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Le 10 proposte di Legambiente per liberare Roma e il Lazio dalla dittatura delle discariche

Roma può e deve uscire dalla dittatura delle discariche, una soluzione al caos immondizia che regna nella Capitale c’è e Legambiente la articola in 10 proposte che Roma Capitale può mettere in campo per dare un volto nuovo e pulito alla gestione dei rifiuti. E’ questo il senso della conferenza cittadina “Fuori dalla palude del sistema Malagrotta” che si è svolta questa mattina presso la Sala Conferenze Università E-Campus, alla quale hanno partecipato, tra gli altri Estella Marino, Assessore all’Ambiente del Comune di Roma; Roberto Scacchi, Direttore di Legambiente Lazio; Cristiana Avenali, Consigliera Regionale, componente Commissione Ambiente, Rifiuti, Mobilità; Gianfranco Bongiovanni, Occhio del Riciclone; Athos De Luca, Presidente Commissione Ambiente di Roma Capitale; Maurizio Melandri, Comitato Malagrotta; Eugenio Stanziale, Segretario CGIL Roma e Lazio; Adriano Travaglia, Comitato Spontaneo Cittadini di Villa Spada.

Roma ha bisogno di una raccolta differenziata porta a porta secco/umido in tutta la città. Il modello a cassonetto va superato e abbandonato, servono investimenti per diffondere il sistema domiciliare in tutta la città con un forte coinvolgimento dei cittadini. Se sono stati firmati contratti per l’acquisto dei cassonetti della tradizionale raccolta stradale si valuti la rescissione del contratto per evitare di ingessare su questo modello la raccolta dei rifiuti dei prossimi anni in città. Serve un mandato chiaro ad AMA che indichi compiti e responsabilità dell’azienda per puntare tutto su riduzione, riciclaggio e riuso. Vanno riscritti il contratto di servizio e il piano industriale dell’azienda per puntare su impianti e servizi necessari per poter riciclare organico, carta, vetro, metalli, e sugli spazi per il riuso nelle vecchie e nuove isole ecologiche. AMA dovrà anche definire nuovi accordi con i sindacati e i lavoratori che prevedano più efficienza per superare gli enormi limiti dell’azienda.

“Per liberare Roma e il Lazio dalla dittatura delle discariche serve il coraggio e la volontà politica che sono mancati fino ad oggi –afferma Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente.- Per ridurre i conferimenti in discarica la Regione utilizzi la leva economica, rendendo più costosa questa modalità di smaltimento, come fatto con successo negli ultimi anni nelle Marche e in Sardegna. Il Comune invece deve domiciliarizzare la raccolta differenziata in tutta la città, come sta avvenendo a Milano. Solo così, e con una rete di impianti di riciclaggio ancora tutta da costruire, potremo lasciarci alle spalle la lunga stagione delle mega discariche del sistema Malagrotta. Attendiamo su questo fronte un segnale di forte discontinuità rispetto al passato dalla politica locale.”

Servono nuovi impianti per il trattamento della frazione organica. L’organico va raccolto in maniera differenziata piuttosto che trattato e mandato in discarica, e Roma ha una clamorosa carenza in tal senso. Nel 2012 sono state 1.753.782 le tonnellate di rifiuti urbani e assimilati nella Capitale e oltre 500mila di queste sono rifiuti organici. Per questo Legambiente chiede che si estenda la raccolta dell’organico a tutta la città e ci si doti dei necessari impianti per il trattamento. Allo stesso modo non è necessaria la costruzione di nuovi impianti di trattamento meccanico biologico, Roma ne ha ben 4 e i numeri della differenziata in crescita non richiedono affatto investimenti in questa direzione.

Oggi i TMB sono pensati però con una logica vecchia, devono essere trasformati in vere e proprie “fabbriche di materiali” che, potenziando le fasi di selezione, aumentano le rese di recupero del 20%.

Prevenire la produzione dei rifiuti è un obiettivo fondamentale, entro cinque anni i rifiuti si possono ridurre del 10%. Promuovere l’acqua del rubinetto, il compostaggio domestico, stringere accordi con i commercianti e la distribuzione sulla riduzione degli imballaggi, stabilire una tariffazione puntuale, creare centri del riuso, pensare sagre e feste in maniera sostenibile con l’uso di stoviglie riutilizzabili. Bisogna realizzare isole ecologiche e punti di raccolta in tutti i Municipi e nei quartieri anche prevedendo spazi all’interno esclusivamente dedicati al riuso e alla preparazione al riutilizzo per favorire il riuso e il recupero di materiali senza alcun trattamento industriale. Secondo uno studio condotto da Occhio del Riciclone il 52% dei rifiuti che attraversano le isole ecologiche romane, è potenzialmente riusabile e più della metà ha una propria filiera di riferimento nei circuiti del riuso.

Stop a inutili commissariamenti. I rifiuti prodotti da Roma Capitale non possono essere seppelliti fuori città, implica emissioni inquinanti dovute al trasporto, è costoso e incide ingiustamente su una comunità che quei rifiuti non li ha prodotti. Serve un siting serio per valutare quali spazi idonei si possano trovare all’interno del Comune di Roma, con un percorso trasparente che riporti legalità in un settore così delicato. Legambiente propone anche gli “Stati generali per il futuro della Valle Galeria” da lanciare con associazioni, comitati e cittadini della zona e insieme a Regione, Comune, Municipi, perché ora che Malagrotta è chiusa, bisogna andare avanti. Servono tempi certi per il capping e le operazioni di bonifica del sito, la post gestione, con spese che devono essere tutte a carico del gestore senza alcun cofinanziamento pubblico.

Alla Regione Lazio Legambiente chiede nuovo serio e concreto piano rifiuti regionale, ora che la Regione ha abolito una parte del vecchio piano rifiuti e stanziato fondi per la differenziata. Obiettivi ambiziosi per la differenziata, la riduzione e il riuso, strategie concrete per il loro raggiungimento, piani specifici per il riciclaggio e la riduzione con tempi, azioni e sostegno economico per la realizzazione, promozione del compostaggio di comunità. La Regione deve anche elevare al massimo possibile la cosiddetta ‘ecotassa’, in modo che i Comuni che evitano l’interramento dei rifiuti siano premiati. Il tributo deve essere modulato in base ad un criterio di premialità/penalità. Se più di 2 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno sono stati conferiti in discarica, è anche perché è costato la cifra irrisoria tra i 40 e 70 euro a tonnellata.

“Il caos immondizia a Roma deve trovare una soluzione definitiva, per uscire dalla palude di Malagrotta e dal sistema illegale gravissimo portato alla luce dalla Procura, bisogna puntare tutto sul pezzo pulito del ciclo dei rifiuti, su riciclaggio, riduzione e riuso –dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Serve entro pochi mesi una svolta nella gestione dei rifiuti nella Capitale, affidando un mandato chiaro ad AMA, con un nuovo contratto di servizio e un nuovo piano industriale, per togliere i cassonetti dalle strade di Roma e passare con decisione alla raccolta domiciliare in tutta la città, con un sistema omogeneo. Questo è il momento per battere discariche e inceneritori, le istituzioni devono fare la loro parte, ma serve un grande e allargato coinvolgimento dei cittadini per dare un volto nuovo alla Capitale su un servizio così importante e delicato come la gestione dei rifiuti”.

 

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Malagrotta, Legambiente: “La discarica non è la soluzione, Roma punti su un serio piano per la differenziata porta a porta”

Legambiente stasera all’incontro con sindaco e cittadini a Malagrotta: “La discarica non è la soluzione, Roma punti su un serio piano per la differenziata porta a porta”

Legambiente questa sera parteciperà all’incontro a Malagrotta con il Sindaco Marino e i cittadini per chiedere una nuova gestione dei rifiuti nella Capitale, ora che la mega discarica è chiusa.

“Non ci sono dubbi che Malagrotta andasse chiusa, e sono stati coraggiosi Regione e Comune ad andare fino in fondo a questa scelta, ora a Roma serve una nuova gestione dei rifiuti tutta basata su differenziata porta a porta, riduzione e riuso -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Gli impatti nella Valle Galeria sono sotto gli occhi tutti, serve un serio piano rifiuti che faccia a meno delle discariche, adesso che il ‘buco’ è stato chiuso, un solo piccolo errore può davvero portare all’emergenza. Mandare i rifiuti fuori dalla Capitale e dalla Regione può essere una soluzione per qualche settimana, ma se si protraesse sarebbe sintomo di incapacità nella gestione, una cosa folle.”

Per questo, Legambiente continua a chiedere un tavolo di incontro  tra tutti i soggetti e le parti sociali che si occupano di differenziata e rifiuti: Comune di Roma, Ama, Municipi ma anche cittadini e associazioni che da anni trattano questi temi, l’unica strada per riuscire in una gestione partecipata e  funzionale. Al contrario di quanto sarebbe necessario, infatti, in queste settimane AMA sta estendendo ad altri 5 municipi lo stesso tipo di raccolta differenziata risultata inefficace nel terzo municipio dove ormai è già attiva da quasi un anno.
“A Roma serve un sistema efficiente di differenziata porta a porta, omogeneo in tutto il territorio e comunicato in maniera chiara ai cittadini per coinvolgerli in prima persona -dichiara Maddalena Gesualdi, responsabile rifiuti di Legambiente Lazio-. Il modello AMA con la raccolta dell’organico su strada senza alcun controllo porta a una scarsa qualità dei materiali raccolti, è un sistema che va fermato subito, altro che esteso. Per questo Legambiente ha iniziato e presenterà nei prossimi giorni un monitoraggio, municipio per municipio, per denunciare la farsa e chiedere al Comune di intervenire per bloccarla.”

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Rifiuti, Legambiente: “Non si può discutere del nuovo sito senza tre condizioni: provvedimento chiusura definitiva Malagrotta, piano speciale raccolta differenziata porta a porta, definizione tempi e quantitativi rifiuti da conferire”.

Rifiuti, Legambiente: “Non si può discutere del nuovo sito senza tre condizioni: provvedimento chiusura definitiva Malagrotta, piano speciale raccolta differenziata porta a porta, definizione tempi e quantitativi rifiuti da conferire”.

“Non si può nemmeno aprire la discussione sul nuovo sito di discarica, senza tre condizioni precise che Legambiente chiede con  chiarezza: la Regione emetta il provvedimento per la chiusura definitiva della discarica di Malagrotta, il Comune presenti un piano speciale e concertato per la raccolta differenziata porta a porta e il Commissario definisca tempi e quantitativi dei rifiuti ancora da conferire in discarica -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Ormai da troppo tempo si parla del nuovo sito e sono  stati commessi errori madornali negli anni passati, tanto da far tornare indietro le ipotesi su Corcolle, Riano e Malagrotta stessa. Ora i cittadini hanno giustamente perso la fiducia in chi deve scegliere e questo è un problema che si devono porre le istituzioni, non possono affatto sottovalutarlo. Ai cittadini va spiegato quale è l’orizzonte che li attende, quali sono gli obiettivi e le azioni concrete su riduzione,
riuso e raccolta differenziata e con quali investimenti, come e quando chiuderà davvero Malagrotta, quali saranno le tipologie e i  quantitativi che debbono continuare ad andare in discarica e per quanto tempo. L’emergenza romana stavolta è affrontata in un contesto istituzionale completamente diverso, dalle nuove amministrazioni del Comune e della Regione e dal Ministero ci aspettiamo risposte chiare e precise a quelle che ci paiono le condizioni minime nelle quali va inserita la scelta di un nuovo sito.”

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Legambiente alla Festa del Terzo Settore nella giornata sull’ambiente

Legambiente alla Festa del Terzo Settore nella giornata sull’ambiente: “Su rifiuti, Regione rifaccia il piano, lanci un programma per la prevenzione e il riuso, investa su progetti mirati per la differenziata porta a porta”
“Nel Lazio bisogna rifare il piano regionale rifiuti, lanciare un programma per la prevenzione e il riuso, investire su progetti mirati per la differenziata porta a porta e gli impianti per il riciclaggio, abbandonando l’inutile commissariamento. Sono queste le priorità perché la Regione Lazio esca da una gestione disastrosa tutta puntata su discariche e inceneritori –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, tra i relatori del convegno su “Recupero, Riciclo, Riuso: salvaguardia dell’ambiente e risorsa per lo sviluppo” organizzato dal Forum del Terzo Settore nell’ambito di “Estate Tuscolana”, manifestazione che si tiene negli spazi di Via Tuscolana 2068 (km 13,5)-. Nel 2012 nel Lazio la differenziata è ferma ancora al 22,1%, siamo lontanissimi dagli obiettivi di legge e ben al di sotto della media nazionale, secondo gli ultimi dati del Rapporto Ispra. A Roma e in tutta la regione serve una nuova gestione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata porta a porta, è questo il modello vincente dei 1.100 Comuni ricicloni italiani, non serve inventarsi niente di  uovo, va solo trovata la maniera più intelligente per applicarlo, usando gli oltre 700 milioni di euro che i cittadini versano nella Capitale con la tariffa e anche i 130 milioni di euro che la Regione vuole investire nel Lazio in questa direzione. La Regione deve pianificare un percorso e soprattutto fissare obiettivi e tempi, coinvolgendo Province, Comuni, imprese e parti sociali. In questo senso, bisogna prevedere interventi concreti per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti a monte, con un protocollo che metta in campo buone pratiche,
vanno anche realizzate le isole ecologiche con gli spazi per il riuso e costruiti i necessari impianti per gestire la raccolta differenziata. I cittadini sono pronti e hanno tanta voglia di far bene, occorre venire loro incontro per raggiungere grandi risultati e puntare finalmente davvero su un’economia verde per modernizzare il Lazio e uscire dalla crisi.”

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Differenziata, Legambiente: stop a gara AMA per assurdi cassonetti a scomparsa al Torrino, subito porta a porta nel nuovo quartiere.

Differenziata, Legambiente: stop a gara AMA per assurdi cassonetti a scomparsa al Torrino, subito porta a porta nel nuovo quartiere.

A Roma ancora una volta l’AMA non punta sul porta a porta per aumentare la differenziata. Per capirlo basta leggere le decine di pagine della gara per “nove sistemi interrati adibiti al conferimento dei rifiuti” nel quartiere di Torrino-Mezzocammino, pubblicata il 2 ottobre con scadenza 19 novembre e ora prorogata al 17 dicembre, che Legambiente chiede di stoppare immediatamente. Una nuova scelta sbagliata, secondo Legambiente, dopo l’intenzione manifestata di spendere 25 milioni di quelli erogati da Regione e Ministero Ambiente per nuovi contratti full-time per 1.500 persone, e il progetto del nuovo modello del Municipio IV dove solamente 30mila persone passeranno al porta a porta e sarebbe prevista una raccolta dell’organico con un enorme cassonetto stradale.

“E’ assurdo, piuttosto che puntare subito sul porta a porta in un quartiere nuovo come il Torrino, l’AMA vuole spendere un milione e mezzo di euro per cassonetti a scomparsa sotterranei, una tecnologia costosa e dannosa per una differenziata ben fatta -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Pur di fare dispendiosi appalti non si sa più cosa inventare, quando nell’area scelta gli spazi sono talmente ampi che permetterebbero di fare la raccolta differenziata domiciliare porta a porta con una estrema facilità, con sacchetti semi trasparenti per tutte le frazioni e bidoncini per l’organico. Piuttosto che avvicinare al cittadino la differenziata per renderla più facile, AMA sceglie un altro nuovo modello che rende tutto più difficile. Una follia, nel bel mezzo della crisi discarica, quando bisognerebbe davvero puntare su riduzione e riuso e mettere al centro la differenziata, mentre di scandali assurdi in AMA ne spunta uno al giorno. Dopo tutti gli esperimenti già falliti come ad esempio il duale, chiediamo l’immediato ritiro della gara e lo stop al progetto, per realizzare invece un serio porta a porta.”

La motivazione della scelta sarebbe quella di “una notevole riduzione del numero dei cassonetti presenti a livello stradale, una minor frequenza della raccolta dei rifiuti, una migliore qualificazione dell’arredo urbano e l’assenza di cumuli di rifiuti in prossimità dei cassonetti.” L’appalto ha ad oggetto la fornitura e posa in opera di 9 sistemi interrati adibiti al conferimento dei rifiuti ed alla movimentazione di compattatori e la fornitura di 9 compattatori monopala, da installare nel comprensorio di tipo residenziale, denominato Torrino-Mezzocammino (…), oltre al servizio di manutenzione per la durata di 24 mesi.

Leggendo le decine di pagine del capitolato e del disciplinare si evidenziano una infinità di inutili complicazioni: “gli impianti proposti dovranno in ogni caso essere in grado di intercettare qualsiasi tipologia di rifiuto, compresi i rifiuti multi materiale, carta e plastica, immesso manualmente dall’utente attraverso le bocche di conferimento poste sulla superficie dell’isola ecologica”, “la capacità delle bocche di carico dovrà essere non inferiore a 110 lt.”, “il sistema si deve trovare all’interno di una fossa (vano di contenimento) e la piattaforma superiore deve collocarsi allo stesso livello del manto stradale”, “a comando, il sistema si deve poter sollevare, portando la piattaforma inferiore a livello stradale, per consentire l’operazione di prelievo del compattatore pieno e posizionamento di un compattatore vuoto.” Ovviamente si richiedono specifiche per i ricambi del complicato sistema come “cataloghi ricambi e listino prezzi per ogni componente costituente il sistema interrato, opportunamente codificato, in modo da permettere l’identificazione univoca del singolo componente nonché listino prezzi per ogni componente
costituente il compattatore scarrabile”. Addirittura, vista la particolarità della tipologia di impianto, “farà parte integrante della fornitura un corso di addestramento destinato agli operatori di AMA”, “un corso per gli operatori delle attrezzature (60 operatori) in 3 gruppi da 20 operatori, con almeno un’ora/operatore”, “un corso per gli addetti alla manutenzione dei sistemi interrati (40 addetti) in 4 gruppi da 10 addetti/corso con almeno 3 ore/addetto”, “un corso per gli addetti alla manutenzione dei compattatori (40 addetti) in 4 gruppi da 10 addetti/corso con almeno 3 ore/addetto.”

“Ma qual è la progettazione complessiva del servizio di raccolta differenziata del comprensorio Torrino-Mezzocamino? Da cosa nasce secondo l’AMA la necessità di realizzare le nove isole ecologiche a scomparsa? -si domanda Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. In questi sistemi di norma per ogni postazione è possibile raccogliere solo un tipo di rifiuto differenziato, a meno che non si voglia mischiare tutto sottoterra, allora c’è da chiedersi come si vogliano raccogliere le altre tipologie o se i cittadini dovranno girare tra i vari cassonetti a scomparsa per trovare quello giusto, con una notevole distanza da percorrere. Oltre ai costi di fornitura e posa in opera, poi, AMA dovrebbe spiegare i costi di gestione nel tempo di questi impianti che possono avere ovviamente dei guasti, visto che nel canone d’appalto è compresa la manutenzione per i soli primi 24 mesi. Insomma nuovi cassonetti sottoterra, nuovi camion, nuovi corsi di formazione, ma a che pro? Tanto più, che la stessa AMA ha già detto che nel
2013 il XII municipio passerà al porta a porta in applicazione del Patto per Roma. Un motivo ulteriore per non buttare questi soldi senza raggiungere alcun risultato, in un quartiere in costruzione, dove a regime ci saranno 14.000 abitanti e adesso ce ne saranno circa 6.000 che dovrebbero passare subito al porta a porta.”

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Patto differenziata: bene nuovi fondi, ma su piano ennesimo rinvio.

Patto differenziata, Legambiente: bene nuovi fondi, ma su piano ennesimo rinvio. No scelta nuova discarica a ferragosto.
“Avevamo salutato con attenzione il patto per Roma sulla differenziata, ma sono passati due mesi e di concreto ci sono solo i soldi della Regione e del Ministero, per il resto la firma di oggi rinvia tutto al 15 settembre e dopo -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il tavolo con le associazioni e le parti sociali doveva riunirsi entro giugno, poi luglio, alla fine non si è mai riunito, d’altronde se i programmi di lavoro saranno realizzati entro il 15 settembre è evidente che per ora non c’é niente da discutere. Gli obiettivi del porta a porta, che da sempre chiediamo, per almeno due milioni di cittadini sono importanti, ma se non si parte mai si arriva, è una strategia dilatoria sui pezzi più importanti del ciclo dei rifiuti che premia discariche e inceneritori. Dopo la nuova assurda proroga per la discarica di Malagrotta e gli errori clamorosi su Corcolle, Riano e Fiumicino, ci aspettiamo che il commissario e tutte le istituzioni evitino qualsiasi blitz di ferragosto per la scelta del nuovo sito.”

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