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Legambiente scrive a Polverini su nube nucleare nel Lazio: assumersi responsabilità sanitaria rischio nucleare.

“Abbiamo scritto alla Presidente Polverini per chiederle quali sistemi di monitoraggio della radioattività siano stati messi in campo in vista dell’arrivo sui cieli italiani della nube nucleare giapponese, come si pensa di ridurre il rischio di danni ai cittadini, come procedano i controlli sugli alimenti. La Polverini deve assumersi le sue responsabilità, avendo tra l’altro tenuto per sé la delega alla sanità, altro che smettere di parlare del nucleare – è netta la richiesta di Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – “Siamo preoccupati, i medici da tempo affermano che purtroppo per tumori solidi e leucemie non c’è una relazione diretta tra dose di radiazione e danni alla salute. Bisogna allora dapprima verificare con delle specifiche misure se davvero sarà bassa, come si spera, la quantità di radioattività che arriverà fino a noi, ma questo comunque non ci può tranquillizzare del tutto, visto che anche una piccola dose potrebbe provocare seri danni alla salute e allora bisognerà consigliare ai cittadini almeno come ridurre il rischio, coinvolgendo l’ARPA e gli epidemiologi. Soprattutto nei prossimi giorni, quando secondo i modelli del Norwegian Institute for Air Research, arriverà la nube radioattiva sul nostro paese, vanno anche intensificati i campionamenti sugli alimenti, rendendo immediatamente noti i risultati. Alla Polverini torniamo anche a chiedere di esprimere subito il parere contrario alle nuove centrali nucleari nel Lazio, inviandolo formalmente al Governo, visto che la cosiddetta moratoria non ha alcun valore amministrativo. E’ inutile che i politici si affannino genericamente a tranquillizzare, servono risposte concrete e date per tempo al contrario di quanto avvenne per Cernobyl, ma serve anche la mobilitazione e la partecipazione dei cittadini a partire dalla manifestazione di Roma di sabato 26 marzo e fino ai referendum del 12 giugno”.

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Scandalo bike sharing a Roma: servizio importante abbandonato a se stesso.

Solo 85 bici in 369 cicloposteggi erano disponibili alle 23.30 di martedì scorso, il 23% del totale, una bicicletta su quattro e le altre che fine hanno fatto? E’ questo il risultato del monitoraggio effettuato da Legambiente Lazio, in collaborazione con il quotidiano Metro, nella notte del 15 febbraio tramite il sito ufficiale dell’iniziativa bikesharing.roma.it: nonostante il servizio sia disponibile 24 ore su 24, appare poco probabile che le restanti fossero in uso nella notte di un giorno infrasettimanale.

Mentre le biciclette invadono le principali città europee e mondiali, l’esperienza del bike sharing nella Capitale rappresenta un fallimento unico per scarsità di stazioni e di biciclette, mancanza di un vero progetto a più ampio raggio che renda per i ciclisti meno rischioso spostarsi per le strade diRoma. Londra inaugura il suo bike sharing di 400 stazioni e 6.000 bici (contro le nostre 29 e 363) e a Milano il numero di biciclette disponibile aumenta (i prelievi giornalieri sono 5.000 contro i nostri 150), ma Roma non coglie affatto l’opportunità di un servizio popolare e utile per la città. “Un servizio così innovativo e importante non può essere abbandonato a se stesso proprio nella Capitale, è indecente, in tante città italiane ed europee grazie alla bici condivisa è cambiata la mobilità, chiediamo all’Assessore Visconti di puntare subito in questa direzione – dichiara il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati. Con i livelli di polveri sottili alle stelle, prendere provvedimenti rapidi per rilanciare l’utilizzo delle biciclette come mezzo di trasporto è d’obbligo. Intanto bisogna subito prevedere di nuovo la gratuità dei primi trenta minuti di utilizzo altrimenti non ha senso parlare di bike sharing, poi va verificata la possibilità di utilizzare il canale della pubblicità per pagare le spese del servizio come avviene in molte città, e infine, va introdotta la possibilità di pagamento tramite carta di credito per evitare che le biciclette vengano rubate, oltre a un costante monitoraggio e manutenzione.”

Legambiente Lazio, già due anni fa, aveva denunciato la cattiva gestione di un servizio potenzialmente molto utile per rendere Roma più sostenibile. Partito in via sperimentale durante gli ultimi mesi della Giunta Veltroni, il servizio di condivisione delle bici fu inizialmente affidato ad una multinazionale spagnola; con il cambio di maggioranza in Campidoglio, la gestione è poi passata all’Atac, che ha cancellato la gratuità della prima mezz’ora relegando il servizio ad una sorta di “noleggio bici” e soprattutto abbandonando in sostanza la manutenzione delle bici e delle stazioni.

Secondo il monitoraggio di Legambiente, ci sono diverse stazioni senza nessuna bicicletta: Moro nel III Municipio, come Flaminio che ne dovrebbe avere 18 e non ne ha invece nessuna, piuttosto
che Torlonia, Verano, S. Andrea della Valle, Tritone, tutte con zero biciclette. Anche Ostia se la passa male visto che sono rimaste in servizio solo 9 biciclette nelle 41 stazioni disponibili. Si salvano Arenula dove sostano 10 bici e Spagna dove ne sostano 12, evidentemente più controllate e al sicuro, ma è decisamente un po’ poco visto il contesto generale.

“Che fine hanno fatto le bici del bike sharing? E se sono state rubate perché non è stata modificata la gestione del servizio e perché non sono state acquistate nuove bici? E’ incredibile, mentre Parigi gestisce 20mila biciclette, Roma non riesce nemmeno a gestirne 300 – prosegue Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. L’unico modo per salvare Roma dal traffico selvaggio e dall’inquinamento atmosferico ed acustico è quello di puntare su misure di mobilità sostenibile finalizzate alla riduzione dell’utilizzo dell’auto individuale, che devono passare necessariamente attraverso il potenziamento del mezzo pubblico e la diffusione di bike e car sharing, oltre ai provvedimenti emergenziali come le targhe alterne e i blocchi programmati della circolazione. Servono risposte, e sul bike sharing una volta per tutte serve che il servizio venga rilanciato ed esteso a tutta la città”.

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Tre mosse per liberare il Colosseo dalle auto

IL PIANO DI LEGAMBIENTE DA AVVIARE IN 60/90 GIORNI E CONCLUDERE IN 12/24 MESI BASATO SU UN ATTENTO STUDIO DI TRAFFICO: NEL NODO DI VIA DEI FORI IMPERIALI FINO A 3.400 VEICOLI OGNI ORA, POLVERI SOTTILI FUORILEGGE ANCHE DENTRO L’ANFITEATRO FLAVIO.

E’ fatto di tre mosse il piano di Legambiente Lazio per liberare il Colosseo dalle auto, con tappe precise da avviare in 60/90 giorni e concludere in 12/24 mesi, pensate sulla base di un attento monitoraggio dei flussi di traffico nell’area che ha evidenziato l’incredibile circolazione di ben 3.400 mezzi all’ora nel nodo. Il piano, che Legambiente invierà oggi stesso al Comune e al MIBAC, prevede di pedonalizzare subito i Fori anche il sabato, nelle mattine dei giorni feriali tra piazza Venezia a largo Corrado Ricci, ampliando la ZTL sino a Santa Maria Maggiore lungo via Cavour; entro 8/12 mesi chiudere l’intero tratto piazza Venezia-largo Corrado Ricci al traffico privato per l’intera settimana; entro 12/24 mesi attuare la totale pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali per dare continuità ad un’area che a partire dal “Tridente” raggiunga il Parco dell’Appia Antica.

Il caos del traffico circonda le millenarie mura del Colosseo ma l’aria inquinata entra persino all’interno del monumento, dove i visitatori respirano punte di 90,2 microgrammi per metro cubo di polveri sottili PM10, un forte inquinamento ben al di sopra del limite di legge. Lo rivelano alcune misure effettuate da Legambiente Lazio, durante la cerimonia ufficiale per l’inaugurazione dei  nuovi spazi del monumento aperti al pubblico: sulla pedana in legno al livello base nel cuore dell’Anfiteatro le polveri sottili Pm10 erano 58,6 microgrammi per metro cubo (contro il limite di 50), mentre in un secondo caso sulla terrazza del terzo anello hanno raggiunto livelli da incrocio stradale, con 90,2 microgrammi per metro cubo.

“Raccogliamo la sfida per la pedonalizzazione del Tridente e dell’area archeologica lanciata dal Sindaco Alemanno e dal sottosegretario Giro e la rilanciamo proponendo una soluzione concreta e praticabile per eliminare lo scempio delle automobili dal Colosseo e Via dei Fori imperiali -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Dopo la bella riuscita della pedonalizzazione domenicale fortemente voluta da Legambiente, quando i Fori Imperiali vengono invasi da centinaia di migliaia di romani e turisti, ora bisogna cogliere l’occasione dell’avvio dei cantieri del restauro del Colosseo e della Metro C per fare dei passi definitivi per liberare il Colosseo dal traffico e dallo smog. Il Colosseo soffre, le polveri sottili delle automobili stanno lentamente divorando i marmi, è venuto il momento di mettere la parola fine a una situazione disastrosa che perdura da troppi anni”. Per elaborare una analisi di fattibilità della pedonalizzazione con solide basi scientifiche si è proceduto ad un articolato monitoraggio dei flussi di traffico su via dei Fori Imperiali che è stato effettuato in tre giornate feriali (29 novembre, 1 e 3 dicembre 2010) nel periodo antimeridiano dalle 8.30 alle 11.30 e in quello pomeridiano dalle 16.30 alle 19.30. I flussi sono stati rilevati simultaneamente in modo manuale dai volontari di Legambiente Lazio in alcune sezioni strategiche (largo Corrado Ricci, via Cavour e piazza Venezia), contando i veicoli transitati ogni 5 minuti suddivisi in sette tipologie: auto, taxi, camion/furgoni, moto/scooter, autobus, pullman turistici e biciclette.

“Da una prima analisi dei flussi è stato possibile fare una stima sull’equilibrio del nodo di largo Corrado Ricci che, per quanto riguarda le ore mattutine, mette in evidenza un flusso in ingresso molto elevato fino a 3.400 veicoli/ora -afferma Andrea Benedetto, presidente del Comitato scientifico di Legambiente Lazio-. Un flusso che si ripartisce in quota significativa nella tratta più carica da largo Corrado Ricci verso il Colosseo, con 1.770 veicoli/ora, e in minor misura verso piazza Venezia, con 1.200 veicoli/ora. Nelle ore del pomeriggio, invece, il nodo è caricato in misura diversa: cresce il flusso di provenienza da piazza Venezia e si riduce quello da via Cavour, fino a 1.890 veicoli/ora. La tratta più carica resta in assoluto quella da largo Corrado Ricci verso il Colosseo, con un flusso superiore ai 2.220 veicoli/ora”.

Il monitoraggio ha evidenziato anche che in media il 53% dei veicoli totali in transito nella tratta da largo Corrado Ricci verso il Colosseo -quella che, attualmente senza alcuna limitazione di traffico, porta smog e rumore a pochi metri dall’Anfiteatro Flavio- sono auto private, il 31% è costituito da moto e motorini, circa il 10% da mezzi adibiti al trasporto merci, il 4% sono taxi, circa il 2% autobus del trasporto pubblico, mentre biciclette e pullman turistici sono inferiori all’unità percentuale.

Questa analisi ha permesso di ipotizzare una strategia d’azione in tre fasi temporali, tre mosse per pedonalizzare definitivamente il Colosseo e i Fori Imperiali. Entro 60/90 giorni (a breve termine) è possibile attuare: la pedonalizzazione totale di via dei Fori Imperiali il sabato, la domenica e nei giorni festivi; la chiusura al traffico privato, dalle 10 alle 14 in entrambe le direzioni, della tratta da piazza Venezia a largo Corrado Ricci; l’ampliamento della Zona a Traffico Limitato lungo via Cavour (da largo Corrado Ricci sino a Santa Maria Maggiore). Entro 8/12 mesi (medio termine) si potrà attuare: la chiusura al traffico privato per l’intera settimana e senza limitazione di orario dell’intero tratto piazza Venezia-largo Corrado Ricci. Entro 12/24 mesi (lungo termine) si potrà attuare la totale pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali, nell’ambito di un più ampio programma di pedonalizzazione che, in accordo con le linee programmatiche già definite in sede di Piano Strategico della Mobilità Sostenibile, consenta di dare continuità ad un’area che a partire dal “Tridente” raggiunga il Parco dell’Appia Antica. Ciò peraltro consentirebbe di rendere contestuali a tale intervento importanti programmi in ordine alla riqualificazione e restauro del Colosseo, come anche in riferimento ai programmi di realizzazione ed esercizio della nuova linea metropolitana C.

“Per salvare il Colosseo e migliorare la qualità della vita dei cittadini è urgente mettere fine all’improprio ruolo di spartitraffico del monumento simbolo della Città Eterna nel mondo -ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. L’area di Via dei Fori Imperiali è usata dalle auto quasi esclusivamente per l’attraversamento, mentre i flussi pedonali sono ovviamente elevatissimi, in sostanza si va a passeggiare in macchina lungo l’area archeologica più bella del mondo, un fatto inconcepibile. Questo nuovo studio che abbiamo effettuato non è idealistico ma molto concreto, evidenzia che si può partire subito basta volerlo, sin dai prossimi 60/90 giorni con la pedonalizzazione totale di via dei Fori Imperiali sia il sabato che la domenica e nei giorni festivi, la chiusura al traffico privato la tratta da piazza Venezia a largo Corrado Ricci nelle mattine dei giorni feriali e l’ampliamento della Zona a Traffico Limitato lungo via Cavour sino a Santa Maria Maggiore”.

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Allarmante inquinamento falde a Malagrotta

I RISULTATI DEL MONITORAGGIO SVOLTO DA ARPALAZIO: PEGGIORA LA CONTAMINAZIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE LIVELLI DI FERRO, MANGANESE, NICHEL  FUORILEGGE METTERE SUBITO IN SICUREZZA LA MEGA DISCARICA 

“È allarmante il quadro che emerge dalla relazione di Arpa Lazio con i risultati del monitoraggio delle acque sotterranee della discarica di Malagrotta svolto nel periodo febbraio-maggio 2010: i nuovi campionamenti, infatti, evidenziano un peggioramento del già preoccupante stato di contaminazione del sito, sia per quel che riguarda i composti inorganici che per alcuni composti organici -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, commentando i dati pubblicati nella cronaca di Roma del Corriere della Sera online-. Siamo in piena emergenza inquinamento, va verificato se sia compatibile continuare a gettare rifiuti in quell’area e vanno attuate immediatamente le necessarie misure di messa in sicurezza che la stessa Arpa sollecita, per interrompere subito la diffusione della contaminazione delle falde idriche e procedere alla bonifica per disinnescare quella che viene descritta come una bomba ambientale alle porte di Roma”.
I risultati dei livelli di contaminazione delle acque sotterranee rilevati in 22 dei 39 piezometri installati sia all’interno che al di fuori del bacino di drenaggio sono inquietanti. Spiccano, in  particolare, gli “sforamenti” dei valori-limite previsti dalla legge per: ferro (con un record di 15.290 microgrammi/litro e altri quattro valori risultati sopra i 10.000 contro un limite di 200), manganese (con valori sino a 4.650 microgrammi/litro contro i 50 consentiti) e nichel (fino a 820 microgrammi/litro contro il limite di 20). Forte anche la presenza di arsenico e benzene: in alcuni prelievi l’arsenico ha fatto registrare valori quasi 200 volte superiori al limite (2.050 microgrammi/litro contro i 10 consentiti) e il benzene un picco di 12 volte superiore al valore di legge che è fissato a 1 microgrammo/litro.

Arpa Lazio segnala anche che “nella maggior parte dei piezometri” è stato rilevata la presenza anche della sostanza N-butylbenzensolfonamide, non inserita nella tabella dei composti da tenere sotto controllo ma che risulta comunque tossica.

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