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Il nuovo Piano Casa della Regione Lazio e gli impatti su Roma: dossier di Legambiente

Con l’articolo 3 ter, comma 3 da 2,7 a 4,5 milioni di metri cubi residenziali per 40mila nuovi abitanti: una maxi variante al Prg di Roma.

Gli ambiti della città storica, da Garbatella a San Lorenzo, a rischio stravolgimento.

Legambiente Lazio nel nuovo “Dossier Piano Casa” ha studiato le ricadute sul Prg di Roma del nuovo Piano Casa delle Regione, con riferimento all’impatto sui delicati e preziosi tessuti della Città Storica e all’impatto sul dimensionamento del PRG del 2008. Il testo sta infatti per essere calendarizzato per la definitiva approvazione da parte del Consiglio Regionale e dopo aver preso parte alle audizioni svoltesi presso la competente Commissione con la presentazione di un documento di analisi fatto di proposte migliorative che sono state trasformate in emendamenti dalla Consigliera Regionale Cristiana Avenali, Legambiente mette in fila in numeri di quella che sembra più una variante urbanistica.

Alla conferenza stampa sono intervenuti Roberto Scacchi, Direttore di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali, Consigliere Regionale compenente commissione ambiente, Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale e responsabile urbanistica Legambiente, Carlo Maggini, Circolo Legambiente Aniene.

Dal dossier, in relazione a Roma, persistono due criticità che rischiano di regalare nuove colate di cemento: in primo luogo l’articolo 3ter comma 3 che permetterebbe di costruire nuova edilizia residenziale per 2.745.600 di metri cubi nell’ipotesi minima e 4.529.894 di metri cubi nell’ipotesi massima non prevista dal piano vigente, e poi la possibilità di applicare il Piano Casa sugli immobili ricadenti nella Città Storica individuata dal Prg del 2008. In particolare la possibilità di cambiare la destinazione d’uso da servizi a residenziale, con un premio in cubatura, perfino per le previsioni ancora da realizzare nei piani attuativi risulta preoccupante. Perché riguarda quartieri oggi dormitorio e che invece di veder finalmente arrivare servizi e funzioni urbane vedranno sorgere altre case. E’ da sottolineare che le previsioni e i numeri del dossier di Legambiente riguardano solo Roma, ma gli effetti del Piano Casa si determinerebbero anche in tutto il Lazio. Già molto è stato fatto con le proposte di Legge regionale n. 75 e n. 76 della Regione Lazio a modifica del Piano Casa, ma molto rimane ancora da fare per creare una vera discontinuità con la sciagurata stagione della Legge regionale 11 agosto 2009, n.21 il Piano Casa dalla Giunta Polverini/Ciocchetti. L’art.3ter comma 3 nel testo attuale del Piano Casa prevede: “Nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale, nell’ambito di piani e programmi attuativi di iniziativa pubblica o privata, nonché di ogni atto deliberativo comunale avente efficacia di atto attuativo del Prg, ancorché decaduti, è consentito il cambio di destinazione d’uso delle superfici utili lorde non residenziali, previste dal Piano per la stessa area, per la realizzazione di immobili ad uso residenziale, fino ad un massimo di mq 10.000 di superficie utile lorda, a cui può essere aggiunto l’incremento del 10% della superficie utile lorda oggetto del cambio di destinazione d’uso. La realizzazione di tali interventi rimane subordinata alla riserva di una quota di superficie, stabilita nella misura minima del 30%, destinata alla locazione con canone calmierato per l’edilizia sociale”. Cioè il massimo di applicabilità dell’art. 3ter comma 3 è pari a mq 10.000, + un’incentivo del 10%, e quindi mq 11.000 (pari a mc 35.200, corrispondenti a 293 nuove stanze/nuovi residenti). 1/3 di quella cubatura, nella misura minima (mc 11.733) sono destinati all’edilizia sociale per la durata di 15 anni, dopodiché, sia pure a prezzi ribassati rispetto al mercato, quegli alloggi andranno in libera vendita, mentre 2/3 di quella cubatura (mc 23.467) sono destinati da subito al libero mercato. Nel testo precedente, l’art. 3ter comma 3 era letteralmente micidiale per gli equilibri del Prg, giacchè pur prevedendo superfici analoghe – mq 10.000 + 10% – stabiliva una raccapricciante retroattività di ordine proporzionale, estesa alle superfici non residenziali già realizzate nell’ambito, ed estese anche alle superfici non residenziali ancora da realizzare, purchè programmate. Per fare un solo esempio: a Bufalotta quest’articolato prevedeva mq 10.000 + 10%, più in proporzione quanto già realizzato per Ikea, per Leroy Marlen, e quanto ancora da realizzare con destinazione non residenziale, ossia mc 1.000.000. Il che significava qualcosa come almeno mc 800.000.

Nel dossier Legambiente sottolinea come il nuovo testo del Piano Casa ha sicuramente portato cambiamenti importanti al famigerato, Piano Casa della Giunta Polverini, contestato dall’intero mondo ambientalista e oggetto dell’impugnativa del Governo Monti attraverso l’azione del Mibac. Nel nuovo testo del Piano Casa (ex Legge Regionale n. 21, oggi L.R. n. 75) attraverso il combinato disposto con la L.R. n. 76 (recepimento delle osservazioni impugnative del Mibac) già approvata dal Consiglio Regionale, scompare la norma che avrebbe consentito nei Piani Attuativi già disciplinati dai Prg di chiedere il cambio di destinazione d’uso a residenziale per le aree disciplinate a verde pubblico e servizi di standard, viene cassata la possibilità di applicare il Piano Casa sugli immobili ricadenti nelle aree agricole, è stata cancellata la norma che prevedeva l’applicazione del Piano Casa sugli immobili ricadenti nelle Aree 4/Aree di sviluppo economico e sociale dei Parchi Regionali dotati di Piano d’Assetto, e per i Parchi tuttora privi del Piano, sugli immobili ricadenti nelle Aree B delle singole leggi istitutive delle Aree Protette (1.500 ettari complessivamente coinvolti), sono state definite categorie edilizie certe per gli ampliamenti degli immobili, è stata eliminata la norma che consentiva l’applicazione del Piano Casa sugli immobili ricadenti in aree con vincoli paesistici, poiché ambiti costieri, è stata cassata la norma che prevedeva, ai fini dell’accesso al Piano Casa, la possibilità dell’autocertificazione degli immobili tuttora privi di concessione edilizia in sanatoria, che avrebbe costituito un gigantesco “perdono edilizio”. Legambiente chiede alla Regione Lazio di segnare la discontinuità con la gestione del Piano Casa di Polverini e Ciocchetti intervenendo sui problemi ancora aperti e che potrebbero determinare impatti negativi rilevanti su Roma e le altre città del Lazio. “Roma ha bisogno di interventi di riqualificazione e di servizi nelle periferie, portare altre case in quartieri con rilevanti problemi idrogeologici sarebbe una scelta sciagurata che chiediamo alla Regione di scongiurare. Il Piano Casa così com’è si applicherebbe anche a Ostia, Prima Porta, Isola Sacra, Infernetto, Castel Giubileo – dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio -. Per questo chiediamo di modificare la norma sul cambio di destinazione d’uso per i programmi attuativi o quanto meno di riaprire i termini del Piano Casa ai comuni che potreanno così decidere autonomamente l’impatto, facendo in modo che questo strumento sia applicato per la riqualificazione di ambiti individuati dove avviare politiche di rigenerazione urbana”.

“Nel Lazio va aperta finalmente la stagione della rigenerazione urbana – ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale Legambiente – La proposta di Piano Casa presentata dalla Giunta Zingaretti rischia di dare continuità ad interventi che guardano al passato, prevedendo altre case in quartieri dormitorio al posto dei servizi previsti dal piano. Per rilanciare il settore edilizio, creare lavoro, occorrono invece provvedimenti per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio  e scelte chiare per lo stop al consumo di suolo e il recupero delle periferie, la lotta all’abusivismo”. La piaga dell’abusivismo continua infatti, in barba alla crisi economica, a aggredire il territorio italiano con 26mila immobili illegali costruiti in Italia nel 2013.

GLI IMPATTI DEL NUOVO PIANO CASA
Qual è il campo di azione dell’Art. 3ter comma 3, individuato dalla Delibera n. 9? Legambiente ha individuato 176 ambiti/aree, tra: le aree del I° e del II° PEEP (Piano di Edilizia Economica e Popolare) con destinazione non residenziale non attuata (questi sono i piani ancorché decaduti), 12 ambiti individuati dal Prg nella dizione detta “ambiti a pianificazione particolareggiata definita” ossia aree disciplinate da strumenti attuativi approvati prima del nuovo Prg, le Zone 0 ossia i quartieri abusivi ex borgate sanate dal I° Condono Edilizio (nel Prg definite ambiti a pianificazione particolareggiata definita) e gli Ambiti a Trasformazione Ordinaria ossia il “residuo” delle previsioni edificatorie del Prg del ’65 generosamente confermati nella loro edificabilità dal nuovo Prg (questi sono i Piani attuativi disciplinati successivamente all’approvazione del Prg).

Su questi 176 ambiti/aree effettuando una stima della potenzialità edificatoria teorica minima/massima, abbiamo ottenuto una stima/proiezione dell’applicazione dell’art. 3ter comma3 che, nella sua ipotesi minima “mette in gioco” mc 2.745.600 (22.880 nuove stanze/residenti, su mq 773.625), mentre nell’ipotesi massima vengono “messe in gioco” mc 4.529.894 (ossia 37.749 stanze/residenti, su mq 1.415.591). Numeri in entrambi le ipotesi di una Variante Generale al Prg, e le Varianti le fanno i Consigli Comunali, non la Regione. Secondo l’art. 4 comma 2 del “vecchio” Piano Casa si prevedeva la possibilità per i Comuni di approvare specifiche Deliberazioni per individuare, rispetto ai propri Prg, in quali ambiti applicare i singoli articoli, e in quali ambiti inibirne l’applicazione. Questo perché il Piano Casa agisce in variante dei Prg vigenti, e quindi un’indiscriminata applicazione significherebbe l’implosione delle previsioni e dei contenuti degli strumenti urbanistici. In tal senso il 30 Gennaio 2012, la Giunta Alemanno portò in Consiglio Comunale la Delibera n. 9, con la quale, in riferimento all’art. 3ter comma3, si indicava dove applicarlo e dove non applicarlo. Questa Delibera si limita perà ad escludere dall’applicazione dell’art. 3ter comma 3 le Centralità da pianificare (Anagnina Romanina, Tor Vergata, La Storta, Pietralata, Acilia–Madonetta, Saxa Rubra, Massimina, Ponte Mammolo, Ostiense), dove il Prg prevede un mix di funzioni, e quindi l’applicazione di quell’articolo avrebbe compromesso il giusto equilibrio tra le varie destinazioni d’uso, gli Ambiti di Riserva a Trasformabilità vincolata (ex aree agricole oggetto di apposito bando emanato dalla Giunta Veltroni per il reperimento di aree per soddisfare le “solite” esigenze compensative, per circa 420 ettari, dai 770 ettari del Piano adottato, poi ridotti dal Tavolo Verde a circa 350, per essere poi riportati nei numeri detti durante la notte durante la quale fu approvato il Prg) e le aree afferenti al Sistema dei Servizi, delle Infrastrutture e degli Impianti Tecnologici individuate dal Piano. Tutto qui: e infatti la Delibera n.9 individua il “campo di applicazione” dell’art. 3ter comma 3 negli Ambiti a Pianificazione Particolareggiata definita e nei Piani Attuativi approvati successivamente all’approvazione del Prg del 2008. Non è infatti poco, perché occorre considerare che il Prg del 2008 è in “fase da tempo attuativa” per qualcosa come almeno il 75% delle proprie previsioni, ed inoltre la dizione – i piani ancorché decaduti – rischia di “resuscitare” previsioni urbanistiche ormai vetuste.

Legambiente chiede alla Regione di dare la possibilità ai Comuni di avviare proprie deliberazioni che indichino dove si applica l’art.3 ter comma 3, e dove invece non si applica. Anche perché i Comuni hanno espresso le proprie deliberazioni sulla base del vecchio testo della legge; logica vuole che se cambia il testo, i Comuni abbiano una nuova possibilità per esprimersi. Per Roma rimettere mano alla delibera sarebbe un’occasione: è noto che nella sua campagna elettorale, il Sindaco Marino ha parlato di 112 ambiti dove avviare politiche di rigenerazione urbana (erano 113, ma l’operazione sulla Caserma di Via Guido Reni è già avviata). Allora si individuino questi 112 ambiti, li si confronti con le specifiche previsioni del Prg, e si istruisca una nuova delibera che superando la Delibera n. 9 di Alemanno, stabilisca che il 3ter comma 3 si applica elusivamente negli ambiti di rigenerazione urbana individuati. In questo modo queste trasformazioni possono essere il “volano” per attrarre gli operatori: l’alternativa è quella descritta nel nostro dossier in schede dei singoli Municipi , ossia “fare altre case” in quartieri e ambiti dove attualmente ci sono soltanto case.

La Delibera n. 9 apre poi un “varco” sulla Città Storica del Prg, salvaguardando esclusivamente i Tessuti T1, T2, T3 e T10. Tutto il resto (T4, T5, T6, T7, T8, T9) è Piano Casa/Capo II°. Amorfe sigle, nascondono luoghi bellissimi, il “bel costruito” di Roma, la memoria architettonica del nostro Paesaggio Urbano. Inoltre i 25.000 Edifici della Carta della Qualità saranno, secondo la delibera, oggetto di un adeguamento da parte degli Uffici per valutarne l’effettivo valore, e quindi valutare la possibilità di ampliare il campo d’azione del Piano Casa.
La Città Storica individuata dal Prg. Il Piano Regolatore del 2008 estende la tutela dalla sola Zona A del D.M. 1444/68, ossia il Centro Storico interno alle Mura Aureliane, a parti di città esterne al Centro Storico, anche situate in Periferia. Dai 3.200 ettari del Prg del ’65, si arriva a 5.370 ettari. La Città Storica è quindi anche la Città Giardino di Montesacro, di Garbatella, i villini di Via
Nomentana e del Lungomare Paolo Toscanelli a Ostia, l’Eur, San Lorenzo, Testaccio, Prati, il quartiere Coppedè, Gianicolense, Portuense, Monteverde, Flaminio. A questi occorre aggiungere i 25.000 edifici censiti nella Carta della Qualità. La Delibera n. 9 esclude Piazza Navona, gli edifici innsistenti sul Pantheon, parte di Trastevere, parti del quartiere Monti, l’area del Tridente e intorno a Piazza del Popolo, Piazza di Spagna e gli immobili intorno al Quirinale, Piazza Esedra e dintorni, Via Veneto, parte di Via del Corso e un’altra parte di Trastevere, il Borgo Storico di cesano, Santa Maria di galeria, il Castello di Lunghezza, il complesso del San Michele, Palazzo Farnese … e ci mancherebbe. Possono invece essere oggetto del Piano Casa (ampliamento, cambio di
destinazione d’uso, sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione) il quartiere Coppedè, il Salario, Piazza Bologna, San Lorenzo, l’Esquilino, i Parioli, San Giovanni, Ostia, Prati, Flaminio, l’Eur e Testaccio. Al fine di salvaguardare la Città Storica e gli edifici inseriti nella Carta della Qualità, Legambiente Lazio ha proposto all’Assessore Civita un emendamento con l’obiettivo di escludere tali ambiti dall’applicazione del Piano Casa. Una norma che prevede la salvaguardia e la conservazione dei volumi esistenti e l’immodificabilità delle facciate, con il fine di preservarne il carattere qualitativo all’interno della memoria storica del paesaggio urbano.

“Una delle conquiste del Nuovo Piano Regolatore di Roma approvato nel 2008 era nel passaggio dal concetto di Centro Storico al tema della Città Storica – dichiara Carlo Maggini del circolo Legambiente Aniene – . La delibera n. 9 del 2009 voluta dall’allora Sindaco On. Alemanno, per la definizione degli ambiti di applicazione del Piano Casa torna indietro nel tempo, salvaguardando soltanto gli edifici del vecchio Centro storico (i tessuti T1, T2, T3 e T10 nuclei isolati). Tutto il resto rimane incluso nella potenzialità di applicazione del Piano Casa, Capo II. Parliamo dell’edilizia di pregio dei quartieri della fine dell’ottocento e del novecento. Qui il Piano Casa rimane applicabile con interventi di ampliamento, sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici, cambio di destinazione

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214 ettari ettari di campagna romana cementificati con 2,7 milioni di metri cubi

214 ettari ettari di campagna romana cementificati con 2,7 milioni di metri cubi: le ricadute del Housing sociale di Alemanno sul Municipio VIII. Continua la campagna salva agro di Legambiente, che arriva nelle periferie più lontane del Municipio delle Torri, il quarto più devastato nella speciale classifica della colata cementizia di Alemanno.

Adesioni su www.legambientelazio.it e 06/85358051

Con la scusa dell’housing sociale, nelle campagne del Municipio VIII, si abbatterebbero ben 2,7 milioni di nuovi metri cubi di cemento, distruggendo una immensa superficie di 214 ettari, nelle 22 aree selezionate a seguito del bando promosso dalla Giunta Alemanno. Continua la campagna salva agro di Legambiente, che arriva nelle periferie più lontane del Municipio delle Torri, il quarto più devastato nella speciale classifica della colata cementizia di Alemanno. Uno scenario dannoso e pesantissimo per un territorio che nel Piano Regolatore è definito “Città svantaggiata”, già compromesso dalle ripetute ondate dell’abusivismo edilizio e dalla realizzazione di brutti quartieri pubblici –vedi TorBellaMonaca–, molto poveri di servizi e infrastrutture.

“La colata di cemento dell’housing sociale di Alemanno si abbatterà soprattutto sulle periferie, nei luoghi dove c’è più bisogno di servizi e di riqualificazione, arriverà invece solo tanto nuovo cemento -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. In aree che necessitano di seri interventi per innestare qualità, si occuperebbero invece gli unici spazi liberi che consentono a quei pezzi di città fittamente popolati di respirare e di diradarsi, una scelta assurda non per questioni di standar quanto piuttosto di vivibilità della città.”

Le proposte selezionate nel bando andrebbero a colpire i comprensori di aree agricole che avvolgono, penetrano e attraversano le zone O e i Toponimi. E’ proprio su questi comprensori che le
proposte si accaniscono con particolare ferocia: tra CastelVerde e San Vittorino, fino a saldare la Capitale con Monte Compatri anche attraverso le aree adiacenti a Corcolle, si andrebbero ad
eliminare gli spazi agricoli. Se a San Vittorino arriverebbero oltre 441 mila nuovi metri cubi, proprio a Corcolle, poi, si andrebbe a costruire su un’area che nell’attuale Prg ha destinazione a servizi; paradossale che in un territorio da anni in attesa di servizi si facciano varianti che tolgono le aree a servizi. Buchi riempiti ovunque, con una sorte di “perversione urbanistica”: al Villaggio Breda, quartiere pubblico Ater lungo la Casilina, 271 mila metri cubi; all’Osteria dell’Osa, lungo la Via Prenestina, tre aree per 616 mila metri cubi; tra Prato Fiorito e Capanna Murata 174 mila metri cubi in altre due aree. A fronte del quartiere La Rustica, invece, l’area selezionata dal bando –area agricola nel Prg vigente- ricade limitrofa all’Ambito di Riserva a Trasformabilità vincolata Salone/Acqua Vergine, ossia un’ex area agricola “sacrificata” per esigenze compensative  dal precedente bando. L’area fu ridimensionata rispetto alla prima proposta; e ora, quasi a compensare il taglio precedente, arriva il bando.

“Per cementificare tutte queste nuove aree non solo si massacrerebbe l’agro romano, ma si riempirebbero anche quasi tutti gli unici vuoti rimasti all’interno di una fitta maglia urbana -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. La cementificazione massiccia nel Municipio VIII, ad esempio, avrebbe un impatto pesantissimo, aumentando ancora il numero dei residenti di oltre 22.500 unità. Un’idea folle: oltre alla portata della devastazione di centinaia di ettari di agro romano, come si può pensare che la povertà infrastrutturale di quel quadrante possa reggere un carico urbanistico di queste dimensioni?”

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Agro romano devastato: stop al bando per l’housing sociale di Alemanno

Agro romano devastato: stop al bando per l’housing sociale di Alemanno 

“Vita Agra per l’Agro Romano”: tutti i numeri, le aree, i danni del cemento nella campagna romana del bando, nel dossier di Legambiente Lazio.

Dalla Tenuta della Mistica a Bufalotta, da Selcetta a Cesano, dall’Infernetto all’Acqua Vergine, c’è di tutto tra le 160 aree della campagna romana, considerate ammissibili secondo i risultati del bando dell’housing sociale di Alemanno, già approvati con determinazione dirigenziale e in attesa della discussione in Giunta. Un’immensità di quasi 24 milioni di metri quadri di aree per nuovo cemento, ossia ben 2.381 ettari da aggiungere agli attuali Ambiti di Riserva a trasformabilità vincolata già individuati dal PRG vigente,  sufficienti per produrre un totale di poco meno di 23 milioni di metri cubi di nuovo cemento. Sono questi i risultati sconcertanti del dossier “Vita Agra per l’Agro Romano”, presentato questa mattina nella sede
di Legambiente Lazio, con una prima ricca analisi urbanistica ed ambientale delle aree selezionate.

“Con la scusa dell’emergenza abitativa, Alemanno vuole riscrivere il piano regolatore, aggiungendo milioni di metri cubi tutti in variante, devastando centinaia e centinaia di ettari di agro romano. Una ipotesi folle che va fermata subito, prima ancora dell’approvazione in Giunta –afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Altro che aree residuali, come il Sindaco aveva millantato, di aree insignificanti ovviamente non ce ne sono, anzi. Senza nessuna idea di città, dopo aver annunciato quattro anni fa in campagna elettorale una revisione del PRG oggi è chiaro che Alemanno vuole una enorme nuova cementificazione della città, soprattutto nelle aree più periferiche, dove spesso mancano già oggi servizi e qualità. La devastazione sarebbe enorme, saldando Roma e provincia in tanti punti oggi liberi, colpendo ancora le ex zone abusive, realizzando cemento ai bordi del sistema dei parchi. Un serio rischio  soprattutto per il futuro, visto che il Sindaco non potrà mai vedere attuata prima delle elezioni l’assurda variante generale al Piano Regolatore, che rischia però generare diritti edificatori che non ci toglieremmo più. Rilanciamo un appello a tutte le forze e le parti sociali contro questa schifezza. Dopo il tentativo sull’acqua, Alemanno vorrebbe cedere ai privati anche l’Agro romano con l’orribile scusa dell’housing, l’attacco ai beni comuni è sempre più grave.”

Il ricco dossier di 40 pagine, che Legambiente invierà a tutte le forze sociali e domani consegnerà all’Assessore Corsini in un incontro già fissato e poi a tutti i gruppi consiliari comunali, racconta tutte le nefandezze previste. Ci sono proposte dentro alle aree protette – dove non si potranno costruire case ma potranno essere ricavati standard urbanistici come verde pubblico, servizi, obbligatori per legge-, ad esempio quella che ricade parzialmente nel Parco Regionale della Marcigliana, oppure appena fuori dai perimetri come per la Riserva di Decima, la Valle dei Casali, il parco di Veio, la Riserva del Litorale, Mazzalupetto che sarà praticamente circondata, persino l’Appia Antica, dove si costruirà alla Tenuta delle Cornacchiole, in un’area contigua secondo il piano d’assetto adottato dal parco.

Il Municipio più devastato sarebbe il 19, dove arriveranno su 347 ettari oltre 5 milioni di metri cubi e quasi 43mila nuovi residenti in aree splendide tra Ottavia, Palmarola, La Storta, Tragliatella, ma anche affianco all’Olgiata. Segue nella classifica dello scempio, il Municipio 20 con 3,5 milioni di metri cubi su 358 ettari tra Cesano e Prima Porta fino a Formello. Ancora nel quadrante ovest, il Municipio 15 è terzo sul podio, con 2,7 milioni di metri cubi su 284 ettari e 22mila nuovi residenti tra Monte Stallonara e la Valle dei Casali. Subito appresso, non se la cavano meglio il Municipio 8 con altri 2,7 milioni di metri cubi su 214 ettari (tra Castelverde e San Vittorino fino a saldare la Capitale con Monte Compatri, attraverso anche aree adiacenti all’ormai stranota Corcolle), il Mun. 18 con 2,4 milioni su 170 ettari (tra Selva Candida e
Villa Santa), il Mun. 12 con 1,2 milioni di metri cubi (tra la Tenuta della Cecchignola, Colle della Strega, Spinaceto e anche il Divino Amore), il Mun. 11 con 1,1 milioni, il Mun. 5 con 1,1 (tra Casal Monastero e Case Rosse).

Ci sono poi Municipi con minore appesantimento in termini di cemento e nuovi residenti, ma con aree a rischio altrettanto importanti. E’ il caso della Tenuta della Mistica nel Mun. 7. attraversata dall’acquedotto Anio Vetus, dove da tempo residenti e ambientalisti chiedono l’istituzione di un parco agricolo e ora rischiano di arrivare 306mila metri cubi. Di aree in agro ce ne sono pure di folli, per motivi diversi da quelli esclusivi della tutela: si vorrebbero portare altri 51mila metri cubi all’Infernetto, un quartiere che va sott’acqua alla prima pioggia, dove addirittura morì un cittadino lo scorso anno affogato in uno scantinato; c’è persino un’area fronte pista dell’aeroporto di Roma –Fiumicino, tanto per creare nuovi problemi col frastuono dei voli. Ci sono aree dove il piano regolatore aveva previsto un ridotto carico di cemento per motivi urbanistici che vedono volare in alto i numeri: è il caso della Longarina (mun. 13), ex borgata abusiva dove il Prg si limitava a 8mila metri cubi e il nuovo bando ne aggiunge ben 451mila, riempiendo completamente gli 11 ettari sopravvissuti alla trasformazione abusiva.

“Alemanno fa un grave errore a contrapporre la difesa dell’Agro Romano al diritto all’abitare, il meraviglioso paesaggio della campagna romana è un enorme e insostituibile valore per tutto il Paese -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Usare la scusa dell’emergenza abitativa per giustificare una nuova colata di cemento è ridicolo, il problema della casa è serio per molti romani che di certo non possono permettersi di acquistare nuove case private in vendita. C’è un’enorme quantità di case esistenti e in costruzione invendute, vuote, non serve certo un nuovo attacco all’agro romano per affrontare il dramma delle fasce deboli alla ricerca di una casa, ma politiche innovative a sostegno del mercato dell’affitto a basso costo, deterziarizzazione, frazionamento dei grandi appartamenti, ridefinizione delle necessità di spazi commerciali. Alemanno, invece, disegna solo nuovo cemento nelle aree agricole, nelle periferie come a Torbellamonaca o nei toponimi, a Romanina dove raddoppia le cubature o all’ex Fiera di Roma dove applica il piano casa, col waterfront di Ostia che devasterebbe il litorale o addirittura
per le metropolitane in cambio di cubature. Il Sindaco in campagna elettorale forse tenta di recuperare voti nel più brutto dei modi.”

Legambiente usa parole forti nel dossier, fino ad arrivare a dire che l’attacco all’agro è un vero e proprio delitto, se si pensa che quelle zone svolgono l’importantissima funzione di “polmone verde”, specie nelle periferie, in mezzo ad un tessuto edilizio, spesso di origine abusiva, troppo fitto. In molti territori l’Agro Romano separa la “Città Costruita” dalla “Città della Natura”, i grandi Parchi regionali di Roma, ed assume pertanto anche la fondamentale funzione di “rigenerazione ecologica” della città.

Il rischio è enorme: la Giunta di Roma Capitale, entro pochi giorni, potrebbe approvare i risultati del bando per “l’individuazione di nuovi Ambiti di riserva a trasformabilità vincolata, finalizzati al reperimento di aree per l’attuazione del Piano Comunale di “housing sociale” e di altri interventi di
interesse pubblico” emanato nell’ottobre del 2008. Concluso il lavoro della Commissione che ha analizzato le 334 proposte pervenute, le 160 ipotesi considerate compatibili occuperebbero il 3,7% del territorio vincolato della Capitale, l’1,8% del totale della superficie comunale, con 22.919.891 di metri cubi. Numeri enormi e molto superiori a quelli del fabbisogno abitativo che era stato indicato in 27.500 alloggi e che nei risultati pubblicati dal Comune di Roma in relazione al nuovo bando, sono inspiegabilmente diventati 66.198. E ancora, il 20% della SUL (Superficie Utile Lorda) totale è destinata ai privati proponenti le aree, un’edilizia convenzionata, e non sovvenzionata, che invece poteva essere una soluzione.

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Agro, Legambiente: fermare devastante variante di Alemanno al PRG

Agro, Legambiente: fermare devastante variante di Alemanno al PRG per cemento su 2.300 ettari di agro romano con bando housing.

Oltre duemilatrecento ettari di agro romano cancellati da una maxi variante al Piano Regolatore di Roma. E’ questo lo sconcertante risultato del bando per l’housing sociale del Sindaco Alemanno, che la Giunta si appresterebbe ad approvare, concluso il lavoro della Commissione che ha analizzato le 334 proposte pervenute, individuandone ben 160 compatibili. “Le aree selezionate -si legge nella relazione del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma- andranno ad aggiungersi agli Ambiti di Riserva a trasformabilità vincolata già individuati dal PRG vigente.”

Nuovo cemento per oltre 22 milioni di metri cubi (22.919.891 mc) tutti in agro, ossia una nuova città grande quattro volte Viterbo (190.465 nuove stanze/nuovi residenti insediati/insediabili), realizzati sulla Superficie Utile Lorda -ossia le aree edificabili- di 714 ettari (7.162.466 di metri quadri) -quasi 4 volte Villa Pamphili-. Sarebbero ben 2.381 ettari complessivi ad essere cancellati, ossia il 3,7% del territorio vincolato della Capitale, l’1,8% del totale della superficie comunale.

“Dopo il tentativo sull’acqua, Alemanno vorrebbe cedere ai privati anche l’Agro romano con l’orribile scusa dell’housing, l’attacco ai beni comuni, i beni di tutti noi cittadini è sempre più grave, va fermato -lancia l’allarme Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Dal bando per l’housing ci aspettavamo un disastro, non poteva essere altrimenti, ma i risultati che Alemanno vorrebbe approvare sono peggiori di qualsiasi incubo. Oltre duemila ettari di aree dell’agro romano sarebbero cementificati, aree bellissime e vincolate, adiacenti a pregiate aree protette dall’Appia Antica a Veio, alla Riserva del Litorale, alla Marcigliana e tanti altri parchi. La realtà rischia di superare l’immaginazione, l’Acer dei costruttori aveva chiesto l’1% del territorio e Alemanno ne elargisce quasi il 2%. Una brutta ipoteca sul futuro, visto che il Sindaco non potrà mai vedere attuata prima delle elezioni l’assurda variante generale al Piano Regolatore scritta sulla base dei risultati di un bando, ma rischia di generare diritti edificatori che non ci toglieremmo più. Va fermata subito, la Giunta non può approvare questo scempio, l’Assemblea capitolina tanto meno. Rilanciamo un appello a tutte le forze e le parti sociali contro questa schifezza.”

Nell’ottobre del 2008, la Giunta comunale approvò l’invito pubblico per “l’individuazione di nuovi Ambiti di riserva a trasformabilità vincolata, finalizzati al reperimento di aree per l’attuazione del
Piano Comunale di “housing sociale” e di altri interventi di interesse pubblico.” Secondo quanto si apprende, una Commissione composta dal Direttore del Dipartimento Programmazione e
Attuazione Urbanistica con funzione di Presidente, dai Direttori dei Dipartimenti Patrimonio, Mobilità, Ambiente e Riqualificazione delle periferie e dal Direttore dell’Ufficio extradipartimentale
per le Politiche Abitative, nel gennaio scorso ha concluso i suoi lavori, rendendo note le valutazioni rispetto alle 334 proposte pervenute.

Secondo le norme del PRG vigente, la quota maggioritaria della edificabilità consentita negli Ambiti di Riserva, è destinata prioritariamente a: “edilizia residenziale pubblica o con finalità
sociali; compensazioni urbanistiche; incentivi per il rinnovo edilizio.” “Ecco finalmente l’amara verità, dopo che il Sindaco Alemanno ha sempre minimizzato sull’attacco all’agro denunciato da Legambiente, si svelano con chiarezza i numeri della cementificazione, con i quali il Sindaco in campagna elettorale forse tenta di recuperare voti nel più brutto dei modi -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Usare la scusa dell’housing per giustificare una nuova colata di cemento è ridicolo, il problema dell’emergenza abitativa è serio e non c’entra nulla con nuove case private in vendita. Il dramma delle fasce deboli e dei nostri concittadini alla ricerca di una casa va risolto con l’enorme quantità di residenze esistenti e in costruzione ma invendute, vuote. Non serve certo un nuovo attacco all’agro romano, ma politiche innovative a sostegno del mercato dell’affitto a basso costo, deterziarizzazione, frazionamento degli appartamenti oltre i 180 metri quadri, ridefinizione delle necessità di spazi commerciali. Alemanno sa solo disegnare nuovo cemento nelle aree agricole, nelle periferie come a Torbellamonaca o nei toponimi, a Romanina dove raddoppia le cubature o all’ex Fiera di Roma dove applica il piano casa, col waterfront di Ostia che devasterebbe il litorale o addirittura per le metropolitane in cambio di cubature. Fa però un
grave errore a contrapporre la difesa dell’Agro Romano al diritto all’abitare, il meraviglioso paesaggio della campagna romana è un enorme e insostituibile valore per tutto il Paese.”
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Olimpiadi, Legambiente: no al Villaggio Olimpico a Tor di Quinto, valutare aree edificabili come Saxa Rubra

“Altro che Olimpiadi caratterizzate dall’ambiente, realizzare il Villaggio Olimpico a Tor di Quinto significherebbe una nuova variante cementizia al piano regolatore. Per le aree atleti e media si deve trovare un’area edificabile e infrastrutturata, come ad esempio la centralità di Saxa Rubra – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, tornando sulle parole del Sindaco Alemanno, dopo la visita all’Ippodromo dei Lanceri di Montebello, salvo dall’abbattimento. “La proposta di localizzare il Villaggio per gli atleti ed altre funzioni previste in occasione dell’eventualità dei Giochi olimpici a Roma nel 2020 – spiega Mauro Veronesi, responsabile territorio  Di Legambiente Lazio- è del tutto avulsa dalle previsioni del piano regolatore vigente, ed è strategicamente sbagliata dal punto di vista infrastrutturale.”

Partiamo dall’elemento infrastrutturale: come è noto nell’area di Tor di Quinto in proprietà delle F.S. è stato recentemente avviato lo sgombero di una vera e propria cittadella di capannoni che impegnavano decine e decine di ettari – quasi 40, complessivamente. La presenza di questa cittadella abusiva, nata agli inizi degli anni ’70, è stata quindi per decenni una realtà che non ha consentito di avviare i lavori per la chiusura dell’Anello Ferroviario/Arco Nord. Ma a tutt’oggi FS non avrebbe inserito tale opera tra quelle strategiche per Roma, preferendo concentrare tutte le  risorse sulla sola Stazione Tiburtina. In conseguenza di ciò, avviare previsioni urbanistiche del peso indicato dal Sindaco -700.00 metri cubi su una superficie di 220.000 metri quadri- su un’area che difficilmente vedrà la chiusura dell’Anello Ferroviario entro il 2019, rischierebbe di essere un errore strategico: “fare i metri cubi” senza riuscire a realizzare, contestualmente, l’armatura infrastrutturale del trasporto pubblico su ferro.

Nel piano regolatore vigente (PRG), peraltro, le aree alle spalle dell’Ippodromo, in proprietà all’Esercito, tra Via Camposampiero e Via del Baiardo, sono classificate quali Agro Romano, poiché aree che compongono l’area di rispetto con la prospiciente ansa a gomito del Tevere. Trasformare queste aree significherebbe quindi “caricare” il dimensionamento del piano di ben 700.000 nuovi metri cubi, visto che il Prg vigente sull’area in questione non prevede alcuna trasformazione urbanistica. In conseguenza di quanto detto, la scelta delle aree di Tor di Quinto è doppiamente sbagliata: dal punto di vista infrastrutturale, perché la “chiave” è la chiusura dell’Anello, opera a rischio entro il 2019, e dal punto di vista del piano regolatore che le definisce aree agricole. Se non bastasse, il Piano territoriale Paesistico della Regione Lazio (PTPR), in forza del vincolo dato dalla legge Galasso che vincola le fasce di rispetto delle aste fluviale, classifica queste aree quali “Paesaggio Agrario di continuità”, classificazione questa che è data alle aree che compongono i paesaggi fluviali. C’è quindi un terzo elemento che stride con la proposta avanzata dall’Amministrazione, ed è l’incompatibilità della proposta stessa con lo strumento paesaggistico regionale.

“Tor Vergata è un luogo interessante, una importante centralità pubblica del piano regolatore, con una destinazione che sarebbe compatibile, ma a nostro avviso quelle aree sono fuori gioco per la  troppa distanza dallo Stadio Olimpico – riprende Lorenzo Parlati. – E’ noto, infatti, che uno dei criteri del Cio nel valutare le proposte di candidatura delle città ad ospitare i Giochi Olimpici è la vicinanza tra il principale impianto sportivo – e quindi l’Olimpico – e il Villaggio Atleti.

“Se si vuole connotare il dossier Olimpico in modo ambientale non basterà compensare le emissioni o chissà cos’altro, la realizzazione delle nuove strutture è dirimente – afferma Mauro Veronesi. – Per questo il Comune e il Comitato promotore devono individuare un’area nel PRG vigente dove sono già previste trasformazioni urbanistiche, non ancora in attuazione, vicina allo Stadio Olimpico. In tal senso, sarebbe interessante ragionare della Centralità di Saxa Rubra, dove attualmente opera il Centro Rai, un’area senza vincoli preclusivi, già dotata della ferrovia Roma Nord da potenziare, di un parcheggio di scambio affianco al Gra.”

Legambiente ricorda che nelle aree di Saxa Rubra è prevista la nascita di una Centralità Urbana, su una superficie territoriale complessiva di 655.689 metri quadri, dei quali 19.900 metri quadri (63.680 metri cubi) con destinazione abitativa e 112.766 metri quadri (36.085 metri cubi), per commerciale/turistico/ricettiva-, per un totale quindi di 424.531 metri cubi. Molto meno, in dimensionamento, delle cifre indicate dall’Amministrazione a Tor di Quinto: ma un po’ di “sobrietà” nelle cubature non farebbe male, ammesso che una città voglia avanzare candidature a partire dal “biglietto di presentazione Ambientale”. Dal punto di vista infrastrutturale, l’area è già servita dalla Linea delle FS Roma Nord, del quale è previsto il rafforzamento, in specie nel tratto Piazzale Flaminio/Prima Porta, in parte finanziato dalla Regione Lazio. In più, già esiste un parcheggio di scambio di 500 posti, c’è la ciclabile Roma Nord e ne è prevista anche un tratto aggiuntivo nel Parco della Vecchia Fornace Mariani, che sorge sui 30 ettari che la Rai cederà al Comune. L’avvenuta realizzazione del GRA a tre corsie, completa un quadro infrastrutturale già a buon punto. In più due ulteriori elementi: l’uso finale del Villaggio Olimpico sarà quello di residenze universitarie, quindi del tutto compatibile con l’attuale realtà di Saxa Rubra. Particolare non da poco, avere il Centro Rai e il Villaggio Olimpico nello stesso luogo potrebbe essere uno degli elementi di qualità che il Cio valuta, oltre ad essere una grande occasione per la Rai. Infine, l’area non confligge con il Ptpr, poiché lo strumento paesaggistico si è limitato a dare prescrizioni sulle attuazioni.

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Nuovo stadio dell’AS Roma: nuova speculazione edilizia? Tutti i numeri in metri cubi dell’ipotesi di progetto a Tor di Valle in un inedito dossier di Legambiente Lazio

Il derby della speculazione continua: il Sindaco Alemanno incontra oggi il futuro Presidente dell’A.S. Roma, Thomas Di Benedetto, per iniziare a discutere tra l’altro della proposta della società calcistica per la realizzazione del nuovo stadio in proprietà. Legambiente Lazio, in un inedito dossier, pubblicato oggi sulle pagine della cronaca romana di Repubblica, denuncia tutti i numeri della speculazione edilizia nascosti dietro la proposta di progetto. Tramontata l’ipotesi dell’area della Monachina, anche grazie al lavoro di Legambiente Lazio, da diverso tempo, con la conferma di diversi autorevoli quotidiani non solo sportivi, si avanza la convinzione che il luogo ove edificare il nuovo stadio dell’As Roma sia l’Ippodromo di Tor di Valle, un’area ancora una volta quasi del tutto inedificabile secondo il piano regolatore della città e gli strumenti di pianificazione paesistica.

“La sola cosa che sa fare il Sindaco Alemanno è caricare il piano regolatore di ulteriore cubature, seguendo i desiderata di gruppi privati – ha dichiarato Mauro Veronesi, responsabile territorio di Legambiente Lazio. – Dove sarebbe l’interesse pubblico nella trasformazione di un Ippodromo da parte di un gruppo imprenditoriale privato, che agisce di concerto con una società sportiva quotata in borsa? Ci troviamo davanti all’umiliazione dell’interesse pubblico e ad una squallida strumentalizzazione delle passioni – queste sì disinteressate – dei tifosi della Roma. I quali, però, visti i messaggi di consenso ricevuti dalla nostra associazione dopo il precedente dossier sugli stadi, siamo sicuri che sapranno rispondere a dirigenti sportivi che, pur provenendo da oltreoceano, risultano già “romanizzati”, per la sensibilità alla rendita fondiaria, e a Sindaci in ansia di consenso”.

L’operazione prevedrebbe l’abbattimento dello storico ippodromo, che potrebbe essere ricostruito nell’area del Pescaccio, la realizzazione del nuovo stadio e di nuove cubature residenziali e/o commerciali in parte nella stessa area e in parte al vicino Torrino. Attualmente, nell’ippodromo di Tor di Valle sarebbero edificabili soltanto 14.000 metri cubi, utilizzando l’indice delle aree a destinazione urbanistica verde privato. Il resto, tra aree agricole e aree vincolate per l’asta fluviale e le aree che ospitano infrastrutture tecnologiche, sono di fatto aree non suscettibili di trasformazione urbanistica. L’ipotesi è, quindi, molto realistica: infatti, grazie al PRG vigente, l’area “dispone” di 350.000 metri cubi a destinazione residenziale nel limitrofo comparto edificatorio del Torrino, che con una opportuna densificazione, potrebbero raddoppiare arrivando a 700.000, finanziando così l’operazione. Il nuovo dimensionamento –anche questo è trapelato– sarebbe quindi di 1.000.000 metri cubi, tra residenziale e altre funzioni, a fronte come detto, dei 14.000 metri cubi assentibili, con una incredibile crescita pari a oltre 70 volte. “Nella Capitale la parola stadio fa stranamente rima con speculazione edilizia, un rischio che sembra essere tutt’altro che sventato con la nuova proprietà della Roma – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. – L’area di Tor di Valle, dove si dovrebbe dismettere l’ippodromo storico è un valore per la città, un’area quasi del tutto inedificabile e con molteplici importanti vincoli dei quali tenere conto. Si parla tanto di merchandising per finanziare i club ma in realtà la vera speculazione è edilizia e non c’entra nulla con le squadre, è legata a quel milione di metri  cubi del quale si parla da tempo per Roma e Lazio per centri commerciali e case. I tifosi lo hanno ben chiaro. In questi giorni si parla molto dello stadio di Torino della Juve, ma è tutt’altra vicenda: in quel caso lo stadio è stato costruito dai proprietari della società, che hanno fatto a meno della speculazione immobiliare – prosegue Parlati-. In realtà la domanda vera sarebbe se Roma ha bisogno di un nuovo stadio al posto dell’Olimpico o se invece la questione è quella dei costi dell’Olimpico che, essendo del Coni, deve essere affittato da Roma e Lazio. Perdere l’Olimpico, l’impianto che ha fatto la storia delle squadre della città e della nostra nazionale, sarebbe un danno per tutta la città, tanto più nel momento in cui Roma si candida ad ospitare le Olimpiadi del 2020.”

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