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Goletta Verde di Legambiente su dati Tarquinia e Santa Severa

Goletta Verde di Legambiente su dati Tarquinia e Santa Severa: stop a sterili polemiche, subito interventi per non danneggiare cittadini e turismo.

Le affermazioni rilasciate a mezzo stampa dal Sindaco di Tarquinia e dai balneari di Assobalneari e SIB di Santa Severa contro la Goletta Verde di Legambiente sconcertano e non corrispondono al
vero. Legambiente respinge con forza le accuse, secondo cui i risultati delle analisi delle acque riscontrati da Legambiente sarebbero contraddetti dalle analisi effettuate da Arpa Lazio. Innanzitutto la contraddizione non esiste affatto: nel caso di Taquinia Legambiente ha monitorato un punto in corrispondenza della foce del fiume Marta, come riportato con chiarezza nella tabella che riporta i risultati delle analisi, che anche l’Arpa Lazio ha sempre indicato come non balneabile negli ultimi cinque anni (nel 2007/2008/2009 per inquinamento, poi senza nemmeno più campionarlo  perché foce di un fiume e proprio per questo Goletta Verde si concentra anche su questi tratti). Nel caso di Santa Severa, a destare preoccupazione sono degli scarichi ben visibili da tutti, che si ipotizza possano essere stati posti nel fosso anche molto recentemente (vedi foto allegate, già diffuse), ossia dopo i prelievi di Arpa. In particolare il prelievo di Goletta Verde a Santa Severa ha riguardato il canale Lungomare Pyrgi, risultato fortemente inquinato.

In secondo luogo, anche l’accusa di fare “prelievi spot” e “annunciare i risultati sui giornali senza comunicarli agli Enti Locali e senza contraddittorio” piuttosto che analisi “goffe”, non corrisponde al vero: nel caso di Tarquinia da anni i risultati del monitoraggio alla foce del Marta sono pessimi come i cittadini e lo stesso Sindaco ben sanno, ma comunque lo stesso giorno della conferenza finale di Goletta Verde i dati dei prelievi sono stati trasmessi ai Comuni e alle Province interessate, oltre che all’Arpa e alla Regione Lazio, con una lettera di accompagnamento nella quale si diceva testualmente: “al di là delle sterili polemiche, per Legambiente il mare del Lazio è una risorsa fondamentale, che sicuramente va valorizzata e promossa e, proprio per queste ragioni, la situazione evidenziata ci preoccupa fortemente. Vi scriviamo, inoltrando tali sintetici risultati in allegato, per chiedervi di verificare le situazioni evidenziate, confermando sin da ora la nostra massima disponibilità per poter affrontare il problema in maniera complessiva, cercando di capire quali siano le cause che stanno provocando questi fenomeni di inquinamento, per poter restituire a tutti i cittadini, un mare più salubre e bello.”

Inoltre appare ancora più fondamentale sottolineare che Goletta Verde scatta una fotografia mentre i bagnanti sono in spiaggia, certamente utile ma senza alcuna volontà di assegnare patenti
di balneabilità, anzi: vengono evidenziate criticità, ma allo stesso tempo, con la Guida Blu, sono state riconosciute sia a Tarquinia che a Santa Marinella le “tre vele” (cinque è il massimo), con segnalazioni positive nel primo caso per gli indicatori “Paesaggio e Territorio”, “Accoglienza e Sostenibilità Turistica”, “Oltre il mare” e “Servizi per Disabili”, e per le spiagge “Spinicci” e “Pian di Spille – Bagni S.Agostino” e “Saline”, e nel secondo caso per gli indicatori “Paesaggio e Territorio”, “Accoglienza e Sostenibilità Turistica”.

In conclusione, piuttosto che annunciare improbabili citazioni in Procura per la Goletta Verde o stupirsi di cose stranote, sarebbe opportuno che il Sindaco e le associazioni balneari leggessero con più attenzione le carte inviate e diffuse, per affrontare le criticità evidenziate a beneficio di tutti i cittadini e del turismo. Legambiente, in tal senso, sarà sempre disponibile.

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Dal 16 al 24 settembre torna “Puliamo il Mondo”, la più grande campagna di volontariato ambientale Decine le iniziative nel Lazio, tra Roma, Latina, Rieti e Viterbo

Legambiente Lazio invita studenti, cittadini, comitati ed associazioni ad aderire all’iniziativa: INFO LINE 347 2310122 e sito web www.legambientelazio.it

Conto alla rovescia per l’appuntamento con la diciannovesima edizione di Puliamo il Mondo, l’edizione italiana della più grande e partecipata campagna di volontariato ambientale del mondo: da venerdì 16 a sabato 24 settembre, saranno impegnati sul campo anche a Roma e nel Lazio migliaia di studenti, cittadini e associazioni con guanti e ramazze per riqualificare decine di luoghi degradati, grazie alla collaborazione del TGR Lazio della RAI e nella Capitale di Ama Spa. Nella Capitale tra gli appuntamenti principali quelli di Villa Ada con una pulizia di alcune micro discariche all’interno della villa, dello storico Parco dell’Aniene al Pratone delle Valli, lungo la pista ciclabile nord a Via Capoprati, e soprattutto nelle periferie, da Vitinia con la rimozione di svariati rifiuti ingombranti, fino a Tor Bella Monaca. Nel Lazio guanti e ramazze in azione anche a Rio Martino a Latina, a Formello (Rm), Sgurgola (Fr), Rieti e Soriano nel Cimino (Vt). “E’ ora di rimbocca rsi le maniche, partecipare a Puliamo il Mondo è facile, tutti possono dare qualche ora del proprio tempo per ripulire il giardino sporco, l’area abbandonata, la discarica sotto casa, facendo una buona azione per l’ambiente – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio -. Proprio in questa fase di crisi il volontariato ha ancora più valore, per aggregare le persone e fare azioni concrete per migliorare il nostro territorio.”

Ma gli “eventi” di pulizia si vanno moltiplicando di ora in ora in tutte le Province del Lazio e Legambiente invita tutti a rimboccarsi le maniche: basta individuare un’area pubblica degradata e organizzare un gruppo per andarla a pulire, oppure si può comunicare l’adesione individuale e sarà l’associazione ambientalista a favorire la formazione di gruppi che potranno agire insieme sul territorio. Per informarsi e per aderire si può contattare la info line 347 2310122 oppure consultare il sito web www.legambientelazio.it
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Manovra, Legambiente: lancia attacco a territorio e beni comuni.

“La manovra del Governo è irresponsabile, non solo mette solo le mani solo tasche dei cittadini per provare a risanare il disastro finanziario, ma lancia un nuovo attacco al territorio e ai beni comuni che va respinto al mittente -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, partecipando al presidio a piazza Navona promosso dal Comitato Romano Acqua pubblica-. Dopo i referendum, vinti grazie ad una enorme partecipazione popolare, le nuove scelte sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali sono un attentato alla Costituzione: l’acqua deve rimanere pubblica, non si tocca. Così come è senza senso continuare a svendere il territorio, che è il nostro unico vero valore italiano, con il silenzio assenso per operazioni edilizie complesse o le modifiche al Codice dei beni culturali e del Paesaggio o, ancora, i tagli ai beni culturali.”

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Legambiente, Rapporto cave 2011: Lazio al 6° posto, con 393 cave attive, 475 dismesse o abbandonate e canoni di concessione ancora minimi.

Legambiente chiede il recupero delle cave abbandonate per fotovoltaico e il riciclo degli inerti.

393 cave attive da cui provengono 15,8 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, 1,7 milioni di pietre ornamentali, 5,4 milioni di calcare e 244 mila di argilla: queste le quantità annue estratte nel Lazio secondo il Rapporto Cave 2011 di Legambiente.

I numeri rilevati dal Rapporto Cave 2011 di Legambiente, come per il monitoraggio effettuato nel 2009, risultano allarmanti, con ben 5.736 cave attive in Italia: tra le Regioni che presentano un maggior numero di aree destinate alle attività estrattive il Lazio si piazza al 6° posto, con 393 cave attive -rispetto alle 318 censite nel 2009– delle quali più di 30 nel Comune di Roma. Il Lazio rimane così ancora una volta la regione che mostra le più serie criticità; nonostante sia finalmente stato approvato il Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE), atteso da molti anni, le quantità possibili di estrazioni previste sembrano andare a confermare i trend della nostra regione -l’unica insieme alla Lombardia a non mostrare un calo quantitativo a seguito della crisi del settore- e i livelli dei canoni di concessione risultano ancora minimi (solo 30 centesimi a metro cubo per sabbia, ghiaia ed argilla, 50 centesimi per il calcare, 2 euro per le pietre ornamentali). “È assurdo che il costo del prelievo di qualsiasi tipo di roccia nel Lazio sia di pochi centesimi di euro a metro cubo, a fronte di guadagni altissimi derivanti dalla vendita dei materiali. È ancora lontana nel Lazio una politica di gestione del territorio attenta agli aspetti paesaggistici e naturalistici, che renda possibile il recupero di cave abbandonate da decenni e limiti l’apertura  di nuove, rispetto agli interessi di chi opera nel settore -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Occorre invertire subito questa rotta per uscire finalmente da una situazione di grandi guadagni privati e di rilevanti impatti nel paesaggio, introducendo canoni di concessione più alti, almeno del 20% rispetto al prezzo di vendita, e favorendo il riciclo degli inerti provenienti dall’edilizia in modo da ridurre sensibilmente l’utilizzo delle discariche come avviene negli altri Paesi europei”.

I dati forniti dal Rapporto Cave 2011 confermano un quadro allarmante: il Lazio, infatti, si posiziona al primo posto in Italia per l’estrazione di calcare, con 5,4 milioni di metri cubi annui estratti e al secondo posto per quantità di sabbia e ghiaia estratta, con ben 15,8 milioni di metri cubi annui (dopo la Lombardia). Si tratta, infatti, delle aree in cui il mercato delle costruzioni e delle infrastrutture costituisce una delle fonti principali dell’economia regionale e dove risulta quindi difficile osservare un’inflessione degli inerti estratti ancor più decisa, anche in periodi di crisi come quello degli ultimi tre anni. Anche per quanto riguarda le pietre ornamentali, il Lazio si classifica tra le Regioni con maggior prelievi effettuati con 1,7 milioni di metri cubi estratti sui 12 milioni totali  (3° posto della classifica nazionale, dopo Sicilia e Toscana). Si tratta di zone della nostra Regione dove la qualità delle pietre cavate ha una fama mondiale ed una storia secolare, basti pensare al travertino della provincia di Roma. La quantità di torba estratta nel Lazio risulta inesistente, mentre l’argilla prelevata dal terreno laziale si attesta sui 244 mila metri cubi annui.

Le entrate degli enti pubblici dovute all’applicazione dei canoni sono ridicole in confronto al volume d’affari del settore: nel Lazio, il rapporto tra le entrate regionali e quelle delle aziende è di 1 a 42 ossia 4,7 milioni contro quasi 200. Ancor più imbarazzanti sono le sanzioni previste dalle Leggi Regionali nei casi di coltivazione illegale, abusivismo ed inosservanza delle prescrizioni previste dalle suddette leggi: per l’apertura non autorizzata di una cava, infatti, nel Lazio è prevista una multa compresa tra 35.000 e 350.000 euro per coltivazione illegale, tra 10.000 e 100.000 € per ricerca illegale e tra 3.000 e 30.000 € per mancato permesso di vigilanza, mentre in altre Regioni le ammende comminate rimangono ancora più basse rispetto ai guadagni possibili e al danno ambientale che ne scaturisce.

Per fare alcuni esempi, nella zona tra Ponte Galeria e Malagrotta, nelle immediate vicinanze di Roma, l’estrazione di sabbia e ghiaia sta facendo diventare pianeggiante un territorio originariamente caratterizzato dalla presenza di dolci colline. In questo contesto va segnalata anche la condizione del Comune di Roma, che rappresenta quello con maggiore diffusione di cave a livello nazionale: sono infatti ben 32 le cave attive sul territorio capitolino che stanno divorando il territorio di colline circostante la Capitale; buona parte di quest’area presenta un numero elevatissimo di aziende e di concessioni ma nessuno sembra rendersi conto del devastante effetto complessivo che si sta generando.

“Questi enormi sbancamenti di materiali per usi edili appaiono quanto mai assurdi in una città come Roma e nel resto del Lazio, che se puntasse con più convinzione sul riciclo degli inerti potrebbe tranquillamente ridurre il prelievo da cava, magari innescando anche un serio processo di rinnovamento del parco edilizio esistente -commenta Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. La mancata programmazione di riciclo dei materiali prodotti o di recupero di 475 cave dismesse o abbandonate rischia di compromettere ulteriormente il territorio, già ampiamente devastato da altre forme di sfruttamento, quando invece per legge è previsto che si attuino piani di recupero e, in molto casi, queste aree si potrebbero destinare a veri e propri parchi fotovoltaici”.

Anche ad Anguillara Sabazia continua lo sfruttamento delle cave di basalto, che rischia di determinare conseguenze per la salute per migliaia di cittadini esposti alle polveri e di compromettere anche la stabilità delle abitazioni. Oltre all’impatto derivato dalle attività estrattive, infatti, è sempre più allarmante l’intensità del traffico pesante per il trasporto del materiale cavato, a fronte di soli 2 euro al metro cubo versati nelle casse pubbliche. Preoccupante anche la situazione a Priverno (Lt), dove finalmente sono stati introdotti i canoni di concessione per le attività minerarie di sabbia silicea delle ben 8 cave attive presenti, che essendo concessione minerarie non pagavano, ma rimangono molte altre questioni legate a vincoli idrogeologici e paesaggistici.

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Rapporto Ecomafie 2011 di Legambiente: nel Lazio 8,5 illegalità al giorno, 3.124 infrazioni nel 2010, il 10,1% del totale nazionale

Crescono reati legati su rifiuti, stabilmente elevati reati cemento illegale e aumentano incendi, calano infrazioni in campo faunistico e per arte rubata.

Legambiente Lazio: conferma illegalità troppo diffusa e pericolosa ascesa criminalità organizzata. Stroncare preoccupante commistione interessi, serve forte risposta
istituzionale Regione Lazio, a sostegno prezioso lavoro forze ordine e magistratura.

8,5 illegalità al giorno, 3.124 infrazioni nel 2010, il 10,1% del totale nazionale. Crescono in modo preoccupante i reati legati al ciclo dei rifiuti, rimangono stabilmente elevati i numeri dei reati per il ciclo del cemento e aumentano quelli degli incendi boschivi, mentre calano le infrazioni legate alle illegalità in campo faunistico e all’arte rubata. E’ questa la fotografia che emerge dal Rapporto Ecomafie 2011 di Legambiente, che quest’anno vede il Lazio scendere di tre posizioni rispetto all’anno precedente, tornando al quinto posto che già aveva nel 2008 dal secondo posto dello scorso anno, appena sotto al podio nella triste classifica nazionale delle ecomafie, elaborata sulla base dei dati delle Forze dell’Ordine.

Si dimezzano le persone denunciate da 2.248 a 1.197, diminuiscono i sequestri che quest’anno sono stati 751 a fronte dei 919 del 2009 e vedono un drastico crollo anche le persone arrestate, 5  ontro le 30 dell’anno prima, mentre diminuiscono di poco i reati (da 3.469 a 3.124, meno 345). Colpiscono le 231 infrazioni accertate in provincia di Roma per reati che riguardano i rifiuti, che portano questo territorio al terzo posto della classifica delle province in Italia per questi fenomeni, mentre sono seriamente preoccupanti le 264 infrazioni nella provincia di Latina nel ciclo del
cemento che la portano al quarto posto in Italia e le 246 nella provincia di Roma che la fanno piazzare quinta in Italia.

“Nel Lazio crescono i reati legati allo smaltimento illecito dei rifiuti e sono saldamente elevati quelli per il cemento illegale, una triste conferma di una illegalità troppo diffusa e di una pericolosa ascesa della criminalità organizzata che richiede una risposta determinata da parte della Regione, per sostenere il prezioso lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Da un lato continuano gli illeciti diffusi, ma dall’altro si radicano organizzazioni criminali con troppi casi nei quali ci sono legami con amministrazioni locali ben oltre i livelli di guardia, soprattutto nel Sud Pontino. Da un lato, servono norme più severe, ed è molto positivo che si stia lavorando per il recepimento nel codice penale delle norme europee, quella deve essere l’occasione per potenziare gli strumenti a disposizione delle Procure. Dall’altro, chiediamo più attenzione da parte delle istituzioni, prima su tutte la Regione Lazio che deve prendere sul serio questo allarme. Su cemento e rifiuti, la Regione deve dare un forte impulso alle Amministrazioni locali con il nuovo piano rifiuti che deve puntare su una nuova stagione per la gestione dei rifiuti, che incrementi riduzione e raccolta differenziata, settori a basso livello di illegalità e infiltrazione, facilitando sul fronte del cemento abusivo il riavvio delle ruspe per gli abbattimenti.”

Risulta davvero preoccupante nel Lazio l’andamento dei reati legati al ciclo dei rifiuti, al cemento illegale. Il Lazio quest’anno scala una posizione e passa da sesta a quinta regione in Italia per ecomafie nei rifiuti (dopo le quattro regioni storicamente caratterizzate da infiltrazioni mafiose), con un incremento del 30% dei reati accertati che arrivano ad essere 376, pari al 6,3% del totale nazionale, con 341 persone denunciate, 169 sequestri e nessun arresto. Una situazione critica, tanto da far affermare alla Direzione nazionale antimafia (Dna) nell’ultima relazione annuale che la “dispersione dell’attività investigativa nelle varie procure ordinarie (…), in funzione di un coordinamento utile a evidenziare segnali di presenza di sodalizi mafiosi dietro le organizzazioni o i traffici individuati, ha di fatto reso impossibile o estremamente difficoltoso comprendere quali siano le dimensioni degli interessi delle altre mafie verso questo fenomeno criminale, interessi che non possono certamente escludersi.” Mafie o no, la cronaca recente è zeppa di storie riguardanti provvedimenti giudiziari legati al ciclo dei rifiuti, con imprenditori e funzionari pubblici solleticati dalla prospettiva di guadagni facili: da Minturno (Lt), a Villa Latina (Fr), da Anagni (Fr) a Ceprano (Fr) e fin nelle isole pontine e a Roccasecca (Fr). Stabilmente elevati i numeri nel ciclo del cemento: i 721 i reati accertati (il 10,4% del totale nazionale) confermano il Lazio in terza posizione, dopo Calabria e Campania, con 913 persone denunciate, 269 sequestri effettuati e un arresto. Possono servire per fotografare il fenomeno del cemento illegale nella nostra Regione anche gli ultimi dati ufficiali forniti dalla Regione Lazio: dal 2004 al 2009 sono stati perpetrati 41.588 abusi edilizi, con una media di 20 al giorno. Il 22% di questi si concentra i numeri e le storie del ciclo del cemento nei 23 comuni costieri della regione, in aree vincolate paesaggisticamente, dove un immobile vale sul mercato in media il 30% in più rispetto a edifici costruiti in aree di minor pregio ambientale. Casi diffusi un po’ ovunque, dalla Capitale con vicende assurde come quella dell’ufficio condono edilizio più volte sotto inchiesta della procura alle vicende dei Mondiali di nuoto, alla provincia di Latina che è la più colpita dall’illegalità nel settore edilizio e subisce anche una forte pressione della criminalità organizzata mafiosa dove risultano particolarmente esposti i comuni all’interno del Parco nazionale del Circeo, con un milione e 200.000 metri cubi fuori legge -2 abusi edili per ogni ettaro-, ma anche qualche buona notizia come gli abbattimenti lungo le sponde del lago di Paola. Preoccupanti casi anche a Tor San Lorenzo, frazione di Ardea (Rm) dove non mancano però importanti segnali positivi legati ai recenti abbattimenti voluti dall’amministrazione comunale, ma anche nel Parco dei Castelli romani.

“I numeri delle Ecomafie rimangono davvero inquietanti, c’è una preoccupante commistione di interessi che va stroncata immediatamente con una forte risposta istituzionale, ma anche portando a termine i processi già avviati –ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. L’abusivismo si esprime nelle pieghe dell’urbanistica ufficiale, con grandi sequestri che riguardano troppo spesso lottizzazioni nate legali e divenute nella loro attuazione abusive, ma anche nella lotta agli incendi boschivi si vede un arretramento dopo il positivo lavoro svolto col catasto. Leggendo i dati sembra poi probabile che la gravità dei reati stia aumentando, la diminuzione degli arresti fa pensare a pene detentive più gravi come la reclusione, mentre l’elevato numero dei sequestri evidenzia la necessità di importanti misure cautelari. Servono allora più controlli da parte dei Comuni, ma bisogna anche agire sul piano educativo, sulla cultura della legalità, e speriamo che la Regione Lazio voglia presto rinnovare il sostegno all’attività dell’Osservatorio Ambiente e Legalità che la nostra associazione da tempo porta avanti, anche col numero verde 800- 911856. Alla Regione chiediamo anche fermezza nei confronti dei grandi processi che si stanno celebrando nel Lazio, da quello per traffico illecito di rifiuti nel viterbese a quello per i reati della Valle del Sacco, le comunità non si possono permettere che siano prescritti per decorrenza dei termini buttando anni di lavoro.”

Nel Lazio va male anche sul fronte incendi, dove da qualche tempo si registravano trend positivi: con 492 incendi (erano stati 394 l’anno scorso), pari al 10% del totale dove invece risultano in calo i numeri complessivi, si passa dal settimo al sesto posto a livello nazionale, con 15 persone denunciate e 10 sequestri effettuati. Non cambiano i dati relativi alle archeomafie e ai reati contro la fauna: anche per il 2010 il Lazio conferma il triste primo posto tra le regioni italiane in entrambi gli ambiti. Contribuendo al 18,7% del totale nazionale, i reati contro la fauna registrati nel Lazio sono stati 1.091 nel 2010, per un totale di 201 persone denunciate e 146 sequestri effettuati. Per le Archeomafie il Lazio registra la peggior performance italiana, dovuta però anche al patrimonio esistente nel territorio regionale: sono state 161 le opere d’arte rubate nel Lazio, il 16,4% del totale nazionale.

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