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Goletta Verde riparte a difesa dei mari italiani: tappa ad Ostia dal 13 al 16 ottobre

Goletta Verde riparte a difesa dei mari italiani

Dieci tappe nelle aree marine protette per parlare di Marine Strategy e tutela della biodiversità

 Nei mari italiani si stimano 700 rifiuti per km quadrato, ma il 70 per cento è ancora nascosto nei fondali

Oltre mille specie aliene trasferite nel Mediterraneo dai mari esotici per colpa delle attività umane 

Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente, riparte per difendere i mari italiani dai rifiuti e dalla perdita di biodiversità. Un viaggio che prenderà il via oggi, 28 settembre, da Portovenere nella Cinque Terre reso possibile grazie alla collaborazione del Parco dell’Arcipelago Toscano e al sostegno del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Nel corso del tour sarà affrontato il tema della Marine Strategy, la direttiva 2008/56 sull’ambiente marino che prevede il raggiungimento del buono stato ecologico, per le acque marine di ogni stato membro, entro il 2020, sulla base di 11 descrittori che considerano tutti gli aspetti legati all’impatto delle attività umane sull’ambiente marino come la pesca insostenibile, l’introduzione di sostanze inquinanti, rifiuti e specie aliene, ma anche l’inquinamento acustico sottomarino.

Tra questi il problema dei rifiuti, nei mari e sulle spiagge, sta assumendo proporzioni davvero preoccupanti: stando alle stime del Consiglio Generale della Pesca nel Mediterraneo (FAO) sono oltre sei milioni di tonnellate i materiali solidi e pericolosi di origine umana che vengono scaricati ogni anno nei mari del mondo. I rifiuti galleggianti che vediamo in superficie, nel mare e in spiaggia, costituiscono però solo una minima parte del problema: almeno il 70% dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino affondano: uno studio Ispra, realizzato nell’autunno 2014 tra il delta del Po e Caorle, evidenzia una densità media di più di 700 rifiuti per km2, con una densità in peso per km2 di circa 100 kg. Anche sul fondo del mare la plastica rappresenta la stragrande maggioranza dei rifiuti ritrovati sui fondali (ben il 92%), che è anche tra quelli più pericolosi: viene ingerita da cetacei, tartarughe e uccelli marini causando danni spesso letali e la sua frammentazione genera micro-particelle che, ingoiate dai pesci, posso arrivare fino alle nostre tavole. Goletta Verde affronterà anche il tema dell’invasione delle specie aliene, cioè di specie che sono originarie di altre aree geografiche, ma sono state introdotte accidentalmente dall’uomo nel Mar Mediterraneo.

I due temi principali di quest’edizione speciale di Goletta Verde – che si avvale del sostegno anche delle Aree marine protette Isole Egadi, Tavolara, Secche di Tor Paterno, Cinque Terre e Parco nazionale del Cilento – saranno affrontati durante incontri pubblici, workshop dedicati alla marine strategy, visite guidate a bordo e giornate dedicate agli alunni degli istituti scolastici italiani con laboratori didattici e lezioni di educazione ambientale.

 “Le specie aliene e i rifiuti marini rappresentano una minaccia per la biodiversità e un pericolo per la tutela del mare da qui agli anni futuri. L’attuazione della Marine Strategy e il raggiungimento degli obiettivi al 2020 rappresentano quindi una grande opportunità per i nostri mari – dichiara Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente. Per questo è necessario lavorare per assicurare la chiusura delle attività di studio entro l’anno, così come previsto dalla direttiva europea, e passare il prima possibile alla fase successiva, quella di attuazione di interventi per il raggiungimento del buono stato ecologico dei nostri mari entro il 2020”.

“Gli obiettivi che ci impone di raggiungere la Marine Strategy – spiega Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi – sono raggiungibili più facilmente utilizzando le idee, le azioni e il know-how anche attraverso la moltiplicazione e la promozione         delle aree marine protette, territori che possono giocare un ruolo fondamentale nella custodia e nella cura della biodiversità marina e costiera, ma possono anche essere da stimolo per la crescita e lo sviluppo di un’economia locale responsabile e sostenibile”.

 A riprova dei livelli di criticità raggiunti basta citare i dati dell’indagine svolta da Goletta Verde nell’estate 2014 con 87 ore di osservazione di rifiuti galleggianti nei mari italiani e 1.700 km di mare monitorati, calcolando fino a 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato: rifiuti per lo più plastici appunto con una percentuale di quasi il 90%. Il mare più “denso” di rifiuti risultò l’Adriatico con 27 rifiuti galleggianti ogni km2 di mare; un bacino che si distingue anche per la quantità di rifiuti plastici derivanti dalla pesca: il 20%, considerando reti e polistirolo galleggiante, frammenti o intere cassette che si usano per contenere il pescato, percentuale che viene superata solo dalle buste pari al 41% e dai frammenti di plastica al 22%.  Il Mar Tirreno con una densità di rifiuti pari a 26 ogni kmq conta invece la più alta percentuale di rifiuti di plastica: il 91%. Da notare che di questa ben il 34% è costituito da bottiglie (bevande e detergenti) che superano la percentuale di buste di plastica (29%) che, invece, fino all’anno scorso avevano il sopravvento. Meglio il Mar Ionio che grazie alla sua posizione geografica conta “solo” 7 rifiuti ogni kmq di mare. Indagine che è stata ripetuta anche quest’anno da Goletta Verde durante i due mesi di navigazione estiva per i mari italiani e i cui risultati saranno resi noti nei prossimi mesi.

Rifiuti che non si trovano soltanto nei mari e nei fondali ma anche sulle spiagge. L’indagine “Beach litter”– eseguita dai volontari di Legambiente da aprile a maggio 2015 su un’area di 136.330 mq, pari a quasi 20 campi da calci – ha permesso di individuare e smaltire 22.114 rifiuti spiaggiati. In particolare sono stati trovati 17 rifiuti ogni 100 mq, 5 rifiuti in più ogni 100 mq rispetto all’indagine dell’anno precedente.

Non da meno il problema della specie aliene nei nostri mari che rappresenta a livello globale la seconda causa di perdita di biodiversità. Secondo uno studio del Centro comune di ricerca dell’Ue, che ha esaminato i dati di oltre 986 specie esotiche, stiamo assistendo alla più grande invasione in corso sulla Terra: quasi 1.000 specie aliene si sono “trasferite” nel Mediterraneo da mari esotici per colpa delle attività umane. I risultati suscitano preoccupazione soprattutto perché queste acque sono l’habitat di oltre 17.000 specie di cui il 20% non si trova in nessun altro luogo. Tra le specie aliene troviamo 60 specie di alghe introdotte accidentalmente a causa dell’acquacoltura al largo della costa di Venezia e della Francia sudoccidentale, oltre a circa 400 specie di pesci vertebrati alieni che sono approdati nei nostri mari passando proprio dal Canale di Suez. Tra questi, il barracuda del Mar Rosso, cresciuto nel corso degli anni sia di numero che di taglia che ha creato scompiglio soprattutto nei luoghi dove convive con la spigola, che essendo predatore solitario è incapace di competere nell’attività di caccia con i branchi di barracuda. Introdotte accidentalmente dall’uomo, a causa dell’aumento e della globalizzazione del traffico marittimo; migrate tramite i canali naturali o artificiali, importate per fini commerciali, per esempio per l’acquacultura: tutti questi fattori hanno portato a una sempre maggiore diffusione di specie alloctone nel Mediterraneo. Il rischio è quello di modificare il delicato equilibrio biologico, frutto di migliaia di anni di evoluzione, e di introdurre specie che entrino in competizione per cibo e habitat con le specie autoctone, che introducano agenti patogeni e che creino delle specie ibride, provocando così mutamenti radicali all’ambiente. Inoltre vi è un danno economico causato dalle specie aliene, le quali possono essere causa di una diminuzione della produttività agricola, forestale e ittica, della riduzione delle risorse idriche e del degrado del suolo e dei sistemi infrastrutturali.

Itinerario Goletta Verde per la Marine Strategy:

Portovenere Cinque Terre ► 28 settembre -1 ottobre

Olbia ► 2-6 ottobre

Acciaroli ► 8-12 ottobre

Ostia ► 13-16 ottobre

Isola del Giglio ► 16-20 ottobre

Isola d’Elba ► 20-23 ottobre

 

EVENTI PARALLELI

Favignana ► ottobre (data in corso di definizione)

Lampedusa ► 17-18/10

Palermo ► 23-24/10

Milazzo ► 24/10

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Le spiagge più belle dell’estate 2014. Anche le dune di Sabaudia nella classifica nazionale della seconda edizione de “La più bella sei tu”, la campagna di Legambiente che fa scegliere agli utenti del web quali siano le spiagge più belle del nostro paese

Anche quest’anno “La più bella sei tu”, il contest di Legambiente lanciato sul web per eleggere la spiaggia più bella dell’estate, premia tra le prime arrivate una spiaggia della nostra regione, al sesto posto della classifica nazionale troviamo infatti le splendide Dune di Sabaudia.

La Spiaggia vanta ancora oggi magnifiche dune che si sviluppano per circa 25 km tra il lido di Latina e torre Paola e separano quattro laghi costieri (Fogliano, Monaci, Caprolace, Paola) dalle acque del Tirreno. Lungo le sponde si trova una rigogliosa
vegetazione mediterranea dominata da ginepro, mirto e lentisco. La spiaggia all’ombra di Monte Circeo, sostituisce nella classifica l’altro angolo laziale apparso tra le più belle spiagge nel 2013, la splendida Chiaia di Luna a Ponza. A questi due fantastici luoghi del litorale va aggiunta anche Capocotta, meno “votata” delle altre e quindi non in classifica, ma che attraverso scelte adeguate di ecosostenibilità e rivalutazione del luogo, può divenire un’altra bella eccellenza del Lazio.

“Con la seconda edizione de La più bella sei tu, anche quest’anno Legambiente ha dimostrato quanto la bellezza delle nostre coste stia a cuore degli italiani e agli abitanti del Lazio – ha dichiarato Roberto Scacchi Direttore di Legambiente Lazio- Grazie alle votazioni sul web vogliamo dare lustro alle spiagge più belle del nostro litorale e spingere i gestori e gli amministratori delle altre ad impegnarsi per renderle migliori, non solo dal punto di vista dell’ecosostenibilità, ma soprattutto della corretta fruizione in chiave di rilancio della Blu Economy laziale. C’è bisogno di preservare e valorizzare le nostre coste per aiutare e sostenere il turismo e la biodiversità della terra e del mare”.

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Lazio da bollino rosso, “fuorilegge” il 75% dei prelievi effettuati da Goletta Verde

Su 24 campionamenti eseguiti lungo la costa, ben 18 presentavano cariche batteriche oltre i limiti di legge. La situazione più critica lungo il litorale romano. Ancora assenti le informazioni in spiaggia sulla qualità delle acque. Sei agglomerati laziali finiti sott’accusa anche dall’Ue per la carenza depurativa

Legambiente: “Gli appelli dello scorso anno non sono bastati, quest’anno c’è però la possibilità di intervenire prima di compromettere del tutto la stagione balneare e salvare i nostri corsi d’acqua. Serve lo sforzo congiunto di Regione, comuni e enti preposti, subito investimenti regionali sul Piano di Tutela delle Acque e istituzione del Parco del Tevere. Purtroppo ancora una volta rischiamo di pagare multe salatissime invece di investire questi soldi sull’adeguamento dei depuratori”.

È senza appello l’esito dei monitoraggi di Goletta Verde: sui 24 campionamenti effettuati lungo i 329 chilometri del litorale laziale, ben 18 – cioè il 75% – presenta un’altissima concentrazione di inquinamento microbiologico. Le acque analizzate dal laboratorio mobile di Legambiente hanno evidenziato la presenza di scarichi non depurati adeguatamente con presenze di valori di escherichia coli e enterococchi intestinali ben al di sopra dei valori consentiti dalla normativa vigente, in particolare per i prelievi effettuati in prossimità di foci di fiumi, torrenti e canali. Per 13 dei 18 punti critici riscontrati, il giudizio è addirittura di “fortemente inquinato”. Insomma, non solo non è stato fatto alcun passo avanti rispetto allo scorso anno, ma la situazione, se possibile, è addirittura peggiorata. Legambiente chiede quindi che Regione e amministrazioni comunali si attivino immediatamente per risolvere questo grave deficit depurativo e non compromettere ulteriormente la stagione estiva che è appena iniziata.

È questa la fotografia scattata dalla celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che in questi giorni ha fatto tappa nel Lazio. L’istantanea regionale sulle analisi dell’equipe tecnica della Goletta Verde è stata presentata questa mattina, in conferenza stampa – presso la sede di Legambiente Lazio – da Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente e Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio e alla presenza di Antonio Mastrostefano, direttore della Comunicazione del Coou.

L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è quello di individuare i punti critici di una regione, analizzando il carico batterico che arriva in mare. Anche nel caso del Lazio, dunque, l’attenzione è stata focalizzata soprattutto alle foci e in tratti “sospetti” segnalati dai cittadini, attraverso il servizio SOS Goletta (www.legambiente.it/sosgoletta). Legambiente, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali. È evidente, però, che i tanti punti critici evidenziati dai nostri monitoraggi nel Lazio meritano un approfondimento da parte degli enti competenti.

Acque contaminate da scarichi non depurati adeguatamente che evidentemente provengono anche dalle aree interne e attraverso i fiumi si immettono a mare. A dimostrazione di ciò l’Unione Europea ha nuovamente avviato a fine marzo di quest’anno una procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane – dopo già due condanne a carico del nostro Paese – che coinvolge anche sei agglomerati urbani laziali: quello di Roma (con 2milioni 768mila abitanti equivalenti); di Anagni (20.267 a.e.), di Fontana Liri – Arce (9mila a.e.), di Monte San Giovanni Campano (9.100 a.e.), Orte (7.500 a.e.) e Piglio (4.800 a.e). Questi agglomerati risultano non

conformi all’art.4 in quanto non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceve un adeguato trattamento secondario.

“Non si tratta più soltanto di danneggiare ambiente e salute, perché oltre il danno rischiamo di subire per l’ennesima volta la beffa di pagare multe salatissime all’Unione Europea che graveranno su tutti i cittadini. Soldi che potrebbero essere, invece, investiti sull’adeguamento dei depuratori – dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente -. Il nostro Paese, dove gli scarichi del 22% della popolazione non vengono adeguatamente trattati, vive un vero deficit depurativo e il Lazio rispecchia in pieno questa emergenza. Non possiamo proseguire in questo modo uccidendo i nostri corsi d’acqua e il nostro mare. Non va meglio neanche sul fronte dell’informazione ai cittadini. La vigente direttiva sulle acque di balneazione impone, infatti, ai Comuni di divulgare l’informazione sulla qualità dei singoli tratti di mare, secondo la media degli ultimi quattro anni di prelievi (qualità scarsa, sufficiente, buona, eccellente). Eppure in nessuno dei punti campionati, né nelle immediate prossimità, i nostri tecnici hanno trovato traccia della cartellonistica informativa. Regione e Comuni, sia costieri che dell’entroterra, si attivino per colmare finalmente questo gap, perché investire sulla tutela dell’ambiente è condizione indispensabile alla stessa economia della regione”.

“Lo scorso anno avevamo chiesto di affrontare con urgenza il problema della depurazione con l’obiettivo di cambiare rotta già da questa stagione balneare – aggiunge Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio. – Ciò non è ancora avvenuto e oggi riscontriamo addirittura un aumento dei punti critici, alle foci dei fiumi e dei torrenti, ma anche in alcune spiagge, su canali che passano nel bel mezzo degli ombrelloni. I prelievi sono stati effettuati nella prima metà di giugno e non a fine luglio come lo scorso anno, quando il carico antropico delle aree costiere è di certo molto più elevato. È un dato questo che deve preoccupare, ma che ci pone nelle condizioni di poter agire fin da subito per salvare l’estate dei cittadini del Lazio e del nostro mare. Abbiamo già inviato ai comuni interessati dai nostri prelievi, nonché a Regione e enti preposti, il dettaglio delle analisi effettuate da Goletta Verde, proprio a dimostrazione dello spirito costruttivo che anima la nostra azione. Per salvare i nostri fiumi, il nostro mare e le nostre coste, la Regione investa seriamente sul Piano di Tutela delle Acque e per realizzare gli interventi necessari, convochi insieme ai comuni costieri, quelli interni che si insistono sugli assi di fiumi e torrenti. Oltre al carico antropico sulla costa, sono infatti da affrontare tutte le situazioni di mancata depurazione dell’entroterra che, immancabilmente arrivano in mare. Si devono attivare le politiche che guardano al futuro nell’ottica della sostenibilità: una su tutte l’istituzione finalmente, del Parco Fluviale del Tevere, vera svolta per il rilancio territoriale complessivo del Lazio”.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente nei giorni 13 e 14 giugno. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e vengono determinati inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e fortemente inquinati quelli che superano di più del doppio tali valori.

Addirittura 12 dei 13 prelievi effettuati nella provincia di Roma hanno evidenziato cariche di inquinanti ben al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. Per 10 di questi punti il giudizio è di “fortemente inquinato”. Il primo è quello nel comune di Santa Marinella (alla foce del canale sul Lungomare Pirgy in località Santa Severa), dove nei giorni scorsi gli attivisti di Legambiente hanno messo in atto un’azione di protesta proprio per chiedere alle autorità di risolvere la palese immissione nelle acque del mare di reflui urbani non depurati da alcuni tubi presenti sulla spiaggia. “Fortemente inquinanti” – così come lo scorso anno – i prelievi effettuati a Marina di Cerveteri (alla foce del fosso Zambra); a Ladispoli (foce Rio Vaccina); a Fiumicino (foce Canale dei Pescatori); a Roma-Ostia (foce del fiume Tevere); nei due punti analizzati a Pomezia, entrambi a Torvajanica (alla foce canale altezza via Filadelfia e alla foce canale all’altezza di via Siviglia); a Ardea (foce del fosso Grande). Rispetto allo scorso anno i tecnici hanno analizzato anche due nuovi punti, anche questi giudicati “fortemente inquinati”: ad Anzio (Lido dei Gigli alla foce del fosso Cavallo Morto – Lungomare delle Sterlizie) e a Nettuno (nella affollatissima spiaggia a destra della foce del fosso Loricina). Giudicati “inquinati” invece gli altri due punti di prelievo effettuati a Roma-Ostia (Foce canale spiaggia presso cancello n.1) e a Ladispoli (foce fiume Statua). Unico punto risultato con valori di inquinanti

nella norma, nella provincia di Roma, è stato quello alla spiaggia a sinistra della foce del Rio Torto a Pomezia.

Due, invece, i prelievi effettuati in provincia di Viterbo, uno dei quali fortemente inquinato (quello alla foce del fiume Marta in località Lido di Tarquinia) e uno nella norma (a Montalto Marina, alla foce del fiume Fiora). Anche in provincia di Latina sui 9 campioni prelevati dai tecnici di Goletta Verde ben 5 sono risultati con una carica batterica elevata. A San Felice a Circeo e a Gaeta sono stati effettuati due prelievi: in entrambi i casi è risultata fortemente inquinata l’acqua prelevata alla foce di due torrenti (per il primo comune è stata analizzata la foce del torrente Vittoria e per il secondo quella del torrente Longato), mentre nella norma quella prelevata nelle spiagge limitrofe, grazie alla capacità di diluizione del mare, ma per azzerare il rischio di inquinamento è urgente risolvere anche il problema dell’apporto inquinante dei corsi d’acqua vicini risultati invece con elevate cariche batteriche. “Inquinate”, inoltre, le acque prelevate nella spiaggia di Gianola a Formia (spiaggia presso Rio Santacroce) e a Marina di Minturno (alla foce del fiume Garigliano). Entro i limiti di legge, infine, gli inquinanti riscontrati a Terracina (foce del canale Sisto, in località San Vito) e a Fondi (foce canale Sant’Anastasia).

Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che da 30 anni si occupa della raccolta e del riciclo dell’olio lubrificante usato su tutto il territorio nazionale, è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, ha spiegato in conferenza stampa Antonio Mastrostefano, direttore della Comunicazione del COOU. L’olio usato si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno nel Lazio il COOU ha raccolto 10.252 tonnellate di olio usato – 6.548 in provincia di Roma, 1.533 a Frosinone, 1.373 a Latina, 593 a Viterbo e 205 a Rieti – evitandone così lo sversamento nell’ambiente.

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Mare illegale, il Lazio maglia nera nel centro Italia

1.071 i reati accertati dalle forze dell’ordine, 1153 le persone denunciate e arrestate e 235 i sequestri effettuati. In pratica lungo i 361 chilometri costieri ci sono 2,9 reati al giorno commessi contro il mare e le coste, uno ogni tre chilometri. Crescono i reati legati al ciclo del cemento

Legambiente: “Si continua a pensare che il mare e la costa siano risorse da sfruttare fino allo stremo. Chiediamo che gli enti locali siano i primi a fermare questo scempio”

Il Lazio è prima regione dell’Italia centrale nella poco lusinghiera classifica del mare illegale: 1.071 reati accertati dalle forze dell’ordine nel 2013, il 7,4 per cento del totale nazionale con 1153 persone denunciate e arrestate e 235 sequestri effettuati. In pratica lungo i 361 chilometri costieri ci sono 2,9 reati al giorno commessi contro il mare e le coste, una ogni tre chilometri. Questo quanto emerge da “Mare Monstrum”, il dossier di Legambiente sulle illegalità costiere elaborato sulla base dei dati delle Forze dell’Ordine e delle Capitanerie di Porto. I dati del Lazio sono stati presentati questa mattina dagli attivisti di Goletta Verde durante un blitz a Lido dei Pini di Anzio, esponendo sulla spiaggia uno striscione con l’inequivocabile monito “No al cemento”. Un’area di pregio unica, già pesantemente penalizzata da un fitto reticolato di edilizia residenziale condonata in riva al mare, rischia un nuovo e pesante affronto da parte del cemento con la costruzione di nuove strutture ricettive su una duna che rischia la devastazione.

“I numeri del nostro dossier parlano chiaro e disegnano uno scenario davvero preoccupante – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio. La nostra regione si conferma alla sesta posizione in Italia nella classifica delle illegalità legate al mare, dopo l’escalation dello scorso anno. Numeri che se da un lato di certo premiano il buon lavoro delle forze dell’ordine e delle procure, danno l’idea del livello di aggressione ambientale ai danni dell’ecosistema marino laziale. Purtroppo si continua a pensare che il mare è una risorsa da sfruttare fino allo stremo: dall’abusivismo, alla pesca illegale, alla navigazione fuorilegge. Servono, allora, nuove politiche per tutelare una delle risorse più importanti, sul fronte ambientale ma anche su quello economico. Sul cemento illegale non ci sono altre soluzioni, abbattere gli abusi insanabili, ancor più quelli costruiti su aree di pregio naturalistico, utilizzando il fondo di rotazione regionale rifinanziato quest’anno per gli abbattimenti”.

Il Lazio sale dall’ottava alla sesta posizione in Italia nella graduatoria dei reati lungo la costa legati al ciclo del cemento, con 146 infrazioni accertate (il 6,1% del totale nazionale), 136 persone denunciate e 64 sequestri effettuati nel corso del 2013 (elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto 2013). Il cemento illegale insomma non accenna a diminuire quindi, questa mattina gli attivisti di Goletta Verde hanno inscenato una simbolica azione di protesta presso la spiaggia libera di Lido dei Pini, sul Lungomare delle Sterlizie di Anzio, esponendo lo striscione “No al Cemento”. Un luogo simbolico, secondo Legambiente, per richiamare l’attenzione delle amministrazioni sulla necessità di nuovi sforzi sul fronte ambientale e per gli abbattimenti degli abusi edilizi.

“Ad Anzio sono ben note a tutti alcune situazioni di gravi criticità che non accennano a trovare una soluzione che rispetti l’ambiente e l’ecosistema circostante – dichiara Anna Tomassetti presidente del circolo Legambiente “Le Rondini” di Anzio-. I nostri dubbi restano alti, in particolare sulla situazione di Lido dei Pini, dove chiediamo che sia fatta luce sul cemento abusivo insanabile su area del demanio marittimo, per il quale non c’è altra strada che l’abbattimento. Il comune di Anzio deve decidere il proprio futuro coinvolgendo la cittadinanza attraverso processi di partecipazione che veda come punto fermo il rispetto e il

ripristino degli ambienti dunali e del SIC (Sito di Interesse Comunitario) del Lido dei Gigli; fondamentale è anche la creazione di piste ciclabili che siano una possibilità nuova di accesso a queste spiagge, liberando il lungomare dalle troppe auto che, in passato, sono state anche drammatico e insormontabile ostacolo ai mezzi di soccorso”.

Tornando ai dati di MareMonstrum, per quanto riguarda le illegalità connesse con l’inquinamento del mare e delle coste, al centro delle attività delle forze dell’ordine ci sono la mala depurazione, gli scarichi abusivi, i reflui fognari che confluiscono direttamente in mare e lo sversamento di petrolio. Sono 264 le infrazioni accertate nel 2013 nel Lazio, con 278 persone denunciate e arrestate e 151 sequestri effettuati.

Nel mare dell’illegalità in cui si dibatte la pesca italiana da anni – un fenomeno che non solo non è in diminuzione, ma aumenta sensibilmente di anno in anno – anche il Lazio fa la sua parte con 488 infrazioni 534 persone denunciate e 25.777 kg di pesce sequestrato, in leggero calo rispetto all’anno precedente. Una bella fetta di questa illegalità si è consumata direttamente in mare, dove le pattuglie criminali dedite alla pesca di frodo continuano a saccheggiare la biodiversità marina. La pesca illegale, infatti, oltre a minacciare la sopravvivenza di molte specie ittiche, compromette irreparabilmente le economie marinare di tante località costiere, costrette ad assistere alla rapina e alla desertificazione dei loro specchi d’acqua. La ragione, ovvia, è sempre quella del facile arricchimento.

Gli abitanti del Lazio, infine, così come un po’ tutti gli italiani, popolo di naviganti ma anche, verrebbe da dire, di naviganti fuori rotta. Molte delle infrazioni registrate dall’attività delle forze dell’ordine e delle Capitanerie riguardano infatti il codice della navigazione e la nautica da diporto: nel 2013 ci sono state 173 infrazioni accertate, il 6,3% del nazionale, 205 persone arrestate e denunciate e 12 sequestri effettuati.

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Spiaggia di Santa Severa, blitz di Goletta Verde contro gli scarichi abusivi

Esposto lo striscione “Che vergogna” e un cartello di avviso ai bagnanti.

Negli ultimi quattro anni per ben tre volte lo sbocco del canale di Lungomare Pirgy è risultato con presenza di cariche batteriche fortemente inquinanti

Legambiente: “le Autorità competenti e l’amministrazione comunale intervengano per fermare questo scempio. È ora di scoprire chi sta avvelenando il nostro mare”

Almeno tre canali, parzialmente nascosti dalla sabbia, che riversano a mare acque con una carica batterica fortemente inquinata. Così com’era capitato nel 2010, 2011 e nel 2012, anche quest’anno i prelievi realizzati dal laboratorio mobile di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a difesa del mare e delle coste italiane, alla spiaggia di Santa Severa – allo sbocco del canale sul Lungomare Pirgy all’altezza di Viale dell’Olimpo – hanno evidenziato la presenza di inquinamento molto al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. Canali che, presumibilmente, raccolgono scarichi abusivi di abitazioni e attività commerciali. Questo, nonostante, l’area risulti con un profilo “Eccellente” nel Portale delle Acque realizzato dal Ministero della Salute, secondo i campionamenti ufficiali eseguiti da Arpa Lazio negli ultimi quattro anni.

Per denunciare la criticità che Legambiente ormai segnala da tempo (negli ultimi quattro anni solo nel 2013 il punto campionato presentava valori entro i limiti di legge), questa mattina gli attivisti della Goletta Verde si sono recati sulla spiaggia di Santa Severa per un blitz. E’ stato esposto uno striscione con la scritta “Che vergogna” e un cartello di “avviso” ai bagnanti, per sensibilizzare anche la popolazione sulla necessità di richiedere un approfondimento di indagine da parte degli enti preposti.

“Per quanto il monitoraggio di Goletta Verde sia un’istantanea che non vuole sostituirsi ai controlli degli enti competenti, le criticità riscontrate dalle nostre analisi allo sbocco del canale del lungomare Pirgy si ripetono da anni e sono imbarazzanti – afferma Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde -. Non ci stancheremo di denunciare questo problema perché non è più plausibile che le istituzioni ignorino il fenomeno illegale degli scarichi abusivi né tanto meno la tutela della salute dei bagnanti che popolano la spiaggia di Santa Severa”.

“Chiediamo alle Autorità competenti e all’amministrazione comunale di intervenire immediatamente per capire chi scarica acque reflue senza un opportuno o, come sembra in questo caso, nessun trattamento depurativo – aggiunge Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio -. Quest’anno abbiamo voluto nuovamente analizzare, grazie all’ausilio dei tecnici di Goletta Verde, un punto che negli anni ci è stato sempre segnalato dai cittadini come “sospetto”. È evidente che le anomalie ci sono, quello che sorprende è che ancora una volta appare enormemente critica la qualità del mare su una spiaggia di straordinaria bellezza naturale, all’ombra dello splendido castello di Santa Severa che aggiunge un valore storico paesaggistico di eccellenza a questo luogo. Non basta nascondere alla vista i canali con della sabbia, serve mostrare coraggio ed evitare che la qualità delle nostre acque di balneazione, a Santa Marinella così come in tutto il Lazio, continui a peggiorare”.

Legambiente, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali. È evidente, però, che i punti critici evidenziati dai nostri monitoraggi meritano un approfondimento da parte degli enti competenti. Il prelievo è stato effettuato in data 13 giugno 2014. Nello specifico, i parametri indagati dai tecnici di Goletta Verde sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e vengono determinati inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e fortemente inquinati quelli che superano di più del doppio tali valori.

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Guida Blu 2014: rimane immutata la classifica delle vele nel Lazio

Tante le potenzialità ma pochi gli investimenti. “Rilanciare in chiave eco-sostenibile l’economia del mare e dei laghi e dare nuovo slancio alle aree marine protette”

Invariate, rispetto al 2013, le vele nelle 25 località laziali della Guida Blu. Ancora una volta nessuna potrà vantare il massimo risultato, le 5 vele, nella speciale classifica di Legambiente e Touning Club. Rimangono in testa nella nostra regione le 4 vele di Sperlonga (LT), Montalto di Castro (VT) e Ponza (LT), quest’ultima anche quarta nella speciale classifica nazionale delle isole minori. Sul fronte laghi anche quest’anno capeggia la classifica il Lago di Martignano ad Anguillara Sabazia (RM).

Per la prima volta in questa edizione sono individuati nella Guida i “comprensori turistici”, delle aree peculiari i cui confini travalicano quelli comunali o regionali. Nel Lazio tre di queste aree: la Maremma, il Parco del Circeo e il Golfo di Gaeta e Isole Ponziane.

“C’è bisogno di rilanciare l’economia del mare attraverso scelte eco-sostenibili ed investimenti, per dare nuovo slancio alle località della costa in un’ottica di valorizzazione delle eccellenze e delle peculiarità di ciascun luogo. L’amministrazione regionale deve tornare a puntare sulla qualità delle acque e sulle bellezze del litorale, rilanciando l’azione dei parchi costieri, lacustri e delle aree marine protette delle Secche di Tor Paterno e di Ventotene. Le enormi potenzialità di tanti splendidi posti della costa laziale – dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio – vanno coltivate mettendo in campo iniziative a favore della salvaguardia del litorale e della corretta fruibilità: c’è infatti bisogno di dimenticare il cemento e le nuove concessioni, di riconsegnare ai cittadini le spiagge anche riaprendo accessi liberi là dove non lo sono, di predisporre reti di trasporto e mobilità nuova e alternativa all’uso esclusivo del mezzo privato. Ferma come la loro acqua, è anche la classifica dei laghi, dove c’è bisogno di scelte politiche organiche che vadano incontro ad una crescente attenzione turistica verso questi ecosistemi, perché tale attenzione sia indirizzata ad un utilizzo sostenibile di risorse così tanto delicate.

Una Guida Blu totalmente rinnovata nella grafica e nei contenuti quella del 2014, per raccontare al meglio le località costiere italiane che hanno saputo coniugare, con successo, turismo e sostenibilità. Curata come sempre da Legambiente e dal Touring Club Italiano, vanta una nuova grafica ricca di foto ed alcune novità contenutistiche come le Bandiere arancioni, marchio di qualità del Touring che seleziona e certifica le località d’eccellenza dell’entroterra con meno di 15.000 abitanti.

La guida si arricchisce quest’anno di una nuova risorsa in rete grazie al lancio della pagina Facebook www.facebook.com/ilmarepiubello dove tutti gli utenti potranno trovare le novità, gli approfondimenti, gli appuntamenti della campagna. La pagina sarà anche una “vetrina” di tutte le località marine e lacustri più belle d’Italia.

Infine, anche quest’anno Legambiente lancia l’invito a scegliere e segnalare entro il 23 luglio, attraverso il sito internet  o sui social network con l’hashtag #laspiaggiapiùbella, la spiaggia più bella d’Italia.

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