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Isola di Santo Stefano, Legambiente: “No alla vendita, è un pezzo di natura e storia che deve restare alla collettività”

Isola di Santo Stefano, Legambiente: “No alla vendita, è un pezzo di natura e storia che deve restare alla collettività”
“Le istituzioni fermino la vendita della meravigliosa isola dell’arcipelago pontino, un’area marina protetta che racchiude un patrimonio di biodiversità e storia del nostro paese che deve restare alla collettività – dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Siamo di fronte allo stesso copione a cui abbiamo assistito nel 2006 e che già allora avevamo denunciato durante il passaggio della nostra Goletta Verde a Ventotene. In quell’occasione avevamo chiesto al
Presidente della Repubblica che l’Isola di Santo Stefano fosse dichiarata ‘Monumento Storico Nazionale’ e torniamo a sollecitarlo con forza anche ora. L’isola è sottoposta a vincoli ambientali e paesaggistici molto severi, è zona A dell’area marina protetta per quasi tutto il suo perimetro e  secondo la legge italiana su quel territorio non dovrebbe essere consentito il transito né la balneazione, se non a fini scientifici e di controllo, e il regime di proprietà non dovrebbe essere in
vigore. Permettere tutto questo significa trovare una deroga per far uscire un bene da un regime forte di tutela e aprirne la strada alla sua commerciabilità. Occorre dunque valorizzare e potenziare l’area marina protetta anziché diminuire la tutela della sua zona di maggior pregio.”

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Acqua: Alemanno ritiri la delibera dopo la sberla del Consiglio di Stato

Acqua, Legambiente: Alemanno ritiri la delibera dopo la sberla del Consiglio di Stato

“Dopo la sberla del Consiglio di Stato, Alemanno ritiri subito la delibera per la vendita di Acea e dei servizi pubblici locali -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. La delibera è sbagliata e contro la volontà dei romani, le procedure sono folli come abbiamo denunciato con i movimenti più volte fino a scrivere al Prefetto nei giorni scorsi, l’Assemblea capitolina è bloccata da mesi grazie all’opposizione aiutata anche dai veti incrociati di pezzi della maggioranza. Il Sindaco non può continuare a tenere ostaggio sessanta consiglieri eletti e tutta la città per non fare la figuraccia di tornare indietro su una sua decisione. Basta è ora di mettere un punto e mi auguro vivamente che siano gli stessi consiglieri a smetterla di far trattare così una delle più rappresentative istituzioni della nostra città, come l’Assemblea capitolina.”

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Acea, Legambiente: Alemanno ritiri delibera vendita.

“Alemanno deve ritirate la delibera per la vendita di Acea e la holding, si può trincerare quanto vuole dietro l’opposizione cattiva e sconsiderata ma in verità è buona parte della sua maggioranza a non voler giustamente tradire il voto dei romani al referendum – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – La città è del tutto contraria a questa scelta di vendita dei servizi pubblici, come era già stato chiaro con i referendum. Alemanno può fare tutti i video che vuole, raccontare di riduzioni di bollette, paventare fantomatici investimenti, ma ciò che i cittadini vogliono è una gestione pubblica e partecipata di un bene comune importante come l’acqua.”

Perciò Legambiente in queste ore è impegnata a sostenere le iniziative di mobilitazione in Campidoglio e ha partecipato allo speaker’s corner che varie associazioni e il CRAP hanno promosso a Largo Argentina per tenere informati e partecipi i cittadini.

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Sabato 5 maggio tutti in piazza per l’acqua e i servizi pubblici

Acea, Legambiente: siamo alla farsa, Alemanno per giustificare la vendita promette ai romani bollette meno care e servizi più efficienti.

“Siamo alla farsa, dopo aver tentato di convincere i cittadini con sconosciuti obblighi di legge, ora Alemanno per provare a giustificare la vendita di Acea ci fa pure lo spot e promette ai romani bollette meno care e servizi più efficienti -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Il Sindaco insiste dicendo che c’è un’imposizione assoluta per la vendita, e invece non c’è né un editto del Re né una legge ma ci sono i risultati dei referendum a pesare fortemente contro, poi spara un ricavo dalla vendita di 250 milioni, mentre nel bilancio si parla di 200 milioni e con il prezzo attuale di 4,2 euro per azione siamo ben lontani dalla realtà, e non contento si lancia in una ipotesi di società ad azionariato diffuso, di proprietà verso il popolo, tutta da verificare nello stesso statuto di Acea. Basta con questa solfa, sabato 5 maggio tutti in piazza contro questa scelta.”

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Vendita Acea, Legambiente: ecco i conti nascosti del Campidoglio.

Pazzesco proporre di vendere l’acqua per pagare la Metro C.

Dei 200 milioni della vendita Acea ben 150 sarebbero spesi per la metro C. Altri 35 milioni finirebbero ad una non meglio specificata “Manutenzione Straordinaria” in capo al Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione urbana, mentre 3,7 milioni servirebbero per il restauro del Mausoleo di Augusto, 4 per la Prenestina bis e addirittura 7,3 milioni sarebbero trasferimento alla stessa Acea per investimenti. Ecco i conti nascosti del Campidoglio, che Legambiente Lazio ha trovato spulciando il bilancio.

“Conti alla mano, è ancora più pazzesco proporre di vendere Acea in sostanza per pagare la metro C -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Non solo Alemanno vuole in modo grave fare carta straccia del referendum e dell’espressione chiara di milioni di cittadini, ma addirittura contrappone l’acqua con un’opera fondamentale del trasporto pubblico, visto che tre quarti dei proventi dell’alienazione Acea andrebbero a finire là. Ma come pochi giorni fa il Sindaco dichiarava che i soldi per arrivare al Colosseo c’erano e si stava trovando una soluzione per arrivare almeno a piazza Venezia? La proposta è inaccettabile e va respinta al mittente, tanto più che la Procura regionale della Corte dei Conti ha avviato un’istruttoria sulla lievitazione dei costi di costruzione della metro C per accertare se siano stati provocati danni erariali derivanti dalla gestione dell’appalto e addirittura la Procura della Repubblica dovrà stabilire se aprire un fascicolo di indagine.”

“L’acqua non si tocca, è incredibile che contro i referendum e con queste proposte il Sindaco Alemanno abbia il coraggio di chiamare alla responsabilità -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Le voci del bilancio dimostrano le bugie, la privatizzazione di Acea non darà nessuna spinta all’economia e gli utili per le casse comunali sarebbero destinati a coprire la malagestione di questi anni. Per i restauri, le manutenzioni i finanziamenti richiesti sono così limitati che si possono ottenere semplicemente risparmiando in altri settori, mentre è sconcertante che 7,3 milioni dei 200 tornerebbero ad Acea per investimenti. In questi giorni è fondamentale l’opposizione in città, per questo Legambiente con il Coordinamento Acqua pubblica e tanti altri sta organizzando mobilitazioni e iniziative, così come è importante l’opposizione in aula, ci auguriamo allargata anche a consiglieri di maggioranza che possano respingere queste scelte assurde.”
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