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Piano casa nel Lazio: deroga fino al 2017. Legambiente “Altri due anni di cemento”

Piano casa nel Lazio: deroga fino al 2017. Legambiente “Altri due anni di rischio cemento, un Piano Casa di luci e ombre su cui vigileremo. Sia approvata la legge sulla rigenerazione urbana prima della scadenza della proroga e subito PTPR, verso una politica del territorio senza più deroghe”

Legambiente Lazio, pur apprezzando le significative modifiche effettuate al devastante testo della Giunta Polverini, vede negativamente la proroga effettuata sul Piano Casa esteso ora fino al 31 gennaio 2017.

“Vediamo luci e ombre sul piano casa approvato oggi dalla Regione – ha dichiarato Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – da una parte si rischia di prendere direzioni che vorremmo scongiurare, con la moltiplicazione del consumo di suolo e una proroga di due anni che porta la scadenza dal prossimo gennaio al 2017, dall’altra è buono il miglioramento complessivo rispetto al piano Polverini, la proroga delle norma di salvaguardia per i Parchi fino ad approvazione dei Piani d’Assetto e la norma sugli interventi di sostenibilità energetica.
Si approvi adesso la legge sulla rigenerazione urbana che sarebbe freno al consumo di suolo, va fatto velocemente prima dei due anni di proroga del piano casa e si approvi velocemente il nuovo Piano Territoriale Paesistico Regionale. C’è infatti bisogno di avviarci verso una regione delle regole e non più delle deroghe urbanistiche, con partecipazione dei cittadini a questi nuovi processi legislativi”.

Dalle analisi degli emendamenti proposti dalla Giunta gli attivisti di Legambiente non hanno trovato novità positive su alcuni punti che avevano individuato: la durata eccessiva del Piano Casa, la possibilità di applicarlo su immobili ricadenti in aree a rischio idro-geologico, la possibilità di permettere cambi di destinazione d’uso a residenziale a zone con attuale destinazione servizi e la possibilità di applicarlo su immobili ricadenti nella Città Storica individuata dal prg di Roma.

La vigenza del Piano Casa è stata ora fissata al 31 Gennaio 2017, se quindi erano previsti solo 6 mesi di proroga, si parla ora di ben due anni che, sommati ai precedenti 6, spalmano il piano su ben 8 anni. Legambiente Lazio aveva invece chiesto di non modificare la data di scadenza, ribadendo quella inizialmente prevista di Gennaio 2015.

Assolutamente positive per gli ambientalisti alcune modifiche oltre la proroga delle norma di salvaguardia e la norma sugli interventi di sostenibilità energetica. Le modifiche all’art. 2. che chiariscono in modalità inequivocabili che possono accedere al Piano Casa solo “gli edifici ultimati per il quali il titolo edilizio in sanatoria sia stato rilasciato o allegato alla presentazione del progetto” . Viene così “spazzato via” quel gigantesco “perdono edilizio” previsto dal testo precedente – si poteva accedere al Piano Casa in pratica solo con una autodichiarazione di un tecnico, con immaginabili conseguenze di abusivismo edilizio – e viene fatta carta straccia di alcuni emendamenti con i quali si sarebbe voluta, di fatto, la riapertura del condono in aree protette, in aree Sic e in Zps. L’altra modifica, non è solo di ordine lessicale, ma culturale. Infatti mentre il testo precedente stabiliva che il piano Casa non si applicava agli “edifici situati nelle zone…..”, il nuovo testo abroga la dizione “edifici”, e stabilisce che il Piano Casa non si applica nelle Zone degli Insediamenti Urbani Storici individuati dal PTPR, nelle aree a inedificabilità assoluta, nelle aree naturali protette, nel Demanio marittimo e nelle zone a rischio.

Non sono straordinarie però le modifiche all’art. 2, comma 2, lettera E. Si parla qui di rischio idrogeologico. Nel vecchio testo si stabilisce che il Piano Casa non si applica su zone a “rischio molto elevato individuate dai Piani di Bacino o dai Piani Stralcio fatta eccezione per i i territori ricadenti nei comprensori di bonifica in cui la sicurezza dal rischio idrogeologico è garantita da sistemi di idrovore”. La modifica attuale sostituisce le parole “nei comprensori di bonifica” con un decisamente inquietante “nelle aree a rischio idrogeologico”, e le parole “garantita da sistemi di idrovore”, con la sicurezza “attestata dall’Ente competente”. E così la Roma nata abusivamente al di sotto del livello del Tevere nel quadrante Sud/Ostia – Infernetto/Macchione, Saline Collettore Primario, Isola Sacra, Bagnoletto – previo parere dell’Ente competente, potrà accedere alle varie categorie di intervento previste dal Piano Casa quando invece l’area richiederebbe, almeno fino alla definitiva messa in sicurezza, un congelamento delle trasformazioni.

“I cambiamenti climatici ed i drammi dovuti alle precipitazioni devono insegnare, -conclude Scacchi – vigileremo assiduamente sulle richieste per fare in modo che non si peggiori la situazione già problematica che vede tutti a rischio ad ogni forte precipitazione”.

 

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Maxi-emendamento del Piano Casa, Legambiente chiede di scongiurare in aula l’impatto sulla Città Storica

Maxi-emendamento del Piano Casa, Legambiente chiede di scongiurare in aula l’impatto sulla Città Storica, la deroga alla scadenza, l’applicabilità nelle aree a rischio idrogeologico e il diluvio di cemento.
“Il Piano sia volano di recupero, riqualificazione, riuso dell’esistente e rigenerazione urbana e si dia possibilità ai comuni di selezionare gli ambiti di applicabilità successivamente all’applicazione”

In attesa di valutare i contenuti dell’annunciato maxi-emendamento sul testo in discussione presso il Consiglio regionale del Piano Casa, Legambiente torna a ribadire quelli che sono i punti “irrinunciabili” e le auspicabili modifiche da farsi al testo attualmente in discussione.

“Dopo le positive modifiche intercorse rispetto al devastante testo prodotto dalla precedente consigliatura regionale – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – sono almeno cinque i punti tuttora critici su cui chiediamo un vero impegno e un cambio di rotta: l’impatto del piano casa e sulla Città Storica individuata dal prg di Roma, ma più in generale sull’insieme del “bel costruito” che caratterizza le città e i “borghi” del Lazio ; il rapporto tra il piano casa e la gestione ordinaria da parte dei Comuni degli strumenti urbanistici vigenti; l’utilizzo a fini edificatori/residenziali delle aree attualmente disciplinate dai prg dei Comuni per ospitare servizi, sia pure in dimensioni ridotte rispetto al testo precedente; la possibilità di accedere al Piano casa anche agli immobili ricadenti in aree con rischio idrogeologico; la ventilata deroga alla durata del piano casa inizialmente prevista a scadenza per gennaio 2015, ma che si vorrebbe promulgare ben oltre. Naturalmente ce ne sono altri, ma ci sembrano questi i punti irrinunciabili perché il piano sia volano di recupero, riqualificazione, riuso dell’esistente e rigenerazione urbana”.
Su Piano Casa e Città Storica, in assenza di specifici vincoli del Mibac sui singoli edifici, il Piano casa è applicabile in quartieri come Garbatella, San Lorenzo, sui villini di Via Nomentana e su quelli di Ostia/lungomare Toscanelli solo per fare alcuni esempi in riferimento a Roma. Questi quartieri, che il Prg di Roma ha classificato come componenti della Città Storica, che ricoprono più di 6.000 ettari, raddoppiando così la tutela che nel prg del ’65 era limitata alla città interna alle Mura Aureliane. La delibera del 2009 della Giunta Alemanno, n. 9., approvata dal consiglio comunale, limita la non applicabilità del piano casa agli immobili ricadenti nei tessuti T1, T2, T3, e T10 come già specificato nel dossier prodotto sul tema dall’associazione ambientalista. Tutto il resto, in attesa di specifici vincoli, può essere oggetto del piano casa: il che vuol dire che gli edifici ricadenti nei Tessuti T4, T5, T6, T7, T8 e T9 possono essere oggetto del piano casa. Occorre quindi tutelare la Città Storica di Roma e ambiti urbani Regionali, come le “Città di Fondazione” – comprendenti parti di Latina, Aprilia, Guidonia – caratterizzate dalla qualità del costruito e dal suo paesaggio urbano storico.
In questo contesto, una buona notizia dagli attivisti del cigno verde, l’edificio del Cinema America, in Via Natal del Grande a Trastevere, giustamente difeso dalle ragazze e dai ragazzi che hanno dato vita ad una esperienza culturale dal basso per difendere un pezzo dell’identità di Roma non può essere oggetto del piano Casa, perché quell’edificio ricade nei tessuti T3, e quindi, “coperti” dalla citata delibera Comunale. Dopodiché, al fine di “integrare” le tutele, ben venga per Legambiente il vincolo che il Mibac sta per emettere sull’edificio.
Per l’utilizzo a fini edificatori/residenziali delle aree attualmente disciplinate dai prg, va ricordato che il Piano casa agisce in deroga ai piani e quindi l’effetto della sua applicazione si aggiungerà al già notevole dimensionamento degli stessi: per questo Legambiente chiede che il Piano casa contenga uno specifico articolo che preveda la possibilità per i Comuni di “selezionare”, rispetto alle previsioni dei propri Prg, gli ambiti territoriali dove applicarlo e naturalmente, gli ambiti territoriali dove al contrario inibire l’uso di questo strumento, poiché già in essere previsioni e attuazioni “ordinarie”. L’associazione ambientalista aveva chiesto che il Piano casa tornasse preventivamente al vaglio dei Consigli Comunali, ma tale vaglio può essere anche di natura “a posteriori”.
Sul rapporto tra il piano casa e la gestione ordinaria Legambiente individua attualmente nel testo un doppio rischio: l’aumento indiscriminato del dimensionamento dei prg – a Roma Legambiente ha stimato da 2,9 a più di 4 milioni di metri cubi – e l’evidente rischio di dare vita ad ambiti urbanizzati “fatti solo di case”, con conseguenze sulla precaria qualità urbana dei quartieri, infatti il Piano prevede la possibilità di cambiare la destinazione d’uso delle aree da servizi a residenziale. “L’idea che ogni metro quadro di suolo, seppur non a destinazione agricola, debba ospitare soltanto case – commenta Scacchi – è un’idea di città che appartiene alla cultura urbana degli anni ’50/60 – Piano Casa dell’On. Fanfani -. Tra l’altro, in questo punto si è al surreale: il piano casa si applica su aree dove attualmente non esistono edifici, alla faccia della sacrosanta rigenerazione urbana.”
Sulla possibilità di accedere al Piano casa anche a immobili ricadenti in aree a rischio idrogeologico c’è poco da dire: i drammi che sta provocando l’incuria nella manutenzione del territorio e la cultura della crescita urbana indiscriminata, dovrebbero sconsigliare l’applicazione del piano casa in ambiti a rischio. Uno degli atti più significativi del Governo del presidente Zingaretti è stato il recupero dei fondi stanziati per la messa in sicurezza delle aree a rischio di Ostia, sciaguratamente cassati dal precedente Governo Polverini. Legambiente chiede che si usino quei fondi per iniziare a mettere in sicurezza un territorio che vede, solo a Roma, ben 1.135,6 ettari ad elevato rischio idrogeologico, aree dove vive una popolazione di 17.757 abitanti (dati Autorità di Bacino Tevere).
Infine per Legambiente va assolutamente scongiurata la deroga alla scadenza del Piano Casa, perché lo stesso sia una “parentesi”, quindi nessun Piano Casa oltre gennaio 2015.

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Legambiente scrive al Presidente Zingaretti sul Piano Casa! ! “Stop al consumo di suolo, rigenerazione urbana e salvaguardia delle città storiche”! !

Il Consiglio Regionale del Lazio da pochi giorni ha calendarizzato il dibattito propedeutico alla definitiva approvazione di due importanti atti legislativi: il DL n. 76 e il DL n. 75, già approvati dalla Giunta Zingaretti lo scorso 24 ottobre, si tratta del “pacchetto legislativo” che forma il nuovo Piano Casa della Regione Lazio.! Dopo aver studiato tutti gli effetti del Piano Casa e dopo aver curato la redazione di un completo e dettagliato dossier, su quali sarebbero le conseguenze di questa norma a Roma e nel Lazio, contemporaneamente alla discussione in aula gli attivisti di Legambiente scrivono direttamente al presidente per chiedere le modifiche necessarie, perché questa diventi una buona norma.

“Molto è stato fatto nei mesi scorsi rispetto alla stesura della giunta Polverini, ma ancora il Piano Casa attuale rischia di divenire unmoltiplicatore di consumo di suolo su ogni territorio mettendo a rischioanche quel nel costruito delle nostre città e dando la possibilità di fare altre case nei quartieri dove ci sono solo case- dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio-. Adesso, durante la discussione d’aula, chiediamo al presidente Zingaretti le opportune modifiche perché venga data la spinta necessaria in modo che questa norma rimarchi un preciso stop al consumo di suolo nel Lazio, salvaguardi il bel costruito delle nostre città e sia essa stessa volano di rilancio delle attività edili in chiave di riuso dei manufatti abbandonati e rigenerazione urbana vera”.

Dopo la lettera aperta al presidente Zingaretti, i volontari del cigno verde seguiranno in maniera continuativa i lavori d’aula per verificare la bontà o meno di un percorso legislativo così importante per il futuro del Lazio.

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Piano
 Casa, 
Legambiente 
scrive 
ai 
Municipi 
di
 Roma,
 chiedendo
 una
 chiara
 e 
non equivoca 
presa 
di
 posizione
 sul 
merito 
del 
provvedimento

Legambiente: 
“Nessuna
 proroga 
sia
 ammessa, 
chiediamo 
al 
presidente 
Zingaretti
 che
 il Piano
 Casa 
diventi 
uno
 strumento
 per
 dire
 stop 
al 
consumo 
di 
suolo 
e 
per 
rilanciare 
il settore 
edilizio
 in
 chiave 
di
 rigenerazione 
urbana”

Nel
 Lazio 
da 
ben 
1.774 
giorni 
vige 
il 
Piano 
Casa,
 dal 
11
 Agosto 
2009,
 approvato 
dalla
 Giunta Marrazzo,
 successivamente
 peggiorato
 dalla
 Legge
 10
 del
 27
 Agosto
 2011,
 della
 Giunta Polverini,
 e
 rivisitato,
 a
 seguito
 di
 impugnativa
 del
 Mibac
 del
 24
 Ottobre
 2011,
 in
 parti consistente
 della 
legge, 
e 
oggi,
 con
 i 
Pl
 76 
e 
75,
 dal 
23 
di 
questo 
mese,
 in 
discussione
 presso 
il Consiglio 
Regionale
 del
 Lazio.
Sono
 5
 anni 
che
 nel 
Lazio 
vige 
uno 
strumento
 di 
deroga 
rispetto 
ai 
Prg 
di
 378 
comuni
 del Lazio,
 che
 porterà
 ad
 un
 incrementarne
 il
 dimensionamento.
 Alla
 vigilia
 dell’inizio
 del dibattito 
in
 Consiglio 
per 
la 
definitiva 
approvazione,
 l’Acer 
chiede 
una 
proroga 
ulteriore 
al Piano 
oltre
 il
 31 
gennaio 
2015,
 dead–line 
del 
provvedimento,
 come
 sostenuto
 dall’Assessore Civita.

5 
anni
 è
 il
 tempo 
di 
vigenza 
di
 un
 Piano 
Particolareggiato 
e 
non 
di
 un 
provvedimento 
che 
con
 queste
 tempistiche 
ha
 almeno 
 4 
gravi
 conseguenze: 
per 
il 
tempo 
in 
cui
 è 
in 
vigore: 
i
Comuni
 sono 
impegnati 
 a 
disciplinare 
le
 domande
 giunte 
trascurando 
la
 pianificazione
 ordinaria; 
il
 dimensionamento
 di
 tali
 strumenti
 verrebbe
 ulteriormente
 ampliato,
 al
 di
 sopra
 di
 ogni
 pianificazione
 territoriale;
 verrebbe
 ancora
 aumentato
 il
 tempo
 di
 approvazione
 del
  fondamentale
 Piano
 Territoriale
 Paesistico
 Regionale;
 rimandando
 la
 decisiva
 razionalizzazione
 e
 ammodernamento
 dei
 Prg,
 dopo
 le
 prescrizioni
 di
 tutela
 del
 
 Piano
 Paesistico, 
non 
è 
questa 
una 
conseguenza 
da
 poco
 se 
si 
pensa 
che 
una città come Guidonia – 100.000
 residenti‐
,
ha 
un
 Prg 
datato
 1976 
quando 
ne 
aveva
 35.000,
 52.000
 residenti
 ‐
con
 un 
Prg 
del 
1967,
 quando 
aveva
 32.000 
residenti.

Secondo
 gli
 ambientalisti,
 l’attuale
 Piano
 Casa
 è
 stato
 notevolmente
 migliorato
 rispetto
 a prima,
e
 non 
solo 
grazie
 alle 
osservazioni 
del
 Mibac:
 attualmente
 si
 escludono 
interventi 
in aree
 agricole
 e
 in
 Aree
 Protette
 e
 si
 inibiscono
 quelli
 in
 aree
 vincolate,
 in
 particolare
 quelle costiere; 
inoltre, 
fuori
 dalle 
richieste
 mibac,
 sono 
diminuite 
le 
premialità 
sulle 
cubature 
dal 
30 al
 10%.
 Rimangono
 due
 punti
 da
 modificare:
 la
 possibilità
 di
 intervenire
 nella
 Città
 Storicaindividuata
 dal
 Prg
 di
 Roma,
 
 e
 la
 possibilità
 di
 intervenire
 nelle
 aree
 destinate
 dal
 Prg
 per ospitare
 servizi,
 con
 trasformazioni
 a
 uso
 residenziale
 e
 conseguenza
 che
 laddove
 sarebbero dovuti
 essere
 realizzati
 servizi,
 avremmo
 nuove
 case,
 appesantendo
 così
 il
 già
 notevole dimensionamento 
del
 Prg 
di 
Roma.

”Abbiamo
 scritto
 ai
 Presidenti
 dei
 Municipi
 di
 Roma
 chiedendo
 un’inequivocabile
 presa
 di posizione
 sul
 Piano
 Casa
 in
 via
 di
 approvazione
 alla
 Regione.
 Recentemente
 l’Acer
 ha
 chiesto di
 prorogarne
 il
 tempo
 di
 vigenza
 oltre
 il
 31
 gennaio
 2015.
 Non
 soltanto
 il
 Piano
 Casa
 non
 va prorogato
 –
 dichiara Roberto
 Scacchi
 direttore
 di
 Legambiente
 Lazio ‐,
 ma
 deve
 essere ulteriormente
 modificato
 salvaguardando
 la
 Città
 Storica
 da
 Garbatella
 a
 Testaccio
 passando per 
Montesacro,
 e 
impedendo 
la
 possibilità 
di
 edificare 
nuove 
case 
dove 
erano
 previsti 
servizi, creando
 una 
città
 senza 
qualità
 urbana, 
fatta 
di 
sole
 case
 con
 servizi
 già
 oggi
 per
altro 
carenti.”
Secondo
 il
 dossier
 recentemente
 presentato
 da
 Legambiente,
 l’art.
 3Ter
 comma
 3
 potrebbe generare
 dai
 2,5
 ai
 4
 milioni
 di
 mc
 nella
 sola
 città
 di
 Roma,
 previsioni
 aggiuntive
 di
 un
 Prg
 già sovradimensionato.
 “Al
 contrario,
 scriveremo
 al
 Presidente
 Zingaretti
 e
 all’Assessore
 Civita per
 chiedere
 che
 siano
 apportati
 ulteriori
 miglioramenti
 che
 vadano
 verso
 lo
 stop
 al
 consumo di 
suolo 
e 
avvio 
della 
rigenerazione
 –
 prosegue Scacchi
‐ 
il
 Piano
 Casa 
deve
 diventare
 un 
piano di
 “riuso”
 dell’esistente
 in
 ambiti
 dove
 avviare
 politiche
 di
 rigenerazione
 urbana,
 capace
 di dire
 stop
 al
 consumo
 di
 suolo,
 rilanciando
 il
 settore
 edilizio
 in
 chiave
 di
 ammodernamento energetico 
e
 riqualificazione.
 Notiamo 
poi 
che 
l’attuale
 Piano 
Casa
 della
 Regione 
Lazio 
è 
il 
solo Piano,
 tra
 quelli
 approvati
 dalle 
Regioni, a prevedre trasformazione su aree libere, certamente
 edificabili
 ma
 a
 destinazione d’uso servizi. Ben venga l’housing sociale: ma non a scapito 
della 
qualità 
urbana”.

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Regione, Legambiente: con Cristiana Avenali nel listino del presidente Zingaretti

Regione, Legambiente: con Cristiana Avenali nel listino del presidente Zingaretti, in Regione passione e competenza per vincere, contro la crisi economica, la sfida della sostenibilità.
Legambiente esprime i migliori auguri a Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, candidata alla prossime elezioni per la Regione Lazio nel listino del Presidente Nicola Zingaretti.
“Siamo certi che Cristiana Avenali, una volta eletta, potrà portare in Regione un contributo di passione e competenza per vincere contro la crisi economica, la sfida della sostenibilità – ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Dopo gli scandali che hanno colpito la Regione Lazio, è davvero un bel segnale che temi come questi siano finalmente al centro della campagna elettorale e del programma di governo, tanto da portare alla scelta da parte di Nicola Zingaretti di candidature autorevoli e radicate nella società civile, come quella di Cristiana Avenali. E’ su questo che si gioca la sfida dei prossimi mesi, alla Regione servono politiche e un governo pienamente in carica per rispondere ai drammi che vivono tutti i giorni i cittadini, per dare soluzione concreta alla crisi ambientale ed economica che attraversiamo. E l’ambiente, in tutto ciò, stavolta può essere davvero la chiave, come avviene in tanti paesi d’Europa, anche sul fronte dell’occupazione.”
A Roma e nel Lazio serve un’idea di futuro che punti a migliorare la qualità della vita dei cittadini, attraverso l’innovazione verde e i diritti per creare nuovo lavoro. Per battere la crisi bisogna cambiare modello e la chiave ambientale è determinante per modernizzare il Lazio: basta cemento inutile è il momento di puntare davvero sulla manutenzione delle città, dei paesi e del territorio; stop a mega infrastrutture che non vedranno mai la luce come l’autostrada Roma-Latina o il mega porto di Fiumicino per puntare a nuove reti di trasporto su ferro per battere smog e traffico.
“Al Lazio e al Paese serve un nuovo modello di sviluppo, che può prendere il via solo con un forte protagonismo della società civile. In questo senso è molto positiva la scelta di Zingaretti di aprire il
governo della Regione a persone come Cristiana Avenali -ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente-. Il Lazio attraversa, in modo simile al resto del Paese, crisi molto pesanti, ormai strutturali, con enormi ricadute sociali, che il nuovo governo della Regione dovrà affrontare con politiche innovative a sostegno dell’economia verde e dell’ambiente. Con il perdurare di una crisi finanziaria-economica che si intreccia con quella climatica e sociale e alla quale si aggiungono i diffusi fenomeni di illegalità, nel Lazio e in Italia lo sviluppo di un’economia low carbon è una chiave straordinaria per rilanciare il Paese e per uscire dalla crisi.”

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