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Goletta Verde riparte a difesa dei mari italiani: tappa ad Ostia dal 13 al 16 ottobre

Goletta Verde riparte a difesa dei mari italiani

Dieci tappe nelle aree marine protette per parlare di Marine Strategy e tutela della biodiversità

 Nei mari italiani si stimano 700 rifiuti per km quadrato, ma il 70 per cento è ancora nascosto nei fondali

Oltre mille specie aliene trasferite nel Mediterraneo dai mari esotici per colpa delle attività umane 

Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente, riparte per difendere i mari italiani dai rifiuti e dalla perdita di biodiversità. Un viaggio che prenderà il via oggi, 28 settembre, da Portovenere nella Cinque Terre reso possibile grazie alla collaborazione del Parco dell’Arcipelago Toscano e al sostegno del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Nel corso del tour sarà affrontato il tema della Marine Strategy, la direttiva 2008/56 sull’ambiente marino che prevede il raggiungimento del buono stato ecologico, per le acque marine di ogni stato membro, entro il 2020, sulla base di 11 descrittori che considerano tutti gli aspetti legati all’impatto delle attività umane sull’ambiente marino come la pesca insostenibile, l’introduzione di sostanze inquinanti, rifiuti e specie aliene, ma anche l’inquinamento acustico sottomarino.

Tra questi il problema dei rifiuti, nei mari e sulle spiagge, sta assumendo proporzioni davvero preoccupanti: stando alle stime del Consiglio Generale della Pesca nel Mediterraneo (FAO) sono oltre sei milioni di tonnellate i materiali solidi e pericolosi di origine umana che vengono scaricati ogni anno nei mari del mondo. I rifiuti galleggianti che vediamo in superficie, nel mare e in spiaggia, costituiscono però solo una minima parte del problema: almeno il 70% dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino affondano: uno studio Ispra, realizzato nell’autunno 2014 tra il delta del Po e Caorle, evidenzia una densità media di più di 700 rifiuti per km2, con una densità in peso per km2 di circa 100 kg. Anche sul fondo del mare la plastica rappresenta la stragrande maggioranza dei rifiuti ritrovati sui fondali (ben il 92%), che è anche tra quelli più pericolosi: viene ingerita da cetacei, tartarughe e uccelli marini causando danni spesso letali e la sua frammentazione genera micro-particelle che, ingoiate dai pesci, posso arrivare fino alle nostre tavole. Goletta Verde affronterà anche il tema dell’invasione delle specie aliene, cioè di specie che sono originarie di altre aree geografiche, ma sono state introdotte accidentalmente dall’uomo nel Mar Mediterraneo.

I due temi principali di quest’edizione speciale di Goletta Verde – che si avvale del sostegno anche delle Aree marine protette Isole Egadi, Tavolara, Secche di Tor Paterno, Cinque Terre e Parco nazionale del Cilento – saranno affrontati durante incontri pubblici, workshop dedicati alla marine strategy, visite guidate a bordo e giornate dedicate agli alunni degli istituti scolastici italiani con laboratori didattici e lezioni di educazione ambientale.

 “Le specie aliene e i rifiuti marini rappresentano una minaccia per la biodiversità e un pericolo per la tutela del mare da qui agli anni futuri. L’attuazione della Marine Strategy e il raggiungimento degli obiettivi al 2020 rappresentano quindi una grande opportunità per i nostri mari – dichiara Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente. Per questo è necessario lavorare per assicurare la chiusura delle attività di studio entro l’anno, così come previsto dalla direttiva europea, e passare il prima possibile alla fase successiva, quella di attuazione di interventi per il raggiungimento del buono stato ecologico dei nostri mari entro il 2020”.

“Gli obiettivi che ci impone di raggiungere la Marine Strategy – spiega Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi – sono raggiungibili più facilmente utilizzando le idee, le azioni e il know-how anche attraverso la moltiplicazione e la promozione         delle aree marine protette, territori che possono giocare un ruolo fondamentale nella custodia e nella cura della biodiversità marina e costiera, ma possono anche essere da stimolo per la crescita e lo sviluppo di un’economia locale responsabile e sostenibile”.

 A riprova dei livelli di criticità raggiunti basta citare i dati dell’indagine svolta da Goletta Verde nell’estate 2014 con 87 ore di osservazione di rifiuti galleggianti nei mari italiani e 1.700 km di mare monitorati, calcolando fino a 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato: rifiuti per lo più plastici appunto con una percentuale di quasi il 90%. Il mare più “denso” di rifiuti risultò l’Adriatico con 27 rifiuti galleggianti ogni km2 di mare; un bacino che si distingue anche per la quantità di rifiuti plastici derivanti dalla pesca: il 20%, considerando reti e polistirolo galleggiante, frammenti o intere cassette che si usano per contenere il pescato, percentuale che viene superata solo dalle buste pari al 41% e dai frammenti di plastica al 22%.  Il Mar Tirreno con una densità di rifiuti pari a 26 ogni kmq conta invece la più alta percentuale di rifiuti di plastica: il 91%. Da notare che di questa ben il 34% è costituito da bottiglie (bevande e detergenti) che superano la percentuale di buste di plastica (29%) che, invece, fino all’anno scorso avevano il sopravvento. Meglio il Mar Ionio che grazie alla sua posizione geografica conta “solo” 7 rifiuti ogni kmq di mare. Indagine che è stata ripetuta anche quest’anno da Goletta Verde durante i due mesi di navigazione estiva per i mari italiani e i cui risultati saranno resi noti nei prossimi mesi.

Rifiuti che non si trovano soltanto nei mari e nei fondali ma anche sulle spiagge. L’indagine “Beach litter”– eseguita dai volontari di Legambiente da aprile a maggio 2015 su un’area di 136.330 mq, pari a quasi 20 campi da calci – ha permesso di individuare e smaltire 22.114 rifiuti spiaggiati. In particolare sono stati trovati 17 rifiuti ogni 100 mq, 5 rifiuti in più ogni 100 mq rispetto all’indagine dell’anno precedente.

Non da meno il problema della specie aliene nei nostri mari che rappresenta a livello globale la seconda causa di perdita di biodiversità. Secondo uno studio del Centro comune di ricerca dell’Ue, che ha esaminato i dati di oltre 986 specie esotiche, stiamo assistendo alla più grande invasione in corso sulla Terra: quasi 1.000 specie aliene si sono “trasferite” nel Mediterraneo da mari esotici per colpa delle attività umane. I risultati suscitano preoccupazione soprattutto perché queste acque sono l’habitat di oltre 17.000 specie di cui il 20% non si trova in nessun altro luogo. Tra le specie aliene troviamo 60 specie di alghe introdotte accidentalmente a causa dell’acquacoltura al largo della costa di Venezia e della Francia sudoccidentale, oltre a circa 400 specie di pesci vertebrati alieni che sono approdati nei nostri mari passando proprio dal Canale di Suez. Tra questi, il barracuda del Mar Rosso, cresciuto nel corso degli anni sia di numero che di taglia che ha creato scompiglio soprattutto nei luoghi dove convive con la spigola, che essendo predatore solitario è incapace di competere nell’attività di caccia con i branchi di barracuda. Introdotte accidentalmente dall’uomo, a causa dell’aumento e della globalizzazione del traffico marittimo; migrate tramite i canali naturali o artificiali, importate per fini commerciali, per esempio per l’acquacultura: tutti questi fattori hanno portato a una sempre maggiore diffusione di specie alloctone nel Mediterraneo. Il rischio è quello di modificare il delicato equilibrio biologico, frutto di migliaia di anni di evoluzione, e di introdurre specie che entrino in competizione per cibo e habitat con le specie autoctone, che introducano agenti patogeni e che creino delle specie ibride, provocando così mutamenti radicali all’ambiente. Inoltre vi è un danno economico causato dalle specie aliene, le quali possono essere causa di una diminuzione della produttività agricola, forestale e ittica, della riduzione delle risorse idriche e del degrado del suolo e dei sistemi infrastrutturali.

Itinerario Goletta Verde per la Marine Strategy:

Portovenere Cinque Terre ► 28 settembre -1 ottobre

Olbia ► 2-6 ottobre

Acciaroli ► 8-12 ottobre

Ostia ► 13-16 ottobre

Isola del Giglio ► 16-20 ottobre

Isola d’Elba ► 20-23 ottobre

 

EVENTI PARALLELI

Favignana ► ottobre (data in corso di definizione)

Lampedusa ► 17-18/10

Palermo ► 23-24/10

Milazzo ► 24/10

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Accessi mare Ostia, Legambiente: accesso libero per tutti, revisioni delle concessioni, nuovi accessi dedicati a spiagge libere esistenti

“Al mare di Roma bisogna poter accedere liberamente, il Comune deve intervenire per verificare che le norme siano applicate e aprendo nuovi accessi liberi alle spiagge -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, partecipando alla riunione presso la Commissione Ambiente di Roma Capitale-. Ci sono due questioni diverse che vanno affrontate prima dell’avvio della nuova stagione balneare. La prima, tutti devono poter accedere in maniera libera e gratuita al mare, cosa che oggi non avviene quasi mai dove ci sono stabilimenti a Ostia come Legambiente ha monitorato in diverse occasioni, nonostante le norme siano chiarissime a livello nazionale e regionale e anche nell’ordinanza balneare comunale che sta per essere rinnovata. La seconda, bisogna riequilibrare gli spazi dati in concessione ai privati con quelli di spiaggia libera, il Piano di Utilizzazione degli Arenili è lo strumento per farlo, e prevedeva il 60% di spazi e  visuali libere, e va collegato per essere attuato al rinnovo delle concessioni. In questo senso, nelle prossime settimane si devono intanto aprire nuovi accessi dedicati alle spiagge libere già esistenti, erano previsti, vanno realizzati. La Capitaneria di Porto svolge un ruolo fondamentale di controllo in questa materia e Legambiente con la Goletta Verde tornerà nei prossimi mesi a fare nuove
verifiche, ma è il Comune di Roma a dover mettere in atto scelte nuove e rigorose. Basta all’avanzata illegale verso il mare, dalla prossima stagione balneare via cancelli, tornelli, barriere dal mare di Roma, è ora di abbattere il Lungomuro di Ostia.”

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Scavi Ostia antica

Scavi Ostia Antica, Legambiente: “Riaprire l’accesso ai battelli dal Tevere, bella  esperienza di turismo didattico e culturale per visitatori e scolaresche”

“Riaprire subito l’accesso pedonale agli scavi di Ostia Antica anche dal Tevere, arrivare agli scavi con il battello è un modo bello e utile di vivere il fiume e il sito archeologico – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio -. La chiusura di questa entrata da parte della Soprintendenza dell’area archeologica di Ostia Antica costringe i visitatori che vengono dall’acqua a percorrere 2 km a piedi per raggiungere i cancelli principali su via dei Romagnoli. Sono migliaia i ragazzi delle scuole che da più di 10 anni vanno in visita in questi luoghi per godere di un importante patrimonio storico-archeologico poco fuori dal centro di Roma. L’esperienza sul battello è modo sano per permettere ai romani e al mondo turistico di vivere il fiume, una bella combinazione tra storia e natura. L’insieme di battello, scavi e educazione ambientale è un combinato disposto che porta a una fruizione sostenibile di storia e natura. Diciamo sempre che il nostro territorio può vivere di turismo e poi non possiamo bloccarne una fetta così bella.”

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Goletta Verde di Legambiente Mare negato: viaggio nei nove chilometri off-limits del litorale romano

Goletta Verde di Legambiente
Mare negato: viaggio nei nove chilometri off-limits
del litorale romano

I numeri del dossier: l’87 per cento degli stabilimenti non rispetta la normativa
e impedisce l’accesso alla battigia da parte dei bagnanti. A Ostia la situazione
più critica con il “lungomuro” a impedire addirittura la visione del mare

Legambiente: “La Giunta della Capitale riveda subito l’ormai vecchio Piano
degli arenili e fermi l’avanzata illegale verso il mare, eliminando ogni cancello,
tornello, barriera o ingressi esclusivi”

Prezzi alle stelle rispetto ai canoni irrisori concessi dallo Stato: nelle casse
italiane arrivano dagli stabilimenti appena 100 milioni di euro a fronte di
oltre 2 miliardi di incassi ogni estate

Un mare sempre più “privato”. Il litorale romano, che si estende per circa nove chilometri, sta diventando un caso limite di accesso alla battigia, come può facilmente appurare chi durante la stagione estiva decide di fare un tuffo da queste parti. Ci hanno provato i volontari di Legambiente durante la giornata di mercoledì 24 luglio: con asciugamano in spalla hanno verificato la possibilità di accesso alla battigia nelle 77 strutture, di cui 12 chioschi e 65 stabilimenti. I risultati sono a dir poco scandalosi: 57 strutture sono completamente inaccessibili, l’87% del totale. Una situazione intollerabile, che viola palesemente la normativa vigente che obbliga i concessionari a garantire almeno una fascia di cinque metri destinati al libero transito per l’accesso alla battigia (legge finanziaria del 2006, art. 1, comma 25). Legambiente chiede, quindi, al sindaco Marino e alla Giunta capitolina innanzitutto di aggiornare il piano degli arenili  arginando così l’aggressione illegale e continua verso il litorale romano, a partire dal “lungomuro” di Ostia, e promuovendo l’eliminazione immediata di ogni cancello, tornello, barriera amovibile o ingressi esclusivi che possano essere di intralcio alla libera fruizione di un’area demaniale.

I numeri dell’inaccessibilità del litorale romano sono stati illustrati nel corso dell’appuntamento di questa mattina a Ostia, in occasione del passaggio della Goletta Verde di Legambiente, la storica campagna di monitoraggio e informazione per tutelare e salvaguardare i mari e le coste italiane. Per l’occasione Legambiente Lazio ha presentato il dossier “Ostia. Basta Lungomuro”, alla presenza di Lorenzo
Parlati, presidente Legambiente Lazio; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio, Elisabetta Studer presidente del circolo  Legambiente Ostia Mediterranea e Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde.

Sono diverse le situazioni di disagio per ciò che concerne la possibilità di accesso in spiaggia su tutto il litorale laziale: se infatti è vero che alcune spiagge non hanno assolutamente problemi di accessibilità, in diversi casi si trovano vere e proprie barriere sia di accesso che di visuale dell’arenile che viene nascosto spesso da veri e propri muri di cabine, aiuole e strutture di ogni genere. La peggiore è senza dubbio quella di Ostia dove da troppo tempo si nega l’accesso alle spiagge per gran parte del “Lungomuro”: per lunghi tratti il mare è addirittura invisibile per le eccessive strutture
costruite negli stabilimenti. Tra il confine a nord con Fiumicino e le dune di Capocotta a Ostia c’è un totale di 9 Km di spiaggia  inaccessibile con soli pochi metri di spiagge libere.
“Al mare di Roma servono regole nuove e certe, anche per rispondere all’aggressione della criminalità sul litorale, stuzzicata anche dagli appetiti nelle concessioni – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il Piano di utilizzazione degli arenili, approvato dal Comune di Roma nel 2004, avrebbe dovuto e potuto arginare l’aggressione illegale e continua verso il litorale romano, invece è “sparito”, mentre al tempo stesso venivano rinnovate con disinvoltura le concessioni. Giunto oltre la scadenza naturale di 5 anni, non ha raggiunto quasi nessun risultato di riqualificazione e regolamentazione di utilizzo degli arenili. Ricucire il rapporto tra paesaggio marino e urbano è ormai un sogno lontano dal divenire perché la giusta misura di 60% di visibilità spaziale libera e 40% occupata che lo stesso Pua indicava, giace, insieme al documento che la contiene, in qualche cassetto polveroso”.

“I diritti dei cittadini sulla fruibilità di un bene comune come la spiaggia, ad Ostia sono completamente calpestati – dice Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – Chiediamo al sindaco Ignazio Marino e all’assessore alle politiche per lo sviluppo del litorale, Giovanni Caudo, di intervenire per invertire una rotta compromessa da troppi anni con azioni concrete che riportino il mare a Ostia. Innanzitutto con l’eliminazione immediata di ogni cancello, tornello, barriera amovibile o ingressi esclusivi che possano essere di intralcio alla libera fruizione di un’area demaniale. Un primo segnale potrebbe arrivare dagli stabilimenti delle forze armate ai quali chiediamo di farsi loro per primi sponsor di una rinnovata legalità, abbattendo i muri che separano i “loro stabilimenti”. Infine auspichiamo maggiori controlli nei confronti degli stabilimenti e l’avvio di un tavolo di lavoro tra istituzioni, imprenditori e associazioni di categoria sulla spiaggia di Ostia per indicare i nuovi percorsi da avviare per la sua “liberazione” e riqualificazione”.
I numeri del dossier. I volontari di Legambiente, mercoledì 24 luglio, hanno verificato, asciugamano in spalla, la possibilità di accesso stabilimento per stabilimento. Tre i tratti monitorati. Il primo da “Porto di Roma” al pontile di Piazza dei Ravennati, per circa 2 km, dove sono presenti 17 strutture di cui 9 chioschi tutti con libero accesso e 8 stabilimenti di cui 1 solo che ha permesso il “solo transito” ai  nostri volontari, “l’Arcobaleno” dotato addirittura di tornelli tipo metropolitana. Nel secondo tratto monitorato, invece, da Pontile Piazza Ravennati e rotonda Piazzale Cristoforo Colombo (3,8 km) sono presenti 24 strutture (3 chioschi e 21 stabilimenti). I chioschi sono accessibili, degli stabilimenti solo 3 permettono il solo transito e 18 niente; in un caso (Il Mami) i nostri volontari si sono visti  rispondere che l’accesso è consentito solo se si è dipendenti statali, in un altro (Hibiscus) solo se si è dipendenti Cotral. Infine, il
terzo tratto, da Piazzale Colombo a tutto lungomare Vespucci (2,8 km) dove sono presenti 36 strutture, tutti stabilimenti e solo 4 permetto il solo transito, gli altri 32 sono vietati con accessi a pagamento o per dipendenti di ministeri della difesa, dell’interno, delle forze armate o altro. Oltre a non riuscire a raggiungere quasi mai la spiaggia i nostri volontari si sono trovati dinanzi a strani cartelli e assurde, compresi inoltre il divieto di entrata per cani, divieto di utilizzare i racchettoni, divieto di pallonee bici, divieto di consumare cibi propri, divieto di accesso con attrezzature private (spiaggine, ombrelloni ecc..).
Anche i prezzi sono sintomatici di una situazione al limite che va assolutamente rivista. Per il solo accesso giornaliero il prezzo medio è di circa 8 euro con una arco tra i 3 e i 15 euro; ci sono poi stabilimenti, come per esempio il Kursaal che addirittura divide la “sua” porzione di demanio pubblico in tre aree inaccessibili una con l’altra: la zona piscine, l’area abbonati e l’area giornalieri, quest’ultima è una striscia stretta di sabbia che accoglie e relega i non abbonati comunque paganti.

“In Italia una delle criticità maggiori è data proprio dalla forte sproporzione tra l’ammontare degli introiti che lo Stato percepisce da queste attività e i guadagni dei privati – dichiara Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde – Si stima infatti che le concessioni demaniali in questo settore fruttino all’erario circa 100 milioni di euro, a fronte di un incasso da parte dei privati pari a circa 2 miliardi di euro, secondo le stime più basse, addirittura oltre 16 miliardi di euro all’anno secondo altri studi. Secondo un rapporto del 2009 dell’Università Roma Tre, purtroppo non aggiornato, la
media dei canoni annui supera di poco un euro al mq di concessione e in valori assoluti. L’innalzamento dei canoni, cosi come avviene in altre realtà europee, potrebbe invece essere rinvestito in un opere di riqualificazione e tutela del territorio costiero. In Europa, la situazione delle spiagge è decisamente diversa anche per quel che riguarda la porzione di spiagge libere. In Francia, ad esempio, le  concessioni, che non superano i 12 anni, prevedono l’80% della lunghezza e l’80% della superficie di spiaggia libera da costruzioni per sei mesi l’anno. Qui il principio del demanio pubblico è sacro e le concessioni per gli stabilimenti balneari sono rilasciate per un massimo del 20% della superficie del litorale. È chiaro che è necessaria una regolamentazione al più presto, che prenda magari spunto proprio dagli esempi che possiamo registrati in altri Paesi Europei”.

Goletta Verde è una campagna di Legambiente

Main partner: COOU
Partner tecnici: Corepla, Nau, Novamont, Solbian
Media partner: La Nuova Ecologia, PescaTv – canale Sky 236, Rinnovabili.it
Ufficio stampa Goletta Verde
Luigi Colombo – 347/4126421
stampa.golettaverde@legambiente.it
Segui il viaggio di Goletta Verde
sul sito www.legambiente.it/golettaverde
blog http://golettaverdediariodibordo.blogautore.repubblica.it
e su www.facebook.com/golettaverde

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Ostia Cancelli Village, Legambiente Lazio presenta esposto a Procura della Repubblica

Ostia Cancelli Village, Legambiente Lazio presenta esposto a Procura della Repubblica
Legambiente Lazio presenta un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica, al Servizio autorizzazioni ed organizzazione delle manifestazioni ed eventi cittadini di Roma Capitale, all’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio, ai Vigili Urbani Comando  municipio XIII, al Comandante della Capitaneria di Porto di Roma, al direttore del Municipio XIII per chiedere l’accertamento delle autorizzazioni per la manifestazione ‘Cancelli Village 2013’ che dovrebbe prendere il via domani alla spiaggia libera di Castelporziano. Le strutture previste per il festival sono in un un Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale, quindi in contrasto con il piano di assetto della Riserva naturale statale del Litorale Romano.

La zona dove è in corso l’allestimento della manifestazione è area demaniale marittima, nonché dunale e classificata come Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale. La Capitaneria di Porto di Roma si era già espressa in maniera negativa sull’autorizzazione il 27 marzo scorso, chiarendo che le norme tecniche di attuazione del P.U.A. ammettono come unici interventi quelli volti a ricostruire l’ambiente naturale degradatosi nel corso degli anni. Viene esplicitamente precisato che è vietato “ogni ulteriore addizione, ampliamento o nuova costruzione di strutture”. Viceversa, il posizionamento di strutture nell’area in questione sta  compromettendo un habitat naturale così prezioso come la spiaggia e le dune di Castelporziano.

“Le strutture e i lavori di allestimento della manifestazione rischiano di danneggiare una zona particolarmente pregiata e delicata e per questo vanno fermati –ha dichiarato Valentina Romoli, vice presidente di Legambiente Lazio-. Abbiamo presentato un esposto alla Procura per verificare eventuali responsabilità nel rilascio di autorizzazioni che non abbiano tenuto conto di questa situazione così complessa.”

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Ostia Cancelli Village, Legambiente Lazio: accesso atti ai fini esposto per verificare legittimità procedura autorizzazione

Ostia Cancelli Village, Legambiente Lazio: accesso atti ai fini esposto per verificare legittimità procedura autorizzazione
“Non siamo affatto convinti delle procedure che hanno portato al rilascio dell’autorizzazione per la manifestazione ‘Cancelli Village’ alla spiaggia libera di Castelporziano, all’altezza del terzo cancello. Per questo stiamo per inviare una richiesta di accesso agli atti al Municipio Roma 13, pronti a predisporre un esposto per verificare fino in fondo procedure e merito delle autorizzazioni –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, in merito all’iniziativa presentata oggi-. Non siamo contro le iniziative di sport e divertimento, ma è del tutto evidente che quell’area non è un’area qualsiasi, è una zona particolarmente pregiata e delicata, la spiaggia e le dune di Castelporziano, così come quelle di Capocotta, sono un Sito di Importanza Comunitaria e anche sulla litoranea ci sono un SIC
e una Zona di Protezione Speciale. L’area della spiaggia dei Cancelli è anche normata nel piano di assetto della Riserva naturale statale del Litorale Romano approvato. L’autorizzazione ci pare sia anche in contrasto piuttosto palese con le norme del piano di utilizzazione degli arenili, che impediscono il rilascio di autorizzazioni per nuove attività. Ci sembrano tutti da verificare, quindi, anche i pareri espressi dalla Regione Lazio che certamente hanno tenuto conto di questa situazione particolarissima.”

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