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Legambiente ammessa come parte civile nel processo Cerroni

Legambiente è stata ammessa come parte civile nel processo che vede imputato tra gli altri Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti. Insieme all’associazione ammessi anche il ministero dell’Ambiente, la Regione Lazio, Roma Capitale e altre associazioni e comitati.

Gli avvocati che seguiranno il processo per Legambiente saranno Mariadolores Furlanetto e Mario Cevolotto.

“Siamo soddisfatti che la nostra associazione sia stata ammessa come parte civile in un procedimento che deve essere l’occasione per chiudere definitivamente anni e anni di pessime scelte sulle politiche dei rifiuti nel Lazio – ha dichiarato Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – C’è bisogno di chiarire infatti le responsabilità del passato e lanciare contemporaneamente, quei meccanismi virtuosi che porteranno ad una vera svolta sui rifiuti a Roma e in tutta la regione.”

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Processo Valle del Sacco, Legambiente: domani nuova udienza, serve accelerazione per non rischiare prescrizione

“Domani presso il Tribunale di Velletri si terrà una nuova udienza preliminare del processo per i veleni della Valle del Sacco, Legambiente come parte civile chiederà una forte accelerazione per non rischiare la prescrizione, che oltre al danno sarebbe davvero una beffa -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. A seguito dell’accoglimento di eccezioni processuali, il processo rischia di ripartire da capo e non ce lo possiamo proprio permettere. A forza di tagli ai Tribunali questi sono gli effetti, udienze rinviate per mesi ed errori formali che portano a dover rinotificare atti. I formalismi non possono però togliere forza alla necessità di arrivare ad una sentenza, necessaria dopo i drammi che le popolazioni di quella Valle stanno vivendo.”

Legambiente domattina sarà nuovamente presente come parte civile al processo che si terrà presso il Tribunale di Velletri, rappresentata dall’avvocato Maria Dolores Furlanetto, vice presidente del Centro di Azione Giuridica dell’associazione. Dalla Valle del Sacco arrivano dati sempre più inquietanti, tumori tra i bambini che se confermati evidenzierebbero un allarme gravissimo, inquinamenti legati alle diverse matrici ambientali, dall’acqua all’aria ai suoli. Mentre la bonifica deve procedere senza tentennamenti, servono anche risposte sul fronte giudiziario.

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Processo veleni di Borgo Montello

Processo veleni di Borgo Montello, Legambiente: “La Regione Lazio come parte offesa è segnale forte di sinergie contro le ecomafie, ora tutte le forze sono in campo per la ricerca della verità”

“La costituzione di parte offesa della Regione Lazio nel processo sui veleni di Borgo Montello è un segnale forte e chiaro di sinergia fra istituzioni, associazioni e cittadini contro le ecomafie che da Latina parla all’intera Regione, ora finalmente tutte le forze si sono unite per la ricerca della verità in questa vicenda complessa e delicata – dichiara Valentina Romoli, vice presidente e responsabile Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio-. Quello di oggi è un grande risultato nella lotta contro le illegalità, proprio in una delle terre maggiormente colpite dalla schiavitù delle ecomafie. Come Legambiente siamo costituiti in questo processo sin dal suo avvio,assistiti dall’ Avv. Luigi Di Mambro e avevamo più volte sollecitato anche la costituzione della Regione Lazio già nel 2012 con richiesta formale all’allora commissione criminalità, ritenendolo un fattore fondamentale per favorire l’accertamento dei fatti e restituire la speranza ai territori colpiti. Un risultato che finalmente abbiamo ottenuto grazie al lavoro della consigliera Cristiana Avenali e alla determinazione della Regione guidata da Nicola Zingaretti di contrastare con forza le ecomafie.”

Stamattina dinnanzi al GUP di Latina si è celebrata l’udienza del processo per la discarica di Borgo Montello ed è stata accolta la richiesta di costituzione di parte offesa della Regione Lazio. La vicenda è estremamente delicata. Stando alle parole del pentito di mafia Carmine Schiavone, in quell’area potrebbero essere stati interrati anche rifiuti tossici con gravissime conseguenze sulle falde acquifere e su tutto il territorio.
Il processo riprenderà il prossimo 12 febbraio, con il deposito della perizia da parte del consulente tecnico del gup.

“La provincia di Latina deve uscire dal cappio delle mafie, per questo chiediamo con urgenza la costituzione della DDA a Latina, investimenti in favore dei Tribunali e delle Forze dell’Ordine e assunzioni di responsabilità da parte della politica, come quella della Regione Lazio – ha dichiarato Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente Latina-. Dopo l’arresto dell’avvocato Chianese, deus ex machina del sistema delle ecomafie in Italia, la costituzione in giudizio anche della Regione nel processo sulla discarica di Montello per inquinamento delle falde acquifere, è un’altra bella notizia che va nella direzione giusta. Un segnale importante che attendevamo da tempo e che aiuta associazioni, comitati e cittadini nella ricerca della verità sulla gestione della discarica di Latina e sulle conseguenze che essa ha prodotto sull’ambiente e sui cittadini.”

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Processo Rifiuti Viterbo, Legambiente: prescrizione chiude processo, ma danno rimane, subito bonifica.

Processo Rifiuti Viterbo, Legambiente: prescrizione chiude processo, ma danno rimane, subito bonifica.

Prescrizione dei reati, dopo sette anni, la sentenza è di “non doversi procedere”. Così si chiude il Processo sul traffico illecito di 250 mila tonnellate di rifiuti speciali nei centri di ripristino ambientale di Vetralla, Castel Sant’Elia e Capranica, in cui Legambiente Lazio ed il coordinamento Provinciale di Legambiente Viterbo, assistiti dall’avvocato Pierdomenico Giuseppe, sono costituiti parte civile. Una notizia che arriva proprio mentre nelle stesse ore, è stato effettuato dalle Forze dell’ordine un nuovo sequestro di 12mila mq. di discariche abusive, ancora una volta nei territori di Sutri e Castel Sant’Elia.

“La prescrizione è una brutta notizia che in parte ci aspettavamo, abbiamo tenuta altissima l’attenzione sul processo proprio per tentare di evitarla, tutto si è svolto secondo le regole, ma è triste e difficile accettare che le schermaglie giudiziarie abbiano battuto il buon senso – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Prescrizione non è né assoluzione né condanna, per capire però meglio il merito dei fatti occorrerà attendere le motivazioni della sentenza. Ora è comunque fondamentale ed urgente intervenire affinché i territori che sono stati teatro dello scempio ambientale siano definitivamente risanati”.

“Rimane il fatto che i rifiuti in quelle cave ci sono finiti, quello che ci interessa è capire e vigilare su che cosa succederà ora in quelle aree che sono state dissequestrate -afferma Pieranna Falasca, coordinatrice Provinciale di Legambiente Viterbo-. Il territorio del viterbese è sempre più in preda ad una serie inarrestabile di discariche di rifiuti incontrollate, come testimonia purtroppo anche il sequestro di oggi in quegli stessi territori. E’ ora che l’obiettivo della bonifica delle aree e della sorveglianza del territorio diventi davvero prioritario”.

Legambiente ricorda i numeri del ciclo illegale dello smaltimento di rifiuti nel Lazio: secondo il Rapporto Ecomafie 2012, il Lazio è al 1° posto fra le Regioni dell’Italia centrale per questo tipo di
reati, con 326 infrazioni accertate, 1 arresto, 162 sequestri e 354 persone denunciate.

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