rimane davvero serio e se non fosse per i giorni di pioggia, che tra il 2006 e il 2010 sono quasi raddoppiati a causa del cambiamento climatico, a diminuire la concentrazione delle polveri nell’aria non ci avrebbero certo pensato le politiche comunali -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. La ricetta del Campidoglio prevede semplicemente di non fare nulla, è sparito infatti il pacchetto antismog fatto di targhe alterne e blocchi domenicali, e le cosiddette scelte strutturali vanno nella direzione di allargare gli spazi della mobilità privata, come nel caso del nuovo piano pullman che ha consentito a quei bisonti di scorrazzare ovunque o della revisione ed eliminazione delle strisce blu che ha aumentato il caos o l’eliminazione di alcune ore della ZTL notturna. E’ ora di invertire questa rotta, lo smog è dannoso per la salute dei cittadini, servono nuove politiche della mobilità, pedonalizzazioni e mezzi pubblici efficienti”.

In questo contesto Legambiente con Mal’aria è scesa in piazza al fianco dei cittadini dei comitati contro il PUP di Via Enrico Fermi a Roma. Il progetto di questo enorme parcheggio è surreale, i 401 posti auto interrati, dei quali 179 box pertinenziali e 202 posti auto a rotazione, si inseriscono in un’area dove ci sono già circa altri 800 posti auto poco o niente utilizzati, a conferma della perdita di senso del programma urbano parcheggi, slegato ormai da qualsiasi intervento volto alla riduzione del traffico. In un’area come Viale Marconi, così trafficata e inquinata, sarebbe necessario dare spazio e forza al trasporto pubblico, con un nuovo tram su corsia protetta, l’immediata tariffazione della sosta per i non residenti e interventi per la ciclabilità.

Analizzando i dati della rete di monitoraggio dell’Arpa Lazio, la situazione è ancora più chiara: a Roma nei primi giorni del 2011 sono già 119 gli episodi di superamento dei valori di legge per le PM10 e, come sempre, il primato spetta a Corso Francia, con 16 superamenti, insieme a Largo Preneste e Via Tiburtina, con 14 superamenti ciascuna. Estendendo poi lo sguardo al resto del Lazio la situazione non migliora molto. Frosinone e l’intera Valle del Sacco versano in una condizione molto preoccupante, dovuta alla vasta area industriale tristemente nota, oltre che all’arteria autostradale e a un caotico traffico cittadino: il capoluogo ciociaro ancora una volta finisce sul podio della classifica dell’inquinamento da polveri sottili nel Lazio, sia per l’anno 2010 appena terminato quando il limite è stato superato per ben 108 volte, sia per i primi giorni di gennaio quando il valore delle polveri consentito è stato superato già per 20 giorni. Emblematico è il caso di Ceccano che, durante tutto il 2010 aveva superato di 42 giorni il limite e in questo nuovo anno ha superato tutti i giorni i valori di legge come Frosinone, seguito da Alatri con 17 giorni di superamento e Ferentino con 15. Le centraline di rilevamento dell’Arpa non lasciano tirare un sospiro di sollievo neanche in provincia di Roma: a Colleferro, che ha già superato per 17 giorni i limiti, vi è la situazione più preoccupante, seguita da Ciampino con 13 superamenti e da Guidonia con 9. Considerando le altre province, si evidenziano Civita Castellana con 11 superamenti, Latina con 10 superamenti dei limiti e Rieti con 7.

“Roma rimane immobile sotto la cappa di smog, mentre altre città italiane si muovono, e Torino e Milano si apprestano a realizzare una prima “domenica a piedi” per il 30 gennaio, come il capoluogo ciociaro ha già fatto lo scorso 23 gennaio -chiosa Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Che fine hanno fatto le regole fissate dal piano regionale di risanamento dell’aria? L’utilizzo del mezzo privato va scoraggiato in ogni modo per rilanciare il trasporto pubblico e sistemi di mobilità sostenibile: la cura del ferro di treni, metro e tram deve vedere la Regione Lazio investire almeno i 250 milioni previsti dei fondi europei POR sull’asse della mobilità, le nuove tramvie e l’8 verso Termini e verso Marconi rimangono una priorità, vorremmo poi contare qualche metro quadro in più di isole pedonali piuttosto che assistere a continui annunci, mentre bike sharing e car sharing dovrebbero decollare in tutti i centri abitati del Lazio. Non è un libro dei sogni ma un programma di azioni concrete che domattina potrebbero cambiare in meglio la vita dei cittadini”.

In rappresentanza dei comitati No PUP e del comitato di quartiere Marconi ha partecipato all’iniziativa Claudia Primangeli.

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