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ECOSISTEMA INCENDI 2011: nel Lazio preoccupante aumento incendi boschivi ed ettari andati in fumo. Provincie più virtuose Rieti, Roma e Viterbo, peggiore performance a Latina.

Sale di due posizioni e ottiene un preoccupante quinto posto il Lazio nella graduatoria delle Regioni italiane per ettari distrutti dagli incendi nel 2010. Con 354 incendi totali (29 in più rispetto all’anno scorso) e 3.149 ettari andati in fumo (2.528 quelli del 2009), il 2010 segna per il Lazio un anno nero nella lotta contro gli incendi. Incendi in preoccupante aumento nelle provincie di Frosinone e di Latina, mentre risultati incoraggianti arrivano dalle provincie di Rieti, Roma e Viterbo. Dati negativi anche sul fronte catasto aggiornato delle aree percorse dal fuoco, strumento indispensabile per l’applicazione dei vincoli previsti dalla Legge 353/2000, che passa dal 77% del 2010 al 63% del 2011.

La peggiore performance nella nostra regione si registra in provincia di Latina dove sono divampati ben 203 roghi in 19 Comuni per un totale di 2.021 ettari bruciati dalle fiamme. Segue in negativo la provincia di Frosinone, con 84 incendi, 743 ettari bruciati e 15 Comuni interessati dalle fiamme. Rieti si conferma invece la provincia più virtuosa con 16 incendi divampati durante l’anno scorso e 162 ettari bruciati, seguita da Viterbo con 18 roghi, che hanno consumato 111 ettari di terreno. Dati molto positivi per la provincia di Roma, dove gli incendi sono dimezzati (da 66 del 2009 a 33 del 2010) e gli ettari andati in fumo sono stati 111 contro i 574 dell’anno precedente. Sono questi i risultati di Ecosistema Incendi 2011, l’annuale monitoraggio di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile effettuato in occasione di “Non scherzate col fuoco 2011”, campagna nazionale di informazione e prevenzione del rischio incendi
boschivi, realizzata nell’ambito del progetto Ecosistema Rischio 2011.

“È preoccupante questo nuovo aumento dei roghi nella nostra Regione dopo un andamento positivo registrato negli ultimi due anni. Nel solo 2010 abbiamo perso ben 3000 ettari del nostro patrimonio ambientale, che è messo sempre più seriamente a dura prova dagli incendi – ha detto Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – L’ottimo lavoro svolto in questi anni sul catasto antincendi dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Protezione civile regionale deve proseguire con decisione per fermare chi vuole speculare sugli incendi boschivi” La classifica Ecosistema Incendi 2011 si è concentrata su tutti i Comuni che nel quadriennio 2007- 2010 hanno subito incendi di estensione pari o superiore a dieci ettari. Le infrazioni accertate nel Lazio sono state 492, pari al 10% del totale, con 15 denunce e 10 arresti.

“Quella degli incendi è una piaga che nel Lazio sta tornando a farsi più profonda, spesso e volentieri alimentata da mano criminali che incuranti dei danni al patrimonio, distruggono ettari di territorio per fare i loro sporchi interessi. – ha commentato il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati. – È degli ultimi giorni la notizia del forte incendio di natura dolosa divampato al Circeo che ha provocato la perdita di oltre 80 ettari di vegetazione, ma anche al Parco regionale del Pineto di Roma in venti giorni si sono verificati ben 9 roghi, per un totale di 5 ettari di macchia mediterranea distrutta. Una situazione sempre più difficile da affrontare anche a causa dell’assurdo taglio governativo alle risorse destinate al corpo dei Vigili del Fuoco che porta a carenze di organico e mezzi di soccorso guasti, rendendo a volte impossibile il lavoro delle squadre antincendio.”

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Roma come Fukushima?

In caso di incidente grave nella ipotetica centrale nucleare di Montalto, 600 mila persone evacuate tra la Tuscia, Roma e la Sabina. 3,5 milioni se catastrofe avvenisse a Borgo Sabotino tra Latina, Frosinone e la stessa Roma. Esplosivo dossier, con tutti i numeri e gli effetti della tragedia giapponese, applicati al caso di Roma e del Lazio.

Legambiente Lazio: numeri agghiaccianti, impensabile il rischio nucleare  Appello a votare SÌ ai referendum del 12 e 13 giugno

Quasi 600 mila persone evacuate fino alle porte di Roma e alla Sabina, un danno irreparabile alla vita di decine di centinaia di migliaia di famiglie, studi interrotti nelle 51 istituzioni scolastiche presenti e suddivise in oltre 200 plessi, lavoro perso per quasi tutti, agricoltura in ginocchio per le 38.115 aziende del territorio che coltivano 280.596 ettari, 3,5 milioni di capi abbattuti tra bovini, suini, ovini e pollame vario nelle 7 mila aziende, attività produttive e servizi cancellati, nella sola Tuscia 522 strutture ricettive da chiudere oltre a 288 agriturismi, 21 campeggi, 48 stabilimenti balneari e 590 ristoranti, decretando l’ovvia fine del turismo. “Roma come Fukushima?” è il titolo dell’esplosivo dossier, realizzato a pochi giorni dal voto dei referendum per fare chiarezza sul significato del pericolo nucleare: oltre le pittoresche tute bianche, le maschere e le sirene che in questi giorni stanno affollando le piazze italiane, è questo il possibile scenario post incidente atomico in una ipotetica centrale nucleare a Montalto di Castro (Vt), che Legambiente Lazio ha voluto sbattere in faccia ai cittadini, in modo crudo e argomentato, per poter comprendere bene il concreto rischio che si ha di fronte.

“E’ un futuro sul quale non avremmo proprio mai voluto nemmeno riflettere, eppure è esattamente quanto sta tragicamente vivendo la popolazione giapponese e quanto da venticinque anni si sta protraendo a Cernobyl, un disastro che non deve mai più avvenire e che nello scenario di Roma e del Lazio è agghiacciante, fa tremare al solo pensiero -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Altro che sciacallaggio, stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone in carne e ossa strappate dalla loro vita in Giappone, dai loro affetti, dalle loro abitudini, dal loro lavoro. E’ forse la cosa più tragica che può accadere, un forzoso esodo di massa verso un’esistenza senza senso, con l’impossibilità di rientrare nella propria casa e di mantenere la vita nella propria comunità. Il nucleare dopo Cernobyl purtroppo ancora una volta in Giappone ha evidenziato questi inaccettabili rischi concreti, questo sporco futuro deve essere fermato dai cittadini votando Sì ai referendum del 12 e 13 giugno.”

Nel caso di Fukushima, il governo giapponese ha dapprima fissato un raggio di 20 chilometri dalla centrale entro la quale sono stati evacuati tutti, esteso poi a 30 chilometri, mentre si parla  proprio in questi giorni di un’estensione a 60 chilometri, a seguito delle misure di radioattività effettuate. L’Ambasciata Americana ha, invece, subito prontamente consigliato ai propri concittadini  che si trovavano nell’area di Fukushima di allontanarsi ad almeno 80 chilometri dalla centrale, in modo cautelativo. Non esiste, in realtà, una distanza di sicurezza entro la quale non esistano danni, anzi nel caso dell’incidente di Cernobyl molte autorevoli fonti hanno evidenziato incrementi tumorali anche in Francia e in Gran Bretagna a migliaia di chilometri, ma per questa stima non ne abbiamo voluto tener conto, prendendo in esame il raggio minimo di 80 chilometri proposto dagli americani. Con risultati agghiaccianti.
Se la centrale, poi, dovesse essere a Borgo Sabotino (Lt), lo scenario in caso di un incidente sarebbe ancora peggiore: la città di Latina è nel raggio dei 20 chilometri, quello più stretto dove la radioattività perdurerebbe per centinaia di anni. E il raggio più allargato di 80 chilometri vede pienamente dentro anche la Capitale oltre ai Castelli romani e a Frosinone con quasi l’intera
provincia, con uno scenario impensabile. In questo caso sono oltre 3,5 milioni le persone evacuate negli 80 chilometri fin dentro Roma, mille istituzioni scolastiche bloccate, agricoltura in ginocchio per 100 mila aziende, tralasciando attività produttive, servizi e attività turistico ricettive distrutte con numeri e storie allucinanti.

“Nemmeno se fosse l’unica alternativa possibile si potrebbe scegliere il rischio del nucleare, e non  lo è visto che efficienza risparmio energetico e fonti rinnovabili stanno già cogliendo obiettivi pure superiori a quelli dell’atomo, i cittadini mettano una croce sul SÌ ai referendum per bloccare questa assurdità -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Non lo dice nessuno ai romani, ai viterbesi, agli abitanti di Frosinone, Latina e Rieti che dovrebbero essere evacuate decine di migliaia di ettari del Lazio, nel caso ci fosse un incidente come quello di poche settimane fa in Giappone nelle ipotetiche centrali di Montalto di Castro o di Borgo Sabotino. Impossibile, purtroppo no, la vecchia tecnologia è in sostanza la stessa e il nostro territorio delicato e sismico come abbiamo tristemente verificato a L’Aquila, con possibili tsunami come quello che nel 1908 ha distrutto Messina e Reggio alto 13 metri, quasi come quello dell’11 marzo scorso a Fukushima che è stato di 14 metri. Basta chiacchiere, tutti al voto, è ora di parlare di cose serie, di puntare i tanti soldi che i cittadini pagano ogni anno in bolletta sulle rinnovabili, l’efficienza e il risparmio e non su dannosi e costose centrali nucleari.”

Non finisce certo qui la mobilitazione di Legambiente Lazio verso i referendum per l’acqua bene comune e per fermare il nucleare. Nel pomeriggio dalle 15 nuovo banchetto informativo nel Municipio 8, a via dei Colombi, e partecipazione al dibattito “Ragioniamo di acqua”, presso la Federazione Nazionale della stampa a Corso Vittorio Emanuele. Domani, 9 giugno, dalle 16 alle 19
volantinaggio lungo la Metro A, da Furio Camillo ad Anagnina; dalle 17 alle 21 partecipazione alla festa dell’acqua a piazza Augusto Lorenzini.

ROMA COME FUKUSHIMA?
I rischi del nucleare, il tragico scenario giapponese e il caso Lazio
Dossier di Legambiente Lazio

Premessa
L’esplosione del reattore numero 4, il 26 aprile dell’86, sprigionò 50 tonnellate di materiale radioattivo, una nube tossica si estese su tutta l’Europa: 200 mila chilometri quadrati di territorio  urono sorvolati dalla nube radioattiva. Oltre 600 mila persone furono ampiamente esposte alle radiazioni: tra loro, 200 mila soldati, i dipendenti della centrale e gli abitanti delle zone vicine all’impianto. La zona di evacuazione iniziale fu di 2.830 chilometri quadrati, con 135 mila persone evacuate. In Giappone, l’agenzia di regolazione nucleare afferma che la fusione nel reattore n.1 di Fukushima si è verificata circa cinque ore dopo il terremoto dell’11 marzo, dieci ore prima di quanto inizialmente stimato dal gestore dell’impianto. Secondo l’agenzia la quantità totale di iodio radioattivo 131 e Cesio 137, rilasciata dai reattori n.1, 2 e 3, per 6 giorni, dall’11 marzo, è stimata a 770.000 terabacquerels. Questo valore è circa il doppio della cifra stimata nel mese di aprile, quando l’Agenzia ha aggiornato la gravità dell’incidente al più alto livello, livello 7, sulla scala internazionale. Le distanze, i pericoli, le zone di evacuazione
Un recente e contestatissimo studio dell’AIEA sostiene che già a una distanza di circa 30 km dal reattore i livelli di radioattività sarebbero scesi a livelli accettabili. Il rapporto CRIIRAD ha, invece, dimostrato, con l’indagine svolta dal 1999 al 2001 ed effettuando oltre tremila misurazioni in Francia, nell’Italia del Nord, in Svizzera, nella Germania del Sud, in Austria per arrivare fino all’Ucraina, che la situazione non è affatto così. Secondo il premio Nobel Georges Charpak le ricadute di Chernobyl potranno provocare in Francia 300 cancri letali in trenta anni. Altrettanti, se non di più, in Italia. Un documento dell’IRSN (l’Istituto francese di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare) intitolato  Chernobyl, 17 anni dopo” e datato 2003, cita una pubblicazione del suo  quivalente britannico, il National Radio Protection Board (NRPB), secondo il quale il bilancio dell’incidente sarà da “1000 a 3000 decessi nei paesi dell’Europa occidentale”. La stessa pubblicazione stima tra 2.500 e 75.000 i cancri mortali tra gli abitanti delle regioni occidentali dell’ex URSS. Per l’epidemiologo Lynn Anspaugh la forchetta sarà da 2.000 a 17.000.

I medici e scienziati bielorussi chiedevano l’applicazione del limite di 1 mSv/anno (70 mSv/vita), raccomandato dopo il 1985 dal CIPR (Commissione Internazionale di Protezione Radiologica),  tenendo conto del fatto che le radiazioni ionizzanti sono più nocive di quanto si pensasse negli anni 70. Ma i più colpiti sono i bambini perchè essi accumulano, molto più che gli adulti, il cesio presente nella loro alimentazione. É il caso di tutti gli organi presi in esame e la differenza è particolarmente marcata per il cuore e la tiroide. Il feto è ugualmente irradiato, di fatto, dall’accumulo di cesio nella placenta. Per tali ragioni, ora e sotto la spinta di altri scienziati, si comincia a valutare l’ipotesi di stabilire, per i bambini, un limite di dose inferiore a quello degli adulti: 0,3 mSv/anno, invece di 1 mSv/anno. US govt recommends 80 Km Fukushima evac zone; currently 30km Con un messaggio di posta elettronica per i cittadini americani, l’Ambasciatore John V. Roos in Giappone, ha consigliato un raggio di 80 km per la zona di evacuazione a Fukushima. “La United States Nuclear Regulatory Commission (NRC), il Dipartimento di Energia e altri esperti del Governo degli Stati Uniti hanno esaminato i dati scientifici e tecnici che hanno raccolto dalle attività nel paese, così come quello che il governo del Giappone ha diffuso, in risposta al peggioramento della situazione nella centrale nucleare di Fukushima. Coerenti con gli indirizzi NRC che si applicano a una situa

ione del genere negli Stati Uniti, stiamo raccomandando, come precauzione, ai cittadini americani che vivono entro 50 miglia (80 chilometri) della centrale nucleare di Fukushima di evacuare  l’area(…). Vogliamo sottolineare che ci sono numerosi fattori a seguito del terremoto e dello tsunami, le condizioni meteo, direzione e velocità del vento, e la natura del problema reattore che influenzano il rischio di contaminazione radioattiva all’interno di questo 50 miglia (80 km) di raggio o la possibilità per materiali radioattivi di basso livello di raggiungere distanze maggiori.” Ecco un estratto del testo inviato dall’Ambasciatore. Read more: http://www.digitaljournal.com/article/304743.

Quasi 600 mila persone evacuate fino alle porte di Roma e alla Sabina, un danno irreparabile alla vita di decine di centinaia di migliaia di famiglie, studi interrotti nelle 51 istituzioni
scolastiche presenti e suddivise in oltre 200 plessi, lavoro perso per quasi tutti, agricoltura in ginocchio per le 38.115 aziende del territorio che coltivano 280.596 ettari,
3,5 milioni di capi abbattuti tra bovini, suini, ovini e pollame vario nelle 7 mila aziende, attività produttive e servizi cancellati, nella sola Tuscia 522 strutture ricettive da chiudere
oltre a 288 agriturismi, 21 campeggi, 48 stabilimenti balneari e 590 ristoranti, decretando l’ovvia fine del turismo. […]

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Legambiente scrive a Polverini su nube nucleare nel Lazio: assumersi responsabilità sanitaria rischio nucleare.

“Abbiamo scritto alla Presidente Polverini per chiederle quali sistemi di monitoraggio della radioattività siano stati messi in campo in vista dell’arrivo sui cieli italiani della nube nucleare giapponese, come si pensa di ridurre il rischio di danni ai cittadini, come procedano i controlli sugli alimenti. La Polverini deve assumersi le sue responsabilità, avendo tra l’altro tenuto per sé la delega alla sanità, altro che smettere di parlare del nucleare – è netta la richiesta di Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – “Siamo preoccupati, i medici da tempo affermano che purtroppo per tumori solidi e leucemie non c’è una relazione diretta tra dose di radiazione e danni alla salute. Bisogna allora dapprima verificare con delle specifiche misure se davvero sarà bassa, come si spera, la quantità di radioattività che arriverà fino a noi, ma questo comunque non ci può tranquillizzare del tutto, visto che anche una piccola dose potrebbe provocare seri danni alla salute e allora bisognerà consigliare ai cittadini almeno come ridurre il rischio, coinvolgendo l’ARPA e gli epidemiologi. Soprattutto nei prossimi giorni, quando secondo i modelli del Norwegian Institute for Air Research, arriverà la nube radioattiva sul nostro paese, vanno anche intensificati i campionamenti sugli alimenti, rendendo immediatamente noti i risultati. Alla Polverini torniamo anche a chiedere di esprimere subito il parere contrario alle nuove centrali nucleari nel Lazio, inviandolo formalmente al Governo, visto che la cosiddetta moratoria non ha alcun valore amministrativo. E’ inutile che i politici si affannino genericamente a tranquillizzare, servono risposte concrete e date per tempo al contrario di quanto avvenne per Cernobyl, ma serve anche la mobilitazione e la partecipazione dei cittadini a partire dalla manifestazione di Roma di sabato 26 marzo e fino ai referendum del 12 giugno”.

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