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Successo per la Festa del Parco della Cellulosa.

Successo per la Festa del Parco della Cellulosa. Legambiente: assemblea capitolina trovi tempo e soldi per finanziare l’acquisizione dei primi 13 ettari

Si è svolta oggi la Festa del Parco della Cellulosa, organizzata da Legambiente Lazio con il Circolo Parco della Cellulosa e il contributo dell’Assessorato alle Politiche ambientali di Roma Capitale. Hanno animato la giornata decine di iniziative per la grande festa presso il Parco della Cellulosa nel quartiere Casalotti a Roma.

“Grande festa al parco –della Cellulosa -hanno dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, e Laura Paravia, presidente del Circolo Legambiente Parco della Cellulosa-. L’area della Cellulosa è una realtà importante sulla quale Legambiente sta lavorando con convinzione, con iniziative come questa, ma anche con l’istituzione di una biblioteca, la cura degli orti, l’organizzazione di laboratori di educazione ambientale e corsi di falegnameria. L’assemblea capitolina trovi tempo e soldi per finanziare l’acquisizione dei primi 13 ettari al patrimonio
pubblico e si cominci a lavorare sull’altra parte importante di 77 ettari.”

Il rispetto dell’ambiente naturale al centro delle attività, inserite negli European Solar Days. In mattinata si sono svolti il laboratorio didattico sull’energia solare dal titolo “Casa e auto ad energia solare”, e la visita guidata alla mostra allestita al boschetto delle noci, a cura dell’associazione “Movimento Artisti Arteper”. Nella seconda parte della giornata ampio spazio agli spettacoli organizzati dall’Associazione Culturale Cantiere Jazz, con esibizione di artisti e musicisti: sono andati in scena la simpatia e la tecnica circense di Jacopo e Flor nello spettacolo “Circus Follies”, la musica popolare da tutto il mondo con Stradabanda di Paolo Montin, i giocolieri di Semaforo Viola, il vero jazz della tradizione della Lazy Tiber Spazm Band ed infine Coco il
Clown. È stata inoltre l’occasione per partecipare al Cantiere di Lavoro del giardino dei semplici con erbe aromatiche.

Durante tutto il corso della giornata Legambiente ha tenuto a disposizione un punto informativo per parlare di rinnovabili, di energia solare, delle possibilità di utilizzo e dei risparmi per le famiglie. È stato, infine, allestito il Mercatino dell’Artigianato e stand di prodotti biologici e romani con la possibilità di  acquistare prodotti a Km 0 come il Miele del Parco o quelli delle aziende agricole CO.R.AG.GIO., I Pàmpini, Il Cerqueto, Lo Scoiattolo , Sururaghe, del Consorzio Valori e Sapori della Tuscia o ancora dei laboratori artigianali Le cuoche cuocarine, di Carassale Naturale e del BarBio. Hanno partecipato: Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio; Marco

Visconti, Assessore all’Ambiente di Roma Capitale; Laura Paravia, presidente Circolo Legambiente Parco della Cellulosa; rappresentanti RomaNatura. Si ringrazia Associazione Culturale Le Muse. Con il contributo di Sustech Sustainable Technology.
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ECOSISTEMA INCENDI 2011: nel Lazio preoccupante aumento incendi boschivi ed ettari andati in fumo. Provincie più virtuose Rieti, Roma e Viterbo, peggiore performance a Latina.

Sale di due posizioni e ottiene un preoccupante quinto posto il Lazio nella graduatoria delle Regioni italiane per ettari distrutti dagli incendi nel 2010. Con 354 incendi totali (29 in più rispetto all’anno scorso) e 3.149 ettari andati in fumo (2.528 quelli del 2009), il 2010 segna per il Lazio un anno nero nella lotta contro gli incendi. Incendi in preoccupante aumento nelle provincie di Frosinone e di Latina, mentre risultati incoraggianti arrivano dalle provincie di Rieti, Roma e Viterbo. Dati negativi anche sul fronte catasto aggiornato delle aree percorse dal fuoco, strumento indispensabile per l’applicazione dei vincoli previsti dalla Legge 353/2000, che passa dal 77% del 2010 al 63% del 2011.

La peggiore performance nella nostra regione si registra in provincia di Latina dove sono divampati ben 203 roghi in 19 Comuni per un totale di 2.021 ettari bruciati dalle fiamme. Segue in negativo la provincia di Frosinone, con 84 incendi, 743 ettari bruciati e 15 Comuni interessati dalle fiamme. Rieti si conferma invece la provincia più virtuosa con 16 incendi divampati durante l’anno scorso e 162 ettari bruciati, seguita da Viterbo con 18 roghi, che hanno consumato 111 ettari di terreno. Dati molto positivi per la provincia di Roma, dove gli incendi sono dimezzati (da 66 del 2009 a 33 del 2010) e gli ettari andati in fumo sono stati 111 contro i 574 dell’anno precedente. Sono questi i risultati di Ecosistema Incendi 2011, l’annuale monitoraggio di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile effettuato in occasione di “Non scherzate col fuoco 2011”, campagna nazionale di informazione e prevenzione del rischio incendi
boschivi, realizzata nell’ambito del progetto Ecosistema Rischio 2011.

“È preoccupante questo nuovo aumento dei roghi nella nostra Regione dopo un andamento positivo registrato negli ultimi due anni. Nel solo 2010 abbiamo perso ben 3000 ettari del nostro patrimonio ambientale, che è messo sempre più seriamente a dura prova dagli incendi – ha detto Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio – L’ottimo lavoro svolto in questi anni sul catasto antincendi dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Protezione civile regionale deve proseguire con decisione per fermare chi vuole speculare sugli incendi boschivi” La classifica Ecosistema Incendi 2011 si è concentrata su tutti i Comuni che nel quadriennio 2007- 2010 hanno subito incendi di estensione pari o superiore a dieci ettari. Le infrazioni accertate nel Lazio sono state 492, pari al 10% del totale, con 15 denunce e 10 arresti.

“Quella degli incendi è una piaga che nel Lazio sta tornando a farsi più profonda, spesso e volentieri alimentata da mano criminali che incuranti dei danni al patrimonio, distruggono ettari di territorio per fare i loro sporchi interessi. – ha commentato il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati. – È degli ultimi giorni la notizia del forte incendio di natura dolosa divampato al Circeo che ha provocato la perdita di oltre 80 ettari di vegetazione, ma anche al Parco regionale del Pineto di Roma in venti giorni si sono verificati ben 9 roghi, per un totale di 5 ettari di macchia mediterranea distrutta. Una situazione sempre più difficile da affrontare anche a causa dell’assurdo taglio governativo alle risorse destinate al corpo dei Vigili del Fuoco che porta a carenze di organico e mezzi di soccorso guasti, rendendo a volte impossibile il lavoro delle squadre antincendio.”

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Legambiente su consumo di suolo: 5.200 ettari mangiati tra Roma e Fiumicino tra il 1993 e il 2008. Peggiora qualità della vita, serve forte ripensamento scelte urbanistiche piuttosto che nuove assurde proposte di edificazione o beceri piani casa.

Sono ben 5.200 gli ettari agricoli e naturali trasformati a usi urbani tra Roma e Fiumicino nei 15 anni tra il 1993 e il 2008, 4.800 ettari nella Capitale con un incremento del 12% e 400 ettari a Fiumicino con un incremento del 10%. E’ questo il dato emblematico che evidenzia uno studio originale e inedito presentato nell’Ambito del rapporto annuale Ambiente Italia di Legambiente, questa mattina presso la Provincia di Roma. Eppure paradossalmente nel 2009 Roma è stata in testa alla classifica delle città con il maggior numero di case vuote con 245.142 abitazioni inutilizzate ed ha anche avuto il maggior numero di sfratti eseguiti, ben 8.729.

“In quindici anni tra Roma e Fiumicino il suolo ad uso urbano si è mangiato una superficie verde pari a quella dell’intero comune di Bolzano, una media di 150 metri quadrati di suoli trasformati per ogni nuovo abitante, numeri incredibili che hanno contribuito a peggiorare la qualità della vita in città e richiedono un forte ripensamento delle scelte urbanistiche piuttosto che nuove assurde proposte di edificazione o beceri piani casa” – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “In questo decennio, nonostante il lavoro svolto nella fase di approvazione del piano regolatore e le molte criticità sempre sottolineate da Legambiente e da molti comitati, sono nati grandi quartieri, sfavillanti centri commerciali e grandi strade che hanno  consumato aree preziose della città, senza rispondere alla domanda di casa per le fasce deboli e senza in sostanza invertire la tendenza al centralismo piuttosto che al policentrismo della Capitale, anzi spesso deportando i residenti in quartieri spesso privi di qualsiasi disegno identitario, con bassa qualità dell’edificato e senza adeguati mezzi di trasporto su ferro”.

La trasformazione ha, infatti, interessato in particolare suoli agricoli ma anche importanti porzioni di aree naturali: sono scomparsi 4.384 ettari di aree agricole, il 13% del totale, e 416 di bosco e vegetazione riparia. Una situazione che non sembra vada verso il miglioramento: considerando infatti solo la Capitale e le già esagerate cubature previste nel PRG approvato dal Consiglio Comunale nel 2008 per le sole previsioni da programmare, sono ben 2.058 gli ettari che saranno consumati nei prossimi anni. Prendendo, poi, in esame idee, proposte e delibere dei grandi progetti dei primi mille giorni del Sindaco Alemanno, si verifica facilmente che se fossero portati in attuazione, aggiungerebbero altri 1.462 ettari di nuova superficie cementificata (per 17 milioni di nuovi metri cubi), una nuova città come Salerno.

“Per fermare lo scempio del territorio, le istituzioni debbono avere il coraggio di attaccare la rendita fondiaria, fermando speculazioni inutili e slegate dagli interessi della città, per tutelare in modo fermo le aree agricole, puntare sulla manutenzione e riqualificazione urbana, riducendo traffico e smog e costruire un’area metropolitana meno energivora, a basse emissioni e più bella e vivibile” – continua Parlati – “Bisogna anche smettere di utilizzare la crisi economica come un grimaldello per fare di tutto, la scusa degli oneri urbanistici per ripianare la fiscalità dei Comuni non regge, né si possono considerare sempre e comunque positivi gli investimenti privati pur di fare qualche cosa. Non ci si può ricordare dell’edilizia sociale solo per giustificare il fabbisogno di nuove aree agricole, come ha fatto Alemanno con la sua prima operazione urbanistica da 2.089.050 metri cubi, oppure invertendo l’ordine delle priorità pensare di raddoppiare le centralità ancora da pianificare per fornirle del trasporto su ferro, o ancora triplicare le cubature dell’insediamento pubblico di Tor Bella Monaca per consentirne la demolizione e ricostruzione, o magari usare la passione dei tifosi per realizzare 4 milioni di metri cubi di speculazione con i nuovi stadi di proprietà dell’AS Roma e della SS Lazio, o svendere le caserme dismesse per ripianare il deficit capitolino, o usare la scusa del potenziamento aeroportuale per cementificare 1300 ettari a Fiumicino o quella della portualità per occupare l’area a rischio idrgeologico molto elevato della foce del Tevere. Non si può ridurre l’urbanistica a soldi che si muovono, a quattro spicci di oneri concessori, a qualche grande nome per lasciare un segno. Serve piuttosto un serio ripensamento, un cambiamento del PRG vigente per realizzare una città sostenibile, consapevole che il territorio è risorsa limitata, e che la città aspetta risposte e una migliore qualità della vita”.

Legambiente critica con decisione molti altri interventi definiti in questi mesi, tra i quali il raddoppio degli indici edificatori del Piano Particolareggiato Casilino nel VI Municipio, alla proposta di project financing dei prolungamenti delle Metropolitane B2 e B1, le cubature al Torrino Nord per sostenere il progetto Roma Formula Futuro all’Eur (speriamo cancellato, come il gran premio), i nuovi metri cubi legati alla destinazione d’uso dell’area dell’Ex Velodromo e l’incremento degli indici edificatori nelle ex aree abusive perimetrate nei Toponimi. Scelte da ripensare visti i numeri del consumo di suolo nell’area metropolitana.

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Terreno inquinato a Colleferro: Legambiente presenta esposto alla Procura della Repubblica

“Siamo sconcertati, il dramma dell’inquinamento a Colleferro e nella valle del Sacco sembra non avere fine, Legambiente sta per inviare un esposto alla Procura della Repubblica di Velletri sui nuovi agghiaccianti fatti emersi” – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. La testimonianza dell’allevatore Raimondo Fadda, rilasciata a diversi media, porta alla luce un nuovo allarmante episodio di inquinamento di terreni destinati alla pastorizia: la collina sita in località Casaripi a Colleferro sarebbe avvelenata da alcune sostanze di dubbia provenienza penetrate nel terreno, con conseguenze devastanti sullo stato di salute del bestiame, dalla moria a malformazioni gravi. Le sostanze inquinanti presenti nel terreno, afferma l’allevatore, risalirebbero agli anni Ottanta, quando gli stabilimenti della zona producevano scarti industriali che poi venivano interrati in una cosidetta area “campo spazzatura”. Le conseguenze, però, sarebbero cominciate ad emergere solo in tempi recenti: dal 2005 ad oggi l’allevatore avrebbe seppellito oltre 800 pecore morte dopo aver mangiato erba. Inoltre, le sostanze inquinanti che si scioglierebbero confluendo verso le fonti presenti nella zona, contaminandone l’acqua. “La nuova situazione di inquinamento emersa a Colleferro è davvero grave, serve una risposta immediata dalla Regione, analizzando gli inquinanti che si stanno diffondendo, i terreni e le acque, procedendo alla immediata sicurezza di un’area che è fuori dai siti già perimetrati” – dichiara la direttrice di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali. “Bisogna intervenire tempestivamente per fare luce su quanto sta accadendo.”

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