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Abusivismo, Legambiente: “La sentenza del Tar di Latina è un passo in avanti nella lotta contro le illegalità ai danni dell’ambiente, ora il via alle ruspe per gli abbattimenti”

“La sentenza del Tar di Latina che conferma le ordinanze comunali di demolizione e sgombero di locali abusivi a San Felice Circeo rappresenta un grande passo in avanti nella lotta all’abusivismo edilizio, si tratta di un importante stop alle illegalità compiute in aree protette, ora la parola passi definitivamente alle ruspe – dichiara Valentina Romoli, vice presidente e responsabile ambiente e legalità di Legambiente Lazio-. Questa è un’importante pronuncia contro il cemento abusivo, nessun condono venga più messo in campo. Il ripristino della legalità passa anche attraverso la restituzione della bellezza dei luoghi ai cittadini.”

Un significativo punto di svolta quello apportato con la conferma delle ordinanze emesse dal Comune di San Felice Circeo nel 2005 con le quali si ordinava all’amministratore della società che possiede lo stabilimento balneare ‘Il Cormorano’, di abbattere un locale abusivo di circa 250 metri quadrati realizzato su suolo demaniale e riprisitnare lo stato naturale dei luoghi. “Quella di Latina è la provincia del Lazio con il litorale più esteso e ricco di zone a tutela ambientale ma anche una delle più colpite dai reati ambientali, con 177 infrazioni accertate nel 2012 nel ciclo illegale del cemento, quasi il 3% sul totale nazionale – dichiara Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente Latina-. Il ciclo illegale del cemento è fra i più drammaticamente sviluppati in quest’area, insieme a quello dei rifiuti e delle agromafie.” In questo contesto, Legambiente sarà a fianco di Libera il 22 marzo per la XIX Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie che si svolgerà quest’anno proprio a Latina.

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Pennelli abusivi a Fondi, Legambiente: atto gravissimo, vengano immediatamente rimossi i bracci per ristabilire legalità e ambiente naturale

Pennelli abusivi a Fondi, Legambiente: atto gravissimo, vengano immediatamente rimossi i bracci per ristabilire legalità e ambiente naturale

 
Legambiente denuncia la situazione di abusivismo sul litorale di Fondi e chiede che vengano ripristinati gli assetti ambientali precedenti per salvaguardare l’ecosistema e ristabilire il regime di legalità sul tratto di costa. Via subito i pennelli abusivi dalle spiagge di Fondi.
La Capitaneria di porto di Gaeta ha sequestrato nei giorni scorsi a Fondi sei pennelli, in massi e breccia, di 40 metri di lunghezza e ad una distanza di 50 metri l’uno dall’altro. Le strutture, perpendicolari alla linea di costa, che  paradossalmente dovrebbero difendere la spiaggia da eventuali insabbiamenti e mareggiate, in realtà sono stati costruiti senza alcuna autorizzazione amministrativa, ambientale o paesaggistica. Legambiente chiede che queste strutture siano totalemte rimosse dagli apici delle battige affinchè possa essere garantita la conservazione naturale dell’ambiente biodinamicio e per evitare che si verifichino ristagni idrici.

“E’ un fatto assurdo e gravissimo, strutture così invasive per l’ecosistema mare non possono essere costruite nella più completa illegalità, senza autorizzazioni di nessun genere, ancor più perchè queste danneggiano il biosistema dei fondali – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio -. Si pensi piuttosto alla salvaguardia degli ambienti dunali e dei fondali, nonchè a mettere un freno alla cementificazione degli argini fluviali e della costa con la costruzione di
nuovi porti per mantenere l’apporto sabbioso primario. Chiediamo che vengano nuovamente ristabiliti gli equilibri preesistenti nel tratto litoraneo di Fondi e che sia fatta chiarezza al più presto sulla faccenda. La realizzazione dei pennelli deve essere parsimoniosa e in condizioni di legalità.”

Legambiente Lazio già nel 2011 aveva denunciato il forte impatto ambientale dei pennelli ad Anzio e Ostia durante il passaggio della Goletta Verde, chiedendo alla Regione Lazio il blocco della costruzione dei bracci di pietra che si estendono sul mare. Quella dei pennelli costruiti adiacentemente alle spiagge è una situazione che è ormai diffusa su tutto il litorale laziale e sta aggravando l’erosione delle coste già presente per motivi naturali e antropologici. In particolar
modo ad Anzio era prevista la costruzione di una serie di frangiflutti, in parte bloccata, che se realizzata per intero avrebbe provocato lo scempio di questo bellissimo e delicatissimo tratto del litorale laziale distruggendo quasi 4 km di costa.

“Questa vicenda aggrava ulteriormente la già preoccupante situazione di abusivismo sul litorale di Fondi, non possiamo più permettere cemento illegale sulle nostre coste – ha dichiarato Federica Prota, presidente del Circolo Legambiente Fondi-. Basta a illegalità e devastazione del paesaggio fondano.”

La denuncia per abusiva occupazione demaniale, danneggiamento ambientale, violazione di norme sulla sicurezza della navigazione e violazione di norme paesaggistiche è arrivata per due responsabili e la procura sta indagando per accertare altre responsabilità. Si proceda con controlli mirati e a tappeto su tutta la linea di costa laziale per evitare che altri pennelli vengano costruiti abusivamente durante il periodo invernale, approfittando dello scarso controllo e della bassa frequentazione delle spiagge in questo periodo dell’anno.

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Goletta Verde di Legambiente Mare negato: viaggio nei nove chilometri off-limits del litorale romano

Goletta Verde di Legambiente
Mare negato: viaggio nei nove chilometri off-limits
del litorale romano

I numeri del dossier: l’87 per cento degli stabilimenti non rispetta la normativa
e impedisce l’accesso alla battigia da parte dei bagnanti. A Ostia la situazione
più critica con il “lungomuro” a impedire addirittura la visione del mare

Legambiente: “La Giunta della Capitale riveda subito l’ormai vecchio Piano
degli arenili e fermi l’avanzata illegale verso il mare, eliminando ogni cancello,
tornello, barriera o ingressi esclusivi”

Prezzi alle stelle rispetto ai canoni irrisori concessi dallo Stato: nelle casse
italiane arrivano dagli stabilimenti appena 100 milioni di euro a fronte di
oltre 2 miliardi di incassi ogni estate

Un mare sempre più “privato”. Il litorale romano, che si estende per circa nove chilometri, sta diventando un caso limite di accesso alla battigia, come può facilmente appurare chi durante la stagione estiva decide di fare un tuffo da queste parti. Ci hanno provato i volontari di Legambiente durante la giornata di mercoledì 24 luglio: con asciugamano in spalla hanno verificato la possibilità di accesso alla battigia nelle 77 strutture, di cui 12 chioschi e 65 stabilimenti. I risultati sono a dir poco scandalosi: 57 strutture sono completamente inaccessibili, l’87% del totale. Una situazione intollerabile, che viola palesemente la normativa vigente che obbliga i concessionari a garantire almeno una fascia di cinque metri destinati al libero transito per l’accesso alla battigia (legge finanziaria del 2006, art. 1, comma 25). Legambiente chiede, quindi, al sindaco Marino e alla Giunta capitolina innanzitutto di aggiornare il piano degli arenili  arginando così l’aggressione illegale e continua verso il litorale romano, a partire dal “lungomuro” di Ostia, e promuovendo l’eliminazione immediata di ogni cancello, tornello, barriera amovibile o ingressi esclusivi che possano essere di intralcio alla libera fruizione di un’area demaniale.

I numeri dell’inaccessibilità del litorale romano sono stati illustrati nel corso dell’appuntamento di questa mattina a Ostia, in occasione del passaggio della Goletta Verde di Legambiente, la storica campagna di monitoraggio e informazione per tutelare e salvaguardare i mari e le coste italiane. Per l’occasione Legambiente Lazio ha presentato il dossier “Ostia. Basta Lungomuro”, alla presenza di Lorenzo
Parlati, presidente Legambiente Lazio; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio, Elisabetta Studer presidente del circolo  Legambiente Ostia Mediterranea e Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde.

Sono diverse le situazioni di disagio per ciò che concerne la possibilità di accesso in spiaggia su tutto il litorale laziale: se infatti è vero che alcune spiagge non hanno assolutamente problemi di accessibilità, in diversi casi si trovano vere e proprie barriere sia di accesso che di visuale dell’arenile che viene nascosto spesso da veri e propri muri di cabine, aiuole e strutture di ogni genere. La peggiore è senza dubbio quella di Ostia dove da troppo tempo si nega l’accesso alle spiagge per gran parte del “Lungomuro”: per lunghi tratti il mare è addirittura invisibile per le eccessive strutture
costruite negli stabilimenti. Tra il confine a nord con Fiumicino e le dune di Capocotta a Ostia c’è un totale di 9 Km di spiaggia  inaccessibile con soli pochi metri di spiagge libere.
“Al mare di Roma servono regole nuove e certe, anche per rispondere all’aggressione della criminalità sul litorale, stuzzicata anche dagli appetiti nelle concessioni – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il Piano di utilizzazione degli arenili, approvato dal Comune di Roma nel 2004, avrebbe dovuto e potuto arginare l’aggressione illegale e continua verso il litorale romano, invece è “sparito”, mentre al tempo stesso venivano rinnovate con disinvoltura le concessioni. Giunto oltre la scadenza naturale di 5 anni, non ha raggiunto quasi nessun risultato di riqualificazione e regolamentazione di utilizzo degli arenili. Ricucire il rapporto tra paesaggio marino e urbano è ormai un sogno lontano dal divenire perché la giusta misura di 60% di visibilità spaziale libera e 40% occupata che lo stesso Pua indicava, giace, insieme al documento che la contiene, in qualche cassetto polveroso”.

“I diritti dei cittadini sulla fruibilità di un bene comune come la spiaggia, ad Ostia sono completamente calpestati – dice Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – Chiediamo al sindaco Ignazio Marino e all’assessore alle politiche per lo sviluppo del litorale, Giovanni Caudo, di intervenire per invertire una rotta compromessa da troppi anni con azioni concrete che riportino il mare a Ostia. Innanzitutto con l’eliminazione immediata di ogni cancello, tornello, barriera amovibile o ingressi esclusivi che possano essere di intralcio alla libera fruizione di un’area demaniale. Un primo segnale potrebbe arrivare dagli stabilimenti delle forze armate ai quali chiediamo di farsi loro per primi sponsor di una rinnovata legalità, abbattendo i muri che separano i “loro stabilimenti”. Infine auspichiamo maggiori controlli nei confronti degli stabilimenti e l’avvio di un tavolo di lavoro tra istituzioni, imprenditori e associazioni di categoria sulla spiaggia di Ostia per indicare i nuovi percorsi da avviare per la sua “liberazione” e riqualificazione”.
I numeri del dossier. I volontari di Legambiente, mercoledì 24 luglio, hanno verificato, asciugamano in spalla, la possibilità di accesso stabilimento per stabilimento. Tre i tratti monitorati. Il primo da “Porto di Roma” al pontile di Piazza dei Ravennati, per circa 2 km, dove sono presenti 17 strutture di cui 9 chioschi tutti con libero accesso e 8 stabilimenti di cui 1 solo che ha permesso il “solo transito” ai  nostri volontari, “l’Arcobaleno” dotato addirittura di tornelli tipo metropolitana. Nel secondo tratto monitorato, invece, da Pontile Piazza Ravennati e rotonda Piazzale Cristoforo Colombo (3,8 km) sono presenti 24 strutture (3 chioschi e 21 stabilimenti). I chioschi sono accessibili, degli stabilimenti solo 3 permettono il solo transito e 18 niente; in un caso (Il Mami) i nostri volontari si sono visti  rispondere che l’accesso è consentito solo se si è dipendenti statali, in un altro (Hibiscus) solo se si è dipendenti Cotral. Infine, il
terzo tratto, da Piazzale Colombo a tutto lungomare Vespucci (2,8 km) dove sono presenti 36 strutture, tutti stabilimenti e solo 4 permetto il solo transito, gli altri 32 sono vietati con accessi a pagamento o per dipendenti di ministeri della difesa, dell’interno, delle forze armate o altro. Oltre a non riuscire a raggiungere quasi mai la spiaggia i nostri volontari si sono trovati dinanzi a strani cartelli e assurde, compresi inoltre il divieto di entrata per cani, divieto di utilizzare i racchettoni, divieto di pallonee bici, divieto di consumare cibi propri, divieto di accesso con attrezzature private (spiaggine, ombrelloni ecc..).
Anche i prezzi sono sintomatici di una situazione al limite che va assolutamente rivista. Per il solo accesso giornaliero il prezzo medio è di circa 8 euro con una arco tra i 3 e i 15 euro; ci sono poi stabilimenti, come per esempio il Kursaal che addirittura divide la “sua” porzione di demanio pubblico in tre aree inaccessibili una con l’altra: la zona piscine, l’area abbonati e l’area giornalieri, quest’ultima è una striscia stretta di sabbia che accoglie e relega i non abbonati comunque paganti.

“In Italia una delle criticità maggiori è data proprio dalla forte sproporzione tra l’ammontare degli introiti che lo Stato percepisce da queste attività e i guadagni dei privati – dichiara Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde – Si stima infatti che le concessioni demaniali in questo settore fruttino all’erario circa 100 milioni di euro, a fronte di un incasso da parte dei privati pari a circa 2 miliardi di euro, secondo le stime più basse, addirittura oltre 16 miliardi di euro all’anno secondo altri studi. Secondo un rapporto del 2009 dell’Università Roma Tre, purtroppo non aggiornato, la
media dei canoni annui supera di poco un euro al mq di concessione e in valori assoluti. L’innalzamento dei canoni, cosi come avviene in altre realtà europee, potrebbe invece essere rinvestito in un opere di riqualificazione e tutela del territorio costiero. In Europa, la situazione delle spiagge è decisamente diversa anche per quel che riguarda la porzione di spiagge libere. In Francia, ad esempio, le  concessioni, che non superano i 12 anni, prevedono l’80% della lunghezza e l’80% della superficie di spiaggia libera da costruzioni per sei mesi l’anno. Qui il principio del demanio pubblico è sacro e le concessioni per gli stabilimenti balneari sono rilasciate per un massimo del 20% della superficie del litorale. È chiaro che è necessaria una regolamentazione al più presto, che prenda magari spunto proprio dagli esempi che possiamo registrati in altri Paesi Europei”.

Goletta Verde è una campagna di Legambiente

Main partner: COOU
Partner tecnici: Corepla, Nau, Novamont, Solbian
Media partner: La Nuova Ecologia, PescaTv – canale Sky 236, Rinnovabili.it
Ufficio stampa Goletta Verde
Luigi Colombo – 347/4126421
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Chiazze gialle sui mari laziali, Legambiente chiede ad ARPA di chiarire subito origine e pericolosità

L’estate sta finendo e lo stato di salute dei mari laziali sembra presentare diversi problemi: da Ladispoli a Sperlonga sono sempre più numerosi i casi di macchie gialle, scie nere e schiume marroni avvistate dai bagnanti sulle acque del litorale, destando non poche preoccupazioni circa l’origine e la pericolosità di questi fenomeni. Sindaci e guardia costiera rassicurano, dicendo che si tratterebbe di un fenomeno naturale legato al ciclo riproduttivo delle alghe, ma Legambiente Lazio chiede con forza all’ARPA di effettuare ulteriori controlli sulle chiazze per chiarirne l’origine e il grado di pericolosità e quindi prevedere tempestivi interventi di ripristino della salubrità delle acque.

“Siamo davvero allarmati, sono troppe le situazioni di inquinamento e fioriture algali che minacciano la vita del nostro mare e i bagnanti – ha affermato la direttrice di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali – Da nord a sud il litorale laziale corre ancora troppi rischi sul fronte della depurazione e del carico organico. Chiediamo perciò che l’ARPA effettui ulteriori controlli sui campioni delle acque interessate e renda al più presto noti i risultati, anche chiarendo le tipologie algali e la eventuale tossicità.”

Pochi giorni fa Legambiente Lazio ha raccolto la segnalazione di alcuni bagnanti delle spiagge di Marina di Ardea di Tor S. Lorenzo (RM), dove davanti al lido Piccola Capri da giorni l’acqua sembrerebbe essere sempre più torbida e maleodorante. Ma non è l’unico caso di acqua sporca nella nostra regione: a Sperlonga in mare galleggiano rifiuti ed escrementi, chiazze giallastre ricoprono le acque tra Ladispoli e Cerveteri, scie nere si sono insinuate lungo le rive di Nettuno e ieri anche a Tarquinia sono state avvistate delle chiazze scure.

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Goletta Verde di Legambiente a Fondi Denuncia la piaga dell’abusivismo edilizio sulle coste del Lazio: 2.379 abusi solo nel 2009 nei Comuni costieri, ben 6,5 illeciti al giorno

Le ruspe passano in azione solamente nel 2,9 % dei casi
Legambiente: “Sono passati 4 anni. Restituiamo l’area
dell’ex ecomostro dell’Isola dei Ciurli ai cittadini”
Bandiera Nera al Comune di Pomezia: delocalizzare le strutture condonate non
deve significare altro cemento sul territorio

Ben 2.379 abusi edilizi sono stati commessi solo nel 2009 nei 23 Comuni costieri del Lazio (esclusa Roma), uno su sei del totale regionale di 15.426 abusi (il 15,4%), pari a ben 6,5 illeciti al giorno. Goletta Verde, la campagna itinerante di Legambiente che porta avanti da ventisei anni una lotta costante a difesa del mare e delle coste italiane, oggi a Fondi ha puntato i riflettori sul grave problema dell’abusivismo edilizio che affligge e distrugge l’integrità del patrimonio costiero regionale, analizzando gli ultimi dati ufficiali della Regione Lazio sul tema. D’altronde secondo il Rapporto Ecomafie 2011 di Legambiente, nello scorso anno nel Lazio, sono stati commessi 721 illeciti nel ciclo del cemento, il 10,4 % del totale nazionale, portando la regione al 3° posto nazionale, solo dopo Calabria e Campania, nella classifica delle illegalità nel ciclo del cemento. “Contro gli abusi edilizi vanno riaccesi i motori delle ruspe nel Lazio, soprattutto sulle coste, dove tra cavilli e scarsa determinazione le demolizioni si attuano solo in tre casi di abusivismo su cento –afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Nonostante gli scempi continuino ad emergere in sostanza in modo costante nel tempo, in sostanza non si demolisce quasi mai, specialmente sulle coste, tranne in casi importanti come ad Ardea. Le forze dell’ordine e le  procure lavorano alacremente, ma bisogna mettere la parola fine agli scempi altro che assurdi diritti di superficie o incredibili premialità come nel bando di Pomezia, il territorio costiero è un bene importantissimo dal punto di vista ambientale, paesistico e anche turistico ma ha bisogno di tutela piuttosto che di cemento. Rilanciamo da Fondi un appello alla Regione Lazio, dove grazie a tante battaglie di Legambiente assieme a cittadini, e in prima fila di Luigi Di Biasio recentemente scomparso, l’abbattimento dell’ecomostro dell’Isola dei Ciurli rappresenta ancora oggi un monito contro i furbetti del mattone: serve più forza nelle acquisizioni degli abusi al patrimonio pubblico, nelle demolizioni dei manufatti, nella lotta alle illegalità”.

Nel contesto regionale, la provincia di Latina e Fondi in particolare, spiccano tristemente e risultano essere sempre più in preda al cemento abusivo. La regina dell’abusivismo sulle coste della nostra Regione è proprio la provincia di Latina, con 1.680 reati distribuiti sui 12 comuni costieri. Nel territorio provinciale, Fondi si colloca nel periodo 2004/2009 al 5° posto per numero di abusi rilevati, con 662 illeciti edilizi, il 3,1% del totale regionale. Un peso, che aumenta se raffrontato con il dato della provincia di Latina, dove il comune fondano pesa per il 28,5% sul totale degli abusi commessi negli ultimi 5 anni.

“Ancor più grave è il dato relativo alle demolizioni delle strutture abusive nel territorio comunale -dichiara Federica Prota, Presidente del Circolo di Legambiente di Fondi “La Ginestra”-, che nel 2009, è stato pari a zero, con nessun contributo reale al ripristino dello stato dei luoghi. Nei rari casi in cui gli ecomostri vengono abbattuti, i passi successivi tardano ad arrivare. Proprio per questo chiediamo all’amministrazione comunale di Fondi, la riapertura dopo 34 anni dell’area dell’ex ecomostro dell’Isola dei Ciurli, sottratta dopo 30 anni di battaglie all’illegalità, ma che da 4 anni aspetta inutilmente di essere restituita alla fruizione dei cittadini.”

A compromettere ulteriormente questo già triste scenario delle coste laziali, rischia di aggiungersi il temibile “diritto di superficie”, in buona sostanza, una svendita dei beni comuni. Nel decreto sviluppo, infatti, con una procedura alquanto discutibile, veniva introdotta una nuova tipologia di diritto di superficie, che incorporava sin dalla nascita, l’usucapione ventennale, quindi, di fatto, la proprietà privata del bene comune dopo 20 anni. Fortunatamente, lo scorso 20 giugno, con un maxi emendamento, al disegno di legge di conversione del decreto, i commi relativi alla sua introduzione venivano “soppressi”.

“La speranza è che l’eliminazione del diritto di superficie sia definitiva -afferma Giorgio Zampetti, Portavoce di Goletta Verde-, che non riappaia magicamente in Senato, dove il decreto è in discussione e che non si provi per altra via a far passare una siffatta norma svendi territorio. Legambiente ha sempre dichiarato la propria opposizione alla privatizzazione del demanio e ha sempre sostenuto a gran voce l’importanza della tutela degli eco-sistemi marini”.

La denuncia di Legambiente non è fine a se stessa, ma vuole spronare le Amministrazioni a rendere i litorali accessibili a tutti, puliti e liberi dal cemento. Per questo, in primo luogo chiediamo ai comuni costieri del Lazio, di iniziare finalmente ad inaugurare la stagione delle demolizioni, liberando così i loro bellissimi litorali dal cemento illegale che li soffoca.

Ma la risposta a questo fenomeno non deve causare altra cementificazione. Per questo oggi Goletta Verde, assegna la seconda bandiera nera nel Lazio al Comune di Pomezia, che per risolvere il problema delle costruzioni su area costiera ha individuato un sistema decisamente troppo pro cemento. Attraverso la pubblicazione di un bando, ha previsto assurde premialità del 400% per interventi di demolizione sulla fascia costiera e ricostruzione in altre aree. Un incredibile e inutile regalo alla parte peggiore del mondo dei costruttori, che va ben oltre le giuste premialità del “piano casa regionale” in vigore (50% e 60% in caso di destinazione alberghiera della nuova struttura) persino della pessima proposta di modifica dell’Assessore Ciocchetti, che tra l’altro porterebbe le premialità al 100%.

Una scelta in totale opposizione con quanto era stato indicato da Legambiente Lazio in favore di norme volte a determinare un “interesse pubblico” nell’inutile piano casa del Governo e della Regione Lazio: piani, per l’edilizia regolare e non certo per quella abusiva, per interventi straordinari di demolizione e ricostruzione degli immobili nei Comuni costieri, al fine di “arretrare” il fronte del costruito ai 300 metri previsti dalla Legge Galasso, con una premialità di cubatura tra il 25% e il 35%, che determinasse la possibilità di realizzare l’intervento, ovviamente in aree edificabili.

Ufficio stampa Goletta Verde:
Laura Binetti 3464035191

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Goletta verde di Legambiente arriva nel Lazio

Con un ricco programma di attività ed iniziative coinvolgerà i cittadini
informandoli sullo stato di salute del mare e delle coste regionali

Da martedì 5 luglio a giovedì 7 luglio
Goletta Verde a Fiumicino, Anzio, Fondi e Gaeta

Continua la battaglia per liberare mare e spiagge dagli accessi negati
Legambiente: “Basta recinti, muri e tornelli per far ritornare il mare fruibile”

Primo appuntamento: “Aspettando Goletta Verde”

Martedì 5 luglio, Fiumicino (RM) -Ore 11.00
Presentazione del dossier “Fiumicino Porto/Aeroporto”
Via della Torre Clementina presso il ristorante ZiPina

Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente giunta alla sua ventiseiesima edizione, continua il suo lavoro di monitoraggio e d’informazione sullo stato di salute dei mari e delle coste italiane e torna nel Lazio da martedì 5 luglio per rilanciare con forza tematiche legate alla tutela dell’ambiente marino. L’esperienza di Goletta Verde è realizzata grazie alla collaborazione del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati , del Consorzio Ecogas, di Corepla, Nau!, e Novamont. I principi della sostenibilità e dell’ambientalismo scientifico guidano gli attivisti a bordo della Goletta Catholica e i nostri tecnici, che viaggiano a bordo del laboratorio mobile, effettuano rilevamenti puntuali con l’ obiettivo di scovare le situazioni che mettono a maggior rischio il mare: tanto le foci dei fiumi quanto i tratti interessati da scarichi abusivi o insufficiente sistema di depurazione. Durante la sosta nel Lazio, al centro dell’attenzione del team di Goletta Verde ci saranno anche altri temi di gran rilievo per l’ambiente e l’ecosistema marino regionale: abusivismo edilizio vista mare, opere di ripascimento delle spiagge, assurdi progetti di cementificazione del litorale, accessi negati al mare.

“Basta con gli accessi negati al mare, con la Goletta Verde riparte la battaglia di Legambiente per la libera fruizione del mare – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. – Le coste del Lazio sono belle quanto ricche di criticità, bisogna migliorare la qualità delle acque e contrastare abusivismo e nuovi scellerati progetti di cementificazione, ma tra le cose più odiose c’è la privatizzazione del mare. Vanno eliminati recinti, muri, tornelli facendo tornare lungomari quelli che oggi sono diventati lungomuri, a Ostia come a Fregene e Torvaianica, ma anche a Formia e Gaeta. Altro che concessioni ventennali e inverosimili diritti di superficie, stop alla privatizzazione dei litorali, liberiamo il mare”.

La strada da seguire è quella intrapresa dal Comune di Ardea, che si sta adoperando per rimuovere tutte quelle barriere che impediscono il libero accesso al mare, rendendolo accessibile a beneficio di tutti i cittadini. Legambiente torna a chiedere più controlli contro quegli stabilimenti che fanno pagare una ingiusta “tassa sul mare”, con sospensione e revoca delle concessioni a chi deturpa il litorale, ma anche l’allargamento degli spazi di spiaggia libera per i cittadini, come prevede la legge Finanziaria 2006, al comma 251 dell’articolo 1, dove stabilisce che “E’ fatto obbligo per i titolari di concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione.”

Programma Goletta Verde nel Lazio
Martedì 5 luglio
Fiumicino (RM), Ore 11.00
Blitz “Aspettando Goletta Verde” presentazione del dossier “Fiumicino Porto/Aeroporto”.
Appuntamento ore 11 a Fiumicino in via della Torre Clementina c/o ristorante ZiPina.
Mercoledì 6 luglio
Anzio (RM), Ore 9.00
Appuntamento a Marechiaro con il circolo locale di Legambiente, il gruppo di surfisti e i cittadini
per la pulizia della spiaggia libera davanti ai pennelli.
Ore 11.00
Appuntamento per la presentazione del dossier “Erosione e Pennelli di Anzio”
Dalle ore 18.00 Visite a bordo di Goletta Verde
Giovedì 7 luglio
Fondi/Gaeta (LT), Ore 11.30
Appuntamento presso la foce del Sant’Anastasia per la presentazione dossier abusivismo a Fondi
Dal pomeriggio la Goletta Verde sarà a Gaeta presso il molo Caboto – Capitaneria di Porto e stand
informativo.
Martedì 12 luglio
Roma, ore 11.30

Conferenza stampa sui dati rilevati da Goletta Verde del mare del Lazio presso la sede di
Legambiente Lazio, Viale Regina Margherita 157.

Le campagne a bordo di Goletta
Sali a bordo: Per continuare il nostro lavoro abbiamo bisogno di te e della tua faccia! Goletta Verde è una grande esperienza collettiva, che vuole unire tutte le cittadine ed i cittadini che vogliono mpegnarsi a lottare per difendere il proprio territorio. Grazie al contributo di tutti si possono vincere le battaglie più grandi. Per questo ti chiediamo di metterci la faccia: vogliamo comporre insieme a tutti gli amici del mare lo striscione del tour di Goletta Verde 2012. Per maggiori informazioni visita il sito www.golettaverde.it

SOS Goletta
L’ambientalismo scientifico parte dal basso, i migliori conoscitori del territorio sono coloro i quali lo vivono ogni giorno, per questo Legambiente insieme a Goletta Verde chiede a tutti i cittadini di segnalare abusi, scarichi illegali, presenza di liquidi o sostanze sospette nell’acqua e di documentarle con una breve descrizione ed una foto ed inviarle tramite sms o mms al numero 346-0074114 o telefonando al numero  06- 862681 o ancora con una mail all’indirizzo scientifico@legambiente.it. Contribuisci anche tu a difendere il mare e i laghi dall’inquinamento!

Fish Scale! Il Progetto del Pesce Ritrovato
Quest’anno a bordo di Goletta Verde viaggia il progetto Pesce Ritrovato by Fish Scale, finanziato dalla Commissione Europea con lo strumento finanziario LIFE+, che mira a preservare la biodiversità marina, a riscoprire le specie ittiche locali, a ridurre gli scarti di pesca e infine a incrementare la domanda e il valore commerciale delle specie ritrovate. L’iniziativa è promossa dall’Acquario di Genova, insieme a Legambiente, Coop Liguria, Lega Pesca, Softeco Sismat Spa, Acgi Agrital, con il supporto della Regione Liguria e con la partecipazione di pescatori e ristoratori locali. http://www.fishscale.eu/

Veleni di Stato.
A bordo di Goletta Verde anche il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche che si prefigge di
sensibilizzare al monitoraggio e alla bonifica dei siti contaminati da ordigni bellici chimici inabissati o
interrati durante e dopo il secondo conflitto mondiale. Un arsenale segreto creato dal regime fascista negli
Anni Trenta, o disperso dagli eserciti alleati nell’immediato dopoguerra, che a distanza di molti anni
rappresenta ancora una minaccia per i mari, i fiumi, i laghi e molti territori del nostro paese. Iniziative in
alcune delle zone più colpite in Italia: Ischia e Golfo di Napoli, Molfetta e Pesaro. www.velenidistato.it

I Partner di Goletta Verde:
Main partner: Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati- Coou
Partner: Consorzio Ecogas, Corepla, Nau!, Novamont
Media partner: Radio Kiss Kiss, La Nuova Ecologia
Lo staff di Goletta Verde sceglie i veicoli Peugeot con filtro antiparticolato FAP®.
Per i nostri veicoli utilizziamo Revivoil, l’olio rigenerato di Viscolube
Ufficio Stampa: Laura Binetti 346-4035191

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