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Maxi-emendamento del Piano Casa, Legambiente chiede di scongiurare in aula l’impatto sulla Città Storica

Maxi-emendamento del Piano Casa, Legambiente chiede di scongiurare in aula l’impatto sulla Città Storica, la deroga alla scadenza, l’applicabilità nelle aree a rischio idrogeologico e il diluvio di cemento.
“Il Piano sia volano di recupero, riqualificazione, riuso dell’esistente e rigenerazione urbana e si dia possibilità ai comuni di selezionare gli ambiti di applicabilità successivamente all’applicazione”

In attesa di valutare i contenuti dell’annunciato maxi-emendamento sul testo in discussione presso il Consiglio regionale del Piano Casa, Legambiente torna a ribadire quelli che sono i punti “irrinunciabili” e le auspicabili modifiche da farsi al testo attualmente in discussione.

“Dopo le positive modifiche intercorse rispetto al devastante testo prodotto dalla precedente consigliatura regionale – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – sono almeno cinque i punti tuttora critici su cui chiediamo un vero impegno e un cambio di rotta: l’impatto del piano casa e sulla Città Storica individuata dal prg di Roma, ma più in generale sull’insieme del “bel costruito” che caratterizza le città e i “borghi” del Lazio ; il rapporto tra il piano casa e la gestione ordinaria da parte dei Comuni degli strumenti urbanistici vigenti; l’utilizzo a fini edificatori/residenziali delle aree attualmente disciplinate dai prg dei Comuni per ospitare servizi, sia pure in dimensioni ridotte rispetto al testo precedente; la possibilità di accedere al Piano casa anche agli immobili ricadenti in aree con rischio idrogeologico; la ventilata deroga alla durata del piano casa inizialmente prevista a scadenza per gennaio 2015, ma che si vorrebbe promulgare ben oltre. Naturalmente ce ne sono altri, ma ci sembrano questi i punti irrinunciabili perché il piano sia volano di recupero, riqualificazione, riuso dell’esistente e rigenerazione urbana”.
Su Piano Casa e Città Storica, in assenza di specifici vincoli del Mibac sui singoli edifici, il Piano casa è applicabile in quartieri come Garbatella, San Lorenzo, sui villini di Via Nomentana e su quelli di Ostia/lungomare Toscanelli solo per fare alcuni esempi in riferimento a Roma. Questi quartieri, che il Prg di Roma ha classificato come componenti della Città Storica, che ricoprono più di 6.000 ettari, raddoppiando così la tutela che nel prg del ’65 era limitata alla città interna alle Mura Aureliane. La delibera del 2009 della Giunta Alemanno, n. 9., approvata dal consiglio comunale, limita la non applicabilità del piano casa agli immobili ricadenti nei tessuti T1, T2, T3, e T10 come già specificato nel dossier prodotto sul tema dall’associazione ambientalista. Tutto il resto, in attesa di specifici vincoli, può essere oggetto del piano casa: il che vuol dire che gli edifici ricadenti nei Tessuti T4, T5, T6, T7, T8 e T9 possono essere oggetto del piano casa. Occorre quindi tutelare la Città Storica di Roma e ambiti urbani Regionali, come le “Città di Fondazione” – comprendenti parti di Latina, Aprilia, Guidonia – caratterizzate dalla qualità del costruito e dal suo paesaggio urbano storico.
In questo contesto, una buona notizia dagli attivisti del cigno verde, l’edificio del Cinema America, in Via Natal del Grande a Trastevere, giustamente difeso dalle ragazze e dai ragazzi che hanno dato vita ad una esperienza culturale dal basso per difendere un pezzo dell’identità di Roma non può essere oggetto del piano Casa, perché quell’edificio ricade nei tessuti T3, e quindi, “coperti” dalla citata delibera Comunale. Dopodiché, al fine di “integrare” le tutele, ben venga per Legambiente il vincolo che il Mibac sta per emettere sull’edificio.
Per l’utilizzo a fini edificatori/residenziali delle aree attualmente disciplinate dai prg, va ricordato che il Piano casa agisce in deroga ai piani e quindi l’effetto della sua applicazione si aggiungerà al già notevole dimensionamento degli stessi: per questo Legambiente chiede che il Piano casa contenga uno specifico articolo che preveda la possibilità per i Comuni di “selezionare”, rispetto alle previsioni dei propri Prg, gli ambiti territoriali dove applicarlo e naturalmente, gli ambiti territoriali dove al contrario inibire l’uso di questo strumento, poiché già in essere previsioni e attuazioni “ordinarie”. L’associazione ambientalista aveva chiesto che il Piano casa tornasse preventivamente al vaglio dei Consigli Comunali, ma tale vaglio può essere anche di natura “a posteriori”.
Sul rapporto tra il piano casa e la gestione ordinaria Legambiente individua attualmente nel testo un doppio rischio: l’aumento indiscriminato del dimensionamento dei prg – a Roma Legambiente ha stimato da 2,9 a più di 4 milioni di metri cubi – e l’evidente rischio di dare vita ad ambiti urbanizzati “fatti solo di case”, con conseguenze sulla precaria qualità urbana dei quartieri, infatti il Piano prevede la possibilità di cambiare la destinazione d’uso delle aree da servizi a residenziale. “L’idea che ogni metro quadro di suolo, seppur non a destinazione agricola, debba ospitare soltanto case – commenta Scacchi – è un’idea di città che appartiene alla cultura urbana degli anni ’50/60 – Piano Casa dell’On. Fanfani -. Tra l’altro, in questo punto si è al surreale: il piano casa si applica su aree dove attualmente non esistono edifici, alla faccia della sacrosanta rigenerazione urbana.”
Sulla possibilità di accedere al Piano casa anche a immobili ricadenti in aree a rischio idrogeologico c’è poco da dire: i drammi che sta provocando l’incuria nella manutenzione del territorio e la cultura della crescita urbana indiscriminata, dovrebbero sconsigliare l’applicazione del piano casa in ambiti a rischio. Uno degli atti più significativi del Governo del presidente Zingaretti è stato il recupero dei fondi stanziati per la messa in sicurezza delle aree a rischio di Ostia, sciaguratamente cassati dal precedente Governo Polverini. Legambiente chiede che si usino quei fondi per iniziare a mettere in sicurezza un territorio che vede, solo a Roma, ben 1.135,6 ettari ad elevato rischio idrogeologico, aree dove vive una popolazione di 17.757 abitanti (dati Autorità di Bacino Tevere).
Infine per Legambiente va assolutamente scongiurata la deroga alla scadenza del Piano Casa, perché lo stesso sia una “parentesi”, quindi nessun Piano Casa oltre gennaio 2015.

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Stadio AS Roma, preoccupazione per concreto rischio speculazione

Stadio AS Roma, preoccupazione per concreto rischio speculazione

“Sembra sempre più evidente il rischio di speculazione edilizia sul progetto del nuovo stadio di calcio della Roma ora che si conferma essere un costruttore il perno dell’operazione – ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Da tempo chiediamo quale sia il motivo per realizzare stadi di proprietà delle società del pallone nella capitale. Lontano da qualsiasi interesse pubblico, soprattutto se a realizzarlo è un gruppo imprenditoriale privato a braccetto con una società sportiva quotata in borsa, gli unici interessi da perseguire sembrano il patrimonio della squadra e le mire speculative del costruttore.

Per quanto è noto, il disegno prevede  l’abbattimento dell’ippodromo e una colata di nuovo cemento per nuove case e centri commerciali forse addirittura in un altro territorio, facendo divenire lo stadio solo un pretesto per un progetto speculativo. Le problematiche sono chiare, Tor di Valle comprende aree agricole e vincolate che al momento non sono suscettibili di trasformazione urbanistica se non con un’importante modifica dell’attuale piano regolatore. Vogliamo conoscere i dettagli di un progetto da sempre avvolto da un alone di mistero e capire, per esempio, che ne sarebbe del meraviglioso Stadio Olimpico.”

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Villa Messalla Ciampino, Legambiente: stop al cemento, avviare procedure per dichiarazione area di notevole interesse pubblico.

Villa Messalla Ciampino, Legambiente: stop al cemento, avviare procedure per dichiarazione area di notevole interesse pubblico.
Domani passeggiata archeologica, sabato 9 febbraio, ore 15

Avviare le procedure per la “dichiarazione di area di notevole interesse pubblico” per la zona adiacente alle “Mura dei Francesi” nel Comune di Ciampino. E’ questa la richiesta che Legambiente ha inviato alla Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio, alla Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio e al Sindaco di Ciampino, ai sensi dell’art. 138 del d.lgs n. 42/2004, dopo il ritrovamento nell’area della splendida villa appartenuta al console Marco Valerio Messalla, comandante con Ottaviano delle truppe romane nella battaglia di Anzio e mecenate di celeberrimi poeti quali Ovidio e Tibullo. Per sventare la colata di cemento prevista nell’area, il comitato Ciampino Bene Comune con il Circolo Legambiente Appia Sud hanno organizzato per domani, sabato 9 febbraio, alle ore 15, una passeggiata archeologica con partenza dal Liceo Vito Volterra, in Via dell’Acqua Acetosa 8/A a Ciampino, con un percorso che arriverà di fronte agli scavi.

“Nonostante i ritrovamenti di splendidi mosaici e statue quasi del tutto complete, sembra non fermarsi il rischio cemento nell’area della splendida Villa di Messalla -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio.- A Roma e nel Paese ci sono beni preziosissimi, va rilanciata l’idea del parco dei Fori Imperiali, dal Colosseo fino ai castelli romani proprio lungo la via Appia Antica. Stop ai progetti di edilizia a Ciampino all’interno dei Muri dei Francesi e di Colle Olivo, dove le case rischiano di arrivare a pochi metri dal grande sistema termale a servizio della villa romana posta sulla sommità del colle, così come quelli nelle aree del Divino Amore e di Mugilla a Marino.”

Sono molto solide le motivazioni che hanno portato Legambiente a presentare la richiesta per avviare le procedure per la “dichiarazione di area di notevole interesse pubblico”: la conformazione geomorfologica che costituisce il confine tra la “Piana di Ciampino” e le prime pendici dei Castelli romani costituisce un’unicità assoluta e rappresenta una discontinuità tra il paesaggio urbano romano e le aree rurali dei Castelli. Il secondo punto nasce dalla necessità di restaurare e conservare il patrimonio che deriva dall’età medioevale e barocca: i numerosi portali monumentali di Ciampino sono adornati da stemmi della famiglia papale e dei casali collegati, il più importante realizzato dall’architetto Rainaldi che lavorò anche alle committenze papali di molti capolavori che si trovano a Roma da Villa Pamphili ai giardini di Villa Borghese. L’insieme di caratteristiche uniche che si trovano in una stessa area dovrebbe automaticamente portare a politiche incentrare sul turismo piuttosto che continuare ad insistere nel voler far inghiottire alla Capitale altri ettari dell’Agro Romano e dei Castelli.

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Legambiente e il dipartimento della Protezione Civile realizzano l’indagine “Ecosistema rischio industrie” per verificare lo stato dell’arte rispetto alla prevenzione dei rischi

Impianti a rischio di incidente rilevante, Legambiente: nel Lazio sono 69 in 32 Comuni, ma solo il 22% delle Amministrazioni risponde al questionario per verificare situazione prevenzione rischi.

Nel Lazio sono ben 69 gli impianti a rischio di incidente rilevante in 32 Comuni, ma solo 7 amministrazioni (22%) hanno risposto all’indagine “Ecosistema rischio industrie” realizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile per verificare lo stato dell’arte rispetto alla prevenzione dei rischi stessi. Tra coloro che rispondono solo 3 Comuni su 7 (43%) hanno realizzato la planimetria delle zone interessate dalla presenza di impianti a rischio e solo il 57% ha individuato le strutture vulnerabili o esposte al pericolo.

Il Lazio non brilla nemmeno per il coinvolgimento della popolazione, visto che solo un risicato 14% dei Comuni effettua esercitazioni per prepararsi all’emergenza e solo il 57% effettua campagne
di informazione sull’emergenza e collabora con le associazioni di volontariato. “C’è una certa sottovalutazione da parte dei Comuni rispetto al rischio di incidente rilevante, segno da un lato che si va perdendo la memoria di disastri come quelli di Seveso dall’altro della necessità di sostegno alle amministrazioni che a volte mancano di competenze su temi così complessi -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Per affrontare le emergenze è necessario avere ben chiari i rischi, informare e preparare la popolazione per poter agire in maniera tempestiva in caso di pericolo. A partire, innanzitutto, da una corretta identificazione delle aree a rischio e dei pericoli ai quali sono soggetti i cittadini in caso di dispersione di sostanze chimiche volatili o liquide.”

In Italia sono presenti 1.152 impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantità tali da rientrare nei parametri previsti negli artt. 6/7 e 6/7/8 del D.Lgs. 334/99, situati nei territori di 739 Comuni. Impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantitativi tali da essere ritenuti suscettibili di causare incidenti rilevanti in base alle direttive Seveso e ai decreti legislativi che le recepiscono. Impianti chimici, petrolchimici, depositi di gpl, raffinerie e depositi di esplosivi o composti tossici che, in caso di incidente o di malfunzionamento, possono provocare incendi,
contaminazione dei suoli e delle acque, nubi tossiche, e che sono censiti dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare in un inventario nazionale aggiornato semestralmente.

La Protezione Civile della Capitale è tra quelle che rispondono in modo positivo ai parametri richiesti, con l’individuazione di strutture sensibili, attività d’informazione e sensibilizzazione della
cittadinanza, collaborazioni con le associazioni di volontariato ed esercitazioni, anche se ad esempio nell’area di Malagrotta è evidente una forte carenze proprio rispetto all’informazione e al
coinvolgimento della popolazione, come denunciano i comitati da molto tempo. A Pomezia non risultano, invece, individuate aree di rischio né pianificate esercitazioni che coinvolgano la popolazione in caso di emergenza. Viterbo dichiara di aver realizzato piani e iniziative per rispondere in maniera efficace in caso di pericolo ma non effettua esercitazioni con i cittadini. Rieti
non ha progetti di collaborazione con associazioni di volontariato ed esercitazioni che coinvolgano la popolazione. A Cisterna di Latina (Lt) non vengono segnalate strutture potenzialmente pericolose e mancano progetti di collaborazione o piani di emergenza in caso di necessità. Latina dichiara di aver individuato le strutture a rischio e informata la cittadinanza ma manca un network con associazioni o altri enti per le esercitazioni. Non sono pervenuti dati per Frosinone e provincia. “Sugli impianti a rischio di incidente rilevante serve più chiarezza per i cittadini, per evitare tragedie può essere molto utile un lavoro da parte della Regione a sostegno dei Comuni per affrontare il rischio, come è stato fatto anni fa per gli incendi -dichiara Cristiana Avenali,
direttrice di Legambiente Lazio-. I dati sugli impianti a rischio di incidente rilevante sono molto  frammentari e parziali nel Lazio, non permettono di rassicurare la popolazione sulle iniziative in
caso di emergenza, soprattutto nelle province di Roma, Latina e Frosinone. Una maggiore sensibilizzazione di coloro che abitano in quei contesti a rischio e la collaborazione tra associazioni,
Protezione Civile e amministrazioni è la risposta necessaria per salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente.”
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Colosseo, Legambiente: via le auto, impossibile convivenza con cantiere Metro C

Colosseo, Legambiente: via le auto, impossibile convivenza con cantiere Metro C, Comune ascolti allarme Soprintendenza.

“L’allarme della Soprintendenza è serissimo e va ascoltato, è assurdo che il Comune proponga di gestire sette anni di cantiere della Metro C senza togliere le auto da via dei Fori Imperiali, i danni per il turismo sono certi e non ce li possiamo proprio permettere, senza contare che il Colosseo si va sgretolando sotto l’attacco delle polveri e delle vibrazioni di migliaia di macchine, pullman, persino camion su quella strada -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Legambiente ha consegnato due mesi fa, seimilaquattrocento firme dei romani per una delibera popolare per pedonalizzare l’intera area, è ora che il Comune la metta all’ordine del giorno e ne tenga conto. Nelle ore di punta del mattino su Via dei Fori Imperiali transita un flusso di ben 3.400 veicoli all’ora, con un rumore assordante di 95,2 decibel e le vibrazioni che ne conseguono. Il Colosseo ha circa tremila lesioni costantemente monitorate, serve una risposta immediata, è indispensabile intervenire in modo profondo e definitivo con la pedonalizzazione dei Fori, altrimenti il monumento continuerà ad annerirsi e il rischio dei cedimenti non si fermerà e anche il fondamentale restauro rischierà di vedere vanificati i suoi effetti.”

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Ponte Musica, un ennesimo cantiere mette nuovamente a rischio la ciclabile

Ponte Musica, un ennesimo cantiere mette nuovamente a rischio la ciclabile. Altro cemento sul parco di Capoprati e sulle sponde del Tevere con abbattimento della vegetazione circostante.

Finalmente si scopre cosa succede al ponte della musica, inaugurato più di un anno fa ma in realtà incompleto: la necessità di un collegamento tra il ponte e la sottostante pista ciclabile e pedonale
sarà una scusa per versare ulteriore cemento su un’area che è stata un cantiere a cielo aperto già per troppo tempo. Si prevede la costruzione di due rampe, una delle quali “spezzerà” la pista  ciclabile, che necessiteranno di alti muri di sostegno, pali di fondazione ed ulteriore cemento per sostenerle, oltre a metallo per i corrimano. Per la realizzazione della prima rampa scomparirebbe tutta la vegetazione presente e probabilmente dei platani su lungotevere, mentre sulla seconda sono a rischio un ulivo ed un intero filare di magnolie grandiflora.

Non solo: con l’ulteriore cantierizzazione di Parco Capoprati sono a rischio un’altra magnolia grandiflora, due palme nane e un’ eritrina cristagalli, l’unico esemplare presente sul Tevere. “Questo progetto va fermato, le controindicazioni sono troppe. Oltre ai danni ambientali, comporta anche rischi per l’incolumità dei ciclisti: una delle rampe andrebbe ad intersecarsi con la pista ciclabile in un punto in cui è in discesa e si arriva ad una velocità sostenuta – dichiara Massimo Di Stefano, presidente del circolo Legambiente Roma Nord. – Eppure ci sono delle alternative. Ad esempio, dal momento che i pedoni hanno già le scale che scendono dal ponte, basterebbero una passerella di legno per i ciclisti ed una rampa più piccola separata per le persone diversamente abili. Si tratta di un’alternativa possibile che si potrebbe mettere in atto verso piazza Maresciallo Giardino, permettendo un risparmio di risorse economiche ed evitando un ulteriore scempio del parco.”

“La telenovela del Ponte della Musica ancora non ha fine – dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. – Ad oltre un anno dalla faraonica inaugurazione del ponte scopriamo che l’opera non è ancora terminata; la domanda è, perché un secondo appalto se queste rampe erano previste nel progetto originario? Ha tutta l’aria di una speculazione, e il risultato è che si apriranno altri cantieri con conseguenti danni al parco, alla vegetazione e alle sponde del Tevere. E meno male che l’idea era quella di realizzare il primo ponte ecosostenibile della Capitale. Questo è un vero e proprio attacco al parco pubblico di Capoprati sottratto all’illegalità e alla sporcizia molti anni fa e ripulito dai volontari di Legambiente. Chiediamo al Comune di fermare questo nuovo
scempio, di ascoltare le proposte alternative dei cittadini e di eliminare il degrado dell’area determinato da un cantiere ormai eterno.” Hanno partecipato alla conferenza stampa: Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio; Cristiana Avenali, Direttrice di Legambiente Lazio; Massimo di Stefano, presidente di Legambiente Roma Nord.

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