Tag Archive termovalorizzazione

Regione metta soldi e definisca nel dettaglio piano investimenti per raggiungere obiettivi raccolta differenziata porta a porta, riduzione e riuso.

“Nel piano rifiuti ci sono molteplici elementi che non convincono, ma almeno la Regione metta sul tavolo i soldi necessari per permettere ai Comuni di raggiungere gli obiettivi fissati dal piano stesso per riduzione, riuso e porta a porta -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non si può solo far proprio l’obiettivo di legge del 65% al 2012 e poi subito rincorrere la possibilità delle deroghe, servono convinzione e scelte concrete su tempi e modalità, ma soprattutto investimenti seri per raggiungere gli obiettivi che si fissano. Altrimenti lo ‘scenario di piano’, che risponde alle norme di legge, sarà superato dall’assurdo ‘scenario di controllo’ e il pasticcio sarà servito, visto l’attuale ridicolo 15% di differenziata del Lazio.”

Legambiente Lazio torna a criticare il surreale ‘scenario di controllo’ inserito nel testo del piano, ‘a scopo puramente descrittivo come è testualmente scritto, nel quale si ‘valuta il fabbisogno impiantistico dedicato al trattamento dei rifiuti urbani nel caso in cui: – non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia una crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; – non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal Piano in linea con la normativa vigente, ma si abbia una crescita pari alla media dell’incremento annuo del triennio 2006 -2008; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata.’ La differenza tra i due scenari è enorme: nello ‘scenario di piano’, infatti, il CDR recuperato sarebbe al 2017 di 415.456 tonnellate, ma nello ‘scenario di controllo’ il CDR raddoppierebbe quasi, arrivando a 793.423 tonnellate, addirittura creando con un deficit di capacità di incenerimento di 85.523 tonnellate (visto che anche la capacità di incenerimento diminuirebbe a 707.900 tonnellate non considerando le altre due linee autorizzate ma non realizzate). Stessa storia per il trattamento meccanico biologico: ‘permanendo le ipotesi dello scenario di controllo’ (…), ‘potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione. In particolare: – 425.000 t/a di ulteriore capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato localizzate nei sub ATO di Roma (400.000 t/a) e Rieti (25.000 t/a); – 320.000 t/a di ulteriore capacità di termovalorizzazione da localizzarsi nell’ATO regionale.

“Per evitare di ritrovarci i rifiuti per strada, va subito definito un piano dettagliato per la raccolta differenziata porta a porta, la riduzione e il riuso -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. E’ molto preoccupante, infatti, l’abuso che nel piano e nello ‘scenario di controllo’ si
fa delle discariche, legato a numeri davvero sovrastimati per il trattamento meccanico biologico, dal quale escono un 35% di CDR, un 2% di Metalli ma ben il 63% di materiali che continuano a finire in discarica tra scarti, FOS e perdite di processo. Insomma siamo alle solite, il piano rifiuti rischia di fatto di servire solo a giustificare l’autorizzazione di ulteriori capacità di trattamento e di incenerimento, piuttosto che a imboccare davvero e con decisione la strada della riduzione, del riuso, della differenziata.”

Legambiente è critica anche sull’enorme incremento della produzione rifiuti prevista, basata su irragionevoli indicatori socio-economici (PIL e spese per famiglie residenti): dalle 3.332.572 tonnellate
di RSU (rifiuti solidi urbani) registrate nel 2009 nel Rapporto rifiuti ISPRA, si passerebbe a ben 3.675.893 tonnellate di rifiuti nel 2017, con una crescita costante. Poi su questi numeri si applicherebbero le azioni di prevenzione, pur affermando che gli ‘interventi proposti tuttavia sono difficilmente quantificabili perchè spesso legati alla sola responsabilità dei cittadini, in quanto consumatori, e troppo poco a quella dei distributori e dei produttori.” Eppure, negli ultimi anni la
produzione è diminuita senza particolari azioni di prevenzione da 3.343.551 tonnellate del 2008 a
3.332.572 tonnellate del 2009 e, se si valuta la produzione pro-capite, la diminuzione è stata costante in tutto l’ultimo quinquennio.

SCARICA IL PDF

Tags, , , , ,

Piano rifiuti: stralciare scenario controllo, fissare tempi per riduzione, riuso, differenziata e definire investimenti.

“Il piano rifiuti è una cosa maledettamente seria, per evitare di ritrovarci i rifiuti per strada e per superare il ridicolo 15% di differenziata del Lazio, servono obiettivi ambiziosi, ma soprattutto scelte concrete che definiscano modalità, tempi e soldi per raggiungerli. Di tutto ciò nel piano che il Consiglio regionale sta discutendo c’è poco o nulla – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. E’ molto grave che nel testo si prevedano due differenti scenari, uno ‘scenario di piano’ che risponde alle norme di legge e poi a ‘scopo descrittivo’, come è testualmente scritto, un assurdo ‘scenario di controllo’, sulla base del quale valuta poi il fabbisogno impiantistico, riducendo la differenziata e raddoppiando i quantitativi residui per gli impianti di trattamento meccanico biologico e quindi per gli inceneritori. Chiediamo al Consiglio Regionale di stralciare dal testo questo pasticcio, di definire nel dettaglio il piano di investimenti per la raccolta differenziata, per scongiurare la nascita di nuove discariche e inceneritori, che aggraverebbero i problemi.”

E’ surreale, nel testo del piano è, infatti, scritto che ‘a scopo puramente descrittivo si valuta il fabbisogno impiantistico dedicato al trattamento dei rifiuti urbani nel caso in cui: – non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia una crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; – non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal Piano in linea con la normativa vigente, ma si abbia una crescita pari alla media dell’incremento annuo del triennio 2006 -2008; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata.’

Anche la definizione di un enorme incremento della produzione rifiuti, basata su indicatori socioeconomici (PIL e spese per famiglie residenti), è davvero irragionevole: dalle 3.332.572 tonnellate di RSU (rifiuti solidi urbani) registrate nel 2009 nel Rapporto rifiuti ISPRA, si passerebbe a ben 3.675.893 tonnellate di rifiuti nel 2017, con una crescita costante. Poi su questi numeri si applicherebbero le azioni di prevenzione, pur affermando che gli ‘interventi proposti tuttavia sono difficilmente quantificabili perchè spesso legati alla sola responsabilità dei cittadini, in quanto consumatori, e troppo poco a quella dei distributori e dei produttori. In questo caso, con lo scopo di coinvolgere tutti gli attori del sistema, diventa fondamentale il ruolo degli enti locali, e la redazione di un Piano d’azione specifico lo strumento attuativo indispensabile.” Eppure, negli ultimi anni la produzione è diminuita senza particolari azioni di prevenzione da 3.343.551 tonnellate del 2008 a 3.332.572 tonnellate del 2009 e, se si valuta la produzione pro-capite, la diminuzione è stata costante in tutto l’ultimo quinquennio.

L’invenzione dello ‘scenario di controllo’ fa aumentare i numeri del fabbisogno di trattamento meccanico biologico e dell’incenerimento. Con i numeri dello ‘scenario di piano’, infatti, il CDR recuperato sarebbe al 2017, seppure con tutti i numeri sovrastimati già detti, di 415.456 tonnellate, con una capacità impiantistica già autorizzata di 866.650 tonnellate, ma nello ‘scenario di controllo’ il CDR raddoppierebbe quasi, arrivando a 793.423 tonnellate, e visto che anche la capacità di incenerimento diminuirebbe a 707.900 tonnellate (non considerando le altre due linee autorizzate), si avrebbe addirittura un deficit di capacità di incenerimento di 85.523 tonnellate. E quindi, ‘permanendo le ipotesi dello scenario di controllo’ (…), ‘potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione. In particolare: – 425.000 t/a di ulteriore capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato localizzate nei sub ATO di Roma (400.000 t/a) e Rieti (25.000 t/a); – 320.000 t/a di ulteriore capacità di termovalorizzazione da localizzarsi nell’ATO regionale.

“Siamo alle solite, il piano rifiuti di fatto serve a giustificare l’autorizzazione di ulteriori capacità di trattamento e di incenerimento, piuttosto che a imboccare davvero e con decisione la strada della riduzione, del riuso, della differenziata – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. E’ evidente come sovrastimare il fabbisogno di impianti di trattamento porti ad un automatico incremento dei materiali da mandare in discarica. Secondo il piano, infatti, a seguito del trattamento si producono CDR 35%, FOS 21%, Metalli 2%, Scarti 15%, Perdite di processo 27%. Di tutto ciò che entra in quegli impianti, quindi, ben il 63% andrà a finire in discarica (21%+15%+27%). È poi sconcertante l’inserimento nel piano di una specifica tecnologia di trattamento dei rifiuti indifferenziati in acqua, brevettata e quindi sotto una sorta di monopolio, peraltro con l’idea di una differenziazione a valle dei rifiuti, in contrasto con le normative vigenti che spingono per la differenziata a monte e domiciliare.”

SCARICA IL PDF

Tags, , , , , , ,