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Settimana della Legalità – Il premio “Amico della legalità” di Legambiente

Dal 26 al 29 novembre la Regione Lazio promuove l’iniziativa “Lazio Senza Mafie”, un evento in cui confluiranno tutte le realtà del territorio che si dedicano assiduamente alla lotta all’illegalità.

Anche Legambiente parteciperà organizzando l’incontro di apertura previsto per il 26 Novembre alle ore 11.00 presso il Liceo Scientifico Plinio Seniore. In questa occasione verrà consegnato il premio “Amico della legalità”.

All’evento parteciperanno:

Luca Ramacci – Magistrato III Sez. Penale della Corte di Cassazione
Ermete Realacci – Presidente Commissione Ambiente Camera dei Deputati
Fabio Refrigeri – Assessore Infrastrutture e Ambiente Regione Lazio
Cristiana Avenali  – Commissione Ambiente Consiglio Regionale del Lazio
Stefano Ciafani – Vicepresidente Nazionale Legambiente
Roberto Scacchi – Presidente Legambiente Lazio

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Rapporto Ecomafia 2014, nel Lazio 5,7 illegalità al giorno e 5° regione in assoluto per numero di reati ambientali accertati

Nel corso del 2013, nel Lazio sono state accertate 2.084 infrazioni, che rappresentano il 7,1% del totale nazionale, ossia 5,7 illegalità al giorno. La regione è tristemente, per il terzo anno consecutivo, al 5° posto nazionale per reati ambientali accertati, subito dopo le “tradizionali regioni a presenza mafiosa”. A questo si aggiunge il dato provinciale che vede Roma salire dal 3° posto del 2012 al 2° in assoluto nel 2013, con 1.200 illeciti, dietro solo a quella di Napoli. L’andamento del trend dei dati relativi alla Regione Lazio, segue quello registrato sul piano nazionale, dove il numero dei reati accertati è in flessione del 14% rispetto allo scorso anno, merito soprattutto del crollo degli incendi boschivi.

“L’enorme numero di reati ambientali nel Lazio sia il motivo fondamentale per non abbassare la guardia nei confronti dell’eco-criminalità, che come raccontano le più recenti indagini condotte dalla magistratura e dalle forze dell’ ordine, si connota sempre più di diverse sfumature. C’è un forte bisogno di contrastare l’illegalità attraverso un rilancio di economie sane, educazione alla legalità e responsabilità condivise. I dati allarmanti – dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio – riguardano tristemente tutto il territorio e al numero impressionante di infrazioni a Roma e provincia si aggiunge la drammatica crescita esponenziale di illeciti nella provincia di Latina e Frosinone. È fondamentale tenere altissima la guardia di fronte al ciclo del cemento, dei rifiuti, ma anche nelle nuove frontiere come le agromafie. Va nella giusta direzione l’istituzione da parte della Regione dell’Osservatorio sulla sicurezza e la Legalità, della Consulta Ambiente e Legalità, nonché, sui rifiuti, l’abolizione del “vecchio” scenario di controllo e lo stanziamento di fondi sulla raccolta differenziata per l’avvio di una nuova gestione virtuosa del ciclo sul territorio laziale; queste e altre buone dinamiche devono ora accelerare per non cedere di un metro alle ecomafie.”

Se scende il numero di incendi, aumentano invece il numero di reati nel campo dei rifiuti. Il Lazio infatti nel 2013 sale al 7° posto nella classifica regionale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti. Il numero delle infrazioni nel ciclo dei rifiuti passa a 392 rispetto alle 277 del 2012 così come balzano in avanti anche le denunce che passano a 394 rispetto alle 224 del 2012. Aumentano anche i sequestri effettuati passando dai 175 del 2012 ai 191 del 2013 e si registrano 5 arresti. Intanto è appena all’inizio il mega processo contro il patron di Malagrotta Manlio Cerroni nel quale Legambiente si è costituita parte civile.

A Roma infatti tutto ciò che ruota attorno alla discarica di Malagrotta è finito sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti. Anche i lavori per l’apertura del nuovo sito di Testa di cane (in un’area a ridosso del sito di Malagrotta), di cui avevamo già parlato nell’edizione del 2012 di questo rapporto, hanno spinto la procura Capitolina, a fine gennaio scorso, a rinviare a giudizio uno storico collaboratore del proprietario di Malagrotta. Nel dettaglio, sono quattro i filoni di indagine aperti, confluiti poi in un unico procedimento: la gestione dell’impianto di raccolta e trattamento rifiuti di Albano Laziale, la costruzione dell’impianto di termovalorizzatore di Albano Laziale, la realizzazione di un invaso per un discarica a Monti dell’Ortaccio e la questione legata alle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti e alle ordinanze regionali sullo smaltimento dei rifiuti nei Comuni di Anzio e Nettuno.

Altrettanto gravi gli illeciti nel ciclo del cemento dove il Lazio sale ad un preoccupante 4° posto subito dopo le tradizionali Regioni ad insediamento mafioso, seppure si registra, in linea con il quadro nazionale (dalle 6.310 del 2012 alle 5.511 del 2013), una lieve flessione delle infrazioni accertare che passano a 468 dalle 519 dello scorso anno, 0 arresti, 129 sequestri, 534 persone denunciate. Con questi numeri la nostra Regione incide sul totale nazionale dei reati edificatori con l’8,20%.

Al livello provinciale sui rifiuti non si ferma l’escalation della provincia di Roma, che passa a 229 infrazioni accertate, rispetto alle 169 dello scorso anno. Numeri , questi, che la collocano al secondo posto nazionale per infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, preceduta solo dalla provincia di Napoli con 538 infrazioni. Non va meglio nel cemento: anche le mafie hanno fatto di Roma la loro capitale. Al 7 gennaio 2013, secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, sono 505 i beni immobili e 140 le aziende di proprietà di boss presenti sul territorio laziale. Le mafie investono e riciclano denaro sporco dove il mattone vale di più, ovvero nella Capitale.

“Per il terzo anno consecutivo il Lazio si colloca al terzo posto per numero assoluto di reati ambientali subito dopo le tradizionali regioni a presenza mafiosa. – dichiara Valentina Romoli VicePresidente e Responsabile Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio – In questo contesto così difficile va però evidenziato il grandissimo lavoro della procura di Roma guidata dal Procuratore Capo di Roma Giuseppe Pignatone che negli ultimi due anni ha portato le misure di prevenzione contro le attività delle mafie da 3 a 56 provvedimenti. Altrettanto importante però è l’azione della società civile che deve diffondere una nuova cultura della bellezza e della partecipazione nella nostra regione.”

Preoccupa anche il dato della Provincia di Latina, dove i reati ambientali aumentano più del doppio rispetto allo scorso anno, passando a 91 rispetto ai 42 del 2012, così come altrettanto preoccupante è l’ escalation delle illegalità nella provincia di Frosinone, che si colloca al secondo posto su scala Regionale con 37 infrazioni , rispetto alle 22 del 2012. Le varie organizzazioni mafiose infatti si sono da tempo insediate e radicate anche nel sud pontino. A volte attraverso investimenti edili di grande rilevanza, in altri casi con la complicità di una parte della politica locale, in altri ancora invece eleggendo il territorio a luogo privilegiato in cui rifugiarsi.

Aumentano nel Lazio anche le illegalità nel campo della fauna passando dalle 557 del 2012 alle 667 del 2013, numeri che collocano il Lazio al 4° posto nazionale per questo tipo di illeciti.

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Operazione antimafia: arresti in ciociaria

Arresti in Ciociaria, Legambiente: “Operazione importantissima, clima estorsivo evidenzia pericoloso livello di infiltrazione mafiosa nel Lazio”

 

“L’operazione della Magistratura è importantissima perché torna a lanciare il campanello
d’allarme sullo stato di infiltrazione mafiosa che si sta allargando a macchia d’olio in
Ciociaria e in tutto il basso Lazio – ha commentato Valentina Romoli, vice presidente e
responsabile Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio-. Come ha evidenziato la DIA nella Relazione Semestrale del 2012, i reati di usura ed estorsione sono reati cosiddetti ‘spia’ perché sono pratiche illegali che, nelle strategie della criminalità organizzata, costituiscono un potente mezzo di infiltrazione nel tessuto legale. È in questo modo che la malavita riesce ad assumere il reale controllo, se non addirittura la titolarità, di attività imprenditoriali originariamente sane. In questo scenario, emerge sempre più l’urgenza di istituire una Direzione Distrettuale Antimafia nel basso Lazio, per dare un contributo concreto in termini di uomini e mezzi nella lotta contro le illegalità.”

Stamattina sono stati messi in atto 18 arresti tra la Ciociaria e Caserta con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura ed estorsione ai danni di alcuni imprenditori tra Cassino e il basso Lazio. Il gruppo concedeva prestiti agli imprenditori che poi pretendevano, dietro minaccia, molto di più del capitale inizialmente concesso. Tra le persone finite in manette anche la moglie del noto bandito milanese Renato Vallanzasca. La vicenda emerge dall’ordinanza di custodia cautelare del gip di Napoli Maria Vittoria Fischini emessa su richiesta del PM della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea Cesare Sirignano. Secondo gli inquirenti l’ex bandito aveva contatti con affiliati al clan Perfetto. Il provvedimento della Magistratura ha portato anche al sequestro di 5 società, bar, ristoranti, beni mobili e immobili degli indagati per un valore di due milioni di euro.

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Oscurato dai volontari di Legambiente un maxi cartellone sulla Salaria installato all’interno della Riserva Naturale della Valle dell’Aniene

PER RIPRISTINARE DECORO SERVE CAMPAGNA STRAORDINARIA DI DEMOLIZIONI. PIANO REGOLATORE IMPIANTI DEVE ESSERE RIGOROSO E TRASPARENTE

I volontari di Legambiente Lazio e del Circolo Legambiente “Sherwood” hanno imbustato e oscurato questa mattina, ricoprendolo con un telo con la scritta “Abusivo”, un cartellone maxi-size delle dimensioni di 9 metri per 3, installato sul bordo della Salaria, poco prima dello svincolo per Prati Fiscali. Oltre che per le dimensioni -quelle massime consentite sono di 4 per 3- l’impianto sulla Salaria risulta doppiamente fuorilegge, in quanto posizionato all’interno della Riserva Naturale della Valle dell’Aniene e a pochi metri dall’alveo del fiume, contravvenendo così al tassativo divieto di pubblicità nei parchi. Purtroppo il “mostro” imbustato oggi – solo per parlare degli impianti maxi-size – non è un caso isolato, ma uno delle migliaia che hanno invaso Roma. Impianti che, per le loro dimensioni, non possono certo essere passati inosservati agli occhi di chi aveva il dovere di bloccarli.

“Le responsabilità riguardo al fenomeno sono molteplici – hanno dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, e Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Innanzitutto c’è un’inerzia ingiustificabile da parte del Comune di Roma, che ha il dovere di controllare e vigilare sui luoghi e sui modi delle affissioni pubblicitarie; in secondo luogo c’è una società pubblicitaria che agisce nell’illegalità e fa dell’abusivismo il suo modus operandi e questo non può essere permesso, ma non da ultimo c’è chi compra gli spazi abusivi, come in questo caso, visto che tutti sanno che a Roma sono permessi cartelloni del formato massimo di 4×3 metri. Sollecitiamo – continuano Parlati e Avenali – l’immediata convocazione di un tavolo di confronto sul nuovo Piano regolatore degli impianti pubblicitari tra l’amministrazione capitolina, i comitati e le associazioni, per il recepimento delle istanze dei cittadini e degli indispensabili emendamenti migliorativi che rendano il Piano uno strumento veramente trasparente, rigoroso ed efficace. Dopo la scandalosa bocciatura in Consiglio Comunale della delibera di iniziativa popolare promossa da decine di comitati e associazioni tra i quali Legambiente, per la quale erano state raccolte ben 10mila firme, da qui a gennaio la nostra vigilanza sarà massima per impedire che il Prip possa trasformarsi invece
nell’ennesima “sanatoria” mascherata, con la legalizzazione della vergognosa situazione attuale. Il Piano, che giunge finalmente a chiusura di lunghi anni di deregulation, non dovrà lasciare aperto alcuno spiraglio a questa criminale speculazione.” Il blitz di stamattina si inserisce nella campagna contro le affissioni abusive che Legambiente persegue da tempo. Diversi sono stati negli anni i blitz e gli esposti dell’associazione contro il fenomeno, che, oltre a rubare bellezza e soldi ai cittadini, ha reso ancor più pericolose le strade come purtroppo ha dimostrato l’incidente mortale
sulla Tuscolana.

L’invasione dei cartelloni a Roma ha superato da tempo ogni limite di dimensione, diffusione e sopportazione – ha detto Lorenzo Grassi, presidente del Circolo Legambiente “Sherwood”-. È stato lo stesso sindaco Alemanno a parlare di “mafia”, ma a poco servono i lodevoli quanto sporadici interventi repressivi messi in campo tardivamente dal Campidoglio: è improrogabile una massiccia campagna straordinaria di rimozione e demolizione degli impianti per ripristinare la piena legalità. L’invasione dei cartelloni è  così capillare che sugli impianti illegali è finita anche l’ultima campagna per il decoro promossa dal Roma Capitale.”

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Mafie Roma e Lazio, Legambiente: servono azioni concrete e nuova cultura della legalità

“Sulle mafie e sulla criminalità a mancare fino ad oggi è stata spesso l’attenzione delle Istituzioni locali, mentre le forze dell’ordine e le procure hanno sempre compiuto un lavoro importantissimo, oggi con l’operazione nel sud pontino, pur con mezzi e strumenti troppe volte inadeguati -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. C’è una criminalità tradizionale che ha messo radici spesso proprio sui temi ambientali come i rifiuti, il cemento illegale e l’abusivismo edilizio, gli incendi boschivi, ma c’è anche una pericolosa presenza di colletti bianchi che lavorano con pezzi delle amministrazioni, sostenendo interessi particolari e criminali. Nel Lazio pochi anni fa per la prima volta nella storia della Repubblica il Comune di Nettuno è stato sciolto per mafia, mentre quello di Fondi è stato a lungo sotto inchiesta come quello di Ardea. Per battere la criminalità organizzata e le illegalità diffuse serve un rinnovato senso dell’interesse pubblico e generale, un lavoro congiunto di istituzioni, forze dell’ordine e associazioni, ognuno nel rispetto del proprio ruolo. Servono anche azioni concrete, una forte azione di controllo degli appalti, come segnalava pochi giorni fa il procuratore Capaldo, ma anche un’azione di prevenzione che non spetta a procure e forze dell’ordine nonostante spesso la compiano lo stesso, oltre che attività di educazione alla legalità e supporto ai cittadini che continuamente inviano segnalazioni.”

Legambiente ricorda come poche settimane fa, nel corso dell’audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, il Procuratore Aggiunto della DIA di Roma
Dott. Giancarlo Capaldo sottolineava “un certo allarme per una infiltrazione sempre più ampia in alcune zone, soprattutto con riferimento a progettualità che provengono dalla politica, per quanto riguarda, ad esempio, la riorganizzazione delle aree portuali e interventi e appalti di particolare importanza.” Nel Lazio, analizzando il Rapporto Ecomafie realizzato da Legambiente grazie alla collaborazione delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, si evidenzia che nel quadriennio 2007-2010, si sono verificate 11.274 infrazioni in campo ambientale nel, una media di 7,7 infrazioni al giorno, 9.274 le persone denunciate -più di un terzo delle denunce nel 2007-, 3.299 sequestri e 75 arresti. Numeri che ci consegnano il quadro di una regione stretta nella morsa delle piccole e grandi illegalità ambientali, diffuse trasversalmente nei settori più diversi.

“Inquinamenti, abusivismo, infiltrazioni nell’economia, danno il segno di quanto sia preoccupante la commistione di interessi che si va consolidando e che va stroncata immediatamente con una forte risposta istituzionale -ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Ha ragione il Questore di Frosinone quando dice che vanno attaccati i patrimoni della criminalità che ricicla nel Lazio denaro sporco, allo stesso tempo si devono dare strumenti per chiudere gli importanti processi che si aprono e che rischiano in più di un caso la prescrizione, come a Viterbo sulle cave invase da rifiuti e nella Valle del Sacco per il disastro ambientale. I cittadini vanno coinvolti, come è avvenuto con l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente in questi anni, e speriamo perciò che la Regione Lazio voglia presto rinnovare il
sostegno a questa iniziativa. Da un lato continuano gli illeciti diffusi, ma dall’altro si radicano organizzazioni criminali con troppi casi nei quali ci sono legami con amministrazioni locali ben oltre i livelli di guardia, soprattutto nel Sud Pontino. Per questo chiediamo al nuovo ministro dell’Interno di valutare l’apertura di una sede Dia a Latina.”

Serve una nuova cultura della legalità, per questo è fondamentale l’impegno nell’ascoltare e dare risposte ai cittadini con strumenti come l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, che ha compiuto un enorme sforzo nel triennio 2008-2011: sono giunte al numero verde 800-911856 ben 452 segnalazioni, di cui 352 provenienti da Roma e Provincia, 43 dalla Provincia di Latina, 21 dal frusinate, 16 dal reatino e altrettante dal viterbese. Inoltre, solo nel corso dell’ultima campagna di educazione alla legalità ambientale tenutasi nel 2010, sono stati coinvolte 44 scuole, 82 classi e 1.141 studenti, per un totale di 41 incontri.

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Legambiente Lazio pronta ad aderire a Consulta Provinciale Antimafia

“L’iniziativa della Provincia di Roma contro le infiltrazioni mafiose nella Capitale è molto importante – dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, dopo aver preso parte alla conferenza stampa della Provincia di presentazione delle azioni contro la mafia-. Per favorire la lotta alla criminalità organizzata e alle illegalità diffuse è fondamentale il lavoro congiunto di istituzioni, forze dell’ordine e associazioni, ognuno nel rispetto del proprio ruolo; per questo Legambiente Lazio è pronta ad aderire alla Consulta provinciale con la sua esperienza decennale di
lotta alle ecomafie basata su un Rapporto annuale, azioni giornaliere di educazione alla legalità e supporto ai cittadini che continuamente inviano segnalazioni.”

Legambiente ricorda che nel Lazio si sono verificate 8,5 illegalità al giorno, per un totale di 3.124 infrazioni nel 2010, ovvero il 10,1% del totale nazionale, scendendo di tre posizioni rispetto all’anno precedente e tornando al quinto posto che già aveva nel 2008. In particolare, nel corso del 2010 sono cresciuti in modo preoccupante i reati legati al ciclo dei rifiuti, mentre sono rimasti stabilmente elevati i numeri dei reati per il ciclo del cemento e sono aumentati quelli degli incendi boschivi; unica nota positiva il numero più basso di infrazioni legate alle illegalità in campo faunistico e all’arte rubata.

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