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Il Treno Verde arriva a Roma

La storica campagna di Legambiente e Ferrovie dello Stato nella capitale per monitorare l’inquinamento atmosferico e acustico e promuovere la sostenibilità ambientale “Siamo tutti sullo stesso treno”: domani, alle ore 16, la conferenza regionale sul trasporto pendolare nel Lazio in vista della stesura del nuovo contratto di servizi Regione Lazio / Trenitalia

 Ecco il programma della tappa al binario I della stazione Termini da domani, martedì 4, a venerdì 7 marzo

Promuovere una città più smart, sostenibile, a misura di cittadino, ma soprattutto libera dallo smog. A lanciare la sfida è il Treno Verde 2014 di Legambiente e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che ha ripreso il suo viaggio lungo l’Italia per informare, sensibilizzare e promuovere tra i cittadini le buone pratiche per una mobilità sostenibile e per l’abbattimento delle polveri inquinanti. Il convoglio ambientalista, storica campagna dedicata al rilevamento dell’inquinamento atmosferico e acustico, sosterà da domani, martedì 4 marzo, a venerdì 7 al binario I della stazione Termini.

Visite guidate per le scuole, focus e dibattiti per ripensare la mobilità urbana, per una rigenerazione e riqualificazione urbana, dove il trasporto urbano non sia più incentrato sull’utilizzo del mezzo privato ma sulla mobilità pubblica sostenibile con mezzi a basso impatto ambientale.

L’arrivo del Treno Verde a Roma sarà, inoltre, l’occasione per discutere della stesura del nuovo contratto di servizio Regione Lazio-Trenitalia. Domani, alle ore 16, presso la Sala conferenze del Binario I di Roma Termini, Legambiente ha promosso l’incontro “Siamo tutti sullo stesso treno – Conferenza Regionale sul trasporto pendolare nel Lazio” alla quale prenderanno parte: Interverranno: Lorenzo Parlati, presidente Legambiente Lazio; Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente; Cristiana Avenali consigliere Regione Lazio; Robero Scacchi, direttore Legambiente Lazio, Aniello Semplice, direttore Regionale di Trenitalia Lazio; Daniele Moretti RFI Lazio; i sindaci “pendolari” della regione, rappresentanti dei comitati di pendolari. È stato invitato a partecipare Michele Civita, assessore Politiche del Territorio, Mobilità, Rifiuti. Durante la tappa di Roma, quinta del tour 2014 che terminerà il 28 marzo a Torino, il Treno Verde, grazie alla mostra interattiva ospitata a bordo delle sue quattro carrozze, incontrerà studenti, cittadini e amministrazioni per promuovere la qualità dei territori, l’innovazione nei centri urbani e l’attenzione negli stili di vita. Compagno di viaggio del Treno Verde, come nelle precedenti edizioni, sarà il Laboratorio mobile Qualità dell’Aria di Italcertifer, che sosterà per 72 ore in Corso Sempione per rilevare i dati relativi all’inquinamento acustico e alla qualità dell’aria della città di Roma. Oltre ai valori del PM10, saranno raccolte informazioni sulle concentrazioni nell’aria di benzene, biossido di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo e ozono. E quest’anno verrà monitorato anche il PM 2,5 con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione anche sulla frazione di polveri più dannose per la salute e di pretendere che a livello europeo e nazionale siano adottati valori limite più stringenti e maggiormente, idonei a tutelare la salute dei cittadini, fissando valori giornalieri o più a breve termine oltre il valore obiettivo come media annua attualmente vigente. Cuore centrale del convoglio ambientalista sarà la mostra didattica e interattiva allestita all’interno delle quattro carrozze, dove è stata realizzata una smart city. La mostra, dedicata alla mobilità, alla vita urbana e al vivere in maniera sostenibile, sarà aperta martedì, mercoledì e giovedì, dalle 10 alle 15 per le classi prenotate e dalle 16,00 alle 19,00 per il pubblico.

La prima carrozza è dedicata al tema della “mobilità sostenibile”: dal trasporto su ferro alla mobilità elettrica, dall’urbanistica all’intermodalità, passando per le zone a traffico limitato, le piste ciclabili e le zone 30 il visitatore farà un percorso che gli permetterà di capire quali scelte devono essere prese dalle città e dai cittadini per dire no allo smog, per aprire le porte alla libertà di muoversi in maniera veloce e a basse emissioni. Alla “città” è dedicata la seconda carrozza all’interno della quale l’allestimento è stato pensato per raccontare un’urbanistica che risponde alle esigenze dei cittadini e dell’ambiente. Energia pulita e integrata, analisi del ciclo di vita, difesa del suolo e prevenzione del rischio idrogeologico e sismico, edifici sicuri ed efficienti. Tema centrale della terza carrozza sono gli “stili di vita”: in questo vagone saranno dati tanti piccoli accorgimenti per essere cittadini attenti e più smart. Ad esempio verrà spiegato come isolare l’abitazione per renderla efficiente, come fare una spesa sostenibile, come tenere sotto controllo i consumi domestici e, soprattutto, come differenziare, riciclare i rifiuti. Infine la quarta carrozza del Treno Verde è un vero e proprio “parco urbano”, perché la città secondo Legambiente è più verde e con spazi pubblici attrezzati che consentono di passare il tempo libero e non solo, respirando aria pulita o coltivando orti, riappropriandosi di tutti quegli spazi verdi spesso lasciati all’incuria e all’abbandono.

Il programma completo della tappa a Roma del Treno Verde 2014
In sosta al binario I della stazione Termini
Martedì 4 marzo
Dalle 10 alle 15: visite guidate per le classi prenotate
Dalle 16 alle 19: apertura al pubblico
Ore 16.00 presso la Sala conferenze del Binario I di Roma Termini
Siamo tutti sullo stesso treno – Conferenza Regionale sul trasporto pendolare nel Lazio

Incontro in vista della stesura del nuovo contratto di servizi Regione Lazio / Trenitalia
Interverranno: Lorenzo Parlati, presidente Legambiente Lazio; Edoardo Zanchini,
vicepresidente Legambiente; Cristiana Avenali consigliere Regione Lazio; Roberto
Scacchi, direttore Legambiente Lazio, Aniello Semplice, direttore Regionale di
Trenitalia Lazio; Daniele Moretti RFI Lazio; i sindaci “pendolari” della regione,
rappresentanti dei comitati di pendolari. È stato invitato a partecipare Michele Civita,
assessore Politiche del Territorio, Mobilità, Rifiuti.

Mercoledì 5 marzo
Dalle 10 alle 15: visite guidate per le classi prenotate
Ore 10.30 TROFEO TARTARUGA, la gara di mobilità urbana per scoprire il modo più
veloce, economico e sostenibile per muoversi in città. Si sfideranno diversi mezzi di
trasporto che partiranno alle ore 10,30 da viale Marconi, incrocio Piazza Fermi, con
l’arrivo al Treno Verde.
Ore 11.30 a bordo del Treno Verde
Presentazione del Rapporto TUTTI IN CLASSE A – Radiografia energetica del
patrimonio edilizio italiano
Intervengono: Edoardo Zanchini, vice presidente Legambiente; Leopoldo Freyrie,
presidente CNAPPC, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e
Conservatori; Ermete Realacci, presidente Commissione Ambiente Camera dei
Deputati; Antonio Scala – ENEL, Responsabile Energy Service Mass Market.
Dalle 16 alle 19: apertura al pubblico
Ore 18.00 In collaborazione con ZioBici aperi-bici a bordo del Treno Verde per tutti i
ciclisti urbani

Giovedì 6 marzo
Dalle 10 alle 15: visite guidate per le classi prenotate
Dalle 16 alle 19: apertura al pubblico

Venerdì 7 marzo
Ore 11.00 a bordo del Treno Verde
Conferenza stampa sui dati del monitoraggio atmosferico e acustico in città e bilancio
della tappa.

Il Treno Verde è una campagna di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane,
con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Partner: Ecolamp, Renovo, Weber – Saint Gobain
Media Partner: La Nuova Ecologia, MiniMega Pubblicità, Rinnovabili.it
Si ringraziano il Museo A come Ambiente di Torino per le installazioni interattive e l’ Accademia
delle Arti e Nuove Tecnologie di Roma (Corso di Interior and Industrial Design / AAnt Factory) per
aver progettato la mostra del Treno Verde 2014.

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Il nuovo Piano Casa della Regione Lazio e gli impatti su Roma: dossier di Legambiente

Con l’articolo 3 ter, comma 3 da 2,7 a 4,5 milioni di metri cubi residenziali per 40mila nuovi abitanti: una maxi variante al Prg di Roma.

Gli ambiti della città storica, da Garbatella a San Lorenzo, a rischio stravolgimento.

Legambiente Lazio nel nuovo “Dossier Piano Casa” ha studiato le ricadute sul Prg di Roma del nuovo Piano Casa delle Regione, con riferimento all’impatto sui delicati e preziosi tessuti della Città Storica e all’impatto sul dimensionamento del PRG del 2008. Il testo sta infatti per essere calendarizzato per la definitiva approvazione da parte del Consiglio Regionale e dopo aver preso parte alle audizioni svoltesi presso la competente Commissione con la presentazione di un documento di analisi fatto di proposte migliorative che sono state trasformate in emendamenti dalla Consigliera Regionale Cristiana Avenali, Legambiente mette in fila in numeri di quella che sembra più una variante urbanistica.

Alla conferenza stampa sono intervenuti Roberto Scacchi, Direttore di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali, Consigliere Regionale compenente commissione ambiente, Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale e responsabile urbanistica Legambiente, Carlo Maggini, Circolo Legambiente Aniene.

Dal dossier, in relazione a Roma, persistono due criticità che rischiano di regalare nuove colate di cemento: in primo luogo l’articolo 3ter comma 3 che permetterebbe di costruire nuova edilizia residenziale per 2.745.600 di metri cubi nell’ipotesi minima e 4.529.894 di metri cubi nell’ipotesi massima non prevista dal piano vigente, e poi la possibilità di applicare il Piano Casa sugli immobili ricadenti nella Città Storica individuata dal Prg del 2008. In particolare la possibilità di cambiare la destinazione d’uso da servizi a residenziale, con un premio in cubatura, perfino per le previsioni ancora da realizzare nei piani attuativi risulta preoccupante. Perché riguarda quartieri oggi dormitorio e che invece di veder finalmente arrivare servizi e funzioni urbane vedranno sorgere altre case. E’ da sottolineare che le previsioni e i numeri del dossier di Legambiente riguardano solo Roma, ma gli effetti del Piano Casa si determinerebbero anche in tutto il Lazio. Già molto è stato fatto con le proposte di Legge regionale n. 75 e n. 76 della Regione Lazio a modifica del Piano Casa, ma molto rimane ancora da fare per creare una vera discontinuità con la sciagurata stagione della Legge regionale 11 agosto 2009, n.21 il Piano Casa dalla Giunta Polverini/Ciocchetti. L’art.3ter comma 3 nel testo attuale del Piano Casa prevede: “Nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale, nell’ambito di piani e programmi attuativi di iniziativa pubblica o privata, nonché di ogni atto deliberativo comunale avente efficacia di atto attuativo del Prg, ancorché decaduti, è consentito il cambio di destinazione d’uso delle superfici utili lorde non residenziali, previste dal Piano per la stessa area, per la realizzazione di immobili ad uso residenziale, fino ad un massimo di mq 10.000 di superficie utile lorda, a cui può essere aggiunto l’incremento del 10% della superficie utile lorda oggetto del cambio di destinazione d’uso. La realizzazione di tali interventi rimane subordinata alla riserva di una quota di superficie, stabilita nella misura minima del 30%, destinata alla locazione con canone calmierato per l’edilizia sociale”. Cioè il massimo di applicabilità dell’art. 3ter comma 3 è pari a mq 10.000, + un’incentivo del 10%, e quindi mq 11.000 (pari a mc 35.200, corrispondenti a 293 nuove stanze/nuovi residenti). 1/3 di quella cubatura, nella misura minima (mc 11.733) sono destinati all’edilizia sociale per la durata di 15 anni, dopodiché, sia pure a prezzi ribassati rispetto al mercato, quegli alloggi andranno in libera vendita, mentre 2/3 di quella cubatura (mc 23.467) sono destinati da subito al libero mercato. Nel testo precedente, l’art. 3ter comma 3 era letteralmente micidiale per gli equilibri del Prg, giacchè pur prevedendo superfici analoghe – mq 10.000 + 10% – stabiliva una raccapricciante retroattività di ordine proporzionale, estesa alle superfici non residenziali già realizzate nell’ambito, ed estese anche alle superfici non residenziali ancora da realizzare, purchè programmate. Per fare un solo esempio: a Bufalotta quest’articolato prevedeva mq 10.000 + 10%, più in proporzione quanto già realizzato per Ikea, per Leroy Marlen, e quanto ancora da realizzare con destinazione non residenziale, ossia mc 1.000.000. Il che significava qualcosa come almeno mc 800.000.

Nel dossier Legambiente sottolinea come il nuovo testo del Piano Casa ha sicuramente portato cambiamenti importanti al famigerato, Piano Casa della Giunta Polverini, contestato dall’intero mondo ambientalista e oggetto dell’impugnativa del Governo Monti attraverso l’azione del Mibac. Nel nuovo testo del Piano Casa (ex Legge Regionale n. 21, oggi L.R. n. 75) attraverso il combinato disposto con la L.R. n. 76 (recepimento delle osservazioni impugnative del Mibac) già approvata dal Consiglio Regionale, scompare la norma che avrebbe consentito nei Piani Attuativi già disciplinati dai Prg di chiedere il cambio di destinazione d’uso a residenziale per le aree disciplinate a verde pubblico e servizi di standard, viene cassata la possibilità di applicare il Piano Casa sugli immobili ricadenti nelle aree agricole, è stata cancellata la norma che prevedeva l’applicazione del Piano Casa sugli immobili ricadenti nelle Aree 4/Aree di sviluppo economico e sociale dei Parchi Regionali dotati di Piano d’Assetto, e per i Parchi tuttora privi del Piano, sugli immobili ricadenti nelle Aree B delle singole leggi istitutive delle Aree Protette (1.500 ettari complessivamente coinvolti), sono state definite categorie edilizie certe per gli ampliamenti degli immobili, è stata eliminata la norma che consentiva l’applicazione del Piano Casa sugli immobili ricadenti in aree con vincoli paesistici, poiché ambiti costieri, è stata cassata la norma che prevedeva, ai fini dell’accesso al Piano Casa, la possibilità dell’autocertificazione degli immobili tuttora privi di concessione edilizia in sanatoria, che avrebbe costituito un gigantesco “perdono edilizio”. Legambiente chiede alla Regione Lazio di segnare la discontinuità con la gestione del Piano Casa di Polverini e Ciocchetti intervenendo sui problemi ancora aperti e che potrebbero determinare impatti negativi rilevanti su Roma e le altre città del Lazio. “Roma ha bisogno di interventi di riqualificazione e di servizi nelle periferie, portare altre case in quartieri con rilevanti problemi idrogeologici sarebbe una scelta sciagurata che chiediamo alla Regione di scongiurare. Il Piano Casa così com’è si applicherebbe anche a Ostia, Prima Porta, Isola Sacra, Infernetto, Castel Giubileo – dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio -. Per questo chiediamo di modificare la norma sul cambio di destinazione d’uso per i programmi attuativi o quanto meno di riaprire i termini del Piano Casa ai comuni che potreanno così decidere autonomamente l’impatto, facendo in modo che questo strumento sia applicato per la riqualificazione di ambiti individuati dove avviare politiche di rigenerazione urbana”.

“Nel Lazio va aperta finalmente la stagione della rigenerazione urbana – ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale Legambiente – La proposta di Piano Casa presentata dalla Giunta Zingaretti rischia di dare continuità ad interventi che guardano al passato, prevedendo altre case in quartieri dormitorio al posto dei servizi previsti dal piano. Per rilanciare il settore edilizio, creare lavoro, occorrono invece provvedimenti per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio  e scelte chiare per lo stop al consumo di suolo e il recupero delle periferie, la lotta all’abusivismo”. La piaga dell’abusivismo continua infatti, in barba alla crisi economica, a aggredire il territorio italiano con 26mila immobili illegali costruiti in Italia nel 2013.

GLI IMPATTI DEL NUOVO PIANO CASA
Qual è il campo di azione dell’Art. 3ter comma 3, individuato dalla Delibera n. 9? Legambiente ha individuato 176 ambiti/aree, tra: le aree del I° e del II° PEEP (Piano di Edilizia Economica e Popolare) con destinazione non residenziale non attuata (questi sono i piani ancorché decaduti), 12 ambiti individuati dal Prg nella dizione detta “ambiti a pianificazione particolareggiata definita” ossia aree disciplinate da strumenti attuativi approvati prima del nuovo Prg, le Zone 0 ossia i quartieri abusivi ex borgate sanate dal I° Condono Edilizio (nel Prg definite ambiti a pianificazione particolareggiata definita) e gli Ambiti a Trasformazione Ordinaria ossia il “residuo” delle previsioni edificatorie del Prg del ’65 generosamente confermati nella loro edificabilità dal nuovo Prg (questi sono i Piani attuativi disciplinati successivamente all’approvazione del Prg).

Su questi 176 ambiti/aree effettuando una stima della potenzialità edificatoria teorica minima/massima, abbiamo ottenuto una stima/proiezione dell’applicazione dell’art. 3ter comma3 che, nella sua ipotesi minima “mette in gioco” mc 2.745.600 (22.880 nuove stanze/residenti, su mq 773.625), mentre nell’ipotesi massima vengono “messe in gioco” mc 4.529.894 (ossia 37.749 stanze/residenti, su mq 1.415.591). Numeri in entrambi le ipotesi di una Variante Generale al Prg, e le Varianti le fanno i Consigli Comunali, non la Regione. Secondo l’art. 4 comma 2 del “vecchio” Piano Casa si prevedeva la possibilità per i Comuni di approvare specifiche Deliberazioni per individuare, rispetto ai propri Prg, in quali ambiti applicare i singoli articoli, e in quali ambiti inibirne l’applicazione. Questo perché il Piano Casa agisce in variante dei Prg vigenti, e quindi un’indiscriminata applicazione significherebbe l’implosione delle previsioni e dei contenuti degli strumenti urbanistici. In tal senso il 30 Gennaio 2012, la Giunta Alemanno portò in Consiglio Comunale la Delibera n. 9, con la quale, in riferimento all’art. 3ter comma3, si indicava dove applicarlo e dove non applicarlo. Questa Delibera si limita perà ad escludere dall’applicazione dell’art. 3ter comma 3 le Centralità da pianificare (Anagnina Romanina, Tor Vergata, La Storta, Pietralata, Acilia–Madonetta, Saxa Rubra, Massimina, Ponte Mammolo, Ostiense), dove il Prg prevede un mix di funzioni, e quindi l’applicazione di quell’articolo avrebbe compromesso il giusto equilibrio tra le varie destinazioni d’uso, gli Ambiti di Riserva a Trasformabilità vincolata (ex aree agricole oggetto di apposito bando emanato dalla Giunta Veltroni per il reperimento di aree per soddisfare le “solite” esigenze compensative, per circa 420 ettari, dai 770 ettari del Piano adottato, poi ridotti dal Tavolo Verde a circa 350, per essere poi riportati nei numeri detti durante la notte durante la quale fu approvato il Prg) e le aree afferenti al Sistema dei Servizi, delle Infrastrutture e degli Impianti Tecnologici individuate dal Piano. Tutto qui: e infatti la Delibera n.9 individua il “campo di applicazione” dell’art. 3ter comma 3 negli Ambiti a Pianificazione Particolareggiata definita e nei Piani Attuativi approvati successivamente all’approvazione del Prg del 2008. Non è infatti poco, perché occorre considerare che il Prg del 2008 è in “fase da tempo attuativa” per qualcosa come almeno il 75% delle proprie previsioni, ed inoltre la dizione – i piani ancorché decaduti – rischia di “resuscitare” previsioni urbanistiche ormai vetuste.

Legambiente chiede alla Regione di dare la possibilità ai Comuni di avviare proprie deliberazioni che indichino dove si applica l’art.3 ter comma 3, e dove invece non si applica. Anche perché i Comuni hanno espresso le proprie deliberazioni sulla base del vecchio testo della legge; logica vuole che se cambia il testo, i Comuni abbiano una nuova possibilità per esprimersi. Per Roma rimettere mano alla delibera sarebbe un’occasione: è noto che nella sua campagna elettorale, il Sindaco Marino ha parlato di 112 ambiti dove avviare politiche di rigenerazione urbana (erano 113, ma l’operazione sulla Caserma di Via Guido Reni è già avviata). Allora si individuino questi 112 ambiti, li si confronti con le specifiche previsioni del Prg, e si istruisca una nuova delibera che superando la Delibera n. 9 di Alemanno, stabilisca che il 3ter comma 3 si applica elusivamente negli ambiti di rigenerazione urbana individuati. In questo modo queste trasformazioni possono essere il “volano” per attrarre gli operatori: l’alternativa è quella descritta nel nostro dossier in schede dei singoli Municipi , ossia “fare altre case” in quartieri e ambiti dove attualmente ci sono soltanto case.

La Delibera n. 9 apre poi un “varco” sulla Città Storica del Prg, salvaguardando esclusivamente i Tessuti T1, T2, T3 e T10. Tutto il resto (T4, T5, T6, T7, T8, T9) è Piano Casa/Capo II°. Amorfe sigle, nascondono luoghi bellissimi, il “bel costruito” di Roma, la memoria architettonica del nostro Paesaggio Urbano. Inoltre i 25.000 Edifici della Carta della Qualità saranno, secondo la delibera, oggetto di un adeguamento da parte degli Uffici per valutarne l’effettivo valore, e quindi valutare la possibilità di ampliare il campo d’azione del Piano Casa.
La Città Storica individuata dal Prg. Il Piano Regolatore del 2008 estende la tutela dalla sola Zona A del D.M. 1444/68, ossia il Centro Storico interno alle Mura Aureliane, a parti di città esterne al Centro Storico, anche situate in Periferia. Dai 3.200 ettari del Prg del ’65, si arriva a 5.370 ettari. La Città Storica è quindi anche la Città Giardino di Montesacro, di Garbatella, i villini di Via
Nomentana e del Lungomare Paolo Toscanelli a Ostia, l’Eur, San Lorenzo, Testaccio, Prati, il quartiere Coppedè, Gianicolense, Portuense, Monteverde, Flaminio. A questi occorre aggiungere i 25.000 edifici censiti nella Carta della Qualità. La Delibera n. 9 esclude Piazza Navona, gli edifici innsistenti sul Pantheon, parte di Trastevere, parti del quartiere Monti, l’area del Tridente e intorno a Piazza del Popolo, Piazza di Spagna e gli immobili intorno al Quirinale, Piazza Esedra e dintorni, Via Veneto, parte di Via del Corso e un’altra parte di Trastevere, il Borgo Storico di cesano, Santa Maria di galeria, il Castello di Lunghezza, il complesso del San Michele, Palazzo Farnese … e ci mancherebbe. Possono invece essere oggetto del Piano Casa (ampliamento, cambio di
destinazione d’uso, sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione) il quartiere Coppedè, il Salario, Piazza Bologna, San Lorenzo, l’Esquilino, i Parioli, San Giovanni, Ostia, Prati, Flaminio, l’Eur e Testaccio. Al fine di salvaguardare la Città Storica e gli edifici inseriti nella Carta della Qualità, Legambiente Lazio ha proposto all’Assessore Civita un emendamento con l’obiettivo di escludere tali ambiti dall’applicazione del Piano Casa. Una norma che prevede la salvaguardia e la conservazione dei volumi esistenti e l’immodificabilità delle facciate, con il fine di preservarne il carattere qualitativo all’interno della memoria storica del paesaggio urbano.

“Una delle conquiste del Nuovo Piano Regolatore di Roma approvato nel 2008 era nel passaggio dal concetto di Centro Storico al tema della Città Storica – dichiara Carlo Maggini del circolo Legambiente Aniene – . La delibera n. 9 del 2009 voluta dall’allora Sindaco On. Alemanno, per la definizione degli ambiti di applicazione del Piano Casa torna indietro nel tempo, salvaguardando soltanto gli edifici del vecchio Centro storico (i tessuti T1, T2, T3 e T10 nuclei isolati). Tutto il resto rimane incluso nella potenzialità di applicazione del Piano Casa, Capo II. Parliamo dell’edilizia di pregio dei quartieri della fine dell’ottocento e del novecento. Qui il Piano Casa rimane applicabile con interventi di ampliamento, sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici, cambio di destinazione

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Urbanistica, Legambiente Lazio: no a delibere last minute dell’Assemblea Capitolina. Stop a cemento, seguiremo i lavori con comitati e associazioni

Urbanistica, Legambiente Lazio: no a delibere last minute dell’Assemblea Capitolina. Stop a cemento, seguiremo i lavori con comitati e associazioni

“Approvare forzatamente delle delibere urbanistiche pro cemento, dal fortissimo impatto ambientale, a due giorni dal termine della consiliatura, sarebbe una mossa indecente e irresponsabile che l’Assemblea Capitolina non può permettersi -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il tentativo di colare nuovo cemento su Roma è inaccettabile e rappresenta l’ultimo atto di una politica di consumo del suolo selvaggia che non rispetta il territorio, le esigenze dei cittadini e strizza l’occhio ai costruttori. Legambiente Lazio seguirà i lavori dell’Assemblea insieme a comitati e associazioni come ‘No a Roma Capitale del Cemento’ e ‘Carte in Regola’ per impedire questo scempio.”

Sono ben 46 le delibere sul tavolo che l’Assemblea potrebbe votare tra oggi e domani, un numero enorme se si pensa che ne sono state approvate 18 negli ultimi 3 mesi. Una manovra last minute che suona come un vero e proprio colpo di mano, considerando che la seduta in seconda convocazione
richiede una maggioranza molto bassa per l’approvazione. Bastano 11 consiglieri favorevoli su un numero legale di 20 presenti per moltiplicare le cubature di cemento che si abbatterebbero su numerosi quartieri di Roma.

“Il Sindaco Alemanno è entrato in campagna elettorale con una manovra bieca e sleale sperando di radunare più consiglieri possibili per approvare in quattro e quattr’otto decine di delibere urbanistiche scellerate– continua Parlati-. Alemanno aveva promesso cinque anni fa di cambiare Roma, di cambiare il piano regolatore della città, ma non ha fatto nulla e ora si appresta ad approvare nuovi metri cubi assurdi, che spalmeranno cemento in tutta la città, in deroga o in variante al Piano Regolatore che è già enorme.”

Sono un’infinità le delibere all’ordine del giorno, consultabile sul sito del Comune di Roma senza rischio di smentite: dalla variante agli artt. 13,52 e 53 delle Norme Tecniche del PRG vigente, a numerosi Piani di Zona (“C8 Casal Brunori”), il riconoscimento di diritti edificatori in favore dei proprietari di terreni compresi nell’ex zona E1 “Casal Giudeo”, Accordo di Programma “Piccola Palocco”, Accordo di Programma “Via di Brava”, compendi  immobiliari ubicati in via Chiana n. 115 (Trieste), via Antonelli n. 39 (Pinciano) e via Magna Grecia snc (Metronio), piano “Cittadella della Piccola e Media Impresa” nel comprensorio “Nuova Fiorentini”, Accordo di Programma “Pisana – via degli Estensi”, Accordo di Programma “Via Longoni”, Accordo di Programma di Recupero Urbano “Fidene Val Melaina”, varianti di PRG ai Piani di Zona B41 (Settecamini Casal Bianco); C1 (Torraccia), C26 (Via di Tor Cervara), C22 (Casale Nei); B34 (Casale Rosso); B20 (Cesano); 20 (Ponte di Nona), B5 (Rocca Fiorita), C2 (Lunghezza); B4( Castel Verde) , D5 (Romanina) B36 (Acilia Saline); C10 (Malafede); B38 (Muratella); B25 (Massimina), C25 (Borghesiania Pantano); D6 (Osteria del Curato 2); B50 (Monte Stallonara); B51 (Via Ponderano); B24 (Cerquetta), Accordo di Programma “Lunghezza-Nocetta”, Programma integrato di riqualificazione urbana di Tor Bella Monaca, Accordo di Programma ex Rimessa Vittoria, recupero urbanistico dei nuclei di edilizia ex abusiva “Colli della Valentina”, “Fosso San Giuliano 2”, “Monti San Paolo – Monte Cugno”, “Palmarola – Via Lezzeno”, “Radicelli – Consorzio Due Pini”, “Finocchio – Valle della Morte”, “Fosso San Giuliano – Via Polense km. 20”, “Tragliatella”, “Palazzo Morgana”, “Casal Monastero”, “Pian del Marmo”, “Fosso della Castelluccia”, “Cesano – Via di Baccanello – Via di Colle Febbraro”, “Monte Migliore”, “Pantarelli – Via Anguillarese A”, “Via della Falcognana”, “Trigoria – Via Trandafilo”, ”Via Monte Stallonara”.

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Legambiente: stop a pacchetto delibere urbanistiche Alemanno

Legambiente: stop a pacchetto delibere urbanistiche Alemanno

L’ordine del giorno della seduta della Giunta comunale registra l’arrivo in aula di quattro delibere, tra le altre, che non soltanto agiscono in variante del P.R.G. vigente, ma soprattutto fanno lievitare i numeri del piano regolatore in termini di dimensionamento.

Ci riferiamo alla proposta n. 31 compensazione “Piccola Palocco” che prevede 400.000 metri cubi nell’area di Infernetto – Macchione, area secondo il P.R.G. vigente disciplinata quale agricola. E’ vero che è una compensazione già disciplinata dal piano delle certezze nella tabella A, poiché riferita all’E1 Casal Giudeo ed al G3 Ponte Fusano. Il punto è che l’atterraggio di questa compensazione avviene in area agricola, cosa questa che conferma l’intenzione di questa amministrazione di avviare una politica  urbanistica basata sulla cementificazione dell’Agro.

La seconda delibera incoerente con il P.R.G. vigente è la proposta n.70 inerente la nuova compensazione non prevista dal P.R.G. vigente relativa all’area di Santa Fumia nel Municipio XII. Tale compensazione ha quale area di atterraggio via di Brava e questa delibera ha per oggetto 140.000 mc ed assomiglia ad un vero e proprio regalo di Natale in cubatura: ovvero sia un uso dello strumento compensativo soltanto per distribuire metri cubi. La proposta n.59 ha invece per oggetto la cosiddetta “densificazione” dei venti piani di zona già disciplinati dal P.R.G. vigente. Il punto è che la cosiddetta densificazione per questa amministrazione vuol dire crescita edificatoria poiché il nuovo dimensionamento dei piani di zona elencati in delibera corrisponde a un aumento di cubatura pari a 641.000 mc.

Infine la proposta n.129 riguarda indirizzi per la riqualificazione dei mercati comunali di via Chiana (quartiere Trieste), via Antonelli (Parioli), via Magna Grecia (San Giovanni – Latino – Metronio). Si tratta in sostanza della realizzazione di parcheggi interrati in deroga alle N.T.A. del P.R.G. vigente, poiché tutti gli ambiti citati ricadono nei 7.000 ettari costituenti la Città Storica così come disciplinata dal nuovo P.R.G.

“Domani in Assemblea capitolina comincia la campagna elettorale del Sindaco Alemanno con le delibere urbanistiche che portano metri cubi in tutta la città -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. I consiglieri di maggioranza e opposizione devono bloccare questi scempi, tutti in variante del piano regolatore già enorme della città di Roma, il cemento non è il futuro della Capitale.”

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Urbanistica, Legambiente: con Alemanno rischio nuovo cemento fino a 100 milioni di metri cubi.

Urbanistica, Legambiente: con Alemanno rischio nuovo cemento fino a 100 milioni di metri cubi. Stop a pacchetto urbanistico in assemblea capitolina.
Nuovo dossier, i casi più eclatanti, i numeri più significativi in materia di urbanistica e di gestione del piano regolatore al tempo del Sindaco Alemanno, con le storie dei nuovi metri cubi della Capitale.

Il nuovo anno si aprirà con un serio rischio cemento in Assemblea Capitolina. Sono decine e decine, infatti, le proposte urbanistiche del Sindaco Alemanno, che il massimo organo del Comune rischia di trovarsi a discutere, un “pacchetto” che farebbe crescere i numeri del già enorme piano regolatore da 65,8 a oltre 100 milioni di metri cubi. E’ questo il dato principale del nuovo dossier di Legambiente Lazio “Roma al Metro cubo”, tutto dedicato alle più recenti vicende dell’urbanistica romana al tempo del Sindaco Alemanno, con tutti i casi più eclatanti, i numeri più significativi in materia di gestione del piano  regolatore, le storie dei nuovi metri cubi della Capitale. Scelte contro le quali Legambiente rilancia una “mobilitazione generale”, che vedrà iniziative contro il “pacchetto urbanistico” di Alemanno, da condividere e allargare a comitati e associazioni mobilitati sulle diverse questioni.

Più 33 mila metri cubi per i 4 grattacieli di 16 piani e le 11 palazzine a Casal Boccone in IV Municipio, con una evoluzione della rendita fondiaria in rendita bancaria, visto che l’area sarebbe stata ceduta da un costruttore a un noto gruppo bancario a copertura di posizioni debitorie; più 790 mila metri cubi per il raddoppio della centralità Anagnina Romanina in X Municipio; più 1,5 milioni di metri cubi per la  valorizzazione immobiliare delle Caserme nei Municipi I, V, XI, XV, XVII, XVIII, XIX. E ancora, più 48 mila metri cubi per il cambio di destinazione d’uso dell’area dell’Ex Velodromo nel Municipio XII, da Cittadella dell’Acqua a tutto residenziale; più 84 mila metri cubi per i 270 appartamenti per il personale dell’Aeronautica Militare tra la centralità Bufalotta e il Parco delle Sabine, nel IV Municipio; più 50 mila metri cubi per un palazzo di 6 piani con funzioni residenziali, commerciali e terziarie al posto dell’ex Deposito Atac Piazza Bainsizza/Prati/Delle Vittorie, nel XVII Municipio; più 96 mila metri cubi per la “riqualificazione” della Vecchia Fiera di Roma, Via Cristoforo Colombo, XI Municipio.

“Il diluvio di cemento del pacchetto urbanistico di Alemanno è indecente, l’Assemblea capitolina fermi la discussione di qualsiasi variante in campagna elettorale, basta costruttori Re di Roma, a pagare non possono essere ancora una volta i cittadini, i quartieri -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Altro che “Roma cambia” come aveva promesso Alemanno, altro che revisione del PRG, solo le delibere più note porterebbero i numeri del piano regolatore ad un secco incremento del 50% delle cubature rispetto a quanto approvato nel 2008, passando dagli esagerati 65,8 milioni di metri cubi già previsti, a oltre 100 milioni, tutti con varianti francobollo in assenza di una qualsiasi valutazione generale che richiederebbe ovviamente una variante generale dello strumento urbanistico. Questa discussione rischia di lasciare una pesantissima eredità alla prossima Assemblea capitolina, di questo passo si tornerà presto ai 120 milioni di metri cubi che tutti riconoscevano come lo scandaloso residuo del piano regolatore del 1965, riportando l’urbanistica romana a 50 anni fa. Legambiente rilancia la mobilitazione, scriveremo oggi stesso ai capigruppo in Campidoglio per fermare lo scempio e nelle prossime settimane metteremo in campo nuove azioni contro il diluvio di cemento di Alemanno.”

Soltanto le delibere analizzate in maniera specifica presentano un dimensionamento “fuori dal Prg” pari a 24.644.031 metri cubi, per un nuovo consumo di suolo pari a 7.701.259 metri quadri ossia 770 ettari: una nuova città –altro che “manovra urbanistica il linea con il Prg– con un numero di residenti pari a  205.366, ossia una nuova città grande come Padova. Tra le delibere, altri casi eclatanti riguardano la manovra attuativa di 20 Piani di Zona/167: più 614 mila metri cubi per una enorme dimensionamento totale di oltre 7,2 milioni di metri cubi, ben 80 mila nuovi residenti ossia una nuova città grande come Grosseto, realizzata occupando aree inizialmente previste per gli standard urbanistici, a Monte  Stallonara, ancora Romanina, Torraccia. Ma non basta. Tra le pieghe delle delibere, arrivano anche nuove e vecchie compensazioni, occupando ancora una volta aree di agro romano: più 468 mila metri cubi su 14 ettari di nuovo che si aggiungono a 948 mila metri cubi già previsti su 27 ettari, per compensare aree nelle Riserve dell’Acquafredda e della Valle dell’Aniene, dove non si sarebbe potuto edificare un bel nulla essendo parchi, e per un M2 Santa Fumia, non previsto nel PRG per quanto noto. Delibere molto preoccupanti, visto che iniziare le attuazioni in agro vuol dire dare l’inizio al processo di formazione del diritto urbanistico sull’insieme delle aree dell’Housing, ossia la totalità dei 1.925 ettari risultati dallo sciagurato Bando per l’Housing sociale.

“Alemanno vorrebbe fare la campagna elettorale nel modo peggiore, più metri cubi per tutti, più deroghe per tutti. Alla conclusione del mandato del Sindaco, il bilancio in materia urbanistica è fallimentare, uno dei principali impegni della campagna elettorale di cinque anni fa si è tradotto in una opaca gestione ordinaria, con un disinvolto aumento delle cubature e una svendita del territorio -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. A Roma ci sono 250 mila case vuote, il cemento dello strabordante piano regolatore ha occupato centinaia di ettari costruendo troppe case destinate al mercato in proprietà e poche case da riservare all’emergenza abitativa e all’affitto. Mentre nel Paese si ragiona di norme contro il consumo di suolo, di salvaguardia del paesaggio nell’incoraggiante Disegno di Legge del Governo, di demolizione e ricostruzione e manutenzione urbana, nella Capitale di Alemanno si vorrebbe proseguire la strada di sempre della rendita fondiaria e del consumo di suolo attaccando l’agro romano. E’ ora di smetterla, facciamo appello ai consiglieri di maggioranza e di opposizione perché questo scempio si fermi, queste trasformazioni nascondono alla fine i soliti vantaggi ai costruttori, accontentando le richieste di pochi a danno dei cittadini che vedono consumare il territorio senza alcun beneficio e interesse  pubblico.”

Restano, inoltre, diverse “mine vaganti” che non fanno parte –almeno per ora…– del “pacchetto urbanistico”, ma potrebbero esplodere anche da subito: la sciagurata demolizione ricostruzione delle Torri di Tor Bella Monaca nel VIII Municipio da 1,9 milioni di metri cubi in più, la muraglia cementizia del Water Front sul Lungomare di Ostia nel XIII Municipio da un milione di metri cubi, la lottizzazione inerente Parco Somaini nel VI Municipio col raddoppio degli indici edificatori del
Piano Particolareggiato Casilino da un altro milione di metri cubi. Varrebbe, invece, quasi 4,4 milioni di metri cubi la proposta avanzata dall’Assessore Corsini di raddoppiare il dimensionamento previsto per le Centralità Urbane ancora da pianificare; ben 2,58 milioni di metri cubi deriverebbe, invece, dai project financing dei prolungamenti delle Metropolitane B2 (Ponte Mammolo/Casal Monastero) e B1 (revisione del tracciato della tratta Conca d’Oro/Bufalotta). La ciliegina sulla torta sarebbe, in ultimo, il progetto dei nuovi stadi di proprietà dell’AS Roma e della SS Lazio, che pesa ben 4.000.000 di metri cubi. In questo contesto si inseriscono numerosi altri progetti, che stravolgono le regole del piano sulla città storica. E’ il caso dei mercati e parcheggi sotterranei, con gli esempi di via Chiana nel quartiere Pinciano, via Antonelli ai Parioli, via Magna Grecia a San Giovanni, e dei diversi interventi previsti nel quartiere San Lorenzo, a partire da quello dell’ex fonderia Bastinelli a via dei Sabelli oggi sospeso grazie agli sforzi del Comitato locale e del circolo di Legambiente, che richiedono uno stop ai vari progetti e il riavvio della discussione più ampia e generale sul “Progetto Urbano San Lorenzo”.

Numeri enormi, con altrettanto enormi rendite, che non servirebbero affatto a risolvere il problema del disagio abitativo, mentre spesso i metri cubi servirebbero a “fare cassa” per finanziare le operazioni volute dal Campidoglio. Roma negli ultimi dieci anni è cresciuta meno della sua area metropolitana nei numeri dei residenti (+8,4% contro +13,3%) e fino al 2020 in sostanza non crescerà più, complice anche la crisi economica che cambierà i paradigmi stessi della crescita: secondo le previsioni della Cna e del Cresme la Capitale perderà circa 180 mila residenti italiani e ne vedrà arrivare un numero di poco superiore di immigrati. E’ inutile quindi, costruire una strabordande quantità di residenze che non risponde alla domanda di casa a basso prezzo dei cittadini, e che continua a incrementare lo stock già esistente di 116 case per 100 famiglie, ben superiore alle necessità.

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Con bando housing nel Municipio 12, ben 137 ettari di campagna romana cementificati con 1,2milioni di metri cubi

Agro romano, Legambiente: con bando housing nel Municipio 12, ben 137 ettari di campagna romana cementificati con 1,2milioni di metri cubi.C’è pure un’area di 20 ettari a ridosso del Santuario del Divino Amore.

Continua anche in agosto la campagna salva agro di Legambiente Lazio

1,2 milioni di metri cubi, tra Spinaceto, la Tenuta della Cecchignola, Colle della Strega, persino affianco al Santuario del Divino Amore, in dodici aree interessate. Un’enormità di nuove cubature seppellirebbe anche il Municipio XII, eppure è solo il 5,4% del totale di ciò che potrebbe comportare il bando per l’housing sociale del Sindaco Alemanno, se si concludesse l’iter approvativo previsto.

Di fianco alla Zona O di Selcetta-Trigoria i 7.000 residenti attuali diventerebbero oltre 10 mila, con tre interventi da 8,9 ettari, più 5,5 e 2,9 ettari. Un bell’appesantimento per una zona ex abusiva, al quale si aggiunge anche lo sconfinamento nel Parco Regionale di Decima Malafede di una delle proposte. A Tor Pagnotta, verrebbero resi edificabili altri 35 ettari in area agricola, aggiungendo
344 mila metri cubi di cemento in una zona calda dell’urbanistica romana. Nella parte terminale della Tenuta della Cecchignola, appena sopra il GRA, si formerebbe un unico “impasto edilizio” con l’Ambito a Trasformazione Ordinaria Cecchignola, con un aggiunta di altri 249.986 metri cubi. Persino un’area agricola di 20 ettari, a ridosso del Santuario del Divino Amore, vede
previsioni edificatorie pari a oltre 197 mila nuovi metri cubi di cemento, per 568 alloggi e 1.644 nuovi residenti.

“Beato Goethe che viaggiava nelle bellezze della campagna romana, con la nostra iniziativa salva agro romano non facciamo altro che verificare un possibile scempio dopo l’altro, con nuovi metri cubi di cemento che col bando per l’housing sociale di Alemanno arriverebbero ovunque -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. E’ scandaloso anche solo dover parlare di questi possibili scempi, la Giunta non può approvare questa schifezza, tanto più in un periodo di crisi come questa, quando le risposte che servono all’emergenza abitativa devono essere vere e rapide, sul fronte soprattutto degli affitti agevolati con la famosa Agenzia che il Comune non ha mai fatto ad esempio, visto che le famiglie disagiate di certo non possono accedere a mutui. Oltre al danno per l’agro che è un valore per tutti, ci sarebbe pure la beffa di fare qualche nuovo regalo alla rendita fondiaria, senza ottenere nessun risultato utile.”

Tra le proposte, si aggiungerebbero anche due nuovi ambiti di riserva a Colle della Strega in espansione su 19 ettari agricoli, per 186.416 metri cubi. Un’area sbeffeggiata più volte nel corso del tempo, dove sono già previste le trasformazioni urbanistiche negli ATO Cecchignola Ovest – 347.068 metri cubi– e Colle delle Gensole –226.780 metri cubi-, che Legambiente osservò in fase di discussione del nuovo piano regolatore, e anche il Programma di Riqualificazione Urbana Laurentino (ex Art. 11) da 88.000 metri cubi. Ridicolo balletto anche sulla strada, che distruggerebbe quel che resta del Fosso della Cecchignola, già provato dai lavori per la realizzazione delle fogne: prevista nel Prg del 1965 come autostrada urbana per il trasporto privato, cancellato nel Prg del 2007 senza però eliminare le cubature, ripristinato e poi ridimensionato dal Sindaco Alemanno, ancora una volta senza cancellare cubature. Area di ampliamento del Parco Regionale dell’Appia Antica secondo una delibera della Giunta Regionale, ma anche “interventi compatibili con le esigenze di tutela paesaggistica”, secondo il Piano Territoriale Paesistico Regionale adottato dalla stessa Giunta Regionale.

Ma non finisce qui per il Municipio 12. Dulcis in fundo, un’altra area agricola di oltre 16 ettari vedrebbe altri 155 mila metri cubi piazzati al di sotto dell’ATO di Colle delle Gensole, mentre una seconda proposta tocca Spinaceto, in espansione su aree agricole dell’ATO Spinaceto2, nel “bel quartiere” da girare in vespa secondo il noto film di Nanni Moretti.

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