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Nuovi sequestri clan Mallardo, Legambiente: grande lavoro Magistratura e Forze dell’Ordine

Nuovi sequestri clan Mallardo, Legambiente: grande lavoro Magistratura e Forze dell’Ordine, ora istituzioni facciano la loro parte per fermare l’emergenza
Legambiente plaude all’eccellente lavoro della Magistratura e delle Forze dell’Ordine che ha portato ad un nuovo sequestro di beni per oltre cinquanta milioni di euro nei confronti di soggetti operanti in contiguità con il Clan Mallardo, per conto del quale avrebbero costituito una cellula economica, operante, prevalentemente, nel territorio del basso Lazio e chiede che le istituzioni intervengano per fermare l’emergenza.

“Esiste una zona grigia di commistione fra criminalità organizzata e pezzi del tessuto economico su cui le istituzioni devono intervenire con urgenza sia con adeguate politiche di contrasto che con la diffusione della cultura della legalità sui territori -ha dichiarato Valentina
Romoli, vicepresidente e responsabile Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio-. In questo senso, è importante anche che la Regione Lazio rilanci le attività della Consulta e dell’Osservatorio Ambiente e Legalità per monitorare la situazione e permettere di intervenire con tempestività, favorendo anche il coinvolgimento dei cittadini con le segnalazioni di tutte le situazioni anomale.”

L’operazione anticamorra “bad brothers 2” è la seconda, a distanza di venti giorni, a colpire il clan Mallardo. Secondo le indagini, condotte dal Procuratore presso il Tribunale di Roma Pignatone, e dai Sostituti Procuratori-Dda di Roma Lina Cusano, Maria Cristina Palaia e Barbara Sargenti, e ancora una volta in collaborazione con la Dda di Napoli, il fulcro dell’attività illecita ha riguardato il campo dell’edilizia, appalti e forniture pubbliche tramite la partecipazione finanziaria a società o con attività estorsiva. Tra la provincia di  Latina e Napoli, le cinque società sequestrate operavano nel settore delle costruzioni di edifici, una nella locazione di immobili, una nel commercio di auto e una nel settore dell’intermediazione immobiliare.

“L’operazione condotta oggi dalla Magistratura dimostra, una volta ancora, a poche settimane da quanto denunciato nel nostro rapporto Ecomafie, quanto la malavita organizzata e i loro affari si siano radicate in provincia di Latina -dichiara Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente Latina-. Torniamo a chiedere l’apertura degli uffici della DIA e della DDA in provincia di Latina, mentre continueremo a realizzare iniziative di sensibilizzazione e di educazione alla legalità nelle scuole, di cui si avverte immediata necessità.”

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Traffico di rifiuti: nuova seduta del processo a Viterbo contro le ecomafie laziali

Nuova udienza oggi presso la Procura viterbese del più grande processo che sia stato mai celebrato nella nostra regione in materia di traffico illecito di rifiuti. Il dibattimento, che vede coinvolti come imputati 15 soggetti di varie organizzazioni, continua ad essere seguito da cittadini, istituzioni e associazioni che si sono presentate come parti civili, tra le quali Legambiente.

Nel corso delle indagini, condotte dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale e coordinate dai sostituti procuratori Franco Pacifici e Stefano D’Arma, gli inquirenti hanno scoperto e sgominato un traffico di 250mila tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, provenienti da ogni parte d’Italia e aventi come destinazione finale Viterbo, per un giro d’affari pari a 2,5 milioni di euro. Coinvolta un’organizzazione criminale che procedeva a manipolazione e miscelazione dei rifiuti prodotti da
numerose aziende. I rifiuti, costituiti da fanghi di cartiera, terre inquinate da Pcb, ceneri di acciaieria, rifiuti farmaceutici e contenenti alte concentrazioni di zinco, piombo e nichel, viaggiavano accompagnati da certificazioni false, fornite da un compiacente laboratorio d’analisi, e venivano poi smaltiti in tre ex cave in ripristino ambientale.

“Il processo di Viterbo procede grazie al lavoro del Tribunale e della Procura dopo le accurate indagini dalle forze dell’ordine, pur se tra mille cavilli che vorrebbero forse portare verso la prescrizione dei reati -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Servono pene esemplari per questi criminali, per dare segnali forti contro le ecomafie, vanno colpiti i patrimoni utilizzando i beni sequestrati anche per le necessarie bonifiche.”

Secondo l’ultimo Rapporto Ecomafie redatto da Legambiente in collaborazione con le Forze dell’Ordine, nella provincia di Viterbo nel corso del 2010 sono state commesse 154 infrazioni ambientali, numeri che la collocano al 66esimo posto nazionale fra i capoluoghi di provincia per questi illeciti. 20 di queste sono infrazioni nel ciclo dei rifiuti, che hanno portato alla denuncia di 23 persone e 10 sequestri, mentre per quanto riguarda il cemento sono state 59 le infrazioni, con 56 denunce e 18 sequestri effettuati.

“Questa inchiesta deve essere da esempio per chi umilia il nostro territorio – il commento di Pieranna Falasca, coordinatrice provinciale Legambiente Viterbo–, per questo seguiamo da vicino il processo, per coinvolgere cittadini e associazioni locali verso un futuro diverso. Purtroppo non è stata contestata l’associazione a delinquere, il che sarebbe stato importante, rispetto ai tempi di prescrizione. Ciò che è necessario ora è portare a termine la bonifica dei terreni colpiti, non si può attendere.”

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Legambiente: per battere illeciti ambientali coinvolgere giovani

288 infrazioni nel ciclo dei rifiuti nel Lazio, con 319 persone denunciate e 23 arrestate, 180 sequestri effettuati: sono questi i numeri del Rapporto Ecomafia di Legambiente per il 2009 ricordati questa mattina presso la libreria Rinascita di via Savoia a Roma, nell’ambito della presentazione del libro per ragazzi “La Nave dei veleni” di Ave Gagliardi (Piemme Edizioni), dedicato allo scottante tema del traffico di rifiuti tossici e radioattivi e al problema del loro smaltimento illegale.

“È necessario che i reati ambientali siano inseriti nel codice penale ed è altresì fondamentale la diffusione di forme di cittadinanza attiva tra le nuove generazioni per supportare il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura – commenta Valentina Romoli, vice Presidente di Legambiente Lazio, presente all’iniziativa insieme all’autrice e a molti studenti dell’Istituto Albertelli di Roma. Gli incontri con i ragazzi sono uno strumento efficace per rilanciare la sfida ambientale stimolando i cittadini alla partecipazione e l’educazione ambientale è uno strumento indispensabile per trasmettere alle nuove generazioni l’importanza della tutela dell’ambiente e contrastare gli episodi di illegalità così diffusi nel nostro paese”.

“Affrontare temi così importanti con i ragazzi è strategico per un paese che vuole stare al passo con le sfide ambientali – ha affermato Sebastiano Venneri, vice Presidente di Legambiente. Saper utilizzare linguaggi idonei è nostro preciso compito. La Nave dei veleni ci aiuta verso questo obiettivo”.

Legambiente presenta annualmente il Rapporto Ecomafia per denunciare e far conoscere all’opinione pubblica gli illeciti ambientali diffusi in Italia. Il Dossier Lazio presentato a giugno dell’anno scorso ha fatto emergere dati allarmanti: infatti, si è posizionata al secondo posto nella classifica nazionale per numero di reati, mentre la provincia di Latina si è piazzata al terzo posto in Italia per reati legati al ciclo del cemento. Un importante mezzo di denuncia degli illeciti ambientali che Legambiente Lazio mette a disposizione dei cittadini è rappresentato dall’Osservatorio Ambiente e Legalità, al quale possono essere inviate segnalazioni utilizzando l’apposito Numero Verde 800 911 856. Istituito dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio su progetto di Legambiente Lazio, alla quale è affidato in gestione, l’Osservatorio ha il compito di raccogliere, coordinare, elaborare e fornire dati sugli illeciti per rendere più efficaci le politiche ambientali sul territorio regionale

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