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Tavolo della trasparenza sullo smantellamento della ex centrale nucleare di Borgo Sabotino

Tavolo della trasparenza sullo smantellamento della ex centrale nucleare di B.go Sabotino 

Legambiente: “tempi certi e strumenti concreti per l’informazione e la sicurezza dei cittadini

Si è svolto ieri mattina il secondo incontro del tavolo della trasparenza sullo smantellamento della centrale nucleare di B.go Sabotino, per anni chiesto dall’associazione del cigno verde, proposto nella prima metà del 2013 alla Pisana da alcuni consiglieri regionali e finalmente in attuazione. Dopo anni di impegno sul fronte del contrasto delle politiche che volevano riportare nel Paese la produzione di energia nucleare, finalmente inizia una nuova pagina in cui i cittadini del territorio di Latina potranno, attraverso la loro partecipazione a questi appuntamenti, osservare ed esprimersi in merito alle scelte che riguardano il futuro del sito. Un primo passo positivo che ci auguriamo venga accompagnato da ulteriori occasioni e strumenti per una corretta informazione, partecipazione e coinvolgimento delle comunità che vivono su questo territorio.
Erano presenti la Sogin, l’Ispra, la regione, il Comune, l’Arpa, Comitati e Legambiente con rappresentanti nazionali, regionali e i circoli di Latina e Sessa Aurunca
Al centro l’avanzamento del decomissioning della centrale. Dalla relazione della Sogin sullo stato dei lavori si è appreso che, al momento si sta attendendo per la messa in esercizio del deposito temporaneo che ospiterà i residui a bassa e media attività radioattiva della centrale stessa. dopo il completamento del deposito temporaneo si potrà procedere allo smantellamento dell’edificio reattore fino a ridurne la dimensione a quella del reattore stesso. Nel frattempo si procederà alla bonifica della piscina 3 che ospitava il combustibile radioattivo inviato in Scozia già dai primi anni ’90  per il riprocessamento, mentre la piscina 1 e 2 erano state già bonificate tra il 1996 ed il 1998. Questa operazione comporterà la realizzazione di un impianto ad hoc per l’inertizzazione dei fanghi radioattivi e la loro predisposizione per lo stoccaggio.
Diverse le questioni e le richieste di chiarimento sollevate da Legambiente nel corso del dibattito. Primo fra tutti è stato chiesto di avere indicazioni più precise in merito alle tempistiche sia per la realizzazione del deposito nazionale e in relazione, quindi, alla conclusione del decommissioning che ne è indissolubilmente connesso poiché non sarà possibile smantellare il reattore se prima non si disporrà di un sito idoneo ad accogliere in sicurezza le 2500 tonnellate di grafite e gli altri rifiuti ad alta intensità che dovrebbero rientrare intorno al 2025 dall’estero. La Sogin a tal proposito ha detto di essere convinta di poter disporre del deposito entro quella data. Anche se molto dipenderà da come verrà gestita questa partita dal punto di vista tecnico-scientifico e del coinvolgimento e della partecipazione dei territori.
In merito alla possibilità di rilascio nelle matrici ambientali di radio nuclidi nel corso delle operazione di smantellamento, da Legambiente è stata avanzata ripetutamente la richiesta che i dati dei monitoraggi che vengono condotti sia nel sito della centraleche nelle aree limitrofe da ISPRA in collaborazione con l’ARPA,secondo la convenzione stipulata con Sogin, vengano resi disponibili e fruibili in maniera costante e continua, in modo da poter verificare puntualmente l’avanzamento delle operazioni e il rispetto del limite considerato di non rilevanza radiologica individuato da 10 ηSv/anno (micro silvert/anno). Maggiori e più esaustive informazioni sono state chieste infine sullo stato di contaminazione e sulle cause della contaminazione da cloruro di vinile della falda, riscontrata nell’agosto scorso. Dati che, ci è stato riferito, saranno resi disponibili a breve dopo la conferenza dei servizi che si terrà in Regione.

 “Non possiamo che essere contenti dell’avvio di questo tavolo – dichiara Alessandro Loreti, presidente del circolo Arcobaleno di Latina. Ci impegniamo fin da subito a seguirne attentamente i lavori perché sia uno strumento concreto e utile e a creare occasioni per riferire agli altri cittadini di Latina le informazioni che riusciremo a trarne. Auspichiamo che anche altre associazioni e comitati facciano richiesta di partecipazione al tavolo affinché si possa far sentire maggiormente la presenza della comunità locale a questo delicato ed importante passaggio per il nostro territorio”.

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Nucleare, molto positiva approvazione mozione in Regione su tavolo trasparenza centrale di Latina. Subito chiarezza e confronto

Nucleare, molto positiva approvazione mozione in Regione su tavolo trasparenza centrale di Latina. Subito chiarezza e confronto

“È molto positivo che il Consiglio Regionale abbia approvato all’unanimità la mozione per istituire il tavolo della trasparenza per la centrale nucleare di Borgo Sabotino in provincia di Latina, è una richiesta che Legambiente e i comitati locali avevano fatto da molto tempo e finalmente la nuova amministrazione regionale ha fatto propria -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, in merito al testo presentato come prima firmataria dalla consigliera Cristiana Avenali-. L’approvazione è un passo importante per fare chiarezza sullo stato della bonifica, ora aspettiamo al più presto la delibera già annunciata dall’Assessore competente, in modo che istituzioni e parti sociali possano finalmente avere un quadro chiaro della situazione e capire le prossime tappe per mettere in sicurezza il sito nucleare.”

La centrale nucleare di Latina ha prodotto energia dal 1963 al 1986. Il combustibile radioattivo esaurito in uscita dal processo è stato avviato all’estero per il riprocessamento negli anni ’90, e dal 2006 la Sogin S.p.A ha iniziato il processo di bonifica ambientale dell’impianto. Da allora, poco o niente si è saputo in merito ai tempi di riprocessamento delle scorie e di rientro ai siti di produzione e sui livelli di contaminazione delle aree di localizzazione degli impianti.

Sulla stregua di quanto già avviene in altre regioni come in Campania con il vicino impianto di Garigliano, Legambiente aveva chiesto alla Regione Lazio proprio questo “tavolo regionale di confronto, trasparenza e partecipazione sulle attività di messa in sicurezza dei materiali e dei siti nucleari, sull’impiego di sorgenti di radiazioni ionizzanti e sul trasporto di materie radioattive”.

Ora la mozione impegna la Regione ad accelerare sulle procedure di smaltimento, in totale trasparenza e sicurezza da una parte, e ad istituire un Tavolo di lavoro sulla dismissione degli impianti di Garigliano e Borgo Sabotino, già reso operativo dalla Regione Campania e con il quale quello della Regione Lazio dovrà confrontarsi.

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Roma come Fukushima?

In caso di incidente grave nella ipotetica centrale nucleare di Montalto, 600 mila persone evacuate tra la Tuscia, Roma e la Sabina. 3,5 milioni se catastrofe avvenisse a Borgo Sabotino tra Latina, Frosinone e la stessa Roma. Esplosivo dossier, con tutti i numeri e gli effetti della tragedia giapponese, applicati al caso di Roma e del Lazio.

Legambiente Lazio: numeri agghiaccianti, impensabile il rischio nucleare  Appello a votare SÌ ai referendum del 12 e 13 giugno

Quasi 600 mila persone evacuate fino alle porte di Roma e alla Sabina, un danno irreparabile alla vita di decine di centinaia di migliaia di famiglie, studi interrotti nelle 51 istituzioni scolastiche presenti e suddivise in oltre 200 plessi, lavoro perso per quasi tutti, agricoltura in ginocchio per le 38.115 aziende del territorio che coltivano 280.596 ettari, 3,5 milioni di capi abbattuti tra bovini, suini, ovini e pollame vario nelle 7 mila aziende, attività produttive e servizi cancellati, nella sola Tuscia 522 strutture ricettive da chiudere oltre a 288 agriturismi, 21 campeggi, 48 stabilimenti balneari e 590 ristoranti, decretando l’ovvia fine del turismo. “Roma come Fukushima?” è il titolo dell’esplosivo dossier, realizzato a pochi giorni dal voto dei referendum per fare chiarezza sul significato del pericolo nucleare: oltre le pittoresche tute bianche, le maschere e le sirene che in questi giorni stanno affollando le piazze italiane, è questo il possibile scenario post incidente atomico in una ipotetica centrale nucleare a Montalto di Castro (Vt), che Legambiente Lazio ha voluto sbattere in faccia ai cittadini, in modo crudo e argomentato, per poter comprendere bene il concreto rischio che si ha di fronte.

“E’ un futuro sul quale non avremmo proprio mai voluto nemmeno riflettere, eppure è esattamente quanto sta tragicamente vivendo la popolazione giapponese e quanto da venticinque anni si sta protraendo a Cernobyl, un disastro che non deve mai più avvenire e che nello scenario di Roma e del Lazio è agghiacciante, fa tremare al solo pensiero -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Altro che sciacallaggio, stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone in carne e ossa strappate dalla loro vita in Giappone, dai loro affetti, dalle loro abitudini, dal loro lavoro. E’ forse la cosa più tragica che può accadere, un forzoso esodo di massa verso un’esistenza senza senso, con l’impossibilità di rientrare nella propria casa e di mantenere la vita nella propria comunità. Il nucleare dopo Cernobyl purtroppo ancora una volta in Giappone ha evidenziato questi inaccettabili rischi concreti, questo sporco futuro deve essere fermato dai cittadini votando Sì ai referendum del 12 e 13 giugno.”

Nel caso di Fukushima, il governo giapponese ha dapprima fissato un raggio di 20 chilometri dalla centrale entro la quale sono stati evacuati tutti, esteso poi a 30 chilometri, mentre si parla  proprio in questi giorni di un’estensione a 60 chilometri, a seguito delle misure di radioattività effettuate. L’Ambasciata Americana ha, invece, subito prontamente consigliato ai propri concittadini  che si trovavano nell’area di Fukushima di allontanarsi ad almeno 80 chilometri dalla centrale, in modo cautelativo. Non esiste, in realtà, una distanza di sicurezza entro la quale non esistano danni, anzi nel caso dell’incidente di Cernobyl molte autorevoli fonti hanno evidenziato incrementi tumorali anche in Francia e in Gran Bretagna a migliaia di chilometri, ma per questa stima non ne abbiamo voluto tener conto, prendendo in esame il raggio minimo di 80 chilometri proposto dagli americani. Con risultati agghiaccianti.
Se la centrale, poi, dovesse essere a Borgo Sabotino (Lt), lo scenario in caso di un incidente sarebbe ancora peggiore: la città di Latina è nel raggio dei 20 chilometri, quello più stretto dove la radioattività perdurerebbe per centinaia di anni. E il raggio più allargato di 80 chilometri vede pienamente dentro anche la Capitale oltre ai Castelli romani e a Frosinone con quasi l’intera
provincia, con uno scenario impensabile. In questo caso sono oltre 3,5 milioni le persone evacuate negli 80 chilometri fin dentro Roma, mille istituzioni scolastiche bloccate, agricoltura in ginocchio per 100 mila aziende, tralasciando attività produttive, servizi e attività turistico ricettive distrutte con numeri e storie allucinanti.

“Nemmeno se fosse l’unica alternativa possibile si potrebbe scegliere il rischio del nucleare, e non  lo è visto che efficienza risparmio energetico e fonti rinnovabili stanno già cogliendo obiettivi pure superiori a quelli dell’atomo, i cittadini mettano una croce sul SÌ ai referendum per bloccare questa assurdità -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Non lo dice nessuno ai romani, ai viterbesi, agli abitanti di Frosinone, Latina e Rieti che dovrebbero essere evacuate decine di migliaia di ettari del Lazio, nel caso ci fosse un incidente come quello di poche settimane fa in Giappone nelle ipotetiche centrali di Montalto di Castro o di Borgo Sabotino. Impossibile, purtroppo no, la vecchia tecnologia è in sostanza la stessa e il nostro territorio delicato e sismico come abbiamo tristemente verificato a L’Aquila, con possibili tsunami come quello che nel 1908 ha distrutto Messina e Reggio alto 13 metri, quasi come quello dell’11 marzo scorso a Fukushima che è stato di 14 metri. Basta chiacchiere, tutti al voto, è ora di parlare di cose serie, di puntare i tanti soldi che i cittadini pagano ogni anno in bolletta sulle rinnovabili, l’efficienza e il risparmio e non su dannosi e costose centrali nucleari.”

Non finisce certo qui la mobilitazione di Legambiente Lazio verso i referendum per l’acqua bene comune e per fermare il nucleare. Nel pomeriggio dalle 15 nuovo banchetto informativo nel Municipio 8, a via dei Colombi, e partecipazione al dibattito “Ragioniamo di acqua”, presso la Federazione Nazionale della stampa a Corso Vittorio Emanuele. Domani, 9 giugno, dalle 16 alle 19
volantinaggio lungo la Metro A, da Furio Camillo ad Anagnina; dalle 17 alle 21 partecipazione alla festa dell’acqua a piazza Augusto Lorenzini.

ROMA COME FUKUSHIMA?
I rischi del nucleare, il tragico scenario giapponese e il caso Lazio
Dossier di Legambiente Lazio

Premessa
L’esplosione del reattore numero 4, il 26 aprile dell’86, sprigionò 50 tonnellate di materiale radioattivo, una nube tossica si estese su tutta l’Europa: 200 mila chilometri quadrati di territorio  urono sorvolati dalla nube radioattiva. Oltre 600 mila persone furono ampiamente esposte alle radiazioni: tra loro, 200 mila soldati, i dipendenti della centrale e gli abitanti delle zone vicine all’impianto. La zona di evacuazione iniziale fu di 2.830 chilometri quadrati, con 135 mila persone evacuate. In Giappone, l’agenzia di regolazione nucleare afferma che la fusione nel reattore n.1 di Fukushima si è verificata circa cinque ore dopo il terremoto dell’11 marzo, dieci ore prima di quanto inizialmente stimato dal gestore dell’impianto. Secondo l’agenzia la quantità totale di iodio radioattivo 131 e Cesio 137, rilasciata dai reattori n.1, 2 e 3, per 6 giorni, dall’11 marzo, è stimata a 770.000 terabacquerels. Questo valore è circa il doppio della cifra stimata nel mese di aprile, quando l’Agenzia ha aggiornato la gravità dell’incidente al più alto livello, livello 7, sulla scala internazionale. Le distanze, i pericoli, le zone di evacuazione
Un recente e contestatissimo studio dell’AIEA sostiene che già a una distanza di circa 30 km dal reattore i livelli di radioattività sarebbero scesi a livelli accettabili. Il rapporto CRIIRAD ha, invece, dimostrato, con l’indagine svolta dal 1999 al 2001 ed effettuando oltre tremila misurazioni in Francia, nell’Italia del Nord, in Svizzera, nella Germania del Sud, in Austria per arrivare fino all’Ucraina, che la situazione non è affatto così. Secondo il premio Nobel Georges Charpak le ricadute di Chernobyl potranno provocare in Francia 300 cancri letali in trenta anni. Altrettanti, se non di più, in Italia. Un documento dell’IRSN (l’Istituto francese di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare) intitolato  Chernobyl, 17 anni dopo” e datato 2003, cita una pubblicazione del suo  quivalente britannico, il National Radio Protection Board (NRPB), secondo il quale il bilancio dell’incidente sarà da “1000 a 3000 decessi nei paesi dell’Europa occidentale”. La stessa pubblicazione stima tra 2.500 e 75.000 i cancri mortali tra gli abitanti delle regioni occidentali dell’ex URSS. Per l’epidemiologo Lynn Anspaugh la forchetta sarà da 2.000 a 17.000.

I medici e scienziati bielorussi chiedevano l’applicazione del limite di 1 mSv/anno (70 mSv/vita), raccomandato dopo il 1985 dal CIPR (Commissione Internazionale di Protezione Radiologica),  tenendo conto del fatto che le radiazioni ionizzanti sono più nocive di quanto si pensasse negli anni 70. Ma i più colpiti sono i bambini perchè essi accumulano, molto più che gli adulti, il cesio presente nella loro alimentazione. É il caso di tutti gli organi presi in esame e la differenza è particolarmente marcata per il cuore e la tiroide. Il feto è ugualmente irradiato, di fatto, dall’accumulo di cesio nella placenta. Per tali ragioni, ora e sotto la spinta di altri scienziati, si comincia a valutare l’ipotesi di stabilire, per i bambini, un limite di dose inferiore a quello degli adulti: 0,3 mSv/anno, invece di 1 mSv/anno. US govt recommends 80 Km Fukushima evac zone; currently 30km Con un messaggio di posta elettronica per i cittadini americani, l’Ambasciatore John V. Roos in Giappone, ha consigliato un raggio di 80 km per la zona di evacuazione a Fukushima. “La United States Nuclear Regulatory Commission (NRC), il Dipartimento di Energia e altri esperti del Governo degli Stati Uniti hanno esaminato i dati scientifici e tecnici che hanno raccolto dalle attività nel paese, così come quello che il governo del Giappone ha diffuso, in risposta al peggioramento della situazione nella centrale nucleare di Fukushima. Coerenti con gli indirizzi NRC che si applicano a una situa

ione del genere negli Stati Uniti, stiamo raccomandando, come precauzione, ai cittadini americani che vivono entro 50 miglia (80 chilometri) della centrale nucleare di Fukushima di evacuare  l’area(…). Vogliamo sottolineare che ci sono numerosi fattori a seguito del terremoto e dello tsunami, le condizioni meteo, direzione e velocità del vento, e la natura del problema reattore che influenzano il rischio di contaminazione radioattiva all’interno di questo 50 miglia (80 km) di raggio o la possibilità per materiali radioattivi di basso livello di raggiungere distanze maggiori.” Ecco un estratto del testo inviato dall’Ambasciatore. Read more: http://www.digitaljournal.com/article/304743.

Quasi 600 mila persone evacuate fino alle porte di Roma e alla Sabina, un danno irreparabile alla vita di decine di centinaia di migliaia di famiglie, studi interrotti nelle 51 istituzioni
scolastiche presenti e suddivise in oltre 200 plessi, lavoro perso per quasi tutti, agricoltura in ginocchio per le 38.115 aziende del territorio che coltivano 280.596 ettari,
3,5 milioni di capi abbattuti tra bovini, suini, ovini e pollame vario nelle 7 mila aziende, attività produttive e servizi cancellati, nella sola Tuscia 522 strutture ricettive da chiudere
oltre a 288 agriturismi, 21 campeggi, 48 stabilimenti balneari e 590 ristoranti, decretando l’ovvia fine del turismo. […]

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Obiettivo Referendum: scenario post incidente nucleare a piazza Fermi a Roma per flash mob e volantinaggio

Legambiente: appello a comitati di quartiere e associazioni, importante esprimersi per futuro energetico pulito e per preservare beni comuni da privatizzazione.

Domani volantinaggi a Ostia e iniziative in tutto il Lazio.

Scenario post incidente nucleare a piazza Fermi su Viale Marconi a Roma: al lugubre suono di una sirena i partecipanti sono mano a mano caduti in terra fingendosi morti, tra lo sconcerto dei passanti, e un attivista con un cartello “Il nucleare uccide anche senza incidenti” ha spiegato il senso dell’iniziativa. Con questo l’originale flash mob i volontari di Legambiente, con il comitato referendario dell’XI municipio e con il circolo Legambiente Garbatella, hanno avviato un colorato volantinaggio per informare i cittadini sui prossimi referendum per l’acqua bene comune e per fermare il nucleare del prossimo 12 e 13 giugno. “Mancano pochi giorni al voto e c’è tanto bisogno di informazione, è scandalosa l’assenza di discussione su alcune reti RAI e su MEDIASET, ma i cittadini faranno ancora una volta da soli, per questo sono fondamentali le iniziative di informazione -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, partecipando al volantinaggio-. Lanciamo un appello a tutti i comitati di quartiere, le associazioni, i gruppi di qualsiasi natura: ciascuno di noi ha un ruolo determinate per raggiungere il quorum su queste importanti materie, con i referendum decidiamo noi, senza delegare a nessuno le scelte, serve la partecipazione di tutti. E sulla pericolosità del nucleare purtroppo non ci sono proprio dubbi, così come è addirittura ridicolo pensare di cedere l’acqua ai privati.”

Nel pomeriggio nella Capitale, volantinaggio e banchetto informativo al Parco del Pineto, volantinaggio in via Casilina, iniziative al Parco Nemorense in occasione della commemorazione per la morte del giovane Ugo Forno. Incontro informativo a Monte San Biagio (Lt), banchetto informativo a Tivoli (Rm), dibattito banchetto e volantinaggio a Sabaudia (Lt), Sgurgola (Fr) e Genzano (Rm), volantinaggio ai mercati di Subiaco (Rm) e Ferentino (Fr), volantinaggio al centro commerciale di Monterotondo (Rm), dibattito pubblico a Roviano (Rm); stasera comizio referendario a Frosinone presso la libreria Utik, stand ad Albano (Rm) e concerto in piazza ad Anzio (Rm) in Piazza Garibaldi.

“Stiamo moltiplicando le iniziative, questi giorni sono fondamentali per far conoscere i temi dei referendum ai cittadini -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Sull’acqua bene comune e sul nucleare è importante che i cittadini vadano ad esprimere la propria opinione ai referendum del 12 e 13 giugno, un’occasione che non si può perdere per dare un futuro energetico pulito al nostro paese con risparmio, efficienza e fonti rinnovabili e preservare un bene insostituibile come l’acqua dalla privatizzazione.”

Domani, Domenica 5 giugno, tutti al mare: volantinaggio e banchetto informativo a Ostia Lido e lungo le spiegge del litorale dalle 10 alle 17, con appuntamento da Piazzale Magellano (in caso di maltempo, l’iniziativa sarà trasferita presso le vie adiacenti i Centri Commerciale Parco Leonardo e Da Vinci). Sempre domani, banchetti a Monterotondo (Rm) e Nemi (Rm), convegno sui referendum a Vetralla (Vt) alle 10.30; nel pomeriggio volantinaggio ad Albano (Rm) e alle 16 incontro pubblico a Roma al Parco della Caffarella organizzato dalla Costituente della Casa Internazionale delle Donne di Roma.

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Obiettivo Referendum: continua la mobilitazione di Legambiente Lazio in vista del voto del 12-13 giugno

Domani volantinaggi e un flash mob a piazza Enrico Fermi alle 10.30

Continua la mobilitazione per i referendum del 12-13 giugno e si moltiplicano le iniziative per informare e sensibilizzare i cittadini. Dopo il blitz lungo la Via Tuscolana, questa mattina è stata la volta dei mercati di Val Melania e via Deledda, dell’area di piazza S. Giovanni di Dio, del mercato Piazza delle Iris e Via Macaluso.
Anche domani, sabato 4 giugno, giornata all’insegna delle iniziative. Legambiente è tra i promotori, con il comitato referendario dell’XI municipio e con il circolo Legambiente Garbatella, di un originale flash mob che si terrà alle 10.30 a piazza Enrico Fermi (su Viale Marconi), durante il quale i volontari interverranno con tute no-nuke, maschere antigas. A seguire volantinaggio informativo. La stessa iniziativa si ripeterà poi a piazzale della Radio e nel centro storico, nell’area adiacente alla Galleria Colonna. Nel pomeriggio, dalle ore 16, ulteriore volantinaggio e banchetto informativo al Parco del Pineto.

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Blitz di Legambiente pro referendum per le strade della capitale: mascherine, tute e bandiere per informare i cittadini sui referendum acqua e nucleare del 12 e 13 giugno

Un blitz con maschere antigas, tute no-nuke, stendardi e bandiere per la vittoria dei SÌ ai referendum per l’acqua pubblica e per fermare il nucleare dei prossimi 12 e 13 giugno: così i volontari di Legambiente Lazio questa mattina hanno colorato le strade della capitale, dalla stazione Anagnina lungo la Via Tuscolana e la Via Appia, per attirare l’attenzione e sensibilizzare i passanti sui referendum. Da Giulio Agricola a Numidio Quadrato, da Colli Albani a Furio Camillo i cittadini hanno accolto con interesse i volontari, chiedendo materiale informativo e volantini sui tre quesiti referendari per acqua e nucleare.

“La risposta della gente è entusiasmante, il nucleare si può fermare e l’acqua può restare un bene di tutti, se il 12 e 13 giugno saranno tanti i voti delle persone ai referendum – ha commentato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. – Visto il silenzio che c’è sui grandi mezzi di informazione, su diverse reti RAI e MEDIASET soprattutto, nelle prossime ore moltiplicheremo le iniziative, fondamentali per coinvolgere le persone.”

Mentre non finisce di preoccupare lo spaventoso incidente nucleare giapponese, dal Lazio è chiaro che il nucleare sarebbe un vincolo improponibile per il territorio: una centrale a Montalto di Castro piuttosto che a Latina o sul Garigliano comporterebbe un rischio inaccettabile per la popolazione. Anche sull’acqua la privatizzazione vista dalla scala regionale, evidenzia come già oggi le reti idriche continuino ad avere enormi dispersioni assolutamente irrisolte dalle società di gestione, mentre le tariffe idriche aumentano e si moltiplicano i casi di distacco dell’acqua ai cittadini.

“Dopo la sentenza della Corte di Cassazione sul referendum nucleare, tutti i dubbi sono stati spazzati via: se vogliamo un futuro senza nucleare e senza privatizzazioni dei beni comuni la strada da percorrere è quella del voto ai referendum – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. – È il momento di chiarire le proprie posizioni, chiediamo ancora una volta alla Presidente Polverini e al Sindaco Alemanno di esprimere la loro posizione, con fatti concreti piuttosto che a parole, dichiarando la contrarietà al nucleare e alla privatizzazione dei beni comuni.”

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