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Emendamenti al Piano Casa, rischio condono in zone vincolate

Legambiente:”Bocciare l’emendamento che sarebbe un ingiustificata maxi sanatoria nei parchi”

Dopo l’avvio della discussione del Piano Casa alla Pisana, gli attivisti di Legambiente hanno messo sotto attenta osservazione gli emendamenti di maggioranza presentati. Alcuni in particolare risultano essere peggiorativi del piano, rendendolo non certo un volano di rigenerazione urbana ma strumento micidiale di cementificazione e consumo di suolo.

“Tra gli emendamenti presentati in questi giorni al testo del Piano Casa, ne spicca certamente uno che mira ad introdurre la sanatoria delle opere e dei manufatti abusivi realizzati nelle aree vincolate, come i Parchi Regionali, le aree Sic e ZPS, – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – una norma che sembra aprire la possibilità di sanare abusi nelle aree protette, e che smantella e si contrappone alla buona legge regionale di recepimento del terzo condono, legge che ne restringeva il campo di azione bloccandone l’attuabilità nelle aree protette. Ora, nello sciagurato caso che tali emendamenti all’insegna di un ingiustificato “perdono edilizio”, entrassero nel testo del Piano casa, avremmo un “cortocircuito” palese tra due leggi regionali, con la conseguente proliferazione di conflitti di ordine amministrativo: ossia il contrario di quanto si vorrebbe con il Piano casa, cioè semplificare e sburocratizzare.

Inoltre il piano casa in questo modo diventa una “legge omnibus”, nella quale infilare norme e normette inerenti materie che con la rigenerazione urbana c’entrano come i cavoli a merenda”.

Secondo l’emendamento si potrà acquisire anche in Conferenza dei Servizi, il parere definitivo dei Comuni, oltre che degli Enti preposti alla tutela dei vincoli, ossia la concessione edilizia in sanatoria. Il punto vero secondo gli attivisti del cigno verde è che tale emendamento “smantella” quanto previsto dalla Legge regionale n. 12 dell’11 Agosto 2004, quella con la quale la Regione Lazio ha “recepito”, secondo la propria legislazione regionale, lo sciagurato terzo Condono Edilizio. In sede di Conferenza Stato regioni era stato fatto notare dai rappresentanti dell’ANCI che il Terzo condono edilizio non poteva, al contrario dei precedenti provvedimenti in materia, essere emanato dal Governo, poiché la

materia urbanistica era nel frattempo stata delegata alle Regioni, attraverso il Decreto Bassanini. In conseguenza prevalse in quella sede il parere che le Regioni dovessero recepire il nuovo Condono attraverso specifiche leggi regionali.
E quindi nell’agosto del 2008, il Consiglio regionale del Lazio votò la legge n. 12 del 2004, un’ottima legge, restrittiva rispetto al provvedimento nazionale e soprattutto estremamente chiara nell’affermare che gli abusi edilizi perpetrati nelle aree protette non sono condonabili, come detta a chiarissime lettere nell’art. 3 – cause ostative alla sanatoria edilizia, e riguarda anche opere realizzate prima dell’istituzione dell’area protetta o dell’emissione del vincolo.

“Chiediamo – continua Scacchi – che tale emendamento, dal sapore di maxi sanatoria nelle aree protette, sia ritirato o bocciato per salvaguardare i Parchi Regionali. I Parchi devono al contrario vivere un nuovo periodo di rilancio, anche con una corretta revisione della legge quadro, perché siano nei territori il volano vero della nuova economia verde e sostenibile“.

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Legambiente scrive al Presidente Zingaretti sul Piano Casa! ! “Stop al consumo di suolo, rigenerazione urbana e salvaguardia delle città storiche”! !

Il Consiglio Regionale del Lazio da pochi giorni ha calendarizzato il dibattito propedeutico alla definitiva approvazione di due importanti atti legislativi: il DL n. 76 e il DL n. 75, già approvati dalla Giunta Zingaretti lo scorso 24 ottobre, si tratta del “pacchetto legislativo” che forma il nuovo Piano Casa della Regione Lazio.! Dopo aver studiato tutti gli effetti del Piano Casa e dopo aver curato la redazione di un completo e dettagliato dossier, su quali sarebbero le conseguenze di questa norma a Roma e nel Lazio, contemporaneamente alla discussione in aula gli attivisti di Legambiente scrivono direttamente al presidente per chiedere le modifiche necessarie, perché questa diventi una buona norma.

“Molto è stato fatto nei mesi scorsi rispetto alla stesura della giunta Polverini, ma ancora il Piano Casa attuale rischia di divenire unmoltiplicatore di consumo di suolo su ogni territorio mettendo a rischioanche quel nel costruito delle nostre città e dando la possibilità di fare altre case nei quartieri dove ci sono solo case- dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio-. Adesso, durante la discussione d’aula, chiediamo al presidente Zingaretti le opportune modifiche perché venga data la spinta necessaria in modo che questa norma rimarchi un preciso stop al consumo di suolo nel Lazio, salvaguardi il bel costruito delle nostre città e sia essa stessa volano di rilancio delle attività edili in chiave di riuso dei manufatti abbandonati e rigenerazione urbana vera”.

Dopo la lettera aperta al presidente Zingaretti, i volontari del cigno verde seguiranno in maniera continuativa i lavori d’aula per verificare la bontà o meno di un percorso legislativo così importante per il futuro del Lazio.

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Piano
 Casa, 
Legambiente 
scrive 
ai 
Municipi 
di
 Roma,
 chiedendo
 una
 chiara
 e 
non equivoca 
presa 
di
 posizione
 sul 
merito 
del 
provvedimento

Legambiente: 
“Nessuna
 proroga 
sia
 ammessa, 
chiediamo 
al 
presidente 
Zingaretti
 che
 il Piano
 Casa 
diventi 
uno
 strumento
 per
 dire
 stop 
al 
consumo 
di 
suolo 
e 
per 
rilanciare 
il settore 
edilizio
 in
 chiave 
di
 rigenerazione 
urbana”

Nel
 Lazio 
da 
ben 
1.774 
giorni 
vige 
il 
Piano 
Casa,
 dal 
11
 Agosto 
2009,
 approvato 
dalla
 Giunta Marrazzo,
 successivamente
 peggiorato
 dalla
 Legge
 10
 del
 27
 Agosto
 2011,
 della
 Giunta Polverini,
 e
 rivisitato,
 a
 seguito
 di
 impugnativa
 del
 Mibac
 del
 24
 Ottobre
 2011,
 in
 parti consistente
 della 
legge, 
e 
oggi,
 con
 i 
Pl
 76 
e 
75,
 dal 
23 
di 
questo 
mese,
 in 
discussione
 presso 
il Consiglio 
Regionale
 del
 Lazio.
Sono
 5
 anni 
che
 nel 
Lazio 
vige 
uno 
strumento
 di 
deroga 
rispetto 
ai 
Prg 
di
 378 
comuni
 del Lazio,
 che
 porterà
 ad
 un
 incrementarne
 il
 dimensionamento.
 Alla
 vigilia
 dell’inizio
 del dibattito 
in
 Consiglio 
per 
la 
definitiva 
approvazione,
 l’Acer 
chiede 
una 
proroga 
ulteriore 
al Piano 
oltre
 il
 31 
gennaio 
2015,
 dead–line 
del 
provvedimento,
 come
 sostenuto
 dall’Assessore Civita.

5 
anni
 è
 il
 tempo 
di 
vigenza 
di
 un
 Piano 
Particolareggiato 
e 
non 
di
 un 
provvedimento 
che 
con
 queste
 tempistiche 
ha
 almeno 
 4 
gravi
 conseguenze: 
per 
il 
tempo 
in 
cui
 è 
in 
vigore: 
i
Comuni
 sono 
impegnati 
 a 
disciplinare 
le
 domande
 giunte 
trascurando 
la
 pianificazione
 ordinaria; 
il
 dimensionamento
 di
 tali
 strumenti
 verrebbe
 ulteriormente
 ampliato,
 al
 di
 sopra
 di
 ogni
 pianificazione
 territoriale;
 verrebbe
 ancora
 aumentato
 il
 tempo
 di
 approvazione
 del
  fondamentale
 Piano
 Territoriale
 Paesistico
 Regionale;
 rimandando
 la
 decisiva
 razionalizzazione
 e
 ammodernamento
 dei
 Prg,
 dopo
 le
 prescrizioni
 di
 tutela
 del
 
 Piano
 Paesistico, 
non 
è 
questa 
una 
conseguenza 
da
 poco
 se 
si 
pensa 
che 
una città come Guidonia – 100.000
 residenti‐
,
ha 
un
 Prg 
datato
 1976 
quando 
ne 
aveva
 35.000,
 52.000
 residenti
 ‐
con
 un 
Prg 
del 
1967,
 quando 
aveva
 32.000 
residenti.

Secondo
 gli
 ambientalisti,
 l’attuale
 Piano
 Casa
 è
 stato
 notevolmente
 migliorato
 rispetto
 a prima,
e
 non 
solo 
grazie
 alle 
osservazioni 
del
 Mibac:
 attualmente
 si
 escludono 
interventi 
in aree
 agricole
 e
 in
 Aree
 Protette
 e
 si
 inibiscono
 quelli
 in
 aree
 vincolate,
 in
 particolare
 quelle costiere; 
inoltre, 
fuori
 dalle 
richieste
 mibac,
 sono 
diminuite 
le 
premialità 
sulle 
cubature 
dal 
30 al
 10%.
 Rimangono
 due
 punti
 da
 modificare:
 la
 possibilità
 di
 intervenire
 nella
 Città
 Storicaindividuata
 dal
 Prg
 di
 Roma,
 
 e
 la
 possibilità
 di
 intervenire
 nelle
 aree
 destinate
 dal
 Prg
 per ospitare
 servizi,
 con
 trasformazioni
 a
 uso
 residenziale
 e
 conseguenza
 che
 laddove
 sarebbero dovuti
 essere
 realizzati
 servizi,
 avremmo
 nuove
 case,
 appesantendo
 così
 il
 già
 notevole dimensionamento 
del
 Prg 
di 
Roma.

”Abbiamo
 scritto
 ai
 Presidenti
 dei
 Municipi
 di
 Roma
 chiedendo
 un’inequivocabile
 presa
 di posizione
 sul
 Piano
 Casa
 in
 via
 di
 approvazione
 alla
 Regione.
 Recentemente
 l’Acer
 ha
 chiesto di
 prorogarne
 il
 tempo
 di
 vigenza
 oltre
 il
 31
 gennaio
 2015.
 Non
 soltanto
 il
 Piano
 Casa
 non
 va prorogato
 –
 dichiara Roberto
 Scacchi
 direttore
 di
 Legambiente
 Lazio ‐,
 ma
 deve
 essere ulteriormente
 modificato
 salvaguardando
 la
 Città
 Storica
 da
 Garbatella
 a
 Testaccio
 passando per 
Montesacro,
 e 
impedendo 
la
 possibilità 
di
 edificare 
nuove 
case 
dove 
erano
 previsti 
servizi, creando
 una 
città
 senza 
qualità
 urbana, 
fatta 
di 
sole
 case
 con
 servizi
 già
 oggi
 per
altro 
carenti.”
Secondo
 il
 dossier
 recentemente
 presentato
 da
 Legambiente,
 l’art.
 3Ter
 comma
 3
 potrebbe generare
 dai
 2,5
 ai
 4
 milioni
 di
 mc
 nella
 sola
 città
 di
 Roma,
 previsioni
 aggiuntive
 di
 un
 Prg
 già sovradimensionato.
 “Al
 contrario,
 scriveremo
 al
 Presidente
 Zingaretti
 e
 all’Assessore
 Civita per
 chiedere
 che
 siano
 apportati
 ulteriori
 miglioramenti
 che
 vadano
 verso
 lo
 stop
 al
 consumo di 
suolo 
e 
avvio 
della 
rigenerazione
 –
 prosegue Scacchi
‐ 
il
 Piano
 Casa 
deve
 diventare
 un 
piano di
 “riuso”
 dell’esistente
 in
 ambiti
 dove
 avviare
 politiche
 di
 rigenerazione
 urbana,
 capace
 di dire
 stop
 al
 consumo
 di
 suolo,
 rilanciando
 il
 settore
 edilizio
 in
 chiave
 di
 ammodernamento energetico 
e
 riqualificazione.
 Notiamo 
poi 
che 
l’attuale
 Piano 
Casa
 della
 Regione 
Lazio 
è 
il 
solo Piano,
 tra
 quelli
 approvati
 dalle 
Regioni, a prevedre trasformazione su aree libere, certamente
 edificabili
 ma
 a
 destinazione d’uso servizi. Ben venga l’housing sociale: ma non a scapito 
della 
qualità 
urbana”.

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Il nuovo Piano Casa della Regione Lazio e gli impatti su Roma: dossier di Legambiente

Con l’articolo 3 ter, comma 3 da 2,7 a 4,5 milioni di metri cubi residenziali per 40mila nuovi abitanti: una maxi variante al Prg di Roma.

Gli ambiti della città storica, da Garbatella a San Lorenzo, a rischio stravolgimento.

Legambiente Lazio nel nuovo “Dossier Piano Casa” ha studiato le ricadute sul Prg di Roma del nuovo Piano Casa delle Regione, con riferimento all’impatto sui delicati e preziosi tessuti della Città Storica e all’impatto sul dimensionamento del PRG del 2008. Il testo sta infatti per essere calendarizzato per la definitiva approvazione da parte del Consiglio Regionale e dopo aver preso parte alle audizioni svoltesi presso la competente Commissione con la presentazione di un documento di analisi fatto di proposte migliorative che sono state trasformate in emendamenti dalla Consigliera Regionale Cristiana Avenali, Legambiente mette in fila in numeri di quella che sembra più una variante urbanistica.

Alla conferenza stampa sono intervenuti Roberto Scacchi, Direttore di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali, Consigliere Regionale compenente commissione ambiente, Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale e responsabile urbanistica Legambiente, Carlo Maggini, Circolo Legambiente Aniene.

Dal dossier, in relazione a Roma, persistono due criticità che rischiano di regalare nuove colate di cemento: in primo luogo l’articolo 3ter comma 3 che permetterebbe di costruire nuova edilizia residenziale per 2.745.600 di metri cubi nell’ipotesi minima e 4.529.894 di metri cubi nell’ipotesi massima non prevista dal piano vigente, e poi la possibilità di applicare il Piano Casa sugli immobili ricadenti nella Città Storica individuata dal Prg del 2008. In particolare la possibilità di cambiare la destinazione d’uso da servizi a residenziale, con un premio in cubatura, perfino per le previsioni ancora da realizzare nei piani attuativi risulta preoccupante. Perché riguarda quartieri oggi dormitorio e che invece di veder finalmente arrivare servizi e funzioni urbane vedranno sorgere altre case. E’ da sottolineare che le previsioni e i numeri del dossier di Legambiente riguardano solo Roma, ma gli effetti del Piano Casa si determinerebbero anche in tutto il Lazio. Già molto è stato fatto con le proposte di Legge regionale n. 75 e n. 76 della Regione Lazio a modifica del Piano Casa, ma molto rimane ancora da fare per creare una vera discontinuità con la sciagurata stagione della Legge regionale 11 agosto 2009, n.21 il Piano Casa dalla Giunta Polverini/Ciocchetti. L’art.3ter comma 3 nel testo attuale del Piano Casa prevede: “Nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale, nell’ambito di piani e programmi attuativi di iniziativa pubblica o privata, nonché di ogni atto deliberativo comunale avente efficacia di atto attuativo del Prg, ancorché decaduti, è consentito il cambio di destinazione d’uso delle superfici utili lorde non residenziali, previste dal Piano per la stessa area, per la realizzazione di immobili ad uso residenziale, fino ad un massimo di mq 10.000 di superficie utile lorda, a cui può essere aggiunto l’incremento del 10% della superficie utile lorda oggetto del cambio di destinazione d’uso. La realizzazione di tali interventi rimane subordinata alla riserva di una quota di superficie, stabilita nella misura minima del 30%, destinata alla locazione con canone calmierato per l’edilizia sociale”. Cioè il massimo di applicabilità dell’art. 3ter comma 3 è pari a mq 10.000, + un’incentivo del 10%, e quindi mq 11.000 (pari a mc 35.200, corrispondenti a 293 nuove stanze/nuovi residenti). 1/3 di quella cubatura, nella misura minima (mc 11.733) sono destinati all’edilizia sociale per la durata di 15 anni, dopodiché, sia pure a prezzi ribassati rispetto al mercato, quegli alloggi andranno in libera vendita, mentre 2/3 di quella cubatura (mc 23.467) sono destinati da subito al libero mercato. Nel testo precedente, l’art. 3ter comma 3 era letteralmente micidiale per gli equilibri del Prg, giacchè pur prevedendo superfici analoghe – mq 10.000 + 10% – stabiliva una raccapricciante retroattività di ordine proporzionale, estesa alle superfici non residenziali già realizzate nell’ambito, ed estese anche alle superfici non residenziali ancora da realizzare, purchè programmate. Per fare un solo esempio: a Bufalotta quest’articolato prevedeva mq 10.000 + 10%, più in proporzione quanto già realizzato per Ikea, per Leroy Marlen, e quanto ancora da realizzare con destinazione non residenziale, ossia mc 1.000.000. Il che significava qualcosa come almeno mc 800.000.

Nel dossier Legambiente sottolinea come il nuovo testo del Piano Casa ha sicuramente portato cambiamenti importanti al famigerato, Piano Casa della Giunta Polverini, contestato dall’intero mondo ambientalista e oggetto dell’impugnativa del Governo Monti attraverso l’azione del Mibac. Nel nuovo testo del Piano Casa (ex Legge Regionale n. 21, oggi L.R. n. 75) attraverso il combinato disposto con la L.R. n. 76 (recepimento delle osservazioni impugnative del Mibac) già approvata dal Consiglio Regionale, scompare la norma che avrebbe consentito nei Piani Attuativi già disciplinati dai Prg di chiedere il cambio di destinazione d’uso a residenziale per le aree disciplinate a verde pubblico e servizi di standard, viene cassata la possibilità di applicare il Piano Casa sugli immobili ricadenti nelle aree agricole, è stata cancellata la norma che prevedeva l’applicazione del Piano Casa sugli immobili ricadenti nelle Aree 4/Aree di sviluppo economico e sociale dei Parchi Regionali dotati di Piano d’Assetto, e per i Parchi tuttora privi del Piano, sugli immobili ricadenti nelle Aree B delle singole leggi istitutive delle Aree Protette (1.500 ettari complessivamente coinvolti), sono state definite categorie edilizie certe per gli ampliamenti degli immobili, è stata eliminata la norma che consentiva l’applicazione del Piano Casa sugli immobili ricadenti in aree con vincoli paesistici, poiché ambiti costieri, è stata cassata la norma che prevedeva, ai fini dell’accesso al Piano Casa, la possibilità dell’autocertificazione degli immobili tuttora privi di concessione edilizia in sanatoria, che avrebbe costituito un gigantesco “perdono edilizio”. Legambiente chiede alla Regione Lazio di segnare la discontinuità con la gestione del Piano Casa di Polverini e Ciocchetti intervenendo sui problemi ancora aperti e che potrebbero determinare impatti negativi rilevanti su Roma e le altre città del Lazio. “Roma ha bisogno di interventi di riqualificazione e di servizi nelle periferie, portare altre case in quartieri con rilevanti problemi idrogeologici sarebbe una scelta sciagurata che chiediamo alla Regione di scongiurare. Il Piano Casa così com’è si applicherebbe anche a Ostia, Prima Porta, Isola Sacra, Infernetto, Castel Giubileo – dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio -. Per questo chiediamo di modificare la norma sul cambio di destinazione d’uso per i programmi attuativi o quanto meno di riaprire i termini del Piano Casa ai comuni che potreanno così decidere autonomamente l’impatto, facendo in modo che questo strumento sia applicato per la riqualificazione di ambiti individuati dove avviare politiche di rigenerazione urbana”.

“Nel Lazio va aperta finalmente la stagione della rigenerazione urbana – ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale Legambiente – La proposta di Piano Casa presentata dalla Giunta Zingaretti rischia di dare continuità ad interventi che guardano al passato, prevedendo altre case in quartieri dormitorio al posto dei servizi previsti dal piano. Per rilanciare il settore edilizio, creare lavoro, occorrono invece provvedimenti per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio  e scelte chiare per lo stop al consumo di suolo e il recupero delle periferie, la lotta all’abusivismo”. La piaga dell’abusivismo continua infatti, in barba alla crisi economica, a aggredire il territorio italiano con 26mila immobili illegali costruiti in Italia nel 2013.

GLI IMPATTI DEL NUOVO PIANO CASA
Qual è il campo di azione dell’Art. 3ter comma 3, individuato dalla Delibera n. 9? Legambiente ha individuato 176 ambiti/aree, tra: le aree del I° e del II° PEEP (Piano di Edilizia Economica e Popolare) con destinazione non residenziale non attuata (questi sono i piani ancorché decaduti), 12 ambiti individuati dal Prg nella dizione detta “ambiti a pianificazione particolareggiata definita” ossia aree disciplinate da strumenti attuativi approvati prima del nuovo Prg, le Zone 0 ossia i quartieri abusivi ex borgate sanate dal I° Condono Edilizio (nel Prg definite ambiti a pianificazione particolareggiata definita) e gli Ambiti a Trasformazione Ordinaria ossia il “residuo” delle previsioni edificatorie del Prg del ’65 generosamente confermati nella loro edificabilità dal nuovo Prg (questi sono i Piani attuativi disciplinati successivamente all’approvazione del Prg).

Su questi 176 ambiti/aree effettuando una stima della potenzialità edificatoria teorica minima/massima, abbiamo ottenuto una stima/proiezione dell’applicazione dell’art. 3ter comma3 che, nella sua ipotesi minima “mette in gioco” mc 2.745.600 (22.880 nuove stanze/residenti, su mq 773.625), mentre nell’ipotesi massima vengono “messe in gioco” mc 4.529.894 (ossia 37.749 stanze/residenti, su mq 1.415.591). Numeri in entrambi le ipotesi di una Variante Generale al Prg, e le Varianti le fanno i Consigli Comunali, non la Regione. Secondo l’art. 4 comma 2 del “vecchio” Piano Casa si prevedeva la possibilità per i Comuni di approvare specifiche Deliberazioni per individuare, rispetto ai propri Prg, in quali ambiti applicare i singoli articoli, e in quali ambiti inibirne l’applicazione. Questo perché il Piano Casa agisce in variante dei Prg vigenti, e quindi un’indiscriminata applicazione significherebbe l’implosione delle previsioni e dei contenuti degli strumenti urbanistici. In tal senso il 30 Gennaio 2012, la Giunta Alemanno portò in Consiglio Comunale la Delibera n. 9, con la quale, in riferimento all’art. 3ter comma3, si indicava dove applicarlo e dove non applicarlo. Questa Delibera si limita perà ad escludere dall’applicazione dell’art. 3ter comma 3 le Centralità da pianificare (Anagnina Romanina, Tor Vergata, La Storta, Pietralata, Acilia–Madonetta, Saxa Rubra, Massimina, Ponte Mammolo, Ostiense), dove il Prg prevede un mix di funzioni, e quindi l’applicazione di quell’articolo avrebbe compromesso il giusto equilibrio tra le varie destinazioni d’uso, gli Ambiti di Riserva a Trasformabilità vincolata (ex aree agricole oggetto di apposito bando emanato dalla Giunta Veltroni per il reperimento di aree per soddisfare le “solite” esigenze compensative, per circa 420 ettari, dai 770 ettari del Piano adottato, poi ridotti dal Tavolo Verde a circa 350, per essere poi riportati nei numeri detti durante la notte durante la quale fu approvato il Prg) e le aree afferenti al Sistema dei Servizi, delle Infrastrutture e degli Impianti Tecnologici individuate dal Piano. Tutto qui: e infatti la Delibera n.9 individua il “campo di applicazione” dell’art. 3ter comma 3 negli Ambiti a Pianificazione Particolareggiata definita e nei Piani Attuativi approvati successivamente all’approvazione del Prg del 2008. Non è infatti poco, perché occorre considerare che il Prg del 2008 è in “fase da tempo attuativa” per qualcosa come almeno il 75% delle proprie previsioni, ed inoltre la dizione – i piani ancorché decaduti – rischia di “resuscitare” previsioni urbanistiche ormai vetuste.

Legambiente chiede alla Regione di dare la possibilità ai Comuni di avviare proprie deliberazioni che indichino dove si applica l’art.3 ter comma 3, e dove invece non si applica. Anche perché i Comuni hanno espresso le proprie deliberazioni sulla base del vecchio testo della legge; logica vuole che se cambia il testo, i Comuni abbiano una nuova possibilità per esprimersi. Per Roma rimettere mano alla delibera sarebbe un’occasione: è noto che nella sua campagna elettorale, il Sindaco Marino ha parlato di 112 ambiti dove avviare politiche di rigenerazione urbana (erano 113, ma l’operazione sulla Caserma di Via Guido Reni è già avviata). Allora si individuino questi 112 ambiti, li si confronti con le specifiche previsioni del Prg, e si istruisca una nuova delibera che superando la Delibera n. 9 di Alemanno, stabilisca che il 3ter comma 3 si applica elusivamente negli ambiti di rigenerazione urbana individuati. In questo modo queste trasformazioni possono essere il “volano” per attrarre gli operatori: l’alternativa è quella descritta nel nostro dossier in schede dei singoli Municipi , ossia “fare altre case” in quartieri e ambiti dove attualmente ci sono soltanto case.

La Delibera n. 9 apre poi un “varco” sulla Città Storica del Prg, salvaguardando esclusivamente i Tessuti T1, T2, T3 e T10. Tutto il resto (T4, T5, T6, T7, T8, T9) è Piano Casa/Capo II°. Amorfe sigle, nascondono luoghi bellissimi, il “bel costruito” di Roma, la memoria architettonica del nostro Paesaggio Urbano. Inoltre i 25.000 Edifici della Carta della Qualità saranno, secondo la delibera, oggetto di un adeguamento da parte degli Uffici per valutarne l’effettivo valore, e quindi valutare la possibilità di ampliare il campo d’azione del Piano Casa.
La Città Storica individuata dal Prg. Il Piano Regolatore del 2008 estende la tutela dalla sola Zona A del D.M. 1444/68, ossia il Centro Storico interno alle Mura Aureliane, a parti di città esterne al Centro Storico, anche situate in Periferia. Dai 3.200 ettari del Prg del ’65, si arriva a 5.370 ettari. La Città Storica è quindi anche la Città Giardino di Montesacro, di Garbatella, i villini di Via
Nomentana e del Lungomare Paolo Toscanelli a Ostia, l’Eur, San Lorenzo, Testaccio, Prati, il quartiere Coppedè, Gianicolense, Portuense, Monteverde, Flaminio. A questi occorre aggiungere i 25.000 edifici censiti nella Carta della Qualità. La Delibera n. 9 esclude Piazza Navona, gli edifici innsistenti sul Pantheon, parte di Trastevere, parti del quartiere Monti, l’area del Tridente e intorno a Piazza del Popolo, Piazza di Spagna e gli immobili intorno al Quirinale, Piazza Esedra e dintorni, Via Veneto, parte di Via del Corso e un’altra parte di Trastevere, il Borgo Storico di cesano, Santa Maria di galeria, il Castello di Lunghezza, il complesso del San Michele, Palazzo Farnese … e ci mancherebbe. Possono invece essere oggetto del Piano Casa (ampliamento, cambio di
destinazione d’uso, sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione) il quartiere Coppedè, il Salario, Piazza Bologna, San Lorenzo, l’Esquilino, i Parioli, San Giovanni, Ostia, Prati, Flaminio, l’Eur e Testaccio. Al fine di salvaguardare la Città Storica e gli edifici inseriti nella Carta della Qualità, Legambiente Lazio ha proposto all’Assessore Civita un emendamento con l’obiettivo di escludere tali ambiti dall’applicazione del Piano Casa. Una norma che prevede la salvaguardia e la conservazione dei volumi esistenti e l’immodificabilità delle facciate, con il fine di preservarne il carattere qualitativo all’interno della memoria storica del paesaggio urbano.

“Una delle conquiste del Nuovo Piano Regolatore di Roma approvato nel 2008 era nel passaggio dal concetto di Centro Storico al tema della Città Storica – dichiara Carlo Maggini del circolo Legambiente Aniene – . La delibera n. 9 del 2009 voluta dall’allora Sindaco On. Alemanno, per la definizione degli ambiti di applicazione del Piano Casa torna indietro nel tempo, salvaguardando soltanto gli edifici del vecchio Centro storico (i tessuti T1, T2, T3 e T10 nuclei isolati). Tutto il resto rimane incluso nella potenzialità di applicazione del Piano Casa, Capo II. Parliamo dell’edilizia di pregio dei quartieri della fine dell’ottocento e del novecento. Qui il Piano Casa rimane applicabile con interventi di ampliamento, sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici, cambio di destinazione

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Piano casa, Legambiente: Zingaretti con primo atto ha bloccato cemento a Roma su tremila ettari destinati a verde e servizi

Piano casa, Legambiente: Zingaretti con primo atto ha bloccato cemento a Roma su tremila ettari destinati a verde e servizi

96 milioni di nuovi metri cubi. Era questo il rischio esplosivo dell’applicazione dell’articolo 3 ter dello sciagurato Piano Casa prodotto dalla Giunta Polverini, ora bloccato dal primo atto amministrativo del neo eletto presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Come è noto il cosiddetto “piano casa” prevedeva la possibilità di trasformare le aree destinate a “Verdi e servizi pubblici” -e non ancora espropriate-, in aree edificabili, dove realizzare alloggi destinate ad edilizia convenzionata, e quindi non certo edilizia destinata al disagio e alla mancanza di alloggi per i ceti e i soggetti socialmente deboli.

“La revisione del Piano Casa della Giunta Zingaretti salva circa tremila ettari di aree destinate dal piano regolatore di Roma a verde e servizi pubblici -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non si finisce mai di parlare male dello sciagurato piano casa del duo Polverini – Ciocchetti. Stavolta, grazie ad un assurdo artificio, il rischio sarebbe stato davvero enorme, viste le moltissime aree che il Comune non è mai riuscito ad espropriare, che con una semplice richiesta sarebbero divenute edificabili. Ancora inutile cemento, senza incrociare la domanda di casa mentre nella Capitale ci sono 250mila case sfitte, creando nuovi quartierini fatti solo di case, senza alcuna qualità ambientale e nei servizi. Una scelta che sarebbe stata doppiamente sbagliata, visto che una città non è fatta solo di case, ma di servizi pubblici, di verde pubblico, di verde di standard.”

Ebbene i numeri sono clamorosi, secondo le stime di Legambiente: su tremila ettari, sono stati scongiurati circa 30 milioni di metri quadri di nuovo cemento, ossia 96 milioni di metri cubi – applicando l’indice edificatorio previsto dal Prg di Roma-, una nuova città pari a 800 mila nuovi residenti, quasi equivalente alla città di Torino.

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Piano Casa, Legambiente: è in contrasto con norme paesistiche, è dovere del Ministro Galan impugnarlo, non vezzo.

“Non si può sempre buttare tutto “in politica”, il cosiddetto piano casa della Regione Lazio è palesemente in contrasto con le norme del Codice dei Beni Culturali e quindi è un dovere del Ministro Galan impugnarlo, non un vezzo, sarebbe strano se non lo facesse – così Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. In deroga alle classificazioni dei piani paesistici potranno essere realizzati “bacini sciistici”, “opere pubbliche o private di pubblico interesse quali ospedali, cimiteri, interventi portuali, strutture ricettive di carattere alberghiero ed extra alberghiero, scuole, università, impianti e attrezzature sportive”. Cosa c’entra tutto ciò con il diritto alla casa? E perché prevedere procedure diverse e accelerate rispetto a quelle previste dalla legge? Questi dispositivi permetterebbero scempi irreparabili al nostro paesaggio, sono indifendibili, il vero scandalo è averli approvati in Consiglio regionale.”

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