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In bici e in maschera continuano iniziative di Legambiente contro lo smog

In bici e in maschera, con striscioni e slogan continuano a Roma e nel Lazio le iniziative di “Mal’aria”, l’ormai storica campagna di Legambiente contro l’inquinamento atmosferico e a favore del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile.

Dopo l’appuntamento in Viale Enrico Fermi (zona Marconi), dove le lenzuola bianche “No allo smog” di Legambiente quest’anno sventolano anche per dire no al progetto di parcheggio interrato previsto dal PUP Fermi, stamattina volontari in bici hanno percorso con il Circolo Legambiente “Città Futura” le vie del municipio Roma VI, da piazzale Prenestino passando per la via Casilina, Villa de Sanctis, Parco Somaini e Viale Agosta, per chiedere una nuova politica di mobilità ciclabile e sostenibile: più piste ciclabili, sicurezza stradale, aree pedonali contro l’inquinamento e le previsioni di cementificazione che minacciano la vivibilità del Municipio. Volontari del Circolo Legambiente “Mondi Possibili” hanno invece messo in scena una originale protesta in maschera anti-smog a Piazza Fiume con lo striscione “Io non traffico” per chiedere meno auto e smog.

A Frosinone il Circolo Legambiente “Il Cigno” per denunciare la preoccupante condizione dell’inquinamento – dovuto, oltre che allarteria autostradale e ad un caotico traffico cittadino, alla vasta area industriale – ha protestato con altre associazioni nel piazzale antistante la stazione ferroviaria, chiedendo che venga allontanato il deposito Cotral e che gli autobus in sosta spengano i motori.

“La partecipazione dei cittadini agli appuntamenti contro lo smog di Mal’aria conferma quanto Legambiente denuncia quotidianamente: servono risposte concrete dai Comuni e dalla Regione per battere l’inquinamento da PM10, con investimenti sul trasporto pubblico e azioni che limitino l’invasione delle auto” – con queste parole il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati commenta il lancio della campagna Mal’aria.

Il week end di Mal’aria continua domani, domenica 30 gennaio, con una biciclettata in mascherina anti-smog organizzata dal Circolo Legambiente Garbatella con appuntamento da Via C. Colombo per richiedere più piste ciclabili e meno automobili nel quartiere.

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Legambiente denuncia allarme smog: a Roma e nel Lazio tornano le polveri sottili

Al via “Mal’aria di Città”: lenzuola, mascherine biciclette contro l’inquinamento.

137,9 microgrammi per metro cubo di polveri sottili PM10 lungo la Via Colombo a Roma al piazzale Eur Fermi, 129,9 a Piazza Belli a Trastevere, 75,7 in pieno centro al Colosseo su Via dei Fori Imperiali, 67,9 al Ponte di Ferro, 63,7 a Viale Marconi e 60,3 a Viale Ostiense. Si dovrà purtroppo ricredere chi aveva pensato che le polveri sottili nella Capitale fossero “sparite”. Il nuovo monitoraggio effettuato da Legambiente il 21 gennaio scorso, in una giornata piuttosto ventosa con piogge nei giorni precedenti, evidenzia comunque valori ben al di sopra del limite medio giornaliero stabilito dalla normativa di 50 microgrammi di PM10 per metro cubo, con una media complessiva addirittura di 78,9.

Riparte con un nuovo monitoraggio e nuove iniziative “Mal’aria”, l’ormai storica campagna di Legambiente contro l’inquinamento atmosferico e a favore del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, con un appuntamento nella Capitale, dove sono tornate a sventolare le lenzuola bianche “No allo smog” di Legambiente, quest’anno anche per dire no al progetto di parcheggio interrato previsto dal PUP Fermi, grazie alla collaborazione dei comitati No PUP e del comitato di quartiere Marconi. Lungo il percorso di circa 10 chilometri, dall’Eur verso il Colosseo e fino a Trastevere, i volontari ambientalisti, grazie all’unità portatile di misura delle polveri Personal Dustmonit fornita dalla Con.tec Engineering Srl, hanno messo in luce come zone molto differenti tra loro siano accomunate da un unico nemico, traffico e polveri fini.

“L’allarme smog rimane davvero serio e se non fosse per i giorni di pioggia, che tra il 2006 e il 2010 sono quasi raddoppiati a causa del cambiamento climatico, a diminuire la concentrazione delle polveri nell’aria non ci avrebbero certo pensato le politiche comunali -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. La ricetta del Campidoglio prevede semplicemente di non fare nulla, è sparito infatti il pacchetto antismog fatto di targhe alterne e blocchi domenicali, e le cosiddette scelte strutturali vanno nella direzione di allargare gli spazi della mobilità privata, come nel caso del nuovo piano pullman che ha consentito a quei bisonti di scorrazzare ovunque o della revisione ed eliminazione delle strisce blu che ha aumentato il caos o l’eliminazione di alcune ore della ZTL notturna. E’ ora di invertire questa rotta, lo smog è dannoso per la salute dei cittadini, servono nuove politiche della mobilità, pedonalizzazioni e mezzi pubblici efficienti”.

In questo contesto Legambiente con Mal’aria è scesa in piazza al fianco dei cittadini dei comitati contro il PUP di Via Enrico Fermi a Roma. Il progetto di questo enorme parcheggio è surreale, i 401 posti auto interrati, dei quali 179 box pertinenziali e 202 posti auto a rotazione, si inseriscono in un’area dove ci sono già circa altri 800 posti auto poco o niente utilizzati, a conferma della perdita di senso del programma urbano parcheggi, slegato ormai da qualsiasi intervento volto alla riduzione del traffico. In un’area come Viale Marconi, così trafficata e inquinata, sarebbe necessario dare spazio e forza al trasporto pubblico, con un nuovo tram su corsia protetta, l’immediata tariffazione della sosta per i non residenti e interventi per la ciclabilità.

Analizzando i dati della rete di monitoraggio dell’Arpa Lazio, la situazione è ancora più chiara: a Roma nei primi giorni del 2011 sono già 119 gli episodi di superamento dei valori di legge per le PM10 e, come sempre, il primato spetta a Corso Francia, con 16 superamenti, insieme a Largo Preneste e Via Tiburtina, con 14 superamenti ciascuna. Estendendo poi lo sguardo al resto del Lazio la situazione non migliora molto. Frosinone e l’intera Valle del Sacco versano in una condizione molto preoccupante, dovuta alla vasta area industriale tristemente nota, oltre che all’arteria autostradale e a un caotico traffico cittadino: il capoluogo ciociaro ancora una volta finisce sul podio della classifica dell’inquinamento da polveri sottili nel Lazio, sia per l’anno 2010 appena terminato quando il limite è stato superato per ben 108 volte, sia per i primi giorni di gennaio quando il valore delle polveri consentito è stato superato già per 20 giorni. Emblematico è il caso di Ceccano che, durante tutto il 2010 aveva superato di 42 giorni il limite e in questo nuovo anno ha superato tutti i giorni i valori di legge come Frosinone, seguito da Alatri con 17 giorni di superamento e Ferentino con 15. Le centraline di rilevamento dell’Arpa non lasciano tirare un sospiro di sollievo neanche in provincia di Roma: a Colleferro, che ha già superato per 17 giorni i limiti, vi è la situazione più preoccupante, seguita da Ciampino con 13 superamenti e da Guidonia con 9. Considerando le altre province, si evidenziano Civita Castellana con 11 superamenti, Latina con 10 superamenti dei limiti e Rieti con 7.

“Roma rimane immobile sotto la cappa di smog, mentre altre città italiane si muovono, e Torino e Milano si apprestano a realizzare una prima “domenica a piedi” per il 30 gennaio, come il capoluogo ciociaro ha già fatto lo scorso 23 gennaio -chiosa Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Che fine hanno fatto le regole fissate dal piano regionale di risanamento dell’aria? L’utilizzo del mezzo privato va scoraggiato in ogni modo per rilanciare il trasporto pubblico e sistemi di mobilità sostenibile: la cura del ferro di treni, metro e tram deve vedere la Regione Lazio investire almeno i 250 milioni previsti dei fondi europei POR sull’asse della mobilità, le nuove tramvie e l’8 verso Termini e verso Marconi rimangono una priorità, vorremmo poi contare qualche metro quadro in più di isole pedonali piuttosto che assistere a continui annunci, mentre bike sharing e car sharing dovrebbero decollare in tutti i centri abitati del Lazio. Non è un libro dei sogni ma un programma di azioni concrete che domattina potrebbero cambiare in meglio la vita dei cittadini”.

In rappresentanza dei comitati No PUP e del comitato di quartiere Marconi ha partecipato all’iniziativa Claudia Primangeli.

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Dossier Mal’Aria 2011: STOP AL PM10

I dati dell’Arpa Lazio delle ultime settimane per polveri sottili e spesso anche per il biossido di azoto sono davvero molto preoccupanti. Le concentrazioni di PM10 nell’aria sono andate aumentando nella Capitale e non solo, complici anche le condizioni meteo che hanno favorito il ristagno dei gas inquinanti. A Roma, il picco è stato raggiunto nella giornata di martedì 29, quando 11 centraline su 13 hanno registrato valori superiori ben al di sopra del limite, fissato in 50 microgrammi per metro cubo. Spiccano i preoccupanti valori di Cinecittà (90 μg/m3), Preneste (81 μg/m3) e Tiburtina (80 μg/m3). Risultati inquietanti che giungono al termine di un anno terribile per il traffico di Roma.

Il livello di polveri sottili in atmosfera ha superato per diversi giorni i limiti di legge, così dopo la Domenica di blocco totale scattano oggi anche le targhe alterne nella Capitale: all’interno della fascia verde, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 21 non potranno circolare tutti gli autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori con targa dispari, e il provvedimento si estenderà anche a venerdì 2 dicembre, questa volta per i veicoli con targa pari, incluso lo zero. Queste drastiche misure si uniscono a quella già stabilita per i veicoli considerati più inquinanti, come gli Euro zero o gli Euro 1, che da martedì a venerdì non potranno circolare anche in caso di targa pari o zero…

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Legambiente su posticipo chiusura caccia: decisione presa senza confronto con comitato tecnico

La proroga della chiusura del periodo di caccia al 10 febbraio decisa dall’Assessorato alle Politiche Agricole della Regione Lazio per alcune specie giunge inaspettata a Legambiente Lazio, che denuncia il mancato coinvolgimento del comitato tecnico faunistico regionale nella decisione -così Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, commenta la notizia diffusa pochi giorni fa circa il prolungamento del calendario venatorio deciso dall’Assessore alle Politiche Agricole Angela Birindelli.

Legambiente Lazio fa parte del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Regionale, che dovrebbe essere interpellato in materia di tutela della fauna selvatica e di gestione programmata dell’esercizio venatorio. Per questo l’associazione non condivide il giudizio espresso dall’Assessore Birindelli quando parla del provvedimento come di “un importante intervento in favore del mondo venatorio, che al tempo stesso tutela e rispetta l’ambiente”. La scelta si inserisce in un contesto nel quale la Regione Lazio è già stata di recente sconfessata dal Tar, che ha riformato il calendario venatorio
regionale prevedendo la chiusura anticipata della caccia tra fine dicembre e inizio gennaio per molte specie, come chiesto dall’Istituto per la Protezione dell’Ambiente (Ispra).

“Siamo contro la caccia, ma abbiamo sempre cercato di tenere aperto un confronto con i cacciatori nel rispetto assoluto delle regole di legge e nella direzione della gestione faunistica piuttosto che di provvedimenti pronta-caccia. La decisione presa ascoltando solo le associazioni venatorie è molto preoccupante, se la Regione non ha intenzione di farsi garante delle regole per tutti rischia inevitabilmente di far saltare il difficile dialogo in corso. Per questo torniamo a chiedere come da mesi stiamo facendo un urgente incontro all’Assessore Birindelli – continua Avenali- Peraltro la misura adottata, che riguarda quattro specie di uccelli -il colombaccio, la cornacchia grigia, la gazza e la ghiandaia- con molta probabilità favorirà solo il bracconaggio: è noto infatti che le quattro specie menzionate non sono tra quelle ricercate dai cacciatori, e quindi in assenza di controlli mirati sarà solo chi ha intenzione di violare le normative ad usufruire del prolungamento, superando il limite giornaliero imposto dal provvedimento stesso o addirittura puntando il mirino su altri esemplari.

Rivolgiamo anche un appello alle Province affinché attivino tutti i controlli necessari e soprattutto chiediamo ai cittadini di segnalare abusi attraverso il numero verde 800 911 856 dell’Osservatorio Ambiente e Legalità curato da Legambiente Lazio”.

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MAL’ARIA INDUSTRIALE 2010: IL CASO GUIDONIA

INTRODUZIONE

Parte da Guidonia “Mal’aria industriale”, la campagna di Legambiente sull’inquinamento atmosferico da attività produttive. Cementificio, discarica dell’Inviolata, industria estrattiva, sono queste le tre realtà che rendono questa area alle porte di Roma, la cui densità abitativa è salita nel giro di 50 anni da circa 12mila ad oltre 80mila, una delle più fortemente compromesse dal punto di vista ambientale. Una situazione che rischia di divenire irreparabile, se andranno in porto i progetti “industriali” relativi alla città in discussione nelle sedi istituzionali in queste settimane.

Grave fonte di pressione ambientale è il cementificio, come rilevano gli stessi dati E-Prtr 2007 (European Pollutant Release and Transfer Register), secondo cui gli Ossidi di Azoto (Nox) si attestano su un valore di 2840 t/a (2.757 nel 2006), su un valore soglia di 100 (Mg/a); gli Ossidi di Carbonio (Co) su un valore di 1.450 t/a, su un valore soglia di 500 (Mg/a), per un aumento del 156% rispetto ai 567 t/a dei dati 2006; 1.080.000 t/a è il valore dell’Anidride Carbonica (Co2), su un valore soglia di 100mila (Mg/a); 28 t/a è invece il valore dell’Ammoniaca (Nh3), su un valore soglia di 10 (Mg/a); sul fronte delle polveri sottili, sono molteplici le fonti di emissione, ma anche questa volta il cementificio risulta tra le principali, come è emerso chiaramente dal recenti monitoraggi della Provincia e dell’Arpa Lazio e come riconosce lo stesso Piano Regionale di risanamento della qualità dell’aria, che la definisce come “area critica”.

Numerose le richieste preoccupanti riguardanti proprio il cementificio, contenute all’interno della richiesta di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui la Conferenza dei Servizi sta discutendo in questi giorni. Dirimente per la vita dei cittadini del comprensorio non è solo la richiesta di incenerimento del combustibile da rifiuti all’interno dell’impianto, ma anche l’aumento della capacità produttiva del forno F5, con conseguente incremento delle emissioni e del caos dei camion sulla viabilità locale, il tipo di carbone effettivamente bruciato, il numero dei controlli e la validazione dei dati da parte dell’ARPA Lazio.

Sul fronte della discarica dell’Inviolata, una collina di rifiuti indifferenziati da 3.800. 000 metri cubi e di oltre 140 metri di altezza, costruita artificialmente dai rifiuti di 47 comuni dell’ATO e di altri 100 Comuni della Regione, il suo invaso è ormai in via di esaurimento. Ma il rischio è quello di aprirne un altro nei dintorni, con aggravio del già pesante carico ambientale, se andrà a buon fine la costruzione dell’impianto di preselezione rifiuti per la cui costruzione il Comune ha già dato il proprio assenso.

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GUIDONIA: BASTA MAL’ARIA INDUSTRIALE, LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE

Legambiente, ridurre le emissioni del cementificio; sì alla raccolta differenziata porta a porta, no al nuovo buco nella discarica dell’Inviolata. Cementificio: nel 2007 +156% emissioni Ossidi di Carbonio

Stop all’aumento delle emissioni del cementificio; no al nuovo buco nella discarica dell’Inviolata e sì all’estensione della raccolta differenziata porta a porta; sì alla riduzione delle polveri sottili, delle attività industriali e del traffico. Queste le richieste che Legambiente ha avanzato oggi per Guidonia nel corso dell’anteprima nazionale di “Mal’Aria Industriale”, la campagna di Legambiente sull’inquinamento atmosferico da attività produttive. Fortemente simbolico l’avvio proprio da questa città, alle porte di Roma, su cui pesa un grave carico ambientale che rischia di peggiorare irrimediabilmente se si realizzeranno i “progetti industriali” di cui si sta discutendo proprio in queste settimane. Forte attenzione, in particolare, ha posto Legambiente sulla nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per il cementificio di Guidonia e sulla costruzione di un impianto di preselezione dei rifiuti, che implicherebbe di aprire un nuovo invaso al fianco della discarica dell’Inviolata.

Per l’occasione, Legambiente ha presentato i nuovi dati E-Prtr (European Pollutant Release and Transfer Register, relativi all’anno 2007, ancora in corso di completa validazione) riguardanti il cementificio, che confermano come l’impianto rappresenti una grave fonte di pressione ambientale dell’area. Secondo i dati rilevati dall’autorevole fonte, è molto significativo l’incremento degli Ossidi di Carbonio negli ultimi due anni, da 567 t/a (tonnellate all’anno) a ben 1.450 t/a (valore soglia 500 t/a), con un aumento del 156% rispetto ai valori dell’anno precedente (2007/2006). In crescita nello stesso periodo anche gli Ossidi di Azoto da 2.757 t/a a 2840 t/a (valore soglia 100 t/a). Non confrontabili i dati relativi all’Anidride Carbonica (Co2) che nel 2007 ha un’emissione pari a 1.080.000 t/a (valore soglia 100mila t/a) e per l’Ammoniaca (Nh3) che nello stesso anno è pari a 28 t/a (valore soglia 10 t/a).

“L’area industriale di Guidonia, come altre nel Paese, è inserita ormai in un contesto urbano nel quale vivono centinaia di migliaia di persone, con un impatto sanitario delle emissioni significativo secondo gli studi epidemiologici, dove è necessario ridurre subito e in maniera significativa gli inquinanti per garantire il lavoro e la qualità della vita dei cittadini -ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente-. Nel Piano regionale di Risanamento della Qualità dell’aria l’area di Guidonia è classificata come zona critica ed è citato proprio il cementificio tra le emissioni principali. Bisogna quindi cogliere l’occasione del rinnovo delle autorizzazioni ambientali per operare sulla riduzione delle emissioni e per affrontare il problema del rumore e del transito di decine di migliaia di mezzi pesanti. Allo stesso tempo, dopo decenni di vita della discarica dell’Inviolata, nata abusiva e posta affianco al parco regionale, è ora di chiudere quella realtà indecente, puntando davvero su riduzione, riuso e raccolta differenziata porta a porta, utilizzando i fondi messi a disposizione da Regione e Provincia e perseguendo obiettivi ambiziosi.”

E’ sulla discarica dell’Inviolata, la seconda della Regione dopo Malagrotta, che si è anche concentrata l’attenzione di Legambiente. Una collina di rifiuti indifferenziati da 3.800.000 metri cubi e oltre 140 metri di altezza, costruita artificialmente dai rifiuti di 47 comuni dell’ATO e di altri 100 Comuni della Regione per alcuni periodi. Il suo invaso è ormai in via di esaurimento, ma piuttosto che pensare alla bonifica e al disinquinamento è aperta la conferenza dei servizi per realizzare in quello stesso sito un impianto per la preselezione dei rifiuti, che implicherebbe irrimediabilmente l’apertura di un nuovo buco nella discarica da 100mila cubi ogni

24/26 mesi accanto a quello attuale, in funzione per 30 anni. Una scelta assolutamente non condivisibile, soprattutto nel momento nel quale Guidonia ha avviato in alcuni quartieri la raccolta porta a porta, con risultati che raggiungono già il 60% di materiali differenziati.

“I cittadini di Guidonia non possono più aspettare, bisogna smetterla con scelte che non fanno che aggravare il carico di inquinamento ambientale di questa area –hanno dichiarato Stefano Roggi, presidente del Circolo Legambiente Guidonia, e Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il contesto insediativo ha subito uno sviluppo eccezionalmente rapido, con un aumento esponenziale di abitanti, traffico, ed attività commerciali, arrivando ormai a superare gli 80mila abitanti. Oltre allo stop all’ipotesi di incenerimento del CDR nel cementificio, va smascherata quella che in realtà è una richiesta di aumento delle emissioni, verificando quale sia il tipo di carbone effettivamente bruciato, e incrementando i controlli con dati validati dall’ARPA Lazio. Sul fronte dei rifiuti, chiediamo di estendere con convinzione la raccolta differenziata “porta a porta” in tutta la città e in tutto l’ATO, per chiudere finalmente la discarica ed impedire la costruzione dell’impianto per la preselezione dei rifiuti con l’annesso nuovo invaso.”

Decine e decine sono i dati contenuti nel dossier presentato oggi. Riguardo al cementificio emerge ad esempio che nel 2005 le emissioni di polveri raggiungevano già i 20 chilogrammi all’ora. Una situazione che rischia di degenerare se verranno accolte le proposte avanzate nell’ambito della richiesta di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, in particolare quelle di incenerimento del combustibile da rifiuti all’interno dell’impianto, nonché l’aumento della capacità produttiva del forno F5 da 4.500 a 5.100 tonnellate al giorno, con conseguente incremento della quantità di emissioni e dei punti di emissione, che passerebbero da 78 (visto che 11 sono non attivi dal 1993) a 92, e, a cascata, del traffico dei camion da e per il cementificio, che al momento fanno registrare 84.488 transiti, per 26,15 ton/anno di Pm10. I numeri delle emissioni sono molto chiari, visto che

quelle autorizzate equivalgono a 2.673.000 Nm3/h (normal metro cubo per ora) con contenuto di polveri totali di 69,98 Kg/h; quelle rilevate nel 2005 sono di 2.291.000 Nm3/h con emissione di 19,29 kg/h di polvere; quelle della nuova richiesta sono di 2.530.500 Nm3/h di gas.

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