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Tevere: percorso verso contratto di fiume sia partecipato

Fiume Tevere, Legambiente: il percorso che porterà al contratto di Fiume sia partecipato da cittadini e associazioni e guardi allo stato ecologico del fiume. 
Oggi nella sala della protomoteca del Campidoglio si è svolta l’incontro sul contratto di Fiume del Tevere Urbano, anche Legambiente era presente per mettere a fuoco i reali obbiettivi che deve avere questo strumento.“Il contratto di Fiume deve avere come obbiettivo fondamentale quello del raggiungimento di un buono stato ecologico del fiume, intorno al quale ruoti l’azione del percorso – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – è fondamentale poi che abbia una strutturazione partecipata con il coinvolgimento di cittadini ed associazioni, sullo stesso piano delle istituzioni locali, e coordinamento regionale. Bene l’osservatorio del comune per azioni sul tratto urbano attraverso il quale si arrivi a una gestione sostenibile dell’alveo e alla restituzione del fiume ai romani, che ne possano così usufruire con la ciclabilità e gli sport d’acqua, fuori da logiche elitarie. Si passi poi, attraverso il contratto di Fiume, per puntare ad un più ampio progetto di realizzazione del Parco Fluviale Interregionale del Fiume Tevere e Aniene”. 

Per gli attivisti del cigno verde questo strumento deve garantire la qualità ecologica e rilanciare gli interventi contro i rischi idrogeologici, più di 1100 ettari di capitale dove vivono oltre 17.000 romani, sono infatti mappati come R4 (elevato rischio idrogeologico). “Già il PS5 (piano stralcio dell’autorità di bacino per il Tevere da Castel Giubileo alla Foce) individua strumenti di sicurezza idraulica e fruibilità – conclude Scacchi – che vanno messi in opera, si parla poi nel piano del principio della varianza idraulica che vuol dire stop al consumo di suolo per fermare i rischi idrogeologici”.

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Stadio Roma a Tor di Valle, per Legambiente ancora cubature fuori misura

Bene il prolungamento della linea B, ora fino a Muratella e Corviale

“Sulla metro siamo stati ascoltati ma ancora troppe cubature nel progetto immobiliare legato allo Stadio”. Questo il commento di Legambiente, che già in un dossier presentato a fine luglio denunciava infatti “la scomparsa” dal progetto dello Stadio della Roma degli interventi sulla Linea B chiedendone il prolungamento almeno da Eur Magliana a Tor di Valle. Secondo gli attivisti del cigno verde, nel progetto complessivo  sono però ancora troppe le questioni che non vanno: dal parco del Tevere che si limita ad
essere una piccola area prospiciente allo stadio senza “respiro” cittadino, alle enormi cubature ancore previste tagliate di soli 102.400 metri cubi dei più di 900 mila previsti inizialmente, alla metro che non raggiunge Muratella.
“Sono totalmente fuori misura le nuove cubature a Tor di Valle, anche a fronte del “taglietto” effettuato – dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio – se prima erano previste costruzioni pari a 10 grandi hotel come l’Hilton – famoso scandalo urbanistico negli anni ’60 da 100 mila metri cubi – oggi gli hotel sono 9 ma la sostanza non cambia e si tratta sempre di un’enorme colata di cemento sulla capitale. Ci domandiamo dove siano andate a finire le promesse di recupero delle periferie e di nessuna nuova costruzione in territori non urbanizzati, in questo senso torniamo a chiedere il “saldo zero” sulle previsioni complessive di piano tenendo in conto che nei municipi che formano il quadrante urbano sono in previsione o in attuazione più di 10 milioni di mc. Bene le prescrizioni della Regione Lazio sulla riduzione delle cubature a cui bisognerà dare
seguito nella Conferenza dei Servizi e sulla tutela della Tenuta dei Massimi a cui è seguito l’adeguamento progettuale”.

Intanto è stato reinserito il progetto di prolungamento della Lina B a Tor di Valle, scongiurando un disastro di traffico come quello che sarebbe avvenuto puntando tutto sul traffico su gomma, e  scongiurato un altra Tor Pagnotta, 1 milione di metri cubi senza l’ombra di una metro.

“L’intervento immobiliare legato allo stadio rimane di una dimensione assolutamente inaccettabile, aggiungendo cemento e consumo di suolo a un piano regolatore già sovradimensionato. Andremo a vedere con attenzione le carte dell’accordo per verificare il rispetto della legge e chiediamo che nella conferenza dei servizi si prendano impegni seri sul Tevere, con la creazione di un parco fluviale, e sui rischi idrogeologici connessi. Dal punto di vista dei trasporti, se da una parte siamo soddisfatti che, dopo le nostre richieste, dossier presentato a fine luglio denunciava in si parli di prolungamento della metropolitana fino allo stadio, ma questo deve essere solo il primo passo, Roma ha bisogno di una cura del ferro e chiediamo al Comune e alla Regione di far diventare una priorità della città il prolungamento a Muratella, dove si incrocia la linea FM1 e dove sono previsti 1,2 milioni di nuovi metri cubi –commenta Edoardo Zanchini vicepresidente nazionale di Legambiente -, e poi fino a Corviale. È un intervento, questo davvero, di riqualificazione delle periferie e a costo limitato perché non ha bisogno di gallerie ma può essere realizzato all’aperto come già si fa a Tor di Valle”.

Legambiente, intanto sta lavorando a un dossier in cui focalizzerà i 10 errori dello stadio, in seguito a quanto già pubblicato a fine luglio con tre richieste di modifiche sostanziali: l’abbattimento delle enormi cifre di cubature previste oltre lo stadio, la realizzazione di una metropolitana, la valorizzazione del Tevere con la creazione di un parco fluviale di
fruizione per la cittadinanza.

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Bomba d’acqua a Roma, Legambiente “Fare in fretta sul rischio idrogeologico, investendo sulla messa in sicurezza del Tevere e di tutti gli affluenti”


Nuovi dati Legambiente: a Roma ben 1.135,6 ettari ad elevato rischio idrogeologico, aree dove vive una popolazione di 17.757 abitanti. 



Le immagini di Roma, sotto la bomba d’acqua che sta esplodendo in questi giorni, sono inequivocabili: dalle metro bloccate alla piscina del GRA, tutto è ormai tristemente familiare ogni qual volta che i cambiamenti climatici portano a questi eventi disastrosi.


A questo si aggiunge che gli ultimi numeri sul rischio idrogeologico a Roma non lasciano dubbio alcuno su un emergenza che va affrontata e risolta il più presto possibile. Sono infatti ben 1.135,6 gli ettari in R4 (rischio idrogeologico molto elevato) dove vive una popolazione di ben 17.757 abitanti solo nella capitale; ai 637,9 ettari relativi al Tevere (già di più in confronto ai 552,66 individuati in precedenza) se ne aggiungono infatti anche 497,7 sugli assi del sistema idrografico minore fatto dall’Aniene e da 13 fossi più piccoli. In totale il territorio a rischio (tra lieve ed elevato) è addirittura di 11.180,6 ettari totali, dove vive una popolazione di 231.414,2 romani.



“Sono drammaticamente paurosi i nuovi numeri sul rischio idrogeologico a Roma, soprattutto oggi che assistiamo alle bombe d’acqua sulla capitale, e alle conseguenze cui siamo ormai troppo abituati. Bisogna fare in fretta e investire sulla messa in sicurezza del Tevere e di tutto il reticolo fluviale secondario – dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio – trovando nei finanziamenti europei i fondi necessari a rendere effettivi i piani di bacino approvati e a rendere sicuro l’intero territorio. C’è poi l’urgenza di mettere in atto tutte le azioni possibili di mitigazione dei cambiamenti climatici e contemporaneamente di adeguare al clima che sta cambiando le infrastrutture stradali, quelle fognarie e la rete sotterranea delle metropolitane, oltre che a fermare il consumo di suolo che impermeabilizzerebbe ulteriormente con nuove colate di cemento”.



I numeri del rischio nella capitale sono calcolati sull’asse del Tevere e dell’Aniene ma anche dei 13 fossi romani: Acqua Traversa, Caffarella, Freghizia-Frechisio-Corcolle, Galeria, Magliana, Malafede, Oliviero ed affluente, Osa, Pratolungo, San Vittorino, Tor Sapienza, Valchetta, Vallerano. Sono questi a creare il reticolo secondario, corsi d’acqua spesso fuori controllo e che sono stati e diventano drammaticamente pericolosi durante i periodi di forti piogge.


I nuovi valori di superficie delle aree a rischio (calcolate secondo il DLgs 49/2010) e della popolazione su esse residente, esclusivamente all’interno del bacino idrografico del Fiume Tevere, sono dati sviluppati da Legambiente su fonte autorità di Bacino del Tevere del 23.12.2013.


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Parco fluviale del Tevere, consegnata la proposta di legge

Finalmente battaglia trentennale di Legambiente può trovare un buon finale. Dopo tanti anni è appena stata depositata alla Regione Lazio la proposta di legge per istituire il Parco Fluviale, e che una volta approvata avrà segnato un passaggio fondamentale per l’istituzione del grande parco fluviale.

Legambiente plaude con soddisfazione alla proposta di legge per l’istituzione del parco interregionale del Tevere presentata dalla Consigliera Cristiana Avenali e che l’associazione chiedeva fin dal 1990. “La nascita del paco fluviale del Tevere è quanto chiediamo per un ecosistema da difendere dove l’area protetta sarebbe volano straordinario di una economia sostenibile e di una qualità della vita migliore per tutte le comunità lungo l’asse – dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio – il perimetro del parco è in realtà già individuato nel ps5 dell’autorità di bacino e va messo in rete con i tanti “primi km” di parco del Tevere già nati a macchia di leopardo, e che rappresentano straordinarie esperienze di corretta fruibilità. Il ruolo dei parchi nel Lazio deve essere rilanciato anche con l’istituzione di nuove aree protette che siano come questa portanti e capaci di coniugare la protezione della biodiversità con il corretto sviluppo del territorio. Nella proposta di legge ritroviamo gli obiettivi fondamentali che anche come Legambiente crediamo vadano perseguiti attraverso il progetto del Parco e che riguardano diversi aspetti, strutturali, funzionali finanche politici. Dall’attenuazione del rischio idrogeologico con la conservazione, bonifica e manutenzione delle sponde e delle confluenze ma anche con il controllo sugli interventi edificativi, di regimazione e strutturali; al raggiungimento degli obiettivi di buona qualità del corso d’acqua con il controllo sulle discariche (abusive e non) presenti nel territorio e lo sversamento di reflui fognari e prodotti chimici nelle acque del bacino, passando per la imprescindibile salvaguardia della biodiversità floro-faunistica. Crediamo sia anche giusta la proposta di affidarne la gestione a RomaNatura.”

Grazie ai consiglieri regionali Cristiana Avenali e Daniele Mitolo questo progetto sembra finalmente avere uno sbocco. La proposta di legge è infatti stata depositata qualche giorno

fa ed attende ora di essere discussa. “Ci sembra fondamentale il percorso di partecipazione che si vuole aprire per arrivare alla proposta definitiva che parta delle peculiarità dei territori e non sia calata dall’alto – commenta Giorgio Zampetti responsabile scientifico nazionale di Legambiente – aprendo un percorso partecipativo che dal Lazio si allarghi si allarghi anche all’Umbria e alle altre regioni del bacino fluviale e crei le fondamenta per l’istituzione

del parco interregionale che abbracci tutto l’asse fluviale del Tevere e dei suoi affluenti”.

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Legambiente partecipa alla Discesa Internazionale del Tevere per lanciare la proposta del Parco Fluviale Interregionale

Solo la scelta di una gestione a scala di bacino può garantire la tutela del fiume, del suo ecosistema e valorizzare tutti i potenziali del territorio del Tevere

Un bacino fluviale di 17.375 kmq che comprende 6 regioni, quali Umbria, Lazio, Toscana, Abruzzo, Marche, Emilia-Romagna ed interessa 12 province, comprese gra ndi città come Roma, Perugia,
Terni e Rieti, per un totale di 335 comuni e oltre 4.700.000 abitanti residenti. E’ il Tevere il fiume principale di questo bacino, secondo in Italia solo a quello del Po per ampiezza, che risente fortemente del carico antropico presente sul territorio, degli scarichi inquinanti industriali e civili e altri fattori, primo fra tutti lo sviluppo urbanistico di questi ultimi anni. Il fiume inoltre è interessato da diverse opere idrauliche che interessano ampi tratti e ne regolano il corso come la Diga di Montedoglio e quella di Corbara che nel tempo ne hanno modificato sia le caratteristiche naturali sia, in particolare, quelle idrauliche ed idrobiologiche. Un territorio anche a rischio idrogeologico in cui ogni autunno si registrano esondazioni, del Tevere ma anche degli altri corsi d’acqua del bacino, che provocano smottamenti, allagamenti, dissesti e problemi vari alle scarpate stradali e all’agricoltura.

Se da una parte parliamo di un sistema fluviale fortemente influenzato dall’uomo, in senso negativo,
non mancano però lungo il Tevere, elementi di interesse ecologico e naturalistico, storico e
culturale. L’intero bacino comprende oltre 230 aree a tutela diversa: statali, regionali, comunali e
Siti di Interesse Comunitario (SIC), che fanno parte del sistema Natura 2000. Molti e positivi anche
i progetti e le esperienze portate avanti direttamente nei territori, come l’Ecomeuseo del Tevere
della rete regionale degli ecomusei riconosciuti dalla regione Umbria, ma anche i tentativi di
ripristino di piste ciclabili abbandonate e poco curate e le campagne di pulizia degli argini da parte
delle associazioni che si prendono cura di questo patrimonio naturalistico troppo a rischio. È poi un
territorio ricco di storia, natura e cultura che in migliaia di anni si sono stratificate in modo
irripetibile: oltre 200 luoghi di interesse storico e naturalistico, con almeno 60 diversi prodotti tipici
e quasi 80 sagre e mercatini di artigianato, secondo uno studio di Legambiente.
“Venerdì 25 aprile anche Legambiente sarà presente alla partenza della Discesa internazionale del
Tevere – spiega Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria – per rilanciare la proposta
di istituzione del Parco Fluviale Interregionale del Tevere, come strumento di tutela e
valorizzazione dalle sorgenti fino alla foce e con intenti tanto di sviluppo quanto di pianificazione
sostenibile del territorio intorno al fiume. Soltanto attraverso una gestione a scala di bacino sarà
possibile garantire la conservazione delle aree protette e il mantenimento di tutti i potenziali del
territorio”.

Era il 1990 quando Legambiente lanciò per la prima volta la proposta di istituire il Parco
interregionale del Tevere e si arrivò anche alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra la Regione
Umbria, la regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente. Poi quegli impegni però rimasero in qualche
cassetto.

Il Parco però rappresenta ancora oggi una proposta attuale, valida e soprattutto importante per il
fiume Tevere e il suo bacino idrografico, infatti permetterà la valorizzazione dei territori pur ricchidi storia e di natura, ma ancora troppo spesso considerati marginali, migliorando al tempo stesso la
qualità del fiume (morfologia dell’alveo, ampiezza e condizioni della vegetazione riparia, difesa
idraulica, gestione degli invasi, depurazione delle acque). Anche per questi motivi la delimitazione
dell’areale del parco dovrà assumere una connotazione funzionale agli obiettivi di valorizzazione ed
essere progettata a partire dalle aree vincolate già esistenti ed estendendosi poi alle aree del
corridoio fluviale e quelle libere a ridosso degli argini, “unendole” nel sistema Parco Fluviale
Interregionale del Tevere e creando una rete di protezione e tutela.

“La creazione del parco – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio – può essere il
volano per facilitare la “rinascita” dei comuni a rischio di estinzione e per lo sviluppo di quelle aree
che già si stanno muovendo sulla strada dell’uso sostenibile delle importanti risorse collocate nei
loro territori. Un parco che non dovrà avere carattere esclusivamente conservativo e vincolistico,
bensì perseguire l’obiettivo di continuare a permettere l’uso “sociale” del territorio e l’uso anche
ai fini dello sviluppo locale. Secondo noi infatti il Parco dovrà essere veicolo di promozione e
salvaguardia delle risorse locali, dove le componenti naturalistiche, ambientali e del paesaggio
dovranno essere necessariamente integrate con le valenze culturali del territorio antropizzato”.

Gli obiettivi che Legambiente intende perseguire attraverso il progetto del Parco riguardano diversi
aspetti, strutturali, funzionali finanche politici. Dall’attenuazione del rischio idrogeologico con la
conservazione, bonifica e manutenzione delle sponde e delle confluenze ma anche con il controllo
sugli interventi edificativi, di regimazione e strutturali; al raggiungimento degli obiettivi di buona
qualità del corso d’acqua con il controllo sulle discariche (abusive e non) presenti nel territorio e lo
sversamento di reflui fognari e prodotti chimici nelle acque del bacino fluviale, passando per la
imprescindibile salvaguardia della biodiversità floro-faunistica. L’aspetto politico poi si basa sulla
volontà di armonizzare le politiche gestionali, ciò costituirà un valore aggiunto alle risorse naturali e
a quelle socio-economiche di tutta l’area coinvolta dalla proposta. E’ auspicabile dunque una
gestione trasparente e largamente partecipata con le amministrazioni, le popolazioni interessate e
loro rappresentanze, uniti nel raggiungere un obiettivo comune. Si lavorerà per il coinvolgimento e
la responsabilizzazione dei cittadini ad assumere un ruolo attivo di controllo, denuncia, intervento
promozione/facilitazione allo sviluppo di associazionismo e volontariato nell’ambito del bacino.
Domani quindi Legambiente si “imbarca” in questa nuova sfida, vedremo chi sarà capace di raccoglierla.

La discesa internazionale del Tevere è una manifestazione sportiva storica organizzata da Canoa Club Città di Castello, Asd Discesa Internazionale del Tevere, Polisportiva UISP Sherwood, Asd Gruppo Canoe Roma, Asd Canoa Kayak Roma Assex,Federtrek. La prima discesa del Tevere in canoa, con il percorso che è poi diventato l’attuale da Città di Castello a Roma e della quale si ha notizia certa risale al 1969. Il periodo è lo stesso prescelto per quasi tutte le altre edizioni, ovvero quello fra il 25 aprile ed il 1 maggio. Si tratta di un camping nautico in sette tappe per canoisti italiani e stranieri. La Discesa ha finalità sportive, naturalistiche, turistiche e di promozione della canoa come sano mezzo di conoscenza del territorio; non ha finalità agonistiche. Per info: www.discesadeltevere.org

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Scavi Ostia antica

Scavi Ostia Antica, Legambiente: “Riaprire l’accesso ai battelli dal Tevere, bella  esperienza di turismo didattico e culturale per visitatori e scolaresche”

“Riaprire subito l’accesso pedonale agli scavi di Ostia Antica anche dal Tevere, arrivare agli scavi con il battello è un modo bello e utile di vivere il fiume e il sito archeologico – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio -. La chiusura di questa entrata da parte della Soprintendenza dell’area archeologica di Ostia Antica costringe i visitatori che vengono dall’acqua a percorrere 2 km a piedi per raggiungere i cancelli principali su via dei Romagnoli. Sono migliaia i ragazzi delle scuole che da più di 10 anni vanno in visita in questi luoghi per godere di un importante patrimonio storico-archeologico poco fuori dal centro di Roma. L’esperienza sul battello è modo sano per permettere ai romani e al mondo turistico di vivere il fiume, una bella combinazione tra storia e natura. L’insieme di battello, scavi e educazione ambientale è un combinato disposto che porta a una fruizione sostenibile di storia e natura. Diciamo sempre che il nostro territorio può vivere di turismo e poi non possiamo bloccarne una fetta così bella.”

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