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Incendio Oasi Lipu, Legambiente esprime solidarietà

Incendio Oasi Lipu, Legambiente esprime solidarietà: “Atto delittuoso contro importante avamposto dell’ambientalismo. Si faccia chiarezza e si favorisca la ricostruzione”

Legambiente esprime solidarietà per l’incendio al centro visite dell’Oasi Lipu di Castel di Guido. Atti gravissimi come questo non possono fermare il prezioso lavoro dell’associazione nella salvaguardia della natura e della biodiversità.

“Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti gli amici della Lipu e in particolar modo a quanti negli anni si sono prodigati nella realizzazione e nella cura di questo importante avamposto dell’ambientalismo – ha dichiarato Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio-. I centri educativi associativi sono anche presidi di vigilanza territoriale, atti delittuosi come quello che abbiamo di fronte agli occhi siano respinti da tutti con forza, facendo chiarezza sulle responsabilità e attivando ogni canale perché l’area così gravemente danneggiata sia ricostruita ancor meglio di quanto già non fosse.”

Il rogo doloso che ieri mattina ha distrutto documenti, materiali e oggetti al centro visite è una tragedia sfiorata, considerando che fino a qualche ora prima un gruppo di ragazzi che operano nell’oasi ci avevano trascorso la notte.

“Ci uniamo alla condanna del grave atto intimidatorio – aggiunge Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente-. Si tratta di un gesto vile contro chi è impegnato a contrastare le aggressioni alla natura e a far crescere la cultura della conoscenza della biodiversità.”

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Rifiuti: 7 arresti a Roma, anche patron Malagrotta

Rifiuti: 7 arresti a Roma, anche patron Malagrotta

Legambiente: “La politica fermi lo strapotere dei signori della discarica. In un Paese normale spetta alle amministrazioni il compito di dettare le politiche sui rifiuti nell’interesse della collettività”

“L’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio fa emergere l’area grigia che ha governato il ciclo dei rifiuti a Roma e nel resto della Regione in questi ultimi trent’anni. Secondo quanto emerge dall’indagine le politiche sui rifiuti sono state decise da un privato a beneficio dei suoi interessi, in un paese normale invece tali politiche vengono decise e stabilite dalle amministrazioni pubbliche nell’interesse della collettività e dei cittadini. Fino a quando la politica non deciderà di prendere le distanze dai signori della discarica, l’Italia rimarrà un paese colmo di buchi e di perenni emergenze da fronteggiare. È ora che la politica e le amministrazioni affrontino questa sfida senza più tentennamenti, perché il Paese ancora oggi è sotto procedura d’infrazione e non può più aspettare. Per combattere lo smaltimento in discarica servono concreti passi avanti e atti coraggiosi contro la lobby dei rifiuti e non passi indietro come rischia di fare l’attuale Governo con il condono sull’ecotassa per l’interramento dei rifiuti previsto nel ddl in materia ambientale, collegato alla legge di stabilità, in discussione in Parlamento nelle prossime settimane”, così Stefano Ciafani, vice-presidente di Legambiente commenta l’inchiesta che ha portato all’arresto di sette persone e del patron di Malagrotta.

“Nella gestione dei rifiuti del Lazio c’è un cancro criminoso gravissimo che oggi sembra essere scoperto con chiarezza e che va subito debellato – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio -. Grazie ad un lavoro lungo e certosino del NOE di Roma e della Sezione Centrale dei Carabinieri, sono davanti agli occhi di tutti fatti descritti minuziosamente che lasciano poco spazio a dubbi: carte falsificate, foto taroccate, atti dettati dal privato alla Regione. Legambiente è costituita parte civile in molti dei processi già aperti nel Lazio sulla gestione dei rifiuti e se ci saranno le condizioni sarà al fianco della Procura di Roma anche in questo caso, una volta che le indagini avranno fatto il loro corso. Questi fatti così gravi richiedono però soprattutto una svolta definitiva sui rifiuti a Roma e nel Lazio, e tocca alla politica metterla in atto per voltare definitivamente pagina. La Regione ha abolito una parte del vecchio piano rifiuti, messo soldi sulla differenziata e col Comune chiuso Malagrotta, ora per battere il pezzo sporco della gestione della monnezza e puntare davvero su riciclaggio, riuso e riduzione servono subito un nuovo serio e concreto piano rifiuti regionale e un nuovo contratto di servizio con l’AMA, dopo la nomina odierna del nuovo management, al quale vanno i nostri migliori auguri”.

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Regione, Legambiente: no Regione senza governo, voto subito per restituire dignità a istituzione.

Regione, Legambiente: no Regione senza governo, voto subito per restituire dignità a istituzione.

“I cittadini di Roma e del Lazio non possono avere una Regione senza governo, in queste ore si sta discutendo troppo con un presidente dimissionario e un consiglio sciolto, bisogna andare al voto subito, per restituire dignità ad un’istituzione fondamentale per tutti -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Siamo tutti allibiti per lo scandalo dei fondi ai partiti nella Regione Lazio, per i gravissimi reati commessi, le vacanze e le auto a spese dei cittadini e le tante cose assurde e illegali sulle quali la giustizia sta facendo il suo corso, ma sconcerta anche l’immenso fiume di denaro speso in modo diciamo “regolare” che grida vendetta per chi non ce la fa ad arrivare a fine mese, per chi aspetta di essere pagato dalle istituzioni, ma i soldi non ci sono mai. In tal senso, poi, se le elezioni costano, costa ancora di più mantenere un consiglio e una giunta ormai sciolti, sia per i soldi che comunque si spendono sia per la mancanza di politiche necessarie a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Chiediamo rispetto per le istituzioni, per la cosa pubblica, bisogna fermarsi subito per ripartire in modo diverso. Dalla politica ci aspettiamo in queste settimane una reazione che metta in primo piano gli interessi dei cittadini piuttosto che i propri, nuove regole per riaprire le porte del palazzo, nuova trasparenza della pubblica amministrazione e della classe dirigente, nuovi luoghi e forme della partecipazione alla vita pubblica, nuova condivisione delle scelte. A partire dal diritto al voto.”

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Fondi: acque inquinate in località Lagurio. Legambiente chiede allerta del Sindaco e che siano individuati gli inquinatori

In seguito alle segnalazioni del Circolo Legambiente La Ginestra di Fondi circa la presenza di cattivi odori e schiume biancastre lungo un canale in località Lagurio a Fondi e al conseguente esposto di Legambiente Lazio alla sezione provinciale di Arpa Latina, le analisi di verifica hanno rilevato nei campioni di acqua prelevati un forte inquinamento di origine organica e una elevata presenza di Tensioattivi Anionici (MBAS). “Le analisi effettuate dalla sezione Arpa di Latina danno una prima risposta: il canale è inquinato e la causa più probabile sono gli scarichi non autorizzati. – ha detto Federica Prota, presidente del Circolo La Ginestra – A questo punto andremo avanti, per capire se questi fattori inquinanti hanno raggiunto anche la falda acquifera. Se così dovesse essere, la cosa sarebbe molto preoccupante, visto che nei dintorni del canale sono numerosissimi i terreni agricoli che si servono dei pozzi artesiani per l’irrigazione, e altrettanti sono gli allevamenti che utilizzano quell’acqua per l’abbeveraggio degli animali”.
Il canale risultato inquinato è collegato da un fiume al Lago di Fondi, un ecosistema molto delicato a causa della sua conformazione, parte del Monumento Naturale Lago di Fondi e del Parco dei Monti Ausoni e del Lago di Fondi. “Questi risultati vanno necessariamente approfonditi perché rappresentano un rischio per la salute umana – ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Per questo è dovere del Sindaco di Fondi mantenere alta l’attenzione sugli utilizzi di quelle acque, vietandone ovviamente quelli domestici e agricoli. E al tempo stesso sarà indispensabile come sempre il lavoro delle forze dell’ordine affinché si chiariscano le cause dell’inquinamento delle acque e si risalga ai responsabili. Gli inquinatori vanno individuati, si tratta di criminali che devono rispondere dei loro reati, anche provvedendo alle spese di bonifica”. – ha concluso Parlati.

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