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Tar blocca aumento tariffe ZTL. Legambiente: “limitazione traffico sia obiettivo strategico”

Il tar del Lazio blocca l’aumento della tariffe della ZTL. Legambiente: “Limitazione del traffico veicolare nel centro storico è il percorso giusto, torni ad essere obiettivo strategico riformulato della giunta”

IL tar del Lazio ha accolto il ricorso per la revoca della delibera numero 119 del 30 aprile 2014 con la quale si aumentavano le tariffe per l’ingresso nella ZTL. L’obiettivo era quello di scoraggiare il traffico veicolare nel centro della capitale. 

“Il pgtu di Roma seppur poco intraprendente, va comunque nella direzione giusta – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – Sono certo tanti i punti che andrebbero rafforzati, a cominciare dalla ciclabilità, ma cercare di eliminare le macchine dal centro storico è giustissimo e deve rimanere comunque un obiettivo strategico della giunta. In questo senso il rafforzamento della ZTL svolge un ruolo centrale fino anche all’allargamento oltre gli attuali confini e l’aumento delle tariffe è funzionale proprio all’allontanamento delle auto dal centro. I fondi non siano poi acquisiti nell’ottica di fare cassa, ma vengano utilizzati per potenziare il trasporto pubblico. Per cambiare davvero questa città occorre prendere decisioni coraggiose in grado di migliorare in tempi brevi la qualità della vita nella capitale, dove le automobili che sono numericamente più dei residenti, stringono in una morsa di smog i cittadini e l’immenso patrimonio storico culturale di Roma.”

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Chiusura definitiva discarica Monti dell’Ortaccio vittoria dei cittadini

Sentenza TAR sulla revoca dell’AIA per la discarica di Monti dell’Ortaccio, Legambiente: “Vittoria dei cittadini! Sia questa la parola fine nella storia dell’ennesima discarica della Valle Galeria, venga rispettata la sentenza e la revoca dell’AIA voluta dalla Regione. Il Lazio esca definitivamente dalla dittatura delle discariche”

Il TAR del Lazio ha respinto l’impugnazione, da parte di Colari, della revoca dell’AIA per la discarica di Monti dell’Ortaccio voluta dalla Regione Lazio, con sentenza depositata il 29 dicembre. I giudici del TAR hanno ritenuto infatti che la revoca da parte della Regione, rientrasse nella propria “insindacabile discrezionalità tecnica” per le caratteristiche geologiche di permeabilità del territorio stesso. La discarica di Monti dell’Ortaccio era stata autorizzata dall’allora Commissario all’emergenza rifiuti romana, il prefetto Goffredo Sottile, il 27 dicembre del 2012, e l’autorizzazione era stata revocata tramite una determinazione della Regione Lazio (la n. G02364 del 28/02/2014) da un lato per l’assenza di adeguate garanzie finanziarie, dall’altro perchè il sito non era considerato adatto dal punto di vista idrogeologico.

“Vittoria per i cittadini e ora mai più discariche nel Lazio, tanto più a Monti dell’Ortaccio dopo la drammaticità degli eventi creati dalla vicina Malagrotta negli ultimi 40 anni – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio -, la sentenza del TAR sia la definitiva parola fine nella storia dell’ennesima discarica della Valle Galeria. L’opportuna e importante revoca dell’AIA da parte della Regione Lazio, e questa sentenza, siano ora rispettate. Nella Valle Galeria c’è oggi bisogno di uscire dai drammi legati al ciclo dei rifiuti del passato, ragionando con i cittadini sulle opere di riqualificazione, bonifica e promozione territoriale da mettere in campo. Intanto la nostra Regione deve andare velocemente verso la definizione del piano dei rifiuti che ci porti veramente verso riduzione, il riuso e il riciclo indispensabili. C’è poi bisogno di uscire definitivamente dalla dittatura delle discariche degli ultimi decenni e il Comune di Roma per primo deve arrivare alla realizzazione di un vero piano di diffusione capillare del porta a porta in ogni quartiere”.

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Abusivismo, Legambiente: “La sentenza del Tar di Latina è un passo in avanti nella lotta contro le illegalità ai danni dell’ambiente, ora il via alle ruspe per gli abbattimenti”

“La sentenza del Tar di Latina che conferma le ordinanze comunali di demolizione e sgombero di locali abusivi a San Felice Circeo rappresenta un grande passo in avanti nella lotta all’abusivismo edilizio, si tratta di un importante stop alle illegalità compiute in aree protette, ora la parola passi definitivamente alle ruspe – dichiara Valentina Romoli, vice presidente e responsabile ambiente e legalità di Legambiente Lazio-. Questa è un’importante pronuncia contro il cemento abusivo, nessun condono venga più messo in campo. Il ripristino della legalità passa anche attraverso la restituzione della bellezza dei luoghi ai cittadini.”

Un significativo punto di svolta quello apportato con la conferma delle ordinanze emesse dal Comune di San Felice Circeo nel 2005 con le quali si ordinava all’amministratore della società che possiede lo stabilimento balneare ‘Il Cormorano’, di abbattere un locale abusivo di circa 250 metri quadrati realizzato su suolo demaniale e riprisitnare lo stato naturale dei luoghi. “Quella di Latina è la provincia del Lazio con il litorale più esteso e ricco di zone a tutela ambientale ma anche una delle più colpite dai reati ambientali, con 177 infrazioni accertate nel 2012 nel ciclo illegale del cemento, quasi il 3% sul totale nazionale – dichiara Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente Latina-. Il ciclo illegale del cemento è fra i più drammaticamente sviluppati in quest’area, insieme a quello dei rifiuti e delle agromafie.” In questo contesto, Legambiente sarà a fianco di Libera il 22 marzo per la XIX Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie che si svolgerà quest’anno proprio a Latina.

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Sono 117.084 gli ettari da bonificare nella Valle del Sacco e solo 18 su 71 i siti bonificati nel Lazio, questi i dati laziali del Dossier Bonifiche di Legambiente

Sono 117.084 gli ettari da bonificare nella Valle del Sacco e solo 18 su 71 i siti bonificati nel Lazio, questi i dati laziali del Dossier Bonifiche di Legambiente.

“La bonifica va accelerata per risanare un territorio in ginocchio e procedere alla valorizzazione sostenibile dell’area”

Sono 117.084 gli ettari da bonificare nel sito della Valle del Sacco e in tutto il Lazio sono solo 18 i siti inquinati attualmente bonificati, su un totale di 71. Le situazioni più critiche nel Bacino del Fiume Sacco, gravemente inquinato per la presenza di beta-esaclorocicloesano, e a Frosinone per la presenza di numerose discariche dismesse. Questo quanto emerso dal dossier “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà”, un report completo sullo stato delle bonifiche in Italia realizzato da Legambiente e presentato stamattina presso la Sala della Mercede a Roma.

“Alla Valle del Sacco servono fondi certi, controlli efficaci e procedure chiare per bonificare definitivamente il territorio, per questo è fondamentale che venga riportato a Sito di Interesse Nazionale – ha dichiarato Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio-. Un declassamento, quello relativo al sito ‘Bacino Valle del Sacco’, che riteniamo ingiusto e immotivato e che per la gravità dell’inquinamento ambientale e la piena rispondenza ai criteri di individuazione di un SIN, abbiamo deciso di portare davanti al TAR. Un ricorso che interessa anche il sito ‘Provincia di Frosinone’ comprendente numerose discariche dismesse, in molti casi abusive, in un territorio che combacia per alcuni punti con quello del Sacco, con un devastante effetto moltiplicatore delle conseguenze negative per territorio e cittadini. L’obiettivo finale è la riqualificazione ambientale e la valorizzazione sostenibile per il rilancio in chiave imprenditoriale dell’area, rendendola competitiva anche a livello nazionale. La nuova Giunta Regionale del Lazio ha avviato un importante lavoro per istituire un tavolo di coordinamento sulla Valle del Sacco presso il Consiglio Regionale, un’occasione che deve essere portata avanti fino in fondo con volontà e determinazione, anche con il coinvolgimento delle comunità locali e dei cittadini.”

Gli interventi di bonifica sono in corso e stanno riguardando il censimento e la rimozione di manufatti contenenti amianto, interventi per la messa in sicurezza delle discariche, la rimozione selettiva dei terreni contaminati. In alcuni punti critici, tuttavia, sono in atto una serie di ordinanze per interdire l’uso agricolo delle aree ripariali e per inibire l’uso delle acque di pozzi idropotabili.

Sul Bacino del fiume Sacco, il problema resta quello di ridurre l’eccessiva pressione industriale che c’è sul corso d’acqua e i suoi affluenti: sono ben gli 88 scarichi industriali autorizzati, la concentrazione più alta di tutto il territorio laziale, che sversano nella valle ben 17 milioni di metri

cubi di reflui industriali. Occorre inoltre adeguare quel 32% dei 75 scarichi civili urbani che ancora non risulta depurato.
La situazione delle discariche parla invece di 123 aree coinvolte, con meno del 50% dei piani di caratterizzazione presentati, che sono il primo passo per la bonifica.

Parallelamente è importante concludere in tempi certi il processo per disastro ambientale colposo, attualmente in corso presso gli uffici della Procura di Velletri e in cui Legambiente è costituita parte civile. Arrivare alla sentenza di primo grado si può, nonostante i tempi della prescrizione incombano. Occorre uno sforzo da parte di tutti coloro che hanno a cuore la valle affinché chi inquina paghi, e Legambiente si batterà fino alla fine perché questo avvenga.

Dal punto di vista sanitario, le ricadute del grave stato di inquinamento della zona sulla salute dei cittadini sono preoccupanti. L’Istituto Superiore di Sanità ha raccomandato un follow-up relativo alle malattie tumorali, neurologiche, endocrinologiche, metaboliche e agli effetti avversi sulla riproduzione, per la presenza di elevati livelli di beta-esaclorocicloesano nel sangue in una parte della popolazione, riconducibili all’esposizione ai residui della produzione del lindano nella Valle del Sacco. Occorre prendere seri provvedimenti a questo proposito, iniziando dall’istituzione di un registro tumori a livello regionale, per raccogliere tutti i dati essenziali per la ricerca sulle cause del cancro anche in questa area così fortemente colpita.

“In attesa che vengano messi in campo tutti gli interventi di bonifica quanto mai urgenti e necessari, chiediamo una moratoria per fermare qualsiasi altro insediamento che possa peggiorare il già grave stato di emergenza in atto in tutto il territorio della Valle del Sacco – dichiara Francesco Raffa, coordinatore provinciale Legambiente Frosinone-. In quest’ottica, i notevoli passi avanti fatti in direzione dello stop definitivo all’ipotesi aeroporto a Frosinone sono un fatto positivo. Chiediamo inoltre alle istituzioni un riconoscimento anche a livello legislativo dell’emergenza ambientale con una proposta di legge regionale che sancisca formalmente l’elevato rischio ambientale dell’area.”

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Legambiente ricorre al TAR contro il declassamento dei Siti Nazionali di Bonifica della Valle del Sacco e della Provincia di Frosinone

Legambiente ricorre al TAR contro il declassamento dei Siti Nazionali di Bonifica della Valle del Sacco e della Provincia di Frosinone
Legambiente ha presentato ricorso al T.A.R. contro il Ministero dell’Ambiente per il declassamento da sito di interesse nazionale (SIN) a sito di interesse regionale (SIR) di “Bacino del Fiume Sacco” e “Provincia di Frosinone”. I due siti sono affetti da un grave danno ambientale che necessita di opere di bonifica urgenti. Il provvedimento di declassamento è illegittimo, ingiustificato e sommario. Gravità dell’inquinamento ambientale, piena rispondenza dei siti ai criteri indicati per individuare un Sito di Interesse Nazionale e  modalità con cui la legge ha modificato tali principi: sono queste le principali motivazioni alla base del ricorso, redatto grazie alla collaborazione degli avvocati Mariadolores Furlanetto e Massimo Iannetti.

“Chiediamo l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente per la parte relativa ai i siti della Valle del Sacco e della provincia di Frosinone, declassati a nostro avviso illegittimamente e senza motivazioni fondate –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di
Legambiente Lazio-. Queste emergenze non possono passare nel dimenticatoio, come rischia di avvenire, bisogna arrivare a concludere le bonifiche, il territorio va risanato definitivamente, serve il massimo sforzo da parte delle istituzioni per una risoluzione immediata a beneficio della salute di tutti gli abitanti della zona e dell’ambiente.”

Sono 52 i Comuni compresi nel sito “Bacino del Fiume Sacco”, individuato quale sito di interesse nazionale nel 2005, tra la provincia di Roma e Frosinone quelli coinvolti dalla contaminazione del complesso industriale nella zona di Colleferro (Rm). Gli agenti chimici
rilasciati negli anni nell’area circostantete nei territori lungo il fiume hanno provocato un forte inquinamento per i lavoratori e per tutti gli abitanti della zona. Le acque del fiume Sacco hanno irrigato i campi adiacenti e abbeverato bestiame con conseguente trasferimento della contaminazione nel ciclo alimentare con evidenti danni per la salute e l’economia del luogo basata principalmente su allevamento e agricoltura. Un vero e proprio disastro che ha colpito la valle, sul quale è attualmente pendente presso il Tribunale di Velletri un processo penale nel quale si procede proprio per “disastro colposo ambientale” e in cui Legambiente è costituita parte civile.

Le 122 discariche dismesse (abusive nel 17% dei casi) dislocate in ben 89 Comuni hanno invece contaminato il sito denominato “Provincia di Frosinone”, combaciante per alcuni punti con quello del bacino del Sacco. È stata accertata la presenza di rifiuti speciali e pericolosi a pochissima distanza dai centri abitati e su terreni ad alta permeabilità con grave rischio di compromissione dei terreni limitrofi. Questa la condizione che aveva motivato l’istituzione del SIN nel 2001 e che, inspiegabilmente, oggi non viene più considerata sufficiente. In questa zona ricade anche la ex-Cemamit di Ferentino, ora sotto sequestro per presunte irregolarità sullo smaltimento
dell’amianto, requisito che la stessa legge del 2012 (art. 36-bis, comma 2 bis) indica come criterio che da solo basterebbe per l’istituzione di un SIN.

Il Decreto dell’agosto 2012 che ha introdotto la modifica dei principi e criteri di individuazione dei siti di bonifica manca, quindi, di motivazioni evidenti e puntuali che giustifichino il declassamento. E si tratta peraltro di un provvedimento imposto dall’alto senza la necessaria compartecipazione delle istituzioni territoriali coinvolte. Si consideri che anche la Regione Lazio con la giunta Zingaretti ha presentato un autonomo ricorso al TAR sulla vicenda. “Le emergenze ambientali del territorio della Valle del Sacco e della provincia di Frosinone richiedono interventi di bonifica e politiche di riduzione dell’impatto -ha detto Francesco Raffa, coordinatore provinciale di Legambiente Frosinone-. La situazione ambientale dell’area è davvero grave, sia per la l’emergenza legata all’inquinamento industriale che per le decine di  discariche ancora tutte da bonificare. Serve molta più costanza che nel passato per risolvere la crisi, non si può certo partire dal declassamento che va sventato, servono strategie nuove per non far sentire sole le persone che oggi vivono una situazione difficile.”

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Piano Rifiuti, Legambiente: gravissime questioni poste da sentenza TAR, prossimo governo regionale dovrà rifare piano.

Piano Rifiuti, Legambiente: gravissime questioni poste da sentenza TAR, prossimo governo regionale dovrà rifare piano.

“Sono gravissime le questioni poste dalla sentenza del TAR che ha cancellato il piano rifiuti della Regione Lazio, vere e proprie accuse che confermano quanto Legambiente e i comitati hanno sempre affermato circa l’inaffidabilità del documento, il prossimo governo regionale dovrà rifare il piano -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Abbiamo letto con attenzione le decine di pagine della sentenza e in sostanza ne emerge che la Regione Lazio ha inserito nel documento di pianificazione il cosiddetto ‘scenario di controllo’, il piano B come Legambiente lo ha sempre chiamato, basato sul conferimento in discarica piuttosto che sull’incremento della differenziata, sul pre-trattamento e sul recupero dei rifiuti. Ipotesi in netto contrasto con la normativa europea e nazionale, che rendono il Piano del tutto inaffidabile, tanto da prevedere in caso di mancata realizzazione dello ‘scenario di piano’, l’incremento delle volumetrie delle discariche da 828.423 metri cubi nel 2013 a ben 6.859.956 metri cubi nel 2017, per garantire l’autosufficienza regionale. Il Piano Rifiuti della Regione Lazio è illegittimo e quindi è annullato, andrà riscritto dal prossimo governo regionale tenendo conto dei giusti obblighi di legge, su riduzione, riuso e differenziata.”

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