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Olimpiadi, Legambiente: criticità inascoltate da Alemanno, fino a far perdere occasione alla Capitale

“Le criticità che abbiamo più volte evidenziato sul dossier olimpico sono rimaste inascoltate dal Sindaco Alemanno, così attento al gigantismo del grande evento fino a far perdere alla Capitale
quella che poteva essere un’occasione per accelerare interventi per migliorare la qualità della vita dei cittadini, piuttosto che per fare nuovo cemento -afferma Lorenzo Parlati, presidente di
Legambiente Lazio-. Il progetto per le Olimpiadi di Roma 2020 era insostenibile dal punto di vista ambientale –valgano per tutto i 700.000 metri cubi previsti a Tor di Quinto, in un’area non edificabile rispetto agli attuali strumenti urbanistici vigenti-, insostenibile dal punto di vista economico –5 miliardi di Euro in sostanza a carico pubblico-, insostenibile dal punto di vista infrastrutturale –completamento metro C e anello ferroviario, senza copertura certa-, insostenibile per le scelte avventate sul potenziamento dell’aeroporto di Fiumicino con un nuovo terminal a nord da pagare con le tariffe dei cittadini, insostenibile anche per alcune personalità inserite nel Comitato promotore nonostante gli avvenimenti dei Mondiali di nuoto. Tutto ciò era stato detto da tempo e non soltanto da noi, ora che nemmeno il Governo ci ha creduto, il Sindaco dovrebbe riflettere in modo serio su questa nuova avventura fatta perdere a Roma.”

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Olimpiadi Legambiente scrive al Presidente del Consiglio Mario Monti

“Le Olimpiadi possono essere un grande momento di incontro pacifico tra i popoli e una occasione per le città che le ospitano, per disporre investimenti utili ad accelerare la realizzazione di opere pubbliche e infrastrutture necessarie; per migliorare e riqualificare l’esistente, soprattutto dal punto di vista ambientale, come avvenuto in passato a Barcellona e come sta avvenendo a Londra, nell’ambito di un progetto condiviso, al di fuori di procedure speciali”.
Così inizia la lettera che oggi Legambiente ha inviato al Presidente del Consiglio Mario Monti, sul Dossier sulle Olimpiadi di Roma che il Consiglio dei Ministri dovrà esaminare nelle prossime ore, affinché intervenga per modificare alcune importanti scelte che, se realizzate, peserebbero negativamente sul futuro di Roma e del Paese.

Il progetto di Olimpiadi per Roma 2020, almeno per come è ora, non convince. Guardando al merito, nonostante il positivo utilizzo di molti impianti esistenti, è prevista comunque l’occupazione – per la realizzazione di nuovi complessi edilizi- delle delicate aree del Fiume Tevere nonostante le enormi volumetrie realizzate in questi anni e quelle previste dal Prg. E se fosse condivisibile il progetto di Parco fluviale, quello dovrebbe servire a una riqualificazione vera del fiume, come è avvenuto per le altre città europee già citate, piuttosto che ad occupare ulteriori aree libere, come nel caso di alcune piscine dei passati Mondiali di Nuoto.

Sulla mobilità, poi, viste anche le difficoltà delle casse pubbliche, l’evento potrebbe addirittura peggiorare la già difficile situazione della città. E’ infatti nota la difficoltà di reperire le risorse per completare la Metro C oltre San Giovanni e attraversare il centro storico. Mentre il completamento dell’anello ferroviario, con la nuova Stazione di Tor di Quinto prevista nel parco fluviale Olimpico, non è nei piani finanziari di Rfi o della Legge Obiettivo. Poiché da soli questi due interventi, indispensabili per il rafforzamento della mobilità a Roma, hanno un costo superiore all’intera previsione di spesa prevista dal Dossier Olimpico è evidente che ci vorranno ulteriori finanziamenti, molto superiori a quelli previsti dalla candidatura ed è chiaro il rischio che Roma si ritrovi in serie difficoltà. Sarebbe inoltre molto alto, a tal proposito, il prezzo in termini urbanistici per l’utilizzo di fondi privati in cambio di nuove ingenti cubature da realizzare al di fuori e in aggiunta alle programmazioni già previste (come sta avvenendo per il prolungamento della Metro B1). Preoccupa molto, infine, che si voglia legare alle Olimpiadi il potenziamento dell’aeroporto di Fiumicino con la realizzazione di un nuovo, devastante, progetto con nuova pista e Terminal (come prevede il Master Plan proposto da Adr) in un area di grande pregio agricolo, ricadente nella “zona 1” della Riserva naturale statale del Litorale romano.

“In conclusione”, termina la lettera firmata da Vittorio Cogliati Dezza e Lorenzo Parlati, rispettivamente presidente nazionale e regionale di Legambiente, “sollecitiamo un Suo intervento per modificare queste scelte, pena un peso insostenibile per Roma e per il Paese”, affinché le Olimpiadi siano realmente un’occasione di valorizzazione e promozione della Capitale.

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Olimpiadi, Legambiente: no al Villaggio Olimpico a Tor di Quinto, valutare aree edificabili come Saxa Rubra

“Altro che Olimpiadi caratterizzate dall’ambiente, realizzare il Villaggio Olimpico a Tor di Quinto significherebbe una nuova variante cementizia al piano regolatore. Per le aree atleti e media si deve trovare un’area edificabile e infrastrutturata, come ad esempio la centralità di Saxa Rubra – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, tornando sulle parole del Sindaco Alemanno, dopo la visita all’Ippodromo dei Lanceri di Montebello, salvo dall’abbattimento. “La proposta di localizzare il Villaggio per gli atleti ed altre funzioni previste in occasione dell’eventualità dei Giochi olimpici a Roma nel 2020 – spiega Mauro Veronesi, responsabile territorio  Di Legambiente Lazio- è del tutto avulsa dalle previsioni del piano regolatore vigente, ed è strategicamente sbagliata dal punto di vista infrastrutturale.”

Partiamo dall’elemento infrastrutturale: come è noto nell’area di Tor di Quinto in proprietà delle F.S. è stato recentemente avviato lo sgombero di una vera e propria cittadella di capannoni che impegnavano decine e decine di ettari – quasi 40, complessivamente. La presenza di questa cittadella abusiva, nata agli inizi degli anni ’70, è stata quindi per decenni una realtà che non ha consentito di avviare i lavori per la chiusura dell’Anello Ferroviario/Arco Nord. Ma a tutt’oggi FS non avrebbe inserito tale opera tra quelle strategiche per Roma, preferendo concentrare tutte le  risorse sulla sola Stazione Tiburtina. In conseguenza di ciò, avviare previsioni urbanistiche del peso indicato dal Sindaco -700.00 metri cubi su una superficie di 220.000 metri quadri- su un’area che difficilmente vedrà la chiusura dell’Anello Ferroviario entro il 2019, rischierebbe di essere un errore strategico: “fare i metri cubi” senza riuscire a realizzare, contestualmente, l’armatura infrastrutturale del trasporto pubblico su ferro.

Nel piano regolatore vigente (PRG), peraltro, le aree alle spalle dell’Ippodromo, in proprietà all’Esercito, tra Via Camposampiero e Via del Baiardo, sono classificate quali Agro Romano, poiché aree che compongono l’area di rispetto con la prospiciente ansa a gomito del Tevere. Trasformare queste aree significherebbe quindi “caricare” il dimensionamento del piano di ben 700.000 nuovi metri cubi, visto che il Prg vigente sull’area in questione non prevede alcuna trasformazione urbanistica. In conseguenza di quanto detto, la scelta delle aree di Tor di Quinto è doppiamente sbagliata: dal punto di vista infrastrutturale, perché la “chiave” è la chiusura dell’Anello, opera a rischio entro il 2019, e dal punto di vista del piano regolatore che le definisce aree agricole. Se non bastasse, il Piano territoriale Paesistico della Regione Lazio (PTPR), in forza del vincolo dato dalla legge Galasso che vincola le fasce di rispetto delle aste fluviale, classifica queste aree quali “Paesaggio Agrario di continuità”, classificazione questa che è data alle aree che compongono i paesaggi fluviali. C’è quindi un terzo elemento che stride con la proposta avanzata dall’Amministrazione, ed è l’incompatibilità della proposta stessa con lo strumento paesaggistico regionale.

“Tor Vergata è un luogo interessante, una importante centralità pubblica del piano regolatore, con una destinazione che sarebbe compatibile, ma a nostro avviso quelle aree sono fuori gioco per la  troppa distanza dallo Stadio Olimpico – riprende Lorenzo Parlati. – E’ noto, infatti, che uno dei criteri del Cio nel valutare le proposte di candidatura delle città ad ospitare i Giochi Olimpici è la vicinanza tra il principale impianto sportivo – e quindi l’Olimpico – e il Villaggio Atleti.

“Se si vuole connotare il dossier Olimpico in modo ambientale non basterà compensare le emissioni o chissà cos’altro, la realizzazione delle nuove strutture è dirimente – afferma Mauro Veronesi. – Per questo il Comune e il Comitato promotore devono individuare un’area nel PRG vigente dove sono già previste trasformazioni urbanistiche, non ancora in attuazione, vicina allo Stadio Olimpico. In tal senso, sarebbe interessante ragionare della Centralità di Saxa Rubra, dove attualmente opera il Centro Rai, un’area senza vincoli preclusivi, già dotata della ferrovia Roma Nord da potenziare, di un parcheggio di scambio affianco al Gra.”

Legambiente ricorda che nelle aree di Saxa Rubra è prevista la nascita di una Centralità Urbana, su una superficie territoriale complessiva di 655.689 metri quadri, dei quali 19.900 metri quadri (63.680 metri cubi) con destinazione abitativa e 112.766 metri quadri (36.085 metri cubi), per commerciale/turistico/ricettiva-, per un totale quindi di 424.531 metri cubi. Molto meno, in dimensionamento, delle cifre indicate dall’Amministrazione a Tor di Quinto: ma un po’ di “sobrietà” nelle cubature non farebbe male, ammesso che una città voglia avanzare candidature a partire dal “biglietto di presentazione Ambientale”. Dal punto di vista infrastrutturale, l’area è già servita dalla Linea delle FS Roma Nord, del quale è previsto il rafforzamento, in specie nel tratto Piazzale Flaminio/Prima Porta, in parte finanziato dalla Regione Lazio. In più, già esiste un parcheggio di scambio di 500 posti, c’è la ciclabile Roma Nord e ne è prevista anche un tratto aggiuntivo nel Parco della Vecchia Fornace Mariani, che sorge sui 30 ettari che la Rai cederà al Comune. L’avvenuta realizzazione del GRA a tre corsie, completa un quadro infrastrutturale già a buon punto. In più due ulteriori elementi: l’uso finale del Villaggio Olimpico sarà quello di residenze universitarie, quindi del tutto compatibile con l’attuale realtà di Saxa Rubra. Particolare non da poco, avere il Centro Rai e il Villaggio Olimpico nello stesso luogo potrebbe essere uno degli elementi di qualità che il Cio valuta, oltre ad essere una grande occasione per la Rai. Infine, l’area non confligge con il Ptpr, poiché lo strumento paesaggistico si è limitato a dare prescrizioni sulle attuazioni.

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