Tag Archive ricorso

Legambiente ricorre al TAR contro il declassamento dei Siti Nazionali di Bonifica della Valle del Sacco e della Provincia di Frosinone

Legambiente ricorre al TAR contro il declassamento dei Siti Nazionali di Bonifica della Valle del Sacco e della Provincia di Frosinone
Legambiente ha presentato ricorso al T.A.R. contro il Ministero dell’Ambiente per il declassamento da sito di interesse nazionale (SIN) a sito di interesse regionale (SIR) di “Bacino del Fiume Sacco” e “Provincia di Frosinone”. I due siti sono affetti da un grave danno ambientale che necessita di opere di bonifica urgenti. Il provvedimento di declassamento è illegittimo, ingiustificato e sommario. Gravità dell’inquinamento ambientale, piena rispondenza dei siti ai criteri indicati per individuare un Sito di Interesse Nazionale e  modalità con cui la legge ha modificato tali principi: sono queste le principali motivazioni alla base del ricorso, redatto grazie alla collaborazione degli avvocati Mariadolores Furlanetto e Massimo Iannetti.

“Chiediamo l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente per la parte relativa ai i siti della Valle del Sacco e della provincia di Frosinone, declassati a nostro avviso illegittimamente e senza motivazioni fondate –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di
Legambiente Lazio-. Queste emergenze non possono passare nel dimenticatoio, come rischia di avvenire, bisogna arrivare a concludere le bonifiche, il territorio va risanato definitivamente, serve il massimo sforzo da parte delle istituzioni per una risoluzione immediata a beneficio della salute di tutti gli abitanti della zona e dell’ambiente.”

Sono 52 i Comuni compresi nel sito “Bacino del Fiume Sacco”, individuato quale sito di interesse nazionale nel 2005, tra la provincia di Roma e Frosinone quelli coinvolti dalla contaminazione del complesso industriale nella zona di Colleferro (Rm). Gli agenti chimici
rilasciati negli anni nell’area circostantete nei territori lungo il fiume hanno provocato un forte inquinamento per i lavoratori e per tutti gli abitanti della zona. Le acque del fiume Sacco hanno irrigato i campi adiacenti e abbeverato bestiame con conseguente trasferimento della contaminazione nel ciclo alimentare con evidenti danni per la salute e l’economia del luogo basata principalmente su allevamento e agricoltura. Un vero e proprio disastro che ha colpito la valle, sul quale è attualmente pendente presso il Tribunale di Velletri un processo penale nel quale si procede proprio per “disastro colposo ambientale” e in cui Legambiente è costituita parte civile.

Le 122 discariche dismesse (abusive nel 17% dei casi) dislocate in ben 89 Comuni hanno invece contaminato il sito denominato “Provincia di Frosinone”, combaciante per alcuni punti con quello del bacino del Sacco. È stata accertata la presenza di rifiuti speciali e pericolosi a pochissima distanza dai centri abitati e su terreni ad alta permeabilità con grave rischio di compromissione dei terreni limitrofi. Questa la condizione che aveva motivato l’istituzione del SIN nel 2001 e che, inspiegabilmente, oggi non viene più considerata sufficiente. In questa zona ricade anche la ex-Cemamit di Ferentino, ora sotto sequestro per presunte irregolarità sullo smaltimento
dell’amianto, requisito che la stessa legge del 2012 (art. 36-bis, comma 2 bis) indica come criterio che da solo basterebbe per l’istituzione di un SIN.

Il Decreto dell’agosto 2012 che ha introdotto la modifica dei principi e criteri di individuazione dei siti di bonifica manca, quindi, di motivazioni evidenti e puntuali che giustifichino il declassamento. E si tratta peraltro di un provvedimento imposto dall’alto senza la necessaria compartecipazione delle istituzioni territoriali coinvolte. Si consideri che anche la Regione Lazio con la giunta Zingaretti ha presentato un autonomo ricorso al TAR sulla vicenda. “Le emergenze ambientali del territorio della Valle del Sacco e della provincia di Frosinone richiedono interventi di bonifica e politiche di riduzione dell’impatto -ha detto Francesco Raffa, coordinatore provinciale di Legambiente Frosinone-. La situazione ambientale dell’area è davvero grave, sia per la l’emergenza legata all’inquinamento industriale che per le decine di  discariche ancora tutte da bonificare. Serve molta più costanza che nel passato per risolvere la crisi, non si può certo partire dal declassamento che va sventato, servono strategie nuove per non far sentire sole le persone che oggi vivono una situazione difficile.”

SCARICA IL PDF

Tags, , , , ,

Valle del Sacco, Legambiente: stiamo valutando ricorso contro scelta declassamento siti da bonificare Valle del Sacco e Frosinone.

Valle del Sacco, Legambiente: stiamo valutando ricorso contro scelta declassamento siti da bonificare Valle del Sacco e Frosinone. Grave che Regione Lazio non si sia espressa contro.

“E’ sbagliata e preoccupante la scelta di declassare i siti da bonificare della ‘Valle del Sacco’ e di ‘Frosinone’, stiamo valutando la possibilità di ricorrere al Tribunale Amministrativo, è sconcertante che la Regione Lazio non abbia espresso parere negativo nei termini previsti, una scelta che andrà riaffrontata dal prossimo governo regionale -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. I danni ambientali subiti da un intero ecosistema sono enormi, le sostanze inquinanti sepolte a Colleferro hanno inquinato un’area immensa, devastato un territorio enorme lungo tutta l’asta fluviale del Sacco. E lo stesso vale per le decine di discariche di rifiuti inserite nel sito denominato “Frosinone”. Bisogna assolutamente evitare che si consolidi una situazione senza ritorno per quel territorio e quelle popolazioni, che meritano un futuro diverso e migliore.

Dopo lo scoppio dell’emergenza, nel 2005-2006 seguì la perimetrazione delle aree da bonificare e fu individuato il sito di interesse nazionale per le bonifiche denominato “Valle del Sacco”: circa 800 ettari per l’area industriale, 700 per territori destinati all’agricoltura e allevamento, aree esondabili e una estesissima fascia di 100 metri nella zona ripariale adiacente al fiume sono interessate da progetti di caratterizzazione, bonifica e messa in sicurezza. Benché siano passati quasi 8 anni, data prevista da alcuni come termine finale delle operazioni su Colleferro e Valle del Sacco, sono ancora moltissime le cose da fare per la messa in sicurezza di molte di queste zone. “Il Sacco è un’emergenza che non si può sottovalutare, dopo i primi interventi bisogna andare fino in fondo, senza fondi nazionali le operazioni di bonifica rischiano di fermarsi per sempre -conclude Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il declassamento non pare avere senso nemmeno dal punto di vista tecnico e amministrativo, per le caratteristiche del sito. Le prime cose fatte hanno portato a mettere in sicurezza e bonificare la cosiddetta area Arpa 1 e ad avviare le azioni nell’area Arpa 2, le due zone dove erano sepolti i fusti, ma ora rimane l’intervento più importante per la vita di quelle popolazioni, che è quello lungo gli 80 chilometri dell’asta del fiume
Sacco. Viste le drammatiche conseguenze della dispersione nell’ambiente di agenti chimici e metalli pesanti, bisogna far fronte anche alle emergenze sanitarie come l’aumento dell’incidenza tumorale degli abitanti, la morte del bestiame e l’impossibilità di svolgere attività agricole e di allevamento in queste aree che ancora oggi sono inquinate da ciò che il fiume Sacco ha trasportato per decenni.”

SCARICA IL PDF

Tags, , , , ,