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Acea, Legambiente: attenzione Caltagirone, i romani non hanno anello al naso

“Caltagirone non può pensare che i romani abbiano l’anello al naso, le sue affermazioni sono gravi -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Nessun obbligo impone di vendere un altro pezzo dell’acqua di ACEA, anzi farlo andrebbe contro la volontà dei cittadini e lascia sconcertati che un importante azionista affermi il contrario, anzi addirittura blateri di danni da risarcire tentando forse di influenzare la borsa, la politica. Se ne facesse una ragione, nonostante i 200 mila euro, mai smentiti né spiegati, che la società avrebbe elargito al comitato per il no, ai referendum la sconfitta del partito per la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici è stata sonora.”

“Finalmente i privati gettano la maschera, a loro interessa solo il profitto e cioè l’ultima riga del bilancio, altre che mettere in gioco soldi e competenze, c’è poco da essere orgogliosi -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Faccia attenzione, però, Caltagirone perché l’unica privatizzazione fatta in spregio delle regole sinora è quella che ha ceduto il primo 49% di Acea, passibile tuttora di una procedura di fronte all’Unione Europea. La chiara dimostrazione che ulteriori cessioni come quella proposta da Alemanno peraltro pure senza gara peggiorerebbe questa situazione e metterebbe anche a serio rischio tutte le attuali gestioni nell’intero ATO e in giro per l’Italia.”

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Acqua, Legambiente: scandaloso Alemanno, no alla cessione ai privati.

“Il Sindaco guida la Giunta verso il baratro della privatizzazione dell’Acea, una scelta assurda e sbagliata, che ora il Consiglio comunale deve assolutamente rispedire al mittente -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Alemanno sta prendendo in giro tre volte i cittadini: uno, calpesta la volontà popolare visto che i referendum hanno chiarito che l’acqua deve essere pubblica e quindi Acea va ripubblicizzata piuttosto che ceduta ai privati; due, nessuna legge impone questa scelta al contrario di quanto afferma, anzi l’unica legge che vale è quella scritta dalla maggioranza dei romani e degli italiani con il voto; tre, sostiene di vendere un bene comune per fare cassa quando Acea è un vero e proprio gioiello del Comune da tenersi ben stretto in tempi di crisi.”

Legambiente torna a ricordare i numeri del voto referendario a Roma: hanno votato per la gestione pubblica dell’acqua, dei trasporti e dei rifiuti, ben 1.288.034, il 60,56% del totale degli elettori della Capitale di 2.127.008, e di questi ben 1.227.089 hanno espresso il voto favorevole, indicando la via delle gestioni pubbliche come quelle da perseguire, ossia il 96,12%. I numeri crescono ancora considerando il quesito sull’abolizione della remunerazione del capitale investito nella tariffa del servizio idrico integrato, dove i favorevoli sono stati ben 1.238.325, ossia il 96,72% dei votanti 1.288.881 (60,6% del totale degli elettori). “Mentre il Sindaco di Roma, continua a farneticare di nuove quote dell’Acea da vendere ai privati, infischiandosene del volere dei cittadini, c’è un grande movimento europeo e mondiale che sta discutendo al Forum alternativo mondiale dell’acqua a Marsiglia, su posizioni molto avanzate -afferma da Marsiglia Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente, dove sta partecipando ai lavori del FAME-. Il Forum istituzionale organizzato dalle multinazionali dell’acqua va verso il fallimento, mentre invece il Forum alternativo vede partecipare migliaia di persone, 2000 solo quelle iscritte direttamente online, con la voglia e la possibilità di giocare un protagonismo sempre più forte nella rimessa in discussione di tutti i modelli, economico, energetico, di globalizzazione che fino ad oggi ci governano.”

“Scandaloso Alemanno e scandalosa la Giunta che non l’ha bloccato, chi amministra non può stracciare i voti di un milione duecento ventisettemila romani che hanno detto sì ai referendum pochi mesi fa, per una gestione pubblica dell’acqua, dei trasporti e dei rifiuti -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. La privatizzazione dei servizi pubblici è del tutto incostituzionale, servono nuove gestioni pubbliche e partecipate per l’acqua, negli interessi della collettività e con un protagonismo dei cittadini stessi, cancellando la remunerazione del capitale per i privati dalla tariffa. Serve una forte mobilitazione dei cittadini.”

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Holding, Legambiente: sbagliato ma anche miope privatizzare acqua, trasporto pubblico e rifiuti

“Sarebbe sbagliato ma anche davvero miope cedere ai privati acqua, trasporto pubblico e rifiuti della Capitale, sono servizi pubblici che rappresentano un grande valore che deve rimanere saldamente in mano al Comune, gioielli sui quali puntare soprattutto in questo tempo di crisi economica, non certo per fare cassa a breve, trovandosi poi più poveri -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non c’è peraltro alcun obbligo di privatizzare, lo sanno bene i cittadini che hanno votato in modo chiaro e compatto in questa direzione ai referendum del giugno scorso. Sull’acqua poi è del tutto chiaro che la direzione da prendere è esattamente quella opposta, ossia ripensare ACEA e le società di gestione per garantire una nuova gestione pubblica e partecipata, con interventi seri e concreti a tutela di un bene sempre più scarso e prezioso per la vita.”

Nel caso del servizio idrico, in questi anni i cittadini hanno già sperimentato la gestione con i privati, trovandosi anche nel Lazio di fronte a consistenti aumenti delle tariffe, ai quali quasi mai è corrisposto un incremento della qualità del servizio, con piani e progetti continuamente disattesi, rimandati nel tempo. Con un concreto rischio di uso privatistico del bene, con le captazioni delle
sorgenti dell’Aniene o le folli idee di vendita di quelle del Peschiera, la carenza idrica ai castelli romani, l’acqua con la sabbia a Roma e i distacchi in diversi contesti.

“Con il passaggio della gestione dei servizi pubblici nelle mani dei privati, è del tutto evidente che il pubblico non sarebbe affatto in grado di controllare il servizio, altro che strani escamotage, non succede nemmeno oggi per le quelle aziende al 100% pubbliche -ha affermato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Non solo si andrebbe contro la volontà dei cittadini, ma lo si farebbe pure senza alcuna gara, regalando ad alcuni privati importanti aziende comunali. Con la gestione nelle mani dei privati si finisce inoltre per privatizzare gli utili e socializzare gli oneri, perché nel caso di investimenti sbagliati, le conseguenze andrebbero a gravare solo sulle tasche dei cittadini, come è già accaduto con l’avventura di Acea nelle telefonia fissa. Il Sindaco Alemanno non può svendere il futuro dei suoi cittadini negando in particolare l’accesso all’acqua, patrimonio universale ed inalienabile.”

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Legambiente e Altraeconomia: preoccupa enormità 34 concessioni sorgenti a privati, per 2.100 ettari di superficie e 213 milioni di litri imbottigliati, anche se Lazio è tra le poche regioni promosse grazie a doppio canone per estensione concessioni e quantità acqua prelevata.

Legambiente: stop alla privatizzazione della risorsa, il 26 marzo tutti in piazza a Roma per la manifestazione SI’ ai referendum acqua bene comune e nucleare.

Nel Lazio preoccupa l’enorme estensione di oltre 2.100 ettari per le 34 concessioni a privati esistenti per il prelievo di acque minerali da sorgenti, che portano la nostra regione al terzo posto nel paese per estensione della superficie destinata al prelievo, anche se il Lazio si conferma tra le poche promosse in Italia per la gestione delle acque minerali, grazie al doppio canone applicato sia in relazione all’estensione delle concessioni che alla quantità di acqua prelevata e imbottigliata. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, Legambiente e la rivista Altreconomia tornano a fare il punto della situazione sulla gestione idrica in Italia con il dossier Acque Minerali: la privatizzazione delle sorgenti in Italia per denunciare il quadro nazionale delle concessioni dell’acqua, che fa registrare un consumo pro capite di 192 litri di acque minerali più del doppio della media europea che è di 80 litri (dati Beverfood 2009).

 Nel Lazio, sulla sulla base dei parziali dati raccolti, sono 213 milioni i litri imbottigliati, dei quali solo il 16% in vetro, e 272 milioni i litri emunti. Sul fronte del canone si prevedono dai 60 ai 120 euro per ciascun ettaro dato in concessione, penalizzando di più il maggiore prelievo di acqua (la soglia limite per la tariffa più bassa è di 25 milioni di litri all’anno); 2 euro per ogni metro cubo di acqua imbottigliata; 1 euro al metro cubo per il volume emunto ma non imbottigliato. Sono inoltre previsti degli incentivi per favorire l’uso degli imballaggi in vetro o meglio ancora del vuoto a rendere, con una riduzione del canone sull’imbottigliato rispettivamente del 50% o del 70%, per l’acqua commercializzata non solo in vetro ma anche con vuoto a rendere. “Stop alla privatizzazione delle risorse idriche, serve più tutela per un bene comune indispensabile come l’acqua, anche per questo Legambiente sabato 26 marzo sarà in piazza alla manifestazione per il SI’ ai referendum acqua bene comune e nucleare – dichiara Lorenzo
Parlati, presidente di Legambiente Lazio – “Nel Lazio la Regione ha definito i canoni per le concessioni delle acque minerali, ma preoccupano ancora le tante e troppe estese concessioni. Servono allora norme più stringenti, per favorire l’uso dell’acqua pubblica, innalzando ancora i canoni fermi dal 2006, stabilendo una cifra di almeno 2,5 Euro per metro cubo imbottigliato o solo emunto, con un forte incremento dei fondi incassati dalla regione in un momento di crisi, e nel frattempo avviando una campagna di informazione tra i cittadini per proteggere questa risorsa così importante”.

In Italia, il ‘business dell’oro blu in bottiglia’ continua ad essere insostenibile per la collettività sotto il punto di vista economico e ambientale. Basta pensare che l’utilizzo di oltre 350mila tonnellate di PET, per un consumo di circa 700mila tonnellate di petrolio e l’emissione di quasi 1 milione di tonnellate di CO2. Delle bottiglie utilizzate solo il 78% sono in plastica e solo
un terzo viene riciclato mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore. Ad alto impatto ambientale è anche il trasporto visto che solo il 15% delle bottiglie viaggia su ferro, mentre il resto si muove sul territorio nazionale su gomma, su grandi e inquinanti TIR. Nel Lazio continua anche a preoccupare l’allarme arsenico: secondo la Decisione della
Commissione Europea del 28 ottobre scorso, sono 91 i Comuni del Lazio con 851.529 utenti del servizio idrico dove si dovrà correre ai ripari per rientrare bei parametri di legge per le concentrazioni di arsenico nell’acqua potabile (10 microgrammi per litro è il limite di legge). Secondo i dati dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio resi noti alla fine dello scorso anno, 24 tra questi Comuni hanno realizzato opere che hanno già riportato i valori nelle norme, in 46 Comuni oggi i livelli di arsenico nelle acque sarebbero tra 10 e 20 microgrammi per litro con necessità di interventi, mentre in altri 21 Comuni (5 nella provincia di Roma, 1 nella provincia di Latina e 15 nella Provincia di Viterbo) sono necessari importanti lavori.

“Mentre si privatizzano le sorgenti, l’emergenza arsenico continua a essere seria in diverse aree del Lazio, i valori nelle acque potabili vanno riportati nei limiti di legge di 10 microgrammi per litro. Per questo, torniamo a chiedere alla presidente Polverini, nominata commissaria di governo per l’emergenza arsenico, che renda noto l’elenco dei comuni dove si riscontrano valori oltre i limiti e il piano di rientro al quale sta lavorando, come prevede l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – “Serve chiarezza, i Sindaci sono spesso soli nell’adottare ordinanze di non potabilità ai fini del consumo umano, i risultati delle analisi delle acque potabili devono essere pubblicati per cittadini e imprese, ma deve essere anche inviata ai Comuni una nota chiara ed esplicativa sulle azioni da intraprendere. L’acqua è un diritto fondamentale e universale, una risorsa primaria senza la quale è impossibile vivere, non un servizio  pubblico qualsiasi, deve essere garantita la buona qualità.”

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