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Incendio TMB Paliano, Legambiente: estrema preoccupazione, estendere inquinanti monitorati, rendere noti dati al più presto

Incendio TMB Paliano, Legambiente: estrema preoccupazione, estendere inquinanti monitorati, rendere noti dati al più presto
“L’incendio desta estrema preoccupazione, bene il monitoraggio in corso che va esteso a nostro avviso anche ad alcuni altri inquinanti, per escludere al più presto rischi per i cittadini e l’ambiente -così Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, commenta l’incendio divampato nello stabilimento ACEA A.R.I.A UL 2 (ex Snia) di Paliano, in località Castellaccio (Fr)-. E’ molto elevata l’eventualità che la nube possa contenere sostanze inquinanti come diossine, altri composti organoclorurati tra i quali i furani, ma anche composti inorganici del fluoro e del cloro oltre che metalli pesanti, ossidi di azoto e di zolfo, monossido di carbonio, PM 2,5 e polveri totali, vista la natura dei materiali bruciati. E’ serio quindi il rischio ambientale, visto anche che le emissioni tossiche continueranno anche una volta domate le fiamme dalla massa del materiale bruciato. Molti di questi inquinanti sono particolarmente stabili e riconosciuti come tossici sia per l’ambiente che per l’uomo, chiediamo, dunque, che siano adottati gli opportuni provvedimenti a tutela della salute pubblica,  rendendo noti in modo costante i risultati dei monitoraggi seguendone anche la propagazione nelle diverse matrici ambientali.”

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Regione metta soldi e definisca nel dettaglio piano investimenti per raggiungere obiettivi raccolta differenziata porta a porta, riduzione e riuso.

“Nel piano rifiuti ci sono molteplici elementi che non convincono, ma almeno la Regione metta sul tavolo i soldi necessari per permettere ai Comuni di raggiungere gli obiettivi fissati dal piano stesso per riduzione, riuso e porta a porta -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non si può solo far proprio l’obiettivo di legge del 65% al 2012 e poi subito rincorrere la possibilità delle deroghe, servono convinzione e scelte concrete su tempi e modalità, ma soprattutto investimenti seri per raggiungere gli obiettivi che si fissano. Altrimenti lo ‘scenario di piano’, che risponde alle norme di legge, sarà superato dall’assurdo ‘scenario di controllo’ e il pasticcio sarà servito, visto l’attuale ridicolo 15% di differenziata del Lazio.”

Legambiente Lazio torna a criticare il surreale ‘scenario di controllo’ inserito nel testo del piano, ‘a scopo puramente descrittivo come è testualmente scritto, nel quale si ‘valuta il fabbisogno impiantistico dedicato al trattamento dei rifiuti urbani nel caso in cui: – non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia una crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; – non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal Piano in linea con la normativa vigente, ma si abbia una crescita pari alla media dell’incremento annuo del triennio 2006 -2008; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata.’ La differenza tra i due scenari è enorme: nello ‘scenario di piano’, infatti, il CDR recuperato sarebbe al 2017 di 415.456 tonnellate, ma nello ‘scenario di controllo’ il CDR raddoppierebbe quasi, arrivando a 793.423 tonnellate, addirittura creando con un deficit di capacità di incenerimento di 85.523 tonnellate (visto che anche la capacità di incenerimento diminuirebbe a 707.900 tonnellate non considerando le altre due linee autorizzate ma non realizzate). Stessa storia per il trattamento meccanico biologico: ‘permanendo le ipotesi dello scenario di controllo’ (…), ‘potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione. In particolare: – 425.000 t/a di ulteriore capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato localizzate nei sub ATO di Roma (400.000 t/a) e Rieti (25.000 t/a); – 320.000 t/a di ulteriore capacità di termovalorizzazione da localizzarsi nell’ATO regionale.

“Per evitare di ritrovarci i rifiuti per strada, va subito definito un piano dettagliato per la raccolta differenziata porta a porta, la riduzione e il riuso -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. E’ molto preoccupante, infatti, l’abuso che nel piano e nello ‘scenario di controllo’ si
fa delle discariche, legato a numeri davvero sovrastimati per il trattamento meccanico biologico, dal quale escono un 35% di CDR, un 2% di Metalli ma ben il 63% di materiali che continuano a finire in discarica tra scarti, FOS e perdite di processo. Insomma siamo alle solite, il piano rifiuti rischia di fatto di servire solo a giustificare l’autorizzazione di ulteriori capacità di trattamento e di incenerimento, piuttosto che a imboccare davvero e con decisione la strada della riduzione, del riuso, della differenziata.”

Legambiente è critica anche sull’enorme incremento della produzione rifiuti prevista, basata su irragionevoli indicatori socio-economici (PIL e spese per famiglie residenti): dalle 3.332.572 tonnellate
di RSU (rifiuti solidi urbani) registrate nel 2009 nel Rapporto rifiuti ISPRA, si passerebbe a ben 3.675.893 tonnellate di rifiuti nel 2017, con una crescita costante. Poi su questi numeri si applicherebbero le azioni di prevenzione, pur affermando che gli ‘interventi proposti tuttavia sono difficilmente quantificabili perchè spesso legati alla sola responsabilità dei cittadini, in quanto consumatori, e troppo poco a quella dei distributori e dei produttori.” Eppure, negli ultimi anni la
produzione è diminuita senza particolari azioni di prevenzione da 3.343.551 tonnellate del 2008 a
3.332.572 tonnellate del 2009 e, se si valuta la produzione pro-capite, la diminuzione è stata costante in tutto l’ultimo quinquennio.

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Malagrotta, Legambiente: ennesimo schiaffo a gestione rifiuti. Domani audizione presso Commissione Ambiente della Regione Lazio: commissariamento ma e poi mai

Basta, la procedura d’infrazione su Malagrotta è l’ennesimo schiaffo alla gestione dei rifiuti nel Lazio, d’altronde i continui ricorsi di chi gestisce la discarica e le continue proroghe da parte della Regione non possono produrre che questo. E mai e poi mai si pensi a un nuovo commissariamento sui rifiuti, sarebbe una vera iattura, decida chi amministra – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Per dieci anni la Regione Lazio è già stata inutilmente commissariata, portando solo ad allargamenti di tutte le discariche, poi appena è finita la deresponsabilizzazione delle amministrazioni locali sono iniziati i primi frutti, gli importanti investimenti sulla differenziata, i primi impianti di compostaggio, i Comuni ricicloni in costante aumento. Questa è l’unica strada, in audizione alla Commissione Ambiente della Regione Lazio lo diremo con chiarezza.”

L’analisi di Legambiente Lazio è basata sui pezzi di carta, in particolare sull’ultima ordinanza firmata dalla Presidente Polverini, n. Z0012 del 31/12/2010, e su quella precedente n. Z0007 del 5 luglio 2010.

In sostanza, tra il 1999 e il 2002, la Società Giovi s.r.l. è stata autorizzata alla realizzazione e messa in esercizio di due impianti di preselezione e riduzione volumetrica dei RSU (TMB), denominati “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2”, e la società A.M.A. S.p.a. alla realizzazione e messa in esercizio di altri due impianti di selezione e trattamento RSU (TMB), siti a Roma, in via Salaria n. 981 ed in via Rocca Cencia n. 301. I suddetti impianti, seppur realizzati, al dicembre 2010 non risultavano funzionare al pieno delle loro potenzialità. Nel 2009 il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha disposto che la trito vagliatura dei rifiuti possa essere considerata “forma di pretrattamento del rifiuto indifferenziato ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di cui all’art. 7, comma 1 del D.lgs. 36/2003”, quale trattamento fisico, “finalizzato a ridurre il volume dei rifiuti e a separare alcune frazioni merceologiche, quali i metalli, può rispondere ai requisiti della norma comunitaria.”

Per questo nel luglio 2010 è stato imposto al gestore di “installare delle unità di tritovagliatura, presso la discarica sita in località Malagrotta e, nelle more, di proseguire nello smaltimento”. La società E.Giovi s.r.l. ha presentato ricorso al TAR, impugnando parzialmente l’Ordinanza n. Z0007 del 5 luglio 2010 di cui sopra, e con una successiva nota alla Regione Lazio il CO.LA.RI. (Consorzio Laziale Rifiuti, consorziata con la Società E. Giovi s.r.l.) ha rappresentato “che l’intervento imposto con l’Ordinanza suddetta risulta imponente per organizzazione tecnico-operativa ed economica e che lo stesso richiede tempi di realizzazione e investimenti notevoli”, e con una nota successiva ha trasmesso “una relazione tecnica per la lavorazione “accelerata” dei rifiuti urbani differenziati negli impianti TMB di Malagrotta”. Con l’ordinanza n. Z0012 del 31/12/2010 la Presidente Polverini, prende atto del percorso svolto in una lunga e articolata premessa affermando che: la Regione ha “tenuto conto delle risultanze assunte (…) in merito all’individuazione di una soluzione che, medio tempore, possa scongiurare criticità ambientali che deriverebbero dall’interruzione delle attività di smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati provenienti dai Comuni di Roma, di Ciampino e di Fiumicino e dalla Città del Vaticano”, ha “considerato che l’installazione delle unità di trito-vagliatura, anche mobili, (…) consentirebbe di trattare le quantità di rifiuti urbani raccolti in modo indifferenziato non avviati agli impianti di T.M.B. tale da ottemperare pienamente a quanto previsto dall’art. 7, comma 1, del D.Lgs 36/2003 e s.m.i. in attesa che il complesso degli interventi previsti dalla programmazione regionale venga attuato”, “considerato che comunque è necessario assicurare quanto prima la piena messa in funzione degli impianti di TMB presenti nel comune di Roma”, e ancora “considerato che,  allo stato attuale, non è possibile provvedere altrimenti e che la prosecuzione delle operazioni di smaltimento presso la discarica in oggetto, secondo modalità che comunque garantiscano un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente, rappresenta una soluzione necessaria ed urgente a tutela della salute pubblica e dell’ambiente”, ha “ritenuto di dover consentire il proseguimento del servizio pubblico di smaltimento dei rifiuti urbani prodotti dal bacino di riferimento presso la citata discarica, in attesa dell’avvio a regime degli impianti di trattamento meccanico biologico e di quelli di termovalorizzazione, esistenti ed in fase di realizzazione”.

Dopo la lunga premessa, la Regione Lazio ha ordinato “per le motivazioni di cui in premessa”: alla Società E. Giovi S.r.l. di installare tempestivamente e quindi nel minor tempo possibile e, comunque, entro e non oltre sei mesi (…) delle unità di trito-vagliatura, con  recupero della frazione merceologica dei metalli ferrosi, presso l’impianto di discarica sito in località Malagrotta, nel Comune di Roma, in numero tale da consentire il trattamento di tutti i rifiuti urbani indifferenziati (…) in ingresso alla medesima discarica non sottoposti al preventivo idoneo trattamento; (…) assicurare entro sessanta giorni (…), la piena operatività degli impianti di preselezione e riduzione volumetrica dei RSU (TMB), denominati Malagrotta 1 e Malagrotta 2; all’A.M.A. S.p.a. di assicurare, entro sessanta giorni (…), la piena operatività degli impianti di selezione e trattamento RSU (TMB), siti a Roma in via Salaria n. 981 ed in via Rocca Cencia n. 301.

“Sono attive le unità di trito vagliatura che dal luglio 2010 dovevano essere messe in funzione a Malagrotta? E gli impianti di trattamento meccanico biologico autorizzati tra il 1999 e il 2002 alle due società stanno finalmente funzionando? – si domanda ancora Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Non c’è da stupirsi se la Commissione Europea interviene, anzi. Il Comitato Malagrotta da molti anni sta chiedendo verifiche su tutte le procedure. Il Comune di Roma e la Regione Lazio dovrebbero finalmente convincersi che riduzione, riuso e riciclaggio sono l’unica via per risolvere il problema rifiuti, smettendola con assurde raccolte differenziate miste o con bizzarri piani rifiuti che prevedono tutto e il contrario di tutto. Servono specifiche strategie e azioni attuabili e risorse finanziarie per l’attuazione, non si può compilare un libro dei sogni e prevedere pure un “piano B” fatto di discariche e inceneritori, se non si raggiungessero gli obiettivi fissati.”

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