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Processo Valle del Sacco, Legambiente: domani nuova udienza, serve accelerazione per non rischiare prescrizione

“Domani presso il Tribunale di Velletri si terrà una nuova udienza preliminare del processo per i veleni della Valle del Sacco, Legambiente come parte civile chiederà una forte accelerazione per non rischiare la prescrizione, che oltre al danno sarebbe davvero una beffa -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. A seguito dell’accoglimento di eccezioni processuali, il processo rischia di ripartire da capo e non ce lo possiamo proprio permettere. A forza di tagli ai Tribunali questi sono gli effetti, udienze rinviate per mesi ed errori formali che portano a dover rinotificare atti. I formalismi non possono però togliere forza alla necessità di arrivare ad una sentenza, necessaria dopo i drammi che le popolazioni di quella Valle stanno vivendo.”

Legambiente domattina sarà nuovamente presente come parte civile al processo che si terrà presso il Tribunale di Velletri, rappresentata dall’avvocato Maria Dolores Furlanetto, vice presidente del Centro di Azione Giuridica dell’associazione. Dalla Valle del Sacco arrivano dati sempre più inquietanti, tumori tra i bambini che se confermati evidenzierebbero un allarme gravissimo, inquinamenti legati alle diverse matrici ambientali, dall’acqua all’aria ai suoli. Mentre la bonifica deve procedere senza tentennamenti, servono anche risposte sul fronte giudiziario.

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Sono 117.084 gli ettari da bonificare nella Valle del Sacco e solo 18 su 71 i siti bonificati nel Lazio, questi i dati laziali del Dossier Bonifiche di Legambiente

Sono 117.084 gli ettari da bonificare nella Valle del Sacco e solo 18 su 71 i siti bonificati nel Lazio, questi i dati laziali del Dossier Bonifiche di Legambiente.

“La bonifica va accelerata per risanare un territorio in ginocchio e procedere alla valorizzazione sostenibile dell’area”

Sono 117.084 gli ettari da bonificare nel sito della Valle del Sacco e in tutto il Lazio sono solo 18 i siti inquinati attualmente bonificati, su un totale di 71. Le situazioni più critiche nel Bacino del Fiume Sacco, gravemente inquinato per la presenza di beta-esaclorocicloesano, e a Frosinone per la presenza di numerose discariche dismesse. Questo quanto emerso dal dossier “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà”, un report completo sullo stato delle bonifiche in Italia realizzato da Legambiente e presentato stamattina presso la Sala della Mercede a Roma.

“Alla Valle del Sacco servono fondi certi, controlli efficaci e procedure chiare per bonificare definitivamente il territorio, per questo è fondamentale che venga riportato a Sito di Interesse Nazionale – ha dichiarato Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio-. Un declassamento, quello relativo al sito ‘Bacino Valle del Sacco’, che riteniamo ingiusto e immotivato e che per la gravità dell’inquinamento ambientale e la piena rispondenza ai criteri di individuazione di un SIN, abbiamo deciso di portare davanti al TAR. Un ricorso che interessa anche il sito ‘Provincia di Frosinone’ comprendente numerose discariche dismesse, in molti casi abusive, in un territorio che combacia per alcuni punti con quello del Sacco, con un devastante effetto moltiplicatore delle conseguenze negative per territorio e cittadini. L’obiettivo finale è la riqualificazione ambientale e la valorizzazione sostenibile per il rilancio in chiave imprenditoriale dell’area, rendendola competitiva anche a livello nazionale. La nuova Giunta Regionale del Lazio ha avviato un importante lavoro per istituire un tavolo di coordinamento sulla Valle del Sacco presso il Consiglio Regionale, un’occasione che deve essere portata avanti fino in fondo con volontà e determinazione, anche con il coinvolgimento delle comunità locali e dei cittadini.”

Gli interventi di bonifica sono in corso e stanno riguardando il censimento e la rimozione di manufatti contenenti amianto, interventi per la messa in sicurezza delle discariche, la rimozione selettiva dei terreni contaminati. In alcuni punti critici, tuttavia, sono in atto una serie di ordinanze per interdire l’uso agricolo delle aree ripariali e per inibire l’uso delle acque di pozzi idropotabili.

Sul Bacino del fiume Sacco, il problema resta quello di ridurre l’eccessiva pressione industriale che c’è sul corso d’acqua e i suoi affluenti: sono ben gli 88 scarichi industriali autorizzati, la concentrazione più alta di tutto il territorio laziale, che sversano nella valle ben 17 milioni di metri

cubi di reflui industriali. Occorre inoltre adeguare quel 32% dei 75 scarichi civili urbani che ancora non risulta depurato.
La situazione delle discariche parla invece di 123 aree coinvolte, con meno del 50% dei piani di caratterizzazione presentati, che sono il primo passo per la bonifica.

Parallelamente è importante concludere in tempi certi il processo per disastro ambientale colposo, attualmente in corso presso gli uffici della Procura di Velletri e in cui Legambiente è costituita parte civile. Arrivare alla sentenza di primo grado si può, nonostante i tempi della prescrizione incombano. Occorre uno sforzo da parte di tutti coloro che hanno a cuore la valle affinché chi inquina paghi, e Legambiente si batterà fino alla fine perché questo avvenga.

Dal punto di vista sanitario, le ricadute del grave stato di inquinamento della zona sulla salute dei cittadini sono preoccupanti. L’Istituto Superiore di Sanità ha raccomandato un follow-up relativo alle malattie tumorali, neurologiche, endocrinologiche, metaboliche e agli effetti avversi sulla riproduzione, per la presenza di elevati livelli di beta-esaclorocicloesano nel sangue in una parte della popolazione, riconducibili all’esposizione ai residui della produzione del lindano nella Valle del Sacco. Occorre prendere seri provvedimenti a questo proposito, iniziando dall’istituzione di un registro tumori a livello regionale, per raccogliere tutti i dati essenziali per la ricerca sulle cause del cancro anche in questa area così fortemente colpita.

“In attesa che vengano messi in campo tutti gli interventi di bonifica quanto mai urgenti e necessari, chiediamo una moratoria per fermare qualsiasi altro insediamento che possa peggiorare il già grave stato di emergenza in atto in tutto il territorio della Valle del Sacco – dichiara Francesco Raffa, coordinatore provinciale Legambiente Frosinone-. In quest’ottica, i notevoli passi avanti fatti in direzione dello stop definitivo all’ipotesi aeroporto a Frosinone sono un fatto positivo. Chiediamo inoltre alle istituzioni un riconoscimento anche a livello legislativo dell’emergenza ambientale con una proposta di legge regionale che sancisca formalmente l’elevato rischio ambientale dell’area.”

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Legambiente ricorre al TAR contro il declassamento dei Siti Nazionali di Bonifica della Valle del Sacco e della Provincia di Frosinone

Legambiente ricorre al TAR contro il declassamento dei Siti Nazionali di Bonifica della Valle del Sacco e della Provincia di Frosinone
Legambiente ha presentato ricorso al T.A.R. contro il Ministero dell’Ambiente per il declassamento da sito di interesse nazionale (SIN) a sito di interesse regionale (SIR) di “Bacino del Fiume Sacco” e “Provincia di Frosinone”. I due siti sono affetti da un grave danno ambientale che necessita di opere di bonifica urgenti. Il provvedimento di declassamento è illegittimo, ingiustificato e sommario. Gravità dell’inquinamento ambientale, piena rispondenza dei siti ai criteri indicati per individuare un Sito di Interesse Nazionale e  modalità con cui la legge ha modificato tali principi: sono queste le principali motivazioni alla base del ricorso, redatto grazie alla collaborazione degli avvocati Mariadolores Furlanetto e Massimo Iannetti.

“Chiediamo l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente per la parte relativa ai i siti della Valle del Sacco e della provincia di Frosinone, declassati a nostro avviso illegittimamente e senza motivazioni fondate –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di
Legambiente Lazio-. Queste emergenze non possono passare nel dimenticatoio, come rischia di avvenire, bisogna arrivare a concludere le bonifiche, il territorio va risanato definitivamente, serve il massimo sforzo da parte delle istituzioni per una risoluzione immediata a beneficio della salute di tutti gli abitanti della zona e dell’ambiente.”

Sono 52 i Comuni compresi nel sito “Bacino del Fiume Sacco”, individuato quale sito di interesse nazionale nel 2005, tra la provincia di Roma e Frosinone quelli coinvolti dalla contaminazione del complesso industriale nella zona di Colleferro (Rm). Gli agenti chimici
rilasciati negli anni nell’area circostantete nei territori lungo il fiume hanno provocato un forte inquinamento per i lavoratori e per tutti gli abitanti della zona. Le acque del fiume Sacco hanno irrigato i campi adiacenti e abbeverato bestiame con conseguente trasferimento della contaminazione nel ciclo alimentare con evidenti danni per la salute e l’economia del luogo basata principalmente su allevamento e agricoltura. Un vero e proprio disastro che ha colpito la valle, sul quale è attualmente pendente presso il Tribunale di Velletri un processo penale nel quale si procede proprio per “disastro colposo ambientale” e in cui Legambiente è costituita parte civile.

Le 122 discariche dismesse (abusive nel 17% dei casi) dislocate in ben 89 Comuni hanno invece contaminato il sito denominato “Provincia di Frosinone”, combaciante per alcuni punti con quello del bacino del Sacco. È stata accertata la presenza di rifiuti speciali e pericolosi a pochissima distanza dai centri abitati e su terreni ad alta permeabilità con grave rischio di compromissione dei terreni limitrofi. Questa la condizione che aveva motivato l’istituzione del SIN nel 2001 e che, inspiegabilmente, oggi non viene più considerata sufficiente. In questa zona ricade anche la ex-Cemamit di Ferentino, ora sotto sequestro per presunte irregolarità sullo smaltimento
dell’amianto, requisito che la stessa legge del 2012 (art. 36-bis, comma 2 bis) indica come criterio che da solo basterebbe per l’istituzione di un SIN.

Il Decreto dell’agosto 2012 che ha introdotto la modifica dei principi e criteri di individuazione dei siti di bonifica manca, quindi, di motivazioni evidenti e puntuali che giustifichino il declassamento. E si tratta peraltro di un provvedimento imposto dall’alto senza la necessaria compartecipazione delle istituzioni territoriali coinvolte. Si consideri che anche la Regione Lazio con la giunta Zingaretti ha presentato un autonomo ricorso al TAR sulla vicenda. “Le emergenze ambientali del territorio della Valle del Sacco e della provincia di Frosinone richiedono interventi di bonifica e politiche di riduzione dell’impatto -ha detto Francesco Raffa, coordinatore provinciale di Legambiente Frosinone-. La situazione ambientale dell’area è davvero grave, sia per la l’emergenza legata all’inquinamento industriale che per le decine di  discariche ancora tutte da bonificare. Serve molta più costanza che nel passato per risolvere la crisi, non si può certo partire dal declassamento che va sventato, servono strategie nuove per non far sentire sole le persone che oggi vivono una situazione difficile.”

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Crimini ambientali addio: il “processo breve” mette a rischio i processi per illeciti ambientali.

L’inquinamento della Valle del Sacco e lo smaltimento illegale di rifiuti del viterbese potrebbero restare impuniti

Il “processo breve” tanto voluto dal Governo significherà, tra le altre cose, lo stop ai processi per reati ambientali e l’impunità di coloro che hanno danneggiato gravemente l’ambiente e la salute delle persone che ci vivono. Il meccanismo prescrittivo previsto, infatti, scatterà prima per i reati la cui pena è minore: illeciti ambientali in primis, dunque, i quali vengono per la maggior  parte considerati contravvenzioni e non delitti e dunque sanzionati in maniera lieve. Ma non basta: la scure della prescrizione si abbatterà anche sui reati collegati a quelli ambientali, rendendo così impossibili le indagini, oltre che i processi. Questa miscela sarà ancora più esplosiva se non si recepirà la direttiva europea in materia di tutela penale dell’ambiente che prevede, tra l’altro, la responsabilità penale delle persone giuridiche – quindi degli inquinatori – che commettono reati ambientali.

Nel Lazio sono diversi i processi su reati ambientali a rischio. Le popolazioni avvelenate della Valle del Sacco potrebbero non vedere mai fatta giustizia relativamente ai pesantissimi capi d’accusa imputati agli inquinatori: disastro ambientale, contaminazione dei siti destinati ad insediamenti abitativi, agricoli e di allevamento, avvelenamento delle acque del fiume Sacco destinate all’irrigazione e all’abbeveraggio degli animali con conseguente avvelenamento di sostanze destinate all’alimentazione umana, scarico di acque reflue industriali in assenza di autorizzazioni con conseguente assenza dei sistemi di sicurezza, controllo e trattamento depurativo. Ma rischiano di non scontare la pena neanche i colpevoli del traffico illecito di rifiuti che ha interessato il viterbese: dopo il sequestro di 250.000 tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, smaltiti illegalmente e dopo alcuni arresti eccellenti anche nella Pubblica Amministrazione, il processo ancora pendente potrebbe non arrivare mai a sentenza definitiva.

“Il processo breve è una vera mannaia per la giustizia su illeciti ambientali gravissimi, quali l’inquinamento della Valle del Sacco o le discariche abusive del viterbese, per citare solo due dei tanti esempi nella nostra regione. Le popolazioni inquinate vedranno negato il diritto a vivere in un ambiente salubre e sarà sempre più difficile in futuro portare i colpevoli in tribunale – ha affermato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Invece che inserire i reati ambientali nel codice penale, da un lato la riduzione dei tempi porterà a non aprire proprio questi processi che necessitano di lunghe e complesse fasi di indagini, dall’altro la prescrizione porterà a non chiuderli con sentenze definitive. E così si rischia che si ”prescrivano” anche le bonifiche: nessuno pagherà per il disinquinamento e i territori rimarranno martoriati, finendo nella lista delle mancate bonifiche a carico delle vuote casse dello Stato”.

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